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● AI x Crypto

Agenti AI on-chain nel 2026: come funzionano, pagano e sbagliano

Nel 2026 gli agenti AI hanno un wallet, firmano transazioni e pagano da soli con x402 e AP2. Guida al settore da 2,7 miliardi di euro: framework, DeFAI, sicurezza e regole per l'Italia.

Per anni gli agenti AI on-chain sono stati soprattutto una narrazione: un bot con una personalità, un profilo social e un token che saliva più in fretta di qualunque prodotto reale. Nel 2026 la storia è cambiata. Gli agenti hanno smesso di essere un meme e sono diventati utenti della blockchain a pieno titolo. Hanno un wallet proprio, firmano le loro transazioni, comprano servizi e, in un numero crescente di casi, pagano altri agenti senza che una persona prema un pulsante.

I numeri raccontano due storie opposte. La categoria «AI Agents» monitorata da CoinGecko vale circa 2,7 miliardi di euro, una frazione del picco toccato all’inizio del 2025, e diversi token che hanno definito il settore sono crollati o, come ELIZAOS, sono stati dichiarati letteralmente «morti» dai loro stessi creatori. Nello stesso periodo, però, l’infrastruttura che permette a un agente di pagare, identificarsi e operare non è mai stata così solida: a luglio 2026 la Linux Foundation ha istituzionalizzato lo standard di pagamento x402, con Visa, Mastercard e Stripe tra i membri fondatori. Il token muore, l’infrastruttura resta.

Questa guida spiega che cosa significa davvero «agente AI on-chain» nel 2026: come è fatto dentro, come paga, dove sbaglia e chi risponde quando sbaglia. Con un’attenzione specifica alle regole che contano per chi opera dall’Italia, cioè MiCA, la vigilanza di Consob e Banca d’Italia, il perimetro della MiFID II e la nuova tassazione entrata in vigore il 1 gennaio 2026.

Che cosa significa davvero «agente AI on-chain»

Un agente AI on-chain è la somma di quattro componenti. La prima è un modello linguistico di grandi dimensioni (LLM): interpreta un obiettivo espresso in linguaggio naturale, lo scompone in passi e decide che cosa fare. La seconda è un wallet di cui l’agente controlla la chiave, o una parte della chiave: è ciò che gli consente di firmare transazioni e detenere fondi. La terza è un insieme di strumenti, chiamati tool o plugin: interfacce verso exchange, protocolli DeFi, oracoli, API di dati e altri agenti. La quarta è l’autonomia, cioè la capacità di agire in un ciclo continuo (osserva, pianifica, agisce, verifica) senza che un umano approvi ogni singolo passo.

È questa combinazione a distinguere un agente da un tradizionale bot di trading. Un bot esegue regole scritte da una persona: se il prezzo scende del 5 per cento, compra. Un agente riceve un obiettivo vago, per esempio «proteggi il valore del mio portafoglio questa settimana», e sceglie da solo la strategia, gli strumenti e le transazioni. Il bot fa ciò che gli è stato detto; l’agente decide che cosa fare.

Questa differenza sposta il problema dalla logica alla fiducia. Con un bot il rischio è un errore nel codice, deterministico e verificabile riga per riga. Con un agente il rischio è che il modello venga convinto, ingannato o semplicemente si sbagli, e che quel giudizio errato si traduca nella firma di una transazione irreversibile. Il confine di fiducia, il trust boundary, non passa più tra il codice e l’input, ma tra ciò che il modello crede sia un’istruzione legittima e ciò che in realtà è un attacco. Tenere a mente questo confine è la chiave per capire tutto il resto.

Come è nato il settore: dai meme agli agenti che pagano

Il settore è nato per gioco. Nella seconda metà del 2024 un bot AI dal carattere sopra le righe attirò l’attenzione di investitori noti e ispirò un memecoin che in poche settimane superò i cento milioni di dollari di capitalizzazione. Poco dopo, in ottobre 2024, un progetto lanciato sulla piattaforma daos.fun promise qualcosa di più ambizioso: un fondo di venture capital gestito da un’AI, con la comunità che proponeva investimenti e un agente che, in teoria, decideva. Era il progetto poi diventato ElizaOS, di cui abbiamo raccontato ascesa e caduta come presunto gestore automatico di un fondo cripto.

