{"id":257,"date":"2026-08-08T10:31:04","date_gmt":"2026-08-08T10:31:04","guid":{"rendered":"https:\/\/hoge.gg\/it\/test-howey-sec-crypto-titolo-security-2026\/"},"modified":"2026-08-08T10:31:04","modified_gmt":"2026-08-08T10:31:04","slug":"test-howey-sec-crypto-titolo-security-2026","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/hoge.gg\/it\/test-howey-sec-crypto-titolo-security-2026\/","title":{"rendered":"Test di Howey: quando una crypto \u00e8 un titolo per la SEC nel 2026"},"content":{"rendered":"<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00ab\u00c8 un titolo?\u00bb Sembra una domanda tecnica per avvocati, e invece negli Stati Uniti \u00e8 la domanda che decide se un token si pu\u00f2 vendere liberamente o se il suo emittente rischia una causa della Securities and Exchange Commission (SEC). Dalla risposta dipendono quotazioni, obblighi di registrazione, doveri di trasparenza e, in diversi casi, centinaia di milioni di dollari di sanzioni. Non esiste una legge del Congresso che definisca cosa sia un \u00abtoken-titolo\u00bb: la classificazione poggia ancora oggi su un criterio elaborato dalla Corte Suprema nel 1946, il test di Howey.<\/p><p class=\"wp-block-paragraph\">Il tema \u00e8 di nuovo attuale. L&#8217;8 agosto 2026 il Senato americano ha aperto la prima fase procedurale del voto sul CLARITY Act, la legge che vorrebbe ridisegnare i confini tra SEC e CFTC, ma un voto vero non arriver\u00e0 prima di settembre, come <a href='https:\/\/www.coindesk.com\/policy\/2026\/08\/08\/u-s-senate-opens-first-stage-of-crypto-clarity-act-voting-to-give-bill-a-chance-next-month'>riportato da CoinDesk<\/a>. Fino ad allora, e probabilmente ancora a lungo, la sorte legale delle crypto negli USA resta appesa a quel test del 1946 e a un documento interpretativo pubblicato da SEC e CFTC nel marzo 2026. Questo articolo spiega come la SEC decide davvero se una crypto \u00e8 un titolo, cosa hanno stabilito i tribunali nei casi Ripple, Terraform e Coinbase, e perch\u00e9 in Europa, sotto MiCA e la vigilanza di Consob, la stessa domanda riceve una risposta costruita in modo opposto.<\/p><h2 class='wp-block-heading'>Perch\u00e9 la domanda \u00ab\u00e8 un titolo?\u00bb decide tutto<\/h2><p class=\"wp-block-paragraph\">La posta in gioco \u00e8 enorme perch\u00e9 l&#8217;etichetta cambia l&#8217;intero perimetro regolatorio. Se un token \u00e8 un titolo (in gergo statunitense un <em>security<\/em>), la sua offerta e la sua vendita devono essere registrate presso la SEC oppure godere di un&#8217;esenzione; l&#8217;emittente deve pubblicare informative continue; e le piattaforme che lo quotano possono dover registrarsi come exchange, broker o dealer. Se invece il token non \u00e8 un titolo ma una <em>digital commodity<\/em>, ricade in larga parte fuori dal perimetro dei titoli: i suoi derivati finiscono sotto la CFTC e la vendita spot resta soggetta a regole molto pi\u00f9 leggere.<\/p><p class=\"wp-block-paragraph\">Per anni la SEC dell&#8217;era di Gary Gensler ha risposto a questa domanda soprattutto in tribunale, con una strategia che i critici hanno definito \u00abregolamentazione tramite enforcement\u00bb: poche regole scritte in anticipo, molte cause per stabilire caso per caso cosa fosse un titolo. Con l&#8217;arrivo di Paul Atkins alla presidenza nel 2025 l&#8217;approccio \u00e8 cambiato, come abbiamo raccontato nell&#8217;analisi sulla <a href='https:\/\/hoge.gg\/it\/sec-enforcement-crypto-svolta-2026\/'>svolta dell&#8217;enforcement SEC nel 2026<\/a>. Ma la svolta politica non ha cancellato la domanda di fondo: cosa rende un token un titolo? Per rispondere bisogna partire da un caso che non c&#8217;entra nulla con le blockchain e parla di arance.<\/p><h2 class='wp-block-heading'>Che cos&#8217;\u00e8 il test di Howey (e cosa c&#8217;entrano le arance)<\/h2><p class=\"wp-block-paragraph\">Nel 1946 la Corte Suprema degli Stati Uniti decise il caso <em>SEC contro W. J. Howey Co.<\/em> La Howey Company vendeva agli acquirenti appezzamenti di un aranceto in Florida e, contestualmente, un contratto di servizio con cui la stessa societ\u00e0 coltivava gli alberi, raccoglieva i frutti e divideva i profitti con i proprietari. Formalmente si vendeva terra; nella sostanza si vendeva la promessa di un reddito prodotto dal lavoro di qualcun altro. La Corte stabil\u00ec che si trattava di un \u00abinvestment contract\u00bb, cio\u00e8 di un titolo ai sensi delle leggi federali del 1933 e del 1934, anche se la parola \u00abazione\u00bb o \u00abobbligazione\u00bb non compariva da nessuna parte.