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● AI x Crypto

Bittensor nel 2026: la rete AI, i subnet e gli ETF su TAO

TAO viaggia sopra i 220 euro sull'onda degli ETF. Ecco come funziona Bittensor, cosa sono subnet e dTAO, la novità Root Reborn e i rischi per chi guarda al token.

Bittensor, un mercato per l’intelligenza artificiale

A inizio settembre 2026 TAO, il token di Bittensor, viaggia intorno ai 223 euro (circa 259 dollari), con una capitalizzazione vicina ai 2,14 miliardi di euro e il quarantesimo posto tra le cripto-attività secondo i dati di CoinGecko. Nell’ultima settimana il prezzo è salito di oltre il 13 per cento e diverse testate lo vedono in avvicinamento ai 300 dollari, sospinto dalla corsa alle domande di ETF sugli asset di AI decentralizzata (Cryptonomist). Numeri che, per un progetto nato per costruire un mercato aperto dell’intelligenza artificiale, alzano una domanda semplice: la rete vale davvero quello che il mercato le sta attribuendo?

Bittensor è una blockchain pensata come luogo di scambio per la produzione di intelligenza artificiale. Al posto di una singola azienda che addestra e vende modelli, la rete mette in competizione migliaia di operatori indipendenti che offrono inferenza, addestramento, previsioni e altri servizi di machine learning, e li paga in TAO in base alla qualità del loro contributo. L’idea di fondo è replicare per l’AI quello che Bitcoin ha fatto per la moneta: un incentivo economico che coordina sconosciuti verso un obiettivo comune, senza un’autorità centrale che decide chi partecipa.

Questa guida spiega da dove nasce Bittensor, come funzionano miner, validator e il consenso Yuma, cosa sono i subnet e il meccanismo dTAO, e le novità del 2026 che hanno cambiato gli equilibri della rete: l’aggiornamento Root Reborn arrivato in agosto, l’arrivo del token in un ETP europeo regolamentato e la distanza, ancora ampia, tra ricavi reali ed emissioni. Nessuno di questi elementi è un consiglio di investimento: servono a capire cosa si compra, e cosa no, quando si compra TAO.

Da dove nasce Bittensor: Opentensor e i suoi fondatori

Bittensor è un progetto della Opentensor Foundation, fondato da Jacob Steeves e Ala Shaabana, due sviluppatori con un passato nel machine learning (Steeves è un ex ingegnere di Google). Il whitepaper originale immaginava una rete peer-to-peer in cui i modelli di AI si valutano a vicenda e vengono ricompensati per il valore che producono, senza intermediari. Il token nativo, TAO, è al tempo stesso l’unità di ricompensa e la chiave di accesso: serve per registrare nuovi partecipanti, per mettere in staking e per pesare le decisioni sulla rete.

Il paragone con Bitcoin è esplicito e voluto. TAO ha un tetto massimo di 21 milioni di unità, la stessa cifra della criptovaluta di Satoshi Nakamoto, e un meccanismo di halving che dimezza le emissioni. Ma mentre Bitcoin premia chi valida transazioni con la potenza di calcolo, Bittensor premia chi produce lavoro utile di intelligenza artificiale. È una differenza sostanziale: il valore, in teoria, non nasce dal bruciare elettricità ma dal generare un servizio che qualcuno vorrebbe pagare.

Nel corso del 2026 la governance è cambiata in modo netto. A febbraio Steeves e Shaabana hanno lasciato i ruoli esecutivi nella fondazione, restando come contributori, in una mossa presentata come riduzione della dipendenza da poche persone chiave (Crypto Briefing). È un punto che torna spesso quando si parla di Bittensor: quanto è davvero decentralizzata una rete che per anni è stata guidata da un piccolo gruppo di fondatori?

Come funziona: miner, validator e il consenso Yuma

Sul piano operativo, Bittensor si regge su due categorie di partecipanti. I miner sono i produttori: eseguono modelli di AI e rispondono alle richieste, per esempio generando testo, immagini o previsioni. I validator sono i giudici: interrogano i miner, ne misurano la qualità delle risposte e assegnano un punteggio. In estrema sintesi, i miner competono per essere i migliori a un compito, i validator competono per valutarli in modo accurato. Entrambi devono mettere in staking TAO per partecipare, così da avere qualcosa da perdere se barano.

