h hoge.gg
Subscribe
BTC$67,432.18+2.34%ETH$3,521.44+1.08%SOL$178.62-0.62%BNB$612.30+0.41%XRP$0.6234-0.18%ADA$0.4521+3.12%DOGE$0.1623+1.86%AVAX$38.71-1.24%LINK$17.84+0.92%HOGE$0.00004120+4.21%
BTC$67,432.18+2.34%ETH$3,521.44+1.08%SOL$178.62-0.62%BNB$612.30+0.41%XRP$0.6234-0.18%ADA$0.4521+3.12%DOGE$0.1623+1.86%AVAX$38.71-1.24%LINK$17.84+0.92%HOGE$0.00004120+4.21%
● Bitcoin & Layer-1s

Discreet Log Contract: i derivati su Bitcoin senza custodi

I Discreet Log Contract portano prestiti, derivati e scommesse su Bitcoin senza custodi né bridge. Ecco come Taproot e le firme di Schnorr li hanno resi pratici nel 2026.

A giugno 2026 le due grandi piazze delle scommesse sugli eventi, Polymarket e Kalshi, hanno scambiato insieme circa 44,8 miliardi di dollari in un solo mese, contro meno di 5 miliardi appena nove mesi prima, secondo i dati raccolti da MetaMask. È un fiume di denaro, ma scorre quasi tutto su binari custoditi da terzi e in larga parte su Ethereum e Polygon, non su Bitcoin. Nel frattempo, sul protocollo più conservativo di tutti, un primitivo crittografico molto più silenzioso ha cominciato a muovere valore reale: prestiti garantiti da BTC senza un custode, derivati e scommesse regolati da un oracolo, il tutto senza che nulla di tutto ciò diventi mai leggibile sulla blockchain. Si chiamano Discreet Log Contract, in sigla DLC, e sono il lascito più sottovalutato dell’aggiornamento Taproot.

Il contesto di mercato aiuta a capire perché il tema torni ora. Bitcoin viaggia intorno ai 69.000 euro (circa 69.082 euro il 27 agosto 2026, con una capitalizzazione di circa 1.386 miliardi di euro e un massimo storico di circa 107.662 euro secondo CoinGecko), reduce da un forte rialzo estivo che ha rimesso la rete al centro dell’attenzione, come abbiamo raccontato nell’anatomia dello short squeeze d’agosto. Con i prezzi che salgono torna la domanda di strumenti finanziari costruiti sopra BTC. La differenza rispetto al ciclo del 2021 è che oggi una parte di quella domanda può essere soddisfatta senza affidare le proprie monete a un intermediario. Taproot è la ragione tecnica per cui questo è finalmente possibile.

Questo articolo non è l’ennesima spiegazione di Schnorr, MAST e degli indirizzi bc1p. È il racconto dello strato contrattuale che Taproot ha sbloccato senza bisogno di alcun nuovo soft fork: come funzionano i DLC, perché le firme di Schnorr li hanno resi pratici, chi li sta usando davvero nel 2026 per prestiti e derivati, e quali paletti regolatori italiani ed europei incontrano lungo la strada.

Che cosa sono davvero i Discreet Log Contract

Un Discreet Log Contract è un accordo tra due parti il cui esito economico dipende da un evento futuro, per esempio il prezzo di Bitcoin a una certa scadenza, il risultato di un’elezione o l’esito di una partita. Le due parti depositano fondi in un output Bitcoin condiviso e concordano in anticipo come andranno divisi in ciascuno scenario possibile. A dire quale scenario si è verificato non è un giudice né uno smart contract: è un oracolo, cioè un soggetto esterno che pubblica una firma crittografica sul risultato reale. Il punto cruciale è che l’oracolo non custodisce mai i fondi e non ha bisogno di sapere che quel contratto esiste, né quali siano i suoi termini.