<\/p><p class=\"wp-block-paragraph\">Da quella sentenza nasce il test che porta il nome dell&#8217;azienda. Un investment contract esiste quando ci sono quattro elementi insieme: un investimento di denaro, in un&#8217;impresa comune, con l&#8217;aspettativa ragionevole di un profitto, che derivi in modo predominante dagli sforzi imprenditoriali o gestionali di altri. \u00c8 un criterio pensato per gli agrumeti degli anni Quaranta, e sono i tribunali statunitensi ad averlo esteso, decennio dopo decennio, a strumenti che nel 1946 nessuno immaginava, fino ai token su blockchain. Questa origine spiega gran parte della confusione attuale: si sta applicando una griglia del dopoguerra a reti informatiche decentralizzate.<\/p><h2 class='wp-block-heading'>I quattro requisiti applicati a un token<\/h2><p class=\"wp-block-paragraph\">Tradurre il test di Howey nel linguaggio delle crypto significa passare i token attraverso quattro filtri. Il primo, l&#8217;investimento di denaro, \u00e8 quasi sempre soddisfatto: comprare un token con euro, dollari o un&#8217;altra crypto conta come investimento. Il secondo, l&#8217;impresa comune, richiede che le sorti economiche degli acquirenti siano collegate tra loro e agli sforzi del promotore; \u00e8 l&#8217;idea che i fondi vengano messi in comune e che tutti vincano o perdano insieme. Nella release interpretativa del 2026 la SEC ha ribadito che l&#8217;impresa comune \u00e8 un elemento necessario, e questo restringe la possibilit\u00e0 di trattare come titolo ogni scambio sul mercato secondario.<\/p><p class=\"wp-block-paragraph\">Il terzo e il quarto requisito sono quelli che decidono davvero le partite crypto. L&#8217;aspettativa ragionevole di profitto guarda a cosa si attende chi compra: un rendimento o un uso concreto del token? Il quarto, il profitto \u00abderivante dagli sforzi altrui\u00bb, \u00e8 il cuore della questione: il valore del token cresce grazie al lavoro imprenditoriale di un team centrale che sviluppa la rete e la promuove, oppure grazie al funzionamento autonomo di un protocollo decentralizzato in cui nessuno \u00e8 indispensabile? Un token come Bitcoin, il cui valore emerge da una rete distribuita senza un promotore che promette rendimenti, tende a non superare questo filtro. Un token venduto da una startup che promette di realizzare una roadmap e far salire il prezzo lo supera con facilit\u00e0.<\/p><h2 class='wp-block-heading'>Kik e Telegram: il primo scontro sugli ICO<\/h2><p class=\"wp-block-paragraph\">I primi grandi test crypto del criterio Howey sono arrivati con le initial coin offering. Nel 2018 Telegram raccolse circa 1,7 miliardi di dollari vendendo 2,9 miliardi di token \u00abGram\u00bb a investitori di tutto il mondo, sulla base di accordi di prevendita. La SEC blocc\u00f2 l&#8217;operazione e nel giugno 2020 si arriv\u00f2 a un accordo: Telegram accett\u00f2 di <a href='https:\/\/www.sec.gov\/newsroom\/press-releases\/2020-146'>restituire oltre 1,2 miliardi di dollari agli investitori e pagare 18,5 milioni di dollari di sanzione<\/a>, rinunciando al progetto TON.<\/p><p class=\"wp-block-paragraph\">Sorte simile per Kik, la societ\u00e0 dietro l&#8217;omonima app di messaggistica, che nel 2017 aveva raccolto circa 100 milioni di dollari vendendo il token Kin. Nel settembre 2020 un giudice federale stabil\u00ec con sentenza sommaria che i Kin erano titoli non registrati; la <a href='https:\/\/www.sec.gov\/newsroom\/press-releases\/2020-262'>sentenza definitiva dell&#8217;ottobre 2020<\/a> condann\u00f2 Kik a una sanzione di 5 milioni di dollari. La lezione di quei due casi \u00e8 chiara e vale ancora: quando un team vende token per finanziare il proprio sviluppo e promette di costruirne il valore, il requisito degli \u00absforzi altrui\u00bb si soddisfa quasi automaticamente. Erano lo schema che la SEC avrebbe poi cercato di applicare a bersagli molto pi\u00f9 grandi.