{"id":360,"date":"2026-08-22T16:37:59","date_gmt":"2026-08-22T16:37:59","guid":{"rendered":"https:\/\/hoge.gg\/it\/hashrate-bitcoin-mappa-mondiale-mining-2026\/"},"modified":"2026-08-22T16:37:59","modified_gmt":"2026-08-22T16:37:59","slug":"hashrate-bitcoin-mappa-mondiale-mining-2026","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/hoge.gg\/it\/hashrate-bitcoin-mappa-mondiale-mining-2026\/","title":{"rendered":"La mappa dell&#8217;hashrate Bitcoin: dove si mina nel 2026"},"content":{"rendered":"<p class=\"wp-block-paragraph\">Nell&#8217;estate del 2026 il prezzo di Bitcoin \u00e8 tornato a correre. Dopo mesi passati attorno ai 55.000 euro, la moneta ha messo a segno un rimbalzo di oltre il 22% in una settimana, fino a circa 65.900 euro secondo <a href='https:\/\/www.coingecko.com\/en\/coins\/bitcoin\/eur'>CoinGecko<\/a>, con una capitalizzazione tornata sopra i 1.300 miliardi di euro. A spingere il movimento sono stati i riacquisti di titoli del Tesoro statunitense, i segnali accomodanti sulla politica monetaria e una violenta ondata di ricoperture. La macchina che tiene in piedi la rete, per\u00f2, racconta una storia diversa e molto pi\u00f9 lenta: l&#8217;hashrate globale oscilla intorno ai 900 EH\/s, sotto il picco di circa 1,1 ZH\/s dell&#8217;ottobre 2025. Di questa divergenza tra prezzo che vola e potenza che cala abbiamo parlato in <a href='https:\/\/hoge.gg\/it\/hashrate-bitcoin-2026-potenza-cala-prezzo-vola\/'>un&#8217;analisi dedicata<\/a>.<\/p><p class=\"wp-block-paragraph\">Resta una seconda domanda, molto pi\u00f9 concreta e molto meno raccontata: dove sta, fisicamente, tutta questa potenza di calcolo? Chi possiede i capannoni pieni di ASIC che macinano hash ventiquattro ore su ventiquattro, in quali Paesi, alimentati da quale energia e sotto quali regole? La fotografia del 2026 disegna una mappa sorprendente, dominata dagli Stati Uniti ma tutt&#8217;altro che stabile: la Russia \u00e8 seconda, la Cina \u00e8 tornata malgrado il bando, il Paraguay si \u00e8 preso il quarto posto grazie all&#8217;acqua e una cintura di Stati del Golfo tratta il mining come politica industriale. \u00c8 una geografia che conta, perch\u00e9 da quanto \u00e8 concentrata dipende quanto \u00e8 difficile attaccare la rete.<\/p><h2 class='wp-block-heading'>Che cosa vuol dire mappare l&#8217;hashrate<\/h2><p class=\"wp-block-paragraph\">Prima dei numeri serve un avvertimento metodologico. L&#8217;hashrate non si misura direttamente e non si osserva su una cartina: si stima. La rete non sa, e non vuole sapere, dove si trovino i miner, e nessun registro globale certifica quante macchine girano in Texas o in Kazakhstan. Il totale si ricava dalla difficolt\u00e0 e dal tempo medio tra i blocchi (la potenza \u00e8 pari, in prima approssimazione, alla difficolt\u00e0 moltiplicata per 2^32 e divisa per 600 secondi), ma la ripartizione per Paese \u00e8 un&#8217;altra faccenda. Si deduce da segnali indiretti: gli indirizzi IP dei nodi delle mining pool, le comunicazioni delle societ\u00e0 quotate, i contratti di fornitura elettrica, i dati doganali sulle importazioni di ASIC e, dove la politica lo impone, le stime dei ricercatori sul campo.<\/p><p class=\"wp-block-paragraph\">Ne consegue che ogni percentuale in questo articolo va letta come un ordine di grandezza, non come una misura al decimale. Il caso limite \u00e8 la Cina, dove il mining \u00e8 formalmente vietato: proprio perch\u00e9 \u00e8 clandestino, le stime della sua quota variano parecchio da fonte a fonte. Per lo stesso motivo vale la pena incrociare pi\u00f9 fonti anzich\u00e9 affidarsi a un singolo aggregatore, e trattare i confini della classifica (chi entra e chi esce dalla top ten) come pi\u00f9 solidi delle singole cifre. Con questa cautela in mente, la mappa del 2026 resta comunque leggibile e racconta molto.