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● AI x Crypto

Render Network 2026: GPU decentralizzate e il token RENDER

Render Network ha esaurito le GPU per la prima volta dal 2018. Guida completa al token RENDER, alla tokenomics burn-and-mint, al pivot sull'AI e ai rischi nel 2026.

Nel 2026 Render Network è tornata al centro delle conversazioni su crypto e intelligenza artificiale per un motivo tanto semplice quanto insolito: la rete ha esaurito le GPU. Per la prima volta dal 2018 la domanda di potenza di calcolo ha superato l’offerta disponibile, un evento che secondo Crypto Briefing ha visto ogni nuova scheda grafica assegnata a un lavoro quasi nel momento stesso in cui entrava in rete. È un dettaglio tecnico che racconta bene una trasformazione più grande: un progetto nato per il rendering grafico in 3D si è convertito in uno dei principali mercati decentralizzati di calcolo per l’AI.

Questa guida spiega che cos’è Render Network, come funziona il token RENDER, perché la sua tokenomics burn-and-mint è diversa da quella di quasi tutte le altre crypto, come è avvenuto il passaggio dal rendering all’inferenza AI e quali sono i rischi. Tutti i prezzi sono in euro e il quadro normativo è quello europeo, con i riferimenti a Consob e Banca d’Italia dove serve. Al momento della scrittura il token RENDER vale circa 1,15 euro, con una capitalizzazione intorno ai 599 milioni di euro secondo CoinGecko.

Che cos’è Render Network e perché se ne parla nel 2026

Render Network è un mercato decentralizzato di GPU: mette in contatto chi ha bisogno di potenza di calcolo grafico (studi di animazione, artisti 3D, oggi anche aziende che generano immagini e video con l’AI) con chi possiede schede grafiche inutilizzate e vuole monetizzarle. Invece di affittare server da un unico fornitore cloud, un cliente distribuisce il lavoro su una rete globale di nodi indipendenti che eseguono il rendering o l’inferenza e vengono pagati in token RENDER.

Il progetto nasce dall’esperienza di OTOY, azienda fondata nel 2008 da Jules Urbach e nota per OctaneRender, un motore di rendering GPU basato sul path tracing usato dentro software come Cinema 4D, Blender e Unreal Engine. L’idea alla base di Render è semplice: il rendering fotorealistico richiede enormi quantità di calcolo parallelo, esattamente il tipo di lavoro che le GPU fanno bene, e nel mondo esistono milioni di schede grafiche ferme la maggior parte del tempo. Coordinare quella capacità inattiva tramite una blockchain permette di offrire prezzi molto inferiori a quelli del cloud tradizionale.

La scala accumulata negli anni non è banale. Secondo Disruption Banking, la rete ha completato oltre 68 milioni di frame nel suo storico (68.281.673 per la precisione a inizio 2026), con il solo 2025 responsabile di circa un terzo di tutti i frame mai renderizzati. È questa base tecnica, e non un’ondata di hype improvvisa, ad aver reso Render uno dei progetti DePIN (Decentralized Physical Infrastructure Networks) più citati del ciclo.

Da RNDR a RENDER: la migrazione a Solana e l’addio a Polygon

Chi segue il progetto da tempo ricorderà il ticker originale, RNDR, lanciato come token ERC-20 su Ethereum. La storia del token è anche una piccola storia della storia delle blockchain: pensato per Ethereum, appoggiato per un periodo a Polygon per abbattere le commissioni, e infine migrato su Solana con il nuovo ticker RENDER (uno standard SPL). Lo swap è stato pensato come 1:1, cioè un vecchio RNDR corrisponde a un nuovo RENDER, e nel 2026 la quasi totalità dell’offerta ha completato la transizione; la parte residua è per lo più in cold storage inattivo.

Il capitolo più delicato riguarda proprio Polygon. Secondo la scheda di CoinGecko, il team ha annunciato la deprecazione del vecchio contratto RNDR su Polygon il 18 luglio 2025, dopo un accesso non autorizzato al contratto stesso. È un episodio che vale la pena conoscere per due ragioni: primo, perché ricorda che la sicurezza dei ponti e dei contratti tra catene diverse resta uno dei punti più fragili dell’ecosistema; secondo, perché la scelta di consolidare tutto su Solana risponde anche a una logica di riduzione della superficie di attacco, oltre che di velocità e costi. La migrazione ha reso Render, per numero di nodi GPU attivi, il più grande progetto DePIN su Solana.