<\/p><h2 class='wp-block-heading'>SEC contro Ripple: la spaccatura che ha confuso tutti<\/h2><p class=\"wp-block-paragraph\">Il caso che ha reso evidente quanto sia instabile l&#8217;applicazione di Howey alle crypto \u00e8 <em>SEC contro Ripple Labs<\/em>. Il 13 luglio 2023 la giudice Analisa Torres, del distretto meridionale di New York, emise una decisione spaccata in due. Le vendite dirette di XRP a investitori istituzionali, per circa 729 milioni di dollari verso hedge fund e controparti sofisticate, furono considerate investment contract: quegli acquirenti sapevano che Ripple avrebbe usato i proventi per sviluppare la rete e aumentare il valore del token, quindi il requisito degli sforzi altrui era soddisfatto. Le vendite \u00abprogrammatiche\u00bb sugli exchange, invece, per circa 757 milioni di dollari, non furono considerate titoli, perch\u00e9 avvenivano in transazioni anonime a book: chi comprava non sapeva nemmeno di pagare Ripple e non nutriva alcuna aspettativa legata specificamente al suo operato.<\/p><p class=\"wp-block-paragraph\">Questa distinzione tra \u00abstesso token, contesti diversi\u00bb fu accolta dal settore come una vittoria storica, ma ha anche introdotto un principio scivoloso, ben descritto dall&#8217;analisi di <a href='https:\/\/www.hklaw.com\/en\/insights\/publications\/2023\/07\/sec-v-ripple-when-a-security-is-not-a-security'>Holland &amp; Knight<\/a>: la natura di titolo pu\u00f2 dipendere da come un token viene venduto, non solo da cosa \u00e8. La vicenda si \u00e8 chiusa nell&#8217;agosto 2025, quando entrambe le parti hanno <a href='https:\/\/www.ccn.com\/ripple-vs-sec-lawsuit-decision-xrp-court-ruling-timing-details-in-full\/'>ritirato i rispettivi appelli<\/a>, lasciando in piedi la sanzione da circa 125 milioni di dollari sulle vendite istituzionali. Oggi XRP scambia intorno a 0,90 euro (<a href='https:\/\/www.coingecko.com\/'>CoinGecko<\/a>), ma il suo lascito giuridico vale pi\u00f9 del prezzo: ha mostrato che due giudici possono guardare lo stesso token e vedere due cose diverse.<\/p><h2 class='wp-block-heading'>Terraform e il rifiuto della \u00abdistinzione Ripple\u00bb<\/h2><p class=\"wp-block-paragraph\">La prova che il ragionamento di Torres non fosse condiviso arriv\u00f2 poche settimane dopo, e dallo stesso tribunale. Nel caso <em>SEC contro Terraform Labs<\/em>, il giudice Jed Rakoff rifiut\u00f2 espressamente di seguire la distinzione tra vendite istituzionali e vendite programmatiche, osservando che il test di Howey non distingue tra acquirenti sofisticati e acquirenti al dettaglio, n\u00e9 tra mercato primario e mercato secondario. Due magistrati dello stesso palazzo di giustizia, a poche settimane di distanza, avevano interpretato in modo opposto la stessa regola: la fotografia migliore di quanto fosse incerta la dottrina.<\/p><p class=\"wp-block-paragraph\">Terraform, tuttavia, non era soltanto una disputa sulla classificazione. Il crollo della stablecoin algoritmica UST nel maggio 2022 aveva bruciato decine di miliardi di dollari di valore, e la componente di frode era centrale. Una giuria emise verdetto di responsabilit\u00e0 il 5 aprile 2024 e si arriv\u00f2 a un accordo complessivo di circa <a href='https:\/\/www.sec.gov\/newsroom\/press-releases\/2024-73'>4,47 miliardi di dollari<\/a> tra Terraform e il fondatore Do Kwon. La lezione doppia \u00e8 importante: da un lato i giudici discutevano sul test di base, dall&#8217;altro la frode veniva perseguita a prescindere dall&#8217;esito di quel dibattito. \u00c8 una distinzione che resta valida anche oggi, con la SEC dell&#8217;era Atkins.<\/p><h2 class='wp-block-heading'>Coinbase e l&#8217;incertezza dei tribunali<\/h2><p class=\"wp-block-paragraph\">Il terzo tassello \u00e8 il caso contro Coinbase, il maggiore exchange quotato degli Stati Uniti. Il 27 marzo 2024 la giudice Katherine Polk Failla respinse in larga parte la richiesta di Coinbase di archiviare la causa: secondo la corte, la SEC aveva plausibilmente sostenuto che almeno alcuni dei token quotati fossero scambiati come investment contract e che il programma di staking dell&#8217;exchange fosse esso stesso un investment contract. La stessa giudice, per\u00f2, respinse l&#8217;accusa secondo cui offrire il wallet auto-custodito rendeva Coinbase un broker non registrato, come <a href='https:\/\/www.coindesk.com\/policy\/2024\/04\/03\/what-a-judge-said-about-the-secs-suit-against-coinbase'>ricostruito da CoinDesk<\/a>.