<\/p><h2 class='wp-block-heading'>La mappa del 2026 in un colpo d&#8217;occhio<\/h2><p class=\"wp-block-paragraph\">La fonte pi\u00f9 coerente per una singola tabella \u00e8 l&#8217;aggiornamento trimestrale della heatmap di <a href='https:\/\/hashrateindex.com\/blog\/global-hashrate-heatmap-update-q2-2026\/'>Hashrate Index<\/a>, pubblicato ad aprile 2026. Da l\u00ec emerge un vertice della classifica molto concentrato: i primi tre Paesi da soli valgono circa due terzi della potenza mondiale. Il report trimestrale sul mining di <a href='https:\/\/coinshares.com\/insights\/research-data\/bitcoin-mining-report-q1-2026\/'>CoinShares<\/a> arriva a una stima analoga, intorno al 68% per il terzetto di testa, con gli Stati Uniti in crescita di circa due punti percentuali nell&#8217;ultimo trimestre.<\/p><figure class='wp-block-table'><table><thead><tr><th>Paese<\/th><th>Quota stimata<\/th><th>Hashrate (EH\/s)<\/th><th>Nota<\/th><\/tr><\/thead><tbody><tr><td>Stati Uniti<\/td><td>37,4%<\/td><td>~375<\/td><td>Griglie deregolamentate, capitali quotati<\/td><\/tr><tr><td>Russia<\/td><td>16,9%<\/td><td>~170<\/td><td>Legale in patria, sotto sanzioni<\/td><\/tr><tr><td>Cina<\/td><td>12% &#8211; 20%<\/td><td>~120 e oltre<\/td><td>Vietata dal 2021, ma di ritorno<\/td><\/tr><tr><td>Paraguay<\/td><td>4,3%<\/td><td>~43<\/td><td>Idroelettrico di Itaipu<\/td><\/tr><tr><td>Emirati Arabi Uniti<\/td><td>3,0%<\/td><td>~30<\/td><td>Politica industriale sovrana<\/td><\/tr><tr><td>Oman<\/td><td>3,0%<\/td><td>~30<\/td><td>Gas ed energia statale<\/td><\/tr><tr><td>Canada<\/td><td>2,6%<\/td><td>~26<\/td><td>Idro e gas, rete stabile<\/td><\/tr><tr><td>Etiopia<\/td><td>2,5%<\/td><td>~25<\/td><td>Diga GERD, capitali cinesi<\/td><\/tr><tr><td>Kazakhstan<\/td><td>1,8%<\/td><td>~18<\/td><td>Dopo la stretta del 2021-2022<\/td><\/tr><tr><td>Indonesia<\/td><td>1,8%<\/td><td>~18<\/td><td>Nuovo ingresso in top ten<\/td><\/tr><\/tbody><\/table><figcaption>Ripartizione stimata dell&#8217;hashrate Bitcoin, heatmap Hashrate Index (dati Q2 2026). Le quote vanno lette come ordini di grandezza.<\/figcaption><\/figure><p class=\"wp-block-paragraph\">Un dato di contesto aiuta a inquadrare la tabella: la heatmap del secondo trimestre stima l&#8217;hashrate medio della rete intorno a 1.004 EH\/s, in calo di circa il 5,8% rispetto al trimestre precedente. La potenza assoluta oscilla dunque, ma la forma della classifica cambia molto pi\u00f9 lentamente. Il vertice \u00e8 sorprendentemente stabile da uno snapshot all&#8217;altro: gli stessi tre Paesi occupano le prime tre posizioni da mesi. \u00c8 il resto della piramide, invece, a raccontare le storie pi\u00f9 interessanti.<\/p><h2 class='wp-block-heading'>Stati Uniti: il baricentro pende a ovest<\/h2><p class=\"wp-block-paragraph\">Con oltre un terzo dell&#8217;hashrate mondiale, gli Stati Uniti sono di gran lunga la giurisdizione singola pi\u00f9 grande, e il loro peso continua a crescere. Il cuore \u00e8 in Texas e Wyoming, su reti elettriche deregolamentate come quella gestita da ERCOT, dove i miner funzionano da carico flessibile: si spengono nelle ore di picco e vengono pagati per farlo attraverso i programmi di demand response, trasformando la loro fame di energia in un servizio per la rete. A questo si aggiungono capitale abbondante e una filiera quotata: MARA, Riot e CleanSpark trattano a Wall Street e finanziano l&#8217;espansione sui mercati azionari e obbligazionari, un lusso che pochi altri Paesi possono offrire ai propri operatori.