Il tema della sicurezza multi-catena resta uno dei nodi più delicati dell’ecosistema: capire come le reti ereditano (o non ereditano) le garanzie della catena base è una domanda tuttora aperta. La differenza, nel caso di Render, è che non si tratta di una blockchain a sé: è un protocollo applicativo che vive su Solana e usa la catena per registrare pagamenti, burn ed emissioni.

Come funziona la rete: nodi, job e Proof-of-Render

Il flusso operativo è più intuitivo di quanto sembri. Un cliente (chiamato creator) invia un lavoro (un job) specificando la scena da renderizzare o il modello AI da eseguire. La rete assegna il job a uno o più node operator, cioè i possessori di GPU che hanno messo a disposizione le loro schede. Al termine, il risultato viene restituito al cliente e il pagamento in RENDER viene regolato on-chain.

Il pezzo che tiene insieme il sistema è il meccanismo di validazione, storicamente chiamato Proof-of-Render. Serve a garantire che un nodo abbia davvero eseguito il lavoro richiesto e prodotto un output corretto, senza che il cliente debba fidarsi ciecamente di uno sconosciuto dall’altra parte del mondo. Nel tempo Render ha esteso questa logica anche verso la provenienza e i diritti sui contenuti generati, un aspetto che diventa cruciale quando il calcolo non serve più solo a disegnare un fotogramma ma a produrre immagini e video con l’AI. La documentazione tecnica e le regole della rete sono raccolte nella knowledge base ufficiale.

I nodi non sono tutti uguali: la rete assegna livelli e priorità in base ad affidabilità, disponibilità e potenza dell’hardware. Questo sistema a livelli è importante perché determina quali job vanno a quali GPU, e perché ha aperto la strada, nel 2026, all’ingresso di hardware professionale accanto alle schede da gaming dei singoli utenti.

Per un node operator la convenienza dipende da tre fattori: il costo dell’energia elettrica, il prezzo di mercato del token ricevuto come ricompensa e il tasso di utilizzo della propria scheda. In un periodo di forte domanda come quello del 2026, con code di lavori in attesa, l’utilizzo tende al massimo e la remunerazione migliora; nei periodi di calma, invece, una GPU può restare ferma e la ricompensa in token, se il prezzo scende, non sempre copre la bolletta. È lo stesso calcolo che affrontano i miner di criptovalute, con la differenza che qui il lavoro utile è il rendering o l’inferenza, non la risoluzione di un puzzle crittografico.

Burn and Mint Equilibrium: la tokenomics spiegata

Qui sta la parte che rende RENDER diverso dalla maggior parte dei token. Il modello si chiama Burn and Mint Equilibrium (BME) e funziona così: i lavori vengono quotati in valuta fiat (per esempio in dollari o euro), non in token. Al momento del pagamento, l’importo viene convertito in RENDER e quei token vengono bruciati (burn), cioè distrutti in modo permanente, al netto di una commissione di rete intorno al 5%. In parallelo, i node operator ricevono RENDER di nuova emissione (mint) come ricompensa per il lavoro svolto.

La conseguenza è controintuitiva ma elegante: più la rete viene usata, più token vengono bruciati. La domanda di calcolo si traduce direttamente in pressione deflazionistica sull’offerta, mentre l’emissione ricompensa chi fornisce la capacità. Il prezzo del servizio resta stabile per il cliente (è ancorato al fiat), ma il numero di token distrutti sale con l’attività. Non a caso i burn sono diventati l’indicatore più seguito della salute economica della rete: nel 2026, con l’esplosione dei carichi AI, sono cresciuti del 279% su base annua secondo Crypto Briefing.

FaseCosa succede
1. QuotazioneIl job viene prezzato in valuta fiat, non in token, per proteggere il cliente dalla volatilità
2. PagamentoL’importo fiat viene convertito in RENDER al momento del saldo
3. BurnI RENDER pagati vengono bruciati, meno una commissione di rete di circa il 5%
4. MintNuovi RENDER vengono emessi come ricompensa e distribuiti ai node operator in base all’attività
5. EquilibrioSe la domanda cresce, i burn superano l’emissione e l’offerta netta tende a scendere

Attenzione a una sfumatura: BME non garantisce di per sé la deflazione. L’emissione segue uno schema decrescente ma esiste, e nei periodi di bassa attività può superare i burn, aumentando l’offerta netta. Il valore del token, in altre parole, dipende dall’uso reale della rete e non da una promessa scritta nel codice. È una differenza importante rispetto ai token puramente inflazionistici o a offerta fissa.

