h hoge.gg
Subscribe
BTC$67,432.18+2.34%ETH$3,521.44+1.08%SOL$178.62-0.62%BNB$612.30+0.41%XRP$0.6234-0.18%ADA$0.4521+3.12%DOGE$0.1623+1.86%AVAX$38.71-1.24%LINK$17.84+0.92%HOGE$0.00004120+4.21%
BTC$67,432.18+2.34%ETH$3,521.44+1.08%SOL$178.62-0.62%BNB$612.30+0.41%XRP$0.6234-0.18%ADA$0.4521+3.12%DOGE$0.1623+1.86%AVAX$38.71-1.24%LINK$17.84+0.92%HOGE$0.00004120+4.21%
● Bitcoin & Layer-1s

Taproot Wizards: l’Ordinal che punta a cambiare Bitcoin

I Taproot Wizards sono nati come la JPEG più grande mai iscritta su Bitcoin. Oggi sono una campagna da 37,5 milioni di dollari per attivare OP_CAT e cambiare ciò che il protocollo sa fare.

All’inizio di febbraio 2023, pochi giorni dopo il lancio del protocollo Ordinals, lo sviluppatore Udi Wertheimer iscrisse dentro un blocco di Bitcoin l’immagine di un mago calvo con gli occhiali da sole che reclamizzava «magic internet JPEGs». Il file pesava 3,94 MB e riempiva quasi per intero un blocco vicino al limite dei 4 MB: il blocco più grande mai estratto fino a quel momento, minato dalla pool Luxor. Quel disegno diventò i «Taproot Wizards», e in tre anni si è trasformato in qualcosa di molto diverso da una semplice collezione di immagini.

Oggi i Taproot Wizards sono, di fatto, una campagna da 37,5 milioni di dollari complessivi per riscrivere ciò che il livello base di Bitcoin sa fare. Il bersaglio è OP_CAT, un vecchio opcode che Satoshi Nakamoto disattivò nel 2010 e che, se riattivato, aprirebbe al protocollo funzioni oggi impensabili: contratti più complessi, ponti verso altre catene, prestiti con BTC a garanzia. Questa è la storia di come una delle collezioni Ordinals più famose sia diventata un caso di studio sul futuro di Bitcoin, e di che cosa significhi per chi guarda al mercato nel 2026.

Che cosa sono i Taproot Wizards

I Taproot Wizards nascono come provocazione tecnica prima ancora che come collezione da collezionare. Nei primi giorni del 2023 il protocollo Ordinals aveva appena reso possibile scrivere dati arbitrari (immagini, testo, codice) dentro le transazioni Bitcoin, sfruttando lo spazio testimone (witness) introdotto da SegWit e le possibilità aperte da Taproot nel 2021. Wertheimer volle dimostrare la portata della cosa nel modo più teatrale possibile: iscrivere un’immagine tanto grande da riempire quasi un intero blocco. Il risultato, minato dalla pool Luxor Technologies, fu il blocco più grande mai prodotto dalla rete e diede il via a un dibattito che non si è più spento.

Attorno a quel primo mago è cresciuta una collezione vera e propria, poco più di 2.100 pezzi, co-fondata da Udi Wertheimer (oggi amministratore delegato) ed Eric Wall, due volti noti del Bitcoin Twitter, insieme allo pseudonimo 0xFAR. Non è la classica raccolta di avatar prodotti in serie: i Wizards sono disegnati a mano, con un’estetica volutamente naif, e vengono presentati come un omaggio ironico alla cultura cypherpunk. Ma la loro importanza non sta nell’estetica. Sta nel fatto che, per la prima volta, un gruppo di persone stava usando Bitcoin come tela e come palcoscenico politico, sostenendo che la catena più conservatrice del settore potesse (e dovesse) fare molto di più che spostare denaro.

Questa doppia natura, oggetto d’arte e manifesto tecnico, è la chiave per capire tutto ciò che è venuto dopo. Chi ha comprato un Wizard non stava soltanto acquistando un JPEG raro; stava comprando un biglietto per una scommessa sul futuro del protocollo. Ed è una scommessa che, nel 2026, resta ancora tutta da giocare.