<\/p><p class=\"wp-block-paragraph\">Il punto cruciale \u00e8 che un giudice federale aveva accolto buona parte della teoria della SEC. Poi \u00e8 cambiata la politica, non la legge: dopo l&#8217;insediamento di Atkins la Commissione ha ritirato la causa contro Coinbase all&#8217;inizio del 2025, e il responsabile legale della societ\u00e0, Paul Grewal, ha scritto sul <a href='https:\/\/www.coinbase.com\/blog\/righting-a-major-wrong'>blog aziendale<\/a> che il caso \u00abnon sarebbe mai dovuto essere avviato\u00bb. La sequenza Ripple-Terraform-Coinbase racconta lo stesso paradosso: la dottrina di Howey applicata alle crypto era abbastanza elastica da produrre esiti opposti, e la certezza \u00e8 arrivata da una scelta amministrativa pi\u00f9 che da una regola chiara. Proprio per superare questa incertezza \u00e8 nato il documento del 2026.<\/p><h2 class='wp-block-heading'>Marzo 2026: SEC e CFTC riscrivono la mappa<\/h2><p class=\"wp-block-paragraph\">Il 17 marzo 2026 la SEC e la CFTC hanno depositato una release interpretativa congiunta sulla classificazione dei crypto-asset, annunciata al DC Blockchain Summit il 21 marzo e pubblicata nel Federal Register il 23 marzo. Non \u00e8 una legge e non vincola alcun tribunale, ma \u00e8 la dichiarazione pi\u00f9 chiara mai formulata dalle due autorit\u00e0 su come intendono applicare Howey. Il messaggio centrale, sintetizzato dagli avvocati di <a href='https:\/\/www.jenner.com\/en\/news-insights\/client-alerts\/sec-and-cftc-issue-landmark-joint-interpretation-on-crypto-asset-classification'>Jenner &amp; Block<\/a>, \u00e8 netto: la maggior parte dei crypto-asset, di per s\u00e9, non sono titoli.<\/p><p class=\"wp-block-paragraph\">Il documento sposta l&#8217;analisi dal token all&#8217;operazione. Un crypto-asset diventa soggetto alle norme sui titoli solo quando l&#8217;emittente promette \u00absforzi gestionali essenziali\u00bb che inducono ragionevolmente gli acquirenti ad attendersi un profitto; promesse vaghe, prive di traguardi, finanziamenti o piani concreti, di norma non creano un titolo. Come spiega l&#8217;analisi di <a href='https:\/\/www.wilmerhale.com\/en\/insights\/client-alerts\/20260324-the-secs-new-framework-for-crypto-assets-under-howey'>WilmerHale<\/a>, la release lega l&#8217;aspettativa di profitto alle promesse effettive dell&#8217;emittente (whitepaper, sito, accordi) e non all&#8217;entusiasmo del mercato, e riafferma l&#8217;impresa comune come elemento indispensabile. Pi\u00f9 di una dozzina di token maggiori, tra cui Bitcoin, Ethereum, Solana, XRP e Chainlink, sono stati indicati esplicitamente come digital commodities e non come titoli. Il presidente Atkins ha riassunto la filosofia con una frase diventata lo slogan della nuova era: \u00abQuesto \u00e8 ci\u00f2 che le agenzie di regolamentazione dovrebbero fare: tracciare linee chiare in termini chiari\u00bb, nel <a href='https:\/\/www.sec.gov\/newsroom\/press-releases\/2026-30-sec-clarifies-application-federal-securities-laws-crypto-assets'>comunicato ufficiale della SEC<\/a>.<\/p><h2 class='wp-block-heading'>Le cinque categorie di crypto-asset<\/h2><p class=\"wp-block-paragraph\">Il cuore operativo della release \u00e8 una tassonomia in cinque categorie, che per la prima volta prova a dare un ordine al panorama. Non risolve ogni caso limite, ma offre a chi emette o quota token una griglia molto pi\u00f9 leggibile del vecchio \u00abdipende da cosa decide un giudice\u00bb.<\/p><figure class='wp-block-table'><table><thead><tr><th>Categoria<\/th><th>Cosa comprende<\/th><th>Trattamento<\/th><\/tr><\/thead><tbody><tr><td>Digital commodities<\/td><td>Token nativi (Bitcoin, Ethereum, Solana, XRP, Chainlink) il cui valore deriva dal funzionamento programmatico della rete<\/td><td>Di norma non titoli; i derivati alla CFTC<\/td><\/tr><tr><td>Digital collectibles<\/td><td>NFT e oggetti da collezione con valore culturale o artistico<\/td><td>Fuori dal perimetro dei titoli<\/td><\/tr><tr><td>Digital tools<\/td><td>Token di utilit\u00e0, credenziali, biglietti, membership con una funzione d&#8217;uso reale<\/td><td>Fuori dal perimetro se l&#8217;uso \u00e8 concreto<\/td><\/tr><tr><td>Stablecoin di pagamento<\/td><td>Stablecoin coperte al 100% da riserve<\/td><td>Corsia propria sotto il GENIUS Act, non titoli<\/td><\/tr><tr><td>Digital securities<\/td><td>Azioni tokenizzate e strumenti costruiti apposta per soddisfare Howey<\/td><td>Titoli a tutti gli effetti<\/td><\/tr><\/tbody><\/table><\/figure><p class=\"wp-block-paragraph\">La logica \u00e8 chiara: il fatto che un asset viva su una blockchain non lo rende automaticamente un titolo n\u00e9 automaticamente al di fuori delle regole. Conta la sostanza economica, cio\u00e8 cosa promette chi lo emette e da dove nasce il suo valore.