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● AI x Crypto

Akash contro io.net, Render e Nosana: la sfida GPU 2026

Akash ha inventato il marketplace di GPU decentralizzate, ma nel 2026 non è più sola: io.net, Render, Nosana e Phala si contendono la stessa domanda AI. Chi ha il modello vincente?

A fine settembre 2026 il paniere dei token legati alle GPU decentralizzate ha vissuto una fiammata e poi una ricaduta nel giro di pochi giorni. AKT, il token di Akash Network, è quasi raddoppiato dai minimi di metà mese sotto 0,50 dollari fino a superare 0,73 dollari, prima di ripiegare verso 0,64 dollari (circa 0,57 euro) nella seduta del 28 settembre, secondo i dati di CoinGecko. Render è tornato a sfiorare il miliardo di dollari di capitalizzazione, Nosana ha guadagnato oltre il 16% in una settimana, poi l’intero settore ha ceduto terreno in un solo giorno. Dietro il rumore dei prezzi, però, si gioca una partita più interessante: chi diventerà l’alternativa decentralizzata ad AWS e ai giganti come CoreWeave per il calcolo che alimenta l’intelligenza artificiale.

Akash è stata la pioniera di questa categoria, la prima a costruire un marketplace permissionless dove chiunque può affittare potenza di calcolo. Ma nel 2026 non è più sola. io.net, Render, Nosana e Phala Network attaccano lo stesso problema con modelli molto diversi tra loro: asta inversa, orchestrazione, integrazione verticale, inferenza a basso costo su Solana, calcolo riservato dentro enclavi hardware. Questo articolo li mette a confronto per capire quale approccio ha davvero le carte in regola per vincere, usando Akash come punto di partenza e come metro di paragone.

Una precisazione metodologica: teniamo fuori dal confronto diretto Bittensor (TAO), che non è un marketplace di affitto GPU ma un sistema di sottoreti che remunera contributi di machine learning; è un modello differente e paragonarlo alla stessa griglia sarebbe fuorviante. Usiamo invece CoreWeave, la società quotata al Nasdaq, come riferimento centralizzato per misurare le distanze di scala.

La corsa alle GPU decentralizzate nel 2026

Il punto di partenza è una scarsità reale. Addestrare e far girare modelli di intelligenza artificiale richiede acceleratori Nvidia (H100, H200, la nuova generazione Blackwell) che i grandi provider cloud faticano a rendere disponibili in tempi rapidi e a prezzi accessibili. Le reti DePIN (Decentralized Physical Infrastructure Networks) promettono di colmare il divario aggregando GPU sparse per il mondo, dai datacenter enterprise alle schede consumer nelle case, e mettendole a disposizione a tariffe che spesso partono da un terzo di quelle degli hyperscaler.

La promessa è seducente, i numeri di ricavo molto meno. Secondo l’analisi di Yellow, l’intero settore delle GPU decentralizzate genera un fatturato annualizzato nell’ordine dei 180-220 milioni di dollari: una cifra che CoreWeave, da sola, supera abbondantemente in un solo trimestre. È il paradosso che accompagna tutta la categoria e che ritroveremo in ogni sezione: l’utilizzo cresce, la tecnologia funziona, ma i ricavi on-chain restano piccoli e i token quotano decine di punti percentuali sotto i massimi storici. Il rally di fine settembre non ha cambiato questa struttura; ha semplicemente riacceso l’attenzione, complice anche una rotazione settoriale verso i token AI e un contesto macro dominato dalla forza del dollaro e dai rialzi dei tassi decisi dalla Fed di Warsh.

Ecco la fotografia del campo alla data del 28 settembre 2026 (fonte CoinGecko, prezzi in euro con dollaro tra parentesi; l’intero paniere era in calo nelle ventiquattro ore dopo il picco di metà settimana).

