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● AI x Crypto

Bittensor, l’era dei ricavi: Gamma, subnet e il nodo degli ETF

Dopo l'Exploit Summit di Montréal, Bittensor prova a passare dall'emission farming ai ricavi veri. Cosa sono i token Gamma, quanto incassano i subnet e perché gli ETF restano un rebus.

A fine settembre 2026 più di cento squadre di sviluppatori si sono date appuntamento a Montréal, negli spazi industriali del New City Gas, per due giorni di presentazioni, dibattiti e sfide tecniche. L’occasione era l’Exploit Summit, la conferenza più grande dedicata a Bittensor, la rete che da anni promette di costruire intelligenza artificiale senza i grandi data center delle Big Tech. Il messaggio uscito da quei due giorni segna un cambio di tono: dopo una fase in cui molti subnet vivevano quasi soltanto di emissioni di token, il progetto prova a raccontarsi come una rete che comincia a generare ricavi veri, con clienti paganti e un’economia interna da costruire.

Sullo sfondo, il token TAO viaggia intorno ai 267,83 euro (302,51 dollari), con una capitalizzazione vicina ai 3,04 miliardi di euro che lo colloca intorno alla trentaquattresima posizione del mercato, secondo i dati di CoinGecko. Questo articolo funziona come una guida aggiornata: spiega che cos’è Bittensor e come gira la sua macchina, ma parte dalle novità di queste settimane, dai token Gamma proposti a Montréal all’indice che per la prima volta prova a misurare i ricavi reali dei subnet, fino al nodo irrisolto degli ETF. È il modo più onesto per capire se la svolta verso i ricavi sia sostanza o soltanto racconto.

Che cos’è Bittensor e perché se ne parla ora

Bittensor è una rete decentralizzata pensata per produrre intelligenza artificiale come se fosse una merce: modelli, inferenza, dati, addestramento. Al centro ci sono il token TAO e un’organizzazione, la Opentensor Foundation, fondata da Jacob Steeves e Ala Shaabana. Invece di un’unica azienda che possiede i server e vende l’accesso ai modelli, Bittensor distribuisce il lavoro su decine di mercati specializzati chiamati subnet, dove chi contribuisce viene pagato in token in base alla qualità di ciò che produce.

Lo schema di base è semplice da enunciare e complicato da far funzionare. In ogni subnet i miner generano un output (la risposta di un modello, un dato, un pezzo di addestramento) e i validator lo valutano assegnando punteggi. Un algoritmo chiamato Yuma Consensus pesa quei punteggi in base allo stake e distribuisce le ricompense, premiando chi si avvicina al giudizio della maggioranza e penalizzando chi se ne allontana. Dal febbraio 2025 ogni subnet ha anche un proprio token, l’alpha, con un mercato dedicato: è il modello dTAO, il perno dell’economia attuale della rete.

Perché se ne parla proprio adesso? Per tre motivi che si intrecciano: l’Exploit Summit di Montréal ha rilanciato una visione ambiziosa della rete, è arrivata la prima stima sistematica dei ricavi reali dei subnet, e sul tavolo delle autorità statunitensi restano in attesa alcuni ETF su TAO. Il tutto mentre il prezzo del token, dopo un rally estivo, resta pur sempre a oltre il 60% sotto il massimo storico. La domanda di fondo non è se Bittensor sia un’idea interessante, ma se stia diventando un’attività economica sostenibile.

L’Exploit Summit di Montréal: la rete prova a crescere

L’Exploit Summit si è tenuto il 28 e 29 settembre 2026, organizzato da Bittensor Commons, un’iniziativa non profit della comunità. Più di cento squadre indipendenti hanno presentato i propri subnet in un formato dichiaratamente competitivo, pensato per mettere alla prova chi costruisce sulla rete. Tra i relatori c’erano lo stesso Jacob Steeves, oggi alla guida del subnet Affine, Micaela Bazo di Metanova Labs, Will Squires e Steffen Cruz di Macrocosmos, Rob Myers di Manifold Labs, Marcus Graichen di Taostats, Max Sebti di Score Technologies e Jean-Thomas Ledore, partner di PwC France che è anche cliente della rete.

