CPI del 12 agosto: lo storico di come muove Bitcoin e le crypto
Mercoledì 12 agosto esce il dato CPI USA di luglio, un tassello chiave verso il FOMC di settembre. Ecco come ogni print inflazione del 2026 ha mosso Bitcoin e cosa aspettarsi davvero.
Mercoledì 12 agosto, alle 14:30 ora italiana, il Bureau of Labor Statistics pubblica l’indice dei prezzi al consumo (CPI) statunitense di luglio. È un comunicato di poche pagine, ma per qualche minuto sposterà miliardi di dollari su azioni, obbligazioni, dollaro e, sempre più spesso, Bitcoin. Con BTC intorno ai 56.000 euro (circa 65.000 dollari secondo CoinGecko), il mercato arriva all’appuntamento con i nervi tesi: è una delle letture macro più pesanti prima della riunione della Federal Reserve del 15-16 settembre.
Su questo tema HOGE Wire ha già spiegato cosa sono gli inflation print, come funziona il calendario globale e perché il numero in sé è più fragile di quanto sembri. Qui facciamo un’altra cosa: guardiamo indietro. Invece di teorizzare come «dovrebbe» reagire il mercato, ricostruiamo come ha reagito davvero, print dopo print, in tutto il 2026. È un event study, la tecnica con cui gli analisti isolano l’effetto di un singolo evento sul prezzo, applicata al rapporto più osservato del calendario macro. Ne esce un quadro utile per chi opera anche dall’Italia: le regole si conoscono, la reazione dei prezzi va invece studiata sui dati.
Cosa esce il 12 agosto (e perché tutti lo aspettano)
Il dato in uscita è il CPI di luglio, il mese appena concluso. Il BLS lo diffonde alle 8:30 di New York, cioè le 14:30 in Italia, un orario che mette il print al centro del pomeriggio di trading europeo. Il consenso degli economisti, riportato dai calendari macro, vede un ulteriore lieve raffreddamento: intorno al 3,4% annuo per l’indice headline e vicino al 2,5% per il core (l’indice depurato da alimentari ed energia), in leggero calo dal 3,5% e 2,6% di giugno, come indicato dalle tabelle di previsione. Sono attese, non certezze: il numero vero si conosce solo alle 14:30.
Perché conta così tanto? Perché arriva in una fase delicata della politica monetaria. Il 29 luglio la Fed ha lasciato i tassi fermi al 3,50-3,75% con un voto 9-3, il primo dissenso a tre voci dal 2016, e i tre presidenti regionali che si sono dissociati chiedevano un rialzo, non un taglio. I futures sui fed funds prezzano ora circa il 72% di probabilità di un rialzo a settembre, come riportato da CoinDesk. Il print di luglio è l’ultima grande lettura sull’inflazione prima del simposio di Jackson Hole (27-29 agosto) e la prima delle due che alimenteranno il nuovo dot plot del FOMC del 15-16 settembre. Un dato caldo blinderebbe quasi il rialzo; uno freddo riaprirebbe il dibattito. Chi vuole il quadro completo sulla Fed lo trova nell’analisi dedicata al rischio di un rialzo a settembre.
Non conta il livello, conta la sorpresa
Il primo errore di chi guarda un print è concentrarsi sul numero assoluto. Il mercato non scambia il 3,4%: scambia la differenza tra il dato uscito e quello atteso. Se il consenso è 3,4% e il dato è 3,4%, il prezzo si muove poco, perché quell’informazione era già dentro le quotazioni. Se il consenso è 3,0% e il dato è 3,4%, ecco un print «caldo» e una reazione risk-off, anche se in valore assoluto l’inflazione è scesa rispetto al mese prima. La variabile che muove Bitcoin è la sorpresa (dato meno attese), non il livello.
