h hoge.gg
Subscribe
BTC$67,432.18+2.34%ETH$3,521.44+1.08%SOL$178.62-0.62%BNB$612.30+0.41%XRP$0.6234-0.18%ADA$0.4521+3.12%DOGE$0.1623+1.86%AVAX$38.71-1.24%LINK$17.84+0.92%HOGE$0.00004120+4.21%
BTC$67,432.18+2.34%ETH$3,521.44+1.08%SOL$178.62-0.62%BNB$612.30+0.41%XRP$0.6234-0.18%ADA$0.4521+3.12%DOGE$0.1623+1.86%AVAX$38.71-1.24%LINK$17.84+0.92%HOGE$0.00004120+4.21%
● AI x Crypto

Agenti AI on-chain: identità, reputazione e fiducia nel 2026

Centinaia di migliaia di agenti AI hanno un wallet, ma pochissimi hanno un'identità verificabile e una reputazione credibile. Dentro ERC-8004, l'Agent Passport di Kite e il problema Sybil.

Un indirizzo che comincia per 0x non dice nulla. Dietro quaranta caratteri esadecimali può esserci un agente AI che amministra un portafoglio di stablecoin, un bot che gonfia i propri volumi, uno smart contract che svuota chi gli rivolge la parola, oppure niente di tutto questo. Nel 2026 gli agenti autonomi on-chain si contano a centinaia di migliaia: firmano transazioni da soli, si pagano a vicenda, comprano dati e potenza di calcolo senza che un umano tocchi la tastiera. La domanda che fino a poco fa nessuna infrastruttura aveva affrontato sul serio è tanto semplice quanto scomoda: chi è questo agente, e perché dovrei fidarmi di lui?

Negli ultimi due anni lo stack degli agenti ha messo radici su tre livelli. I pagamenti hanno trovato i loro standard (x402 di Coinbase, che riusa il vecchio codice HTTP 402, e l’AP2 di Google). Il calcolo verificabile permette a un agente di dimostrare di avere eseguito davvero il modello che dichiara. Restava scoperto il terzo pezzo, quello che non risponde a «come paga» o «il calcolo è corretto», ma a «chi è» e «di chi mi posso fidare». Questo articolo parla proprio di quel terzo pilastro: l’identità e la reputazione degli agenti, il livello che nel 2026 è passato dalle slide ai registri on-chain.

Il terzo pilastro dell’economia degli agenti

I primi due livelli sono ormai abbastanza maturi. Un agente può pagarne un altro in stablecoin e, con il calcolo verificabile, può persino allegare una prova di avere svolto l’inferenza promessa. Ma restava un buco al centro: puoi pagare un agente e verificare il suo calcolo e tuttavia non sapere se valga la pena ingaggiarlo, né se le cinque stelle che espone siano vere. La funzione mancante è la scoperta e la fiducia tra agenti che non si sono mai incontrati e non hanno alcun motivo per fidarsi l’uno dell’altro.

La posta in gioco cresce con l’autonomia. In un’economia in cui gli agenti scelgono e pagano altri agenti alla velocità della macchina, un umano non può controllare ogni controparte a mano. La fiducia deve diventare leggibile da un programma: un punteggio, una credenziale, uno storico che un altro agente possa consultare in millisecondi prima di firmare. Attorno a questo bisogno, nel 2026, è nato un grappolo di standard e di prodotti il cui unico scopo è dare a un attore non umano un’identità e una storia verificabili.

Cosa significa identità per un software che non è una persona

Un agente non ha personalità giuridica. Non ha un passaporto, non ha un codice fiscale, non ha una responsabilità civile propria (torneremo su chi paga quando sbaglia). On-chain, alla radice, è una coppia di chiavi: un indirizzo capace di firmare. Quella firma dimostra il controllo dei fondi, ma non descrive nulla. Non dice che cosa fa l’agente, chi lo ha messo in strada, quanto è autorizzato a spendere, come si è comportato la settimana scorsa.

