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● AI x Crypto

Render: Q3 da record, il rally si sgonfia. È solo beta dell’AI?

Il token RENDER ha corso a settembre, poi ha restituito i guadagni a metà ottobre con tutto il settore AI. Il terzo trimestre segna un record di frame ma commissioni in netto calo.

Il rally d’estate e la resa dei conti d’ottobre

Per gran parte del 2026 la storia di Render è stata quella di un cortocircuito: una rete di schede grafiche che macinava lavoro come non era mai successo, e un token che restava inchiodato molto sotto i massimi del 2024. A settembre quella narrazione sembrava essersi finalmente rotta. Il token RENDER ha messo a segno un rally di circa il 35% nel mese, riportando la capitalizzazione sopra il miliardo di dollari per la prima volta in mesi, e il movimento ha tenuto per un paio di settimane, con il prezzo stabile sopra i due dollari.

Poi, a metà ottobre, la resa dei conti. Il 15 ottobre RENDER ha perso oltre l’8% in una sola seduta, scivolando insieme a tutto il comparto delle AI token (DiarioBitcoin). Al 17 ottobre 2026 il token scambia intorno a 1,64 euro (circa 1,84 dollari), con una capitalizzazione di circa 848 milioni di euro, rango numero 80 per valore di mercato e una flessione di circa il 6% sulla settimana, stando ai dati di CoinGecko. In pochi giorni, insomma, la rete ha restituito gran parte di quanto aveva guadagnato in un mese.

La domanda che questo articolo prova a sciogliere è facile da porre e difficile da rispondere: il movimento di RENDER racconta qualcosa dei fondamentali di Render, oppure è soltanto beta del settore AI, cioè l’ombra di un comparto che sale e scende in blocco? La risposta, come vedremo, sta nel mezzo, e passa per un paradosso che definisce questo progetto nel 2026: la rete non è mai stata così usata, eppure il fatturato in euro che genera sta calando.

Che cos’è Render e perché se ne parla adesso

Render Network è un marketplace decentralizzato di potenza di calcolo grafico. L’idea nasce da OTOY, la società fondata nel 2008 da Jules Urbach dietro a OctaneRender, il motore di rendering GPU (path tracing) usato da studi di effetti visivi, designer e registi dentro a strumenti come Cinema 4D, Blender e Unreal. Il problema che Render prova a risolvere è antico quanto la computer grafica: il rendering di scene complesse richiede moltissime GPU per poche ore o pochi giorni, e comprarle tutte è proibitivo. Render mette in contatto chi ha schede grafiche inattive (gli operatori di nodo) con chi ha bisogno di calcolo (artisti, studi e, sempre più spesso, sviluppatori di AI), usando il token come unità di conto e di pagamento.

Il token è nato come RNDR su Ethereum, poi è migrato su Solana con il nome RENDER (uno scambio uno a uno), scelta motivata da commissioni più basse e throughput più alto per i micropagamenti tipici della rete. La vecchia versione RNDR su Polygon è stata dismessa nel 2025 dopo un accesso non autorizzato a un contratto, come segnala la stessa scheda di CoinGecko; chi detiene ancora token legacy deve convertirli. Oggi circolano circa 518,8 milioni di RENDER, su un totale di 533,5 milioni e un tetto massimo di 644,2 milioni.

Il motivo per cui se ne parla di nuovo adesso è duplice. Da un lato la rete è finita al centro della corsa alla potenza di calcolo per l’AI, con la domanda di GPU che nel 2026 ha superato l’offerta. Dall’altro RENDER è entrato nel radar degli investitori istituzionali grazie all’inclusione in un fondo tematico di Grayscale, di cui parleremo più avanti. Mettere insieme questi due fili, uso reale e interesse finanziario, è esattamente ciò che serve per capire se il rally avesse basi solide o fosse soltanto aria.

Dato di mercato (17 ott 2026)Valore
Prezzo RENDERcirca 1,64 € (circa 1,84 $)
Capitalizzazionecirca 848 milioni €
Rango per capitalizzazionenumero 80
Variazione 24h / 7 giornicirca -3,8% / -6,1%
Offerta circolantecirca 518,8 milioni RENDER
Offerta totale / massima533,5 mln / 644,2 mln
Massimo storicocirca 12,42 € (circa -87%)
Fonte: CoinGecko (pagina RENDER in euro), 17 ottobre 2026. I prezzi crypto si muovono di continuo.