Il filo conduttore è stato quello che gli organizzatori hanno chiamato Full-Stack Intelligence Network: l’idea che i subnet smettano di essere isole separate e diventino i mattoni di una filiera completa dell’AI, dove dati, calcolo, archiviazione, pre-addestramento, inferenza e agenti software si vendono servizi a vicenda. Non un singolo mercato di inferenza, quindi, ma un ecosistema in cui un subnet può pagarne un altro per il lavoro che gli serve. È una promessa grande, perché implica che Bittensor smetta di essere un insieme di esperimenti scollegati e inizi a comportarsi come un’economia.

Il tono dell’evento è ben riassunto da Etienne Leroy, direttore della Opentensor Foundation, secondo cui «la domanda non è più se le macchine possano diventare intelligenti, ma chi costruirà i sistemi che producono quell’intelligenza, e a quali condizioni» (comunicato dell’evento). È una dichiarazione di intenti: Bittensor vuole posizionarsi come l’alternativa aperta a uno sviluppo dell’AI concentrato in poche aziende.

Al di là degli annunci, il senso dell’evento è stato un altro: Bittensor prova a smettere di essere un esperimento da addetti ai lavori per diventare un’infrastruttura che le aziende possano usare e, soprattutto, pagare. La presenza di un partner di PwC France sul palco, nel doppio ruolo di relatore e cliente, è il segnale più concreto di questo passaggio. Resta da capire se la platea di clienti paganti crescerà abbastanza in fretta da reggere il peso delle emissioni, oppure se la rete continuerà a dipendere dai sussidi distribuiti dal protocollo.

Dall’emission farming all’era dei ricavi

Per anni la critica più dura a Bittensor è stata questa: i subnet non vivevano di clienti, ma di emissioni. Finché il protocollo distribuisce nuovi TAO ogni giorno, un team può incassare token semplicemente partecipando, a prescindere dal fatto che qualcuno paghi davvero per il servizio. Questo meccanismo, spesso chiamato emission farming, gonfia le metriche interne ma non dice nulla sulla domanda reale. È il motivo per cui una parte degli osservatori ha sempre guardato ai numeri della rete con sospetto.

A fine agosto 2026 è arrivato il primo tentativo serio di misurare quella domanda: il Bittensor Revenue Index di SubConnect. Secondo l’indice, 24 subnet generano tra i 28 e i 35 milioni di dollari (circa 25-31 milioni di euro) di ricavi annualizzati da clienti paganti, 15 dei quali classificati ad alta affidabilità perché documentati da dashboard pubbliche e dati on-chain. La parte del leone la fanno calcolo e infrastruttura: nove subnet in questo settore valgono da soli tra i 23,1 e i 27,3 milioni di dollari, cioè il 78-82% di tutti i ricavi verificati, come riporta Crypto Briefing.

Il dettaglio più interessante non è il totale, ma cosa i subnet fanno con quei soldi: 14 dei 24 usano i ricavi per riacquistare il proprio token alpha, sostenendone il valore con incassi reali e non solo con l’interesse speculativo. Tra i clienti citati compaiono nomi concreti, da PwC France a Dropbox, fino a una società immobiliare quotata al NYSE. La stessa analisi ricorda però il contesto: i ricavi esterni coprono soltanto il 9-12% dei circa 300 milioni di dollari di emissioni annue del protocollo, e soltanto due subnet incassano dai clienti più di quanto ricevano in emissioni. L’era dei ricavi è cominciata, ma parte da lontano.