Il cuore del sistema è l’algoritmo di consenso chiamato Yuma Consensus. Ogni validator esprime dei pesi, cioè un giudizio su quanto vale ciascun miner; l’algoritmo combina questi pesi ponderandoli per la quantità di TAO in staking dietro ogni validator, e calcola un consenso. Il meccanismo taglia i giudizi che si discostano troppo dalla mediana ponderata (il cosiddetto clipping), in modo da rendere costoso per una minoranza gonfiare artificialmente un miner amico. Le ricompense fluiscono poi verso chi si allinea al consenso, non verso chi vota da solo contro tutti.

È un disegno elegante ma non a prova di manipolazione. Un problema noto è la copia dei pesi: un validator pigro può limitarsi a replicare i giudizi altrui senza fare vero lavoro di valutazione. Per contrastarlo la rete ha introdotto uno schema di commit-reveal con crittografia a tempo, che nasconde i pesi finché non scade una finestra temporale, così i copioni ottengono solo dati vecchi. C’è però un limite più profondo: valutare in modo affidabile la qualità di un lavoro di AI è, di per sé, un problema di ricerca aperto, lo stesso che anima il filone della AI verificabile. Il consenso Yuma resta comunque il vero motore distributivo di Bittensor: decide, blocco dopo blocco, chi viene pagato e chi no.

I subnet: 128 mercati specializzati (in rotta verso 256)

Bittensor non è un mercato unico ma un insieme di mercati, chiamati subnet. Ogni subnet è una competizione a sé, dedicata a un compito preciso: c’è chi si occupa di inferenza di modelli linguistici, chi di pre-addestramento, chi di previsioni, chi di calcolo su GPU riservate. A settembre 2026 la rete conta 128 subnet attivi, con una tabella di marcia che punta a raddoppiarli verso quota 256 per allargare il numero di compiti incentivati.

I subnet non sono eterni. Esiste una selezione: i peggiori vengono deregistrati e il loro slot passa a un progetto nuovo, che deve bruciare TAO per registrarsi. Questo meccanismo di registration burn tiene la circolazione sotto il totale emesso e introduce una pressione competitiva costante. Alcuni subnet sono diventati veri e propri marchi. Il più citato è Chutes (SN64), specializzato in inferenza serverless, seguito da Templar (SN3) per il pre-addestramento e Targon (SN4) per il calcolo su GPU confidenziali.

SubnetAmbitoCap. token alpha (circa)
Templar (SN3)Pre-addestramento LLM115 mln €
Chutes (SN64)Inferenza serverless114 mln €
Targon (SN4)GPU confidenziali79 mln €
affine (SN120)Ricerca e ragionamento62 mln €
lium (SN51)Compute distribuito45 mln €
Ridges AI (SN62)Agenti software44 mln €
Valori indicativi convertiti dai dati in dollari di CoinGecko (marzo 2026); i primi dieci subnet valevano complessivamente circa 712 milioni di dollari.

Questa struttura a compartimenti è ciò che rende Bittensor diverso da una semplice rete di noleggio GPU: non vende ore di calcolo grezzo, ma organizza una gara sulla qualità del risultato. È anche il punto in cui il progetto si intreccia con il tema più ampio della compute per l’AI decentralizzata, dove la domanda vera resta sempre la stessa: chi paga davvero per questi servizi?

dTAO: il mercato decide chi viene pagato

Fino a inizio 2025 erano i grandi validator, riuniti nella cosiddetta root network, a decidere come distribuire le emissioni tra i subnet. Era un sistema accentrato e politico: chi controllava lo stake controllava i flussi. A febbraio 2025 la rete è passata al Dynamic TAO, o dTAO, che ha ribaltato la logica affidando la decisione al mercato.

