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● Regulation & Policy

Comporti all’ESMA: un italiano al timone della stretta MiCA

Dal 1° novembre l'italiano Carlo Comporti guida l'ESMA al posto di Verena Ross. Eredita la fase di enforcement di MiCA: stablecoin non conformi fuori a gennaio e vigilanza diretta sui grandi CASP.

Il 1° novembre 2026 l’ESMA, l’autorità che tiene insieme i mercati finanziari dei Ventisette, cambia guida. Al posto di Verena Ross, giunta a fine mandato, arriva Carlo Comporti: italiano, ex commissario Consob, uomo che conosce da vicino il dossier delle cripto-attività. Non è un passaggio di consegne qualunque. Comporti eredita MiCA (il Regolamento UE 2023/1114) nel momento esatto in cui il regolamento smette di essere un libro di regole e diventa vigilanza vera.

Il calendario lo dice meglio di qualsiasi comunicato. Entro l’8 gennaio 2027 le stablecoin non conformi come USDT devono sparire dai servizi delle piattaforme europee; il 27 ottobre si chiude la call per i commercianti che vogliono partecipare al pilota dell’euro digitale; e il 9 ottobre, lo stesso giorno in cui il Consiglio dell’Unione ha confermato Comporti, i ministri delle Finanze hanno dato il via libera a un disegno che sposterebbe sull’ESMA la vigilanza diretta sui maggiori operatori cripto transfrontalieri. Mentre tutto questo si muove, il Bitcoin scambia intorno ai 71.700 euro, in un quarto trimestre nervoso segnato dalle attese sulla Federal Reserve e da rendimenti dei Treasury che restano alti. Il contesto conta, perché la regolamentazione europea arriva a maturità proprio mentre il mercato cerca una direzione.

Per i lettori italiani c’è un motivo in più di interesse. Per la prima volta dalla nascita dell’autorità nel 2011, a guidare il regolatore dei mercati europei c’è un ex commissario della Consob. E non in un periodo tranquillo: tocca a lui chiudere la fase di attuazione di MiCA, avviare l’enforcement sulle stablecoin, gestire la revisione che potrebbe portare a una «MiCA 2.0» e, soprattutto, decidere come si costruisce la vigilanza accentrata che la stessa Consob aveva chiesto a Bruxelles.

Chi è Carlo Comporti, l’italiano che guiderà l’ESMA

Carlo Comporti non è un nome nuovo per chi segue la regolamentazione finanziaria europea. Secondo la nota ufficiale dell’ESMA, è stato commissario della Consob dal febbraio 2022 e, in quel ruolo, ha fatto parte sia del Consiglio delle autorità di vigilanza (Board of Supervisors) sia del Management Board dell’ESMA. Soprattutto, ha presieduto lo Standing Committee sulla finanza digitale dell’autorità: cioè il comitato che, dentro l’ESMA, si occupa proprio di cripto-attività, tokenizzazione e DLT. È il dossier che ora dovrà governare dal vertice.

La sua storia con l’architettura europea è lunga. È stato segretario generale del CESR (il Committee of European Securities Regulators) a partire dal 2008 e ha avuto un ruolo di primo piano nella transizione dal CESR all’ESMA tra il 2010 e il 2011, quando l’autorità vera e propria è nata sulle ceneri del precedente comitato di coordinamento. In mezzo, un passaggio nel settore privato: amministratore delegato di Promontory Italia e direttore operativo di Promontory Europe dal 2011 al 2022. Siede inoltre nel board della IOSCO, l’organizzazione mondiale dei regolatori dei mercati, dove presiede il comitato per l’audit e la finanza. In altre parole, un tecnico con una mappa completa del sistema: nazionale, europeo e globale.

Il profilo spiega perché la sua nomina sia stata letta come una scelta di continuità più che di rottura. «Sono onorato di aver ricevuto questo incarico in un momento in cui l’ESMA è al centro delle discussioni che plasmano il futuro dei mercati finanziari europei», ha dichiarato Comporti nella nota dell’autorità. La presidente uscente Verena Ross ha salutato così il successore: «È un piacere dare il benvenuto a Carlo come nuovo presidente dell’ESMA. Porta con sé decenni di esperienza nella regolamentazione dei mercati finanziari europei e conosce bene l’ESMA». Un endorsement che pesa, perché Ross lascia dopo cinque anni in cui MiCA è passata da bozza a legge applicata.