Da dove arrivano davvero i ricavi

Guardare la classifica dei subnet che incassano aiuta a capire che tipo di rete sia Bittensor nel 2026. Non è, almeno per ora, un grande mercato di modelli linguistici di consumo: è soprattutto un’infrastruttura di calcolo, dove chi vende GPU e inferenza a basso costo trova i primi clienti. La tabella qui sotto riassume le stime dell’indice SubConnect per le voci principali.

SubnetAttivitàRicavi annui stimatiNota
Lium (SN51)Noleggio GPU e calcolo8-10 mln $Primo per ricavi stimati
Targon (SN4)GPU confidenziale (Intel TDX)5,5-6 mln $Dati auto-dichiarati
Chutes (SN64)Inferenza serverless4-5 mln $Unico verificabile esternamente
Calcolo e infrastruttura (9 subnet)Varie23,1-27,3 mln $78-82% del totale verificato

Lium, Targon e Chutes da soli valgono quasi la metà dei ricavi dell’intero ecosistema. È una concentrazione che racconta due cose: la domanda esiste, ma è ancora sottile e si addensa su pochi fornitori di calcolo. Il resto della rete, dai subnet di addestramento a quelli di dati o di previsione, contribuisce in misura molto minore ai ricavi esterni, anche quando cattura quote importanti di emissioni. In altre parole, la mappa dei ricavi non coincide con la mappa delle ricompense, ed è proprio su questo scarto che si gioca la credibilità del progetto.

Vale la pena ricordare cosa fanno davvero questi subnet. Lium e Targon affittano potenza di calcolo su GPU, con Targon che punta sul calcolo confidenziale per chi tratta dati sensibili; Chutes vende inferenza serverless, cioè l’esecuzione su richiesta di modelli già addestrati. Sono servizi concreti, con clienti che pagano per output misurabili, ed è questo a renderli i candidati più solidi quando si parla di ricavi reali. I subnet che addestrano modelli da zero, al contrario, bruciano molte più risorse e trovano molti meno acquirenti disposti a pagare subito, anche quando il loro contributo tecnico è notevole.

Gamma: la moneta di servizio per i subnet

La proposta più discussa a Montréal si chiama Gamma. L’ha presentata, il 28 settembre, un collaboratore della Opentensor Foundation noto con l’alias const_reborn, ed è un tentativo di risolvere un problema pratico: come fa un subnet a pagarne un altro? Finora le ricompense arrivano in TAO e in alpha, token pensati per essere detenuti o venduti, non per regolare transazioni interne tra servizi. Senza un mezzo di scambio comune, la filiera immaginata nel Full-Stack Intelligence Network resta un disegno sulla carta.

Nell’idea di base, i subnet convertirebbero una parte delle proprie emissioni di TAO in crediti Gamma, da spendere poi per comprare calcolo, inferenza, archiviazione o altri servizi da subnet vicini o da fornitori esterni, come spiega Crypto Briefing. Il senso è più profondo di quanto sembri: oggi le emissioni sono percepite come ricompense da liquidare sul mercato, mentre Gamma proverebbe a trasformarle in un budget operativo, capitale che resta dentro la rete e viene reinvestito invece di essere venduto. Se funzionasse, ridurrebbe anche la pressione di vendita cronica che pesa sul prezzo di TAO.

Nelle discussioni si è parlato anche di bruciare token alpha per ottenere crediti Gamma, in modo da collegare la domanda di servizi al valore dei singoli subnet. L’immagine che circola è quella di carte prepagate per l’infrastruttura: gettoni fungibili e trasferibili on-chain, utilizzabili per acquistare servizi altrui. Per ora, però, restano appunti su una lavagna più che regole scritte.

Cosa resta da chiarire su Gamma

Conviene essere precisi: Gamma è una proposta concettuale, non un prodotto pronto. Lo dice la stessa cronaca dell’evento, che elenca le domande ancora aperte: come sarebbero emessi e redimibili i crediti, chi governerebbe il sistema, e in che modo Gamma interagirebbe con i mercati esistenti dei token alpha. Nessuno di questi nodi è stato sciolto pubblicamente, e questo da solo basta a tenere alta la cautela.