Ripasso veloce: come funzionano gli Ordinals

Per capire i Taproot Wizards serve un promemoria su come funzionano gli Ordinals. Il protocollo, ideato da Casey Rodarmor e attivo dal 21 gennaio 2023, si basa su un’idea semplice: assegnare un numero seriale a ciascun satoshi, il centomilionesimo di bitcoin, nell’ordine in cui viene estratto. Questa numerazione, chiamata ordinal theory, non è scritta nelle regole di consenso di Bitcoin; è un livello interpretativo calcolato da un software indicizzatore (ord) che tiene traccia dei sat come se fossero oggetti distinti. Una volta che un sat ha un’identità, gli si può «attaccare» un contenuto tramite un’iscrizione (inscription).

L’iscrizione sfrutta lo sconto sul peso dei dati testimone: lo spazio witness costa circa un quarto rispetto ai dati normali di transazione, il che rende sostenibile scrivere immagini intere on-chain. Il contenuto viene inserito in una struttura a busta (envelope) all’interno di uno script Taproot, con una procedura in due transazioni (commit e reveal). A differenza degli NFT su Ethereum, dove il token di solito punta a un file ospitato altrove, l’iscrizione Ordinals vive interamente dentro Bitcoin: nessun collegamento esterno, nessun server da tenere acceso. È il motivo per cui Rodarmor ha sempre rifiutato l’etichetta NFT, definendo le sue creazioni «digital artifact» perché, ha spiegato, «the term NFT feels tainted», cioè il termine gli suonava ormai contaminato.

Questa permanenza è al tempo stesso il grande pregio e il grande problema degli Ordinals. Pregio, perché garantisce che un’opera resti leggibile finché esisterà Bitcoin. Problema, perché ogni iscrizione occupa spazio nella blockchain per sempre, e proprio qui nasce lo scontro culturale che i Taproot Wizards hanno contribuito ad accendere.

Da JPEG a movimento: i soldi dietro i Wizards

Ciò che distingue i Taproot Wizards da quasi ogni altra collezione Ordinals è il capitale che li accompagna. A novembre 2023 il progetto ha chiuso un seed round da 7,5 milioni di dollari. Poi, il 4 febbraio 2025, è arrivato l’annuncio più pesante: una Series A da 30 milioni di dollari guidata da Standard Crypto, che ha portato il totale raccolto a 37,5 milioni. Cifre da startup tecnologica, non da collettivo di artisti digitali.

La destinazione dei fondi chiarisce le priorità. Non servono a comprare visibilità o a gonfiare il floor della collezione, ma a costruire un ecosistema di applicazioni attorno a OP_CAT, sia con sviluppo interno sia finanziando team esterni. Wertheimer non ha fatto giri di parole: «We’re really focused on OP_CAT as the future of Bitcoin», ha dichiarato, aggiungendo che, vista la flessibilità dell’opcode, si aspetta che gli sviluppatori creino «tons of new protocols», una marea di nuovi protocolli.

È un modello inedito: una collezione di collezionabili che diventa il veicolo di lobbying e di ricerca e sviluppo per una modifica del protocollo. Il valore dei Wizards, in questa lettura, non dipende dalla domanda di JPEG ma dalla probabilità che Bitcoin cambi nella direzione voluta dal team. Chi possiede un Wizard è, in un certo senso, un azionista di quella tesi.

OP_CAT: l’opcode che Satoshi spense

OP_CAT è una delle istruzioni più semplici che si possano immaginare: prende due elementi in cima allo stack di uno script e li concatena in uno solo. Faceva parte del linguaggio di scripting di Bitcoin fin dal primo rilascio, ma Satoshi lo disattivò nel 2010 insieme ad altri opcode, per timore che potesse essere sfruttato per gonfiare a dismisura i dati sullo stack e mettere in difficoltà i nodi. Da allora è rimasto inerte, un pezzo di storia congelato nel codice.

La proposta di riattivarlo ha preso corpo negli ultimi anni ed è stata formalizzata nella BIP-347, firmata da Ethan Heilman e Armin Sabouri, che ha ricevuto un numero ufficiale nell’aprile 2024. Tecnicamente, OP_CAT verrebbe reintrodotto come opcode di tapscript tramite un soft fork, ridefinendo OP_SUCCESS126 (0x7e). La specifica ha raggiunto lo stato «Complete» il 1° marzo 2026, ma attenzione: significa soltanto che il documento è finalizzato, non che esista un consenso per l’attivazione. A settembre 2026 OP_CAT non è attivo sulla mainnet di Bitcoin.