Il paradosso del 2026: la rete cresce, le commissioni calano

Per misurare lo stato di salute di Render conviene separare due cose che spesso vengono confuse: quanto lavoro passa sulla rete e quanto denaro quella rete incassa. Sul primo fronte i numeri sono notevoli. A ottobre Render ha superato gli 82 milioni di fotogrammi renderizzati dall’avvio, oltre due milioni in più rispetto a settembre (TronWeekly), con un parco che ha toccato i circa 5.600 nodi GPU attivi nel mondo. Soprattutto, nel secondo trimestre del 2026 la rete ha registrato per la prima volta dal 2018 una condizione di offerta di GPU negativa: la domanda ha superato ogni singolo nodo disponibile, nonostante l’ingresso di circa 60.000 nuove GPU in 180 paesi in sei mesi, tutte saturate quasi all’istante (Crypto Briefing).

La componente AI è il motore di questa fame. Dai meno del 10% delle attività di rete nel 2024, i carichi di lavoro legati all’intelligenza artificiale sono saliti al 35-40% nel 2026, e i burn di token (un indicatore diretto di quanto calcolo viene effettivamente comprato) sono cresciuti di circa il 279% su base annua (Crypto Briefing). Un artista come David Ariew, che lavora su progetti commerciali di alto profilo, ha raccontato che lavorazioni che «would have taken years» (sarebbero durate anni) sono state «completed in days using Render» (completate in giorni usando Render), secondo quanto riportato da Blockchain.News.

Poi c’è il secondo fronte, ed è qui che il quadro si complica. Le commissioni lorde sui lavori (le cosiddette gross job fees), cioè il valore in dollari del calcolo venduto sulla rete, nel terzo trimestre 2026 sono scese di circa il 48,5% su base annua; a settembre erano intorno ai 232.000 dollari, in calo di oltre il 50% rispetto allo stesso mese del 2025, stando ai dati aggregati da DefiLlama. Detto altrimenti: Render processa più fotogrammi e più GPU che mai, ma il giro d’affari in valuta sta scendendo. Come è possibile? La risposta sta nel modo in cui il token cattura (o non cattura) il valore della rete, ed è il cuore del meccanismo BME.

Indicatore di reteStato 2026Lettura
Fotogrammi cumulatioltre 82 milioniin crescita (+2 mln da settembre)
Nodi GPU attivicirca 5.600parco ampio e globale
Offerta di GPUnegativa dal Q2 2026prima volta dal 2018
Quota carichi AI35-40%da meno del 10% nel 2024
Burn di token (annuo)circa +279%proxy della domanda di calcolo
Commissioni lorde Q3circa -48,5% annuoil fatturato in valuta cala
Fonti: Crypto Briefing, TronWeekly, DefiLlama. Il contrasto tra attività e ricavi è il nodo del 2026.

Burn and Mint Equilibrium: come funziona davvero

Il modello economico di Render si chiama Burn and Mint Equilibrium (BME) e vale la pena capirlo bene, perché spiega il paradosso appena visto. Quando un cliente ordina un lavoro, il prezzo è quotato in valuta fiat (dollari), non in token. Al momento del pagamento, quella cifra viene convertita nella quantità di RENDER equivalente al prezzo di mercato del momento, e i token vengono bruciati (burn) al completamento del lavoro, meno una piccola commissione di rete intorno al 5% (documentazione Render). Dall’altro lato, gli operatori di nodo ricevono RENDER di nuova emissione (mint) secondo un calendario prestabilito e decrescente, distribuiti in base al lavoro svolto.

L’intuizione dietro al BME è elegante: il token non è il prezzo del servizio (che resta ancorato al fiat, quindi prevedibile per i clienti), ma diventa il mezzo attraverso cui la domanda reale si traduce in distruzione di offerta. In teoria, più lavoro passa sulla rete, più token vengono bruciati, e se i burn superano le emissioni l’offerta si contrae. È questo il meccanismo che molti investitori hanno in mente quando comprano RENDER come «scommessa sul calcolo AI». Il problema, come vedremo tra poco, è che la realtà è più sottile della teoria.