C’è anche una lezione recente da tenere a mente. Il modello dTAO, oggi considerato il cuore dell’economia di Bittensor, ha impiegato parecchio tempo per passare dall’annuncio alla rete viva. È ragionevole aspettarsi che Gamma segua una traiettoria simile, con tempi incerti e inevitabili revisioni lungo la strada. Chi investe sulla narrazione del Full-Stack Intelligence Network dovrebbe quindi distinguere con cura ciò che è stato spedito da ciò che è stato soltanto proposto: è la differenza tra una rete che funziona e una presentazione ben fatta.

Resta poi il problema di fondo di qualsiasi economia di servizi tra macchine: fidarsi di un lavoro svolto da uno sconosciuto. Se un subnet paga un altro per un’inferenza o per un addestramento, deve poter verificare che il risultato sia autentico, e non un calcolo abbozzato o copiato. È la stessa questione che attraversa tutto il settore dell’AI verificabile, dai sistemi di prova crittografica e ottimistica come opML al calcolo riservato basato su chip sicuri. Senza una verifica solida, i crediti Gamma rischierebbero di pagare un lavoro che nessuno può davvero controllare.

dTAO, alpha e subnet: l’economia interna

Per capire Gamma e i ricavi serve avere chiaro il modello dTAO, introdotto nel febbraio 2025. Ogni subnet ha un proprio token alpha e una riserva di liquidità automatica (un pool AMM) che ne determina il prezzo rispetto a TAO. Quel prezzo non è un dettaglio estetico: stabilisce la quota di emissioni che il subnet riceve. Più il mercato valuta l’alpha di un subnet, più TAO fluiscono verso chi ci lavora. In pratica, il mercato vota ogni giorno su dove far confluire le risorse della rete.

I subnet sono oggi 128, con un tetto fissato e un meccanismo di ricambio: i peggiori vengono deregistrati per fare posto a nuovi progetti, mentre la rete punta a espandere il tetto verso quota 256. L’insieme dei token alpha ha raggiunto nei mesi scorsi un valore di oltre un miliardo di dollari, pari a circa un quarto della capitalizzazione di TAO, secondo le analisi di CoinGecko. In cima alla classifica si trovano proprio i subnet di calcolo e addestramento che compaiono anche tra quelli con più ricavi.

Il modello ha un pregio e un difetto speculari. Il pregio: il mercato, in teoria, premia i subnet più utili dirottando lì le emissioni. Il difetto: il prezzo di un alpha può salire per ragioni speculative, scollegate dalla domanda reale di servizi, e trascinare con sé le emissioni. È esattamente questo scarto tra prezzo e utilità che la fase dei ricavi e strumenti come Gamma vorrebbero ridurre, legando le ricompense a una domanda dimostrabile invece che alle aspettative.

Tokenomics, halving ed emissioni

Sul piano monetario Bittensor somiglia volutamente a Bitcoin: l’offerta massima di TAO è fissata a 21 milioni. L’emissione, però, non si dimezza in base al numero di blocchi, ma al raggiungimento di soglie di token emessi. Il primo halving è scattato nel dicembre 2025, a quota 10,5 milioni di TAO emessi, portando la ricompensa da 1 a 0,5 TAO per blocco, cioè da circa 7.200 a circa 3.600 TAO al giorno; il prossimo arriverà a 15,75 milioni, verso la fine del decennio, come documenta la documentazione di Taostats.

Le ricompense giornaliere vengono ripartite dentro ogni subnet secondo uno schema fisso: il 18% al proprietario del subnet, il 41% ai miner e il 41% a validator e delegatori; il tutto distribuito in token alpha, non in TAO. Circa il 70% dell’offerta risulta in staking, con un rendimento nominale intorno al 10%. La tabella seguente riassume i numeri chiave della rete, con i prezzi aggiornati.