Va chiarito un punto tecnico che spesso genera confusione: OP_CAT di per sé non è un covenant. È un mattone primitivo. Ma combinato con le proprietà delle firme Schnorr introdotte da Taproot, quel mattone permette di costruire covenant e logiche vicine agli smart contract senza aggiungere opcode più invasivi. È questa leva, tanta potenza da un cambiamento minimo, che lo rende affascinante per i suoi sostenitori e sospetto per i suoi critici.

Che cosa abiliterebbe davvero OP_CAT

Un covenant è una regola che vincola il modo in cui una moneta potrà essere spesa in futuro. Oggi Bitcoin permette vincoli molto limitati; con covenant più espressivi si potrebbero costruire funzioni che al momento richiedono catene esterne o custodi. Secondo i promotori, i covenant basati su OP_CAT consentirebbero di scambiare BTC e stablecoin direttamente on-chain, di prendere in prestito usando bitcoin come garanzia, di trasferire BTC su altre reti tramite ponti più affidabili e di realizzare nuovi tipi di layer 2.

È un salto concettuale importante. Significherebbe portare su Bitcoin, in modo nativo e senza intermediari, funzioni finanziarie che oggi vivono altrove, dalla finanza decentralizzata di Ethereum ai circuiti regolamentati dove le banche sperimentano il regolamento on-chain di moneta di banca centrale, come nel progetto Pontes. La differenza è la fiducia richiesta: un vault o uno scambio costruiti con covenant non chiedono di affidarsi a un operatore, perché la regola è imposta dallo script stesso.

C’è anche il capitolo più controverso: i covenant ricorsivi. Un covenant ricorsivo può imporre condizioni non solo alla transazione immediata, ma anche a tutte quelle successive, all’infinito. È esattamente ciò che serve per certi disegni sofisticati (rollup, sistemi di staking, congestione controllata), ma è anche ciò che spaventa una parte della comunità, perché in teoria una moneta potrebbe portarsi dietro per sempre condizioni indesiderate. La flessibilità che entusiasma Wertheimer è, per altri, la porta d’ingresso a rischi difficili da prevedere.

Quantum Cats: una collezione come manifesto

Se i Wizards sono il marchio, i Quantum Cats sono l’arma di propaganda. All’inizio del 2024 il team ha lanciato questa seconda collezione, circa 3.000 esemplari, raccogliendo circa 300 BTC (allora intorno ai 13 milioni di dollari). Non era una raccolta d’arte qualsiasi: i Quantum Cats sono stati concepiti esplicitamente come campagna di marketing a favore di OP_CAT, con un’estetica che gioca sul nome dell’opcode e sull’idea di «gatti quantistici» che si sbloccano.

L’operazione è riuscita nel suo intento comunicativo: ha portato una proposta tecnica astrusa al centro delle conversazioni cripto, trasformando un opcode disattivato da Satoshi in un tema di cui parlavano anche i collezionisti. La vendita, va detto, fu segnata da problemi tecnici durante l’asta, un promemoria di quanto siano ancora acerbi gli strumenti per lanciare collezioni su Bitcoin rispetto alla comodità dei marketplace su altre catene.

Il risultato è che, tra Wizards e Quantum Cats, i Taproot Wizards controllano oggi due degli asset più riconoscibili dell’universo Ordinals, entrambi legati a doppio filo al destino di OP_CAT. È una concentrazione di brand e di narrativa che nessun’altra squadra è riuscita a replicare.

Il panorama delle covenant a confronto

OP_CAT non corre da solo. Da anni convivono più proposte per rendere Bitcoin più programmabile, e nessuna ha ancora vinto. Il dibattito, come nota la ricerca di AMINA Bank, è passato dal binario «covenant sì o no» degli anni 2022-2024 a una domanda più sottile: quali primitive attivare, e in quale combinazione. La tabella seguente riassume lo stato dei principali progetti.

