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● AI x Crypto

Mercati predittivi 2026: bot che scommettono, oracoli che arbitrano

Sui mercati predittivi gli agenti AI muovono oltre un terzo dei portafogli, ma la partita vera è chi decide chi ha vinto: oracoli, giudici AI e la stretta di ADM e Consob.

Su un mercato predittivo ogni contratto è una scommessa su un evento futuro che si compra e si vende come un’azione. Il prezzo oscilla tra 0 e 1 euro e coincide con la probabilità che la folla assegna a quell’esito: un contratto scambiato a 0,63 dice che il mercato stima al 63 per cento le chance che la cosa accada. Fin qui la teoria, vecchia di decenni. Nel 2026 sono cambiate due cose insieme, e vanno capite insieme: a scommettere non sono più soprattutto gli esseri umani, ma software autonomi; e a stabilire chi ha vinto non è un arbitro in carne e ossa, ma un oracolo on-chain o, sempre più spesso, un modello linguistico. È la doppia automazione dei mercati predittivi.

In Italia la questione è tutt’altro che astratta. Dal 27 luglio 2026 l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (ADM) ha inserito Polymarket, la più grande piattaforma decentralizzata del settore, nell’elenco dei siti privi delle autorizzazioni per offrire gioco nel Paese, oscurandone di fatto l’accesso dalle connessioni italiane (come ha ricostruito L’Espresso). Il provvedimento ha colpito di rimbalzo anche la Lazio, che ad aprile aveva annunciato Polymarket come sponsor di maglia. È il capitolo italiano di uno scontro che si combatte su scala globale tra piattaforme, regolatori finanziari e autorità del gioco.

Dietro il caso italiano c’è un settore in piena corsa. La banca d’affari Bernstein stima che il volume complessivo possa passare dai circa 51 miliardi di dollari del 2025 a circa 240 miliardi nel 2026, fino a sfiorare i mille miliardi (poco meno di 860 miliardi di euro) entro il 2030 (secondo i dati riportati dalla CNBC). Questo articolo smonta la doppia automazione pezzo per pezzo: chi scommette, chi arbitra e perché nel 2026 il punto più fragile non è più la scommessa, ma la risoluzione.

Che cosa sono davvero i mercati predittivi

Un mercato predittivo è una piazza dove si comprano e si vendono contratti legati al verificarsi di un evento futuro: chi vincerà le elezioni, se una banca centrale taglierà i tassi a settembre, se una certa squadra alzerà la coppa. Ogni contratto paga 1 se l’evento si verifica e 0 se non si verifica, quindi il prezzo corrente (tra 0 e 1) è al tempo stesso il costo della scommessa e la probabilità implicita. Sommando le opinioni di migliaia di partecipanti che rischiano denaro vero, il prezzo diventa una stima di probabilità che spesso batte i sondaggi, perché chi sbaglia perde soldi e chi indovina viene premiato.

Due nomi dominano il settore. Polymarket è decentralizzata, costruita sulla rete Polygon e regolata in USDC: chiunque, in teoria, può vedere ogni posizione sulla blockchain. Kalshi è invece un exchange statunitense registrato presso la Commodity Futures Trading Commission (CFTC), più simile a una borsa tradizionale. Un dettaglio giuridico pesa su tutto il resto: negli Stati Uniti questi strumenti sono classificati come event contracts e ricadono sotto la CFTC, non sotto la SEC. La differenza non è formale, perché sposta l’intera partita dal terreno dei titoli a quello dei derivati, e in Europa apre un terzo fronte, quello del gioco d’azzardo. Proprio questa natura ibrida, informazione, finanza e scommessa insieme, spiega perché il settore attira allo stesso tempo capitali di Wall Street e diffide dei regolatori.

La doppia automazione, spiegata

Fino a poco tempo fa l’automazione riguardava solo il lato della scommessa: programmi che leggevano notizie e piazzavano ordini più in fretta di qualsiasi umano. Nel 2026 l’automazione ha invaso anche il lato opposto, quello della risoluzione. Un mercato non serve a nulla se non c’è un modo credibile di stabilire, alla scadenza, quale esito si è verificato e quindi chi incassa. Su Polymarket questo compito è affidato a un oracolo on-chain, UMA; e la proposta più discussa per il futuro è delegarlo a un modello linguistico fissato in anticipo.