Progetto (token)PrezzoCapitalizzazioneVar. 7 giorniSotto il massimo storico
Akash (AKT)0,57 € (0,6452 $)~169 mln €-1,6%-92%
Render (RENDER)1,67 € (1,90 $)~867 mln €+2,7%-86%
io.net (IO)0,135 € (0,1535 $)~54 mln €+2,5%-97,6%
Nosana (NOS)0,36 € (0,4107 $)~36 mln €+16,7%-94,8%
Phala (PHA)0,051 € (0,05899 $)~44 mln €+17,2%-95,8%
Dati CoinGecko, 28 settembre 2026. Cambio euro/dollaro circa 1,138.

Akash Network: il pioniere dell’asta inversa

Akash Network nasce nel marzo 2018 da Overclock Labs, la società fondata da Greg Osuri e Adam Bozanich, con l’idea di creare un mercato aperto e permissionless per il cloud computing. La mainnet parte a settembre 2020 con CPU e storage; le GPU arrivano il 31 agosto 2023 con l’aggiornamento Mainnet 6, ribattezzato Supercloud, che apre la piazza ad acceleratori Nvidia H100 e A100 oltre alle schede consumer. Da quel momento Akash diventa a tutti gli effetti un marketplace di GPU decentralizzate.

Il meccanismo distintivo è l’asta inversa. Chi ha bisogno di calcolo scrive un file di configurazione chiamato SDL (Stack Definition Language) in cui specifica risorse e requisiti; i provider rispondono con offerte al ribasso; il committente sceglie l’offerta che preferisce, non necessariamente la più economica, perché può privilegiare reputazione, area geografica o provider verificati (audited). Una volta accettata l’offerta si apre un lease, un contratto di locazione garantito da un deposito in escrow che paga il provider a intervalli regolari e si chiude se il committente smette di rifornire il conto. La gestione avviene tramite Akash Console, l’interfaccia ufficiale, o dashboard di comunità.

Sopra questo strato infrastrutturale Akash ha costruito nel 2026 una piattaforma di inferenza gestita, AkashML (con Akash Chat come vetrina consumer), che ospita modelli aperti come Llama, DeepSeek e Qwen e che a inizio luglio 2026 dichiarava di aver superato i 10 miliardi di token elaborati al giorno. Tra i clienti citati figurano Venice, ElizaOS, Morpheus e Gensyn: la domanda di calcolo, insomma, arriva sempre più spesso da agenti AI autonomi e framework come Eliza, non solo da sviluppatori che avviano manualmente un deployment. Come ha sintetizzato Osuri nel report del primo trimestre 2026, «l’AI si muove in mesi, l’energia si muove in anni»: una battuta che spiega perché una rete capace di mobilitare GPU già esistenti possa avere un vantaggio di velocità sui datacenter da costruire.

io.net: l’orchestratore che aggrega GPU su Solana

Se Akash è un marketplace ad asta, io.net è un orchestratore. Costruita su Solana, la rete si presenta come un livello software che aggrega GPU sparse in cluster utilizzabili per addestramento e inferenza, usando IO-SDK (un fork del framework distribuito Ray) e Kubernetes per gestire nodi fino a diecimila GPU. L’idea è che il valore non stia solo nel mettere in contatto domanda e offerta, ma nel far cooperare tante schede eterogenee come se fossero un unico supercomputer.

Sul fronte tokenomics, io.net ha introdotto l’11 giugno 2026 l’Incentive Dynamic Engine (IDE), un modello che lega emissioni e distruzione di token ai ricavi reali: almeno il 50% dei ricavi netti (dopo il pagamento dei fornitori) viene bruciato in IO, con un obiettivo dichiarato di almeno 12 milioni di IO distrutti nel primo anno, come riportato da CoinDesk. La stessa comunicazione annunciava un contratto enterprise da 8 milioni di dollari (circa 650.000 dollari al mese di guadagni on-chain) e un record di oltre 4 miliardi di token AI elaborati al giorno.