L’identità, nel senso in cui la usano gli standard del 2026, è una cosa diversa da una chiave: è un riferimento persistente e portabile che lega quella chiave a una descrizione (capacità, endpoint, politiche di spesa) e, col tempo, a uno storico. Il vocabolario è preso in prestito dal mondo dei DID (decentralized identifier) e delle credenziali verificabili, ma applicato a un software che negozia e paga da solo. Conviene tenere distinte tre domande che vengono spesso confuse: l’identità (chi è), la reputazione (com’è andata con gli altri in passato) e la validazione (questo specifico lavoro è stato svolto come promesso). Tre registri diversi, come vedremo, per tre problemi diversi.

ERC-8004: lo standard Trustless Agents di Ethereum

Il tentativo più discusso di standardizzare tutto questo si chiama ERC-8004, intitolato «Trustless Agents», pubblicato il 13 agosto 2025 e tuttora in stato Draft nel registro degli EIP. Lo firmano quattro autori che dicono molto su chi scommette sull’economia degli agenti: Marco De Rossi (MetaMask), Davide Crapis (responsabile AI della Ethereum Foundation), Jordan Ellis (Google) ed Erik Reppel (Coinbase). L’abstract riassume l’obiettivo in una frase: «This protocol proposes to use blockchains to discover, choose, and interact with agents across organizational boundaries without pre-existing trust, thus enabling open-ended agent economies». Tradotto: usare la blockchain per far scoprire, scegliere e far interagire gli agenti oltre i confini di una singola organizzazione, senza fiducia pregressa.

ERC-8004 si appoggia al protocollo A2A di Google (la comunicazione agente-ad-agente): A2A gestisce autenticazione e orchestrazione dei compiti, ma da solo non copre la scoperta e la fiducia, ed è esattamente quel vuoto che lo standard vuole riempire. Sul piano tecnico riusa mattoni già esistenti (EIP-721 per l’NFT dell’identità, EIP-1271 per le firme dei wallet a smart contract, oltre a EIP-712 e EIP-155). Il cuore della proposta sono tre registri on-chain, riassunti qui sotto.

RegistroDomanda a cui rispondeCome funziona
IdentitàChi è questo agente?Un token ERC-721 con URIStorage come identificatore portabile, collegato a un file di registrazione off-chain con capacità, endpoint e metadati
ReputazioneCom’è andata con gli altri?Un’interfaccia standard per feedback firmati dai client; punteggio e aggregazione restano a sistemi on-chain o off-chain
ValidazioneIl lavoro è stato svolto bene?Verifica indipendente tramite smart contract (ri-esecuzione con stake, prove ZK o TEE), con esito tracciato on-chain

I registri di riferimento sono andati in produzione sulla mainnet di Ethereum il 29 gennaio 2026 e da allora sono comparsi anche su altre reti, da BNB Smart Chain a Base. Uno studio accademico (lo vedremo in dettaglio) conta oltre 173 mila agenti registrati e più di 155 mila feedback tra Ethereum, BNB Smart Chain e Base. Crapis, tre settimane dopo la pubblicazione, scriveva su X che «the response has been incredible», citando oltre 2.000 persone che discutevano la proposta sul forum pubblico e «75+ projects» interessati a costruirci sopra. L’entusiasmo è reale; se si sia tradotto in un’economia funzionante è un’altra questione, e la terremo per dopo.

Il registro di identità: un NFT come passaporto

Il registro di identità usa un token ERC-721 con URIStorage. Ogni agente riceve un riferimento unico on-chain (un identificatore globale formato da namespace, chainID e indirizzo del registro) che punta a un file di registrazione off-chain. In quel file l’agente dichiara le proprie capacità, gli endpoint di servizio (MCP, A2A, ENS, DID) e i metadati che lo descrivono. È, in sostanza, un passaporto leggibile da un’altra macchina: non prova che l’agente sia bravo, prova soltanto che esiste e dice di sé certe cose.

Essendo un NFT, quell’identità è trasferibile. È una funzione utile (si può vendere o cedere un’attività gestita da agenti) ma anche una trappola: il «principale» dietro un’identità può cambiare in silenzio, e questo pesa parecchio quando si arriva alle responsabilità. Lo segnaliamo adesso e ci torniamo nella parte normativa. Va detto anche che questa è la parte facile: registrarsi costa poco, è un mint. Ed è proprio per questo che, come vedremo, il livello dell’identità è affollato mentre i livelli che contano davvero (il servizio esposto e la reputazione) restano quasi vuoti.