C’è un secondo livello di sofisticazione. La sorpresa headline scatena la prima reazione automatica, ma la reazione che dura è quella sul core e sulle sue componenti vischiose, come affitti e servizi, perché sono quelle che orientano la Fed. Un headline freddo trainato da un crollo della benzina può convivere con un core testardo, e in quel caso il rimbalzo iniziale spesso si sgonfia. Va aggiunto che il numero stesso è una costruzione: destagionalizzato, ponderato su un paniere, soggetto a revisioni. Chi vuole capire quanto sia insidioso fidarsi ciecamente di una cifra può leggere il pezzo su come nascono i dati sull’inflazione. La sorpresa, insomma, si misura contro un bersaglio mobile.
Il track record 2026, mese per mese
Il 2026 è stato un anno di riaccelerazione seguita da sollievo. Dopo un avvio contenuto intorno al 2,4%, la primavera ha portato uno shock energetico: a marzo l’indice è balzato al 3,3% annuo con un +0,9% sul mese, spinto dalla benzina salita del 21,2% in un solo mese, il maggior rialzo mensile da quando la serie esiste, cioè dal 1967, come certificato dal BLS. La tensione in Medio Oriente e sul prezzo del greggio ha spinto aprile al 3,8% e maggio al 4,2%, picco dell’anno. Poi, a giugno, la marcia indietro: 3,5% annuo con un -0,4% sul mese, il calo mensile più forte da aprile 2020, con l’energia a invertire rotta, secondo i dati riportati da CNBC e Trading Economics. Il core, più basso e più stabile, era al 2,6%.
| Mese dei dati | Uscita del dato | CPI headline (annuo) | Nota |
|---|---|---|---|
| Gennaio 2026 | circa 11 feb | ~2,4% | avvio d’anno contenuto |
| Febbraio 2026 | 12 mar | ~2,4% | inflazione stabile |
| Marzo 2026 | 10 apr | 3,3% | benzina +21,2% sul mese, record dal 1967 |
| Aprile 2026 | 12 mag | 3,8% | print più caldo delle attese |
| Maggio 2026 | circa 10 giu | 4,2% | picco dell’anno, shock energetico |
| Giugno 2026 | 14 lug | 3,5% | -0,4% sul mese, primo calo in 5 mesi |
| Luglio 2026 | 12 ago | ~3,4% (atteso) | il dato di mercoledì |
Questa curva a campana (su fino al 4,2%, poi giù al 3,5%) è la spina dorsale di tutto l’anno di trading. Ogni riga è stata un appuntamento in cui il mercato ha dovuto riprezzare quanto a lungo la Fed avrebbe tenuto i tassi alti. E il prezzo di Bitcoin ne ha risentito, spesso in modo violento.
Vale la pena capire perché il 2026 ha avuto questa forma. Il motore della riaccelerazione primaverile non è stato il core, rimasto per tutto l’anno sotto il 3%, ma l’energia: il prezzo del greggio spinto dalle tensioni geopolitiche ha travasato benzina e utenze dentro l’headline, gonfiandolo mese dopo mese. È la ragione per cui giugno ha potuto segnare un -0,4% sul mese pur senza una vera svolta sull’inflazione di fondo: bastava che la benzina smettesse di correre. Per chi opera sulle crypto la distinzione è cruciale, perché la Fed guarda al core e ai servizi, non al distributore. Un anno di prints trainati dall’energia è un anno in cui l’headline urla e il core sussurra, e il mercato che compra l’urlo resta spesso con il cerino in mano quando arriva la lettura del core.