La governance RNP: come si decide su Render

Le regole di Render non le cambia un’azienda a porte chiuse, ma un processo di governance pubblico chiamato Render Network Proposal (RNP), gestito attraverso un repository aperto su GitHub. Ogni modifica sostanziale, dall’aggiunta di nuovo hardware alla ricalibrazione delle emissioni, passa da una proposta numerata, un periodo di discussione e un voto della comunità dei possessori di token.

Questo modello ricorda, nella filosofia, altri esperimenti di coordinamento decentralizzato nel mondo AI-crypto, come le subnet di Bittensor, anche se l’architettura è completamente diversa: Render è un mercato di rendering e calcolo, non una rete di modelli in competizione. La tabella seguente riassume alcune delle proposte che hanno plasmato la rete.

PropostaOggettoStato
RNP-001Formalizzazione del modello Burn and Mint EquilibriumAdottata
RNP-019Base per l’espansione della Compute Subnet verso i carichi AIAdottata
RNP-021Ingresso delle GPU enterprise (NVIDIA H100/H200, AMD MI300)Implementata
RNP-023Integrazione della rete di GPU inattive di Salad TechnologiesApprovata

La governance non è solo formale. È stata proprio una sequenza di proposte, dall’apertura ai carichi AI fino all’ingresso dell’hardware professionale, a rendere possibile la trasformazione della rete che ha caratterizzato il 2026.

Dal 3D all’inferenza AI: il grande pivot del 2026

Per anni Render è stata sinonimo di rendering cinematografico: animazioni, effetti visivi, visualizzazioni architettoniche. Nel 2026 la composizione dei carichi è cambiata radicalmente. Secondo Crypto Briefing, i lavori di intelligenza artificiale sono passati da meno del 10% dell’attività di rete nel 2024 al 35-40% nel 2026. Non è un dettaglio: è il baricentro del progetto che si sposta.

C’è una ragione tecnica precisa per cui questo spostamento ha senso per una rete decentralizzata, ed è la distinzione tra addestramento (training) e inferenza (inference). Addestrare un grande modello richiede migliaia di GPU strettamente interconnesse che lavorano in modo sincrono, con interconnessioni a bassissima latenza: è un lavoro che favorisce i data center centralizzati e mal si adatta a una rete distribuita nel mondo. L’inferenza, cioè far girare un modello già addestrato per generare un’immagine, un video o una risposta, si spezza invece in tanti compiti indipendenti che possono essere distribuiti su GPU sparse geograficamente senza penalità significative. È esattamente il terreno dove una rete come Render può competere sul prezzo con il cloud.

La domanda di inferenza, a sua volta, è alimentata da un’ondata di applicazioni AI che consumano calcolo in continuazione: dalla generazione di contenuti fino agli agenti autonomi che operano sui mercati, un fenomeno che abbiamo raccontato analizzando gli agenti AI sui mercati predittivi. Ogni volta che uno di questi sistemi produce un output, da qualche parte una GPU sta lavorando. Reti come Render puntano a essere quella GPU.

Dispersed: la piattaforma di compute AI di Render

Il pivot ha un volto commerciale preciso: Dispersed, la piattaforma dedicata al calcolo AI presentata al Solana Breakpoint 2025 nel dicembre di quell’anno. Se il rendering 3D classico resta il cuore storico, Dispersed è il marchio con cui Render offre inferenza e calcolo generico agli sviluppatori, con la possibilità di far girare modelli su GPU come le NVIDIA H200 e le AMD MI300X, secondo il resoconto di Solana Compass.

Sul piano economico, Dispersed è integrato nella logica BME: gran parte dei pagamenti si traduce in burn di token, così che l’uso della piattaforma alimenti direttamente la meccanica deflazionistica della rete. La ricerca di Messari segnala che il ventaglio prodotti si sta allargando oltre il rendering, con la Compute Subnet a supportare inferenza, training e calcolo generico grazie a integrazioni con clienti come Jember, Scrypted e Intelligent Internet. Un esempio di prezzo citato per l’esecuzione dei carichi si aggira intorno a 0,69 dollari (poco più di 0,60 euro) per GPU-ora, una cifra che spiega perché il calcolo decentralizzato viene spesso descritto come molto più economico dei provider cloud tradizionali.