Il registro di reputazione: recensioni on-chain, ma chi le scrive?

Il registro di reputazione è un’interfaccia standard: un client che ha usato un agente deposita un feedback firmato, con metadati e prove opzionali a corredo. Il punto forte è la portabilità. Il giudizio non resta chiuso dentro una singola applicazione: qualsiasi dApp o utente può leggerlo. La reputazione portabile, non più confinata nel silo di una piattaforma, è il sogno di ERC-8004 e la ragione per cui tanti progetti ci hanno guardato con interesse.

C’è però un «ma» decisivo. Il registro on-chain è minimale per scelta: rende pubblici i feedback e lascia il punteggio, l’aggregazione e la resistenza agli attacchi Sybil a sistemi off-chain. Detto altrimenti, il registro grezzo non è di per sé un segnale di fiducia. È una bacheca, non un rating di affidabilità. Chi calcola il punteggio, e come lo rende resistente alla manipolazione, è tutta la partita, e si gioca quasi interamente fuori dalla catena. Dove un agente costruisce oggi uno storico misurabile e non falsificabile? Il caso più pulito sono i mercati predittivi, dove la reputazione coincide con il profitto e la perdita leggibili sulla catena: come abbiamo raccontato, l’AI prevede spesso meglio del mercato ma non per questo guadagna, e il track record resta l’unico giudice onesto.

Il registro di validazione: provare il lavoro svolto

Il terzo registro, quello di validazione, permette a un agente di chiedere una verifica indipendente di un lavoro specifico. I validatori usano la ri-esecuzione garantita da stake, le prove a conoscenza zero (ZK) oppure gli ambienti di esecuzione fidati (TEE), e scrivono l’esito on-chain. È il punto in cui ERC-8004 tocca lo stack del calcolo verificabile, due mondi pensati per rispondere a domande vicine ma non identiche.

Qui conviene essere precisi su cosa la validazione dimostri e cosa no. Può mostrare che un calcolo è stato eseguito come dichiarato (l’integrità); non può mostrare che l’azione fosse saggia o legittima. Un agente può provare di avere eseguito il modello esattamente come promesso ed essere stato comunque manipolato fino a compiere uno scambio rovinoso. L’integrità non è la legittimità, ed è una distinzione che torna spesso quando si confonde la prova crittografica con la garanzia di buon senso. Abbiamo spiegato altrove come il calcolo verificabile provi che l’inferenza è stata eseguita davvero, senza però dire nulla sulla bontà della decisione presa a valle.

I tre registri insieme abbozzano una risposta ordinata: l’identità dice chi, la reputazione dice come si è comportato, la validazione dice che questo lavoro è stato fatto bene. Sulla carta è elegante. I dati del 2026, come stiamo per vedere, raccontano una storia molto più sobria.

Kite e l’Agent Passport: identità gerarchica a tre livelli

ERC-8004 è uno standard orizzontale, che qualsiasi catena può adottare. Kite ha fatto la scommessa opposta: una catena verticale costruita attorno all’identità e ai pagamenti degli agenti. Kite è una L1 compatibile con l’EVM che ha lanciato la mainnet e il «Kite Agent Passport» il 30 aprile 2026; una settimana prima era diventata la prima L1 cripto integrata dentro l’AP2 di Google.

L’Agent Passport è un wallet programmabile più un sistema di identità. L’idea che lo distingue è una gerarchia di chiavi su tre livelli: l’identità dell’utente (l’umano o l’organizzazione che mette in strada l’agente), l’identità dell’agente (un DID verificabile on-chain per il software stesso) e l’identità di sessione (chiavi effimere, valide per un singolo compito o una finestra di tempo). È la risposta strutturale al problema classico della delega: come lascio che un agente spenda per conto mio senza consegnargli la chiave maestra? L’utente fissa limiti di spesa e destinazioni autorizzate; l’agente opera dentro quella gabbia; la singola sessione si può bruciare appena il compito finisce. Un’architettura che somiglia molto, nello spirito, a quella degli smart account e delle session key che già animano i wallet moderni.