ParametroValore
Prezzo TAO267,83 euro (302,51 $)
Capitalizzazione~3,04 mld euro (~3,43 mld $), rango #34
Valutazione completamente diluita~5,62 mld euro (~6,35 mld $)
Offerta circolante11,34 mln / 21 mln (tetto)
Primo halvingdicembre 2025, a 10,5 mln emessi
Emissione giornaliera~3.600 TAO dopo l’halving
Ripartizione ricompense18% owner / 41% miner / 41% validator
Quota in staking~70%, rendimento ~10%

Due dettagli meritano attenzione. Primo: le ricompense arrivano in alpha, quindi il valore reale incassato dipende dal prezzo del singolo token di subnet, non dal solo TAO. Secondo: con un’offerta circolante di 11,34 milioni su un tetto di 21, oltre metà dei TAO deve ancora entrare in circolazione, e la pressione di vendita delle emissioni resta uno dei temi più sensibili del progetto. È anche il motivo per cui proposte come Root Reborn e Gamma puntano a trattenere valore dentro la rete.

Il sussidio nascosto: ricavi veri contro emissioni

Qui entra la parte scomoda. Le stime dei ricavi vanno lette accanto a un’analisi indipendente che invita alla prudenza. Secondo OwnYourMind, Chutes (SN64) è l’unico subnet con ricavi davvero verificabili dall’esterno, perché OpenRouter pubblica i volumi giornalieri di token elaborati. Quei dati valgono tra 1,1 e 5,6 milioni di dollari l’anno, un intervallo ben distante dalla cifra vicina ai 10 milioni di ARR rivendicata dal team Rayon Labs. Lo stesso scarto emerge sui volumi: OpenRouter ha registrato un picco di circa 42 miliardi di token al giorno il 7 febbraio 2026, poi in calo, contro i 160 miliardi dichiarati.

Il nodo è il sussidio. Le analisi di Pine Analytics citate da OwnYourMind stimano che, quando Chutes catturava il 14,4% delle emissioni, incassava circa 518 TAO al giorno: un rapporto tra sussidio e ricavi esterni compreso tra 22 e 40 volte, con le emissioni a coprire il 95-97% dei costi. Senza quel sostegno, il prezzo di pareggio salirebbe a circa 1,41 dollari per milione di token, contro gli 0,88 dollari dei fornitori centralizzati: un servizio da 1,6 a 3,5 volte più caro. La tabella mette a confronto numeri dichiarati e numeri verificabili.

SubnetRicavi dichiaratiDato verificabileNota
Chutes (SN64)~10 mln $ ARR (Rayon)1,1-5,6 mln $ (OpenRouter)Sussidio 22-40x
Lium (SN51)Ricavi superiori alle emissioniNessun dashboard pubblicoSolo fonti interne
Targon (SN4)10,4 mln $ ARRNon certificatoNessun cruscotto dal vivo

Anche il primato di Lium va preso con le molle: la tesi che i suoi ricavi da noleggio superino ormai le emissioni, facendone il primo subnet autosufficiente, poggia solo su report interni dei team Lium e Datura, senza un cruscotto on-chain pubblico. Un segnale incoraggiante, non ancora una prova. Vale la pena notare un effetto di rotta: il trio di subnet di Rayon Labs è passato dal 23,71% delle emissioni totali di inizio 2026 al 7,97% di settembre, segno che i meccanismi di controllo stanno ridistribuendo le ricompense verso chi dimostra domanda reale.

Governance e la promessa della decentralizzazione

La questione più spinosa non è tecnica ma politica: quanto è davvero decentralizzata Bittensor? I due fondatori hanno lasciato i ruoli esecutivi nel febbraio 2026, pur restando contributori, e Steeves guida oggi un nuovo subnet, Affine. La roadmap fissa alla fine del 2027 il traguardo per cedere il controllo a un modello di governance più distribuito, come riportato da Crypto Briefing. Lo stesso Steeves ha ammesso che la rete non è ancora decentralizzata quanto Bitcoin, difendendo però la scelta di mantenere per ora un coordinamento accentrato per tenere il passo con lo sviluppo dell’AI.