<\/p><h2 class='wp-block-heading'>Mining, staking e airdrop: cosa resta fuori<\/h2><p class=\"wp-block-paragraph\">La release recepisce anche una serie di chiarimenti sull&#8217;attivit\u00e0 on-chain, in linea con le dichiarazioni dello staff SEC del 2025. Il mining \u00e8 trattato come compenso per un lavoro amministrativo e di validazione, non come un titolo. Le ricompense da staking sono considerate compenso per un servizio, non una quota di profitto, a condizione che il fornitore non eserciti discrezionalit\u00e0 sui rendimenti. Gli airdrop non sono titoli se non c&#8217;\u00e8 una controprestazione negoziata, cio\u00e8 se il token viene distribuito gratuitamente. E il wrapping di un asset \u00e8 ammesso se resta garantito rigorosamente uno a uno, senza riutilizzo delle somme depositate.<\/p><p class=\"wp-block-paragraph\">La commissaria Hester Peirce, storica voce garantista dentro la SEC, aveva riassunto questa posizione con un titolo diventato celebre: \u00abFornire sicurezza non \u00e8 un titolo\u00bb (nel senso che validare una rete non equivale a emettere un <em>security<\/em>). In un&#8217;intervista a <a href='https:\/\/www.coindesk.com\/policy\/2025\/03\/14\/sec-commissioner-hester-peirce-on-the-new-crypto-task-force'>CoinDesk<\/a> ha spiegato la filosofia della nuova task force in una riga: \u00abNon vogliamo usare la nostra divisione enforcement per scrivere la politica regolatoria\u00bb. Restano per\u00f2 zone grigie importanti: il restaking e i liquid restaking token, per esempio, non sono chiaramente coperti da queste indicazioni, e ogni parola \u00e8 guida non vincolante, non legge.<\/p><h2 class='wp-block-heading'>Il concetto di \u00abseparazione\u00bb: quando un token esce dal recinto dei titoli<\/h2><p class=\"wp-block-paragraph\">La novit\u00e0 concettuale pi\u00f9 interessante della release \u00e8 l&#8217;idea di \u00abseparazione\u00bb. Un token pu\u00f2 essere stato venduto come parte di un investment contract al lancio, perch\u00e9 il team prometteva di costruirne il valore, e pi\u00f9 tardi liberarsi di quel vincolo una volta che le promesse sono state mantenute o abbandonate e la rete gira in autonomia. In pratica lo status di titolo non \u00e8 un marchio permanente: pu\u00f2 evolvere nel tempo. \u00c8 la traduzione, in forma pi\u00f9 definita, della vecchia intuizione secondo cui un token \u00absufficientemente decentralizzato\u00bb smette di dipendere dagli sforzi di un promotore e quindi esce dal perimetro dei titoli.<\/p><p class=\"wp-block-paragraph\">Qui si apre la questione pi\u00f9 delicata per l&#8217;infrastruttura crypto emergente. Chainlink \u00e8 stato citato come digital commodity perch\u00e9 \u00e8 tra i token maggiori per capitalizzazione, ma la release non affronta esplicitamente i token di servizio pi\u00f9 piccoli, come quelli degli oracoli o delle reti di calcolo verificabile, dove il valore dipende ancora molto dal lavoro di un team che gestisce i nodi. Per questi progetti la domanda sugli \u00absforzi altrui\u00bb resta aperta, un tema che tocca da vicino settori come l&#8217;<a href='https:\/\/hoge.gg\/it\/inferenza-decentralizzata-agenti-ai-2026\/'>inferenza decentralizzata acquistata dagli agenti AI<\/a>. La separazione offre una via d&#8217;uscita teorica, ma spetta ancora ai fatti (e, se necessario, a un tribunale) dire quando \u00e8 avvenuta davvero.<\/p><h2 class='wp-block-heading'>Project Crypto e le tre esenzioni per chi somiglia a un titolo<\/h2><p class=\"wp-block-paragraph\">Per i token che al lancio somigliano davvero a titoli, la SEC di Atkins non propone solo chiarimenti ma anche corsie preferenziali. Il quadro si chiama Project Crypto, presentato nell&#8217;estate del 2025, e prevede tre meccanismi. Un&#8217;esenzione per le startup, che consentirebbe di raccogliere fino a circa 5 milioni di dollari in un arco fino a quattro anni con un&#8217;informativa in stile whitepaper. Un&#8217;esenzione per la raccolta di capitali, fino a circa 75 milioni di dollari tramite investment contract qualificati. E un porto sicuro (safe harbor) per gli investment contract, pensato per dare respiro ai progetti nel periodo in cui la rete si sta ancora decentralizzando.