Quanto si è mossa Bitcoin attorno a ogni dato
La domanda interessante non è quanto valeva l’inflazione, ma quanto si è mosso il prezzo. L’analista Ted Pillows ha mappato le reazioni di Bitcoin attorno a ogni print del 2026, e le oscillazioni sono molto più ampie di una seduta normale. Attenzione alla lettura corretta: si tratta del movimento nella finestra intorno a ciascun dato (posizionamento prima, reazione dopo, strascichi nei giorni seguenti), non di un singolo tick alle 14:30. Con questa avvertenza, le cifre riportate da CryptoRank sono le seguenti:
- febbraio: circa -5,77%
- marzo: circa +8,41%
- aprile: circa -4%
- maggio: circa -27,6%, la fase più violenta dell’anno
- giugno: circa +10,85%
Il messaggio di Pillows è che «i dati macro ora guidano gli asset di rischio quanto gli eventi nativi delle crypto», e che Bitcoin scambia sempre più «sulle attese per le decisioni della Federal Reserve» invece che sulle sole dinamiche interne al settore. C’è però una lezione di metodo nascosta in questi numeri: il segno non corrisponde in modo pulito alla sorpresa sull’inflazione. Maggio, per esempio, non è stato solo un print caldo, ma la somma di un dato oltre le attese, di un PPI schizzato verso il 6% e di uno shock petrolifero che ha travolto tutto il trimestre. Le spiegazioni a una sola variabile sul giorno del CPI falliscono quasi sempre: il print è il catalizzatore, non l’unica forza in campo.
Anatomia di un giorno di CPI
Alle 14:30 in punto il dato esce. In pochi millisecondi gli algoritmi leggono headline e core, li confrontano con il consenso e riprezzano prima i futures sui tassi, poi indici, dollaro e crypto. I primi 30-60 minuti sono la finestra di massima volatilità: sui perpetual a leva scattano liquidazioni a catena, che colpiscono sia i long sia gli short, perché il primo movimento spesso si inverte parzialmente quando gli operatori umani digeriscono il quadro (core contro headline, revisioni, composizione delle voci). Non è raro vedere una candela violenta seguita da un ritracciamento nell’arco della stessa seduta americana.
Bitcoin ha una particolarità: scambia 24 ore su 24, sette giorni su sette. Questo significa che anticipa il print con il posizionamento nelle ore precedenti e ne prolunga gli effetti nella notte europea, quando i mercati tradizionali sono chiusi. La conseguenza pratica per chi opera è brutale: la prima candela è quasi sempre una trappola. Gli spread si allargano, la liquidità si assottiglia, e chi entra sull’impulso iniziale rischia di comprare il massimo o vendere il minimo di un movimento che si esaurisce in pochi minuti.
Un dettaglio tecnico spiega la violenza dei primi secondi. Il dato è sotto embargo fino alle 14:30 esatte, poi viene rilasciato simultaneamente alle agenzie di stampa e ai sistemi automatici, che lo leggono in formato macchina prima che un essere umano finisca di aprire la pagina. Nei mercati crypto, dove la leva sui perpetual può arrivare a livelli che il mercato azionario non conosce, questo si traduce in cascate di liquidazioni: un movimento del prezzo innesca la chiusura forzata di posizioni, che spinge ancora il prezzo, che innesca altre liquidazioni. È un effetto domino che dura finché non si esauriscono gli ordini a leva più fragili. Chi ha vissuto un print sa che i tassi di funding sui perpetual e la profondità del book cambiano nel giro di un minuto, e che le candele da un minuto in quella finestra raccontano più panico che informazione.
Il caso di luglio: quando «più freddo» non è bastato
Il print del 14 luglio (dati di giugno) è il caso di studio perfetto su perché un dato buono non basta. Il numero era da manuale rialzista per le crypto: headline al 3,5%, sotto il 3,8% atteso, un -0,4% sul mese (il calo più forte da aprile 2020) e un core piatto. Bitcoin ha reagito salendo fino a 64.832 dollari, circa il 4% sopra il minimo di giornata, come documentato in tempo reale da CoinDesk. Poi il rialzo si è sgonfiato nel giro di poche ore.
Il motivo è nella composizione del dato: buona parte del calo veniva dalla benzina, una voce volatile, non dal core dei servizi. E soprattutto è arrivato il fattore umano. Lo stesso giorno il presidente della Fed Kevin Warsh, testimoniando al Congresso, ha gelato gli entusiasti: «C’è chi potrebbe guardare i dati di stamattina e dire: ‘Missione compiuta, va tutto bene’. Non è la mia opinione», come riportato dalla CNN. Il mercato che aveva festeggiato l’headline ha dovuto rileggere il core e le parole del capo della banca centrale, e il rimbalzo si è dissolto. La lezione è che la reazione a un print è a due tempi: prima l’algoritmo sulla sorpresa headline, poi l’essere umano su cosa quel dato significa per i tassi.