<\/p><p class=\"wp-block-paragraph\">Sopra tutto questo c&#8217;\u00e8 una spinta politica esplicita. A marzo 2025 l&#8217;ordine esecutivo che ha istituito la <a href='https:\/\/www.whitehouse.gov\/presidential-actions\/2025\/03\/establishment-of-the-strategic-bitcoin-reserve-and-united-states-digital-asset-stockpile\/'>Strategic Bitcoin Reserve<\/a> ha sancito che gli Stati Uniti considerano Bitcoin un asset strategico da conservare. Pochi giorni dopo, la Divisione Corporate Finance della SEC ha chiarito che il mining in proof-of-work, da solo o in pool, non configura un&#8217;offerta di titoli, come <a href='https:\/\/www.theblock.co\/post\/347378\/sec-says-proof-of-work-mining-does-not-implicate-us-securities-laws'>riportato da The Block<\/a>. Questa chiarezza normativa, che quasi nessuna altra giurisdizione garantisce, \u00e8 uno dei motivi per cui il baricentro dell&#8217;hashrate continua a spostarsi verso ovest.<\/p><h2 class='wp-block-heading'>Russia: legale in patria, isolata all&#8217;estero, vietata a tratti<\/h2><p class=\"wp-block-paragraph\">La Russia \u00e8 saldamente seconda, con quasi il 17% della potenza mondiale alimentata dall&#8217;energia a basso costo della Siberia. Il quadro giuridico \u00e8 per\u00f2 pieno di contraddizioni. Il mining industriale \u00e8 stato legalizzato a livello nazionale con una legge entrata in vigore a novembre 2024, ma sopra questo impianto Mosca ha impilato una serie di divieti regionali: un bando di sei anni su dieci regioni motivato dallo stress sulla rete elettrica, con Buryatia e Zabaikalsky Krai passate a un divieto permanente tutto l&#8217;anno dal primo gennaio 2026, come <a href='https:\/\/www.coindesk.com\/policy\/2024\/12\/24\/russia-imposes-6-year-ban-on-crypto-mining-in-10-regions-citing-energy-use-tass'>documentato da CoinDesk<\/a> citando la TASS.<\/p><p class=\"wp-block-paragraph\">All&#8217;esterno, il mining russo \u00e8 isolato quanto all&#8217;interno \u00e8 tollerato. BitRiver, il maggiore operatore industriale del Paese, ancorato a Irkutsk, \u00e8 stato il primo miner di criptovalute mai colpito da sanzioni dell&#8217;OFAC: il Tesoro statunitense lo ha inserito in lista il 20 aprile 2022, come <a href='https:\/\/www.forbes.com\/sites\/jonathanponciano\/2022\/04\/20\/treasury-sanctions-first-crypto-miner-targeting-russias-bitriver-for-supporting-putins-brutal-war\/'>raccontato da Forbes<\/a>. Ne esce un paradosso utile per capire la mappa: potenza di calcolo legale in patria, isolata all&#8217;estero e vietata a intermittenza regione per regione, un mix che rende la posizione russa pi\u00f9 fragile di quanto la sua quota lasci intendere.<\/p><h2 class='wp-block-heading'>Cina: il bando che non ha spento le macchine<\/h2><p class=\"wp-block-paragraph\">Nel 2021 la Cina ha messo al bando il mining e ha innescato la pi\u00f9 grande migrazione di hashrate della storia, spingendo intere flotte di ASIC verso Stati Uniti, Kazakhstan e Russia. Eppure il Paese \u00e8 tornato al terzo posto. Le stime divergono, ed \u00e8 giusto presentarle come una forbice: una <a href='https:\/\/www.coindesk.com\/markets\/2025\/11\/24\/china-returns-as-third-largest-bitcoin-mining-hub-with-a-14-share-reuters'>inchiesta di Reuters ripresa da CoinDesk<\/a> parla di circa il 14% a ottobre 2025, la heatmap di Hashrate Index si ferma al 12% e CryptoQuant arriva a stimare tra il 15% e il 20%. Il mining sopravvive soprattutto nello Xinjiang e nel Sichuan, dove l&#8217;energia in eccesso e la costruzione rapida di data center creano condizioni favorevoli e le autorit\u00e0 locali chiudono un occhio.<\/p><p class=\"wp-block-paragraph\">C&#8217;\u00e8 un&#8217;ironia che vale la pena sottolineare. I tre principali produttori mondiali di ASIC, Bitmain, MicroBT e Canaan, sono tutti cinesi: Pechino incassa quindi come esportatore di hardware anche mentre vieta l&#8217;attivit\u00e0 in casa. \u00c8 una posizione che rende la mappa pi\u00f9 fragile di quanto sembri, perch\u00e9 un&#8217;escalation di dazi statunitensi sugli ASIC cinesi cambierebbe di colpo i costi di rinnovo delle flotte in tutto il mondo, una variabile che i mercati non hanno ancora prezzato del tutto.