Un cambio al vertice nel momento meno tranquillo

I passaggi di consegne nelle authority avvengono spesso in periodi di ordinaria amministrazione. Questo no. Comporti si insedia mentre l’intero impianto MiCA entra nella sua fase più delicata, quella in cui si misura non la bellezza delle regole ma la loro applicazione concreta. Ross stessa, parlando della filosofia del regolamento, ha più volte ripetuto il concetto che ha fatto da filo conduttore al suo mandato: «Il codice di regole MiCA proteggerà gli investitori solo se verrà applicato in modo efficace», ha detto in una intervista alla Commissione europea. La frase, nata come promessa, diventa ora il compito operativo del suo successore.

Cosa trova Comporti sulla scrivania il primo giorno? Tre cantieri aperti contemporaneamente. Il primo è l’enforcement: il periodo transitorio è finito il 1° luglio 2026 e da allora il mercato è dentro il perimetro autorizzato, con le piattaforme non in regola obbligate a chiudere ordinatamente i servizi. Il secondo è la stretta sulle stablecoin, con la scadenza dell’8 gennaio 2027 che pende sopra USDT e altri token non autorizzati. Il terzo è istituzionale: il disegno che, se approvato, darà all’ESMA poteri di vigilanza diretta su un gruppo ristretto di grandi operatori, cambiando la fisionomia stessa dell’autorità che ha appena ereditato.

A questi si aggiunge la revisione di MiCA, la cui consultazione si è chiusa il 30 settembre e che potrebbe sfociare in una riforma legislativa, e il dossier dell’euro digitale, su un binario parallelo ma convergente. È una concentrazione di scadenze che pochi presidenti di authority hanno dovuto affrontare nei primi mesi. E tutte queste partite, in un modo o nell’altro, passano da Parigi, sede dell’ESMA, ma hanno un riflesso diretto su Roma e sugli operatori italiani.

La posta in gioco: l’ESMA verso la vigilanza diretta sui grandi CASP

La notizia più sottovalutata del mese riguarda proprio i poteri che Comporti si trova tra le mani. Il 9 ottobre 2026, nel pacchetto sulla Savings and Investments Union, il Consiglio dell’Unione ha concordato la propria posizione negoziale su una riforma che trasferirebbe all’ESMA la vigilanza diretta sugli operatori più significativi dei mercati europei: le piazze di negoziazione transfrontaliere più rilevanti, alcune infrastrutture post-trading e, per quanto ci interessa, i maggiori fornitori di servizi su cripto-attività che operano in più Paesi.

Il modello che ne esce è a due livelli. I grandi operatori transfrontalieri passerebbero sotto la vigilanza diretta dell’ESMA; tutti gli altri resterebbero in capo alle autorità nazionali, in Italia la Consob per la condotta di mercato e la Banca d’Italia per il profilo prudenziale. È una versione più contenuta rispetto alla proposta originaria della Commissione, che immaginava l’ESMA come supervisore di tutti i CASP. Secondo la ricostruzione di Tokenpost, le stime indicano che solo 10-15 operatori su circa 360 rientrerebbero nella soglia della vigilanza centralizzata: non la massa del mercato, ma i pesi massimi che muovono i volumi veri.

I criteri di significatività sono precisi. Finirebbe sotto l’ombrello dell’ESMA chi supera i 15 milioni di utenti attivi nell’Unione, oppure chi soddisfa almeno tre di cinque parametri aggiuntivi: più di 1 milione di utenti attivi, oltre 1 miliardo di euro di cripto in custodia, più di 4 miliardi di euro di transazioni annue per conto della clientela, e così via. Per accompagnare il cambiamento è prevista una transizione di due anni, con squadre miste di esperti ESMA e nazionali, prima che la vigilanza diretta entri a regime; la decisione finale, però, resterebbe in capo all’autorità europea. A livello di governance, come nota Paperjam, nascerebbe un comitato esecutivo permanente composto dal presidente dell’ESMA e da cinque membri indipendenti a tempo pieno, incaricato delle decisioni sui soggetti vigilati direttamente.

AspettoOggiCon la riforma (posizione del Consiglio, 9 ott 2026)
Chi vigila i CASP27 autorità nazionali (in Italia Consob + Banca d’Italia)Due livelli: ESMA sui grandi transfrontalieri, NCA sul resto
Operatori coinvolti dalla vigilanza direttaNessuno (tutto nazionale)Stimati 10-15 su circa 360
Soglia principale–Oltre 15 milioni di utenti attivi UE
Soglie alternative (almeno 3 su 5)–>1 mln utenti attivi; >1 mld euro in custodia; >4 mld euro di transazioni annue; altri parametri
Transizione–Due anni, con team misti ESMA-NCA
GovernanceBoard of SupervisorsNuovo comitato esecutivo: presidente + 5 membri indipendenti
Fonti: Consiglio UE, Tokenpost, Paperjam. Il testo richiede ancora il via libera del Parlamento europeo e il negoziato finale tra colegislatori.