La sfida della verificabilità del calcolo, cioè come garantire che un nodo remoto abbia davvero eseguito il modello richiesto e non abbia barato, è la stessa che affrontano progetti AI-native come Ritual. Render la risolve estendendo il suo Proof-of-Render, ma è un problema aperto e centrale per l’intero settore.

La crisi delle GPU del 2026: quando la domanda supera l’offerta

Arriviamo alla notizia che ha riportato Render sotto i riflettori. Nel secondo trimestre del 2026 la rete ha registrato un’offerta netta di GPU negativa: la domanda di calcolo ha superato la capacità disponibile per la prima volta dal 2018. Non è un dettaglio da poco per un mercato la cui promessa è proprio abbondanza e sottoutilizzo: significa che la crescita della domanda AI ha saturato l’infrastruttura più velocemente di quanto quest’ultima riuscisse a espandersi.

I numeri raccontano lo sforzo di scalare. Secondo Crypto Briefing, nei sei mesi precedenti la rete aveva integrato circa 60.000 nuove GPU distribuite in 180 Paesi, eppure ogni scheda veniva impegnata quasi immediatamente. La rete conta oggi all’incirca 5.600 nodi GPU attivi che gestiscono sia rendering sia calcolo AI, e i burn di token sono cresciuti del 279% anno su anno, il segnale più chiaro che dietro la scarsità c’è uso reale e non speculazione. Buona parte della nuova capacità è arrivata da governance dedicate come la RNP-023, che ha portato on-chain la rete di GPU inattive di Salad Technologies, un servizio nato per monetizzare le schede grafiche dei gamer nei momenti di inattività.

Perché la scarsità è, paradossalmente, una buona notizia per il progetto? Perché conferma la tesi di fondo: esiste una domanda strutturale di calcolo al di fuori dei grandi data center, e una rete decentralizzata può intercettarla. Ma è anche un campanello d’allarme sul piano dell’esecuzione: se la rete non riesce a espandere l’offerta abbastanza in fretta, i clienti si rivolgono altrove e il vantaggio di prezzo evapora. Il Render Foundation Monthly Report di marzo 2026 documenta proprio questa corsa a bilanciare capacità e richieste.

RNP-021 e le GPU enterprise: H100, H200 e MI300 sulla rete

La risposta alla scarsità è passata soprattutto da una proposta di governance: la RNP-021. Fino ad allora la rete era pensata attorno a schede consumer, cioè GPU da gaming di alta gamma. Con la RNP-021, creata il 4 novembre 2025 e poi implementata, Render ha aperto le porte all’hardware professionale da data center, capace di gestire i carichi AI più pesanti. La proposta, consultabile per intero su GitHub, estende la precedente RNP-019 e approva una lista precisa di acceleratori.

  • NVIDIA: H100, H200, A100, L40, L4 e T4
  • AMD: serie Instinct MI300
  • Intel: Data Center GPU Max
  • Altri acceleratori se e quando diventano rilevanti, per esempio le LPU di Groq

La proposta fissa un obiettivo di capacità aggregata equivalente a un massimo di circa 1.200 GPU NVIDIA H200, per un totale nell’ordine dei 2,4 milioni di TFLOPS in FP16 Tensor dedicati ai carichi AI. Tradotto: la rete può ora ospitare training su larga scala, inferenza in tempo reale avanzata e generazione di immagini e video ad alta richiesta di memoria, cose impossibili con le sole schede consumer. È il passaggio che trasforma Render da servizio per creativi a infrastruttura di calcolo AI a tutti gli effetti.

Aprire alle GPU enterprise cambia anche il posizionamento competitivo. Finché la rete girava solo su schede consumer poteva servire bene il rendering e l’inferenza leggera, ma restava tagliata fuori dai carichi più pesanti, quelli dove si concentra la spesa delle aziende. Con hardware come le H100 e le H200 disponibili sui nodi, Render può in teoria competere per lavori prima appannaggio esclusivo dei grandi cloud, mantenendo però la struttura decentralizzata. La sfida, semmai, è convincere chi possiede questo hardware costoso (spesso data center o operatori specializzati) che conviene metterlo a disposizione della rete invece di affittarlo per conto proprio.

