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● Macro & TradFi

Banche e criptovalute: le regole che contano nel 2026

Lo standard di Basilea è in vigore da gennaio e la vigilanza è divisa tra Consob e Banca d'Italia. Ecco come le banche trattano Bitcoin e cosa cambia per i risparmiatori.

Nel 2026 la domanda non è più se le banche entreranno nel mercato delle criptovalute, ma con quali regole e con quanto capitale a garanzia. Bitcoin viaggia intorno ai 53.000 euro, in calo di circa il 14% nell’ultimo mese e lontano dal massimo storico di quasi 108.000 euro toccato nei mesi scorsi, secondo i dati di CoinGecko. Capire la politica bancaria sulle criptovalute significa mettere insieme tre cose: quanto capitale un istituto deve accantonare quando detiene un asset digitale, quali servizi può offrire ai clienti e chi lo controlla.

Per i risparmiatori italiani il tema è tutt’altro che teorico. Dal 1° gennaio 2026 è operativo il nuovo standard prudenziale di Basilea, mentre il periodo transitorio del regolamento europeo MiCA si chiude il 1° luglio 2026, proprio in questi giorni. In mezzo ci sono le scelte di istituti come Intesa Sanpaolo e Banca Generali, che hanno già portato Bitcoin dentro il perimetro bancario. Vediamo come funziona il sistema, pezzo per pezzo.

Che cosa significa politica bancaria sulle criptovalute

Quando si parla di politica bancaria sulle cripto-attività si intende l’insieme di regole e prassi che stabiliscono se e come una banca può toccare Bitcoin, Ethereum, stablecoin e token. Non è un unico corpo di norme, ma tre livelli che si sovrappongono.

  • Il livello prudenziale globale, cioè quanto capitale la banca deve mettere da parte a fronte del rischio: qui il riferimento è il Comitato di Basilea.
  • Il livello europeo, che traduce Basilea in legge con il regolamento sui requisiti di capitale (CRR3) e disciplina i mercati con MiCA.
  • Il livello nazionale, dove Banca d’Italia e Consob vigilano sugli operatori italiani, ciascuna per la propria competenza.

Questi tre piani rispondono a domande diverse. Basilea e la CRR3 chiedono quanto costa, in termini di capitale, detenere un asset volatile; MiCA stabilisce quali servizi si possono offrire e con quali garanzie; Banca d’Italia e Consob verificano che chi opera in Italia rispetti entrambe le cose. Tenere separati questi livelli aiuta a leggere le notizie senza confondere una regola contabile con un divieto.

Il quadro di Basilea: perché Bitcoin pesa come un attivo ad alto rischio

Il Comitato di Basilea, che riunisce le principali autorità di vigilanza bancaria del mondo, ha pubblicato nel dicembre 2022 lo standard sul trattamento prudenziale delle esposizioni in cripto-attività, poi affinato con emendamenti e un quadro di trasparenza approvati il 17 luglio 2024. La data che conta è però un’altra: lo standard è entrato in vigore il 1° gennaio 2026, dopo un rinvio di dodici mesi rispetto al calendario iniziale, come confermato dalla Banca dei Regolamenti Internazionali.

Il meccanismo divide le cripto-attività in due gruppi. Il Gruppo 1 comprende asset tokenizzati e stablecoin che rispettano condizioni stringenti sulle riserve, con un trattamento simile a quello degli strumenti tradizionali. Il Gruppo 2 raccoglie tutto il resto, incluse le criptovalute senza garanzia come Bitcoin ed Ether. Per la sottocategoria più rischiosa, il Gruppo 2b, si applica una ponderazione del rischio del 1.250%: in pratica la banca deve detenere capitale pari all’intero valore dell’esposizione. A questo si aggiunge un tetto complessivo: l’esposizione al Gruppo 2 non può superare il 2% del capitale primario (Tier 1) e dovrebbe restare sotto l’1%.

CategoriaEsempiPonderazione del rischioNote
Gruppo 1aAttivi tradizionali tokenizzatiCome il sottostanteStesso rischio dell’asset di riferimento
Gruppo 1bStablecoin con riserve conformiCome il sottostante, con maggiorazioneRequisiti stringenti su riserve e rimborso
Gruppo 2aCripto con copertura riconosciutaRegime patrimoniale dedicatoAmmessa una compensazione parziale
Gruppo 2bBitcoin, Ether e simili1.250%Capitale pari al valore dell’esposizione

Tradotto: una banca che acquista un milione di euro di Bitcoin deve accantonare capitale come se rischiasse di perderlo per intero. È una scelta deliberata, pensata per scoraggiare esposizioni eccessive senza vietarle del tutto.

