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Bitcoin a 75.000 euro: l’Uptober riparte un anno dopo il record

Bitcoin torna sopra gli 85.000 dollari all'avvio dell'Uptober, un anno dopo il record e il crollo del 10 ottobre. Dati USA deboli, Fed verso la pausa e flussi ETF di nuovo positivi: ecco cosa guardare

Bitcoin ha aperto il quarto trimestre del 2026 con uno scatto. Nella giornata di venerdì 2 ottobre il prezzo è tornato sopra gli 85.000 dollari, pari a circa 75.700 euro, con un massimo intraday vicino agli 86.900 dollari, il più alto dal 23 settembre. Rispetto alla chiusura della vigilia, poco sopra gli 83.000 dollari, il guadagno sfiora il 4% in dollari nelle 24 ore, secondo i dati di Fortune e di CoinGecko. La capitalizzazione è risalita intorno ai 1.520 miliardi di euro e le perdite da inizio anno si sono ridotte a circa il 3%.

Il quadro resta però quello di un mercato ancora distante dai massimi dell’autunno 2025. Intorno agli 85.000 dollari, Bitcoin viaggia circa il 32% sotto il record di poco meno di 126.000 dollari toccato il 6 ottobre 2025, e circa il 28% in meno rispetto al prezzo di dodici mesi fa. In euro, la distanza dal massimo storico di 107.662 euro è vicina al 30%. Ethereum tratta intorno ai 2.750 dollari, mentre XRP resta poco sopra 1,50 dollari. In altre parole, il rimbalzo è reale ma parziale: serve ancora un terzo buono di strada per rivedere i livelli di un anno fa.

MetricaValore (2 ottobre 2026)
Prezzo BTCcirca 85.000 USD / 75.700 EUR
Massimo intradaycirca 86.900 USD (dal 23 settembre)
Variazione 24hcirca +3,9% (in dollari)
Da un mese+12,1%
Da un anno-28,1%
Dal record del 6 ott 2025circa -32% (USD), -30% (EUR)
Capitalizzazionecirca 1.520 miliardi EUR
Massimo storicocirca 126.000 USD / 107.662 EUR (6 ott 2025)
Ethereum / XRPcirca 2.750 USD / 1,54 USD

Fonti: Fortune, CoinGecko. Si tratta di valori molto volatili, che possono cambiare nell’arco della stessa giornata. C’è un motivo per cui la data di oggi pesa più di una seduta qualsiasi: siamo a pochi giorni dall’anniversario del massimo storico e, soprattutto, del crollo che lo ha seguito. Capire che cosa è successo un anno fa aiuta a leggere il rimbalzo di oggi senza farsi travolgere dall’entusiasmo stagionale.

Un anno dopo il record: il 6 ottobre, il 10 ottobre e la lezione del 2025

Il 6 ottobre 2025 Bitcoin segnava il suo massimo storico, poco meno di 126.000 dollari, dopo mesi di afflussi record negli ETF e di acquisti da parte delle tesorerie aziendali. Quattro giorni più tardi, il 10 ottobre, lo stesso mercato viveva una delle sedute peggiori della sua storia. L’annuncio di nuovi dazi al 100% sulle importazioni cinesi da parte dell’amministrazione statunitense ha innescato una cascata di liquidazioni stimata intorno ai 19 miliardi di dollari, con Bitcoin precipitato fino a circa 104.800 dollari, oltre il 14% sotto il picco di giornata, come ricostruito da Cryptopolitan.

La società di analisi CoinShares ha definito quell’episodio «uno dei peggiori eventi sistemici nella storia delle crypto», nove volte più grande della correzione del febbraio 2025 e diciannove volte più severo del crollo del marzo 2020 o del fallimento di FTX. Quel 10 ottobre ha interrotto una serie di sette anni consecutivi di ottobre positivi, e il mese si è chiuso in rosso di circa il 3,7%. La morale è semplice ma scomoda: la stagionalità favorevole non protegge da uno shock esogeno quando il mercato è carico di leva.