C’è però un tema di trasparenza che accompagna io.net fin dal lancio: i numeri di marketing sul parco GPU non coincidono con i dati verificabili. L’analisi di Own Your Mind segnala oltre 30.000 GPU pubblicizzate a fronte di circa 2.447 dispositivi effettivamente presenti sull’explorer della rete stessa (dato del 13 agosto 2026), e un fatturato annualizzato intorno ai 12,5 milioni di dollari, sotto le proiezioni da oltre 20 milioni che circolavano in precedenza. La cifra dei «oltre 320.000 GPU in 138 Paesi» va quindi letta come un totale di dispositivi registrati, non attivi. È lo stesso scarto tra domanda dichiarata e domanda verificata che vale per tutte queste reti, e che rende difficile confrontarle solo sulla base dei comunicati stampa. In borsa il token IO quota intorno a 0,135 euro (0,1535 dollari), con una capitalizzazione di circa 54 milioni di dollari e una perdita di quasi il 98% dal massimo storico.

Render: la scommessa verticale di OTOY

Render è il concorrente più anomalo del gruppo, perché non nasce per l’AI. Il progetto è costruito da OTOY, la società di Jules Urbach che dal 2012 sviluppa OctaneRender, uno dei motori di rendering GPU più diffusi nella grafica 3D professionale. Il token, un tempo RNDR su Ethereum, è oggi RENDER su Solana. La rete serve da sempre a distribuire i lavori di rendering su GPU sparse per il mondo, e solo negli ultimi anni ha esteso il modello al calcolo AI, soprattutto all’inferenza, attraverso la piattaforma Dispersed.

La strategia di Render è l’integrazione verticale. OTOY non si limita a gestire il marketplace: costruisce l’intero stack creativo, dal software Octane a OTOY Studio (una suite consumer con centinaia di strumenti AI dove RENDER è metodo di pagamento), fino alla rete di rendering e a Dispersed. In questo modo il token cattura valore sia dal lato dell’offerta (chi mette a disposizione le GPU) sia dal lato della domanda (chi crea contenuti), a differenza delle reti DePIN pure come Akash e io.net che vivono solo di intermediazione.

Il modello economico è la Burn Mint Equilibrium (BME): i lavori sono quotati in dollari, convertiti in RENDER al momento del pagamento e bruciati al completamento, meno una commissione di rete intorno al 5%, come spiega la documentazione ufficiale; per Dispersed la quota bruciata sfiora il 95% dei pagamenti. Nel 2026 Render ha vissuto il suo primo evento di offerta GPU negativa dal 2018 (la domanda ha superato l’offerta nonostante decine di migliaia di nuove schede), con i token bruciati cresciuti di quasi il 279% su base annua, secondo Crypto Briefing. Non a caso RENDER è di gran lunga il token più solido del confronto: circa 1,67 euro (1,90 dollari), quasi un miliardo di dollari di capitalizzazione e «solo» l’86% sotto il picco.

Nosana e Phala: inferenza low-cost e calcolo riservato

Accanto ai tre nomi maggiori ci sono due specialisti che vale la pena includere perché rappresentano due nicchie distinte. Nosana è una rete GPU su Solana focalizzata sull’inferenza, cioè sull’esecuzione dei modelli già addestrati, più che sull’addestramento. Il suo token NOS ha una caratteristica insolita: offerta fissa a 100 milioni di unità, interamente in circolazione, senza inflazione. Significa che il valore, in teoria, dovrebbe accumularsi dalla domanda per una quantità di token che non aumenta, un modello opposto a quello inflazionistico di Akash. Nel confronto tra le due reti Solana, Own Your Mind nota che io.net resta la più grande per quasi ogni metrica dichiarata, mentre Nosana è più piccola e verticale. NOS quota intorno a 0,36 euro (0,4107 dollari), con una capitalizzazione di circa 36 milioni di dollari; nella settimana della fiammata di fine settembre è stato uno dei più reattivi, con oltre il 16% di rialzo in sette giorni.

Phala Network gioca invece un’altra partita: il calcolo riservato. La sua tesi, costruita fin dall’inizio sui Trusted Execution Environment (TEE, le enclavi hardware sicure di Intel e AMD, oggi estese alle GPU Nvidia con confidential computing), è che il vero ostacolo all’adozione seria non sia il prezzo ma la fiducia. Quando affitti una GPU da un provider anonimo e gli consegni dati sensibili e i pesi del tuo modello, devi fidarti che non li copi. Phala dichiara oltre 30.000 dispositivi TEE e più di un miliardo di token elaborati al giorno sul proprio sito ufficiale. Il token PHA vale circa 0,051 euro (0,05899 dollari), con una capitalizzazione intorno ai 44 milioni di dollari. Phala è il candidato naturale a diventare il concorrente di riferimento sul terreno che Akash stessa ha scelto come priorità per il 2026, il calcolo riservato, come vedremo più avanti.