Il 2025 fu l’anno dell’euforia. Nacquero decine di launchpad, migliaia di agenti con il proprio token e la promessa che un’AI potesse far crescere il capitale meglio di un gestore umano. Il 2026 è stato l’anno della resa dei conti. Molti di quei token hanno perso oltre il 99 per cento del valore, alcuni progetti sono finiti in tribunale e la distinzione più importante di tutto il settore è diventata evidente: la qualità di un framework software non ha nulla a che vedere con il prezzo del token che gli è stato appiccicato sopra. Il codice open source può essere eccellente mentre il token collassa, e viceversa.

La lezione di questi due anni è semplice ma costosa: gli agenti AI vanno giudicati per quello che fanno, non per la narrazione che li circonda. Un’AI che gestisce denaro non è affidabile solo perché ha un nome brillante e una comunità entusiasta.

La mappa del settore nel 2026: numeri e token

Al 25 agosto 2026 la categoria «AI Agents» di CoinGecko vale circa 2,7 miliardi di euro (3,15 miliardi di dollari), con un volume di scambi nelle ultime 24 ore attorno ai 436 milioni di euro. È un mercato piccolo rispetto al resto delle criptovalute e molto concentrato: pochi token pesano per la maggior parte della capitalizzazione. La tabella seguente riporta i principali, con valori convertiti al cambio euro-dollaro di circa 1,17.

TokenRuoloPrezzo (EUR)Capitalizzazione (EUR)
Venice (VVV)Piattaforma AI privacy-first~15,08 €~716 mln €
Virtuals (VIRTUAL)Launchpad di agenti (Base, Solana)~0,64 €~422 mln €
ASI Alliance (FET)Fetch.ai, SingularityNET, Ocean~0,14 €~319 mln €
Kite (KITE)Blockchain per pagamenti tra agenti~0,096 €~230 mln €
OriginTrail (TRAC)Grafo di conoscenza verificabile~0,30 €~135 mln €
Holoworld (HOLO)Creazione di agenti e avatar~0,059 €~45 mln €
Autonolas (OLAS)Servizi di agenti autonomi (DeFAI)~0,021 €~6 mln €
Valori indicativi al 25 agosto 2026, fonte CoinGecko. La capitalizzazione non misura la qualità tecnica dell’agente.

Un avvertimento è d’obbligo: la capitalizzazione di un token non misura la qualità dell’agente o del framework sottostante. Venice e Virtuals valgono centinaia di milioni, ma il framework più usato al mondo dagli sviluppatori, ElizaOS, ha un token che vale ormai pochi milioni di dollari. Leggere questa tabella come una classifica di merito tecnico sarebbe un errore: è una fotografia della speculazione, non dell’utilità.

L’anatomia di un agente: modello, wallet, strumenti, memoria

Dentro un agente AI on-chain girano quattro sottosistemi che vale la pena conoscere, perché è lì che nascono sia i poteri sia i rischi.

  • Il modello e il ciclo di ragionamento. Un LLM riceve l’obiettivo, osserva lo stato del mondo (prezzi, saldi, messaggi) e produce un piano. Il modello può girare in remoto, su server di terze parti, oppure in locale sulla macchina dell’utente. La scelta ha conseguenze enormi su sicurezza e privacy, come vedremo.
  • Il wallet. È il cuore operativo. Gli agenti moderni usano quasi sempre wallet a contratto (smart account) con account abstraction, che permettono chiavi di sessione (session key) con permessi limitati: un agente può firmare solo certe operazioni, fino a un certo importo, per un certo tempo. È il meccanismo che separa «l’agente può leggere il saldo» da «l’agente può svuotare il conto».
  • Gli strumenti. Sono i plugin che collegano il modello al mondo on-chain: uno swap su un DEX, un deposito su un protocollo di lending, una chiamata a un oracolo, un pagamento a una API. Ogni strumento è una porta; ogni porta è una superficie di attacco.
  • La memoria. Per non ripartire da zero a ogni interazione, l’agente conserva un contesto: conversazioni passate, decisioni, dati recuperati (spesso con tecniche di retrieval, il cosiddetto RAG). Questa memoria è utile, ma è anche un bersaglio: se un attaccante riesce a inserirvi un’istruzione, l’agente la tratterà come un ricordo affidabile.