Il parallelo con oggi è istruttivo proprio perché le condizioni di partenza sono diverse. Un anno fa Bitcoin arrivava a ottobre sui massimi assoluti, con posizioni a leva accumulate su più mesi di rialzo ininterrotto; oggi arriva da una fase laterale, circa un terzo sotto il record, con una leva nel sistema molto più contenuta. È una base più solida, ma anche un promemoria che il rischio di coda, un titolo di giornale, una decisione politica, un dato a sorpresa, non scompare mai del tutto. È questa la cornice con cui va letto il cosiddetto Uptober del 2026.

Che cos’è l’Uptober e quanto vale davvero la stagionalità

«Uptober» è il soprannome che il mercato ha dato a ottobre, storicamente il mese più generoso per Bitcoin. I numeri spiegano perché il nome è rimasto: nei tredici anni tra il 2013 e il 2025, ottobre si è chiuso in rialzo dieci volte, con un rendimento medio storicamente a doppia cifra e una mediana intorno al 10%, secondo le serie raccolte da U.Today e News.Bitcoin.com. Poche ricorrenze stagionali, in qualunque mercato, hanno una base statistica così netta.

Il rovescio della medaglia è che la stagionalità è una tendenza, non una garanzia, e il 2025 lo ha dimostrato nel modo più brusco. Dopo aver segnato il record nella prima settimana, ottobre 2025 è stato un «Downtober», chiuso in calo di circa il 3,7%. Chi aveva comprato solo per la statistica si è trovato dalla parte sbagliata della cascata del 10 ottobre. Per il 2026 il punto di partenza è diverso: Bitcoin arriva a ottobre con due mesi positivi di fila alle spalle (agosto e settembre) e con una leva più bassa, ma con un record ancora distante circa un terzo sopra i prezzi attuali.

Stagionalità di ottobreDato
Ottobre positivi (2013-2025)10 su 13
Rendimento medio storicoa doppia cifra (circa +14%)
Medianacirca +10%
Ottobre 2025-3,7% (ha interrotto la serie)
Contesto 2026due mesi positivi di fila, YTD circa -3%

Fonti: U.Today, News.Bitcoin.com.

Il dato che ha cambiato tutto: 29.000 posti e la Fed verso la pausa

Il vero motore del rimbalzo di inizio ottobre non è la stagionalità, ma un dato macro. La mattina del 2 ottobre il Bureau of Labor Statistics ha pubblicato il rapporto sull’occupazione di settembre: appena 29.000 nuovi posti nel settore non agricolo, contro gli 84.000 attesi dal consenso, con il tasso di disoccupazione salito al 4,2% dal 4,1%, come riportato dalla CNN e dallo stesso BLS. A pesare sono state anche le revisioni al ribasso dei mesi precedenti: agosto ridimensionato a 133.000 posti e luglio trasformato addirittura in una perdita di 10.000 unità, per un totale di circa 60.000 posti in meno rispetto alle stime diffuse in precedenza.

Non è solo la cifra di testa a preoccupare, ma la sua composizione: l’occupazione è rimasta sostanzialmente piatta nella maggior parte dei settori, un segnale che diversi economisti hanno descritto come una domanda di lavoro che «lampeggia giallo». Un mercato del lavoro così fiacco ha un effetto immediato sulle attese di politica monetaria. Alla vigilia del rapporto, i mercati delle previsioni davano per probabile un nuovo rialzo dei tassi alla riunione del 28 ottobre; dopo il dato, la pausa è diventata lo scenario base, con probabilità salite intorno all’80% secondo i tracker di DeFiRate.

L’attenzione si sposta così a dicembre, quando un ulteriore ritocco resta più probabile (intorno al 65%) e arriverà il nuovo quadro delle proiezioni economiche con il «dot plot». Anche il dato sull’inflazione PCE di mercoledì, migliore delle attese, aveva già contribuito a raffreddare i timori, come nota News.Bitcoin.com. La combinazione di inflazione più docile e lavoro più debole ha riscritto in pochi giorni la narrazione che aveva dominato settembre.