Il concetto risale a un lavoro del 2017 di Thaddeus «Tadge» Dryja, ricercatore della Digital Currency Initiative del MIT e coautore del white paper della Lightning Network. Dryja presentò l’idea alla conferenza Scaling Bitcoin di Stanford con un titolo che ne cattura l’essenza, «Invisible bitcoin smart contracts»: contratti intelligenti invisibili. L’aggettivo «discreto» del nome non è casuale. A differenza di un contratto su Ethereum, che è codice pubblico eseguito da tutti i nodi su uno stato globale trasparente, un DLC vive quasi interamente fuori dalla catena. Sulla blockchain finiscono soltanto due transazioni, il finanziamento e la chiusura, ed entrambe hanno l’aspetto di normalissime spese Bitcoin. Nessun osservatore esterno può stabilire che un DLC sia mai esistito, quali fossero i suoi termini o chi ne fossero le controparti.

Questa filosofia, meno espressiva ma radicalmente più privata, è profondamente diversa da quella dei Layer 2 programmabili. Non c’è una macchina a stati globale, non c’è codice on-chain: la logica del contratto è replicata dai soli partecipanti (si parla di validazione lato client) e la catena serve solo come arbitro di ultima istanza sul regolamento finale. È lo stesso spirito minimalista che anima altri filoni della ricerca su Bitcoin, dai materiali di Bitcoin Optech alle implementazioni di riferimento come bitcoin-s, rust-dlc e ndlc.

Perché senza Taproot i DLC non sarebbero pratici

I primi DLC furono dimostrati sulla rete principale già prima di Taproot, usando varianti costruite sulle firme ECDSA. Funzionavano, ma erano goffi: lasciavano più tracce on-chain ed erano più pesanti da gestire. La svolta è arrivata con le firme di Schnorr, introdotte in Bitcoin proprio da Taproot il 14 novembre 2021 tramite lo standard BIP-340. Schnorr ha una proprietà che ECDSA non ha, la linearità, ed è esattamente ciò che rende semplici ed eleganti le firme adattatore su cui i DLC si reggono.

Taproot porta con sé altri due regali decisivi. Il primo è che l’output di finanziamento del contratto, tecnicamente una multifirma 2-di-2, può essere aggregato in una singola chiave pubblica spesa per via diretta (la cosiddetta key-path). Come nota la ricerca di Spark, «con l’attivazione di Taproot, l’output di finanziamento è una singola chiave pubblica che non rivela nulla della logica sottostante». In pratica, sulla catena un DLC è indistinguibile da qualsiasi altra transazione Taproot. Il secondo regalo è MAST, l’albero di script che permette di nascondere in rami separati le decine di possibili transazioni di regolamento, rivelando poi soltanto quello effettivamente eseguito.

Il risultato combinato è impronta on-chain minima, commissioni contenute e riservatezza forte. È la ragione per cui, quando si parla del vero lascito di Taproot, accanto a Ordinals, Silent Payments e alle firme a soglia MuSig2 e FROST andrebbe messo anche questo: la finanza contrattuale senza custodi che nessuno vede.

Le firme adattatore, spiegate senza formule

Il cuore tecnico dei DLC è un oggetto che vale la pena capire, la firma adattatore. Si può immaginare come una firma di Schnorr incompleta, valida a metà: diventa una firma vera e propria solo quando viene rivelato un segreto specifico. In un DLC quel segreto è la firma che l’oracolo pubblicherà per un determinato esito.

Ecco come si incastra il meccanismo. Le due parti costruiscono in anticipo una transazione di regolamento per ciascuno scenario, chiamata Contract Execution Transaction (CET). A ogni CET associano una firma adattatore agganciata al punto di firma che l’oracolo produrrebbe se si verificasse proprio quello scenario. Finché l’oracolo non pubblica la sua firma reale, nessuna delle due parti può completare alcuna CET. Nel momento in cui l’oracolo attesta l’esito effettivo, come spiega Spark, «esattamente una CET diventa completabile»: quella corrispondente al risultato del mondo reale. Le altre restano lettera morta. La chiusura richiede una sola transazione on-chain aggiuntiva rispetto al finanziamento, e anche questa appare come una comune spesa.

La stessa idea, la firma che si completa solo rivelando un segreto, alimenta altri usi importanti: gli atomic swap tra catene diverse e i pagamenti a punto della Lightning Network, di cui parleremo più avanti. Le firme adattatore, in questo senso, sono il vero moltiplicatore di funzionalità che Schnorr ha regalato a Bitcoin.