Molti agenti, inoltre, non tengono tutto in casa: comprano ciò che serve. L’inferenza di un modello, la potenza di calcolo, i dati di mercato vengono spesso acquistati al volo pagando in stablecoin. È il motivo per cui l’inferenza decentralizzata è diventata un servizio che gli agenti comprano, e per cui i pagamenti automatici, di cui parliamo tra poco, sono la vera spina dorsale del settore.

Framework e launchpad: Virtuals, ElizaOS, Olas

Tre nomi dominano la parte software del settore, e ognuno rappresenta un approccio diverso.

Virtuals Protocol è un launchpad senza codice: permette a chiunque di creare e mettere in circolazione un agente con un proprio token, principalmente sulle reti Base e Solana. Ha dato vita a migliaia di progetti e a un’economia interna di servizi tra agenti, ma i suoi ricavi sono calati molto rispetto al picco del 2025.

ElizaOS è il framework open source più diffuso, scritto in TypeScript e tra i repository AI più popolari su GitHub. Qui la lezione «token diverso da framework» è netta. Il 4 agosto 2026 il fondatore Shaw Walters ha dichiarato su X che il token è finito, dopo aver ceduto il tesoro del progetto per chiudere una class action: «Il token è morto. Completamente. La fondazione sta chiudendo», ha scritto, spiegando poi che Eliza non avrà più un token nativo e che lui continuerà a sviluppare il framework open source (CoinDesk). Un token un tempo valutato circa 2,4 miliardi di dollari è finito sotto i pochi milioni; il codice, però, continua a essere usato e mantenuto.

Olas (Autonolas) rappresenta il filone più concreto: agenti autonomi che svolgono un lavoro utile, soprattutto nella finanza decentralizzata e nei mercati predittivi. È la porta d’ingresso al fenomeno che il settore chiama DeFAI, di cui parliamo più avanti.

La lezione trasversale è che un framework va valutato per la sua architettura, la sua comunità e la sua manutenzione, non per la quotazione del token associato. Un progetto può avere un token morto e un software vivo.

Come pagano gli agenti: x402, AP2 e la corsa agli standard

Se un agente deve comprare un servizio, gli serve un modo per pagare che non richieda una carta di credito intestata a un umano, né una password digitata a mano. Nel 2026 sono emersi tre standard che si spartiscono i livelli di questo problema.

x402, ideato da Coinbase, riporta in vita un vecchio codice HTTP mai usato davvero, il 402 «Payment Required». Quando un agente chiede una risorsa a pagamento, il server risponde con un 402 e le istruzioni per pagare; l’agente firma una transazione in stablecoin (di solito USDC) e ottiene la risorsa. Il 14 luglio 2026 la Linux Foundation ha lanciato la x402 Foundation come ente di standardizzazione, con 40 membri fondatori tra cui Visa, Mastercard, Stripe, Google, AWS, American Express, Circle, Coinbase e la Solana Foundation. Coinbase ha donato il protocollo.

AP2 (Agent Payments Protocol), presentato da Google il 16 settembre 2025 con oltre 60 partner tra cui Mastercard, PayPal e Coinbase, si occupa del livello dell’autorizzazione: usa tre «mandati» firmati (intenzione, carrello, pagamento) sotto forma di credenziali verificabili, così che sia sempre chiaro chi ha autorizzato cosa. AP2 tratta le stablecoin come strumento di pagamento di prima classe, accanto a carte e bonifici, e ha un’estensione che si aggancia proprio a x402 (Google Cloud).

ACP, sviluppato da OpenAI con Stripe, copre il livello dell’esperienza d’acquisto (il checkout). Insieme, i tre formano una pila: chi paga (x402), chi autorizza (AP2) e come si compra (ACP). Progetti come Kite, una blockchain dedicata ai pagamenti tra agenti con una funzione di identità chiamata Agent Passport e la rete principale attiva da fine aprile 2026, aggiungono un livello di identità: dare a ogni agente un documento verificabile e limiti di spesa applicati dal protocollo.

ProtocolloPromotoreLivello nello stackStato nel 2026
x402Coinbase, poi Linux FoundationPagamento e regolamento (HTTP 402, stablecoin)Fondazione operativa dal 14 luglio, 40 membri
AP2GoogleAutorizzazione (mandati: intenzione, carrello, pagamento)Annunciato a settembre 2025, oltre 60 partner
ACPOpenAI e StripeEsperienza d’acquisto (checkout)Rilasciato a fine 2025, licenza aperta
I tre standard non competono direttamente: coprono livelli diversi della stessa pila di pagamento.