PropostaBIPAutoriCosa abilitaStato (2026)
OP_CAT347Heilman, SabouriConcatenazione stack, covenant e contrattiSpecifica «Complete» (mar 2026), non attivato; oltre 74.000 tx di test su signet
CTV (OP_CHECKTEMPLATEVERIFY)119Jeremy RubinVault, controllo congestione, canali di pagamentoClient di attivazione pubblicato; signaling dei miner allo 0% da mar 2026
APO (SIGHASH_ANYPREVOUT)118Decker, TownsAggiornamenti canali LN-SymmetrySu signet dal 2022, circa 1.000 tx; non attivato
OP_VAULT345O’Beirne, SandersVault con percorso «hot» e «cold»Ritirato a mag 2025, sostituito da BIP-443
LNHANCE (bundle)CTV+CSFS+OP_INTERNALKEYBrandon BlackLN-Symmetry, vault, canali non interattiviProposta, non attivata

Il quadro, ben ricostruito nel confronto pubblicato da Spark, mostra che a settembre 2026 nessuna di queste proposte è attiva sulla mainnet. Anzi, la comparsa di nuove alternative (come i pacchetti BIP-446/448 emersi a marzo 2026) rischia di frammentare ulteriormente il consenso: più candidati validi competono per lo stesso «slot» di soft fork, più difficile diventa convergere su un percorso unico. Esiste inoltre la via che non richiede alcun cambiamento di consenso, come BitVM, che emula computazioni complesse tramite prove di frode: per alcuni sviluppatori, la rinascita dei covenant potrebbe realizzarsi anche senza toccare le regole di base.

Perché i covenant dividono Bitcoin

La ragione per cui nulla si muove non è tecnica ma politica. Bitcoin cambia solo per consenso approssimativo, con i miner che segnalano il supporto a un aggiornamento; senza un ampio accordo, nessuno vuole rischiare una spaccatura. E su questo terreno esiste una scuola di pensiero, spesso chiamata dell’ossificazione, secondo cui il livello base dovrebbe restare il più minimale e immutabile possibile. Aggiungere opcode, per questa fazione, significa aumentare la superficie di attacco e allontanare Bitcoin dalla sua funzione essenziale: essere denaro solido e prevedibile.

La voce più autorevole di questa cautela è quella di Michael Saylor, che ha descritto le regole di consenso di Bitcoin come una vera e propria costituzione, da emendare raramente e con estrema prudenza, mostrandosi scettico sia sui blocchi più grandi sia sui covenant. Sul fronte opposto c’è la sicurezza quasi assoluta di Wertheimer, per cui OP_CAT è «il futuro di Bitcoin». In mezzo, una comunità che teme soprattutto i covenant ricorsivi: la possibilità che uno script imponga condizioni permanenti alle monete apre scenari, dai token che si portano dietro vincoli fino a ipotetiche liste di indirizzi bloccati, che molti considerano incompatibili con la fungibilità e la neutralità di Bitcoin.

C’è poi il fronte, ancora più radicale, di chi rifiuta l’idea stessa di dati arbitrari sulla catena. Il developer Luke Dashjr ha definito le iscrizioni Ordinals «spam» che sfrutta una falla del software per aggirare i limiti storici sui dati, e ha lavorato per filtrarle. Per questa corrente, Taproot Wizards e OP_CAT non sono innovazione ma il sintomo di una deriva. La collezione, insomma, incarna una frattura che attraversa Bitcoin da anni.

Il fallimento di BIP-110 e la guerra sui dati

Chi pensava che il campo anti-dati potesse imporsi ha avuto una risposta netta nell’estate 2026. La BIP-110, proposta per limitare le iscrizioni (ripristinando i vecchi limiti sui dati e vincolando gli output), è entrata nella finestra di signaling obbligatorio intorno al 9 agosto 2026, al blocco 961.632. Il supporto dei miner è rimasto attorno al 2%, contro una soglia di lock-in del 55%: la proposta è fallita e la catena di minoranza si è fermata quasi subito. Saylor ha liquidato la minaccia con un secco «Bitcoin is working as designed», Bitcoin funziona come previsto.