Attenzione a una cautela doverosa: non è legge. La posizione del Consiglio apre il negoziato con il Parlamento europeo, che dovrà dire la sua prima dei triloghi conclusivi. Ma la direzione è tracciata, e Comporti arriva proprio mentre si decide quanta parte della vigilanza cripto finirà a Parigi.

L’ironia italiana: la Consob aveva chiesto proprio questo

Qui la storia prende una piega che a Roma non è sfuggita. La spinta ad accentrare la vigilanza sui grandi operatori cripto non nasce a Bruxelles per caso. È il frutto di una campagna durata più di un anno, portata avanti da un terzetto di autorità nazionali: la Consob italiana, l’AMF francese e la FMA austriaca. Le tre authority hanno sostenuto con un position paper congiunto che un mercato unico con un solo passaporto ma 27 vigilanze diverse è esposto all’arbitraggio regolamentare, cioè alla corsa a registrarsi dove i controlli sono più morbidi. La soluzione proposta: dare all’ESMA la vigilanza diretta sui CASP più grandi.

Quella richiesta è diventata il pacchetto che la Commissione ha presentato a fine 2025 e che ora il Consiglio ha fatto proprio, sia pure in versione ridotta. Il dettaglio che chiude il cerchio: Carlo Comporti, da commissario Consob, ha presieduto lo Standing Committee sulla finanza digitale dell’ESMA. Ha cioè lavorato dall’interno al disegno che ora, da presidente, dovrà tradurre in pratica. Un uomo della Consob, che ha contribuito alla linea dell’accentramento, eredita il compito di costruire l’accentramento stesso.

Non è l’unico italiano in posizione chiave nell’architettura europea del settore. La guida dell’AMLA, la nuova autorità antiriciclaggio con sede a Francoforte e operativa dal 1° luglio 2025, è affidata a Bruna Szego, che veniva dalla Banca d’Italia, dove dirigeva la vigilanza antiriciclaggio. Due italiani, due snodi: i mercati e il contrasto al riciclaggio. Per un Paese spesso descritto come periferico sulle cripto, è una presenza sproporzionata rispetto al peso del mercato domestico, che resta tra i più piccoli dei grandi Stati UE.

Cosa cambia (e cosa no) per i CASP italiani

Partiamo dai numeri, perché raccontano la posizione dell’Italia nel mosaico europeo. Secondo il tracker indipendente casptracker.eu, al 22 ottobre 2026 i CASP autorizzati nell’intero Spazio economico europeo sono 384, con la Germania saldamente in testa a 114, poi Francia 36, Paesi Bassi 29, Cipro 25, Malta 23, Spagna 16, Lussemburgo 13, Irlanda 12 e Italia a quota 10. Dieci soggetti: pochi in valore assoluto, in linea con un mercato retail che resta contenuto, ma in crescita rispetto ai nove della scorsa estate.

La Consob ha autorizzato otto CASP cosiddetti specializzati, a cui si aggiungono gli intermediari che operano in regime di notifica, come Banca Sella. L’elenco dei soggetti abilitati in Italia comprende:

  • CheckSig, primo CASP autorizzato dalla Consob, specializzato in custodia istituzionale e proof-of-reserves;
  • Young Platform, autorizzata il 30 giugno 2026, con otto servizi su dieci, lo spettro più ampio del mercato italiano;
  • Conio, CryptoSmart, Hercle, Hodlie, Olliv Italia e Riv Digital, gli altri operatori specializzati;
  • Banca Sella, esempio di intermediario che accede tramite notifica ai sensi dell’articolo 60.

Per questi operatori la riforma sulla vigilanza accentrata, almeno nell’immediato, cambia poco: nessuno di loro si avvicina alle soglie dei 15 milioni di utenti o dei miliardi in custodia. Resteranno sotto l’ombrello della Consob (condotta, trasparenza, abusi di mercato) e della Banca d’Italia (profilo prudenziale e stablecoin), come previsto dal decreto di attuazione italiano, il D.lgs. 5 settembre 2024, n. 129, che designa le due autorità ai sensi del Regolamento MiCA. Il punto è un altro: i colossi globali che servono i clienti italiani tramite passaporto, loro sì finirebbero sotto l’ESMA. E questo, paradossalmente, può aiutare gli operatori nazionali, perché riduce lo spazio per chi gioca sull’arbitraggio tra Paesi.