Il divario tra adozione e realtà

Qui si apre la contraddizione più interessante del 2026. I numeri di adozione sembrano enormi: secondo Chainalysis, i pagamenti tramite x402 sulla rete Base hanno superato i 100 milioni di transazioni in circa nove mesi, partendo da quasi zero. Ma la stessa analisi mostra che il valore economico reale è molto più piccolo del clamore, e che la quota di micro-pagamenti sotto il dollaro è crollata: nel giro di un anno la quota di valore mosso da transazioni sopra il dollaro è passata da circa metà a quasi il 95 per cento. In altre parole, la promessa iniziale (miliardi di micro-pagamenti da frazioni di centesimo) per ora non si è avverata; a muovere i numeri sono stati soprattutto episodi speculativi, come alcuni memecoin che usavano x402 per il conio.

Chi costruisce questi standard non lo nasconde, e anzi punta più in alto. Rubail Birwadker, responsabile crescita di Visa, in un comunicato di fine 2025 ha dichiarato: «Nel 2026 gli agenti AI non si limiteranno ad assistere i vostri acquisti: li completeranno» (Visa). La visione è che il vero mercato non siano gli umani che comprano tramite un agente, ma le macchine che pagano altre macchine: un agente che compra dati, potenza di calcolo, accesso a una API, in autonomia e in enormi quantità.

La distanza tra questa visione e i numeri odierni è il tema centrale del settore. L’infrastruttura è pronta e sostenuta da colossi dei pagamenti; la domanda reale, per ora, arranca dietro. È esattamente la stessa divergenza che si vede nei token: i tubi maturano mentre la speculazione si raffredda.

DeFAI: quando l’agente entra nei protocolli

DeFAI è la crasi di «DeFi» e «AI»: indica agenti autonomi che operano dentro i protocolli di finanza decentralizzata. Invece di limitarsi a suggerire, l’agente esegue: apre e chiude posizioni, sposta liquidità tra pool, gestisce strategie di rendimento, monitora il rischio e, in alcuni casi, tratta direttamente con altri agenti. Olas, per esempio, mette agenti a lavorare sui mercati predittivi, dove in certe giornate rappresentano una quota rilevante delle transazioni.

L’attrattiva è ovvia: un agente non dorme, reagisce in millisecondi e può gestire decine di posizioni contemporaneamente. Ma ci sono due insidie strutturali. La prima è la correlazione: se migliaia di agenti girano su modelli simili e leggono gli stessi segnali, tenderanno a reagire allo stesso modo nello stesso momento, amplificando i movimenti di prezzo invece di attenuarli. Un mercato di agenti correlati è un mercato più fragile, soggetto a cascate di liquidazioni.

La seconda insidia è il MEV (Maximal Extractable Value): ogni transazione prevedibile di un agente è un’occasione per chi controlla l’ordinamento dei blocchi. Un agente che segue una logica leggibile può essere anticipato (front-running) o sfruttato con manovre sandwich. Più gli agenti diventano numerosi e prevedibili, più diventano prede appetibili. Non a caso il tema della manipolazione di mercato, che in Europa MiCA affronta con regole specifiche su insider e abusi, torna centrale anche nel mondo degli agenti.

Il problema di sicurezza che nessuno ha risolto

C’è un difetto di fondo negli agenti AI che nessuno, a metà 2026, ha davvero risolto: un modello linguistico non distingue in modo affidabile un’istruzione da un dato. Per l’LLM, tutto è testo. Se un’istruzione malevola viene nascosta nei dati che l’agente legge (un messaggio, una pagina web, un campo di un token), il modello può eseguirla come se venisse dal suo padrone.

Il caso simbolo è avvenuto il 4 maggio 2026. Un attaccante ha prima inviato un NFT «membership» al wallet di un agente basato su Grok e collegato al bot di pagamento Bankr, ottenendo così permessi elevati (un’escalation di privilegi); poi ha pubblicato su X un messaggio in codice Morse che nascondeva l’ordine di trasferire dei token. L’agente, progettato per essere utile, ha decodificato il Morse e ha eseguito, spostando token per un valore stimato tra 150.000 e 200.000 dollari sulla rete Base. L’incidente è catalogato dall’OECD.AI e combina due classi di vulnerabilità note (prompt injection ed «eccesso di autonomia», nel gergo OWASP LLM01 e LLM06).