<\/p><h2 class='wp-block-heading'>Paraguay: l&#8217;arbitraggio dell&#8217;acqua<\/h2><p class=\"wp-block-paragraph\">La vera sorpresa della classifica \u00e8 il Paraguay, quarto con circa il 4,3% della potenza mondiale. Il segreto \u00e8 l&#8217;acqua: il Paese dispone di un enorme surplus idroelettrico prodotto dalle dighe di Itaipu (condivisa con il Brasile e tra le pi\u00f9 grandi al mondo), Yacyreta e Acaray, energia pulita e abbondante che viene venduta ai miner a prezzi difficili da eguagliare altrove. HIVE Digital sta ampliando il suo data center di Yguazu fino a 400 MW proprio attingendo a Itaipu, con l&#8217;obiettivo di portare la propria potenza globale a 35 EH\/s, come <a href='https:\/\/www.datacenterdynamics.com\/en\/news\/hive-digital-to-expand-hydropowered-yguazu-data-center-in-paraguay-to-400mw\/'>riportato da Data Center Dynamics<\/a>.<\/p><p class=\"wp-block-paragraph\">La corsa, per\u00f2, sta gi\u00e0 maturando. Il costo dell&#8217;energia per i miner \u00e8 circa raddoppiato, i depositi richiesti per allacciarsi alla rete sono diventati proibitivi per gli operatori sottocapitalizzati e la societ\u00e0 elettrica statale ANDE ha avvertito che un&#8217;espansione incontrollata potrebbe mettere a rischio la stabilit\u00e0 del sistema nazionale. \u00c8 la solita lezione dell&#8217;energia a buon mercato: spesso costa poco per una ragione strutturale, e quella ragione non dura per sempre.<\/p><h2 class='wp-block-heading'>Il Golfo: l&#8217;hashrate come politica industriale<\/h2><p class=\"wp-block-paragraph\">Emirati Arabi Uniti e Oman valgono insieme circa il 6% della potenza mondiale, e il loro modello \u00e8 diverso da tutti gli altri. Qui il mining non \u00e8 arbitraggio privato ma politica industriale sovrana. L&#8217;operatore di riferimento \u00e8 Phoenix Group, quotato ad Abu Dhabi, con oltre 550 MW distribuiti tra Emirati, Oman, Etiopia, Canada e Stati Uniti, come <a href='https:\/\/www.semafor.com\/article\/06\/20\/2025\/abu-dhabi-bitcoin-miner-considers-us-listing-in-pivot-to-ai'>ricostruito da Semafor<\/a>. Attorno a operatori come questo ruotano impianti collegati allo Stato, presentati come alternativa trasparente ai capitali offshore pi\u00f9 opachi.<\/p><p class=\"wp-block-paragraph\">La forza di questo approccio \u00e8 anche il suo limite. Il mining del Golfo poggia su decisioni politiche deliberate, il che gli d\u00e0 una durabilit\u00e0 superiore alle avventure di frontiera; ma concentra la potenza in poche mani politicamente connesse, il che significa che una singola scelta di governo pu\u00f2 spostare quote intere della mappa. In un mondo in cui l&#8217;energia \u00e8 sempre pi\u00f9 contesa tra Bitcoin e intelligenza artificiale, avere lo Stato come sponsor \u00e8 un vantaggio competitivo notevole.<\/p><h2 class='wp-block-heading'>Etiopia: la scommessa della grande diga<\/h2><p class=\"wp-block-paragraph\">L&#8217;Etiopia entra nella top ten con circa il 2,5% grazie a un&#8217;unica, gigantesca infrastruttura: la Grand Ethiopian Renaissance Dam (GERD), inaugurata il 9 settembre 2025 dopo oltre un decennio di lavori, con una potenza massima di circa 5.150 MW, come <a href='https:\/\/www.aljazeera.com\/news\/2025\/9\/9\/ethiopia-inaugurates-gerd-dam-amid-downstream-tensions-with-egypt-sudan'>documentato da Al Jazeera<\/a>. Attorno ad Addis Abeba si \u00e8 formato un cluster di oltre venti societ\u00e0, in gran parte finanziate da capitali cinesi, che hanno firmato contratti di fornitura elettrica con lo Stato.