CoreWeave: il metro di paragone centralizzato

Per capire quanto sia ancora piccolo l’intero universo decentralizzato serve un termine di paragone. CoreWeave (Nasdaq: CRWV) è il cloud AI centralizzato cresciuto più in fretta al mondo. Nel secondo trimestre 2026, riportato l’11 agosto, ha registrato ricavi per circa 2,6 miliardi di dollari (in aumento del 112% anno su anno) e un portafoglio ordini (backlog) di 104 miliardi di dollari, in crescita del 246%, secondo CNBC. La società opera oltre cinquanta datacenter, 1,5 gigawatt di potenza attiva e guida un piano di investimenti (capex) tra 35 e 39 miliardi di dollari per l’anno.

Il confronto è impietoso: l’intero settore decentralizzato genera in un anno una frazione di ciò che CoreWeave fattura in un trimestre. Ma il paragone nasconde anche la scommessa delle reti crypto. CoreWeave deve costruire o affittare datacenter, contrattare gigawatt di energia e immobilizzare decine di miliardi di capitale; Akash e simili puntano a mobilitare GPU già esistenti, con un capitale molto più leggero e tempi più rapidi. Il CEO di CoreWeave, Michael Intrator, ha ripetuto agli investitori che il vincolo dell’AI non è più se le aziende vogliano espandersi, ma quanto rapidamente si riesca a consegnare capacità di calcolo affidabile e ad alte prestazioni. È esattamente il varco in cui le reti decentralizzate provano a inserirsi, con risultati finora modesti ma in crescita.

Prezzi a confronto: quanto costa affittare una H100

Il principale argomento di vendita delle reti decentralizzate è il prezzo. Una GPU Nvidia H100 costa molto meno sulle piazze crypto che sui grandi cloud, anche se le stime variano quasi del doppio a seconda della fonte, del tipo di contratto (on-demand, spot, riservato) e della configurazione. La tabella seguente riporta un intervallo indicativo del costo orario per una H100, convertito in euro, incrociando i dati di Spheron, del blog The Bid di Akash e della citata ricerca di Yellow. Vanno letti come ordini di grandezza, non come listini precisi.

ProviderTipoCosto orario H100 (indicativo)
AkashDecentralizzato, asta inversa~1,15-1,75 €
io.netDecentralizzato, orchestrazione~1,75-3,10 €
NosanaDecentralizzato, inferenzacompetitivo, orientato all’inferenza
SpheronSpecialista (confronto)~2,20 €
CoreWeaveCentralizzato, riservato~2,30 €
AWSCentralizzato, on-demand~6,00 €
Google CloudCentralizzato, on-demand~9,65 €
Microsoft AzureCentralizzato, on-demand~10,80 €
Intervalli indicativi, fonti Spheron, Akash The Bid e Yellow; conversione al cambio del 28 settembre 2026.

Due letture emergono subito. La prima: Akash resta la più economica del gruppo, coerentemente con un modello ad asta che spinge i provider a competere al ribasso. La seconda, più scomoda: il vantaggio di prezzo verso i cloud centralizzati è reale ma meno schiacciante di quanto raccontino gli slogan, perché anche provider specializzati come CoreWeave (in modalità riservata) o Spheron offrono H100 a poco più di due euro l’ora. Lo sconto vero è verso AWS, Azure e Google Cloud in modalità on-demand, non verso l’intero mercato.