Ancora più insidiosa è la memory injection: non attaccare l’agente nel momento, ma avvelenarne la memoria, così che l’istruzione malevola venga rievocata più tardi come un ricordo affidabile. Un gruppo di ricercatori di Princeton lo ha dimostrato su larga scala con un banco di prova dedicato agli agenti Web3, mostrando che i modelli sono più vulnerabili all’iniezione nella memoria che a quella diretta nel prompt (arXiv). Le difese contro il prompt injection servono a poco una volta che il contesto memorizzato è compromesso.

La voce più ascoltata su come contenere il rischio è quella di Vitalik Buterin. In un intervento del 2 aprile 2026 ha consigliato ai team che costruiscono wallet collegati a un’AI di limitare le transazioni autonome a circa 100 dollari al giorno e di richiedere la conferma umana per importi superiori, trattando umano e modello come due firmatari di un sistema «2 su 2». Ha stimato che circa il 15 per cento delle «abilità» degli agenti in circolazione contenga istruzioni malevole e ha invitato a spostare l’inferenza in locale: «Tutta l’inferenza LLM prima in locale, tutti i file ospitati in locale, mettere tutto in sandbox» (Bitcoin.com). Il paradosso è evidente: ogni limite che rende un agente sicuro (tetti, conferme, sandbox) gli toglie quella stessa autonomia che era il motivo per costruirlo.

VettoreCome funzionaEsempioMitigazione
Prompt injectionIstruzione nascosta nei dati in ingressoGrok e Bankr, maggio 2026Separare istruzioni e dati, sandbox, filtri
Escalation di privilegiUn token o NFT sblocca permessi non previstiNFT Bankr Club inviato all’agentePrivilegio minimo, permessi espliciti
Memory injectionIl contesto memorizzato viene avvelenatoStudio CrAIBench (Princeton)Verifica di integrità della memoria
Compromissione della chiaveFurto della chiave del wallet dell’agenteFurti su exchange e wallet, 2026Chiavi in HSM o TEE, tetti di spesa, 2 su 2
I quattro vettori di attacco più comuni contro gli agenti AI on-chain e le rispettive contromisure.

Chi risponde quando un agente sbaglia?

Immaginiamo che un agente, ingannato o difettoso, prosciughi un wallet o esegua una serie di operazioni rovinose. Chi è responsabile? La risposta breve è: non l’agente. Un software non ha personalità giuridica, non ha un codice fiscale, non può essere citato in giudizio né possedere beni in senso legale. La responsabilità, quindi, risale sempre a un soggetto umano o a una società.

Il problema è capire quale. Nella catena che porta a una transazione ci sono almeno quattro attori: chi ha sviluppato il modello, chi ha scritto il framework e i plugin, chi ha configurato e messo in esercizio l’agente, e chi lo ha usato dandogli fondi e obiettivi. Quando qualcosa va storto, la domanda diventa: chi controllava la parte che ha fallito? Un plugin difettoso chiama in causa lo sviluppatore; una configurazione imprudente chiama in causa chi ha messo in esercizio l’agente; un obiettivo malevolo chiama in causa l’utente. In assenza di norme scritte apposta per gli agenti, valgono le categorie tradizionali di responsabilità contrattuale ed extracontrattuale, con tutte le incertezze del caso.

Per chi opera in Italia il principio pratico è chiaro: l’agente è uno strumento, e le conseguenze delle sue azioni ricadono sul titolare del wallet o sull’impresa che lo utilizza. Delegare a un’AI non delega la responsabilità.

MiCA, Consob e MiFID II: la cornice italiana

Il regolamento europeo MiCA, pienamente applicabile dopo la fine del periodo transitorio, è stato scritto per le cripto-attività a pronti (spot) e per i fornitori di servizi, non per il software autonomo. MiCA non regola l’agente in quanto tale: regola le attività che l’agente eventualmente svolge e i soggetti che le offrono. In Italia la vigilanza è ripartita tra Consob, per la condotta di mercato e la tutela degli investitori, e Banca d’Italia, per i profili prudenziali e le stablecoin.

Il quadro concreto è già definito. Con la fine del periodo transitorio, il 1 luglio 2026, Consob e Banca d’Italia hanno comunicato che i soggetti abilitati in Italia sono nove: otto CASP (tra cui CheckSig, Conio, CryptoSmart, Hercle, Hodlie, Olliv Italia, Riv Digital e Young Platform) più Banca Sella. Chi offre servizi su cripto-attività a clienti italiani deve rientrare in questo perimetro autorizzato.