Il paradosso è evidente: il campo che voleva fermare gli Ordinals ha perso, ma il campo che vuole potenziarli (via OP_CAT) non ha ancora vinto. Il conservatorismo di Bitcoin taglia in entrambe le direzioni. La rete respinge sia chi vuole restringere ciò che è già possibile, sia chi vuole aggiungere nuove capacità. È in questo stallo che i Taproot Wizards devono muoversi: hanno vinto la battaglia per la sopravvivenza degli Ordinals, ma la guerra per trasformare Bitcoin in una piattaforma programmabile è ancora lunga e dall’esito incerto.

Il mercato nel 2026: numeri e cautele

Il contesto di prezzo aiuta a leggere la posta in gioco. All’inizio di settembre 2026 Bitcoin viaggia intorno ai 78.600 dollari (circa 67.650 euro), con una capitalizzazione vicina ai 1.580 miliardi di dollari e ancora circa il 37,6% sotto il massimo storico di 126.080 dollari toccato il 6 ottobre 2025. È un mercato in tensione, con lo sguardo puntato sui dati macro e sulla Federal Reserve, come il dato sull’inflazione dell’11 settembre che potrebbe rimettere in gioco le attese sui tassi.

AssetPrezzo / floorCapitalizzazioneNote
Bitcoin (BTC)circa 78.600 $ (67.650 €)circa 1.580 mld $Circa 37,6% sotto l’ATH del 6 ott 2025
Ordinals (ORDI, BRC-20)4,42 $ (3,80 €)circa 92,8 mln $Rank #294; ATH 95,52 $ (mar 2024), circa 95% sotto
Taproot Wizards (floor)circa 0,047 BTCdato illiquidoCirca 2.100 pezzi, circa 1.300 detentori
Iscrizioni totalioltre 107 milioniStima a gennaio 2026

Il token ORDI, il primo e più noto standard fungibile BRC-20 nato sopra gli Ordinals, scambia intorno a 4,42 dollari (3,80 euro) con una capitalizzazione di circa 92,8 milioni di dollari e rango #294, circa il 95% sotto il massimo storico di 95,52 dollari del marzo 2024. Il floor dei Taproot Wizards si aggira, secondo Forbes, intorno a 0,047 BTC, cioè qualche migliaio di euro, su poco più di 2.100 pezzi e circa 1.300 indirizzi detentori. Qui serve una cautela metodologica importante: dopo l’uscita di Magic Eden dal trading Bitcoin nel marzo 2026, i dati di mercato sulle collezioni Ordinals sono diventati più radi e meno affidabili, e le conversioni in dollari degli aggregatori spesso incorporano prezzi di BTC ormai vecchi. Per questo conviene ragionare in BTC e trattare i floor come indicativi.

Il quadro generale resta quello di un mercato che, dopo l’euforia del 2023-2024, si è ristretto. Le iscrizioni cumulate hanno superato i 107 milioni entro gennaio 2026 secondo le stime di KuCoin, ma i volumi mensili e i prezzi sono lontani dai picchi. In questo contesto, valutare i Taproot Wizards solo come attività finanziaria, con la stessa logica con cui si guarda a Bitcoin dentro un portafoglio, rischia di far perdere il punto: il loro valore atteso dipende meno dal floor e più dalla probabilità che OP_CAT venga attivato.

Iscrizioni, commissioni e budget di sicurezza

C’è un filo che lega i Taproot Wizards a un problema di lungo periodo di Bitcoin: il budget di sicurezza. Oggi i miner sono remunerati soprattutto dal sussidio di blocco, pari a 3,125 BTC dopo l’halving del 2024 e destinato a dimezzarsi di nuovo intorno al 2028. Con il passare dei cicli, quel sussidio tende a zero e la sicurezza della rete dovrà reggersi sempre più sulle commissioni. Il problema è che nel 2026 le commissioni sono ai minimi: meno dell’1% dei ricavi dei miner, intorno ai 300.000 dollari al giorno, un minimo pluriennale.