Domanda reale, offerta in calo: i numeri di Akash

Se il prezzo è competitivo, perché Akash non domina il mercato? La risposta sta nei numeri di utilizzo, ed è il punto più delicato di tutta la categoria. Il report più recente disponibile resta quello di Messari sul primo trimestre 2026 (i dati del secondo e terzo trimestre non sono ancora stati pubblicati). Fotografa una rete in una fase paradossale: i nuovi lease sono cresciuti del 27,1% su base trimestrale, a quota 43.540, segno di domanda in aumento; ma i ricavi da locazione sono scesi del 45% a 253.250 dollari, i provider attivi sono calati a 58 (minimo storico), le GPU disponibili sono crollate del 57,5% a 334 unità e il tasso di utilizzo si è fermato al 33,7%. Nell’intero 2025 i ricavi erano stati di 3,15 milioni di dollari, in aumento del 128% anno su anno.

C’è poi uno scarto che merita attenzione. Il blog ufficiale di Akash rivendica un traguardo di 5 milioni di dollari di spesa in calcolo, ma si tratta di una cifra cumulativa su tutti i prodotti e da inizio attività, non di un dato trimestrale né limitato alle sole GPU on-chain. Confrontarla con i 253.250 dollari tracciati da Messari per un singolo trimestre è quindi improprio: la differenza è di perimetro e di orizzonte temporale, non necessariamente di onestà. Resta il fatto che Akash non ha mai pubblicato una riconciliazione tra le due misure, e questa opacità pesa sulla capacità di valutare la rete. Un utilizzo al 33,7% racconta una tensione reale: la domanda cresce, ma l’offerta di GPU si è ridotta e resta sfruttata solo per un terzo.

Tokenomics a confronto: chi cattura davvero il valore?

La domanda che conta per chi guarda ai token non è se la rete funzioni, ma se il token catturi il valore che la rete crea. Qui i modelli divergono parecchio. Akash usa la Burn Mint Equilibrium (BME), attivata il 23 marzo 2026 con l’aggiornamento Mainnet 17 (Proposta 318): il committente brucia AKT per ottenere un credito di settlement ancorato al dollaro, e il provider viene pagato in AKT al prezzo del momento. Il punto cruciale, da scrivere senza retorica, è che il burn permanente on-chain è quasi nullo: i token bruciati coprono un credito in dollari, e la distruzione netta avviene solo se AKT si apprezza tra il momento del mint e quello del settlement. Non è dunque un meccanismo deflazionistico come lo si racconta di solito. A monte, l’inflazione resta limitata all’8% annuo (Proposta 283 del marzo 2025, che l’ha tagliata dal 13%).

La tabella riassume come ciascun progetto prova a legare token e valore economico, e dove sta il tallone d’Achille di ogni modello.

ProgettoMeccanismoLegame con i ricaviNodo critico
Akash (AKT)BME + inflazione all’8%credito di settlement in dollariburn permanente quasi nullo; burn netto non pubblicato
io.net (IO)IDE, brucia oltre il 50% dei ricavi nettidiretto, basato sui ricaviricavi ancora piccoli (~12,5 mln $ annui)
Render (RENDER)BME, lavori in fiat bruciatiforte (fino al 95% su Dispersed)un prezzo alto brucia meno token per dollaro di domanda
Nosana (NOS)offerta fissa a 100 mln, nessuna inflazioneindiretto, per scarsitàrete piccola, domanda tutta da dimostrare
Phala (PHA)utility/gas e staking dei worker TEEindiretto, domanda di calcolo riservatomercato del riservato ancora nascente

Il modello che lega token e ricavi in modo più diretto è quello di io.net, che brucia una quota fissa dei ricavi effettivi. Il problema è che quei ricavi restano piccoli. Akash, all’opposto, ha ricavi tracciabili ma un meccanismo di burn che, come nota l’analista Zoha Imdad Ali su TECHi, non viene mai rendicontato nel suo effetto netto: la rete fa girare calcolo AI reale, sostiene l’analista, ma non riesce a dimostrare che il token ne catturi il valore. È la sintesi più efficace del paradosso che accomuna l’intero settore.

Riservato non è verificabile: il nodo della fiducia

Il prezzo è solo metà della storia. L’altro ostacolo, spesso sottovalutato, è la fiducia. Quando affidi un carico di lavoro a un provider anonimo gli consegni due cose preziose: i tuoi dati e i pesi del tuo modello. E ti fidi che faccia due cose oneste: proteggerli e usarli come dichiarato. Sono due problemi diversi, e vanno tenuti separati.

