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● AI x Crypto

ai16z trades: come funziona il fondo AI diventato elizaOS

Nato su Solana nel 2024, ai16z affidava i trade a un agente AI e a un marketplace della fiducia. Ecco il meccanismo, la parabola del prezzo e il quadro MiCA-Consob per l'Italia.

Gli «ai16z trades» sono diventati uno dei casi di studio più citati quando si parla di agenti di intelligenza artificiale che operano da soli sui mercati crypto. Dietro l’etichetta c’è un fondo nato su Solana nell’autunno del 2024, un agente AI ribattezzato «Marc AIndreessen» e un esperimento di governance chiamato marketplace della fiducia. In questo articolo spieghiamo come funziona il meccanismo, che cosa è accaduto ai prezzi tra il picco di gennaio 2025 e il ridimensionamento del 2026, e che cosa dovrebbe tenere a mente un lettore italiano alle prese con la normativa MiCA e la vigilanza Consob.

Che cos’è ai16z e perché se ne è parlato tanto

ai16z è un DAO, cioè un’organizzazione autonoma decentralizzata, lanciato a ottobre 2024 sulla piattaforma daos.fun, presentata dai suoi stessi promotori come la versione «hedge fund» di pump.fun. Il nome è un gioco di parole su a16z, la sigla del fondo di venture capital Andreessen Horowitz. L’idea di partenza era semplice e provocatoria: costruire un agente di intelligenza artificiale addestrato sugli scritti e sullo stile di investimento di Marc Andreessen e lasciargli gestire un portafoglio di token, con i membri del DAO nel ruolo di consiglieri.

Il fondo è stato creato il 24 ottobre 2024 e ha attirato l’attenzione quando lo stesso Marc Andreessen ha interagito pubblicamente con il progetto, spingendone la capitalizzazione vicino ai 90 milioni di euro nel giro di pochi giorni, come documentato da The Block. Dietro il progetto c’è Shaw, sviluppatore noto anche come Shaw Walters, e la sua società Eliza Labs. Da subito il progetto si è mosso su un doppio binario: da un lato il token speculativo, dall’altro un’infrastruttura software pensata per durare oltre la singola operazione. La pagina del fondo resta consultabile su daos.fun.

Come funziona il marketplace della fiducia

Il cuore degli «ai16z trades» è il cosiddetto marketplace della fiducia (in inglese virtual marketplace of trust). Non è un semplice sistema di voto: è un meccanismo che assegna a ogni partecipante un punteggio di affidabilità basato sulla qualità delle sue proposte passate. Chi possiede almeno 100 token ai16z può suggerire un’operazione o un progetto in cui investire; il sistema registra poi se quel suggerimento si è rivelato accurato e redditizio.

I punteggi di fiducia vengono pesati matematicamente, per cui l’agente ha più probabilità di eseguire un’operazione se il consiglio arriva da un partecipante con una reputazione solida. L’agente, Marc AIndreessen, analizza i dati on-chain, valuta le proposte della comunità ed esegue gli ordini, adattando la strategia alle condizioni di mercato. In pratica la folla propone, la macchina filtra e decide: un modello che prova a unire l’intelligenza collettiva dei meme trader con la disciplina di un agente automatico. La documentazione ufficiale descrive struttura e tokenomics su docs.elizaos.ai.

Il framework Eliza che muove gli agenti

Gli «ai16z trades» non sarebbero possibili senza il software che li rende operativi. L’agente è costruito sul framework Eliza, oggi noto come elizaOS, un progetto open source pubblicato su GitHub con licenza MIT. Il codice, scritto in prevalenza in TypeScript, ha superato le 18 mila stelle sulla piattaforma e viene descritto dagli autori come un «sistema operativo local-first per agenti AI»: consente di creare assistenti capaci di chattare, gestire un wallet, navigare il web ed eseguire operazioni.

È proprio questa infrastruttura ad aver trasformato ai16z da semplice memecoin in un caso discusso anche fuori dal circuito speculativo. Un laboratorio dell’Università di Stanford ha avviato una collaborazione con il team dietro il progetto, come riportato da Blockworks, segno che l’interesse andava oltre il prezzo del token. L’adozione del framework da parte di altri team ha dato vita a un intero ecosistema di agenti, molti con un proprio token, che ha alimentato la narrativa degli «AI agent» per buona parte del 2025.

Dai massimi di gennaio 2025 al forte ridimensionamento

La parabola del prezzo racconta bene l’euforia e la delusione successiva. Il token ai16z ha toccato il massimo storico di circa 2,17 euro (poco meno di 2,50 dollari, a un cambio EUR/USD di circa 1,14) il 2 gennaio 2025, secondo i dati di CoinGecko. In quel momento la capitalizzazione circolante superava 1,3 miliardi di euro e la valutazione completamente diluita (FDV) si avvicinava a 2,4 miliardi. Da lì è cominciata una discesa lunga e ripida, comune a gran parte dei token legati agli agenti AI dopo l’ondata di fine 2024.

MomentoDataPrezzo token (circa)Capitalizzazione (circa)
Debutto su daos.funottobre 2024frazioni di centesimo~90 mln EUR dopo il richiamo di Andreessen
Massimo storico di ai16z2 gennaio 2025~2,17 EURcircolante ~1,3 mld EUR; FDV ~2,4 mld EUR
Scadenza del fondo su daos.fun24 ottobre 2025n.d.portafoglio del DAO congelato
Apertura migrazione elizaOS6 novembre 2025n.d.picco nuovo token ~9,5 mln EUR
Situazione al 2 luglio 20262 luglio 2026~0,00047 EUR~3,5 mln EUR

Le conversioni in euro sono approssimate e calcolate sul cambio del periodo; i valori in tempo reale sono consultabili anche sulle schede prezzo di CoinDesk e The Block.