C’è poi la leva tutta italiana dell’oscuramento dei siti abusivi. Dal 2019, grazie all’articolo 7-octies del TUF introdotto con il decreto crescita, la Consob può ordinare ai provider di bloccare l’accesso ai portali che offrono servizi finanziari senza autorizzazione. È uno strumento rapido, che l’autorità ha usato su oltre 1.800 portali negli anni, e che l’ESMA ha indicato come modello da estendere a livello europeo. Comporti conosce bene quella cassetta degli attrezzi: l’ha vista funzionare a Roma.

La stretta sulle stablecoin: USDT fuori dai CASP UE entro l’8 gennaio 2027

Se c’è un fronte su cui la fase di enforcement è già partita, è quello delle stablecoin. L’8 ottobre 2026 l’ESMA ha pubblicato un’opinione di vigilanza che fissa un paletto netto: le autorità nazionali devono imporre ai CASP autorizzati di chiudere entro tre mesi i servizi legati a token di moneta elettronica (EMT) e token collegati ad attività (ART) non conformi a MiCA. Tre mesi dalla pubblicazione significa l’8 gennaio 2027. Come ha riassunto CoinDesk, le piattaforme non dovranno più «mantenere, introdurre o facilitare l’accesso» a quei token attraverso i servizi che offrono.

Il bersaglio non è nominato, ma è ovvio: USDT di Tether, la stablecoin più grande al mondo, che non ha mai ottenuto l’autorizzazione europea. Stessa sorte per PYUSD di PayPal, la terza per capitalizzazione, anch’essa priva di via libera MiCA. Durante la fase di dismissione i CASP potranno offrire solo servizi residuali per sciogliere le posizioni esistenti (vendita, conversione, prelievo, trasferimento, custodia), ma non acquisto, promozione, negoziazione o mantenimento a mercato. Dopo l’8 gennaio, per un residente italiano che detiene USDT su una piattaforma europea, resteranno tre strade: convertire in una stablecoin conforme come USDC o EURC, convertire in euro, oppure spostare i token in autocustodia, fuori dal perimetro dei CASP.

Perché tanto rigore su token che il mercato usa ogni giorno? La logica dell’ESMA è che lasciare in circolazione stablecoin non conformi dentro piattaforme autorizzate svuoterebbe le regole su riserve, rimborso, governance e trasparenza che MiCA impone agli emittenti regolari. Dall’altra parte, Tether ha sempre difeso la propria scelta di non chiedere la licenza europea, puntando il dito contro l’obbligo di tenere una quota rilevante delle riserve in depositi bancari. «Un deposito bancario non equivale a liquidità immediatamente disponibile», ha ripetuto l’amministratore delegato Paolo Ardoino, sostenendo che quella regola esporrebbe la stablecoin a rischi in caso di corsa agli sportelli, come riportato da FinanceFeeds.

StablecoinCapitalizzazioneQuota di mercatoStato MiCA (UE)
USDT (Tether)~182,4 mld $~61%Non autorizzata: fuori dai CASP UE dall’8 gen 2027
USDC (Circle)~71,4 mld $~24%Conforme (EMI via ACPR, Francia)
USDS~10,0 mld $~3,4%Non autorizzata
USDe (Ethena)~4,6 mld $~1,5%Non autorizzata
DAI~4,5 mld $~1,5%Non autorizzata
EURC (euro)~483 mln $~0,16%Conforme (EMT in euro)
Dati CoinGecko, 26 ottobre 2026; mercato stablecoin totale circa 297 mld $, oltre il 99% in dollari. Lo stato MiCA riflette l’opinione ESMA dell’8 ottobre 2026.

Il quadro racconta un paradosso che pesa sulla scrivania di Comporti: MiCA ha costruito il regolamento sulle stablecoin private, ma le stablecoin in euro valgono appena lo 0,16% del mercato, mentre il dollaro domina con oltre il 99%. La fotografia di CoinGecko è impietosa. È uno dei motivi per cui l’Europa spinge in parallelo sulla moneta pubblica: l’euro digitale.