È proprio qui che i due fronti si scontrano di nuovo. Gli Ordinals e i Runes, nei momenti di attività intensa, hanno generato picchi di commissioni che hanno aiutato i miner. I sostenitori di OP_CAT spingono oltre questo ragionamento: se il protocollo diventasse programmabile, l’attività on-chain (prestiti, scambi, applicazioni) alimenterebbe una domanda strutturale di spazio nei blocchi, rafforzando il budget di sicurezza. I critici ribattono che si tratterebbe di gonfiare la catena con dati che nulla hanno a che vedere con la funzione monetaria. Non a caso qualcuno ha parlato di «grande ironia»: la fazione che vuole meno dati on-chain rischia di privare Bitcoin proprio delle commissioni di cui avrà bisogno domani.

Come si comprano e si custodiscono i Wizards

Sul piano pratico, il 2026 ha reso più scomodo, non più semplice, muoversi tra gli Ordinals. L’uscita di Magic Eden dal Bitcoin nel marzo 2026 e la chiusura dell’explorer Ord.io a giugno hanno ridotto le opzioni; i luoghi dove comprare e vendere collezioni come i Taproot Wizards restano soprattutto UniSat, il marketplace NFT di OKX, Xverse e Gamma. Per la custodia servono wallet che gestiscano indirizzi Taproot (bc1p) e il controllo dei singoli sat, come Xverse, Leather o UniSat, con tutte le cautele del caso: le iscrizioni sono irreversibili e i drainer che svuotano i wallet tramite firme ingannevoli restano una minaccia concreta.

Attorno a questi asset è cresciuta anche una piccola finanza su Bitcoin, la cosiddetta BTCfi: piattaforme come Liquidium permettono di usare Ordinals come garanzia per prestiti in BTC, senza venderli. È un’anticipazione, ancora artigianale, di ciò che OP_CAT vorrebbe rendere nativo. Chi preferisce un’esposizione a Bitcoin senza gestire chiavi e iscrizioni può invece guardare ai canali regolamentati, come i certificati offerti da banche come UniCredit, che però non danno alcun accesso al mondo degli Ordinals: sono due universi distinti, uno auto-custodito e sperimentale, l’altro intermediato e prudente.

Vale la pena ricordare la parentela con i token fungibili. ORDI appartiene allo standard BRC-20, il primo esperimento di token su Ordinals, poi superato tecnicamente dai Runes, l’iniziativa dello stesso Rodarmor. Il mercato dei Runes nel 2026 si è concentrato quasi per intero su un unico nome, come raccontiamo nell’analisi dedicata a Runes e alla cattura del valore: un destino che dice molto su quanto sia difficile, in questo settore, trasformare l’attenzione in valore duraturo.

Fisco e regole in Italia

Per chi investe dall’Italia, il 2026 ha portato un cambiamento fiscale rilevante. Dal 1° gennaio 2026 le plusvalenze e i proventi da cripto-attività scontano un’imposta sostitutiva del 33%; l’aliquota ridotta al 26% resta riservata ai soli token di moneta elettronica (EMT) denominati in euro e pienamente conformi a MiCA, come chiarisce anche la ricostruzione della legge di bilancio 2026. La vecchia franchigia da 2.000 euro è stata abolita. Un Ordinal, come un NFT o un token BRC-20, ricade nell’aliquota ordinaria del 33%.

Attenzione a un punto pratico spesso trascurato: comprare un Taproot Wizard pagando in bitcoin è, ai fini fiscali, una permuta che può realizzare una plusvalenza sui BTC ceduti. Restano poi gli obblighi di monitoraggio nel quadro RW e, per chi supera le soglie, l’imposta di bollo sulle attività detenute. La documentazione di ogni acquisto, vendita e permuta diventa quindi essenziale.

Sul fronte regolamentare, il protocollo Ordinals in quanto tale non è vigilato da nessuno; ciò che rientra nel perimetro sono i servizi e gli operatori. In Italia la vigilanza spetta a Consob per la condotta di mercato e la tutela dell’investitore e a Banca d’Italia per gli aspetti prudenziali e sulle stablecoin, secondo il decreto legislativo 129/2024; il periodo transitorio MiCA si è chiuso il 1° luglio 2026. Sugli NFT il regolamento MiCA è ambiguo: i token davvero unici sono esclusi, ma grandi serie, collezioni e frazioni possono essere considerati fungibili e quindi rientrare nella regolamentazione, secondo un principio di sostanza sulla forma che l’ESMA sta declinando caso per caso. Se OP_CAT abilitasse davvero prestiti e scambi on-chain, le domande regolamentari si moltiplicherebbero.