C’è però un confine che sposta la palla su un altro campo. Se un agente non si limita a eseguire ordini ma dà consigli di investimento o gestisce un portafoglio, quella è consulenza o gestione, cioè un servizio di investimento disciplinato dalla MiFID II e vigilato da Consob, non da MiCA. Non conta che a farlo sia un software: l’ESMA ha chiarito già nel 2024 che l’uso dell’AI nei servizi di investimento non cambia gli obblighi di correttezza, trasparenza e supervisione umana. Anche i derivati su cripto (futures, perpetui) restano strumenti finanziari sotto MiFID II, fuori dal perimetro di MiCA.

La revisione di MiCA prevista per il 2026 dovrà colmare i vuoti che il regolamento non aveva previsto, dalla finanza decentralizzata agli agenti autonomi. Ne abbiamo scritto analizzando i buchi che la revisione europea dovrà colmare su DeFi, staking e lending: per ora, gli agenti non sono ancora oggetto di regole dedicate.

Il fisco 2026: ogni micro-pagamento è un evento fiscale?

Qui arriva la parte che riguarda concretamente il portafoglio. Dal 1 gennaio 2026 la tassazione italiana delle cripto-attività è cambiata: la legge di bilancio ha portato l’aliquota sulle plusvalenze al 33 per cento e ha eliminato la soglia di esenzione dei 2.000 euro (Fisco Oggi). Ogni cessione a titolo oneroso, cioè ogni volta che si vende o si permuta una cripto-attività, può generare una plusvalenza tassabile.

Per un agente che paga in stablecoin, questo dettaglio è tutt’altro che secondario. Se l’agente regola i suoi acquisti in USDC, cioè una stablecoin in dollari, ogni pagamento è tecnicamente una cessione, e la differenza di cambio tra euro e dollaro può produrre piccole plusvalenze o minusvalenze. Un agente che esegue migliaia di micro-pagamenti al giorno genera, in teoria, migliaia di micro-eventi fiscali da tracciare. È un incubo contabile che nessun foglio di calcolo casalingo regge.

C’è però una via d’uscita prevista dalla stessa riforma, ed è tutta europea. Le cripto-attività ancorate all’euro e conformi a MiCA, cioè i token di moneta elettronica (EMT) denominati in euro, beneficiano dell’aliquota ridotta al 26 per cento con una soglia di esenzione di 2.000 euro; soprattutto, la conversione tra euro e una stablecoin in euro, o il suo rimborso in euro, non costituisce plusvalenza né minusvalenza. Un agente che paga in una stablecoin in euro, invece che in dollari, eviterebbe gran parte di quei micro-eventi tassabili. È uno dei motivi per cui la partita delle stablecoin europee, e la contromossa delle banche con i depositi tokenizzati, non è solo una questione di sovranità monetaria, ma anche di efficienza fiscale.

Attenzione, infine, a un rischio spesso ignorato: un’attività di trading automatico ad alta frequenza, svolta in modo sistematico e organizzato, può far scattare la riqualificazione da reddito occasionale a reddito d’impresa, con conseguenze fiscali molto diverse. Prima di lasciare che un agente operi 24 ore su 24 sui mercati, un commercialista è più utile di un altro plugin.

Come usare o costruire un agente senza farsi male: una checklist

Che si voglia usare un agente esistente o costruirne uno, alcune precauzioni riducono in modo netto il rischio. Non eliminano il pericolo, ma spostano le probabilità dalla parte giusta.

  • Tetti di spesa rigidi. Applicare limiti giornalieri e per singola operazione a livello di wallet, non solo di applicazione. Il consiglio di Buterin (circa 100 dollari al giorno in autonomia, conferma umana oltre) è un buon punto di partenza.
  • Umano nel ciclo per le operazioni critiche. Ogni transazione sopra una certa soglia, o che sposti fondi verso un indirizzo nuovo, dovrebbe richiedere un’approvazione esplicita.
  • Chiavi di sessione e privilegio minimo. Dare all’agente solo i permessi che gli servono, per il tempo che gli servono. Un agente che deve fare swap non ha bisogno del potere di prosciugare il conto.
  • Plugin verificati. Ogni strumento è una superficie di attacco. Usare solo plugin auditati e di provenienza nota, e diffidare delle «abilità» scaricate da fonti non verificate.
  • Calcolo verificabile dove conta. Per gli usi in cui è cruciale sapere che il modello ha eseguito davvero ciò che dichiara, esistono tecniche di prova. Ne abbiamo spiegato una in dettaglio con lo zk-ML, la prova crittografica che un modello ha calcolato correttamente. È importante però ricordarne il limite: il calcolo verificabile prova l’integrità dell’esecuzione, non l’immunità dal prompt injection.
  • Tracciamento fiscale dal primo giorno. Registrare ogni operazione dell’agente con data, importo e controvalore in euro, per non trovarsi a ricostruire migliaia di eventi a fine anno.