L’euro digitale: la pista pubblica entra nel vivo

Mentre MiCA disciplina il denaro privato, l’Unione lavora alla sua risposta pubblica. L’euro digitale non è una stablecoin né una criptovaluta: è moneta di banca centrale in forma elettronica, pensata per funzionare come contante digitale. E proprio in questi giorni il progetto fa un passo concreto. La Banca centrale europea ha aperto una call per i commercianti dell’e-commerce e del mobile-commerce dell’area euro che vogliono partecipare al pilota, con scadenza fissata al 27 ottobre 2026, alle 17:00, come documentato da Ecommerce Europe. In pratica, domani si chiude la finestra per candidarsi.

Il risvolto italiano c’è. La Banca d’Italia ha rilanciato l’invito ai commercianti nazionali a farsi avanti, secondo quanto riportato da SpazioCrypto: i soggetti selezionati testeranno l’integrazione con i sistemi di cassa esistenti e forniranno un riscontro strutturato sull’esperienza di pagamento. È la fase sperimentale prima del pilota vero e proprio, atteso nella seconda metà del 2027.

Sul piano legislativo, i triloghi tra Commissione, Consiglio e Parlamento sono in corso dall’estate, con l’obiettivo di un accordo politico entro la fine del 2026 sotto la presidenza irlandese. Se la tabella di marcia regge, il pilota partirà nel 2027 e la prima emissione potrebbe arrivare intorno al 2029. L’euro digitale non pagherà interessi, avrà un limite di detenzione pensato come salvaguardia contro la fuga di depositi dalle banche, e sarà utilizzabile anche offline, come il contante. Non sarà programmabile: nessun meccanismo potrà vincolare dove e come spenderlo. È la cornice entro cui Comporti, pur senza competenze dirette sull’euro digitale (che è terreno BCE), dovrà far convivere il denaro privato regolato da MiCA e la moneta pubblica che sta per arrivare.

Il calendario di gennaio 2027: tre regolamenti convergono

Il primo trimestre del 2027 sarà uno spartiacque, e non solo per l’Europa. Tre scadenze si addensano quasi nello stesso punto del calendario. L’8 gennaio scatta il termine dell’ESMA per la dismissione delle stablecoin non conformi. Dieci giorni dopo, il 18 gennaio, negli Stati Uniti diventa operativo il GENIUS Act, la prima legge federale organica sulle stablecoin di pagamento. E sullo sfondo si muove l’euro digitale, con l’obiettivo di chiudere la cornice legislativa entro la fine del 2026.

Due visioni che si guardano. Gli Stati Uniti hanno scelto di promuovere le stablecoin private in dollari e hanno vietato per decreto una valuta digitale di banca centrale. L’Europa fa l’opposto: stringe sulle stablecoin private non conformi e costruisce la moneta pubblica digitale. Al centro, lo stesso problema, la sovranità monetaria e dei pagamenti, affrontato con strumenti speculari. Comporti eredita il lato europeo di questa partita proprio mentre i due modelli entrano in vigore a pochi giorni l’uno dall’altro.

DataEventoAmbito
27 ott 2026Scadenza call commercianti per il pilota euro digitaleUE / BCE
1 nov 2026Carlo Comporti si insedia come presidente ESMAUE / ESMA
Fine 2026Obiettivo accordo politico sull’euro digitale (presidenza irlandese)UE
8 gen 2027Termine ESMA: stop ai servizi su stablecoin non conformiUE / MiCA
18 gen 2027Entra in vigore il GENIUS ActUSA
30 giu 2027Relazione della Commissione su MiCA (artt. 140/142), possibile MiCA 2.0UE
2° sem 2027Avvio del pilota euro digitale; chiusura della prima vigilanza comune ESMA sulla custodiaUE
~2029Possibile prima emissione dell’euro digitaleUE
Fonti: ESMA, Consiglio UE, BCE, Congress.gov, Commissione europea. Le date successive al 2026 sono obiettivi dichiarati, soggetti all’iter legislativo.

Dove siamo con l’attuazione di MiCA

Vale la pena ricordare da dove si parte, perché l’enforcement di oggi è la coda di un percorso lungo. MiCA è stata pubblicata nel 2023 e si è applicata per fasi: le regole su stablecoin (EMT e ART) dal 30 giugno 2024, quelle sui CASP e sugli abusi di mercato dal 30 dicembre 2024. Poi il periodo transitorio, la finestra in cui gli operatori già attivi potevano continuare mentre chiedevano l’autorizzazione. In Italia, come in Germania, Austria, Irlanda e Spagna, quella finestra è stata accorciata e si è chiusa il 1° luglio 2026. Da quel giorno, chi non ha la licenza non può operare.