Non tutti ci credono. Nell’aprile 2026 il team dietro il subnet Templar (SN3), riunito nella società Covenant AI, ha abbandonato la rete denunciando un controllo eccessivo da parte dei fondatori. Il suo fondatore Sam Dare ha definito «una bugia» la promessa che nessuna singola entità controlli il protocollo, parlando apertamente di «teatro della decentralizzazione»; l’annuncio fece scivolare TAO di circa il 15% in due ore, da 338 a 285 dollari, come documentò The Block.

Alle critiche politiche si sommano quelle sulle regole del gioco. Mark Creaser, amministratore delegato del fondo DSV, ha riassunto il malcontento con un’immagine tagliente: «un casinò almeno tiene le stesse regole tutta la notte», sostenendo che i continui cambi alle regole economiche dei subnet rendono dTAO difficile da sottoscrivere; il socio Siam Kidd è stato ancora più netto, definendolo «in sostanza non investibile» (tao.media). La rete ha reagito con strumenti come Conviction, che lega il peso di voto al blocco dei token nel tempo, e con Root Reborn, aggiornamento arrivato sulla rete principale nell’agosto 2026 che riduce la pressione di vendita automatica delle emissioni, anche se la sua funzione più ambiziosa resta per ora disattivata.

Il tema, in fondo, è la fiducia. Una rete che cambia spesso le regole di distribuzione delle ricompense chiede ai suoi costruttori di scommettere su un terreno che si muove sotto i piedi, e questo scoraggia proprio quei team di qualità che dovrebbero attirarne altri. La risposta dei fondatori è che la velocità serve a tenere il passo con un settore, quello dell’AI, che corre a sua volta molto in fretta. Le due esigenze, stabilità per gli investitori e flessibilità per gli ingegneri, sono difficili da conciliare: è su questo equilibrio che si misurerà la maturità della rete nei prossimi mesi.

ETF e il paradosso dello staking

Sul fronte degli strumenti regolamentati, Bittensor vive una contraddizione istruttiva. Negli Stati Uniti, Grayscale ha depositato a fine dicembre 2025 una domanda per trasformare il proprio trust su TAO in un ETF spot quotato al NYSE Arca con il ticker GTAO, poi emendata nell’aprile 2026. Il punto critico è scritto nella domanda stessa: il trust non potrà mettere i suoi TAO in staking, come si legge nel deposito presso la SEC.

Il dettaglio non è secondario. Nel modello dTAO le emissioni seguono i TAO messi in staking: un involucro spot che resta fuori da quel circuito espone al prezzo del token ma rinuncia al rendimento da staking, intorno al 10% annuo, e alla governance. L’investitore dell’ETF spot, insomma, prenderebbe il rischio prezzo senza il flusso che molti considerano la vera ragione per detenere TAO. La finestra di decisione attesa era l’estate 2026, ma a inizio ottobre l’approvazione non è ancora arrivata, complice una SEC con ranghi assottigliati, ridotta a due commissari e rallentata dallo stallo di bilancio federale; ne abbiamo scritto a proposito dell’uscita di Hester Peirce.