Il token KITE alimenta staking, partecipazione dei validatori, accesso ai moduli, premi di protocollo, governance e, in prospettiva, commissioni sui servizi AI. Il progetto ha raccolto circa 35 milioni di dollari (tra i sostenitori PayPal Ventures, General Catalyst e Coinbase Ventures). Due filosofie, dunque: lo standard orizzontale che chiunque può implementare e la catena verticale che vende identità, pagamenti e governance come un unico prodotto integrato. Quale delle due vinca, se mai una vincerà, dipenderà meno dalla tecnologia e più da quanti agenti reali finiranno per usarle.

Il settore in numeri

Conviene allargare lo sguardo sul settore in cui questi agenti vivono. Il 14 ottobre 2026 la categoria AI Agents monitorata da CoinGecko valeva circa 3,57 miliardi di dollari (poco più di 3,2 miliardi di euro al cambio del giorno, intorno a 1,11), in recupero dopo un avvio di ottobre fiacco. L’avvertenza è doverosa: la maggior parte di questi token non ha nulla a che vedere con identità o reputazione, e la categoria resta dominata da pochi nomi, con Venice (VVV) da solo vicino a un terzo del totale.

TokenPrezzoCapitalizzazione24h
Venice (VVV)23,01 $1,11 mld $+6,2%
ASI Alliance (FET)0,197 $456 mln $+7,2%
Virtuals (VIRTUAL)0,673 $443 mln $+4,0%
Kite (KITE)0,127 $304 mln $+0,7%
OriginTrail (TRAC)0,441 $197 mln $+8,2%
Holoworld (HOLO)0,058 $46 mln $+1,5%
Phala (PHA)0,051 $43 mln $+7,4%
Fonte: CoinGecko, 14 ottobre 2026. Prezzi e capitalizzazioni in dollari.

Un avvertimento vale per l’intero comparto: il prezzo di un token non è la reputazione del progetto. La lezione più netta resta ai16z/ElizaOS, il cui token è crollato da un picco di circa 2,4 miliardi di dollari a quasi zero mentre il framework continuava a rilasciare codice. La capitalizzazione misura la speculazione, non l’affidabilità. È esattamente per questo che un livello di identità e reputazione indipendente dal prezzo di un token è interessante, e perché il numero da guardare è la sua adozione reale, non il suo market cap.

La prova dei fatti: tanti iscritti, pochi operativi

Arriva qui il bagno di realtà. Uno studio del 2026 di Rischan Mafrur e Priagung Khusumanegara, intitolato «From Agent Identity to Agent Economy», ha misurato la maturità operativa dei primi 10.000 agenti ERC-8004 (gli ID da 0 a 9999) tra il 29 gennaio e il 9 aprile 2026. I risultati fanno riflettere: solo 67 agenti (lo 0,67%) esponevano un record di servizio, solo 628 (il 6,28%) avevano ricevuto un qualche feedback di reputazione, e appena 19 (lo 0,19%) risultavano «pienamente operativi», cioè con metadati, servizi esposti, feedback e prove cross-chain tutti presenti.

La concentrazione è estrema. Quei 10.000 agenti appartenevano a soli 394 wallet; i dieci maggiori ne controllavano il 51,4%, con un singolo wallet che da solo ne deteneva 779; l’indice di Gini della proprietà era 0,863. Sul fronte dei giudizi, un solo client produceva il 65,82% di tutti i record di feedback, e i primi cinque arrivavano al 92,4%. In altre parole, un velo sottile di attività reale sopra una massa di registrazioni vuote. Il verdetto degli autori è netto: «early ERC-8004 adoption is registration-heavy but operationally shallow», l’adozione è ricca di iscrizioni ma operativamente superficiale, e «the transition from agent identity to agent economy remains incomplete». È lo stesso schema già visto con i binari di pagamento degli agenti: l’infrastruttura è stata costruita più in fretta di quanto gli agenti si siano presentati a usarla. Un livello di identità è una precondizione per un’economia di agenti, non la prova che esista.

Reputazione falsabile: il problema Sybil

Se il primo studio dice che il livello è in gran parte vuoto, un secondo lavoro del 2026 aggiunge che la parte non vuota non va presa per buona così com’è. «Can Trustless Agents Be Trusted?», di Xihan Xiong e colleghi (Imperial College London, Ohio State, Bristol, CSIRO in Australia, Manchester), ha analizzato l’intero ecosistema di reputazione ERC-8004 su tre catene: 173.441 agenti registrati e 155.300 record di feedback fino al 13 maggio 2026.