La scadenza del fondo su daos.fun

Un dettaglio spesso trascurato riguarda la struttura stessa del fondo. I veicoli lanciati su daos.fun hanno un ciclo di vita di un anno: il fondo ai16z era programmato per scadere il 24 ottobre 2025, esattamente dodici mesi dopo la sua creazione. Alla scadenza il portafoglio del DAO viene congelato, la parte in SOL degli utili viene divisa a metà tra il creatore e gli investitori, mentre gli altri token vengono distribuiti in proporzione alle quote detenute.

Questo significa che il fondo originario, quello che eseguiva materialmente gli «ai16z trades», ha di fatto concluso il suo mandato mentre il token e l’ecosistema software continuavano a vivere di vita propria. Per gli investitori significa anche che i rendimenti realizzati dal fondo non coincidono con l’andamento del token quotato sugli exchange. È una distinzione importante per chi acquista oggi: comprare il token non equivale a partecipare al fondo di trading che ha reso famoso il progetto.

Il rebranding in elizaOS e la migrazione del token

Il richiamo troppo esplicito ad Andreessen Horowitz ha creato problemi. Il 28 gennaio 2025 Eliza Labs ha annunciato che ai16z avrebbe cambiato ticker in $elizaOS, per allontanare l’associazione con il fondo di venture capital e riflettere l’ambizione di diventare una piattaforma software più che un semplice meme.

La migrazione vera e propria è partita il 6 novembre 2025 alle 18:00 UTC, con finestra di conversione aperta fino al 4 febbraio 2026. Il meccanismo prevede che per ogni token ai16z convertito il detentore riceva sei token elizaOS, mentre i restanti quattro (su una nuova base ridenominata) confluiscano in una tesoreria generativa destinata allo sviluppo. Al 2 luglio 2026, secondo CoinGecko, elizaOS scambia intorno a 0,00047 euro con una capitalizzazione vicina ai 3,5 milioni di euro, una FDV di circa 4,1 milioni e volumi giornalieri sotto i 300 mila euro. Il vecchio ticker ai16z, non migrato, è sceso sotto il mezzo milione di euro di capitalizzazione.

auto.fun e il meccanismo di buyback

Nel frattempo Eliza Labs ha provato a dare un’utilità concreta al token. Il 17 aprile 2025 ha lanciato auto.fun, una piattaforma no-code per creare agenti AI senza scrivere codice, con una tokenomics che gli autori hanno definito «più che equa» e un modello a bonding curve integrato con la liquidità di Raydium, come raccontato da The Block. Anche auto.fun è open source ed è disponibile su GitHub.

Il punto chiave per chi detiene il token è il meccanismo di accumulo di valore: una parte delle commissioni generate dal lancio di ogni nuovo agente viene indirizzata verso il token nativo, con operazioni di riacquisto (buyback) che alimentano la liquidità. In teoria, più agenti vengono creati, più domanda si genera per elizaOS. In pratica, i volumi attuali mostrano che l’ecosistema è ancora lontano dai numeri del picco.

Che cosa significa per gli investitori italiani

Per un lettore italiano, gli «ai16z trades» vanno inquadrati nel perimetro normativo europeo. Token come ai16z ed elizaOS sono cripto-attività ai sensi del regolamento MiCA, mentre gli exchange e i custodi che li trattano rientrano tra i prestatori di servizi per le cripto-attività (CASP) e devono ottenere l’autorizzazione. In Italia il decreto di adeguamento è il D.lgs. 5 settembre 2024, n. 129, che affida a Consob la vigilanza su trasparenza e correttezza dei comportamenti e alla Banca d’Italia i profili prudenziali e le stablecoin.

Va ricordato che l’Italia rientra nel gruppo di Paesi con il periodo transitorio MiCA più breve, che si chiude il 1° luglio 2026: da quella data operare senza autorizzazione non è più consentito. Consob, che utilizza anche tecniche di machine learning per la sorveglianza sugli abusi di mercato mantenendo un principio di supervisione umana, ha più volte richiamato l’attenzione sui rischi delle cripto-attività ad alta volatilità. Un dettaglio tecnico da non trascurare: gli strumenti derivati sulle cripto (futures, perpetual) non ricadono sotto MiCA ma sotto la disciplina MiFID II, anch’essa vigilata da Consob.

Rischi e domande ancora aperte

L’esperimento ai16z resta affascinante sul piano tecnologico, ma solleva domande che non hanno ancora risposte chiare. La prima riguarda la responsabilità: se un agente automatico esegue un’operazione sbagliata su indicazione della comunità, chi risponde delle perdite? La seconda riguarda la trasparenza: il marketplace della fiducia può essere manipolato da chi sa costruirsi una reputazione a tavolino, gonfiando i propri punteggi prima di proporre operazioni interessate.

C’è poi il divario tra racconto e realtà on-chain. Al picco il progetto valeva oltre un miliardo di euro; oggi elizaOS muove poche centinaia di migliaia di euro al giorno e il fondo che eseguiva i trade originari è stato liquidato. Chi guarda a questo settore dovrebbe distinguere con cura tra il valore del software open source, che continua a essere sviluppato e adottato, e il prezzo di un token che resta altamente speculativo. Gli «ai16z trades» hanno mostrato che cosa può fare un agente AI su una blockchain; non hanno ancora dimostrato che il modello sia sostenibile nel tempo.

A cura di Lorenzo Bianchi, redazione HOGE Wire.

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