Rischi e scenari

Lo scenario rialzista per i Taproot Wizards è chiaro: prima o poi Bitcoin attiva OP_CAT o un covenant equivalente, e il progetto si ritrova nella posizione di marchio di riferimento e di laboratorio tecnico di quella transizione. In quel mondo, le applicazioni on-chain alimentano le commissioni, i collezionabili blue-chip di Bitcoin mantengono un valore culturale, e i 37,5 milioni raccolti si rivelano un investimento lungimirante. La scommessa, in fondo, è sul fatto che Bitcoin non resti per sempre solo denaro.

Lo scenario ribassista è altrettanto plausibile. I covenant potrebbero non attivarsi mai: il signaling è a zero, le proposte concorrenti si moltiplicano e la fazione dell’ossificazione è forte. In quel caso la tesi da 37,5 milioni si arena, la liquidità degli Ordinals continua a prosciugarsi, ORDI resta oltre il 90% sotto i massimi e i floor delle collezioni diventano sempre più illiquidi e difficili da valutare. A questo si aggiungono i rischi trasversali del segmento: concentrazione del valore in pochissimi nomi, irreversibilità delle iscrizioni, rischi di auto-custodia e un fisco che, al 33%, morde le plusvalenze.

La lettura più equilibrata sta nel mezzo. I Taproot Wizards sopravvivranno probabilmente come oggetto di cultura e di collezione a prescindere da OP_CAT, perché la loro storia (la JPEG che riempì un blocco, la campagna che portò un opcode dimenticato al centro del dibattito) è già scritta nella memoria di Bitcoin. Ma la parte più ambiziosa della loro promessa, cambiare ciò che Bitcoin sa fare, è una battaglia pluriennale, dall’esito incerto, che si gioca su un terreno dove la prudenza vince quasi sempre. Per chi guarda al 2026, la lezione dei Wizards è che su Bitcoin l’arte, il capitale e la politica del protocollo sono ormai la stessa cosa.

Domande frequenti

Che cosa sono i Taproot Wizards?

Sono una collezione di Ordinals su Bitcoin nata all’inizio del 2023, quando Udi Wertheimer iscrisse un’immagine da 3,94 MB (un mago) che riempì quasi un intero blocco. Co-fondata da Wertheimer ed Eric Wall, oggi conta poco più di 2.100 pezzi ed è diventata soprattutto il volto di una campagna per attivare OP_CAT su Bitcoin.

Che cos’è OP_CAT e perché conta per Bitcoin?

OP_CAT è un opcode che concatena due elementi sullo stack di uno script. Faceva parte del Bitcoin originale ma Satoshi lo disattivò nel 2010. Riattivato tramite la proposta BIP-347, permetterebbe di costruire covenant e funzioni simili agli smart contract, aprendo a prestiti con BTC a garanzia, scambi con stablecoin e ponti verso altre catene.

OP_CAT è già attivo su Bitcoin?

No. A settembre 2026 la specifica BIP-347 è considerata «completa», ma non esistono parametri di attivazione sulla mainnet e nessuna proposta di covenant è stata attivata. La proposta concorrente CTV (BIP-119) ha aperto una finestra di signaling a marzo 2026 con un’adesione dei miner vicina allo zero.

Che differenza c’è tra Taproot Wizards e Quantum Cats?

I Wizards sono la collezione originaria, i maghi iscritti nel 2023. I Quantum Cats sono la seconda collezione dello stesso team, venduta all’inizio del 2024 per circa 300 BTC ed esplicitamente pensata come campagna di marketing a favore dell’opcode OP_CAT.

Come sono tassati gli Ordinals in Italia nel 2026?

Dal 1° gennaio 2026 le plusvalenze da cripto-attività scontano un’imposta sostitutiva del 33%; l’aliquota ridotta al 26% resta solo per i token di moneta elettronica (EMT) in euro conformi a MiCA. La franchigia da 2.000 euro è stata abolita e permane l’obbligo di monitoraggio nel quadro RW.

Marcus Okafor scrive di Bitcoin, protocolli di base e mercati on-chain per HOGE Wire.

Share 𝕏 Post Telegram