Tracciando la provenienza comune dei fondi dei recensori, i ricercatori hanno segnalato un comportamento Sybil coordinato in una quota impressionante: il 73,5% dei recensori su Ethereum, il 59,2% su BNB Smart Chain e il 90,6% su Base. Le reputazioni intaccate andavano dal 26,4% degli agenti valutati su Ethereum all’81,4% su BSC fino al 96,2% su Base. La conclusione è micidiale per chi sperava di leggere un punteggio di reputazione al valore nominale: «Removing Sybil-flagged feedback leaves many agents with no remaining valid feedback to compute a reputation», tolti i feedback segnalati come Sybil, a molti agenti non resta alcun giudizio valido con cui calcolare una reputazione.

La ragione strutturale è semplice. Il registro di reputazione di ERC-8004 è aperto in scrittura: chiunque può creare uno sciame di client falsi e far lasciare loro recensioni entusiaste a un bersaglio scelto, a un costo vicino allo zero. La trasparenza on-chain aiuta a scoprire l’attacco dopo (si può ricostruire il grafo dei finanziamenti, come hanno fatto i ricercatori) ma non lo impedisce. È la stessa famiglia di minacce che affligge qualsiasi sistema di reputazione aperto, con alcune varianti ricorrenti raccolte qui sotto.

VettoreCome funzionaDifesa possibile
SybilMolti client falsi gonfiano il punteggio di un agenteAnalisi della provenienza dei fondi e dei grafi di finanziamento
Auto-recensione (wash)L’agente recensisce se stesso tramite wallet collegatiPesare i feedback per stake o reputazione del recensore
WhitewashingSi abbandona un’identità rovinata e se ne registra una nuova e pulitaCosto di registrazione e identità legate a credenziali persistenti
CollusioneGruppi di agenti si scambiano recensioni positive a vicendaRilevamento di cluster e deduplicazione dei grafi

La morale non è che la reputazione on-chain sia inutile, ma che il registro grezzo è solo la materia prima. Un punteggio usabile richiede un aggregatore off-chain che pesi i feedback in base allo stake o alla reputazione di chi li scrive, deduplichi i cluster di finanziamento e penalizzi le identità appena coniate. Finché questi aggregatori non saranno maturi e diffusi, cinque stelle su un agente valgono più o meno quanto cinque stelle da un account anonimo su un qualsiasi marketplace: forse vere, forse comprate.

Identità non è sicurezza

Anche un agente perfettamente identificato e con ottima reputazione può essere dirottato in tempo reale. Il caso più istruttivo del 2026 è il prosciugamento degli agenti Grok e Bankr il 4 maggio. Un attaccante ha nascosto un’istruzione in codice Morse dentro una risposta su X, ha fatto tradurre il messaggio a Grok e glielo ha fatto girare a Bankrbot: l’agente ha spostato circa 3 miliardi di token DRB, per un valore intorno ai 150-200 mila dollari, su Base. Nessuna chiave privata è stata rubata: l’agente ha fatto esattamente ciò che gli era stato detto, da qualcuno a cui non avrebbe dovuto obbedire. Il difetto di fondo è che un modello linguistico non sa separare in modo affidabile l’istruzione dal dato: un testo che sembra contenuto può nascondere un comando. È una prompt injection, la vulnerabilità in cima alle classifiche di rischio OWASP per i modelli linguistici.

Vitalik Buterin, nella sua nota dell’aprile 2026 sulla sicurezza dei LLM, riduce la postura difensiva a poche parole: «All LLM inference local first. All files hosted locally. Sandbox everything». Nello stesso testo riferisce che circa il 15% delle «skill» per agenti esaminate dal suo gruppo conteneva istruzioni malevole. Il punto, per il nostro tema, è scomodo ma essenziale: l’identità risponde a «chi è», la reputazione a «come si è comportato prima», ma nessuna delle due ferma un’iniezione in corso. Un livello di fiducia non è un livello di sicurezza. Un agente può avere un passaporto immacolato e uno storico a cinque stelle ed essere convinto, il minuto dopo, a svuotare il proprio wallet. È anche la ragione per cui le architetture di delega (le chiavi di sessione di Kite, i limiti di spesa degli smart account) contano più di qualsiasi punteggio: non evitano l’inganno, ma ne limitano il raggio.