Il risultato è un sistema in cui le macchine scommettono contro altre macchine, e altre macchine ancora fanno da arbitro. I due lati non sono separati: un errore o una cattura sul lato della risoluzione rende inutile qualsiasi accuratezza sul lato della scommessa, perché il denaro finisce nelle tasche sbagliate. Capire i mercati predittivi del 2026 vuol dire tenere gli occhi su entrambi i fronti contemporaneamente. Partiamo da chi scommette.

Gli agenti che scommettono senza dormire

Un agente da mercato predittivo è un programma che legge fonti (notizie, dati on-chain, feed sportivi, statistiche), stima una probabilità e, se il prezzo di mercato diverge dalla sua stima, piazza l’ordine da solo, con un proprio wallet e senza chiedere il permesso a nessuno. È qualcosa di diverso dal vecchio trading bot a regole fisse: qui al centro c’è un modello che interpreta il linguaggio e valuta il contesto, non una tabella di condizioni prestabilite.

I numeri raccontano una rivoluzione silenziosa. Secondo l’analisi della società LayerHub ripresa da CoinDesk, oltre il 30 per cento dei wallet attivi su Polymarket è ormai governato da agenti AI, e 14 dei 20 wallet più profittevoli sono bot (come documenta CoinDesk). L’agente più citato è Polystrat, lanciato a febbraio 2026 e costruito sull’infrastruttura Olas dalla società Valory: nel primo mese ha eseguito oltre 4.200 operazioni, con punte del 376 per cento su singole posizioni. Il divario con gli umani è netto: gli agenti chiudono in positivo in oltre il 37 per cento dei casi, contro un intervallo che va dal 7 al 13 per cento per le persone.

David Minarsch, amministratore delegato e cofondatore di Valory, ha descritto Polystrat come «un agente AI autonomo che opera su Polymarket 24 ore su 24» e ha osservato che «gli agenti tendono a fare meglio degli umani» (dichiarazioni a CoinDesk). Non è difficile capire perché: un agente non si stanca, non si innamora di una posizione e reagisce in millisecondi. Per un quadro più ampio di come questi programmi gestiscono wallet, pagamenti e rischi, abbiamo dedicato una guida agli agenti AI on-chain.

Come si costruisce un agente (e chi glielo vende)

Costruire un agente da zero non è più necessario. Valory, la società dietro Olas (l’ex Autonolas), ha reso open source l’ossatura di un agente che opera su Polymarket e su altri mercati: il codice è pubblico nel repository valory-xyz/trader. Chi non vuole scrivere una riga usa un’app come Pearl e fa girare l’agente sul proprio computer, in modo che le chiavi restino sotto il proprio controllo.

Il modello più interessante è però quello del mercato delle previsioni dentro il mercato delle previsioni. Un agente di trading non calcola tutto da solo: compra le stime da agenti specializzati (i cosiddetti Mech) che competono sulla qualità delle risposte. È una filiera in cui il lavoro cognitivo si scambia per pochi centesimi a richiesta, e chi fornisce previsioni migliori guadagna di più. Ne nasce un ecosistema di software che si paga a vicenda in tempo reale.

E qui entrano in gioco i binari di pagamento tra macchine. Protocolli come x402 (rilanciato da Coinbase) e AP2 (promosso da Google) permettono a un agente di saldare un altro agente in stablecoin, in automatico, per ogni singola chiamata. È lo stesso tessuto economico che abbiamo raccontato parlando di Lightning Network e agenti AI, dove le macchine si regolano i conti senza intermediari umani. Senza questi rail, un mercato di previsioni comprate e vendute a cinque centesimi l’una sarebbe semplicemente impraticabile.

L’oracolo ottimistico di UMA: chi decide chi ha vinto

Quando un mercato scade, qualcuno deve dichiarare l’esito. Polymarket non lo fa da sola: si affida all’oracolo ottimistico di UMA. Il meccanismo è definito «ottimistico» perché parte da un atto di fiducia. Un proponente asserisce il risultato e deposita una cauzione; se entro una finestra di tempo nessuno lo contesta, l’esito è accettato come vero e i contratti vengono liquidati. Se invece qualcuno mette in dubbio la proposta, rischiando a sua volta del capitale, la disputa sale a un secondo livello: i possessori del token UMA votano per stabilire chi ha ragione, e chi si trova dalla parte sbagliata perde la cauzione.