Il caso di primavera: quando l’inflazione ha morso
L’immagine speculare è la primavera calda. Il dato di aprile, uscito il 12 maggio, è arrivato sopra le attese, e la reazione è stata netta: «I dati caldi sull’inflazione gettano acqua fredda sulle speranze di un taglio dei tassi», titolava CoinDesk. Bitcoin, che a metà maggio viaggiava vicino agli 80.000 dollari, è entrato in una fase di correzione mentre le speranze di allentamento monetario evaporavano e, il giorno dopo, il PPI accelerava verso il 6%. Il picco headline del 4,2% a maggio ha chiuso una corsa alimentata dallo shock energetico mediorientale, lo stesso che ha spinto la BCE al primo rialzo dei tassi dal 2023.
A metà luglio Bitcoin era scivolato nella fascia bassa dei 60.000 dollari. I print caldi non hanno causato da soli l’intero ribasso, ma hanno definito lo sfondo macro che ha trasformato il «compra sui ribassi» in «vendi sui rimbalzi». È il rovescio della medaglia rispetto a luglio: quando la sorpresa è al rialzo e la Fed appare determinata, il canale di trasmissione lavora contro gli asset di rischio in modo ostinato, print dopo print.
Perché la reazione si sta restringendo
C’è un cambio di regime da segnalare. I print muovono ancora Bitcoin, ma con meno violenza rispetto al 2022. Il 29 luglio, davanti a un voto 9-3 e al primo dissenso a tre voci dal 2016, il mercato temeva turbolenze: Bitcoin è invece rimasto ancorato intorno ai 64.000 dollari. Gli ETF spot sul BTC funzionano da ammortizzatore: i flussi costanti smussano le oscillazioni riflessive tipiche del mercato a leva. Il 7 agosto, poi, un rapporto sul lavoro più debole delle attese ha tenuto Bitcoin vicino ai 65.000 dollari, spostando l’attenzione sulla parte occupazione del mandato della Fed, come raccontato da CoinDesk. In altre parole, il catalizzatore sta in parte ruotando dall’inflazione al lavoro.
Dietro questo smorzamento c’è una ragione strutturale. Gli ETF spot sul Bitcoin hanno introdotto una domanda che compra a intervalli regolari e con orizzonti lunghi, molto diversa dal trader a leva che entra ed esce in giornata. Quando una fetta crescente del flottante è in mani che non reagiscono al singolo print, l’ampiezza delle oscillazioni tende a comprimersi: la volatilità realizzata di Bitcoin nel 2026 è scesa rispetto agli anni della sua adolescenza speculativa. Non vuol dire che i dati non contino più, ma che servono sorprese più grandi per produrre gli stessi movimenti. È lo stesso processo di maturazione che l’oro ha attraversato decenni fa, quando è passato da bene esotico a componente stabile dei portafogli.
Stephen Coltman, head of macro di 21Shares, ha inquadrato bene il momento. Ha descritto la pausa di luglio come «un sospiro di sollievo per gli investitori, con la Fed che mostra ancora una volta pazienza», ma ha avvertito che quella pausa «prepara una riunione di settembre potenzialmente tesa, se l’inflazione resterà scomodamente alta», come riportato da CoinDesk. È esattamente per questo che il dato del 12 agosto pesa: non muove solo il prezzo di oggi, ma alimenta la decisione di settembre.
Il dollaro, l’anello di trasmissione
Il canale più pulito che collega il CPI alle crypto passa dal dollaro e dai rendimenti reali. Un print caldo alza le attese sui tassi, rafforza il dollaro e spinge in alto i rendimenti reali (quelli corretti per l’inflazione): tutto questo è un vento contrario per un asset che non paga cedole come Bitcoin, esattamente come per l’oro. Un print freddo produce l’effetto opposto. È il motivo per cui, attorno ai dati, BTC tende a muoversi in direzione inversa rispetto all’indice del dollaro. Chi vuole approfondire questo meccanismo trova una guida dedicata all’indice del dollaro e al suo peso sulle crypto.