<\/p><p class=\"wp-block-paragraph\">La fragilit\u00e0, anche qui, \u00e8 evidente. La compagnia elettrica statale vorrebbe progressivamente ridurre lo spazio riservato al mining a favore di consumi ritenuti prioritari, e gli aumenti tariffari proposti rischiano di rendere non profittevole una fetta consistente delle operazioni gi\u00e0 entro la met\u00e0 del 2026. L&#8217;Etiopia illustra un pattern ricorrente della mappa: la potenza affluisce dove l&#8217;energia \u00e8 in eccesso, ma resta ostaggio della politica energetica locale, che pu\u00f2 cambiare idea in fretta.<\/p><h2 class='wp-block-heading'>Kazakhstan e Bhutan: i due volti della fragilit\u00e0<\/h2><p class=\"wp-block-paragraph\">Il Kazakhstan \u00e8 il monito pi\u00f9 chiaro della mappa. Dopo il bando cinese del 2021 assorb\u00ec una fetta enorme della diaspora, arrivando a un frequentemente citato 18% circa della potenza mondiale, prima che lo stress sulla rete costringesse a una stretta durissima: mercato elettrico statale obbligatorio, tetti al prelievo per transazione, monitoraggio in tempo reale. Oggi la sua quota \u00e8 scesa attorno all&#8217;1,8%. \u00c8 il modello perfetto di come l&#8217;energia a buon mercato, se lo \u00e8 per ragioni strutturali, possa evaporare in fretta, una cautela che vale anche per Etiopia e Paraguay.<\/p><p class=\"wp-block-paragraph\">Il Bhutan racconta invece la storia del minatore sovrano. Il piccolo regno himalayano ha costruito una delle pi\u00f9 grandi riserve statali di Bitcoin attraverso il mining idroelettrico gestito da Druk Holding and Investments in partnership con Bitdeer. Nel 2026, per\u00f2, la direzione si \u00e8 invertita: secondo <a href='https:\/\/www.coindesk.com\/markets\/2026\/04\/11\/bhutan-has-sold-70-of-its-bitcoin-in-18-months-it-may-have-stopped-btc-mining-too'>CoinDesk<\/a> il Paese ha venduto circa il 70% dei suoi bitcoin nell&#8217;arco di diciotto mesi, scendendo verso poche migliaia di monete, e potrebbe aver rallentato o fermato anche l&#8217;attivit\u00e0 di mining. Le stime sul saldo residuo variano e continuano a muoversi, ma la direzione (un grande smobilizzo sovrano per finanziare progetti come la citt\u00e0 di Gelephu) \u00e8 chiara.<\/p><h2 class='wp-block-heading'>Perch\u00e9 la potenza si sposta<\/h2><p class=\"wp-block-paragraph\">Storicamente l&#8217;hashrate ha inseguito il chilowattora pi\u00f9 economico, ma due forze stanno cambiando la logica della migrazione. La prima \u00e8 il termostato della rete: dopo qualsiasi shock, la difficolt\u00e0 si riaggiusta ogni 2016 blocchi, cos\u00ec la potenza persa in una giurisdizione viene rapidamente riconquistata altrove da chi resta acceso, un meccanismo che abbiamo spiegato nel dettaglio parlando di <a href='https:\/\/hoge.gg\/it\/difficolta-mining-bitcoin-2026-termostato-si-raffredda\/'>come funziona la difficolt\u00e0 di mining<\/a>. La seconda \u00e8 l&#8217;efficienza dell&#8217;hardware: ogni generazione di ASIC consuma molta meno energia per hash, come mostra la tabella qui sotto.<\/p><figure class='wp-block-table'><table><thead><tr><th>Modello<\/th><th>Anno<\/th><th>Hashrate<\/th><th>Consumo<\/th><th>Efficienza (J\/TH)<\/th><\/tr><\/thead><tbody><tr><td>Antminer S9<\/td><td>2016<\/td><td>13,5 TH\/s<\/td><td>1.323 W<\/td><td>98<\/td><\/tr><tr><td>Antminer S19<\/td><td>2020<\/td><td>95 TH\/s<\/td><td>3.250 W<\/td><td>34,2<\/td><\/tr><tr><td>Antminer S19 Pro<\/td><td>2020<\/td><td>110 TH\/s<\/td><td>3.250 W<\/td><td>29,5<\/td><\/tr><tr><td>Antminer S21 XP<\/td><td>2024-25<\/td><td>270 TH\/s<\/td><td>3.645 W<\/td><td>13,5<\/td><\/tr><\/tbody><\/table><figcaption>Circa sette volte pi\u00f9 efficienti in meno di un decennio: fonti primarie Bitmain e schede tecniche di settore.<\/figcaption><\/figure><p class=\"wp-block-paragraph\">La conseguenza \u00e8 sottile ma importante. Se ogni terahash costa meno energia, l&#8217;incentivo a rincorrere l&#8217;elettricit\u00e0 pi\u00f9 instabile e periferica si riduce, e il motore della migrazione si sposta dalla domanda \u00abquanto costa il chilowattora\u00bb alla domanda \u00abquesto sito pu\u00f2 ospitare anche AI e calcolo ad alte prestazioni restando sempre acceso\u00bb. Ed \u00e8 proprio questa seconda domanda a riscrivere la mappa nel 2026.