Con dTAO ogni subnet ha un proprio token, chiamato alpha, e una propria pool di liquidità in stile AMM (automated market maker) in cui l’alpha si scambia contro TAO. Il prezzo dell’alpha, misurato attraverso una media mobile esponenziale, determina la quota di emissioni giornaliere che quel subnet riceve. In pratica, più capitale affluisce in un subnet comprandone l’alpha, più quel subnet diventa ricco di emissioni. Il mercato, e non un comitato, sceglie dove va il TAO.

Il risultato è la nascita di una vera classe di asset dentro Bittensor. A marzo 2026 la capitalizzazione complessiva di tutti i token alpha aveva raggiunto circa 1,12 miliardi di dollari, pari a circa il 27 per cento della capitalizzazione di TAO stesso (CoinGecko). Ma dTAO ha anche un difetto strutturale che è diventato il tema tecnico del 2026: il modo in cui i rendimenti dei subnet finivano per essere venduti in continuazione sul mercato. Ed è qui che entra in scena Root Reborn.

Root Reborn: la novità di agosto e la funzione spenta

Root Reborn è l’aggiornamento più importante da quando è arrivato dTAO. È stato distribuito sulla rete principale il 4 agosto 2026 come runtime v441. Il problema che affronta è concreto: chi metteva in staking sulla root network riceveva rendimenti in token alpha dei subnet, e quei token venivano venduti automaticamente per TAO a ogni blocco. Era un flusso di vendita permanente, insensibile al prezzo, che gravava su tutti gli alpha della rete.

Root Reborn cambia questo meccanismo. I rendimenti non vengono più liquidati blocco per blocco, ma si accumulano in panieri (basket) messi in escrow dai singoli validator, e vengono realizzati soltanto quando lo staker richiede il prelievo. L’idea di fondo, descritta a giugno da una proposta che CoinDesk ha riassunto come la trasformazione dei validator in qualcosa di simile a gestori di fondi, è che ogni validator costruisca un indice di token di subnet in cui crede, competendo sui rendimenti.

C’è però un dettaglio che merita attenzione, e che nessuno dei precedenti articoli sul tema poteva raccontare: la funzione di punta è arrivata spenta. Come ha documentato la newsletter analitica Own Your Mind, lo strato competitivo (i validator che curano i panieri e gareggiano sui risultati) è disattivato al lancio, e ogni paniere gira per ora con una strategia nulla di semplice accumulo, in attesa di un aggiornamento successivo. Resta comunque un cambiamento reale: come nota l’analisi, «un flusso di vendita permanente, blocco per blocco, sugli alpha dei subnet è stato sostituito da un rendimento che resta in escrow finché lo staker non lo reclama, ed è atterrato dal primo giorno» (Own Your Mind). Detto altrimenti: la parte che riduce la pressione di vendita funziona, la parte pubblicizzata come rivoluzionaria no.

Tokenomics: 21 milioni come Bitcoin, l’halving e le emissioni

La politica monetaria di TAO ricalca quella di Bitcoin, ma con una differenza tecnica. Il tetto è di 21 milioni di token e l’halving non scatta a intervalli di tempo fissi, bensì al raggiungimento di soglie di emissione. Il primo dimezzamento è avvenuto a dicembre 2025, quando la rete ha superato i 10,5 milioni di TAO emessi: la ricompensa per blocco è passata da 1 a 0,5 TAO, e le emissioni giornaliere da circa 7.200 a circa 3.600 unità, con l’inflazione annua scesa da un ordine del 25-30 per cento a circa il 13 per cento (documentazione Bittensor). Il prossimo halving è atteso a quota 15,75 milioni di token.

Come vengono distribuite le emissioni all’interno di un subnet? Lo schema standard assegna il 18 per cento al proprietario del subnet, il 41 per cento ai miner e il 41 per cento ai validator e ai loro delegatori. Un dettaglio spesso frainteso è che, dopo dTAO, queste ricompense vengono pagate in token alpha del subnet e non direttamente in TAO: per ottenere TAO bisogna vendere l’alpha nella pool di liquidità, con l’effetto sui prezzi che Root Reborn ha appena provato ad attenuare.

VoceValore
Prezzo~223 € (~259 $)
Capitalizzazione~2,14 mld € (#40)
Valutazione diluita (FDV)~4,7 mld €
Offerta circolante9,597 mln su 21 mln
Massimo storico~652 € (7 mar 2024), -66%
Variazione 7 giorni+13% circa
Fonte: CoinGecko, 7 settembre 2026; valori in euro convertiti al cambio del giorno.