Il punto sottile è che contano i rendimenti reali più del CPI grezzo. Se l’inflazione scende più in fretta dei rendimenti nominali, i rendimenti reali salgono, ed è uno scenario negativo per il rischio; se il mercato inizia a scontare tagli, i rendimenti reali scendono e il quadro diventa favorevole. È molto più raffinato del vecchio slogan «inflazione su, Bitcoin su», la tesi del bene rifugio anti-inflazione che i dati del 2022 hanno seppellito. Nel 2026 Bitcoin si comporta da asset a lunga duration, sensibile ai tassi, non da copertura automatica contro il carovita.
Come il mercato prezza il dato prima dell’uscita
Prima delle 14:30 si può leggere non un numero, ma una distribuzione di probabilità. Gli strumenti utili sono quattro. Il consenso degli economisti, pubblicato dai calendari macro, dice cosa ci si aspetta. Il CME FedWatch traduce i futures sui fed funds in probabilità di rialzo o taglio. I mercati predittivi come Polymarket e Kalshi arrivano al livello di dettaglio del singolo esito: esiste un mercato dedicato all’«inflazione di luglio 2026 (CPI annuo)» che si regola proprio il 12 agosto, come mostra questa pagina. Su come i bot e gli agenti stiano cambiando questi mercati abbiamo scritto nel pezzo sugli agenti AI sui mercati predittivi.
Il quarto strumento è il mercato delle opzioni. Lo straddle su Bitcoin, cioè l’acquisto simultaneo di call e put, dice quanto movimento gli operatori stanno pagando in vista del print (la cosiddetta volatilità implicita). Se il movimento realizzato è inferiore a quello implicito, chi ha venduto volatilità vince: è la logica del «vendi la volatilità sul dato». A questi si aggiungono i breakeven delle obbligazioni indicizzate all’inflazione, che sono la stima di inflazione futura incorporata dal mercato dei bond. Messi insieme, questi segnali spiegano perché un dato «in linea» spesso non muove nulla: era già tutto prezzato.
Da qui nasce la dinamica del «compra la voce, vendi la notizia». Se nelle ore precedenti il mercato si convince che il dato sarà freddo, Bitcoin sale prima dell’uscita; quando poi il dato conferma le attese, chi aveva anticipato vende sulla conferma, e il prezzo scende pur con un print teoricamente positivo. Il caso di luglio è la versione da manuale: l’headline freddo era in parte già scontato, il rimbalzo iniziale ha trovato venditori pronti a monetizzare, e le parole di Warsh hanno fatto il resto. Leggere il posizionamento prima del dato, quindi, conta quanto leggere il dato stesso: un mercato già carico di aspettative ha poco carburante per salire ancora, mentre un mercato scettico può esplodere su una sorpresa modesta.
Tre scenari per il 12 agosto
Non è una previsione, ma una mappa delle reazioni tipiche, costruita sul comportamento dell’anno e sul posizionamento attuale (con un rialzo di settembre già prezzato al 72% circa). Con l’aumento in parte scontato, l’asimmetria oggi favorisce più una sorpresa fredda (sollievo) che una calda (in buona parte già nel prezzo). Diverse analisi di mercato indicano che un dato morbido potrebbe aprire un tentativo verso area 68.000-70.000 dollari, con resistenza più solida attorno ai 72.000, mentre uno caldo rimetterebbe pressione al ribasso.