FaseCosa succede
1. QuotazioneIl lavoro è prezzato in dollari, non in token
2. ConversioneL’importo è convertito in RENDER al prezzo del momento
3. EsecuzioneGli operatori di nodo eseguono il rendering o il calcolo
4. BurnI RENDER del pagamento vengono bruciati, meno circa il 5% di commissione
5. MintNuovi RENDER sono emessi e distribuiti ai nodi secondo un calendario decrescente
Flusso semplificato del Burn and Mint Equilibrium. Fonte: documentazione Render Network.

Il paradosso del prezzo inverso

Qui arriva il punto che quasi nessuno spiega, e che rovescia l’intuizione comune. Dato che i lavori sono quotati in dollari e convertiti in token al momento del pagamento, un prezzo del token più alto significa che servono meno token per saldare la stessa fattura. In altre parole: a parità di domanda reale in dollari, più RENDER vale, meno RENDER viene bruciato. E, viceversa, parte dell’impennata dei burn (quel +279% su base annua) è figlia anche del fatto che il token, per gran parte del 2025 e del 2026, è rimasto molto basso: a prezzi depressi, ogni dollaro di calcolo distrugge più unità di token.

Ne discende una conseguenza controintuitiva per chi compra il token aspettandosi che un rally «stringa» l’offerta: proprio mentre il prezzo saliva a settembre, il numero di token bruciati per ogni dollaro di domanda tendeva a scendere. Il burn, insomma, è un buon indicatore della domanda in valuta, ma è un pessimo indicatore meccanico del prezzo, perché prezzo e quantità bruciata si muovono in direzioni opposte. È una delle ragioni per cui la relazione tra uso della rete e valore del token è molto più lasca di quanto lo slogan «più uso, meno offerta» lasci intendere.

Se a questo si aggiunge che le commissioni lorde in dollari stanno calando (il dato del terzo trimestre), il quadro diventa chiaro: nel 2026 Render brucia molti token perché il prezzo è stato basso e perché i micropagamenti AI sono numerosi, non perché il valore economico dei lavori stia esplodendo. La distinzione è sottile ma decisiva per valutare il token, e spiega perché un conteggio di burn in crescita possa convivere con un fatturato in discesa.

Emissioni contro burn: la rete non è (ancora) deflazionistica

Il BME diventa deflazionistico solo quando i burn superano le nuove emissioni, e qui i numeri contano. Il calendario delle emissioni previsto dal modello prevede circa 9,13 milioni di RENDER distribuiti agli operatori nel primo anno e circa 5,91 milioni nel secondo, una curva volutamente decrescente (documentazione Render). Anche con i burn in crescita del 279%, in termini assoluti la quantità di token distrutti resta una frazione modesta dell’offerta circolante e, soprattutto, resta sotto le emissioni annue.

Il risultato è che l’offerta circolante continua a espandersi, sia pure lentamente: Render nel 2026 non è una rete a offerta calante, ma a offerta ancora in leggera crescita. Questo non è di per sé un difetto, perché le emissioni servono a pagare gli operatori e a far crescere il parco GPU, ed è proprio quella crescita (i 60.000 nuovi nodi) ad aver reso possibile l’uso record. Ma smonta la tesi del token come asset strutturalmente scarso nel breve periodo. Perché RENDER diventi deflazionistico servirebbe o un balzo del valore in dollari dei lavori (le commissioni, non i fotogrammi) o un prezzo del token così basso da moltiplicare i burn: due scenari in tensione tra loro, proprio per via del paradosso del prezzo inverso.

Dispersed e la scommessa sull’inferenza AI

La leva su cui Render punta per far crescere il valore dei lavori, e non solo il loro numero, è l’AI. Qui entra in gioco Dispersed, la piattaforma di calcolo AI della rete, presentata a dicembre 2025 al Solana Breakpoint e pensata per i carichi di inferenza e di calcolo generico, distinti dal rendering 3D classico. Secondo i dati raccolti da Messari, circa il 95% dei pagamenti su Dispersed viene bruciato, e tra i clienti figurano progetti come Jember, Scrypted Network e Intelligent Internet, oltre alla suite creativa OTOY Studio.