Il rapporto tra capitalizzazione di mercato e valutazione diluita, intorno a 0,46, dice che meno della metà dell’offerta massima è già in circolazione: l’inflazione futura resta un fattore da mettere in conto, anche dopo il primo halving.

L’economia dei subnet come classe di asset (e lo sbarco su Base)

Con dTAO, comprare esposizione a Bittensor non significa più solo comprare TAO. Ogni token alpha è a suo modo un’azione settoriale sulla singola scommessa di AI: chi crede nell’inferenza serverless compra alpha di Chutes, chi crede nel pre-addestramento compra alpha di Templar, e così via. È un mercato dentro il mercato, con la sua liquidità, i suoi grafici e i suoi rischi di illiquidità quando un subnet perde interesse.

Nel corso del 2026 questo strato ha iniziato a uscire dai confini di Bittensor. Un’iniziativa di terze parti, il Project Rubicon di General TAO Ventures, ha portato i token alpha dei principali subnet sulla rete Base di Coinbase, impacchettandoli in token ERC-20 tramite il protocollo di interoperabilità CCIP di Chainlink, così da renderli scambiabili nella DeFi. È un segnale della direzione: i subnet come strumenti finanziari a sé, negoziabili anche fuori dalla rete che li ha generati.

Questa finanziarizzazione è affascinante ma va maneggiata con prudenza. Un token alpha non è un titolo con diritti chiari: è un’esposizione a un flusso di emissioni che dipende da regole del protocollo che, come vedremo, sono cambiate più volte nel 2026. La liquidità di molti subnet è sottile, e il legame tra prezzo dell’alpha e ricavi reali del subnet è, nella maggior parte dei casi, debole o inesistente.

Ricavi contro emissioni: il vero nodo del modello

È il punto su cui si gioca tutta la credibilità di Bittensor. La rete distribuisce ogni anno decine di milioni di dollari in emissioni ai subnet, ma quanti di questi subnet generano ricavi veri, cioè clienti esterni che pagano per un servizio? La risposta, oggi, è: pochissimi.

Il caso migliore è Chutes, il subnet a più alto fatturato. Secondo le stime dell’analista Pine Analytics riprese da Own Your Mind, Chutes genera un fatturato esterno nell’ordine di 1,3-2,4 milioni di dollari l’anno, a fronte di una quota di emissioni intorno al 14 per cento della rete, che vale svariate decine di milioni di dollari annui. Chutes è stato il primo subnet a superare i 100 milioni di dollari di capitalizzazione e vanta oltre 9 mila miliardi di token elaborati, con prezzi fino all’85 per cento inferiori ad AWS (CoinGecko). Eppure, anche il migliore della classe incassa dall’esterno una frazione di ciò che riceve in sussidi.

È lo stesso divario che attraversa tutto il settore della compute per l’AI decentralizzata: uso reale e crescente, ma monetizzazione ancora largamente sussidiata dai token. La domanda su chi paga davvero, e se il valore verrà catturato dal token o dall’azienda che ci costruisce sopra, è al centro anche del dibattito sulla cattura del valore nell’inferenza decentralizzata. Per Bittensor la posta è alta: se le emissioni continuano a superare di un ordine di grandezza i ricavi, il modello regge solo finché il mercato è disposto a finanziare la differenza.

La crisi di governance: l’addio di Covenant e la risposta Conviction

Il 2026 di Bittensor è stato segnato da uno scontro sulla governance. Il subnet Templar (SN3), gestito dal team Covenant AI, aveva appena realizzato un traguardo tecnico notevole: il 10 marzo 2026 aveva annunciato il completamento di Covenant-72B, presentato come il più grande addestramento di un modello linguistico mai svolto in modo decentralizzato (Own Your Mind). Un mese dopo, il 10 aprile, lo stesso team ha annunciato l’uscita da Bittensor, accusando la rete di essere accentrata attorno a un ristretto gruppo di controllo.