È la stessa logica che regge i Discreet Log Contract su Bitcoin, derivati regolati da un oracolo esterno senza che nessun custode tenga i fondi: elegante finché l’oracolo dice il vero, fragile nel momento in cui l’oracolo può essere catturato. Nel 2026 UMA ha irrigidito il primo anello della catena. Con l’aggiornamento MOOV2, approvato dalla governance con la proposta UMIP-189, solo indirizzi selezionati possono proporre un esito su Polymarket: serve una casistica di almeno 20 proposte negli ultimi tre mesi con oltre il 95 per cento di accuratezza (come spiega The Block). Attenzione però: la stretta riguarda chi propone, non chi vota nelle dispute; e come vedremo è proprio il voto il punto dolente.

FaseChe cosa succedeTempistica tipicaChi rischia il capitale
PropostaUn indirizzo autorizzato asserisce l’esito e deposita una cauzioneAlla scadenza del mercatoIl proponente
Finestra di sfidaChiunque può contestare la proposta bloccando una cauzioneDa due ore in suChi contesta
Voto (in caso di disputa)I possessori del token UMA votano l’esito correttoDa due a quattro giorniLa parte che perde il voto
RegolamentoI contratti vengono liquidati secondo l’esito finaleA voto conclusoNessuno (esito fissato)

Quando l’oracolo diventa un tribunale: il caso Strategy

Il difetto di questo disegno emerge quando l’esito non è ovvio. Il caso simbolo del 2026 riguarda un contratto su Strategy, l’ex MicroStrategy di Michael Saylor, con oltre 60 milioni di dollari (circa 51 milioni di euro) di volume, che chiedeva se la società avesse venduto Bitcoin entro il 31 maggio. I votanti UMA hanno risolto «No», sulla base del fatto che il deposito alla SEC che confermava la vendita era arrivato dopo la scadenza; alcuni trader hanno fatto causa, sostenendo che si trattasse di una regola introdotta a posteriori (come racconta The Defiant).

Il punto non è chi avesse ragione, ma che un evento reale e verificabile si sia trasformato in una causa legale. E soprattutto: che a decidere fosse una platea di votanti la cui imparzialità è tutt’altro che garantita. La scala del fenomeno è notevole: Polymarket ha registrato oltre 1.150 mercati contestati nella prima parte del 2026, più che in tutto il 2025. Ogni disputa è un piccolo processo in cui la giuria è composta da chi possiede il token, e la sentenza muove denaro vero. Quando la posta si alza, l’incentivo a votare nel proprio interesse cresce con lei.

Il conflitto di interessi: quando gli arbitri scommettono

Nel maggio 2026 un’inchiesta del Wall Street Journal ha misurato quel conflitto. Nella maggior parte dei mercati contestati, oltre metà dei voti UMA proveniva dai dieci wallet più grandi; almeno il 60 per cento dei votanti attivi era collegabile a conti Polymarket vivi; e in circa una disputa su cinque almeno un votante aveva una posizione aperta proprio sul contratto che stava giudicando (sintesi su Crypto Briefing). In pratica, in una parte non trascurabile dei casi, il giudice aveva scommesso sul verdetto che stava per emettere.

Un votante noto come «Scout» lo ha ammesso senza giri di parole al Journal, difendendo la pratica di scommettere sulle stesse dispute che contribuiva a risolvere: «O hai trader con un conflitto di interessi, o idioti senza conflitto di interessi» (stesso link). È il cuore del problema: chi ha le competenze per giudicare un mercato è spesso chi ci ha investito, perché sono proprio i trader esperti a conoscere le regole nel dettaglio. Questa dinamica assomiglia a un abuso di mercato in versione decentralizzata, il terreno su cui in Europa interviene il regolamento MiCA con la sua stretta su insider e manipolazione. Su una blockchain, però, non esiste un’autorità che sospenda le contrattazioni: la difesa è affidata al disegno del protocollo, non a un vigile.

I giudici AI: la proposta di Andrew Hall

Se il voto dei token è il punto debole, una risposta radicale è toglierlo di mezzo. Andrew Hall, professore di economia politica alla Graduate School of Business di Stanford e senior fellow della Hoover Institution, ha proposto in un saggio per a16z crypto di affidare la risoluzione a un modello linguistico fissato al momento della creazione del mercato, così da eliminare ogni discrezionalità umana.