OTOY Studio: il token come metodo di pagamento per l’AI

Se la RNP-021 riguarda l’offerta di calcolo, un altro sviluppo del 2026 riguarda la domanda dal lato consumer. A luglio, OTOY ha integrato RENDER come metodo di pagamento all’interno di OTOY Studio, la sua suite creativa AI, poi unificata con la piattaforma Canvas. Gli utenti possono generare contenuti con oltre trenta modelli, tra cui nomi noti come GPT Image 2, Nano Banana, ByteDance Seed3D e Kling, e pagare direttamente in RENDER invece che con carta di credito, come riportato da Coinpedia. L’aggiornamento continuo dei modelli disponibili (per esempio l’arrivo di Seedance 2.5) mostra che l’obiettivo è tenere la suite al passo con lo stato dell’arte.

La mossa è più strategica di quanto appaia: lega l’utilità del token a un uso quotidiano e concreto, la creazione di contenuti AI, e non solo al rendering professionale. Ogni pagamento in OTOY Studio è un altro rivolo che alimenta la meccanica burn-and-mint. È anche la naturale prosecuzione di una visione che Jules Urbach, fondatore di OTOY, aveva delineato già nel 2024 annunciando una collaborazione su modelli AI e diritti d’autore, definita «a milestone that will shape the future of transparent, artist driven AI workflows and tools». L’idea che l’AI generativa debba essere trasparente e rispettosa dei diritti degli artisti è diventata un tema ricorrente nelle apparizioni pubbliche di Urbach, incluso il palco della RenderCon 2026.

RENDER oggi: prezzo, capitalizzazione e offerta

Nonostante la crescita dell’utilizzo, il prezzo del token racconta una storia più sobria. Al momento della scrittura RENDER vale circa 1,15 euro, ben lontano dal massimo storico di 12,42 euro toccato a marzo 2024: siamo intorno al 91% sotto quei livelli. È un promemoria utile: l’adozione di una rete e il prezzo del suo token possono muoversi su binari diversi, almeno nel breve periodo. La tabella riassume i principali dati di mercato secondo CoinGecko.

MetricaValore (circa)
Prezzo1,15 euro
Capitalizzazione di mercato599 milioni di euro
Posizione in classifica#84
Volume 24 ore13,5 milioni di euro
Offerta circolante518,77 milioni RENDER
Offerta totale533,53 milioni RENDER
Offerta massima644,25 milioni RENDER
Massimo storico12,42 euro (marzo 2024)

Da notare il rapporto tra offerta circolante e offerta massima: gran parte dei token è già in circolazione, il che significa una pressione inflazionistica futura relativamente contenuta rispetto a progetti con grandi quote ancora bloccate. Il resto, come visto, dipende dall’equilibrio tra burn ed emissioni, cioè dall’uso reale della rete.

Per inquadrare il valore, molti analisti guardano al rapporto tra capitalizzazione e ricavi generati dalla rete, in pratica il valore dei token bruciati su base annua. È una metrica ancora giovane e volatile, ma ha il pregio di ancorare il prezzo a un’attività economica reale e non alle sole aspettative. Con i burn in crescita a tripla cifra, questo rapporto si è compresso rispetto al passato: un elemento che i sostenitori citano come segnale di sottovalutazione e che gli scettici ridimensionano ricordando quanto sia piccolo, in valore assoluto, il fatturato dell’intero comparto.

Render contro Akash, io.net e il cloud centralizzato

Render non è sola nel mercato delle GPU decentralizzate. I concorrenti diretti più citati sono Akash Network, che usa un meccanismo ad asta inversa su una catena derivata da Cosmos, e io.net, anch’esso su Solana. La tabella confronta i tre progetti, con CoreWeave come riferimento del mondo centralizzato: un fornitore quotato al Nasdaq con ricavi trimestrali nell’ordine dei miliardi di dollari, cioè su una scala completamente diversa da quella dell’intero settore decentralizzato, che nel complesso genera qualche centinaio di milioni di dollari di ricavi su base annua.