Che cosa aspettarsi nei prossimi mesi

Tre linee di tendenza sono abbastanza leggibili. La prima è il consolidamento degli standard: con Visa, Mastercard, Stripe e Google seduti allo stesso tavolo, x402 e AP2 hanno buone probabilità di diventare l’infrastruttura di default per i pagamenti tra agenti, indipendentemente da quanti token del settore sopravvivranno.

La seconda è la questione europea. Oggi la maggior parte dei pagamenti tra agenti passa da stablecoin in dollari su reti americane. MiCA limita le stablecoin non in euro, l’euro digitale della BCE è ancora in preparazione e il fisco italiano, come abbiamo visto, premia le stablecoin in euro. C’è quindi uno spazio concreto per un livello di pagamento tra agenti denominato in euro, che sarebbe insieme una scelta di sovranità e di convenienza.

La terza è la divergenza che attraversa tutto il settore: l’infrastruttura matura mentre la speculazione sui token si raffredda. Il 2025 aveva venduto l’idea che un agente fosse anzitutto un token da comprare. Il 2026 sta insegnando che un agente è anzitutto un utente della blockchain, con un wallet, dei permessi e delle responsabilità. La domanda vera per i prossimi mesi non è quale token salirà, ma quali agenti faranno un lavoro utile in modo sicuro, verificabile e conforme alle regole. È lì che si deciderà se questa tecnologia diventerà infrastruttura o resterà l’ennesimo ciclo di hype.

Domande frequenti

Che cos’è un agente AI on-chain?

È un software che unisce un modello linguistico (LLM), un wallet di cui controlla la chiave, degli strumenti per interagire con la blockchain e un certo grado di autonomia. A differenza di un bot, che esegue regole fisse, un agente interpreta un obiettivo e sceglie da solo le azioni, arrivando a firmare le proprie transazioni.

Gli agenti AI possono davvero pagare da soli?

Sì, attraverso standard come x402 di Coinbase (ora sotto la Linux Foundation) e AP2 di Google. Un agente può ricevere una richiesta di pagamento e regolarla in stablecoin senza intervento umano. Le transazioni ci sono già in gran numero, ma il valore economico reale resta per ora modesto rispetto al clamore.

Quali sono i rischi principali degli agenti AI on-chain?

Il rischio maggiore è che il modello non distingua un’istruzione da un dato: un attaccante può nascondere comandi nei contenuti che l’agente legge (prompt injection) o avvelenarne la memoria (memory injection). A questo si aggiungono l’escalation di privilegi e il furto della chiave del wallet. Tetti di spesa, approvazione umana per le operazioni critiche e privilegio minimo sono le difese di base.

Come vengono tassati in Italia gli agenti AI che operano con cripto?

Le plusvalenze sulle cripto-attività sono tassate al 33 per cento dal 1 gennaio 2026, senza più la soglia di esenzione dei 2.000 euro. Le stablecoin in euro conformi a MiCA godono di un’aliquota ridotta al 26 per cento, e la conversione tra euro e stablecoin in euro non è una plusvalenza. Ogni pagamento in stablecoin in dollari, invece, è tecnicamente una cessione: un agente molto attivo genera moltissimi eventi da dichiarare.

Un agente AI è regolamentato da MiCA o da Consob?

MiCA non regola l’agente in sé, ma le attività che svolge e chi le offre; in Italia la vigilanza spetta a Consob (condotta di mercato) e a Banca d’Italia (profili prudenziali). Se l’agente fornisce consulenza o gestisce un portafoglio, si applica la MiFID II, non MiCA. In ogni caso la responsabilità legale ricade sul titolare umano o sull’impresa, perché un software non ha personalità giuridica.

Marcus Okafor, redazione AI e cripto di HOGE Wire.

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