Addio Peirce: la SEC a due commissari blinda le regole crypto
Hester Peirce, la «Crypto Mom», ha lasciato la SEC il 2 ottobre. La commissione scende a due membri e Atkins corre a blindare in regole la ritirata dall'enforcement crypto.
Peirce lascia, e la SEC resta in due
Il 2 ottobre 2026 Hester Peirce ha lasciato la Securities and Exchange Commission dopo quasi nove anni. Per il grande pubblico è un cambio di poltrona come tanti; per chi segue le regole delle crypto è l’uscita della persona che, più di ogni altra dentro l’authority di Wall Street, aveva spinto la SEC a smettere di governare il settore a colpi di cause e a cominciare a scriverne le regole. La chiamavano «Crypto Mom», e il soprannome diceva già tutto del suo ruolo.
La sua partenza arriva nel momento meno tranquillo possibile. Con Peirce fuori, la Commissione scende a due soli membri su cinque: il presidente Paul Atkins e il commissario Mark Uyeda, entrambi repubblicani. I due seggi democratici sono vuoti dal 2 gennaio 2026, quando è scaduto il mandato di Caroline Crenshaw, e tre poltrone su cinque restano scoperte senza una nomina in vista. È una SEC ridotta all’osso proprio mentre tenta l’operazione più ambiziosa degli ultimi dieci anni: trasformare la ritirata dall’enforcement in un corpo di regole permanenti, prima che la finestra politica si chiuda.
Due giorni prima dell’addio di Peirce, il 30 settembre, la Commissione ha anche modificato la propria regola sul quorum, in vigore dal 1995, per potere continuare a deliberare anche in condizioni di organico minimo. E tra il 1° e il 20 ottobre si concentrano le scadenze che decideranno quanto sarà solida la nuova architettura: la chiusura della consultazione su Regulation Crypto Assets e una proposta nuova di zecca sulla custodia. Per l’Italia, dove a vigilare sono Consob e Banca d’Italia sotto l’ombrello MiCA, la vicenda è lo specchio rovesciato di ciò che accade in Europa. Vale la pena capirla a fondo.
Chi è la «Crypto Mom» e perché la sua uscita pesa
Hester Peirce è entrata alla SEC nel 2018 e si è guadagnata il soprannome di «Crypto Mom» per anni di dissensi pubblici contro l’approccio punitivo dell’agenzia verso gli asset digitali. Quando l’amministrazione è cambiata, nel gennaio 2025 ha preso la guida della Crypto Task Force, la squadra incaricata di produrre ciò che il settore chiedeva da sempre: definizioni chiare su cosa sia un titolo quando si parla di token, come debba funzionare la custodia, quali obblighi informativi gravino su chi emette. In pratica, l’impalcatura teorica dell’intera svolta di Atkins porta la sua firma.
Nelle interviste di commiato Peirce ha minimizzato il proprio peso. «C’è una parte meravigliosa del governo americano: le persone arrivano e se ne vanno, e qualcun altro si siederà su questa sedia», ha detto a The Block, aggiungendo che «il lavoro dell’agenzia continua: la partenza di un singolo commissario non conta davvero». Ma ha anche ammesso di lasciare parecchi cantieri aperti, dalle regole sui transfer agent al lavoro sulla custodia fino alle norme permanenti da costruire sopra la Innovation Exemption. «Non c’è mai un buon momento per andarsene», ha riconosciuto.
Nella lettera di dimissioni, indirizzata al presidente Trump e resa nota il 25 settembre, ha riassunto così la filosofia di una vita: «Massimizzare la libertà delle persone di scegliere ciò che è meglio per sé e per le proprie famiglie, entro parametri regolatori sensati pensati per dare loro la fiducia di transare con gli altri, è un compito delicato e di vitale importanza per il regolatore». Ha definito il mandato «l’onore della mia vita professionale». A novembre entrerà come professoressa associata alla Regent University School of Law: dalla sala delle votazioni al commento accademico.
La regola che basta uno: il quorum cambiato in silenzio
Una Commissione con due soli membri ha un problema pratico: se uno dei due deve astenersi per conflitto di interessi, resta un solo commissario, e secondo le regole classiche non si può deliberare. Il 30 settembre la SEC ha risolto la questione modificando la propria regola sul quorum, rimasta sostanzialmente immutata dal 1995. Fino a quel momento il quorum era di tre commissari; se in carica ce n’erano meno, faceva fede il numero dei presenti; e se le astensioni ne lasciavano disponibili solo due, due bastavano a decidere.