L’oracolo che attesta senza sapere

Molti confondono l’oracolo di un DLC con quelli del mondo DeFi, dove un contratto legge un prezzo da un feed on-chain. Qui il modello è più sobrio e più robusto. L’oracolo compie due azioni distinte. Prima annuncia: pubblica una chiave pubblica, un punto nonce e la descrizione dell’evento che coprirà (ad esempio «prezzo BTC/USD alle 16:00 UTC del 31 dicembre»). Poi, a evento avvenuto, attesta: pubblica una singola firma di Schnorr sul valore realizzato, usando il nonce impegnato in precedenza.

La caratteristica che rende i DLC speciali è che, secondo la descrizione tecnica di Spark, «l’attestazione dell’oracolo è una trasmissione a uso generale: non prende di mira alcun contratto specifico». L’oracolo firma il fatto una volta sola, per tutti; non sa quante persone la stiano usando, né per quali scommesse, né con quali importi. Non può quindi essere corrotto per favorire una controparte, perché non sa nemmeno che quella controparte esista. Per gli esiti numerici, come i prezzi, l’oracolo firma cifra per cifra (le singole cifre da 0 a 9), così che il numero di firme cresca in modo lineare con le cifre invece di esplodere con tutti i valori possibili.

Vale la pena marcare la differenza con l’approccio della prova crittografica pura. Un oracolo DLC è pur sempre un attestatore fidato: dichiara un fatto e ci chiede di crederci. È un modello diverso da quello, per esempio, della prova a conoscenza zero applicata all’inferenza AI, dove non ci si fida di chi calcola ma della matematica che dimostra il calcolo. I DLC riducono la fiducia nell’oracolo, non la eliminano; e questo, come vedremo, è il loro tallone d’Achille.

Multi-oracolo, mediana e il problema della fiducia

Affidare un contratto a un solo oracolo significa creare un singolo punto di rottura: se mente, sbaglia o va offline, il contratto ne risente. Per questo la specifica dei DLC prevede configurazioni a più oracoli. Nello schema a soglia k-di-n servono almeno k attestazioni concordi perché il regolamento avvenga; per gli esiti numerici si usa spesso il regolamento a mediana, che, come nota Spark, «elimina automaticamente i valori anomali»: anche se un oracolo riporta un prezzo palesemente sbagliato, la mediana resta corretta finché la maggioranza è onesta.

Resta però il fatto che la qualità del sistema dipende da un ecosistema vivo di oracoli affidabili e reputati. Su questo fronte il lavoro più longevo è quello di Suredbits, la società guidata da Chris Stewart che ha costruito buona parte dell’infrastruttura DLC: la libreria bitcoin-s, l’applicazione oracolo Krystal Bull con il suo Oracle Explorer, e alcune delle prime dimostrazioni pubbliche, incluso il primo regolamento di un DLC multi-oracolo. Fu proprio il fondatore di Suredbits, insieme al creatore di BTCPay Server Nicolas Dorier, a chiudere una delle prime scommesse DLC della storia, sull’esito di un’elezione americana.

Il tema della manipolazione dell’oracolo si intreccia con quello, più ampio, degli abusi di mercato. Chi controlla o influenza l’attestazione può spostare grandi valori, esattamente come un insider su una piazza tradizionale. È la stessa preoccupazione che ha spinto l’Unione europea a estendere alle cripto le regole su insider trading e manipolazione, come abbiamo analizzato a proposito della stretta MiCA su insider e manipolazione. Un DLC ben progettato distribuisce la fiducia su più oracoli indipendenti, ma non trasforma per magia un attestatore disonesto in uno affidabile.

DLC, rollup o exchange: dove finisce il rischio

Per collocare i DLC nel panorama del 2026 conviene metterli a confronto con le altre strade per fare finanza sopra o attorno a Bitcoin: i rollup con validazione on-chain in stile Citrea e BitVM, gli smart contract di una catena programmabile come Ethereum, e il vecchio modello dell’exchange o del broker custodito. Ogni approccio sposta il rischio in un punto diverso.

