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● AI x Crypto

Akash Network: come funziona il marketplace GPU per l’AI

Akash Network offre GPU NVIDIA fino all'85% più economiche dei grandi cloud. Come funziona il marketplace decentralizzato, quanto costa in euro e cosa cambia con la tokenomics BME.

La corsa all’intelligenza artificiale ha trasformato le GPU in una delle risorse più contese del pianeta. I principali fornitori di cloud hanno programmato per il 2026 investimenti combinati vicini ai 730 miliardi di euro in data center, secondo le stime di TrendForce, mentre i tempi di consegna delle schede NVIDIA H100 si misurano ormai in decine di settimane. In questo scenario un progetto nato nell’ecosistema Cosmos prova a ribaltare la logica del mercato: invece di affittare potenza di calcolo da un unico colosso, Akash Network mette in concorrenza decine di fornitori indipendenti che si contendono i carichi di lavoro al ribasso. Il risultato, sostengono i suoi promotori, sono prezzi anche dell’85% più bassi rispetto ad AWS, Google Cloud e Microsoft Azure. Per gli sviluppatori e le aziende italiane che guardano all’AI senza il budget dei grandi gruppi è un’opzione che merita attenzione, a patto di conoscerne anche i limiti.

Che cos’è il marketplace GPU di Akash

Akash Network è un marketplace decentralizzato per il calcolo, costruito come blockchain applicativa sul Cosmos SDK. Chi ha bisogno di potenza, i cosiddetti tenant, pubblica i requisiti del proprio carico di lavoro; chi possiede hardware inutilizzato, i provider, offre le proprie risorse. Il marketplace dedicato alle GPU è arrivato nell’agosto 2023 con il sesto aggiornamento della mainnet ed è stato presentato come una Supercloud, una rete di reti che aggrega la capacità di fornitori diversi sotto un’unica interfaccia. La documentazione ufficiale descrive un mercato aperto e senza permessi, in cui chiunque può diventare cliente o fornitore. Su Akash si possono addestrare modelli, servire inferenza, fare fine-tuning e ospitare applicazioni, esattamente come su un cloud tradizionale.

Come funziona l’asta inversa

Il cuore di Akash è l’asta inversa. Il tenant descrive il deployment in un file scritto in SDL (Stack Definition Language), un formato YAML dichiarativo in cui si indicano CPU, memoria, tipo di GPU e durata. Una volta pubblicata la richiesta, i provider presentano le offerte in tempo reale: l’offerta valida più bassa vince e dà vita a un lease, un contratto di locazione registrato sulla blockchain. Tutte le offerte e i contratti restano tracciati on-chain, il che rende i prezzi trasparenti e verificabili. Si paga in AKT, il token nativo della rete, oppure in stablecoin come USDC, e la gestione pratica passa per Akash Console, l’interfaccia web, o per la riga di comando. Il principio è semplice: si paga il silicio, non i margini e il marketing del fornitore.

Un esempio pratico aiuta a capire. Immaginiamo uno sviluppatore che voglia mettere in produzione un modello linguistico open source: scrive poche righe di SDL in cui chiede una NVIDIA H100, 80 GB di memoria video e un mese di durata, deposita un piccolo budget e lascia che i provider facciano le loro offerte. In pochi minuti il deployment è attivo e, se il fornitore scelto non rispetta le condizioni, il tenant può chiudere il lease e ripartire con un altro.

Quanto costa: il confronto con i cloud centralizzati

Il vantaggio economico è la ragione principale per cui se ne parla. Poiché i provider competono al ribasso e non devono coprire i costi di struttura dei grandi operatori, i prezzi orari risultano sensibilmente più bassi. La tabella seguente confronta i prezzi minimi indicativi su Akash con i prezzi on-demand di riferimento dei cloud tradizionali, convertiti in euro al cambio di fine giugno 2026 (circa 1,14 dollari per un euro).