| Scenario del dato | Cosa segnala | Dollaro e rendimenti reali | Reazione probabile di Bitcoin |
|---|---|---|---|
| Caldo (sopra le attese) | rialzo di settembre quasi blindato | in rialzo | pressione al ribasso, rischio ritorno verso i minimi |
| In linea (circa 3,4%) | conferma il quadro già prezzato | poco mossi | reazione contenuta o «vendi la notizia», volatilità che rientra |
| Freddo (sotto le attese) | riapre il dibattito sui tassi | in calo | rimbalzo di sollievo, possibile spinta verso 68.000-70.000 dollari |
Due avvertenze rendono questa tabella onesta. La prima: conta più la sorpresa sul core che quella sull’headline, perché è il core a orientare la Fed. La seconda: un singolo print raramente risolve da solo la partita di settembre; serviranno anche Jackson Hole e il dato di agosto. Nulla di quanto scritto qui è un consiglio di investimento.
La lettura italiana ed europea
Per chi guarda lo schermo dall’Italia, il CPI americano arriva alle 14:30, in pieno pomeriggio, ed è l’evento macro che più muove il Bitcoin prezzato in euro. Ma l’inflazione europea corre su un binario diverso. La stima preliminare di luglio dell’Istat ha fissato l’indice NIC italiano a +2,8% annuo (da +3,0% di giugno), con un +0,2% sul mese, come indicato nel comunicato ufficiale. Il rallentamento arriva dagli alimentari non lavorati e dai servizi, mentre l’energia regolamentata resta l’incognita, in accelerazione al +14,9% annuo. L’Italia, insomma, ha già il suo dato di luglio; gli Stati Uniti lo scoprono il 12 agosto.
La differenza chiave è nelle banche centrali. La BCE, a differenza della Fed, ha già alzato i tassi: l’11 giugno 2026 ha portato il tasso sui depositi dal 2,00% al 2,25%, primo rialzo dal 2023, motivato dalle pressioni inflazionistiche legate al conflitto mediorientale, come si legge nel comunicato della BCE, che ha anche lasciato la porta aperta a ulteriori mosse. Il risultato è che il divario di politica monetaria tra le due sponde dell’Atlantico è più stretto del solito, e questo pesa sul cambio EUR/USD e quindi sui rendimenti in euro di chi detiene crypto. Sul fronte del mercato, l’analogo europeo dei breakeven americani sono i BTP indicizzati all’inflazione (il BTP€i e il BTP Italia legato all’indice FOI): una lettura in tempo reale di dove il mercato vede i prezzi.
Per un possessore italiano c’è un ultimo passaggio da non trascurare: il cambio. Bitcoin si scambia in dollari, ma sul conto italiano il rendimento è in euro. Se un print caldo rafforza il dollaro, una parte del calo di BTC in dollari può essere compensata dal dollaro più forte una volta convertito in euro, e vale anche il contrario. È il motivo per cui due investitori, uno americano e uno italiano, possono guardare lo stesso print e ricavarne rendimenti diversi. Tenere d’occhio EUR/USD nei giorni di dati non è un dettaglio da specialisti del forex, ma parte del calcolo di chi detiene crypto prezzate in dollari da una tastiera europea.
Regole e tasse: cosa cambia per chi opera dall’Italia
Un chiarimento che molti confondono: nessuna autorità italiana pubblica i dati sull’inflazione o decide i tassi USA. Consob e Banca d’Italia vigilano sul mercato cripto, non sulla macro. Sul piano regolatorio le cripto-attività a pronti e i fornitori di servizi (CASP) ricadono sotto MiCA, con Consob competente per condotta di mercato e tutela degli investitori e Banca d’Italia per gli aspetti prudenziali e le stablecoin; il periodo transitorio MiCA si è chiuso il 1 luglio 2026, come ricorda la sezione MiCAR di Consob. Attenzione a un punto spesso trascurato: i derivati su cripto (perpetual e futures), lo strumento con cui in tanti tradano proprio i giorni di CPI, non rientrano in MiCA ma nella MiFID II, sempre vigilata da Consob.