DimensioneDLC su BitcoinRollup Bitcoin (Citrea, BitVM)Smart contract EthereumExchange o broker custodito
Custodia dei fondiNessun custode, output 2-di-2Ponte con fiducia minimizzataContratto detiene i fondiCustode centrale
Privacy on-chainMolto alta, appare come spesa TaprootBassa, dati pubblicati sulla catenaNulla, stato pubblicoFuori catena, opaca all’esterno
EspressivitàLimitata, esiti attestati da oracoloAlta, EVM completaMassima, Turing-completoQualsiasi prodotto interno
Serve stare onlineSì, per impostare e chiudereNo, esecuzione delegataNoNo
Punto di fiduciaOracolo dell’eventoInsieme di firmatari o watchtowerCodice e validatoriSolvibilità dell’operatore

La lettura è netta. I DLC vincono su custodia e privacy e perdono su espressività e comodità: non sanno fare tutto ciò che fa uno smart contract, e richiedono che entrambe le parti partecipino attivamente. È un compromesso che li rende inadatti alle applicazioni componibili e composte tipiche della DeFi, ma perfetti per una categoria precisa di contratti bilaterali regolati da un prezzo o da un evento. Ed è esattamente lì che nel 2026 stanno trovando trazione.

Prestiti in bitcoin senza custodi: la lezione del 2022

Il caso d’uso che ha dato ai DLC la loro prima vera domanda commerciale è il prestito garantito da bitcoin. Per capirne l’appeal bisogna tornare al 2022, quando l’intero settore del lending cripto centralizzato è imploso: Celsius, BlockFi e Genesis hanno bruciato miliardi perché prendevano in custodia il collaterale degli utenti, lo re-ipotecavano in modo opaco e, quando il mercato ha girato, non sono più riusciti a restituirlo. La lezione è stata brutale e semplice: il problema non era il prestito, era la custodia.

I DLC offrono una risposta strutturale. In un prestito costruito con questa tecnica il bitcoin del debitore resta bloccato in un output condiviso 2-di-2; un oracolo attesta il prezzo e le condizioni di liquidazione; e la struttura garantisce che il creditore non possa mettere le mani sul collaterale senza rilasciare al debitore la stablecoin promessa, e viceversa. Nessuna delle due parti può appropriarsi dei fondi dell’altra al di fuori delle regole concordate. La piattaforma Lava ha impostato il suo protocollo Lava Loans v2 proprio attorno a una variante dei DLC: come descrive un’analisi tecnica di Bitcoin Magazine, il finanziamento avviene in due passi, con il debitore che può riprendersi le monete dopo un timelock se qualcosa va storto, e con una funzione di protezione dalla liquidazione che attinge al saldo depositato per difendere l’utente dalla volatilità di BTC.

Il caso forse più emblematico è quello di Lygos, l’entità nata dall’esperienza di Atomic Finance, uno dei pionieri storici dei DLC. L’operazione è stata annunciata alla conferenza OPNEXT del 2025 e Lygos oggi indirizza clientela istituzionale e patrimoni elevati con prestiti che, secondo Blockspace, vanno da 25.000 a 100 milioni di dollari. Il modello tiene il collaterale in bitcoin sul Layer 1 ed emette stablecoin su Ethereum, evitando token avvolti, bridge e custodia di terzi; il servizio di oracolo è fornito da Magnolia Financial, che attesta prezzo, durata e pagamenti. CoinDesk ha riassunto la proposta come un tentativo di esorcizzare i fantasmi del crollo del lending cripto attraverso un modello non custodiale. Non è un caso che la trazione arrivi prima nel prestito che nella scommessa aperta: nel lending la controparte è chiara e stabile (chi presta), e questo aggira uno dei limiti più fastidiosi dei DLC, la ricerca di chi stia dall’altra parte.

Scommesse e prediction market: il contrasto del 2026

La scommessa sugli eventi è l’uso originario dei DLC, quello per cui Dryja li aveva pensati. Eppure, nel 2026, il boom delle previsioni sta avvenendo altrove. I numeri delle piazze custodite sono impressionanti.