<\/p><h2 class='wp-block-heading'>La svolta AI che ridisegna la mappa<\/h2><p class=\"wp-block-paragraph\">Il grande fatto nuovo del 2026 \u00e8 che i miner competono per la stessa energia, gli stessi terreni e gli stessi capannoni che servono all&#8217;intelligenza artificiale. Secondo il report di CoinShares, le societ\u00e0 di mining quotate hanno annunciato contratti cumulativi per AI e calcolo ad alte prestazioni superiori a 70 miliardi di dollari, e la quota di ricavi generata dall&#8217;AI potrebbe salire fino al 70% entro fine anno, contro circa il 30% attuale. James Butterfill, responsabile della ricerca di CoinShares, ha descritto la fase attuale come <a href='https:\/\/news.bitcoin.com\/bitcoin-mining-margins-tighten-as-ai-pivot-accelerates-coinshares-says\/'>uno dei periodi pi\u00f9 difficili<\/a> per il settore, con un costo medio ponderato di produzione di un bitcoin salito verso gli 80.000 dollari a fine 2025.<\/p><p class=\"wp-block-paragraph\">Questa svolta favorisce le giurisdizioni con rete stabile, fibra ottica e mercati dei capitali profondi (Stati Uniti, Canada, Golfo) rispetto alle avventure idroelettriche di frontiera, perch\u00e9 un contratto AI pluriennale richiede uptime e affidabilit\u00e0 che una diga etiope o un allaccio paraguaiano non sempre garantiscono. La stessa economia che spinge i miner verso l&#8217;AI si intreccia con le reti di calcolo decentralizzato di cui abbiamo scritto a proposito di <a href='https:\/\/hoge.gg\/it\/bittensor-2026-come-funziona-rete-ai-nodo-ricavi\/'>Bittensor<\/a>, e spiega perch\u00e9 i titoli dei miner si muovano ormai in sintonia con la narrativa AI e con Wall Street, un legame che si vede bene guardando alla <a href='https:\/\/hoge.gg\/it\/bitcoin-ftse-mib-wall-street-correlazione-2026\/'>correlazione tra azioni e crypto<\/a>. In sostanza, oggi la mappa dell&#8217;hashrate viene ridisegnata non tanto dal prezzo di Bitcoin quanto dalla fame di megawatt dell&#8217;AI.<\/p><h2 class='wp-block-heading'>Concentrazione e sicurezza: quanto pesa la mappa<\/h2><p class=\"wp-block-paragraph\">La mappa ha due livelli di concentrazione, ed \u00e8 importante non confonderli. Il primo \u00e8 geografico: i primi tre Paesi valgono circa due terzi della potenza. Il secondo \u00e8 logico: le mining pool, cio\u00e8 i consorzi che coordinano migliaia di miner sparsi e distribuiscono le ricompense. Come mostra la tabella, le prime tre pool controllano da sole circa il 60% dei blocchi, con un coefficiente di Nakamoto pari a 3 (bastano tre pool per superare la met\u00e0 della rete). Attenzione per\u00f2: una pool non \u00e8 il miner, e la potenza pu\u00f2 migrare da una pool all&#8217;altra in poche ore, come \u00e8 gi\u00e0 avvenuto in passato.<\/p><figure class='wp-block-table'><table><thead><tr><th>Mining pool<\/th><th>Quota stimata<\/th><th>Origine<\/th><\/tr><\/thead><tbody><tr><td>Foundry USA<\/td><td>~25-27%<\/td><td>Stati Uniti<\/td><\/tr><tr><td>F2Pool<\/td><td>~17-18%<\/td><td>Origine cinese, oggi globale<\/td><\/tr><tr><td>AntPool<\/td><td>~16-17%<\/td><td>Legata a Bitmain<\/td><\/tr><tr><td>Prime tre pool<\/td><td>~60%<\/td><td>Coefficiente di Nakamoto 3<\/td><\/tr><\/tbody><\/table><figcaption>Concentrazione a livello di pool, tracker Hashrate Index (dati indicativi, in movimento continuo).