L’episodio ha colpito il nervo scoperto del progetto. Mark Creaser, amministratore delegato del fondo DSV, ha sintetizzato lo scetticismo di molti investitori sulle continue modifiche alle regole con un’immagine tagliente: «Un casinò almeno tiene le stesse regole per tutta la notte. Bittensor cambia il tavolo a mano in corso e lo chiama aggiornamento» (Tao.media). La critica è che ricalibrare emissioni e incentivi in corsa rende impossibile valutare un subnet come si valuterebbe un’azienda.

La fondazione ha risposto sia con misure tecniche sia con una tabella di marcia. A maggio è arrivato Conviction, un meccanismo che blocca automaticamente le emissioni destinate ai proprietari dei subnet e ne fa decadere il peso economico lungo il periodo di lock, per scoraggiare gli abbandoni opportunistici. Sul piano più ampio, Steeves ha delineato un percorso di 18 mesi verso la piena decentralizzazione entro dicembre 2027, con più concorrenza tra validator, pool di liquidità bidirezionali e un voto basato sulla conviction per chi detiene alpha. Lo stesso cofondatore è stato netto sullo stato attuale: «Oggi Bittensor non è un protocollo decentralizzato come lo è Bitcoin. Può esserlo, e lo sarà, ma non lo è ancora» (The Crypto Times).

Il token corre sugli ETF: dal caso USA al primo ETP europeo su TAO

La spinta più forte sul prezzo, nel 2026, arriva dalla finanziarizzazione. Negli Stati Uniti, Grayscale ha convertito il proprio veicolo (il Grayscale Bittensor Trust, sigla GTAO) e ha depositato la documentazione per un ETF spot su TAO, seguita da Bitwise; a inizio settembre 2026, però, nessun ETF spot su TAO risulta ancora approvato dalla SEC, e le pratiche restano in istruttoria presso l’ente (SEC EDGAR).

Per un investitore europeo, però, la notizia più concreta è un’altra: un prodotto quotato e regolamentato su TAO esiste già. Si chiama Safello Bittensor Staked TAO ETP (sigla STAO), è emesso da Safello con Deutsche Digital Assets, ed è quotato dal 2 giugno 2026 su Euronext Paris in euro, dopo i debutti su SIX in Svizzera e su Nasdaq Stockholm (Deutsche Digital Assets). Il prodotto è interamente garantito da TAO in custodia a freddo presso un depositario regolamentato, replica l’indice Kaiko Safello Staked Bittensor e, dettaglio cruciale, mette in staking il TAO sottostante girando agli investitori l’intero rendimento da staking al netto delle commissioni, accumulato ogni giorno nel valore netto. Il costo annuo dichiarato (TER) è dell’1,49 per cento.

È qui che emerge un paradosso istruttivo. L’ETP europeo distribuisce il rendimento da staking, mentre un ipotetico ETF spot statunitense difficilmente potrebbe fare altrettanto, per i vincoli regolatori e fiscali che negli USA complicano lo staking dentro un fondo quotato. Sul fronte del rendimento, insomma, l’Europa parte avvantaggiata. Frank Schuil, fondatore e CEO di Safello, ha descritto così la strategia di quotazioni multiple: «Ogni quotazione è stata un passo deliberato per rendere disponibile un’esposizione regolamentata a TAO agli investitori di tutta Europa». Comprare esposizione a un asset cripto tramite uno strumento regolamentato, senza detenere direttamente le chiavi, è la stessa logica che in Italia si è vista con i certificati di UniCredit legati a Bitcoin: comodità e tutela dell’intermediario in cambio di costi e di un’esposizione indiretta.

Perché TAO vola a settembre 2026

La corsa di settembre ha più motori. Il primo è la narrativa ETF appena descritta: l’attesa di prodotti quotati negli Stati Uniti tende a far salire il sottostante prima ancora di qualsiasi decisione, come già visto con altre cripto. Il secondo è tecnico: circa il 70 per cento dell’offerta di TAO è in staking a un rendimento intorno al 10 per cento, e con l’halving di dicembre 2025 la pressione di vendita dal lato delle emissioni si è assottigliata. Root Reborn, riducendo la vendita automatica degli alpha, spinge nella stessa direzione.