L’emendamento interviene proprio sulla clausola delle astensioni: ora, se le ricusazioni lasciano in campo un solo commissario non in conflitto, quel singolo commissario costituisce il quorum. In altre parole, in determinate condizioni una persona sola può far deliberare la SEC. La modifica è stata adottata senza passare per la consultazione pubblica: l’agenzia l’ha qualificata come norma di mera organizzazione interna, esente dalle procedure di notice-and-comment previste dall’Administrative Procedure Act, ed è entrata in vigore il 2 ottobre, lo stesso giorno dell’uscita di Peirce.
Il tempismo ha fatto discutere. Law360 ha legato esplicitamente la mossa all’uscita di Peirce, e osservatori di governance come CorpGov.net l’hanno ribattezzata la regola della «Commissione di uno», criticando l’adozione senza commento pubblico. I difensori della scelta rispondono che serve solo a non paralizzare l’agenzia in caso di astensioni, non a concentrare il potere. Resta il fatto simbolico: l’authority che sta riscrivendo le regole delle crypto per milioni di investitori può oggi, in teoria, farlo con il voto di una persona.
La ritirata dall’enforcement, in numeri
Per capire perché la partenza di Peirce pesi, bisogna ricordare da dove arriva la SEC. Sotto Gary Gensler, tra l’aprile 2021 e il dicembre 2024, l’agenzia ha avviato 125 azioni legate alle crypto per oltre 6 miliardi di dollari (circa 5,4 miliardi di euro) di sanzioni, secondo i dati di Cornerstone Research. Era la stagione della cosiddetta regulation by enforcement: niente regole scritte, ma cause a raffica per stabilire caso per caso cosa fosse un titolo.
Con Atkins la curva è crollata. Nell’anno fiscale 2025 le azioni crypto sono scese a 13, il 60 per cento in meno rispetto alle 33 del 2024, e le sanzioni sugli asset digitali si sono fermate a circa 142 milioni di dollari, meno del 3 per cento del valore dell’anno precedente. Dettaglio rivelatore: di quelle 13 azioni, cinque erano state depositate prima che Gensler lasciasse, e solo otto sono nate sotto la nuova gestione, quasi tutte per frode conclamata. La macchina sanzionatoria non è stata smantellata del tutto, ma è stata spenta quasi ovunque tranne che sui raggiri veri e propri.
| Gestione / anno | Azioni crypto | Sanzioni |
|---|---|---|
| Gensler (apr 2021-dic 2024, totale) | 125 | oltre 6 mld $ complessivi |
| di cui anno fiscale 2024 | 33 | gonfiate dal caso Terraform |
| anno fiscale 2025 (Atkins) | 13 (-60% sul 2024) | circa 142 mln $ |
Questi numeri non sono il cuore della storia di oggi, ma ne sono la premessa: la svolta c’è già stata, e ora la SEC vuole renderla irreversibile mettendola nero su bianco. Per un quadro di come questa parabola americana si sia intrecciata con i mercati, abbiamo raccontato altrove il verdetto sulla correlazione tra azioni e crypto dopo Fed e CLARITY.
Regulation Crypto Assets: 400 pagine per archiviare la guerra
Il documento su cui si gioca tutto si chiama Regulation Crypto Assets. È una proposta di regolamento di circa 400 pagine, annunciata il 18 agosto 2026 (comunicato 2026-76) e pubblicata sul Federal Register il 21 agosto. Dopo quasi un decennio in cui la SEC ha governato le crypto con linee guida informali e cause, è il primo tentativo di costruire un regime di offerta e informativa su misura per gli asset digitali.