Metrica (Polymarket e Kalshi)ValorePeriodo
Volume mensile combinatomeno di 5 miliardi di dollarisettembre 2025
Volume mensile combinatocirca 24 miliardi di dollariaprile 2026
Volume mensile combinatocirca 44,8 miliardi di dollarigiugno 2026
Mercato singolo record (Polymarket, vincitore Mondiali)circa 4,3 miliardi di dollari2026
Volume nozionale Kalshicirca 1,7 miliardi di dollarigiugno 2026

Questi dati, riportati da MetaMask, descrivono un mercato che è quadruplicato in pochi mesi. Ma sono piazze centralizzate: Polymarket regola in stablecoin su una rete Ethereum, Kalshi è un operatore regolamentato statunitense, e in entrambi i casi l’utente affida i fondi alla piattaforma. La versione DLC dello stesso prodotto, quella nativa di Bitcoin e non custodiale sperimentata da Suredbits, offre privacy e assenza di controparte custode, ma paga in comodità: bisogna trovare chi accetti la scommessa, restare online, gestire un oracolo. Per ora la finanza delle previsioni ha scelto la comodità.

Il quadro è reso più complicato dalla regolamentazione. Il 10 giugno 2026 la Commodity Futures Trading Commission statunitense ha pubblicato una proposta di regole per i prediction market, come riporta crypto.news: le scommesse sportive sarebbero in gran parte ammesse perché contribuiscono alla scoperta del prezzo, mentre verrebbero vietati i contratti più esposti alla manipolazione, come quelli sugli infortuni dei singoli giocatori o sulle decisioni arbitrali. È lo stesso rischio di manipolazione, applicato a un oracolo, che rende delicati i DLC su eventi discreti; e spiega perché le piazze centralizzate abbiano introdotto già a marzo 2026 misure contro l’insider trading.

Derivati, assicurazioni, opzioni: la mappa dei casi d’uso

Al di là di prestiti e scommesse, lo stesso meccanismo abilita un ventaglio di prodotti finanziari, tutti accomunati dall’essere regolati da un oracolo e liquidati direttamente su Bitcoin senza custode. La ricerca di Spark e i materiali di Bitcoin Optech ne elencano diversi, che vale la pena mettere in fila.

Caso d’usoCome funzionaRuolo dell’oracolo
Posizioni con levaLong o short su BTC/USD regolati alla scadenzaAttesta il prezzo di regolamento
Prestiti garantiti da BTCCollaterale bloccato, stablecoin erogata, liquidazione a sogliaAttesta prezzo e condizioni
Assicurazione parametricaIndennizzo automatico al verificarsi di un parametroAttesta meteo, ritardi voli o altri dati
Prediction marketScommessa binaria o scalare su un eventoAttesta l’esito reale
OpzioniCall e put su BTC/USD con payoff a scadenzaAttesta il prezzo finale

Il filo comune è la parola chiave «non custodiale». In ognuno di questi prodotti nessun intermediario detiene mai le monete: il regolamento è deciso da un fatto attestato e dalla matematica delle firme adattatore. È una proprietà che nel mondo tradizionale non esiste, dove tra due contraenti c’è sempre una clearing house o un broker. Progetti come DLC.Link hanno persino sperimentato di collegare i DLC ad altri ecosistemi per portare posizioni collateralizzate in bitcoin dentro la DeFi, cercando un ponte tra il rigore della base layer e la componibilità delle catene programmabili.

DLC e Lightning: i PTLC e i pagamenti a punto

La stessa primitiva che regge i DLC, la firma adattatore, sta cambiando anche la Lightning Network. Oggi i pagamenti instradati sui canali usano gli HTLC, contratti bloccati da un hash e sbloccati dalla sua preimmagine. Il problema è che, lungo un intero percorso di pagamento, tutti gli HTLC condividono la stessa preimmagine, creando un filo tracciabile che collega i vari salti. I PTLC, i Point Time-Locked Contract, risolvono il problema sostituendo l’hash con punti su curva ellittica e firme adattatore: ogni salto usa un punto diverso, così che, come spiega Bitcoin Optech, spariscano le correlazioni tra i pagamenti, sia on-chain sia agli occhi di un nodo che sorveglia la rete.