C’è poi il contesto macro. TAO è un asset ad alto beta: si muove più del mercato quando la propensione al rischio sale, e viceversa. La settimana si apre con l’attenzione degli operatori sul dato sull’inflazione USA dell’11 settembre e sulle mosse della Federal Reserve, che orientano gli afflussi verso gli asset di rischio. Lo stesso vento che ha rimesso in gioco il rialzo su Bitcoin, con il prezzo tornato a muoversi sotto i 70 mila euro, gonfia le vele delle cripto legate all’AI.

Va però tenuta ferma una distinzione. Il prezzo di TAO è tornato a correre, ma resta circa il 66 per cento sotto il massimo storico di 757 dollari toccato a marzo 2024. Nel frattempo l’uso della rete è cresciuto: è il classico scollamento tra la traiettoria della tecnologia e quella del token. Comprare TAO oggi vuol dire scommettere che i due sentieri torneranno a convergere, non dare per scontato che lo faranno.

Bittensor e i concorrenti nella compute AI decentralizzata

Bittensor non è solo nel campo dell’AI on-chain, ma occupa una posizione particolare. Reti come Akash (AKT) e io.net (IO) sono marketplace di GPU: affittano potenza di calcolo grezza. Render (RENDER) è nato per il rendering grafico e si è esteso all’inferenza. Gensyn punta all’addestramento distribuito. Bittensor, con la sua struttura a subnet e incentivi, prova a fare qualcosa di più ambizioso: non vendere calcolo, ma orchestrare una competizione sulla qualità dei risultati di AI. È un modello potenzialmente più difendibile, ma anche più difficile da misurare e da valutare.

StrumentoRendimento da stakingCustodiaSede / vigilanza
Acquisto diretto in autocustodiaSì, gestendo lo stakingA carico dell’utenteNessun intermediario
Exchange / CASP autorizzatoSpesso sìDell’exchangeCASP sotto MiCA
ETP Safello STAOSì, girato nel NAVDepositario regolatoEuronext Paris (MiFID II)
ETF spot USAImprobabileDepositario del fondoIn attesa della SEC
Le opzioni per esporsi a TAO dal punto di vista di un investitore europeo.

La scelta dipende da quanto si è disposti a gestire in prima persona. L’autocustodia dà controllo pieno e accesso diretto allo staking, ma richiede competenza tecnica; l’ETP europeo offre semplicità e cornice regolamentata, a fronte di un costo annuo e di un’esposizione indiretta. Nessuna di queste vie elimina il rischio di fondo, che è quello del sottostante.

Come è regolato TAO in Italia e in Europa

Sul piano regolatorio, TAO è una cripto-attività generica ai sensi del regolamento europeo MiCA: non è un token di moneta elettronica (EMT) né un token collegato ad attività (ART), quindi non rientra nelle categorie di stablecoin vigilate in modo prudenziale. Questo significa che il protocollo Bittensor in quanto tale non è autorizzato né vigilato da nessuno: a essere regolati sono gli intermediari, cioè i fornitori di servizi (i CASP) che permettono di comprare, vendere o custodire il token.

In Italia il quadro è disegnato dal D.lgs. 5 settembre 2024, n. 129, che assegna a Consob la vigilanza su condotta e tutela degli investitori e a Banca d’Italia gli aspetti prudenziali e le stablecoin. Il periodo transitorio di MiCA si è chiuso il 1 luglio 2026: alla scadenza risultavano nove soggetti abilitati in Italia (otto CASP più Banca Sella), come confermato da Consob. Grazie al passaporto unico, un CASP autorizzato in un altro Paese dell’Unione può comunque servire i clienti italiani. L’ETP STAO, essendo uno strumento finanziario quotato, si muove invece nel perimetro della MiFID II, la stessa cornice che regola i derivati su cripto.

Due avvertenze pratiche per chi investe dall’Italia. Sul fronte fiscale, dal 1 gennaio 2026 le plusvalenze su cripto-attività come TAO scontano un’imposta sostitutiva del 33 per cento, senza più la vecchia franchigia. E sul fronte dell’intelligenza artificiale, dal 2 agosto 2026 sono operativi i poteri sanzionatori della Commissione europea sui modelli di AI generici previsti dall’AI Act, un contesto normativo che tocca da vicino chi costruisce servizi di AI, anche decentralizzati.