<\/figcaption><\/figure><p class=\"wp-block-paragraph\">La concentrazione minaccia davvero Bitcoin? Un attacco al 51% resta costosissimo. Campbell Harvey, docente alla Duke University, stima che oggi un&#8217;aggressione alla maggioranza dell&#8217;hashrate costerebbe circa 8 miliardi di dollari e diventerebbe teoricamente profittevole solo abbinandola a grosse posizioni corte sui derivati: <a href='https:\/\/news.bitcoin.com\/8-billion-bitcoin-attack-could-become-profitable-through-derivatives-duke-professor-says\/'>il costo, spiega, \u00e8 pari a circa 50 punti base del valore di Bitcoin<\/a>. Sul fronte opposto, Matt Prusak, presidente di American Bitcoin Corp, ha ribattuto che <a href='https:\/\/crypto.news\/51-attack-on-the-bitcoin-network-would-cost-6-billion\/'>la fattibilit\u00e0 economica affossa la tesi del 51%<\/a>, perch\u00e9 accumulare quella potenza richiederebbe anni e gli exchange congelerebbero le attivit\u00e0 sospette prima del colpo.<\/p><p class=\"wp-block-paragraph\">C&#8217;\u00e8 poi una prova empirica rassicurante. Il bando cinese del 2021 ha dimostrato che uno shock geografico ridistribuisce la potenza, non la distrugge: la rete perse oltre la met\u00e0 dell&#8217;hashrate e lo riguadagn\u00f2 interamente in pochi mesi. Nel secondo trimestre del 2026 l&#8217;Iran ha perso circa 7 EH\/s a causa di un conflitto regionale senza effetti sistemici, perch\u00e9 i Paesi vicini sono rimasti stabili. La resilienza di Bitcoin, in altre parole, sta pi\u00f9 nella mobilit\u00e0 dell&#8217;hashrate che nella sua dispersione perfetta.<\/p><h2 class='wp-block-heading'>Dove finisce l&#8217;Italia sulla mappa<\/h2><p class=\"wp-block-paragraph\">Una domanda naturale per chi legge da Milano o da Roma: e l&#8217;Italia? La risposta \u00e8 brutale nella sua semplicit\u00e0: l&#8217;Italia \u00e8 sostanzialmente assente dalla mappa dell&#8217;hashrate. I prezzi elevati dell&#8217;energia industriale rendono il mining domestico non competitivo rispetto ai siti statunitensi che pagano l&#8217;elettricit\u00e0 meno di sei centesimi di dollaro al chilowattora, e lo stesso vale per gran parte dell&#8217;Europa continentale, con l&#8217;eccezione di alcune sacche nordiche ricche di idroelettrico a basso costo. Non \u00e8 una questione di regole, ma di bolletta.<\/p><p class=\"wp-block-paragraph\">Sul piano normativo, poi, va chiarito un equivoco frequente. MiCA e la Consob (insieme alla Banca d&#8217;Italia per gli aspetti prudenziali) regolano i prestatori di servizi sulle cripto-attivit\u00e0, cio\u00e8 exchange e custodia, non l&#8217;attivit\u00e0 di mining in s\u00e9, che nell&#8217;Unione europea non \u00e8 un servizio finanziario soggetto ad autorizzazione. I derivati sull&#8217;hashrate e sulla difficolt\u00e0, laddove esistono, ricadono invece sotto la MiFID II e la vigilanza Consob. Il decreto italiano di attuazione (il D.lgs. 129\/2024) designa proprio Consob e Banca d&#8217;Italia, e il periodo transitorio si chiude il primo luglio 2026, un passaggio che abbiamo seguito parlando del <a href='https:\/\/hoge.gg\/it\/mica-2026-passaporto-unico-vigilanza-esma\/'>passaporto unico MiCA e della battaglia sulla vigilanza<\/a>. Per l&#8217;investitore italiano, insomma, il mining resta soprattutto una storia da leggere, non da fare in cantina.<\/p><h2 class='wp-block-heading'>Che cosa guardare adesso<\/h2><p class=\"wp-block-paragraph\">La mappa \u00e8 un documento vivo, e qualche indicatore aiuta a leggerne i prossimi movimenti. CoinShares prevede che l&#8217;hashrate raggiunga 1,8 ZH entro fine 2026 e 2 ZH entro marzo 2027, a patto che il prezzo tenga; al momento lo spot viaggia intorno ai 900 EH\/s, con la difficolt\u00e0 ferma a 127,48 T e un aggiustamento in arrivo attorno al 22 agosto stimato quasi piatto dai tracker come <a href='https:\/\/www.coinwarz.com\/bitcoin-difficulty'>CoinWarz<\/a>. Con il rimbalzo del prezzo, tra l&#8217;altro, l&#8217;hashprice (il ricavo per unit\u00e0 di potenza) \u00e8 risalito verso i 38 dollari per PH al giorno, poco pi\u00f9 di 32 euro, ben sopra i minimi di giugno vicini ai 28 dollari.