Il risultato è una mappa europea molto concentrata. La Germania domina il registro con 114 CASP autorizzati, frutto anche di una rete bancaria cooperativa che ha portato in massa gli istituti dentro il perimetro. Seguono a distanza Francia e Paesi Bassi. L’Italia, con dieci soggetti, si colloca nella fascia media-bassa, uno specchio del fatto che l’adozione retail nel Paese resta tra le più contenute dei grandi mercati UE.

PaeseCASP autorizzati
Germania114
Francia36
Paesi Bassi29
Cipro25
Malta23
Spagna16
Lussemburgo13
Irlanda12
Italia10
Totale SEE384
Fonte: casptracker.eu, dati al 22 ottobre 2026 allineati al registro ufficiale ESMA.

La concentrazione non riguarda solo i Paesi, ma anche i servizi. La custodia, in particolare, è un nodo delicato: chi conserva le chiavi conserva gli asset, e la segregazione patrimoniale imposta dall’articolo 70 di MiCA convive con una concentrazione di fatto nelle mani di pochi grandi depositari. È un tema che torna anche nel mondo degli ETF, dove un solo custode arriva a coprire l’80% degli asset: la regola scritta dice segregazione, la realtà del mercato dice concentrazione. Proprio per questo l’ESMA ha avviato l’8 luglio 2026 la sua prima azione di vigilanza comune (CSA) sulla custodia e sulla resilienza operativa digitale dei CASP, che corre fino alla prima metà del 2027 con relazione finale attesa nella seconda metà dell’anno.

La revisione di MiCA e la possibile MiCA 2.0

C’è un secondo cantiere legislativo che Comporti erediterà, e non è secondario. La Commissione europea ha chiuso il 30 settembre 2026 una consultazione mirata sulla revisione di MiCA, costruita su 86 domande e quattro blocchi tematici: definizioni e perimetro, stablecoin, CASP, e tutto ciò che resta fuori dal regolamento. Le risposte confluiranno in una relazione che la Commissione dovrà presentare entro il 30 giugno 2027 ai sensi degli articoli 140 e 142, e che potrebbe aprire la strada a una riforma, già soprannominata «MiCA 2.0».

Sul tavolo ci sono due pressioni opposte. Da un lato la spinta a semplificare, per non soffocare le startup e non spingere gli operatori verso Dubai o gli Stati Uniti; dall’altro la richiesta di rafforzare le tutele, colmando i vuoti su finanza decentralizzata, staking, prestiti, mercati predittivi e derivati. Nelle sue risposte, l’ESMA ha chiesto più poteri: regole più severe sui finfluencer, trasparenza sui costi, la facoltà di oscurare siti fraudolenti e congelare cripto, e il divieto per i soggetti regolati di offrire servizi su stablecoin non conformi. Quest’ultima richiesta, di fatto, è stata già soddisfatta con l’opinione dell’8 ottobre. Il resto è materia che Comporti porterà al tavolo del negoziato.

Anche la Banca centrale europea e le banche centrali nazionali hanno detto la loro, chiedendo di rivedere le regole sulle riserve delle stablecoin e di estendere il divieto di remunerazione ai servizi non regolati come prestiti e staking. La revisione, insomma, non è un esercizio di stile: tocca i pilastri economici del modello. E arriva con un presidente che quei pilastri li ha studiati dall’interno del comitato sulla finanza digitale.

Non solo MiCA: lo stack normativo che pesa sui CASP

Un errore comune è pensare a MiCA come all’unico regolamento che conta. In realtà, un CASP italiano si muove dentro una pila di norme che si sovrappongono. C’è DORA, il Regolamento UE 2022/2554 sulla resilienza operativa digitale, applicabile dal 17 gennaio 2025, che impone presidi su sicurezza informatica, gestione degli incidenti e controllo dei fornitori terzi. C’è il Transfer of Funds Regulation (Regolamento UE 2023/1113), in vigore dal 30 dicembre 2024, che estende alle cripto la cosiddetta travel rule: per i trasferimenti tra CASP vanno trasmessi i dati di chi invia e chi riceve, senza soglia minima, con verifiche aggiuntive sopra i 1.000 euro per i wallet auto-ospitati.