I rischi da mettere in conto

Riassumendo, chi guarda a Bittensor deve tenere presenti alcuni rischi specifici, oltre alla volatilità comune a tutte le cripto. Il primo è il divario tra emissioni e ricavi: finché la rete distribuisce in sussidi molto più di quanto incassa dall’esterno, il valore poggia in gran parte sulle aspettative. Il secondo è la governance: le regole del gioco sono cambiate più volte nel 2026 e la decentralizzazione, per ammissione degli stessi fondatori, non è ancora completa.

  • Concentrazione e governance: modifiche frequenti a emissioni e incentivi, controllo storicamente in mano a pochi.
  • Diluizione: meno della metà dei 21 milioni di TAO è in circolazione, e l’inflazione continua anche dopo l’halving.
  • Illiquidità dei subnet: molti token alpha hanno mercati sottili e prezzi slegati dai ricavi reali.
  • Rischio tecnologico: manipolazioni del consenso, copia dei pesi, aggiornamenti che arrivano con funzioni disattivate.
  • Rischio regolatorio e fiscale: incertezza sugli ETF USA, imposta al 33 per cento in Italia, vigilanza sull’AI in evoluzione.

Nessuno di questi rischi condanna il progetto, ma insieme spiegano perché anche gli osservatori favorevoli invitano alla cautela: Bittensor è una delle scommesse più interessanti sull’incrocio tra cripto e AI, e proprio per questo va valutata con occhi asciutti, distinguendo la promessa tecnologica dalla dinamica del token.

Domande frequenti

Che cos’è Bittensor in parole semplici?

Bittensor è una rete blockchain che crea un mercato aperto per l’intelligenza artificiale. Operatori indipendenti offrono servizi di AI (come inferenza e addestramento), vengono valutati da validator e ricompensati nel token nativo TAO in base alla qualità del contributo. L’obiettivo è produrre AI in modo decentralizzato, senza una singola azienda al centro.

Qual è la differenza tra TAO e i token alpha dei subnet?

TAO è il token base della rete, con un tetto di 21 milioni di unità. Ogni subnet, dopo l’introduzione del dTAO nel 2025, ha invece un proprio token alpha con una pool di liquidità dedicata: il prezzo dell’alpha determina quante emissioni riceve quel subnet. Comprare TAO è un’esposizione a tutta la rete; comprare un alpha è una scommessa su un singolo subnet.

Che cosa ha cambiato Root Reborn ad agosto 2026?

Root Reborn (runtime v441, in rete dal 4 agosto 2026) ha eliminato la vendita automatica, blocco per blocco, dei rendimenti in alpha, sostituendola con panieri in escrow che si realizzano solo al prelievo. Questo riduce la pressione di vendita sugli alpha. La funzione più pubblicizzata, però, cioè la competizione tra validator sulla gestione dei panieri, è arrivata disattivata e attende un aggiornamento successivo.

Esiste un ETF o un ETP su Bittensor accessibile dall’Europa?

Sì. Il Safello Bittensor Staked TAO ETP (STAO) è quotato in euro su Euronext Paris dal giugno 2026, è garantito fisicamente da TAO e gira agli investitori il rendimento da staking al netto delle commissioni. Negli Stati Uniti, invece, gli ETF spot su TAO di Grayscale e Bitwise erano ancora in attesa di una decisione della SEC a inizio settembre 2026.

Come vengono tassate in Italia le plusvalenze su TAO?

Dal 1 gennaio 2026 le plusvalenze su cripto-attività come TAO scontano un’imposta sostitutiva del 33 per cento, senza la vecchia soglia di esenzione. Vanno dichiarate nei quadri dedicati alle cripto-attività (RT per le plusvalenze, RW per il monitoraggio). Le regole valgono a prescindere dal fatto che il token sia in autocustodia o su un exchange.

Marcus Okafor, redazione AI e mercati di HOGE Wire.

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