I benefici promessi sono privacy migliore, minor consumo di spazio nei blocchi e la possibilità di pagamenti «senza intoppi», con una prova crittografica dell’avvenuto pagamento. Nel 2026, però, i PTLC restano in larga parte sulla carta: il substrato necessario, i canali Taproot semplici, ha raggiunto la produzione solo di recente nelle implementazioni dei nodi, mentre l’adozione dei PTLC veri e propri è ancora agli inizi. Vale comunque la pena notare che un DLC può essere eseguito interamente dentro un canale Lightning, aprendo la strada a contratti istantanei ed economici. È un tassello dello stesso mosaico che stiamo raccontando altrove, quello di una rete Bitcoin che diventa infrastruttura di pagamento programmabile, fino agli scenari in cui a pagare sono le macchine, come nel nostro pezzo su Lightning Network e agenti AI.

I limiti che frenano l’adozione

Sarebbe disonesto dipingere i DLC come una tecnologia già matura. I limiti sono concreti e spiegano perché, a nove anni dall’idea di Dryja, l’adozione resti di nicchia. Il primo è la richiesta di presenza: per impostare e chiudere un contratto entrambe le parti (e l’infrastruttura) devono essere online e collaborare, con percorsi di rimborso via timelock nel caso qualcosa vada storto. Il secondo è la ricerca della controparte: per ogni scommessa serve qualcuno disposto a prendere la posizione opposta, e questo è molto più difficile che cliccare «compra» su un exchange.

Il terzo limite è l’oracolo, che, come detto, va scelto e di cui bisogna fidarsi; senza un mercato liquido e reputato di oracoli, molti contratti restano teorici. Il quarto è l’efficienza del capitale: i fondi restano immobilizzati per la durata del contratto. Il quinto è l’espressività ridotta rispetto a una catena Turing-completa, con l’assenza di ricorsione e di stato condiviso. A questi si aggiunge un’esperienza utente ancora acerba, fatta di portafogli specialistici e flussi poco amichevoli. Messi insieme, questi vincoli spiegano perché la prima trazione commerciale sia arrivata nel prestito istituzionale, dove la controparte è stabile e i clienti tollerano una complessità maggiore, e non nelle scommesse al dettaglio.

MiFID II, Consob e il monopolio delle scommesse

Chi legge da un’ottica italiana deve tenere separati due piani, il protocollo e il servizio. Il protocollo in sé non è vietato: bloccare, spostare o dividere i propri bitcoin secondo regole concordate con un’altra persona non richiede alcuna autorizzazione, esattamente come non la richiede spostare monete tra i propri indirizzi. Il piano dei servizi è tutt’altra storia. I derivati su cripto (futures, opzioni, contratti per differenza, perpetui) sono strumenti finanziari ai sensi della MiFID II e del Testo Unico della Finanza, vigilati da Consob, e non ricadono in MiCA, che copre gli asset spot e i servizi cripto ma non i derivati. Un soggetto che offrisse al pubblico derivati regolati da DLC come attività d’impresa dovrebbe muoversi dentro quel perimetro; una relazione puramente peer-to-peer e non custodiale tra due privati, senza alcun intermediario, è invece un animale giuridicamente ancora poco esplorato.

Sul fronte delle scommesse il vincolo è persino più stringente. In Italia il gioco a distanza è riservato ai concessionari dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, e offrire scommesse a residenti italiani senza concessione è illecito. Una scommessa DLC costruita tra due privati con un oracolo esterno non passa da un concessionario, e si colloca quindi in una zona grigia mai testata davanti a un giudice. Aggiungiamo il capitolo abusi di mercato: le regole europee su insider trading e manipolazione, applicate alle cripto, e la sorveglianza di Consob toccano anche i comportamenti attorno agli oracoli e ai prediction market, un tema che si intreccia con la più ampia riorganizzazione regolatoria che abbiamo descritto parlando della svolta della SEC e dello specchio MiCA.

Restano infine gli obblighi fiscali. Le plusvalenze in cripto sono redditi diversi di natura finanziaria soggetti a imposta sostitutiva, con l’aliquota salita al 33% dal 1° gennaio 2026 dopo il ridimensionamento della proposta iniziale al 42%, come riportato da CoinDesk. Chi detiene i propri bitcoin in autocustodia, e dunque anche chi partecipa a un DLC dal proprio portafoglio, ha l’obbligo di monitoraggio nel quadro RW della dichiarazione, indipendentemente dalla piattaforma usata. Il fatto che un DLC sia invisibile sulla catena non lo rende invisibile al Fisco: le rampe di entrata e uscita in euro restano sottoposte a identificazione, e la stessa logica di riservatezza che protegge dagli osservatori esterni non equivale ad anonimato fiscale. Nulla di quanto scritto qui è un consiglio legale o fiscale.