L’Europa: CRR3 e il trattamento prudenziale transitorio

L’Unione europea non ha aspettato di recepire Basilea in modo definitivo. Il regolamento sui requisiti di capitale rivisto, la CRR3 (Regolamento (UE) 2024/1623), applica dal 9 luglio 2024 un trattamento prudenziale transitorio delle esposizioni in cripto-attività. La logica ricalca Basilea: le cripto senza garanzia ricevono una ponderazione del 1.250%, mentre i token che replicano attivi tradizionali o valute ufficiali godono di un trattamento più leggero, a patto di rispettare le condizioni previste.

Il regime è, appunto, transitorio. L’articolo 501d incarica la Commissione europea di presentare, se opportuno, una proposta legislativa dedicata entro il 30 giugno 2025, per allineare in via permanente le regole europee agli standard internazionali. Nel frattempo l’Autorità bancaria europea (EBA) ha pubblicato ad agosto 2025 le norme tecniche che spiegano come calcolare e aggregare le esposizioni, comprese le regole su compensazione e coperture. Per le banche italiane questo significa che il conto in termini di capitale è già oggi molto pesante.

MiCA e le banche: stablecoin, token e servizi ai clienti

Se la CRR3 riguarda il capitale, MiCA (Regolamento (UE) 2023/1114) riguarda le attività. Il regolamento europeo sui mercati delle cripto-attività si applica per intero dal 30 dicembre 2024 e disciplina l’emissione di token e la prestazione di servizi. Per le banche cambia poco sul piano delle autorizzazioni e molto su quello operativo.

Un istituto di credito che voglia offrire servizi in cripto-attività, come la custodia o l’esecuzione di ordini, non deve ottenere una licenza separata: gli basta una notifica all’autorità competente, perché la licenza bancaria è già considerata sufficiente. Sul fronte degli stablecoin, MiCA distingue i token di moneta elettronica (EMT), ancorati a una singola valuta ufficiale come l’euro, dai token collegati ad attività (ART). Gli EMT possono essere emessi solo da banche o istituti di moneta elettronica, con obbligo di riserve a copertura totale e diritto di rimborso alla pari. È il motivo per cui, in Europa, le banche sono destinate a diventare protagoniste del mercato delle stablecoin in euro, più che semplici spettatrici.

In Italia: la vigilanza condivisa di Banca d’Italia e Consob

L’Italia ha recepito MiCA con il decreto legislativo 5 settembre 2024, n. 129, che disegna un modello a due autorità. La Consob vigila su trasparenza, correttezza dei comportamenti, ordinato funzionamento del mercato e tutela dei clienti. La Banca d’Italia si occupa invece del contenimento del rischio, della stabilità patrimoniale e della sana e prudente gestione. Le due istituzioni hanno definito le rispettive competenze con un protocollo d’intesa reso pubblico nel marzo 2025.

Un dettaglio importante per chi investe: i derivati su cripto-attività, come futures e perpetuals, non rientrano in MiCA ma nella disciplina MiFID II sugli strumenti finanziari, sempre sotto la vigilanza della Consob. MiCA copre le cripto a pronti (spot) e i prestatori di servizi (CASP), non i contratti derivati. La stessa Consob, che impiega tecniche di machine learning per la sorveglianza sugli abusi di mercato con un principio di supervisione umana, ha proposto insieme alle omologhe francese e austriaca una vigilanza europea più uniforme, fino a un controllo diretto dell’ESMA sui grandi operatori. C’è infine una scadenza vicina: il periodo transitorio italiano, tra i più brevi dell’Unione, si chiude il 1° luglio 2026, e da quella data gli operatori che vogliono servire clienti italiani devono aver ottenuto, o almeno richiesto, l’autorizzazione piena.

Che cosa stanno facendo le banche italiane

La teoria si vede già nella pratica. Intesa Sanpaolo è stata la prima banca italiana a ottenere un’esposizione diretta alle criptovalute: a gennaio 2025 ha acquistato 11 Bitcoin per circa un milione di euro, operazione gestita dal desk sui digital asset attivo dal 2023 all’interno della divisione corporate e investment banking. Il gruppo ha poi ampliato il raggio d’azione: a febbraio 2026 ha comunicato posizioni in ETF su Bitcoin per circa 96 milioni di dollari (intorno ai 90 milioni di euro), con una copertura costruita su titoli legati al settore, come riportato da CoinDesk.