Modello GPUPrezzo minimo su Akash (euro/ora)Cloud centralizzato, on-demand (euro/ora)Risparmio indicativo
NVIDIA H100 80GBda 1,28circa 3,45 (AWS)60-65%
NVIDIA A100 80GBda 0,69circa 3,50 (AWS)75-80%
NVIDIA RTX 4090da 0,13non offerta dai grandi cloudn.d.

Le cifre vanno lette come indicative: trattandosi di un’asta, il prezzo finale dipende dalla domanda e dalla disponibilità del momento, e gli hyperscaler non propongono affatto schede consumer come le RTX. Stando ai confronti di settore e ai dati dello stesso progetto, il risparmio medio si colloca tra il 60% e l’85% rispetto ad AWS, Google Cloud e Azure.

Quali GPU si trovano, e l’arrivo di Blackwell

Oggi il catalogo di Akash spazia dalle schede enterprise più richieste, NVIDIA H100 e A100, fino a modelli professionali e consumer come A6000, RTX 4090 e RTX 8000. Il passo successivo è l’integrazione dell’architettura Blackwell: la rete ha annunciato l’arrivo delle GPU B200 e B300, pensate per spingere ancora più in alto addestramento e inferenza dei modelli di grandi dimensioni. NVIDIA dichiara per i sistemi Blackwell prestazioni fino a 30 volte superiori nell’inferenza in tempo reale rispetto alla generazione Hopper. L’onboarding di questo hardware passa per programmi di incentivi ai provider, discussi apertamente nei forum di sviluppo del progetto, e si inserisce nell’iniziativa Starcluster, che vuole collegare data center tradizionali e marketplace decentralizzato in un’unica rete. La disponibilità delle singole schede non è garantita in ogni istante, proprio perché dipende da fornitori indipendenti sparsi nel mondo; chi cerca cluster di grandi dimensioni deve quindi verificare la capacità prima di pianificare un addestramento lungo.

AKT e la nuova tokenomics: Burn-Mint Equilibrium

AKT non serve solo a pagare i deployment: è anche il token con cui si mette in sicurezza la rete tramite staking e si vota nella governance. A fine giugno 2026 AKT vale circa 0,66 euro, per una capitalizzazione di mercato intorno ai 194 milioni di euro, stando ai dati di CoinGecko. La novità più rilevante dell’anno riguarda però la sua economia. Il 23 marzo 2026 è entrato in funzione il Burn-Mint Equilibrium (BME), introdotto con la proposta AEP-76 e approvato quasi all’unanimità dalla governance on-chain.

Il meccanismo introduce un secondo token, ACT (Akash Compute Token), un credito non trasferibile ancorato a un dollaro di valore di calcolo. Quando un tenant finanzia un deployment brucia AKT per ottenere ACT; al momento del pagamento l’ACT viene bruciato e nuovi AKT vengono creati e versati al provider al prezzo di quell’istante. Se il prezzo di AKT sale tra il finanziamento e il pagamento servono meno token per saldare il provider, e il saldo netto è una distruzione di offerta (un burn) che rende il token più scarso. In pratica, più cresce la spesa per il calcolo, più AKT viene tolto dalla circolazione: se la domanda supererà l’inflazione del protocollo, il token diventerà strutturalmente deflazionistico. Un rapporto di collateralizzazione governa appositi circuit breaker, con allerte e blocchi automatici se il valore depositato scende troppo rispetto ai crediti in circolazione.