<\/p><p class=\"wp-block-paragraph\">Il passaggio decisivo \u00e8 che queste idee stanno migrando dai discorsi a una vera attivit\u00e0 di rulemaking: la proposta chiamata \u00abRegulation Crypto\u00bb \u00e8 ferma alla revisione dell&#8217;ufficio OIRA della Casa Bianca, l&#8217;ultimo passaggio prima della pubblicazione formale, e l&#8217;adozione definitiva non \u00e8 attesa prima del 2027. In altre parole il safe harbor \u00e8 in arrivo, ma non \u00e8 ancora diritto vigente. Nel frattempo la spinta legislativa che dovrebbe dare stabilit\u00e0 a tutto l&#8217;impianto, il CLARITY Act, \u00e8 stata rinviata: ne abbiamo scritto nel pezzo su come, con la <a href='https:\/\/hoge.gg\/it\/clarity-act-rinviata-enforcement-sec-2026\/'>legge rinviata, l&#8217;enforcement resti alla SEC<\/a>. Finch\u00e9 la legge non passa, comanda la combinazione tra test di Howey e release del 2026.<\/p><h2 class='wp-block-heading'>Howey contro MiCA: due modi opposti di rispondere alla stessa domanda<\/h2><p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 qui che per un lettore italiano il quadro cambia radicalmente. Gli Stati Uniti rispondono alla domanda \u00ab\u00e8 un titolo?\u00bb con un criterio giudiziario del 1946 applicato caso per caso, ed \u00e8 proprio questo che ha permesso a due giudici dello stesso tribunale di dare risposte opposte su Ripple e Terraform. L&#8217;Unione Europea ha scelto la strada contraria: ha risposto con una legge. Il regolamento MiCA non usa affatto il test di Howey. Classifica invece i crypto-asset in tre grandi famiglie, i token collegati ad attivit\u00e0 (ART), i token di moneta elettronica (EMT) e gli \u00abaltri crypto-asset\u00bb (dove rientrano i token di utilit\u00e0), e funziona come regime residuale: si applica solo agli asset che non ricadono gi\u00e0 in una normativa finanziaria preesistente.<\/p><p class=\"wp-block-paragraph\">Se un token qualifica come strumento finanziario, per esempio come valore mobiliare, non si applica MiCA ma la direttiva MiFID II. Il confine tra le due normative \u00e8 tracciato dalle linee guida pubblicate dall&#8217;ESMA il 19 marzo 2025, che l&#8217;analisi di <a href='https:\/\/www.deloitte.com\/lu\/en\/Industries\/investment-management\/perspectives\/ESMA-clarifies-which-crypto-assets-might-qualify-as-financial-instruments-in-the-EU.html'>Deloitte<\/a> descrive come uno schema per capire quando una crypto va valutata sotto MiFID II e quando resta sotto MiCA; i futures perpetui, per esempio, sono trattati come derivati e ricadono sotto MiFID II. In Italia il quadro \u00e8 affidato a Consob per la condotta di mercato e a Banca d&#8217;Italia per gli aspetti prudenziali e le stablecoin, secondo il D.lgs. 129 del 2024, con il periodo transitorio concluso il primo luglio 2026. Il risultato pratico \u00e8 che un emittente italiano si chiede \u00abil mio token \u00e8 un ART, un EMT, un altro crypto-asset o uno strumento finanziario?\u00bb, mentre un emittente americano si chiede \u00absupera il test di Howey?\u00bb. Stesso token, domande diverse, autorit\u00e0 diverse.<\/p><figure class='wp-block-table'><table><thead><tr><th>Aspetto<\/th><th>Stati Uniti (SEC)<\/th><th>Unione Europea \/ Italia<\/th><\/tr><\/thead><tbody><tr><td>Fonte della regola<\/td><td>Test giudiziario Howey (1946) pi\u00f9 release interpretativa 2026<\/td><td>Regolamento MiCA, MiFID II e linee guida ESMA<\/td><\/tr><tr><td>Domanda chiave<\/td><td>\u00c8 un investment contract (titolo)?<\/td><td>\u00c8 ART, EMT, altro crypto-asset o strumento finanziario?