«Al momento della creazione del contratto», scrive Hall, «il market maker specifica non solo i criteri di risoluzione in linguaggio naturale, ma anche l’esatto LLM (identificato da una versione datata del modello) e l’esatto prompt che verrà usato per determinare l’esito» (saggio su a16zcrypto.com). Il vantaggio, sostiene, è la trasparenza a monte: «Quando le contrattazioni si aprono, i partecipanti possono ispezionare l’intero meccanismo di risoluzione», sapendo in anticipo quale modello giudicherà, con quale prompt e con quali fonti (stesso link). Niente cambi di regole a metà partita, niente giudizi improvvisati.

La proposta è affascinante, ma sposta il problema anziché eliminarlo: come si prova che il modello ha davvero prodotto quell’output, e non uno manipolato da chi lo esegue? È la domanda a cui rispondono tecniche come lo zk-ML, la prova crittografica che un’AI ha calcolato correttamente. Senza una prova verificabile, il giudice AI rischia soltanto di spostare la fiducia dai votanti a chi tiene le mani sul server. E resta il nodo più antico: un modello linguistico può sbagliare, allucinare o essere raggirato dal modo in cui è formulata la domanda.

Il paradosso della trasparenza: gli insider a caccia del futuro

C’è un secondo cortocircuito, opposto e speculare. Proprio perché tutto è pubblico e on-chain, i mercati predittivi sono diventati una vetrina per chi sa qualcosa prima degli altri. Un’inchiesta di Bloomberg Businessweek dell’agosto 2026 ha riferito che la piattaforma di analisi Polysights ha segnalato circa 34.000 operazioni con caratteristiche riconducibili a possibile attività da insider, tra l’agosto 2025 e il giugno 2026; solo nella prima metà del 2026 il volume sospetto sfiorava i 200 milioni di dollari (circa 172 milioni di euro), concentrato in mercati geopolitici legati a Iran e Venezuela (inchiesta di Bloomberg).

Polymarket ha reagito segnalando quasi 100 wallet alle autorità, come dichiarato dal suo responsabile legale Neal Kumar. Va però ricordato il rovescio della medaglia: un segnale non è una prova, e alcuni analisti hanno contestato la metodologia, notando che un buon fiuto, informazioni pubbliche lette meglio o semplice fortuna producono gli stessi indizi statistici di una soffiata. Il paradosso resta e non è banale: la stessa trasparenza che rende affidabili questi mercati li espone all’informazione privilegiata, perché una scommessa fatta al momento giusto è visibile a tutti ma le sue motivazioni no.

Che cosa cambia quando i bot sono la maggioranza

Un mercato dove oltre un terzo dei portafogli è automatizzato non si comporta come uno fatto di persone. Ci sono effetti benefici e altri inquietanti, e conviene tenerli distinti invece di liquidare i bot come un bene o un male in blocco.

  • Accuratezza e calibrazione. Agenti instancabili che arbitrano piccole divergenze tendono a rendere i prezzi più aderenti alle probabilità reali, almeno finché usano modelli e fonti diversi tra loro.
  • Liquidità e spread. Più agenti significano più ordini e spread più stretti sui mercati popolari, ma anche deserti di liquidità su quelli di nicchia, che nessun bot trova conveniente presidiare.
  • Correlazione e riflessività. Se molti agenti girano sullo stesso modello o leggono le stesse fonti, reagiscono insieme, amplificano i movimenti e rischiano di creare l’esito che stavano cercando di prevedere.
  • Ordine delle transazioni e MEV. Su una blockchain pubblica l’ordine con cui gli ordini finiscono nei blocchi è merce contendibile, e i bot competono per anticiparsi a vicenda, un fenomeno noto come MEV.

Il rischio sistemico, in sintesi, non è che i bot sbaglino: è che sbaglino tutti insieme, nello stesso istante, per la stessa ragione. Un mercato pensato per aggregare opinioni diverse perde valore proprio quando le opinioni smettono di essere diverse.

La corsa ai miliardi: ICE, Polymarket e Kalshi

Mentre si discute di oracoli e conflitti, il capitale istituzionale è già arrivato. Il segnale più forte è la scommessa dell’Intercontinental Exchange (ICE), la società che possiede il New York Stock Exchange: fino a 2 miliardi di dollari (circa 1,7 miliardi di euro) in Polymarket, tra un investimento iniziale nell’ottobre 2025 e i rilanci del 2026 (comunicato ufficiale di ICE). La tesi non è il gioco d’azzardo, ma i dati: ICE si è assicurata i diritti di distribuzione dei segnali di probabilità di Polymarket e li rivende agli operatori professionali come feed strutturati, gli stessi che una sala trading usa per prezzare il rischio.