L’impianto, descritto negli alert di studi legali come Morrison Foerster, poggia su tre pilastri. Due nuove esenzioni dalla registrazione prevista dal Securities Act del 1933, ciascuna con obblighi informativi specifici per le crypto: una per le startup in fase iniziale, una per le raccolte più grandi. Un safe harbor, la cosiddetta Rule 400, in base al quale il contratto di investimento associato a un token può formalmente cessare quando la rete diventa sufficientemente decentralizzata. E un terzo binario che preempta la registrazione statale dei titoli per certe offerte e per le transazioni sul mercato secondario.
| Esenzione | Tetto di raccolta | Durata / condizioni | Informativa |
|---|---|---|---|
| Startup exemption | fino a 5 mln $ (circa 4,4 mln €) | fino a 4 anni | stile whitepaper, semplificata |
| Fundraising exemption | fino a 75 mln $ (circa 67 mln €) | entro 12 mesi | via contratto di investimento crypto qualificato |
| Rule 400 (safe harbor) | n/d | cessa all’adeguata decentralizzazione | uscita dal perimetro del titolo |
Tradotto: la SEC vuole dare ai progetti una via legale per raccogliere capitali senza il timore costante di finire sotto inchiesta, e un meccanismo per cui un token, una volta che la rete cammina da sola, smette di essere trattato come un titolo. È l’esatto contrario della dottrina Gensler.
Perché il 20 ottobre è la data che conta
La proposta non è ancora legge. Deve passare per una consultazione pubblica che si chiude il 20 ottobre 2026, dopodiché la Commissione dovrà esaminare i commenti, eventualmente modificare il testo e votarlo in via definitiva. Realisticamente il regolamento finale non arriverà prima del 2027. Qui entra in gioco l’aritmetica dei commissari: una Commissione a due teste, con tre seggi vuoti, deve chiudere una delle riforme più contestate degli ultimi anni.
Il contesto politico rende la corsa ancora più delicata. Il 15 settembre il CLARITY Act, la legge che avrebbe dovuto dividere per statuto le competenze tra SEC e CFTC, è naufragato al Senato nella votazione sulla cloture per 49 a 50. Senza una legge del Congresso a fare da cornice, la SEC sta procedendo da sola per via regolamentare. Come ha sintetizzato la CNBC, il grande disegno di legge di Washington è bloccato, e l’agenzia va avanti comunque.
C’è poi la questione dei tempi di mercato. Ottobre è storicamente un mese caldo per Bitcoin, e la narrativa dell’Uptober è tornata anche un anno dopo il record; allo stesso tempo il dato sull’inflazione americana atteso a metà mese, che abbiamo analizzato nel pezzo sul CPI del 14 ottobre, terrà i riflettori sulla politica monetaria. La regolamentazione crypto si muove dentro questa finestra affollata, non in un vuoto.
Chi custodisce le chiavi: la proposta del 1° ottobre
Che la macchina regolatoria stia girando a pieno ritmo, nonostante l’organico ridotto, lo dimostra la mossa del 1° ottobre: la SEC ha proposto un nuovo quadro sulla custodia degli asset digitali da parte di consulenti finanziari e fondi regolati (comunicato 2026-100). Sono circa 760 pagine che emendano sia l’Investment Advisers Act del 1940 sia l’Investment Company Act del 1940, i testi che da ottant’anni governano chi può detenere i beni dei clienti.
Il punto più discusso, riportato da The Block, è l’autocustodia condizionata: un consulente potrebbe detenere le crypto del cliente in proprio, ma solo dopo aver accertato per iscritto che nessun custode qualificato è disponibile per quell’asset, solo finché la condizione persiste e solo se è lui a controllare le chiavi, con una verifica da ripetere ogni trimestre. La proposta apre inoltre alle trust company a carta statale come custodi qualificati, e impone protezioni delle chiavi private, cybersicurezza e separazione dei beni dei clienti. Segue una consultazione di 60 giorni.
Atkins ha accompagnato la proposta con parole che fotografano la linea dell’agenzia: «Dall’avvento di Bitcoin nel 2008 il mercato degli asset crypto è passato da curiosità di nicchia a classe di attività da migliaia di miliardi di dollari a cui gli investitori cercano attivamente esposizione. Purtroppo le nostre regole non hanno tenuto il passo». E ha promesso che «altre proposte regolatorie sono all’orizzonte», con l’obiettivo di fare degli Stati Uniti «la capitale mondiale delle crypto». La custodia, tema in apparenza tecnico, è in realtà il punto dove la tutela degli investitori si fa concreta: senza chi tiene le chiavi al sicuro, nessuna delle altre regole conta.
I commenti che contano: industria contro Stati
Una consultazione non è un sondaggio: i commenti pesano, perché l’agenzia è tenuta a considerarli e perché un regolamento adottato ignorandoli è più fragile davanti ai giudici. Sul tavolo di Regulation Crypto Assets la Crypto Task Force ha già raccolto oltre 300 lettere da emittenti, investitori, studi legali, revisori, accademici, associazioni di categoria, fondazioni di rete e perfino soggetti esteri.