Che cosa manca perché i DLC diventino mainstream

Il futuro dei DLC dipende da alcuni fattori tecnici e di ecosistema. Sul piano del protocollo, l’attivazione di covenant come OP_CTV e OP_CSFS renderebbe più economiche e flessibili molte costruzioni, dai DLC ai vault fino ai protocolli come Ark; ma nel 2026 quella strada resta bloccata, con il segnale dei miner su OP_CTV fermo a percentuali marginali e nessuna attivazione all’orizzonte immediato. La buona notizia è che i DLC non hanno bisogno di aspettare: funzionano oggi, così come sono, grazie a Taproot. Un covenant li migliorerebbe, non li abilita.

Servono poi standard di interoperabilità maturi, perché portafogli e oracoli di fornitori diversi si parlino, e servono soprattutto mercati di oracoli più profondi e con reputazione verificabile. La testa di ponte, per ora, è il prestito istituzionale non custodiale: è lì che la proposta di valore (nessun custode, collaterale sempre verificabile su Bitcoin) risponde a un dolore reale e recente, quello lasciato dal 2022. Se quella nicchia dimostrerà di reggere un ciclo di mercato senza replicare i disastri di Celsius e BlockFi, la tecnologia guadagnerà la credibilità necessaria per allargarsi.

La conclusione onesta è che i DLC non batteranno mai Ethereum sull’espressività, e non è quello il loro obiettivo. Per il compito specifico di regolare contratti bilaterali legati a un prezzo o a un evento senza affidare le monete a nessuno, però, sono la risposta più elegante che Bitcoin abbia prodotto. E la ragione per cui, dopo anni sulla carta, sono finalmente entrati in produzione ha un nome preciso: Taproot.

Domande frequenti (FAQ)

Che cos’è un Discreet Log Contract in parole semplici?

È un contratto tra due parti su Bitcoin il cui esito dipende da un evento futuro. Le parti bloccano i fondi in un output condiviso e un oracolo esterno firma il risultato reale, per esempio il prezzo di BTC a una certa data. Solo la transazione corrispondente all’esito attestato diventa spendibile. L’oracolo non custodisce i fondi e non deve nemmeno sapere che il contratto esiste.

I DLC richiedono un soft fork o un covenant?

No. I DLC funzionano già oggi sulla rete Bitcoin grazie alle firme di Schnorr introdotte con Taproot nel 2021 e alle firme adattatore. Non serve alcun nuovo covenant come OP_CTV: i covenant renderebbero certe costruzioni più efficienti, ma non sono un prerequisito.

Che differenza c’è tra un DLC e uno smart contract su Ethereum?

Uno smart contract su Ethereum è codice eseguito da tutti i nodi su uno stato globale pubblico. Un DLC vive quasi interamente fuori dalla catena: solo il finanziamento e la chiusura toccano Bitcoin, e sulla blockchain appaiono come normali spese Taproot. In cambio di questa privacy e leggerezza, i DLC sono meno espressivi e dipendono da un oracolo per gli esiti.

I DLC sono legali in Italia?

Il protocollo in sé non è vietato: spostare o bloccare i propri bitcoin non richiede autorizzazioni. Cambia però il piano dei servizi: offrire derivati regolati da DLC come attività d’impresa ricade nella MiFID II sotto Consob, mentre le scommesse a pubblico italiano restano riservate ai concessionari ADM. Le plusvalenze restano redditi diversi da dichiarare. Questo non è un consiglio legale o fiscale.

Posso ottenere un prestito in bitcoin senza affidarmi a un exchange?

È l’uso più concreto dei DLC nel 2026. Piattaforme come Lava e Lygos usano i DLC per prestiti garantiti da BTC in cui il collaterale resta in un indirizzo condiviso e un oracolo attesta prezzo e liquidazione, senza che un custode possa appropriarsi delle monete. Restano da valutare rischi di controparte, di oracolo e di liquidazione.

Marcus Okafor scrive di infrastruttura Bitcoin e Layer 1 per HOGE Wire.

Share 𝕏 Post Telegram