E c’è il capitolo antiriciclaggio, destinato a stringersi ancora. L’AMLR (Regolamento UE 2024/1624) si applicherà in tutta l’Unione dal 10 luglio 2027, con un tetto ai pagamenti in contanti e limiti ai wallet anonimi; la vigilanza diretta su un primo gruppo di soggetti passerà all’AMLA dal 2028. Per gli operatori significa più controlli KYC e un onere di compliance che cresce. È il motivo per cui l’identità e la verifica stanno diventando centrali anche in settori un tempo refrattari: perfino nel gaming crypto si gioca ora e si verifica alla cassa, con il KYC che arriva al momento del prelievo. La direzione è chiara: meno anonimato, più tracciabilità.

Questo stack ha un costo, e non banale. Mettere in piedi e mantenere la conformità pesa sui bilanci, soprattutto per gli operatori più piccoli, ed è una delle ragioni del consolidamento in atto. Chi si chiede se la compliance sia davvero efficace o solo un costo trova una risposta articolata nell’analisi di HOGE Wire su quanto funziona (e quanto costa) la compliance nella DeFi, dove il confine tra tutela e burocrazia è tutt’altro che scontato.

Cosa resta fuori dal perimetro di MiCA

Capire cosa MiCA non copre è importante quanto capire cosa regola, perché è lì che si annidano i rischi non presidiati. Il regolamento disciplina gli intermediari e gli emittenti, non il codice. Di conseguenza restano fuori quattro aree principali. La prima è l’autocustodia: tenere le proprie chiavi private in un wallet personale non è un servizio e nessuno lo autorizza né lo garantisce. La seconda è la finanza decentralizzata: il considerando 22 esclude i servizi prestati «in maniera completamente decentralizzata senza alcun intermediario», un’esenzione in teoria ampia ma in pratica strettissima, perché quasi ogni protocollo ha un front-end, chiavi di amministrazione o una governance concentrata che identificano un operatore.

La terza area sono gli NFT. MiCA li esclude quando sono genuinamente unici e non fungibili, ma l’esenzione è stretta: una grande serie o collezione viene letta come indizio di fungibilità, e la sostanza prevale sulla forma. Le grandi collezioni di profilo, comprese quelle native di Bitcoin, vivono proprio in questa zona grigia tra collezionismo e strumento finanziario. La quarta area sono i derivati: future, opzioni e perpetual sulle cripto sono strumenti finanziari sotto la MiFID II, vigilati dalla Consob come mercato dei derivati, non da MiCA, che copre solo lo spot. È una distinzione che confonde molti investitori, ma è cruciale: la leva alta offerta da piattaforme offshore non gode delle tutele europee.

Il punto che Comporti dovrà affrontare è proprio questo: i vuoti sono la prossima frontiera. La revisione di MiCA chiede esplicitamente se e come portare dentro il perimetro la DeFi, lo staking, i prestiti e i mercati predittivi. Ogni risposta sarà un compromesso tra protezione dell’investitore e libertà di innovazione, e sarà lui a doverlo mediare.

Cosa significa per l’investitore italiano

Dietro i dossier istituzionali ci sono scelte pratiche che toccano chi, in Italia, detiene o scambia cripto. La prima regola non cambia con il nuovo presidente: operare tramite un soggetto autorizzato. Prima di affidare fondi a una piattaforma conviene verificare che sia nel registro ESMA o nell’elenco Consob; se non c’è, il sito può essere oscurato da un momento all’altro e le tutele di MiCA non si applicano. Questa verifica, banale a dirsi, resta il primo presidio.

La seconda scelta riguarda chi detiene USDT o altre stablecoin non conformi su un exchange europeo. La scadenza dell’8 gennaio 2027 non significa che i token evaporano, ma che i servizi su di essi verranno chiusi: meglio decidere con calma se convertire in USDC o EURC, passare a euro o spostare in autocustodia, piuttosto che trovarsi obbligati a liquidare in fretta. Va ricordato, tra l’altro, che in Italia la conversione da una cripto a un’altra è fiscalmente un realizzo, quindi ha implicazioni sul calcolo delle plusvalenze.

Terzo, conviene sapere cosa MiCA protegge e cosa no. Il regolamento impone libro bianco, trasparenza, segregazione dei beni in custodia e regole contro gli abusi di mercato; non garantisce contro il rischio di prezzo, non copre l’autocustodia né la DeFi, e non prevede un sistema di garanzia dei depositi come quello bancario. Per molti risparmiatori italiani il canale regolato più semplice resta quello degli strumenti quotati: su questo fronte il dibattito sugli ETP e sugli ETF crypto e il nodo italiano dell’accesso è tutt’altro che chiuso, e intreccia regole europee e scelte fiscali nazionali.