<\/p><p class=\"wp-block-paragraph\">Le domande aperte sono quattro. Gli Stati Uniti continueranno a guadagnare quota? La componente grigia cinese verr\u00e0 misurata meglio, correggendo verso l&#8217;alto la classifica? Le tariffe elettriche in Etiopia e Paraguay spegneranno le operazioni di frontiera? E, soprattutto, quanti megawatt l&#8217;AI riuscir\u00e0 a sottrarre al mining, concentrando ancora di pi\u00f9 la potenza nei Paesi con rete stabile? La risposta a queste domande, molto pi\u00f9 del prossimo record di prezzo, decider\u00e0 che forma avr\u00e0 la mappa dell&#8217;hashrate nei prossimi anni.<\/p><h2 class='wp-block-heading'>Domande frequenti<\/h2><h3 class='wp-block-heading'>Quale Paese ha pi\u00f9 hashrate Bitcoin nel 2026?<\/h3><p class=\"wp-block-paragraph\">Gli Stati Uniti guidano nettamente la classifica con circa il 37% della potenza di calcolo mondiale, seguiti dalla Russia (quasi il 17%) e dalla Cina (stimata tra il 12% e il 20% a seconda della fonte). I primi tre Paesi valgono insieme circa due terzi dell&#8217;intera rete, secondo Hashrate Index e CoinShares.<\/p><h3 class='wp-block-heading'>Perch\u00e9 la Cina mina ancora Bitcoin nonostante il divieto?<\/h3><p class=\"wp-block-paragraph\">Il bando del 2021 non ha mai fermato del tutto l&#8217;attivit\u00e0: il mining sopravvive soprattutto nello Xinjiang e nel Sichuan, dove l&#8217;energia in eccesso \u00e8 a basso costo e le autorit\u00e0 locali tollerano l&#8217;attivit\u00e0. La Cina, inoltre, produce la maggior parte degli ASIC del mondo attraverso Bitmain, MicroBT e Canaan, incassando come esportatore anche se vieta il mining in casa.<\/p><h3 class='wp-block-heading'>Dove si mina Bitcoin in Europa e in Italia?<\/h3><p class=\"wp-block-paragraph\">Quasi da nessuna parte in Italia: i prezzi elevati dell&#8217;energia industriale rendono il mining domestico non competitivo. In Europa restano marginali alcune sacche nordiche con idroelettrico a basso costo. Sul piano normativo, MiCA e la Consob regolano exchange e custodia, non il mining, che nell&#8217;Unione europea non \u00e8 un servizio finanziario autorizzato.<\/p><h3 class='wp-block-heading'>La concentrazione geografica dell&#8217;hashrate \u00e8 un rischio per Bitcoin?<\/h3><p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 un tema da monitorare ma non un pericolo immediato. Un attacco al 51% costerebbe miliardi di dollari (il professore Campbell Harvey stima circa 8 miliardi) e sarebbe difficile da eseguire senza farsi notare. Inoltre il bando cinese del 2021 ha dimostrato che uno shock geografico ridistribuisce la potenza anzich\u00e9 distruggerla: la rete perse oltre met\u00e0 dell&#8217;hashrate e lo recuper\u00f2 in pochi mesi.<\/p><h3 class='wp-block-heading'>Che cos&#8217;\u00e8 la svolta AI dei miner e come cambia la mappa?<\/h3><p class=\"wp-block-paragraph\">Molti miner quotati stanno riconvertendo capannoni ed energia verso l&#8217;intelligenza artificiale e il calcolo ad alte prestazioni: i contratti annunciati superano i 70 miliardi di dollari e i ricavi da AI potrebbero arrivare fino al 70% entro fine 2026. Questa transizione favorisce i Paesi con rete elettrica stabile e capitali profondi, come Stati Uniti, Canada e Golfo, concentrando ancora di pi\u00f9 la mappa dell&#8217;hashrate.<\/p><script type='application\/ld+json'>{\"@context\":\"https:\/\/schema.org\",\"@type\":\"FAQPage\",\"mainEntity\":[{\"@type\":\"Question\",\"name\":\"Quale Paese ha pi\u00f9 hashrate Bitcoin nel 2026?\",\"acceptedAnswer\":{\"@type\":\"Answer\",\"text\":\"Gli Stati Uniti guidano con circa il 37% della potenza di calcolo mondiale, seguiti dalla Russia (quasi il 17%) e dalla Cina (tra il 12% e il 20% a seconda della fonte). 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