<\/td><\/tr><tr><td>Approccio<\/td><td>Caso per caso, definito da tribunali ed enforcement<\/td><td>Categorie definite per legge, regime residuale<\/td><\/tr><tr><td>Autorit\u00e0<\/td><td>SEC per i titoli, CFTC per commodity e derivati<\/td><td>Consob (condotta), Banca d&#8217;Italia (prudenziale), ESMA a livello UE<\/td><\/tr><tr><td>Stablecoin<\/td><td>GENIUS Act, fuori dai titoli<\/td><td>ART o EMT sotto MiCA, con Banca d&#8217;Italia<\/td><\/tr><tr><td>Derivati e perpetual<\/td><td>CFTC<\/td><td>Strumenti finanziari sotto MiFID II<\/td><\/tr><\/tbody><\/table><\/figure><p class=\"wp-block-paragraph\">Questa differenza spiega perch\u00e9 lo stesso token possa essere \u00abnon un titolo\u00bb negli Stati Uniti e finire in una precisa casella MiCA in Europa. Per capire come questa mappa incide anche sul lato fiscale e operativo dei fornitori europei, \u00e8 utile il nostro approfondimento sulla <a href='https:\/\/hoge.gg\/it\/crypto-tax-casp-autorizzati-mica-2026\/'>mappa dei CASP autorizzati un mese dopo MiCA<\/a>.<\/p><h2 class='wp-block-heading'>Cosa resta irrisolto (e quanto \u00e8 stabile la svolta)<\/h2><p class=\"wp-block-paragraph\">Anche dopo la release del 2026 restano nodi aperti. La DeFi solleva la domanda su chi sia l&#8217;\u00abemittente\u00bb di un protocollo senza permessi, quando non esiste una societ\u00e0 che promette nulla. I mercati secondari restano un&#8217;area delicata: la release restringe, ma non chiude del tutto, la questione di quando chi compra un token sul mercato secondario stia acquistando un titolo. E il restaking, con i relativi token derivati, non \u00e8 coperto da linee guida chiare. A tutto questo si aggiunge un tema di procedura: dalla sentenza <em>SEC contro Jarkesy<\/em> del 2024, quando la SEC chiede sanzioni civili per frode deve passare da una giuria, come ricostruito dal <a href='https:\/\/corpgov.law.harvard.edu\/2024\/07\/11\/jarkesy-supreme-court-ruling-limits-secs-enforcement-authority\/'>forum di diritto societario di Harvard<\/a>, il che sposta i casi contestati verso i tribunali federali.<\/p><p class=\"wp-block-paragraph\">La domanda pi\u00f9 importante, per\u00f2, \u00e8 quanto sia duratura questa apertura. Tutte le indicazioni del biennio 2025-2026 sono interpretative o a livello di staff: non vincolano i tribunali e possono essere ritirate da una futura Commissione. Non tutti erano d&#8217;accordo con la svolta: l&#8217;ex commissaria Caroline Crenshaw, unica voce democratica prima della sua uscita, aveva criticato duramente la retromarcia sostenendo che quelle operazioni rientravano \u00abcomodamente nel quadro che i tribunali hanno usato per identificare i titoli per quasi ottant&#8217;anni\u00bb, e che archiviare i casi significava \u00abgettare via con leggerezza\u00bb quel corpo di precedenti, nel suo <a href='https:\/\/www.sec.gov\/newsroom\/speeches-statements\/crenshaw-remarks-crypto-2-0-regulatory-whiplash-022725'>intervento pubblico<\/a>. Solo il Congresso pu\u00f2 rendere stabile la cornice, e il voto sul CLARITY Act \u00e8 slittato ad almeno settembre. Fino ad allora, il test di Howey e la release del 2026 restano il riferimento operativo.<\/p><h2 class='wp-block-heading'>Cosa significa per investitori e builder italiani<\/h2><p class=\"wp-block-paragraph\">Per un investitore italiano la classificazione statunitense conta soprattutto in modo indiretto. Incide su quali token vengono quotati sulle piattaforme americane, sulla disponibilit\u00e0 di prodotti come gli ETP e sulla solidit\u00e0 di un progetto, ma la casa legale di chi opera dall&#8217;Italia resta MiCA e Consob, non Howey. Bitcoin, intorno a 56.200 euro, ed Ethereum, intorno a 1.660 euro secondo <a href='https:\/\/www.coingecko.com\/'>CoinGecko<\/a>, sono trattati come digital commodities sia dalla release americana sia, di fatto, dalla struttura di MiCA che li colloca tra gli \u00abaltri crypto-asset\u00bb; ed \u00e8 utile ricordare che la loro natura di materia prima digitale \u00e8 anche alla base della <a href='https:\/\/hoge.gg\/it\/bitcoin-azioni-meccanica-correlazione-2026\/'>meccanica della correlazione con le azioni<\/a>.<\/p><p class=\"wp-block-paragraph\">Per chi costruisce o emette token guardando anche al pubblico statunitense, il messaggio \u00e8 pi\u00f9 insidioso: un token \u00abnon-titolo\u00bb in Europa pu\u00f2 comunque far scattare domande di diritto dei titoli negli USA se si promettono sforzi gestionali agli acquirenti americani, e il safe harbor non \u00e8 ancora legge. Un promemoria pratico per non farsi male:<\/p><ul class='wp-block-list'><li>Il requisito degli \u00absforzi altrui\u00bb \u00e8 quello che decide: meno il valore dipende da un team centrale, meno il token somiglia a un titolo.