Chi risponde quando l’agente sbaglia? Consob, MiCA e la personalità giuridica

Supponiamo che un agente svuoti un wallet, manipoli un mercato o venda un servizio che non eroga. Chi ne risponde? Nel diritto italiano ed europeo la risposta è chiara in teoria e disordinata in pratica. Un agente non ha personalità giuridica: non può essere citato in giudizio, multato o tassato in quanto tale. La responsabilità ricade sull’umano o sulla società che gli sta dietro, cioè chi lo ha messo in strada, chi lo opera, chi lo usa, a seconda di chi controllava il punto in cui qualcosa è andato storto.

Qui morde il problema dell’identità trasferibile. Se l’identità ERC-8004 è un NFT e cambia mano, chi è il «principale» per le azioni passate dell’agente? Chi deteneva l’identità all’epoca dei fatti o il nuovo proprietario che ne ha ereditato la reputazione? Gli standard non rispondono e la legge non ha ancora recuperato il ritardo. È la stessa questione di controllo e custodia che attraversa tutto il settore, quella che abbiamo analizzato quando la SEC ha aperto all’autocustodia spostando l’enforcement su chi detiene davvero le chiavi.

MiCA, il quadro europeo, è stato costruito per le cripto-attività a pronti e per i prestatori che offrono servizi attorno a esse (i CASP), non per un software autonomo; non riconosce l’agente come parte. In Italia le autorità competenti sono la Consob (condotta di mercato e tutela dell’investitore) e la Banca d’Italia (profili prudenziali e stablecoin), in base al D.lgs. 129/2024. Alla fine del periodo transitorio MiCA, il 30 giugno 2026, Consob e Banca d’Italia contavano nove soggetti abilitati (otto CASP più Banca Sella); l’elenco è poi cresciuto, con YouHodler Italy autorizzata l’8 ottobre 2026. Per gli istituti italiani la domanda pratica è proprio custodia e fiducia, un terreno su cui le banche italiane si stanno spostando dalla difesa all’attacco.

E quando un agente passa dal pagare al consigliare o gestire patrimoni, il regime cambia ancora: diventa un servizio di investimento ai sensi della MiFID II, vigilato dalla Consob e non da MiCA. L’ESMA è stata esplicita nel dire che l’uso dell’AI non sospende i consueti obblighi di governance, accountability e supervisione umana: a rispondere è l’impresa che schiera l’agente, non l’agente stesso.

Il fisco e l’agente: ogni pagamento è una cessione

C’è una coda specificamente italiana: il fisco. Dal 1° gennaio 2026 le plusvalenze cripto sono tassate al 33% e la vecchia soglia di esenzione da 2.000 euro è stata abolita; le stablecoin in euro (gli EMT, token di moneta elettronica conformi a MiCA) mantengono l’aliquota più leggera del 26%, e la pura conversione da euro a stablecoin in euro non è nemmeno una plusvalenza. Il dettaglio di questa anomalia tutta italiana lo abbiamo sviscerato nel confronto tra l’Italia e il resto d’Europa.

Tradotto nel comportamento di un agente, diventa tagliente. Un agente che paga in USDC denominato in dollari fa scattare una cessione fiscalmente rilevante su ogni guadagno di cambio contro l’euro: migliaia di micro-pagamenti diventano migliaia di eventi imponibili, ciascuno una minuscola plusvalenza da tracciare. Un agente che paga in un EMT in euro evita del tutto quell’attrito, il che trasforma una norma fiscale in un argomento a favore della sovranità monetaria europea sui binari degli agenti. E un agente che fa trading automatico 24 ore su 24 ad alta frequenza rischia di essere riqualificato come esercente un’attività d’impresa (reddito d’impresa), con il regime più pesante che ne consegue. Poiché l’agente non ha un codice fiscale, le plusvalenze sono attribuite al proprietario del wallet: il che chiude il cerchio sull’identità. Per il fisco, come per la legge, dietro l’indirizzo c’è sempre un umano o una società, qualunque cosa dica il passaporto on-chain.