Le incognite che Comporti dovrà sciogliere

Nessuna nomina, da sola, cambia un mercato. Ma l’arrivo di Comporti pone alcune domande concrete. La prima è di equilibrio: un ex commissario Consob che ha spinto per l’accentramento darà all’ESMA una spinta più federale, o cercherà la mediazione con le autorità nazionali, Irlanda, Lussemburgo e Malta in testa, che temono di perdere competenze? La seconda è di tempi: l’enforcement sulle stablecoin è già partito, ma la riforma sulla vigilanza diretta deve ancora passare dal Parlamento europeo, e i triloghi possono allungarsi.

C’è poi la questione della competitività. L’Europa è stata la prima grande giurisdizione a darsi un regolamento organico sulle cripto, e questo le ha dato un vantaggio di immagine, il cosiddetto Brussels effect. Ma il vantaggio non è eterno: se le regole diventano troppo onerose, gli operatori migrano, e se restano troppo lasche, si ripetono gli errori che hanno portato a Terra e FTX. Comporti dovrà camminare su questo filo mentre Washington gioca la carta opposta delle stablecoin private in dollari. La stretta sulle stablecoin non conformi, in questo senso, è un test: dirà se l’Europa sa far rispettare le proprie regole senza svuotare la liquidità dei suoi mercati.

Alla fine, il significato di questa nomina si misura su un piano semplice. MiCA ha finito di scriversi; ora deve dimostrare di funzionare. Che a guidare questo passaggio ci sia un italiano, ex commissario della Consob e già presidente del comitato europeo sulla finanza digitale, è una coincidenza carica di senso per i lettori italiani. Non perché garantisca esiti migliori, ma perché mette al centro della vigilanza europea una scuola, quella della Consob, che da anni chiede regole uniformi e applicate davvero. Dal 1° novembre, quella scuola ha la penna in mano.

Domande frequenti

Chi è Carlo Comporti, il nuovo presidente dell’ESMA?

Carlo Comporti è un regolatore italiano che dal 1° novembre 2026 guida l’ESMA al posto di Verena Ross. È stato commissario Consob dal febbraio 2022 e ha presieduto lo Standing Committee sulla finanza digitale dell’ESMA; in precedenza è stato segretario generale del CESR dal 2008, con un ruolo chiave nella nascita dell’ESMA nel 2010-2011.

Quando USDT verrà rimosso dalle piattaforme europee?

L’opinione ESMA dell’8 ottobre 2026 impone ai CASP autorizzati di chiudere entro l’8 gennaio 2027 i servizi legati alle stablecoin non conformi a MiCA, USDT compresa. Dopo quella data le piattaforme non potranno più offrire acquisto, negoziazione o promozione di questi token, ma solo servizi residuali per sciogliere le posizioni esistenti.

L’ESMA vigilerà direttamente su tutti i CASP europei?

No. La posizione del Consiglio del 9 ottobre 2026 prevede un modello a due livelli: l’ESMA vigilerebbe direttamente solo sui maggiori operatori transfrontalieri, stimati in 10-15 su circa 360, mentre tutti gli altri resterebbero sotto le autorità nazionali. Il testo deve ancora essere approvato dal Parlamento europeo.

Cosa deve fare chi detiene USDT in Italia dopo l’8 gennaio 2027?

I token non spariscono, ma i servizi su di essi verranno chiusi dai CASP europei. Chi detiene USDT può convertirlo in una stablecoin conforme come USDC o EURC, convertirlo in euro oppure spostarlo in autocustodia. In Italia la conversione tra cripto è considerata un realizzo ai fini fiscali, quindi incide sul calcolo delle plusvalenze.

Cosa cambia per i CASP italiani con il nuovo presidente ESMA?

Nell’immediato poco: i dieci soggetti autorizzati in Italia restano sotto Consob e Banca d’Italia, perché nessuno raggiunge le soglie della vigilanza diretta ESMA. Cambia però il contesto: i grandi operatori globali che servono i clienti italiani tramite passaporto potrebbero passare sotto l’ESMA, riducendo lo spazio per l’arbitraggio tra Paesi.

Anneke de Vries è responsabile della redazione Regolamentazione di HOGE Wire e segue l’attuazione di MiCA e la vigilanza europea sulle cripto-attività.

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