ProgettoTokenPrezzo (EUR)CapitalizzazioneInfrastruttura
Render NetworkRENDER1,15599 mln euroSolana, modello BME
Akash NetworkAKT0,44130 mln euroCatena Cosmos SDK, asta inversa
io.netIO0,1142 mln euroSolana, cluster GPU on-demand
CoreWeaveCRWV (azione)n.d.Miliardi (Nasdaq)Cloud GPU centralizzato

I prezzi di Akash e io.net provengono dalle rispettive schede su CoinGecko. Il confronto mette in prospettiva l’entusiasmo: anche sommando i leader decentralizzati, il settore resta minuscolo rispetto a un singolo operatore centralizzato. La tesi rialzista è che questo divario rappresenti spazio di crescita; quella ribassista è che i grandi fornitori, con capitale e contratti su hardware scarso, possano soffocare i concorrenti decentralizzati prima che raggiungano una scala sufficiente.

Il vantaggio di costo dei network decentralizzati non è solo marketing: aggregando hardware già esistente e sottoutilizzato, evitano gran parte dei costi fissi di un data center dedicato, dall’immobile al raffreddamento all’ammortamento. Le analisi di settore stimano che il prezzo per ora di una GPU di fascia alta su queste reti possa risultare molto inferiore a quello dei grandi provider cloud, in alcuni confronti persino di un ordine di grandezza. Il rovescio della medaglia è la minore garanzia di servizio: uptime, latenza e assistenza non sono ancora paragonabili a quelli di un fornitore enterprise con contratti e penali definite.

Su questo punto vale la pena ascoltare chi guarda al settore con occhi istituzionali. Nel suo outlook per il 2026, Grayscale Research ha sostenuto che l’intersezione tra blockchain e intelligenza artificiale potrebbe spingere la domanda di sistemi decentralizzati di identità, calcolo e pagamenti, soprattutto man mano che crescono le preoccupazioni sulla centralizzazione dell’AI e sulla proprietà dei dati, come riportato da CoinDesk. È un modo per dire che la domanda strutturale potrebbe esistere davvero, ma resta da vedere quali reti riusciranno a catturarla.

Render, MiCA e il fisco italiano: cosa sapere

Dal punto di vista normativo europeo, RENDER si presenta come un token di utilità: non è una stablecoin ancorata a una valuta (non rientra quindi nelle categorie ART o EMT del regolamento MiCA) e non promette rendimenti di per sé. Questo lo colloca ai margini del nucleo prudenziale di MiCA, che si concentra su emittenti di stablecoin e fornitori di servizi. In pratica, la regolamentazione si applica soprattutto al livello delle piattaforme: gli exchange e i servizi di custodia che offrono RENDER agli utenti italiani devono essere autorizzati come CASP ai sensi di MiCA, con Consob competente per la condotta di mercato e la tutela degli investitori e Banca d’Italia per gli aspetti prudenziali e sulle stablecoin. Il decreto italiano di attuazione è il D.lgs. 5 settembre 2024, n. 129, e l’Italia ha adottato il periodo transitorio abbreviato che si chiude il 1 luglio 2026; informazioni ufficiali si trovano sul sito di Consob.

Una domanda ricorrente è se un token come RENDER possa essere considerato un titolo. Negli Stati Uniti la questione ruota attorno al cosiddetto test di Howey, un tema che abbiamo spiegato in dettaglio nella guida su quando una crypto è un titolo per la SEC. In Europa il ragionamento è diverso e si basa sulla classificazione MiCA e, per i derivati (futures e perpetui), sulla direttiva MiFID II, di competenza sempre di Consob. Va ricordato che MiCA copre le cripto-attività a pronti e i loro fornitori di servizi, non i derivati, che restano strumenti finanziari a tutti gli effetti.

Sul fronte fiscale, per un residente italiano le plusvalenze realizzate cedendo RENDER rientrano nel regime delle cripto-attività, con un’imposta sostitutiva la cui aliquota è stata oggetto di modifiche legislative recenti. Un aspetto poco intuitivo è che detenere l’esposizione tramite un prodotto quotato può comportare un trattamento diverso rispetto al possesso diretto in un wallet: ne abbiamo parlato spiegando perché un ETP su Bitcoin può pagare meno tasse di un wallet. Un ulteriore nodo aperto, non ancora chiarito in modo definitivo, riguarda il pagamento di un servizio direttamente in RENDER (come in OTOY Studio): tecnicamente potrebbe configurare insieme una cessione di token e un acquisto di servizio, con implicazioni fiscali che conviene discutere con un professionista.

Rischi, limiti e segnali da monitorare

Render è uno dei casi più interessanti dell’intersezione AI-crypto, ma non è privo di rischi. Vale la pena tenerli a mente prima di trarre conclusioni affrettate dall’entusiasmo per la scarsità di GPU.