In Europa la fotografia è opposta. Deutsche Digital Assets e Safello hanno quotato il Safello Bittensor Staked TAO ETP (ticker STAO) su Euronext Paris il 2 giugno 2026, dopo i debutti su SIX e Nasdaq Stockholm. Il prodotto è interamente garantito da TAO in custodia a freddo, mette i token in staking e accumula il rendimento (al netto delle commissioni) nel valore quotidiano del prodotto, con un costo totale dell’1,49% l’anno, come indica ETF Express. È il paradosso dello staking: in Europa un prodotto quotato riesce a passare il rendimento agli investitori, mentre negli Stati Uniti l’ETF spot probabilmente non potrà. A questo si aggiunge l’iniziativa Project Rubicon, che impacchetta i token alpha dei subnet e li porta nella finanza decentralizzata su Base tramite il protocollo Chainlink CCIP, segno di quanto l’ecosistema stia cercando ponti verso la finanza tradizionale e on-chain.

Perché il prezzo di TAO si muove

Il prezzo di TAO racconta una storia di aspettative più che di fondamentali. A inizio ottobre 2026 il token scambia intorno ai 267,83 euro (302,51 dollari), con un progresso del 5,3% nelle ultime 24 ore ma un arretramento del 4,5% sulla settimana, e resta circa il 60% sotto il massimo storico di 757,60 dollari toccato nel marzo 2024. Il rally di fine estate è stato spinto soprattutto dalla rotazione verso i token legati all’AI e dall’attesa per gli ETF, più che da un salto dei ricavi.

Questo rende TAO particolarmente sensibile al clima macro e alla narrativa di settore. Quando la liquidità si ritira o la propensione al rischio cala, i token ad alta beta come questo tendono a muoversi più del mercato, in entrambe le direzioni. Il legame con le azioni tecnologiche, in particolare, si è stretto nelle fasi di tensione: un tema che abbiamo analizzato guardando alla correlazione tra azioni e crypto dopo le ultime mosse della Fed. Per chi guarda a TAO, insomma, i prossimi dati su inflazione e tassi pesano quanto gli annunci tecnici, e un token che resta sotto il massimo storico di oltre il 60% ricorda che il racconto, da solo, non basta a sostenere i prezzi.

C’è poi un elemento tecnico da non sottovalutare: con oltre metà dell’offerta ancora da emettere e la maggior parte dei TAO bloccati in staking, il flottante effettivamente scambiato sul mercato è relativamente sottile. Questo amplifica i movimenti in entrambe le direzioni e aiuta a spiegare perché TAO possa guadagnare o perdere a doppia cifra nel giro di pochi giorni. Per chi investe, la lezione è semplice: la liquidità conta quanto la narrativa, e le oscillazioni vanno messe in conto fin dall’inizio.

Concorrenti e alternative nel calcolo AI

Bittensor non è solo in questo campo. Sul fronte del calcolo decentralizzato ci sono mercati di GPU come Render, io.net e Akash, dove si affitta potenza di calcolo in modo più diretto: chi ha bisogno di GPU le prende, chi le ha le offre. Se volete capire come funziona in pratica questo tipo di servizio, abbiamo pubblicato una guida al noleggio di GPU su Akash. La differenza di Bittensor è il livello di incentivi: non solo un mercato, ma una rete che prova a pagare automaticamente la qualità attraverso i subnet.

Sul versante dell’addestramento distribuito, invece, i rivali più agguerriti non hanno un token. Prime Intellect ha raccolto 130 milioni di dollari in un round Series A a una valutazione vicina al miliardo, con un giro d’affari annualizzato intorno ai 100 milioni, e non ha emesso una criptovaluta liquida; realtà come Nous Research e Pluralis seguono una logica simile, costruendo valore sul capitale di rischio più che sull’emissione di token. È il grande interrogativo strategico di Bittensor: il token serve a coordinare la rete o rischia di diventare una distrazione rispetto alla capacità tecnica?

C’è poi la nicchia del calcolo confidenziale, dove Bittensor è già presente con Targon, che usa ambienti di esecuzione sicuri su hardware Intel per far girare modelli senza esporre dati e pesi. È la stessa frontiera che unisce privacy e verificabilità, e spiega perché la questione della fiducia nel lavoro svolto torni in ogni discorso sul futuro della rete.