Il paradosso del 2026: quando i dati brutti sono una buona notizia

Per capire perché un rapporto sul lavoro deludente fa salire Bitcoin bisogna ricordare in che regime ci troviamo. Il 2026 è un anno anomalo: invece di tagliare i tassi, la Federal Reserve li ha alzati. Il 16 settembre la banca centrale guidata da Kevin Warsh ha portato il costo del denaro al 3,75-4,00% con un voto unanime 12 a 0, il primo rialzo dal 2023, impegnandosi a riportare l’inflazione verso l’obiettivo del 2%, come ricostruito da Schwab. In un contesto del genere la logica di mercato si capovolge.

Quando la banca centrale è in modalità restrittiva, i dati forti (occupazione robusta, inflazione vischiosa) diventano una cattiva notizia per gli asset di rischio, perché giustificano altri rialzi; i dati deboli, al contrario, allentano la pressione sui tassi e fanno respirare Bitcoin, le azioni tecnologiche e l’oro. È l’esatto opposto dell’istinto comune, secondo cui un’economia in salute dovrebbe trainare i mercati. Il rapporto di settembre, con i suoi 29.000 posti, rientra proprio nella seconda categoria: cattivo per l’economia, buono (almeno nell’immediato) per il prezzo di Bitcoin.

Questo meccanismo spiega anche perché, in queste settimane, Bitcoin si muove quasi in presa diretta con i tassi attesi e con gli indici azionari statunitensi. Quando il mercato sconta tassi più alti, l’asset di rischio soffre; quando sconta una pausa, rimbalza. Abbiamo analizzato in dettaglio questo legame nel pezzo sulla correlazione tra azioni e crypto dopo Fed e CLARITY. Finché il regime resta questo, ogni dato macro va letto al contrario: la cattiva notizia è spesso la buona notizia.

Il rischio opposto: e se la Fed ignorasse il dato?

C’è un rovescio della medaglia che l’entusiasmo di venerdì tende a mettere in secondo piano. La reazione del mercato presuppone che la Federal Reserve legga il rapporto debole sul lavoro come un motivo per fermarsi. Ma Kevin Warsh ha costruito la propria credibilità sulla lotta all’inflazione, e la banca centrale potrebbe scegliere di guardare oltre un singolo dato, soprattutto se considera la frenata dell’occupazione temporanea o distorta dalle revisioni. Come osserva CryptoSlate, la tenuta del rimbalzo dipende proprio da quanto la Fed sarà disposta a dare peso a quei 29.000 posti.

È uno scenario da non sottovalutare. Se la retorica della banca centrale restasse dura, il mercato dovrebbe riprezzare in fretta l’ipotesi di un rialzo a dicembre, con il dollaro di nuovo in tensione e Bitcoin sotto pressione. La lezione, ancora una volta, è che in questo regime di tassi il prezzo di Bitcoin è ostaggio delle parole della Fed più che della stagionalità di ottobre. Il 28 ottobre, più della decisione in sé, conteranno i toni con cui verrà comunicata e il segnale sul percorso dei mesi successivi.

Dollaro, DXY e il canale macro che conta per chi investe in euro

Il secondo canale macro passa dal dollaro. L’indice del biglietto verde, il DXY, ha toccato nei giorni scorsi quota 102, il livello più alto da circa diciotto mesi, sostenuto proprio dalle attese di tassi alti più a lungo, come segnala FXStreet. Un dollaro forte è storicamente un freno per Bitcoin, perché rende più costoso l’asset per chi compra in altre valute e drena liquidità dal sistema globale. Il dato debole sul lavoro ha però iniziato a limare la corsa del dollaro, e questo spiega buona parte del rimbalzo di venerdì. Abbiamo dedicato un’analisi specifica al legame tra DXY, PCE e la Fed di ottobre.

Per il lettore italiano c’è una complicazione in più: il cambio euro-dollaro. Con l’euro intorno a 1,12 contro il dollaro, secondo Trading Economics, lo stesso guadagno giornaliero di quasi il 4% in dollari si traduce in un rialzo più contenuto se misurato in euro. È il motivo per cui il prezzo di Bitcoin in euro (circa 75.700) e in dollari (sopra gli 85.000) racconta due storie leggermente diverse a seconda della valuta in cui si ragiona. Chi investe dall’Italia deve tenere d’occhio due variabili insieme: il prezzo di Bitcoin e la forza relativa dell’euro, perché un euro che si rafforza può erodere parte dei guadagni in dollari.