Le valutazioni corrono. Polymarket, dopo un round da 15 miliardi di dollari ad aprile, punta a superare i 20 miliardi (circa 17 miliardi di euro) con ricavi annualizzati oltre il miliardo (secondo CoinDesk). La rivale Kalshi corre più forte: dopo un round da 22 miliardi a maggio, cerca capitali a una valutazione vicina ai 40 miliardi (circa 34 miliardi di euro), con Sequoia e Wellington tra gli investitori interessati (sempre CoinDesk). Sullo sfondo, negli Stati Uniti, infuria una guerra di competenze che vale la pena guardare da vicino.

A fine luglio 2026 la procuratrice generale di New York Letitia James ha citato in giudizio Kalshi, chiedendo almeno 36 miliardi di dollari e accusando la piattaforma di gestire scommesse sportive senza licenza di gioco: «Comunque si definiscano, i mercati predittivi come Kalshi sono piattaforme di gioco d’azzardo, punto e basta», ha dichiarato (parole riportate dalla CNBC). Pochi giorni dopo la CFTC ha usato i propri poteri d’emergenza per ordinare a Kalshi di continuare a operare a New York, rivendicando l’autorità federale esclusiva sugli event contract (secondo CoinDesk). Tra Stati che invocano il diritto del gioco e un regolatore federale che rivendica la materia dei derivati, i due colossi si muovono in un limbo giuridico, mentre raccolgono miliardi.

 PolymarketKalshi
StrutturaDecentralizzata (Polygon, USDC)Exchange registrato presso la CFTC
Valutazione obiettivoOltre 20 miliardi di dollariCirca 40 miliardi di dollari
Investitore chiaveICE (fino a 2 miliardi)Sequoia, Wellington e altri
Presenza di agenti AIElevata (oltre il 30% dei wallet)In crescita
Accesso dall’ItaliaOscurato da ADM (dal 27 luglio 2026)Non autorizzato

Italia ed Europa: ADM, Consob e le opzioni binarie

Torniamo al caso italiano, perché spiega bene come tre corpi di regole diversi si intersechino sulla stessa attività. Il blocco di Polymarket deciso da ADM nasce dal diritto del gioco: per l’Agenzia la piattaforma è assimilabile a un operatore di scommesse privo di concessione. La vicenda va avanti dall’autunno 2025, con un primo inserimento in blacklist a ottobre, una riabilitazione a dicembre per la sola consultazione dei dati e il nuovo oscuramento del luglio 2026 (di nuovo, la ricostruzione de L’Espresso).

Ma c’è un secondo livello, quello finanziario. Nel luglio 2026 l’ESMA ha ricordato che gli event contract con esito binario, quando il sottostante è uno strumento finanziario ai sensi della MiFID II, sono derivati a tutti gli effetti, e in quanto tali ricadono nel divieto permanente di commercializzazione delle opzioni binarie alla clientela retail, in vigore in tutta l’Unione (come sintetizzato da CoinDesk). Il nome commerciale, ha chiarito l’autorità, è irrilevante: conta la sostanza. Nello stesso periodo la Spagna aveva già bloccato Kalshi e Polymarket, dopo Paesi Bassi e Belgio.

In Italia le due autorità di riferimento sul lato finanziario sono la Consob, competente per la condotta di mercato e gli strumenti finanziari sotto la MiFID II, e la Banca d’Italia per gli aspetti prudenziali e le stablecoin sotto MiCA. La cornice del gioco resta invece ad ADM. È un intreccio in cui la stessa attività può essere, a seconda dell’angolatura, gioco non autorizzato, derivato vietato ai retail o cripto-attività regolata. Per l’utente il risultato pratico è semplice: accedere a Polymarket dall’Italia oggi non è consentito.