Sul fisco, chi realizza plusvalenze operando attorno a un print deve ricordare che dal 2026 il guadagno su Bitcoin ed Ethereum è tassato al 33%, mentre il 26% resta solo per gli EMT in euro conformi a MiCA; la vecchia franchigia da 2.000 euro non esiste più. La volatilità di un giorno di dati può generare più eventi fiscalmente rilevanti: ogni conversione in euro è tassabile, e anche gli swap tra cripto con caratteristiche e funzioni diverse possono esserlo. Tenere traccia del costo di carico (metodo LIFO) è essenziale, soprattutto per chi apre e chiude molte posizioni intraday. Nulla di tutto questo è consulenza fiscale, ma un promemoria delle regole in vigore.
Gli errori più comuni attorno a un print
Studiare il track record serve anche a non ripetere gli sbagli che il 2026 ha reso evidenti. I più frequenti sono questi:
- Tradare la prima candela: i primi secondi sono rumore guidato dagli algoritmi; il movimento che conta spesso arriva dopo.
- Confondere headline e core: un headline morbido trainato dalla benzina può restare hawkish sul core, come a luglio.
- Usare troppa leva: i giorni di dati sono macchine da liquidazione che cacciano sia i long sia gli short.
- Ignorare il posizionamento: se un rialzo è prezzato al 72%, un print caldo è già mezzo scontato; a pagare è la sorpresa.
- Scambiare correlazione per causa: petrolio, lavoro, PPI e dichiarazioni della Fed si sovrappongono a ogni print, e le spiegazioni a una sola variabile falliscono.
- Dimenticare il fuso: il dato esce alle 14:30 ora italiana, non di notte; farsi trovare pronti, ed evitare la fase illiquida che precede l’uscita.
La sintesi di tre anni di prints è semplice: il CPI è il megafono, non l’orchestra. Amplifica il tema macro del momento (tagli, pausa o rialzi), ma la direzione dipende da dove sono già le attese e da cosa dicono core, dollaro e rendimenti reali. Chi lo tiene a mente evita di leggere ogni singolo numero come un verdetto.
Domande frequenti
A che ora esce il dato CPI USA di luglio e dove si legge?
Il Bureau of Labor Statistics pubblica il CPI di luglio mercoledì 12 agosto 2026 alle 8:30 del mattino a New York, cioè le 14:30 ora italiana. Il comunicato ufficiale è sul sito del BLS; i numeri chiave sono l’indice headline e il core, entrambi su base mensile e annua.
Un dato di inflazione più basso fa sempre salire Bitcoin?
No. Conta la sorpresa rispetto alle attese e, soprattutto, cosa il dato implica per la Federal Reserve. A luglio un headline più freddo del previsto ha spinto Bitcoin di circa il 4% dai minimi di giornata, ma il rialzo si è sgonfiato in poche ore perché il calo dipendeva soprattutto dalla benzina e il core restava vischioso.
Perché il CPI statunitense muove le crypto più del dato italiano?
Perché guida le attese sui tassi della Fed e sul dollaro, i due canali macro che pesano di più sugli asset di rischio globali. L’inflazione italiana ed europea muove soprattutto l’euro, i BTP e le decisioni della BCE, con un impatto più indiretto sul prezzo in euro di Bitcoin.
Come faccio a sapere cosa il mercato si aspetta prima dell’uscita?
Puoi guardare il consensus degli economisti pubblicato dai calendari macro, le probabilità sui tassi del CME FedWatch, i mercati predittivi come Polymarket e Kalshi, lo straddle sulle opzioni di Bitcoin e i breakeven delle obbligazioni indicizzate all’inflazione.
Come sono tassate in Italia le plusvalenze fatte operando su un print?
Dal 2026 le plusvalenze su cripto come Bitcoin ed Ethereum sono tassate al 33%, senza più la vecchia franchigia da 2.000 euro; resta al 26% solo per gli EMT in euro conformi a MiCA. Ogni conversione in euro e ogni swap tra cripto con caratteristiche diverse può essere un evento fiscalmente rilevante da tracciare.
Liam Brennan segue macro e mercati per HOGE Wire, con un focus sull’intersezione tra politica monetaria, obbligazioni e asset digitali.