I flussi ETF tornano positivi: la domanda strutturale che mancava

Dietro al rimbalzo di prezzo c’è un cambio di marcia nella domanda istituzionale. Dopo mesi difficili, gli ETF spot su Bitcoin negli Stati Uniti hanno ripreso a raccogliere: il 1 ottobre hanno registrato afflussi netti per 102,7 milioni di dollari, confermando un trend iniziato a metà settembre. Il terzo trimestre del 2026 si è chiuso con 6,34 miliardi di dollari di afflussi netti, il migliore dell’anno, secondo KuCoin. E, cosa più significativa, il saldo da inizio anno è tornato positivo per la prima volta da aprile, a circa 886,8 milioni di dollari, cancellando i 5,69 miliardi di deflussi di luglio, come documenta InvestingLive.

Il punto di svolta è stato il 21 settembre, con quasi un miliardo di dollari raccolti in un solo giorno, il record del 2026. Questi numeri contano più di una singola seduta rialzista, perché raccontano di una domanda che rientra in modo graduale e, forse, più duraturo. È la differenza tra un rimbalzo alimentato dalla leva e uno sostenuto da compratori reali: il primo svanisce in fretta, il secondo tende a costruire un pavimento sotto il prezzo. Il recupero dei flussi è anche la premessa su cui poggia la nuova ondata di ottimismo degli analisti.

Conta anche chi compra. La raccolta tende storicamente a concentrarsi nei fondi più grandi e liquidi, il segno di consulenti e piattaforme che aumentano l’esposizione in modo ordinato più che di scommesse speculative di breve. È esattamente il tipo di domanda che Citi considera più lenta ma più stabile: meno spettacolare di un’impennata improvvisa, ma potenzialmente più difficile da invertire al primo scossone. Se questo schema regge, il pavimento sotto il prezzo si alza lentamente, seduta dopo seduta, ed è questa la differenza tra un semplice rimbalzo e l’inizio di una fase più solida.

Flussi ETF spot su Bitcoin (USA)Valore
1 ottobre 2026+102,7 milioni USD
21 settembre 2026quasi +1 miliardo USD (record 2026)
Terzo trimestre 2026+6,34 miliardi USD (migliore dell’anno)
Saldo da inizio annocirca +886,8 milioni USD (positivo da aprile)
Luglio 2026-5,69 miliardi USD (deflussi)

Fonti: InvestingLive, KuCoin.

Citi rialza il target a 113.000 dollari: che cosa è cambiato

Il segnale istituzionale più citato della settimana arriva da Citigroup. Il 1 ottobre la banca ha alzato la previsione a dodici mesi per Bitcoin da 82.000 a 113.000 dollari, e quella per Ethereum da 2.240 a 3.028 dollari, come riportato da CoinDesk. Gli analisti della banca attribuiscono la revisione a una maggiore attività sui mercati crypto, a condizioni macro più favorevoli e alla ripresa degli afflussi negli ETF, che si aspettano «più lenti ma più stabili», per circa 5 miliardi di dollari nei prossimi dodici mesi. Citi cita anche l’effetto positivo, seppur temporaneo, delle nuove regole annunciate dalla SEC dopo la bocciatura del CLARITY Act e il programma di riacquisto di titoli del Tesoro statunitense.

Vale la pena ricordare quanto sia ballerino questo tipo di previsioni. Citi aveva iniziato il 2026 con un obiettivo di 143.000 dollari, lo aveva tagliato a 112.000 a marzo e poi a 82.000 a luglio, quando la domanda per gli ETF si era prosciugata e crescevano i timori che le tesorerie aziendali diventassero venditrici. Il ritorno a 113.000 dollari riporta semplicemente il target vicino ai livelli di inizio anno. La banca ha anche alzato a 240 dollari l’obiettivo su Strategy (MSTR), la società che detiene la più grande tesoreria aziendale in Bitcoin, secondo The Crypto Times.

Target Bitcoin di Citi (12 mesi)Data
143.000 USDinizio 2026
112.000 USDmarzo 2026
82.000 USDluglio 2026
113.000 USD1 ottobre 2026

Fonte: CoinDesk. Il balletto del target di una singola banca in nove mesi è il miglior promemoria del fatto che nessun obiettivo di prezzo va preso come una certezza.