Banca Generali ha scelto la via del cliente retail con BG Conio, il servizio integrato nell’app di mobile banking che permette di comprare e vendere Bitcoin direttamente dal proprio conto. L’istituto ha investito nella fintech italiana Conio, oggi partecipata anche da Poste Italiane e con oltre 450.000 clienti retail. Più defilata ma pioniera, Banca Sella offre da diversi anni il trading di Bitcoin tramite la sua controllata fintech Hype.

BancaApproccioDettaglio
Intesa SanpaoloEsposizione proprietaria11 BTC nel 2025, poi circa 96 milioni di dollari in ETF
Banca GeneraliServizio ai clientiAcquisto e vendita di Bitcoin via BG Conio
Banca SellaServizio ai clientiTrading di Bitcoin tramite la controllata Hype

Sono strategie diverse: c’è chi mette l’asset a bilancio e chi si limita a fare da intermediario per i clienti. Tutte, però, confermano che il tabù è caduto.

Il cambio di rotta negli Stati Uniti

Per capire la direzione conviene guardare anche oltre Atlantico, perché le scelte americane pesano sulla liquidità globale in dollari. Nel 2025 gli Stati Uniti hanno smontato due ostacoli che frenavano le banche. A gennaio la SEC ha ritirato il bollettino contabile SAB 121, sostituendolo con il SAB 122: la custodia di cripto per conto dei clienti non deve più essere iscritta come passività in bilancio, un peso che rendeva l’attività antieconomica.

A marzo 2025 l’Office of the Comptroller of the Currency (OCC), che vigila sulle banche nazionali americane, ha confermato con la lettera interpretativa 1183 che gli istituti possono offrire custodia di cripto-attività, detenere riserve a garanzia di stablecoin e gestire nodi di una blockchain senza chiedere un via libera preventivo alla vigilanza. Nello stesso anno il Congresso ha approvato una legge federale sulle stablecoin di pagamento. Il risultato è un contesto molto più aperto, che spinge anche gli operatori europei a non restare indietro.

L’euro digitale e il futuro dei depositi

Sullo sfondo si muovono anche le banche centrali. La Banca centrale europea ha chiuso a ottobre 2025 la fase preparatoria dell’euro digitale e punta a una possibile prima emissione nel 2029, a condizione che i co-legislatori europei approvino il regolamento nel corso del 2026, secondo quanto indicato dalla stessa BCE.

Perché riguarda le banche? Perché un euro digitale al dettaglio potrebbe spostare parte dei depositi dai conti correnti verso un portafoglio garantito dalla banca centrale. Per questo il progetto prevede tetti di detenzione, ipotizzati fino a circa 3.000 euro a persona, pensati proprio per non prosciugare la raccolta bancaria. La BCE ha stimato per il sistema bancario un costo di implementazione compreso tra 4 e 5,8 miliardi di euro. È il segnale che la politica sulle cripto-attività non riguarda solo Bitcoin, ma l’intera architettura del denaro.

Che cosa aspettarsi nei prossimi mesi

I prossimi mesi ruotano attorno a tre appuntamenti. Il primo è la chiusura del periodo transitorio MiCA il 1° luglio 2026, che costringe gli operatori a mettersi in regola o a lasciare il mercato italiano. Il secondo è la proposta europea per un trattamento prudenziale permanente delle cripto-attività, attesa dopo il lavoro tecnico dell’EBA. Il terzo è l’iter legislativo dell’euro digitale, che entra nella fase decisiva.

Per il risparmiatore la conclusione pratica è semplice: rivolgersi a operatori autorizzati e diffidare di chi promette accesso alle cripto senza alcuna cornice regolamentare. La presenza di una banca vigilata non elimina la volatilità (Bitcoin resta un asset che può perdere il 14% in un mese), ma aggiunge tutele su custodia, trasparenza e gestione del rischio che fino a poco tempo fa mancavano. Le regole, per una volta, stanno arrivando prima della prossima ondata, non dopo.

Redazione HOGE Wire, desk macro e finanza tradizionale.

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