  • Concorrenza dei giganti centralizzati: i grandi provider cloud hanno capitale e accordi prioritari sull’hardware più scarso, un vantaggio difficile da colmare per una rete decentralizzata.
  • Verificabilità del calcolo: garantire che un nodo remoto abbia eseguito davvero e correttamente un carico AI resta un problema tecnico aperto, e un fallimento in quest’area colpirebbe la fiducia nell’intero modello.
  • Prezzo scollegato dall’uso: nonostante burn in forte crescita, il token resta molto sotto i massimi; adozione e prezzo possono divergere a lungo.
  • Dipendenza dall’esecuzione: la crisi di offerta del 2026 mostra che, se la rete non scala abbastanza in fretta, i clienti possono migrare verso alternative.
  • Rischio normativo e fiscale: il quadro europeo è in assestamento e il trattamento fiscale in Italia è stato ritoccato di recente; le regole possono cambiare.
  • Sicurezza multi-catena: la deprecazione del contratto su Polygon dopo un accesso non autorizzato ricorda che i rischi tecnici sui contratti e i ponti restano concreti.

I segnali positivi da monitorare sono altrettanto chiari: la crescita dei burn come proxy della domanda reale, la velocità con cui la RNP-021 porta hardware enterprise in rete, l’adozione di Dispersed e di OTOY Studio, e il rapporto tra ricavi e capitalizzazione confrontato con quello dei concorrenti. È un progetto da valutare sui numeri di utilizzo, più che sulle narrazioni.

Domande frequenti

Che cos’è il token RENDER e a cosa serve?

RENDER è il token nativo di Render Network, un mercato decentralizzato di GPU. Serve a pagare i lavori di rendering 3D e, sempre più, di calcolo AI: chi acquista calcolo paga in RENDER (importo quotato in valuta fiat e poi convertito), mentre chi fornisce le GPU riceve RENDER come ricompensa. Grazie al modello Burn and Mint Equilibrium, i token usati per pagare vengono bruciati, così l’uso della rete riduce l’offerta in circolazione.

Perché Render è passato da Ethereum a Solana?

Il token è nato come RNDR su Ethereum, ha usato per un periodo Polygon per ridurre le commissioni ed è poi migrato su Solana con il ticker RENDER, tramite uno swap 1:1. La scelta risponde a esigenze di velocità e costi di transazione più bassi, ma anche di sicurezza: nel luglio 2025 il vecchio contratto su Polygon è stato deprecato dopo un accesso non autorizzato, e consolidare tutto su una sola catena riduce la superficie di rischio.

Qual è la differenza tra Render, Akash e io.net?

Tutti e tre offrono calcolo GPU decentralizzato, ma con approcci diversi. Render nasce dal rendering 3D professionale (tramite OTOY) e usa il modello burn-and-mint su Solana, con un forte pivot recente sull’inferenza AI. Akash funziona come un marketplace ad asta inversa su una catena derivata da Cosmos. io.net, anch’esso su Solana, si concentra sull’aggregazione rapida di cluster di GPU on-demand. Render ha oggi la capitalizzazione più alta dei tre.

Perché nel 2026 Render ha avuto una carenza di GPU?

Nel secondo trimestre 2026 la domanda di calcolo, trainata dai carichi AI cresciuti dal 10% al 35-40% dell’attività di rete, ha superato l’offerta di GPU disponibili, la prima volta dal 2018. Pur avendo integrato circa 60.000 nuove schede in sei mesi e 180 Paesi, la rete le impegnava quasi immediatamente. È un segnale di domanda reale, confermato dai burn di token cresciuti del 279% su base annua, ma anche una sfida di scalabilità.

Come si comprano e come si tassano i token RENDER in Italia?

RENDER si acquista su exchange che, per servire clienti italiani, devono essere autorizzati come CASP ai sensi di MiCA, con Consob e Banca d’Italia come autorità competenti. Le plusvalenze realizzate cedendo i token rientrano nel regime fiscale delle cripto-attività, con un’imposta sostitutiva la cui aliquota è stata modificata di recente; il trattamento può differire rispetto a un prodotto quotato come un ETP. Per la posizione aggiornata è consigliabile rivolgersi a un commercialista.

A cura della redazione AI & Crypto di HOGE Wire.

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