  • Nessuna verifica: il caso base di quasi tutte le reti (Akash, io.net, Nosana nella configurazione standard). Il provider potrebbe leggere i dati o eseguire un modello diverso, e non lo sapresti.
  • Riservato (TEE): l’esecuzione avviene dentro un’enclave hardware cifrata, così il provider non vede dati né pesi. Protegge la confidenzialità e attesta l’integrità dell’immagine eseguita, ma non dimostra che il calcolo sia corretto.
  • Verificabile (zkML, opML): produce una prova crittografica o economica che il calcolo giusto è stato eseguito, ma con un costo che può essere da cento a mille volte superiore.

La risposta di Akash a questo problema è il calcolo riservato. La specifica AEP-83, «Confidential Compute via Kata Containers», ha raggiunto lo stato Final a metà 2026, come documentato sulla pagina ufficiale della roadmap: l’esecuzione avviene dentro micro-VM Kata su provider dotati di hardware TEE (AMD SEV-SNP oppure Intel TDX), con passthrough della GPU Nvidia in modalità confidential computing; il committente attiva tutto aggiungendo una riga al proprio file SDL, e un componente di attestazione verifica che l’enclave sia autentica prima che i segreti vengano inviati.

Attenzione però alla distinzione, perché è il punto in cui il marketing tende a confondere le acque: riservato non significa verificabile. Un TEE impedisce al provider di spiare i tuoi dati, ma non prova che abbia eseguito proprio il tuo modello e non una versione più economica per risparmiare. La verificabilità vera richiede zkML o opML, tecnologie ancora costose e lente. Come ha argomentato Vitalik Buterin nel suo saggio su crypto e AI, la verificabilità è probabilmente l’uso più forte della crittografia applicata all’intelligenza artificiale, ma le prove aggiungono un sovraccarico enorme. È il motivo per cui il concetto di AI verificabile e determinismo resta un cantiere aperto. Su questo terreno Phala, nata TEE-first, parte avvantaggiata rispetto ad Akash, che il calcolo riservato lo ha aggiunto solo di recente e su un numero di provider ancora tutto da misurare.

Akash lascia Cosmos: l’incognita della migrazione

C’è un fattore che distingue Akash da tutti i concorrenti del confronto: è l’unica a dover cambiare casa. io.net, Render e Nosana vivono già su Solana; Akash gira ancora su una propria blockchain derivata da Cosmos SDK, ma ha deciso di lasciarla. La proposta formale è la AEP-79, «Akash on Shared Security», descritta sulla roadmap: l’obiettivo è deprecare la catena sovrana e migrare verso una sicurezza condivisa (shared security), valutando circa quindici ecosistemi, tra cui Solana come candidato forte, mantenendo la compatibilità IBC. L’idea di fondo è sostituire lo staking di AKT bloccato, giudicato inefficiente in termini di capitale, con una sicurezza pagata a consumo. La finestra di completamento indicata è fine 2026, ma alla data di questo articolo nessuna catena è stata scelta e nessun voto vincolante è stato espresso.

La spinta si è fatta più urgente il 16 aprile 2026, quando la licenza del modulo Enterprise di Cosmos SDK è passata da Apache-2.0 a una licenza «Source Available» che vieta l’uso commerciale senza un accordo separato. Osuri l’ha definita pubblicamente ostile su X, spiegando che avrebbe impedito ad Akash di usare quel componente in produzione. La migrazione, insomma, è tanto una scelta strategica quanto una reazione difensiva. Per l’investitore significa un rischio di esecuzione che i concorrenti già su Solana non hanno: cambiare catena mentre si tiene in piedi il marketplace non è un’operazione neutra, e il destino dello staking di AKT resta per ora senza specifica tecnica definitiva. È il tema che avevamo approfondito quando Akash annunciò l’addio a Cosmos.

Il confronto in sintesi: modelli a paragone

Riassumiamo i cinque progetti crypto e il metro di paragone centralizzato in un’unica griglia, per fissare forze e debolezze di ciascun modello.