Lo stato della rete: numeri e segnali contrastanti

Dietro l’entusiasmo, i numeri raccontano una fase di assestamento. Secondo i report trimestrali di Messari, i nuovi lease sono cresciuti del 42% nel terzo trimestre 2025, passando da circa 19.000 a 27.000. Allo stesso tempo il numero di provider attivi è sceso a 58 all’inizio del 2026, il minimo nella storia della rete, e il tasso di utilizzo delle GPU si è fermato intorno al 34%. C’è anche una distanza da spiegare tra i ricavi da lease registrati on-chain (circa 253.000 dollari nel primo trimestre secondo Messari) e la spesa per il calcolo dichiarata dal progetto (intorno ai 5 milioni di dollari nello stesso periodo), differenza dovuta a contratti enterprise gestiti fuori dal semplice conteggio dei lease. Tra i clienti citati dal progetto figurano realtà cripto e AI come Venice, ElizaOS, Morpheus e Gensyn, segno che la domanda arriva soprattutto da chi già lavora nel settore. Per il lettore la lezione è chiara: il potenziale è reale, ma la rete resta piccola rispetto ai colossi che vuole sfidare.

Punti di forza, limiti e rischi

Prima di spostare un carico di lavoro su Akash conviene pesare con onestà vantaggi e svantaggi. I principali punti di forza sono questi:

  • Prezzi molto più bassi rispetto ai cloud centralizzati, soprattutto per addestramento e inferenza intensivi.
  • Trasparenza dei prezzi, perché ogni offerta e ogni contratto sono registrati on-chain.
  • Nessun vincolo con un singolo fornitore e una buona resistenza alla censura, utile per progetti open source e cripto.
  • Pagamento diretto in cripto-attività, senza carte di credito né contratti annuali.

I limiti da considerare sono altrettanto concreti:

  • Nessun accordo sul livello di servizio (SLA) paragonabile a quello dei grandi cloud, con affidabilità che varia da provider a provider.
  • Tasso di utilizzo ancora basso e numero di provider in calo, segno di un mercato giovane.
  • Esposizione alla volatilità di AKT per chi non regola i pagamenti in stablecoin.
  • Curva di apprendimento non banale: servono dimestichezza con SDL, un wallet e una minima conoscenza dell’ecosistema Cosmos.

Il contesto normativo: MiCA e Consob

Per chi opera dall’Italia il quadro normativo è cambiato. Il regolamento europeo MiCA è ormai pienamente operativo e il regime transitorio italiano si chiude il 30 giugno 2026: da quella data i fornitori di servizi su cripto-attività (CASP) devono avere l’autorizzazione della Consob per operare nel mercato nazionale. L’autorità ha inoltre fissato al 15 aprile 2026 la prima scadenza per i contributi di vigilanza e ha adottato le linee guida ESMA sulla classificazione dei token, che distinguono tra cripto-attività assimilabili a strumenti finanziari, soggette alla MiFID II, e token con funzione d’uso che restano nel perimetro MiCA. Per un token come AKT, la cui funzione principale è pagare e governare un servizio di calcolo, la classificazione concreta dipenderà da come autorità e operatori interpreteranno queste categorie, anche perché i progetti DePIN (le reti di infrastruttura fisica decentralizzata, categoria a cui Akash appartiene) sono oggetto di un’analisi specifica avviata dalle autorità italiane. Usare Akash per pagare GPU non è di per sé un’attività regolamentata, ma chi converte euro in AKT passa da intermediari che, quelli sì, devono essere in regola.

Conclusioni: a chi conviene oggi

Akash non sostituisce il cloud tradizionale per chi ha bisogno di garanzie contrattuali ferree, supporto enterprise e certificazioni. Ma per ricercatori, startup, sviluppatori di modelli open source e progetti cripto che vogliono addestrare o servire un modello senza firmare contratti capestro né svuotare il budget, l’offerta è concreta e i prezzi parlano da soli. L’arrivo delle GPU Blackwell e la nuova tokenomics BME mostrano un progetto che continua a evolvere, mentre i numeri ancora modesti su provider e utilizzo ricordano che si tratta di una scommessa sul lungo periodo più che di un’alternativa già matura. Come sempre nel cripto vale una regola pratica: partire con un carico di lavoro piccolo, verificare i costi reali al cambio del momento e tenere d’occhio sia la volatilità di AKT sia gli sviluppi normativi in arrivo da Bruxelles e da Consob.

A cura della redazione di HOGE Wire, desk AI e Cripto.

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