MiCA, Consob e il quadro per l’investitore italiano

Dal punto di vista normativo, TAO è una cripto-attività di tipo generale ai sensi del regolamento europeo MiCA: non è un token di moneta elettronica né un token collegato ad attività, quindi non rientra nelle categorie più rigide pensate per le stablecoin. I servizi su TAO (scambio, custodia, consulenza) devono essere offerti da un prestatore autorizzato come CASP, mentre gli strumenti derivati su crypto restano sotto la direttiva MiFID II, di competenza della Consob.

In Italia il quadro è definito dal D.lgs. 5 settembre 2024, n. 129, che assegna i compiti a Consob (condotta di mercato e tutela degli investitori) e alla Banca d’Italia (profili prudenziali e stablecoin). Il periodo transitorio per gli operatori si chiude il 1 luglio 2026, tra i più brevi dell’Unione. Per chi vuole esposizione senza gestire chiavi private, un ETP europeo come lo STAO offre una via regolamentata, con il vantaggio del rendimento da staking ma con i consueti rischi dell’emittente e del prodotto.

Il resto è buon senso sul rischio. Bittensor resta un progetto ad alta volatilità, con un divario ancora ampio tra ricavi reali ed emissioni, una governance concentrata che i fondatori promettono di sciogliere solo entro il 2027, e proposte chiave come Gamma ancora allo stadio di idea. La svolta verso i ricavi è reale e misurabile, ma è un inizio, non un arrivo: vale la pena seguirla con i numeri alla mano, non con gli slogan.

Domande frequenti

Che cos’è Bittensor (TAO)?

Bittensor è una rete decentralizzata per produrre intelligenza artificiale, organizzata in mercati specializzati chiamati subnet. Chi contribuisce (miner e validator) viene pagato nel token TAO e nei token alpha dei singoli subnet, in base alla qualità del lavoro valutata dall’algoritmo Yuma Consensus. L’offerta massima di TAO è fissata a 21 milioni, come quella di Bitcoin.

Cosa sono i token Gamma proposti all’Exploit Summit?

Gamma è una proposta presentata a Montréal il 28 settembre 2026 per creare dei crediti di servizio con cui i subnet possano pagarsi a vicenda calcolo, inferenza o archiviazione. L’idea è convertire una parte delle emissioni di TAO in crediti Gamma, trasformando le ricompense da vendere in un budget operativo reinvestito nella rete. Resta però una proposta concettuale, senza meccaniche e date definite.

Quanti ricavi generano davvero i subnet di Bittensor?

Secondo l’indice SubConnect di fine agosto 2026, 24 subnet generano tra i 28 e i 35 milioni di dollari di ricavi annualizzati da clienti paganti, con il calcolo e l’infrastruttura a rappresentare il 78-82% del totale. Analisi indipendenti invitano però alla prudenza: per molti subnet i ricavi verificabili dall’esterno sono molto inferiori a quelli dichiarati, e coprono solo una frazione delle emissioni.

Esiste un ETF su Bittensor e si può guadagnare lo staking?

Negli Stati Uniti Grayscale ha chiesto di convertire il suo trust in un ETF spot su TAO (ticker GTAO), ma il deposito esclude lo staking e a inizio ottobre 2026 non è ancora stato approvato. In Europa esiste già un ETP, lo STAO di Safello e Deutsche Digital Assets, che invece mette i token in staking e gira il rendimento agli investitori, con un costo dell’1,49% l’anno.

Come viene regolato TAO in Italia?

TAO è una cripto-attività generale sotto il regolamento europeo MiCA: i servizi devono essere offerti da operatori autorizzati come CASP, mentre i derivati ricadono sotto MiFID II, vigilata dalla Consob. In Italia il D.lgs. 129/2024 affida i compiti a Consob e Banca d’Italia, con il periodo transitorio che si chiude il 1 luglio 2026.

A cura di Marcus Okafor, redazione AI e mercati di HOGE Wire.

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