La struttura tecnica: supporti, resistenze e il muro dei 90.000

Sul grafico, il rimbalzo ha riportato Bitcoin sopra una resistenza importante a 85.000 dollari, trasformandola in potenziale supporto. Appena sopra, intorno a 87.300 dollari, gli analisti segnalano un accumulo di ordini che potrebbe innescare nuove liquidazioni, mentre la barriera psicologica e tecnica più rilevante resta quota 90.000: una chiusura decisa sopra quel livello aprirebbe la strada verso le sei cifre, secondo le letture raccolte da The Crypto Times. Verso il basso, il primo supporto è a 83.500 dollari, seguito dall’area degli 80.000.

I riferimenti di medio periodo seguiti da molti operatori sono le medie mobili di lungo termine. La media a 365 giorni, tornata a sostenere il prezzo dopo mesi difficili, è vista come uno spartiacque tra una semplice fase di recupero e l’avvio di una tendenza rialzista più strutturata; più in basso, la media a 200 giorni, intorno ai 70.000-71.000 dollari, rappresenta il confine tra correzione e inversione di tendenza. Finché Bitcoin resta sopra queste medie, la narrazione rialzista regge; una loro rottura rimetterebbe tutto in discussione e riporterebbe in primo piano lo scenario dei 70.000 dollari.

Vale la pena di ricordare che i livelli tecnici non sono profezie, ma zone in cui si concentrano ordini e attese degli operatori. Sopra i 90.000 dollari si aprirebbe un vuoto relativo fino all’area dei 100.000, dove il mercato ritroverebbe la memoria dei prezzi dell’anno scorso; sotto gli 80.000, invece, scatterebbe la caccia ai supporti più profondi. È in questa fascia, tra 80.000 e 90.000 dollari, che si deciderà con ogni probabilità il carattere dell’Uptober 2026.

LivelloPrezzo (USD)Ruolo
Resistenza chiave90.000porta verso le sei cifre
Cluster liquidazionicirca 87.300possibile accelerazione
Supporto / resistenza85.000livello riconquistato
Primo supporto83.500tenuta di breve
Supporto psicologico80.000soglia tonda
Media a 200 giornicirca 70.000-71.000spartiacque di tendenza

Fonte: The Crypto Times, Cryptopolitan.

Derivati e leva: il carburante (e il rischio) del rimbalzo

Parte della spinta di venerdì è arrivata dai derivati. Con il prezzo in rialzo, molti venditori allo scoperto sono stati costretti a chiudere le posizioni, alimentando il movimento in un classico «short squeeze». La buona notizia è che la leva nel sistema appare più contenuta rispetto a un anno fa: le liquidazioni si sono raffreddate a circa 35 milioni di dollari, da 80 milioni del giorno precedente, con le posizioni lunghe a rappresentare il 60% del totale, segno di un mercato meno surriscaldato di quello che precedette il 10 ottobre 2025. È una differenza qualitativa importante, perché è proprio l’eccesso di leva, più della stagionalità, ad aver trasformato in passato una correzione fisiologica in un crollo.

Un promemoria per chi opera dall’Italia: i derivati su crypto, come i future e i contratti perpetui, sono strumenti finanziari sotto la direttiva MiFID II e la vigilanza della Consob, e non rientrano nel perimetro di MiCA, che disciplina gli asset spot e i fornitori di servizi. La leva amplifica i guadagni ma anche le perdite, e in fasi di euforia stagionale la tentazione di aumentarla è forte. Il dato sulle liquidazioni di questi giorni suggerisce che, almeno per ora, il mercato sta rimbalzando senza l’esuberanza pericolosa dell’autunno scorso.

Il dibattito sul ciclo e i modelli di prezzo

Sullo sfondo resta la grande domanda strutturale: a che punto siamo del ciclo? L’ultima dimezzatura (halving) è avvenuta nell’aprile 2024 e la prossima è attesa nel 2028. Secondo la teoria del ciclo quadriennale, il 2026 dovrebbe essere ancora in territorio favorevole, ma il crollo del 2025 e la successiva fase laterale hanno riacceso il dibattito tra chi ritiene il ciclo ancora valido e chi lo considera superato in un mercato ormai dominato dagli ETF e dai capitali istituzionali, che ne cambiano la dinamica di domanda e offerta.