RegimeAutorità in ItaliaChe cosa copreConseguenza pratica
Gioco d’azzardoADMScommesse su eventi senza concessioneOscuramento del sito (Polymarket, 27 luglio 2026)
Strumenti finanziari (MiFID II)ConsobEvent contract come derivati binariDivieto di offerta ai clienti retail
Cripto-attività (MiCA)Consob e Banca d’ItaliaToken, prestatori di servizi, stablecoinAutorizzazione degli operatori, non della scommessa

Rischi e conti da fare

Chi si avvicina a questi mercati deve mettere in conto rischi che non esistono in una scommessa tradizionale. Il primo è la risoluzione: come si è visto, l’esito può essere ribaltato da un voto o finire in causa, e la certezza del pagamento non è mai assoluta finché il mercato non è chiuso. Il secondo è la responsabilità: un agente non ha personalità giuridica, quindi guadagni, perdite e obblighi ricadono sull’operatore umano o sulla società che lo mette in campo. Non esiste, oggi, un modo per far rispondere in proprio un software.

C’è poi il fisco. In Italia le plusvalenze da cripto-attività sono tassate al 33 per cento dal primo gennaio 2026, con l’eliminazione della vecchia soglia di esenzione dei 2.000 euro; fanno eccezione le stablecoin ancorate all’euro, che mantengono l’aliquota al 26 per cento (come spiega Eutekne). La qualificazione fiscale precisa dei proventi dei mercati predittivi resta un terreno grigio, ma un agente che regola migliaia di micro-operazioni in stablecoin può generare altrettanti eventi potenzialmente rilevanti, e la contabilità di tutto questo ricade sul titolare.

Infine un avvertimento che vale per l’intero settore AI-cripto: la qualità di un’infrastruttura non si misura dal prezzo del suo token. UMA, che regge la risoluzione di Polymarket, capitalizza circa 29 milioni di euro con un prezzo intorno ai 0,32 euro (dati CoinGecko), mentre gli stessi framework alla base degli agenti valgono anche meno, spesso scesi di oltre il 99 per cento dai loro massimi. Sistemi che muovono miliardi poggiano su token da poche decine di milioni: uno squilibrio che è esso stesso un fattore di rischio, perché un’infrastruttura critica sostenuta da un token illiquido è più facile da attaccare o abbandonare di quanto i volumi lascino pensare.

Domande frequenti

Che cos’è un agente sui mercati predittivi?

È un programma autonomo che legge informazioni (notizie, dati on-chain, feed sportivi), stima la probabilità di un evento e, tramite un proprio wallet, compra o vende i relativi contratti senza intervento umano. Si distingue dal vecchio bot a regole fisse perché al centro c’è un modello linguistico che interpreta il contesto. Nel 2026 questi agenti governano oltre il 30 per cento dei wallet attivi su Polymarket.

Come fa Polymarket a stabilire chi ha vinto?

Polymarket usa l’oracolo ottimistico di UMA. Un proponente autorizzato dichiara l’esito e deposita una cauzione; se nessuno contesta entro la finestra di tempo, l’esito è accettato. In caso di disputa, i possessori del token UMA votano per stabilire il risultato corretto. Dal 2026 solo indirizzi selezionati, con un’accuratezza superiore al 95 per cento, possono proporre gli esiti, mentre la contestazione resta aperta a chiunque.

Polymarket è legale in Italia nel 2026?

No, l’accesso è oscurato. Dal 27 luglio 2026 l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli ha inserito Polymarket nella lista dei siti privi delle autorizzazioni per offrire gioco in Italia. A livello europeo, inoltre, l’ESMA considera molti di questi contratti come opzioni binarie, vietate alla clientela retail in tutta l’Unione.

Gli agenti AI battono davvero gli umani?

In media sì. Secondo l’analisi ripresa da CoinDesk, gli agenti chiudono in positivo in oltre il 37 per cento dei casi, contro un intervallo che va dal 7 al 13 per cento per gli operatori umani, e 14 dei 20 wallet più profittevoli su Polymarket sono bot. Restano però esposti agli stessi rischi di risoluzione e alle stesse manipolazioni che colpiscono chiunque.

Come vengono tassate in Italia le vincite in cripto?

Le plusvalenze da cripto-attività sono tassate al 33 per cento dal primo gennaio 2026 e la soglia di esenzione dei 2.000 euro è stata eliminata; le stablecoin ancorate all’euro mantengono il 26 per cento. La qualificazione precisa dei proventi dei mercati predittivi resta incerta, ma i guadagni realizzati in cripto rientrano di norma in questo regime.

di Marcus Okafor, redazione HOGE Wire

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