Cosa guardare adesso

I pezzi di uno stack di fiducia per agenti stanno visibilmente convergendo: A2A per la comunicazione, MCP per gli strumenti, x402 e AP2 per i pagamenti, ERC-8004 per identità, reputazione e validazione. Per la prima volta un agente può, in linea di principio, essere scoperto, ingaggiato, pagato e valutato attraverso standard aperti anziché dentro il giardino recintato di una singola azienda. È uno spostamento reale, e spiega perché MetaMask, Google, Coinbase e la Ethereum Foundation abbiano messo la firma sulla stessa proposta.

Ma la lettura onesta dei dati del 2026 è che lo stack è un’impalcatura, non un edificio. Diciannove agenti pienamente operativi su diecimila è lo stato reale delle cose; un livello di reputazione dove la maggior parte delle recensioni è Sybil non è ancora un livello di reputazione. I problemi aperti sono concreti: un sistema di punteggio che resista ai feedback falsi, una delega che limiti il danno quando l’agente viene ingannato, e una risposta giuridica su chi possiede il passato di un’identità trasferibile.

Per un lettore italiano, la lente utile non è il prezzo del token ma le domande di governance, quelle che davvero vincolano: chi aggiorna l’agente, chi risponde quando sbaglia, chi paga le tasse su ciò che spende. L’indirizzo può anche essere autonomo; la responsabilità no. Identità e reputazione on-chain sono il modo in cui un’economia di agenti diventa leggibile. Nel 2026 ci dicono, soprattutto, che quell’economia è ancora in larga parte una promessa.

Domande frequenti

Cos’è ERC-8004?

ERC-8004, chiamato «Trustless Agents», è uno standard di Ethereum ancora in stato Draft che definisce tre registri on-chain per gli agenti AI: identità, reputazione e validazione. Serve a far scoprire, scegliere e far interagire gli agenti tra organizzazioni diverse senza fiducia pregressa. È stato pubblicato il 13 agosto 2025 da autori di MetaMask, Ethereum Foundation, Google e Coinbase, e i registri di riferimento sono attivi sulla mainnet di Ethereum dal 29 gennaio 2026.

Che differenza c’è tra identità, reputazione e validazione di un agente AI?

L’identità risponde alla domanda «chi è questo agente» e lo lega a una descrizione e a degli endpoint. La reputazione raccoglie i giudizi di chi lo ha usato, cioè come si è comportato in passato. La validazione verifica un lavoro specifico, ossia se quel compito è stato svolto come promesso, tramite ri-esecuzione con stake, prove ZK o ambienti TEE. Sono tre domande diverse e tre registri diversi: avere un’identità non implica avere una buona reputazione.

Un agente AI può avere un’identità legale o pagare le tasse da solo?

No. Un agente non ha personalità giuridica: non può essere citato in giudizio, multato o tassato in quanto tale. La responsabilità e le imposte ricadono sull’umano o sulla società che lo ha messo in strada. In Italia, dal 1° gennaio 2026, le plusvalenze cripto generate dall’agente sono attribuite al proprietario del wallet e tassate al 33%, mentre le stablecoin in euro restano al 26%.

Cos’è l’Agent Passport di Kite?

L’Agent Passport è il sistema di identità e wallet programmabile lanciato dalla L1 Kite il 30 aprile 2026. Usa una gerarchia di chiavi su tre livelli: l’identità dell’utente, quella dell’agente (un DID verificabile on-chain) e quella di sessione, con chiavi effimere per un singolo compito. Così l’utente può delegare la spesa a un agente fissando limiti e destinazioni, senza consegnargli la chiave principale.

La reputazione on-chain di un agente è affidabile?

Non ancora, se presa al valore nominale. Uno studio del 2026 ha rilevato che gran parte dei recensori nei registri ERC-8004 mostra un comportamento Sybil coordinato (fino al 90,6% su Base), e che togliendo quei feedback a molti agenti non resta alcun giudizio valido. Il registro grezzo è una bacheca pubblica, non un punteggio: serve un aggregatore off-chain che pesi e ripulisca i feedback perché la reputazione diventi un segnale di fiducia utilizzabile.

Marcus Okafor è senior editor di HOGE Wire e segue l’intersezione tra intelligenza artificiale e cripto.

Share 𝕏 Post Telegram