Tra le voci rialziste, l’analista quantitativo noto come PlanB, creatore del modello Stock-to-Flow, ha definito Bitcoin «estremamente sottovalutato» ai prezzi attuali, come riferisce News.Bitcoin.com. Vale però la pena di usare cautela: il modello Stock-to-Flow ha mancato più volte le proprie previsioni negli ultimi anni, e molti analisti preferiscono oggi approcci diversi, come le leggi di potenza. Nessun modello, in ogni caso, sa prezzare uno shock esogeno come quello dei dazi del 10 ottobre.

Il prezzo, del resto, è solo una parte della storia. Mentre il mercato guarda ai grafici, l’attività sulla rete Bitcoin continua a evolversi, dai pagamenti ai nuovi protocolli di token costruiti sopra la catena, un ecosistema che abbiamo raccontato nell’analisi su DOG e le altre Rune. Capire che cosa succede on-chain, oltre al prezzo, aiuta a distinguere un rimbalzo speculativo da una crescita d’uso reale della rete.

Oro, azioni e il posto di Bitcoin nel portafoglio

Il rimbalzo di Bitcoin non avviene nel vuoto. Nello stesso regime di tassi alti, l’oro resta il grande rivale come bene rifugio, e il confronto tra i due «ori», quello fisico e quello digitale, è più attuale che mai: lo abbiamo approfondito nel pezzo su oro tokenizzato e Bitcoin. Sul fronte azionario, invece, Bitcoin continua a muoversi spesso in sintonia con i titoli tecnologici, comportandosi più da asset di rischio che da rifugio quando la liquidità si contrae. È una doppia personalità che rende difficile incasellarlo in una sola categoria di portafoglio.

Per l’investitore italiano c’è poi il capitolo fiscale e normativo, che incide sul rendimento netto. La vigilanza spetta alla Consob per la condotta di mercato e alla Banca d’Italia per gli aspetti prudenziali e le stablecoin, con MiCA a fare da cornice a livello europeo. Sul piano fiscale il quadro è in evoluzione: l’Intergruppo parlamentare ha chiesto il ritorno all’aliquota del 26% a partire dal 2027, come raccontato nell’articolo sulle tasse crypto e la manovra. Prima di inseguire l’Uptober, insomma, conviene fare i conti con il fisco: un rimbalzo lordo del 10% non è un rimbalzo netto del 10%.

Da qui una considerazione pratica sulla gestione del rischio, valida a prescindere dallo scenario. In un mese storicamente volatile come ottobre, il dimensionamento della posizione conta più del tempismo: chi entra tutto in una volta inseguendo il rimbalzo si espone al rischio di una replica del 10 ottobre, mentre un approccio graduale riduce l’impatto di un singolo movimento avverso. Non è un consiglio di investimento, ma un principio di buon senso che il 2025 ha reso dolorosamente concreto.

Tre scenari per Bitcoin verso fine ottobre

Mettendo insieme stagionalità, macro e flussi, si possono delineare tre scenari per le prossime settimane. Non sono previsioni, ma mappe di rischio utili a non farsi sorprendere.

ScenarioInnescoArea di prezzo
Rialzistadati USA deboli confermati, Fed in pausa, afflussi ETF continui, rottura di 90.00095.000-100.000 USD (circa 85.000-89.000 EUR)
Baseconsolidamento sopra 83.500, Fed in pausa ma dicembre incerto, Uptober modesto85.000-90.000 USD (circa 75.000-80.000 EUR)
Ribassistasorpresa restrittiva, dollaro di nuovo forte, nuovo shock sui dazitest di 80.000 e poi 70.000-71.000 USD (circa 62.000-63.000 EUR)

Lo scenario base, oggi, sembra il più probabile: un mercato che consolida i guadagni in attesa della Fed, con la stagionalità favorevole a fare da leggero vento in poppa e i flussi ETF a sostenere i corsi. Ma l’esperienza del 2025 insegna che è proprio quando tutti danno per scontato l’Uptober che il mercato riserva le sorprese più sgradevoli. La distanza tra lo scenario rialzista e quello ribassista, poco più di 25.000 dollari, ricorda quanto possa essere ampio l’intervallo di esito in un solo mese.