Le posizioni divergono su un nodo preciso: la decentralizzazione e la preemption statale. Coinbase, per esempio, ha suggerito di limitare le vendite di token da parte del team di sviluppo e dei soggetti collegati finché la rete non sia diventata sufficientemente decentralizzata, un modo per evitare che il safe harbor diventi una scappatoia. Diversi commentatori di settore chiedono invece che la preemption spazzi via il mosaico delle regole statali, che altrimenti renderebbe il mercato secondario, secondo le loro lettere, un sistema frammentato e opaco con oneri inutili per emittenti e piattaforme.
Sul fronte opposto ci sono gli Stati. Diciotto procuratori generali, guidati dalla procuratrice generale di New York Letitia James, si sono opposti alla preemption dell’enforcement statale sui titoli, sostenendo, in un confronto nato attorno al CLARITY Act, che togliere agli Stati il potere di registrare e perseguire indebolirebbe la lotta alle truffe crypto proprio dove i piccoli risparmiatori vengono colpiti. È lo stesso principio che agita la Rule 400: chi protegge l’investitore quando il token esce dal perimetro del titolo?
La frode resta frode: cosa la SEC non ha mollato
Sarebbe un errore leggere la svolta come una resa totale. La SEC ha abbandonato la teoria per cui quasi ogni token è un titolo da registrare, ma non ha smesso di perseguire la frode. La distinzione è netta: cadono le cause fondate solo sulla mancata registrazione, restano quelle dove c’è un raggiro ai danni degli investitori.
Il caso simbolo è Terraform Labs e il suo fondatore Do Kwon. Il crollo di UST nel 2022 bruciò decine di miliardi; la SEC ha chiuso la partita civile con oltre quattro miliardi di dollari tra restituzioni e sanzioni (comunicato 2024-73), mentre sul fronte penale Kwon si è dichiarato colpevole nell’agosto 2025 ed è stato condannato a 15 anni nel dicembre successivo. Nel 2026 l’agenzia ha incriminato figure come Nathan Fuller, accusato di avere raccolto circa 12 milioni di dollari con finti bot di trading basati sull’intelligenza artificiale: la prova che le promesse gonfiate restano nel mirino.
A gestire questo fronte è la Cyber and Emerging Technologies Unit, che nel febbraio 2025 ha sostituito la vecchia unità cripto con una squadra di specialisti della frode. Il messaggio ai costruttori onesti è quello che Peirce ripeteva spesso: gli sviluppatori devono «sentirsi protetti, così da poter lavorare senza il timore che, se qualcuno usa uno strumento che hanno costruito per fare del male, saranno loro a risponderne». La linea rossa non è più il codice, ma l’inganno.
Quanto regge tutto questo? L’ombra di Trump v. Slaughter
La domanda che aleggia su ogni regola scritta in fretta è: quanto durerà? Una svolta costruita con guidance dello staff e regolamenti, e non con una legge del Congresso, può essere smontata da una gestione futura con gli stessi strumenti con cui è stata montata. La partenza di Peirce rende la questione concreta, perché se ne va proprio l’architetto che dava coerenza al disegno.
C’è poi un precedente giuridico che cambia gli equilibri. Nel giugno 2026, con la sentenza Trump v. Slaughter, la Corte Suprema ha ribaltato il principio di Humphrey’s Executor del 1935, stabilendo che il presidente può rimuovere a piacimento i vertici delle agenzie indipendenti multimembro. Nata come causa sulla Federal Trade Commission, la decisione si applica direttamente ai commissari di SEC e CFTC. Nell’immediato cambia poco, perché Atkins è già allineato alla Casa Bianca; ma toglie l’isolamento istituzionale che faceva sembrare duratura l’intera svolta.
Una Commissione ridotta a due membri, con una regola sul quorum che consente a uno solo di deliberare e senza più la protezione di Humphrey’s Executor, è un’architettura potente ma fragile: tutto dipende da chi siede su quelle poltrone e da chi lo ha nominato. È la stessa fragilità che l’Europa ha scelto di evitare incardinando le proprie regole in una legge. Ed è qui che la prospettiva italiana diventa interessante.