<\/li><li>Conta ci\u00f2 che si promette per iscritto: whitepaper, sito e accordi definiscono le aspettative di profitto, non gli slogan di marketing.<\/li><li>Vendite primarie e scambi secondari vanno tenuti distinti: il contesto della vendita pu\u00f2 cambiare la qualificazione.<\/li><li>Le linee guida su mining, staking e airdrop non sono leggi e possono essere riviste: prudenza sulle strutture che dipendono solo da esse.<\/li><li>In Europa la domanda non \u00e8 \u00ab\u00e8 un titolo?\u00bb ma \u00abin quale categoria MiCA rientra, oppure \u00e8 uno strumento finanziario MiFID II?\u00bb.<\/li><\/ul><p class=\"wp-block-paragraph\">La conclusione \u00e8 che, per ora, non esiste una risposta unica e definitiva alla domanda se una crypto sia un titolo. Esiste un criterio del 1946 reinterpretato nel 2026, un mosaico di sentenze che non concordano tra loro, e due sistemi, quello americano e quello europeo, che alla stessa domanda rispondono con logiche opposte. Conoscere il test di Howey non serve a prevedere ogni caso, ma a capire dove guardare quando qualcuno afferma, con troppa sicurezza, che il suo token \u00abnon \u00e8 un titolo\u00bb.<\/p><h2 class='wp-block-heading'>Domande frequenti<\/h2><h3 class='wp-block-heading'>Che cos&#8217;\u00e8 il test di Howey?<\/h3><p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 il criterio con cui la Corte Suprema statunitense, dal 1946, stabilisce se qualcosa \u00e8 un investment contract, cio\u00e8 un titolo. Richiede quattro elementi insieme: un investimento di denaro, in un&#8217;impresa comune, con l&#8217;aspettativa ragionevole di un profitto, derivante dagli sforzi di altri. La SEC lo applica ai token per decidere se un progetto crypto sta vendendo titoli non registrati.<\/p><h3 class='wp-block-heading'>Bitcoin ed Ethereum sono titoli per la SEC?<\/h3><p class=\"wp-block-paragraph\">No. Nella release interpretativa del marzo 2026 SEC e CFTC hanno classificato Bitcoin, Ethereum, Solana, XRP e Chainlink, insieme ad altri token maggiori, come digital commodities e non come titoli, perch\u00e9 il loro valore deriva dal funzionamento programmatico della rete e non dagli sforzi gestionali di un team centrale.<\/p><h3 class='wp-block-heading'>Perch\u00e9 la sentenza Ripple \u00e8 cos\u00ec importante?<\/h3><p class=\"wp-block-paragraph\">Perch\u00e9 nel luglio 2023 la giudice Analisa Torres ha stabilito che le vendite dirette di XRP agli investitori istituzionali erano titoli, mentre le vendite programmatiche sugli exchange non lo erano. Ha mostrato che, secondo quel ragionamento, la natura di titolo pu\u00f2 dipendere da come un token viene venduto, non solo da cosa \u00e8, un principio poi contestato da altri giudici.<\/p><h3 class='wp-block-heading'>La SEC pu\u00f2 ancora fare causa a un progetto crypto nel 2026?<\/h3><p class=\"wp-block-paragraph\">S\u00ec. La SEC ha ritirato molte cause basate sulla sola mancata registrazione, ma continua a perseguire le frodi: il caso Terraform-Do Kwon si \u00e8 chiuso con circa 4,47 miliardi di dollari. Inoltre le linee guida che escludono mining, staking e airdrop dai titoli non sono leggi e potrebbero essere ritirate da una futura Commissione.<\/p><h3 class='wp-block-heading'>In Europa vale il test di Howey?<\/h3><p class=\"wp-block-paragraph\">No. L&#8217;Unione Europea non usa il test di Howey. Sotto MiCA un crypto-asset \u00e8 un token collegato ad attivit\u00e0 (ART), un token di moneta elettronica (EMT) o un \u00abaltro crypto-asset\u00bb; se invece qualifica come strumento finanziario si applica la MiFID II. In Italia vigilano Consob e Banca d&#8217;Italia.<\/p><script type='application\/ld+json'>{\"@context\":\"https:\/\/schema.org\",\"@type\":\"FAQPage\",\"mainEntity\":[{\"@type\":\"Question\",\"name\":\"Che cos'\u00e8 il test di Howey?\",\"acceptedAnswer\":{\"@type\":\"Answer\",\"text\":\"\u00c8 il criterio con cui la Corte Suprema statunitense, dal 1946, stabilisce se qualcosa \u00e8 un investment contract, cio\u00e8 un titolo. Richiede quattro elementi insieme: un investimento di denaro, in un'impresa comune, con l'aspettativa ragionevole di un profitto, derivante dagli sforzi di altri. 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