ProgettoChainModelloFiducia / verificaPunto di forzaDebolezza
Akashpropria (in migrazione)asta inversariservato (TEE), non verificabileprezzo più basso, pioniereofferta in calo, migrazione
io.netSolanaorchestrazione a clusternessuna verifica nativacluster grandi, burn sui ricavimetriche GPU gonfiate
RenderSolanaintegrazione verticaleProof-of-Render sui jobtoken solido, domanda proprianato per il rendering
NosanaSolanainferenza low-costnessuna verifica nativaofferta fissa, rete snellarete piccola
Phalapropria e multi-chaincalcolo riservatoTEE nativospecialista della fiduciamercato nascente
CoreWeavenessuna (Nasdaq)cloud centralizzatocontratti e SLA enterprisescala e affidabilitàcapitale pesante, non decentralizzato

Regole in Italia: Consob, MiCA e il fisco

In Italia il quadro di riferimento è quello europeo del MiCA, recepito con il decreto legislativo 5 settembre 2024 n. 129, che affida la vigilanza a Consob (condotta di mercato e tutela degli investitori) e a Banca d’Italia (profili prudenziali e stablecoin), come ricorda la stessa Consob; i derivati su crypto restano invece disciplinati dalla MiFID II. Token infrastrutturali come AKT, IO, NOS, RENDER e PHA si leggono come utility token, periferici al cuore del MiCA (che disciplina soprattutto emittenti di stablecoin e piattaforme di scambio autorizzate): la loro rilevanza normativa emerge soprattutto al livello di exchange e custodia, non del protocollo in sé.

Un caso a parte riguarda il finanziamento dell’infrastruttura. Il programma StarCluster di Akash, la mesh di GPU di proprietà del protocollo, è finanziato tramite Starbonds, uno strumento di investimento regolamentato negli Stati Uniti con un tetto di offerta fino a 75 milioni di dollari, pensato per acquistare circa 7.200 GPU Nvidia GB200 gestite da operatori selezionati. È un tassello che sfugge alla logica del token: qui non si compra un utility token ma uno strumento finanziario regolato, sullo stesso terreno su cui negli Stati Uniti si muovono le azioni tokenizzate on-chain. C’è poi il fronte dell’AI Act: dal 2 agosto 2026 la Commissione europea può far valere gli obblighi sui modelli di AI generici, con sanzioni fino al 3% del fatturato globale o 15 milioni di euro, e resta aperta la domanda di chi sia il fornitore quando un modello gira su GPU anonime.

Sul piano fiscale, per chi detiene questi token in Italia il 2026 ha portato una stretta. Dal 1 gennaio l’imposta sostitutiva sulle plusvalenze crypto è salita al 33% (dal 26%) e la franchigia da 2.000 euro è stata abolita, rendendo tassabile l’intera plusvalenza; le stablecoin ancorate all’euro (EMT) restano al 26%, secondo la ricostruzione di Agenda Digitale. Il monitoraggio va indicato nel quadro RW, le plusvalenze nel quadro RT, con tassazione al momento del realizzo; anche le ricompense da staking, come quelle di chi mette AKT in staking, concorrono al reddito. Non è detto che la stretta duri: come abbiamo raccontato, l’Intergruppo parlamentare chiede il ritorno al 26% dal 2027.

Rischi e prospettive: quale modello può vincere?

Tirando le somme, nessuno dei contendenti ha ancora vinto, e ciascuno paga un prezzo diverso. Akash ha il prezzo più basso, la storia più lunga e la spinta più decisa sul calcolo riservato, ma soffre un’offerta di GPU in calo e il rischio di una migrazione di catena da completare. io.net ha l’ambizione dei cluster più grandi e il legame più pulito tra ricavi e distruzione di token, ma trascina un problema di trasparenza sulle metriche e ricavi ancora piccoli. Render è la più solida in borsa e l’unica che possiede la propria domanda grazie all’integrazione verticale di OTOY, ma resta in fondo una società di rendering che estende il modello all’AI. Nosana è snella e con offerta fissa, però minuscola. Phala è la meglio posizionata sul terreno della fiducia, ma il mercato del calcolo riservato è ancora agli inizi.