Lo specchio europeo: Washington allenta, Bruxelles stringe
Mentre gli Stati Uniti allentano la presa per via regolamentare, l’Unione europea fa il percorso inverso con una legge già in vigore. MiCA, il regolamento sui mercati delle cripto-attività, non è una guidance reversibile: è diritto applicabile, uguale in tutti gli Stati membri, e non dipende dall’umore di un commissario. Dove la SEC discute se un token sia un titolo, l’Europa ha già deciso chi autorizza, chi vigila e chi risponde.
Il regime europeo sull’abuso di mercato per le cripto, contenuto nel Titolo VI di MiCA (articoli da 86 a 92 su insider dealing, divulgazione illecita e manipolazione), è entrato pienamente in vigore nel corso del 2026, con l’ultima parte applicabile dal 28 luglio. In parallelo l’ESMA ha chiesto più poteri, fino all’oscuramento dei siti e al congelamento delle cripto, un tema che abbiamo raccontato nel pezzo su MiCA e la richiesta di poteri più forti. La direzione è opposta a quella americana: non meno vigilanza, ma di più.
| Dimensione | Stati Uniti (SEC, 2026) | Unione europea / Italia (MiCA) |
|---|---|---|
| Base giuridica | guidance e regolamenti, nessuna legge dedicata (CLARITY bocciata) | regolamento UE direttamente applicabile |
| Direzione | meno enforcement, più safe harbor | enforcement in costruzione e in crescita |
| Abuso di mercato | frodi perseguite caso per caso | regime armonizzato (Titolo VI, artt. 86-92) |
| Autorità | SEC a due membri, tre seggi vuoti | Consob e Banca d’Italia, coordinamento ESMA |
| Reversibilità | alta (nessuna legge, Trump v. Slaughter) | bassa (norma primaria UE) |
Non significa che l’Europa sia immune da incertezze: la revisione di MiCA è aperta, e sulla consultazione che la riguarda abbiamo visto cosa chiedono BCE ed EBA, soprattutto sulle stablecoin. Ma il baricentro resta diverso: una regola europea si cambia con un’altra legge, non con l’arrivo di un nuovo presidente.
L’Italia: Consob, Banca d’Italia e i nove CASP autorizzati
In Italia il decreto legislativo 5 settembre 2024, n. 129 ha ripartito i compiti: Consob vigila su condotta di mercato e tutela dell’investitore, Banca d’Italia sugli aspetti prudenziali e sulle stablecoin (i token di moneta elettronica e quelli collegati ad attività). È l’equivalente strutturale di una SEC e di una banca centrale che si dividono il campo, ma dentro una cornice legislativa europea che nessun cambio di vertice può riscrivere da solo.
Il periodo transitorio di MiCA si è chiuso il 30 giugno 2026. Da allora offrire servizi su cripto-attività senza autorizzazione è vietato, e secondo la comunicazione congiunta Consob-Banca d’Italia i soggetti autorizzati in Italia erano nove. Sul versante della repressione, Consob usa da anni il potere di oscuramento dei siti abusivi: dal 2019 ne ha bloccati oltre 1.800, di cui più di 230 legati alle cripto. Non è un’authority in ritirata, è un’authority che sta costruendo il proprio apparato.
Consob ha inoltre recepito, con una comunicazione del settembre 2025, gli orientamenti ESMA sull’abuso di mercato previsti da MiCA, e insieme alla francese AMF e all’austriaca FMA ha proposto una vigilanza europea più uniforme, fino alla supervisione diretta dell’ESMA sui grandi CASP. Mentre la SEC si interroga su come restare operativa con due commissari, l’asse franco-italo-austriaco discute di come accentrare, non diluire, il controllo. Due filosofie opposte di che cosa debba fare un regolatore.
La Crypto Task Force orfana del suo architetto
Con Peirce fuori resta una domanda senza risposta: chi guiderà la Crypto Task Force che lei aveva diretto dal febbraio 2025? La SEC non ha indicato un successore per il seggio, e con tre poltrone su cinque vuote e nessuna nomina annunciata la squadra che doveva produrre le regole si ritrova senza la persona che ne teneva insieme la visione. I dossier che Peirce considerava incompiuti restano tutti sul tavolo.