Cosa guardare nelle prossime settimane

Ecco la lista degli appuntamenti e dei livelli che decideranno la direzione di Bitcoin in questo quarto trimestre:

  • La riunione della Fed del 27-28 ottobre: la pausa è lo scenario base, ma conteranno le parole di Kevin Warsh sul percorso dei tassi più che la decisione in sé.
  • La riunione dell’8-9 dicembre, con le nuove proiezioni economiche e il «dot plot»: è lì che il mercato prezza il rialzo ancora in agenda.
  • I flussi settimanali degli ETF: la tenuta della domanda istituzionale è il vero test di qualità del rimbalzo.
  • La resistenza a 90.000 dollari e i supporti a 83.500 e 80.000: sono i livelli che separano i tre scenari.
  • L’anniversario del 10 ottobre e qualsiasi nuova tensione commerciale tra Stati Uniti e Cina: un promemoria di quanto conti il rischio esogeno.
  • Il dollaro e il cambio euro-dollaro, che per chi investe dall’Italia pesano quanto il prezzo stesso.

In sintesi, l’Uptober del 2026 riparte con il vento a favore: dati deboli che allentano la morsa della Fed, flussi ETF di nuovo positivi e un target istituzionale rialzato a 113.000 dollari. Ma a un anno esatto dal crollo del 10 ottobre, il mercato ha imparato (o dovrebbe aver imparato) che la stagionalità non è un diritto acquisito. La gestione del rischio resta la parte più noiosa, e più importante, della storia.

Domande frequenti

Perché Bitcoin sale nonostante i dati deboli sull’occupazione?

Perché nel 2026 la Federal Reserve sta alzando i tassi per combattere l’inflazione, quindi la logica è capovolta: dati economici deboli, come i soli 29.000 posti di lavoro di settembre, riducono le probabilità di nuovi rialzi e allentano la pressione sugli asset di rischio come Bitcoin. In un regime restrittivo, le cattive notizie per l’economia diventano spesso buone notizie per il prezzo.

Che cos’è l’Uptober e Bitcoin sale sempre a ottobre?

«Uptober» è il soprannome di ottobre perché storicamente è stato il mese più positivo per Bitcoin: nei tredici anni dal 2013 al 2025 si è chiuso in rialzo dieci volte, con un rendimento medio a doppia cifra. Non è però una garanzia: ottobre 2025, per esempio, si è chiuso in calo di circa il 3,7% dopo il crollo del 10 ottobre.

A quanto può arrivare Bitcoin entro la fine del 2026?

Nessuno può saperlo con certezza. Citigroup ha fissato un obiettivo a dodici mesi di 113.000 dollari, mentre alcune proiezioni stagionali indicano un’area tra 90.000 e 100.000 dollari per fine ottobre in uno scenario favorevole. Si tratta di stime, non di promesse: lo stesso target di Citi è passato da 143.000 a 82.000 e di nuovo a 113.000 dollari nel giro di pochi mesi.

Quanto è lontano Bitcoin dal suo massimo storico?

Intorno agli 85.000 dollari, Bitcoin si trova circa il 32% sotto il record di poco meno di 126.000 dollari toccato il 6 ottobre 2025. Per chi ragiona in euro, la distanza dal massimo storico di 107.662 euro è vicina al 30%.

Cosa potrebbe succedere al prezzo con la riunione Fed del 28 ottobre?

Dopo il debole rapporto sul lavoro, i mercati danno per probabile una pausa sui tassi il 28 ottobre, uno scenario tendenzialmente favorevole a Bitcoin. L’attenzione si sposta a dicembre, quando un ulteriore rialzo resta più probabile: una sorpresa restrittiva o toni duri da parte della Fed potrebbero raffreddare rapidamente il rimbalzo.

Di Marcus Okafor, redazione mercati di HOGE Wire.

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