La conclusione onesta è che la partita non si deciderà sul prezzo. La guerra dei prezzi tra i modelli AI centralizzati sta abbassando anche il pavimento dell’inferenza tradizionale, erodendo lo sconto che le reti decentralizzate esibiscono come principale argomento di vendita. Il vero discrimine sarà altrove: la capacità di offrire fiducia (riservatezza e, un giorno, verificabilità) e di attrarre una domanda che paghi in ricavi veri, non in sussidi pagati con l’emissione di nuovi token. Il rally di fine settembre, che ha mosso all’unisono AKT, RENDER, NOS e PHA prima della ricaduta, va letto in questa chiave: è beta di settore, rotazione verso i token AI, non un verdetto sui fondamentali di un singolo progetto. Non a caso, quando il mercato è girato, sono scesi tutti insieme.

Per capire chi prenderà vantaggio, conviene guardare ai catalizzatori dei prossimi mesi più che al grafico. Sul fronte Akash: la scelta della nuova blockchain sotto la AEP-79, i dati Messari del secondo e terzo trimestre (ancora inediti), l’esito di Token2049 a Singapore (in calendario il 7 e 8 ottobre 2026) e, soprattutto, un dato che nessuno pubblica ancora, cioè quanti provider offrano davvero hardware TEE per il calcolo riservato, oltre all’arrivo in rete delle GPU Blackwell GB200 finanziate con gli Starbonds. Sul fronte dei concorrenti: la trazione reale del burn IDE di io.net e la tenuta della domanda propria di Render. I rischi restano quelli di sempre per il settore: diluizione da nuove emissioni, domanda ancora da dimostrare, incertezza regolatoria e, per Akash in particolare, esecuzione. Chi investe in questi token, insomma, sta comprando un’infrastruttura che funziona ma un’economia del token ancora tutta da provare.

Domande frequenti (FAQ)

Che cos’è Akash Network e come funziona?

Akash Network è un marketplace decentralizzato di potenza di calcolo, nato nel 2018, che dal 2023 permette di affittare GPU con un meccanismo ad asta inversa: chi ha bisogno di calcolo pubblica i propri requisiti, i provider fanno offerte al ribasso e il committente sceglie quella che preferisce. Il pagamento avviene in token AKT tramite un deposito in garanzia.

Akash è migliore di io.net e Render?

Non esiste un vincitore netto nel 2026. Akash offre i prezzi più bassi ed è la pioniera del settore, Render ha il token più solido e possiede la propria domanda grazie all’integrazione verticale di OTOY, io.net punta sui cluster più grandi. La scelta dipende dal caso d’uso e dalla tolleranza al rischio.

Quanto costa affittare una GPU H100 su Akash?

Le stime variano a seconda della fonte e del tipo di contratto, ma su Akash una H100 costa indicativamente tra 1,15 e 1,75 euro l’ora, contro i circa 6 euro di AWS on-demand e i 9-11 euro di Google Cloud e Azure. Il vantaggio di prezzo è reale soprattutto verso i grandi cloud, meno verso i provider specializzati.

Il token AKT è un buon investimento?

Questo articolo non è un consiglio finanziario. L’utilizzo della rete è reale e in crescita, ma AKT resta oltre il 90% sotto il massimo storico, il meccanismo di burn non è deflazionistico e la migrazione verso una nuova blockchain aggiunge un rischio di esecuzione. Sono elementi da valutare con attenzione prima di qualsiasi decisione.

Le GPU decentralizzate sono sicure per dati sensibili?

Nella configurazione standard no, perché il provider potrebbe accedere ai dati. Il calcolo riservato basato su enclavi hardware (TEE), che Akash offre con la specifica AEP-83 e su cui Phala è specializzata, protegge la confidenzialità dei dati, ma non dimostra che sia stato eseguito il modello corretto: per quello servono tecnologie di calcolo verificabile ancora costose.

Marcus Okafor scrive di infrastrutture AI decentralizzate, DePIN e mercati crypto per HOGE Wire.

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