Nelle sue ultime interviste la commissaria aveva elencato i cantieri aperti: completare le regole sui transfer agent, chiudere il lavoro sulla custodia (appena avanzato con la proposta del 1° ottobre), costruire norme permanenti sopra la Innovation Exemption e istituire un comitato consultivo per i responsabili della compliance che non ha fatto in tempo a creare. Aveva anche insistito sul ripensare le pratiche di «sorveglianza finanziaria» per proteggere meglio la privacy degli americani senza indebolire le indagini. Sono scelte di merito, non di forma, e ora toccheranno ad altri.
Il paradosso è che Peirce ha sempre minimizzato il proprio ruolo, eppure l’intera impalcatura dottrinale della svolta porta la sua impronta. Se i due commissari rimasti riusciranno a portarla a termine, e se una futura amministrazione la conserverà o la smonterà, è la vera questione aperta. La capacità di dare chiarezza che era la missione della Task Force dipende oggi più dalle persone che dalle regole scritte, ed è esattamente la fragilità che l’Europa ha provato a evitare.
Cosa cambia per investitori e progetti italiani
Primo punto, il più importante: le regole della SEC non si applicano a chi investe o costruisce dall’Italia. Un risparmiatore italiano è tutelato da MiCA e vigilato da Consob e Banca d’Italia, non dal regolamento americano. Le esenzioni da 5 e 75 milioni di dollari, la Rule 400 e la proposta sulla custodia riguardano il mercato statunitense; per operare verso clienti italiani serve l’autorizzazione europea.
Questo non vuol dire che la vicenda sia irrilevante. Gli Stati Uniti restano il mercato che muove i prezzi globali: se la nuova cornice fa affluire capitali e quotazioni, l’effetto si sente anche sui portafogli europei. E molti progetti con ambizioni globali guarderanno a dove è più facile raccogliere, in una competizione regolatoria tra le due sponde dell’Atlantico che l’Europa osserva con attenzione.
Terzo, i derivati. Perpetual e CFD su cripto in Europa non ricadono sotto MiCA ma sotto la MiFID II, con Consob come autorità; lo statement ESMA del febbraio 2026 ha confermato per i CFD un limite di leva al dettaglio di 2:1. Un investitore italiano che guarda ai prodotti a leva quotati oltreoceano deve ricordare che la cornice che lo protegge resta quella europea, molto più restrittiva. In sintesi: la partenza di Peirce è una notizia americana con effetti globali, ma la bussola, per chi sta in Italia, resta puntata su Bruxelles e su via G. B. Martini.
Frequently Asked Questions
Perché Hester Peirce ha lasciato la SEC?
Peirce ha concluso il suo mandato il 2 ottobre 2026 dopo quasi nove anni e a novembre entra come professoressa associata alla Regent University School of Law. Nelle interviste di commiato ha spiegato che non c’è mai un momento ideale per andarsene e ha elencato diversi cantieri lasciati aperti, dalle regole sui transfer agent alla custodia.
Cosa significa che la SEC ha solo due commissari?
Con l’uscita di Peirce restano in carica il presidente Paul Atkins e il commissario Mark Uyeda, su cinque seggi previsti; tre sono vuoti. Il 30 settembre 2026 la SEC ha modificato la regola sul quorum in vigore dal 1995, così che, se le astensioni lasciano un solo commissario non in conflitto, quel commissario basta a deliberare.
Che cos’è Regulation Crypto Assets e quando entra in vigore?
È la proposta di regolamento della SEC, di circa 400 pagine, che crea esenzioni su misura per le offerte di token e un safe harbor chiamato Rule 400. La consultazione pubblica si chiude il 20 ottobre 2026; il regolamento definitivo, dopo l’esame dei commenti e il voto, non è atteso prima del 2027.
Le nuove regole della SEC valgono per gli investitori italiani?
No. Chi investe o opera dall’Italia è regolato da MiCA e vigilato da Consob e Banca d’Italia, non dal regolamento statunitense. Le novità americane incidono sui mercati globali e sui prezzi, ma la tutela giuridica per i residenti italiani resta quella europea.
In che cosa differiscono l’approccio della SEC e quello europeo con MiCA?
La SEC agisce con guidance e regolamenti reversibili, senza una legge dedicata dopo la bocciatura del CLARITY Act, e sta riducendo l’enforcement a favore dei safe harbor. L’Unione europea ha invece una legge direttamente applicabile, MiCA, con un regime armonizzato sull’abuso di mercato e un enforcement in crescita coordinato dall’ESMA.
Di Anneke de Vries, redattrice di regolamentazione per HOGE Wire.