La tesi tecnica è che l’inferenza (far girare un modello già addestrato per rispondere a una richiesta) si presta alla decentralizzazione molto più dell’addestramento: non richiede cluster enormi e sincronizzati con interconnessioni ultraveloci, ma tante richieste piccole e indipendenti, esattamente il tipo di lavoro che una rete di GPU sparse nel mondo sa gestire. È lo stesso ragionamento che vale per i concorrenti del settore e che separa il calcolo decentralizzato realmente utile da quello solo annunciato.

C’è poi un elemento identitario che OTOY porta avanti da anni: la provenienza e i diritti d’autore nel contenuto generato con l’AI. Già nel marzo 2024, annunciando una collaborazione sui modelli AI e sulla tracciabilità, Jules Urbach l’aveva definita «a milestone that will shape the future of transparent, artist driven AI workflows and tools» (una pietra miliare che darà forma al futuro di flussi di lavoro e strumenti AI trasparenti e guidati dagli artisti), come riportato nell’annuncio ufficiale di OTOY. Il sistema Proof-of-Render, nato per validare i risultati dei lavori, è stato esteso proprio in chiave di provenienza e diritti: un angolo che distingue Render dai puri marketplace di GPU.

Il fossato di Render: OctaneRender e chi lo usa davvero

Dietro al token c’è un prodotto che molti dimenticano quando guardano solo il grafico dei prezzi: OctaneRender, il motore di OTOY, resta uno degli strumenti di riferimento per il rendering GPU, e la sua versione 2026 è arrivata in produzione con funzioni che fanno gola agli studi, dai Gaussian splats (una tecnica per catturare e rilluminare scene reali in 3D) al rendering neurale che riduce il rumore delle immagini. È questo software, più del marketing, a legare una comunità di artisti alla rete: chi lavora in Octane trova in Render il modo naturale per scaricare i lavori pesanti su migliaia di GPU anziché su una sola workstation.

I casi d’uso reali aiutano a distinguere Render dai progetti che vivono solo di annunci. Octane 2026 è stato impiegato in lavori commerciali di alto profilo, tra cui il videoclip «Helicopter» di A$AP Rocky, realizzato con i Gaussian splats, e un progetto interamente in computer grafica per Santander e la Formula 1, entrambi renderizzati sulla rete secondo Blockchain.News. Sono proprio questi lavori, insieme ai milioni di fotogrammi macinati ogni mese, a formare il «pavimento» di cui parlavamo: una domanda reale che esiste a prescindere dal prezzo del token, e che nessun concorrente puramente speculativo può vantare.

Il rovescio della medaglia è che un fossato software non si traduce automaticamente in valore per il token. Un artista paga in dollari (convertiti in RENDER), e quanto valore resti nel token dipende dal meccanismo BME, non dalla bellezza del rendering. È il nodo che torna a ogni paragrafo di questa analisi: Render ha fondamentali veri, ma il ponte tra quei fondamentali e il prezzo di RENDER è stretto e, nel 2026, parecchio trafficato.

Beta dell’AI o fondamentali di Render?

Torniamo alla domanda di partenza. Il modo più diretto per capire se il ritracciamento di ottobre racconti qualcosa di specifico su Render è guardare cosa hanno fatto gli altri. E la risposta è netta: non si è mosso Render, si è mosso tutto il paniere. Nella seduta negativa di metà ottobre RENDER ha perso circa il 9,6% mentre TAO (Bittensor) cedeva il 7,85% e Bitcoin limitava le perdite all’1,91%, segno di una rotazione fuori dalle AI token più che di una notizia su Render. Sulla settimana il quadro è lo stesso per quasi tutti i protagonisti del calcolo decentralizzato.

Token (settore AI/DePIN)Prezzo (17 ott, €)Variazione 7 giorni
RENDERcirca 1,64circa -6,1%
AKT (Akash)circa 0,61circa -7,6%
IO (io.net)circa 0,136circa -2,7%
NOS (Nosana)circa 0,45circa -14,9%
Fonte: CoinGecko (pagine in euro), 17 ottobre 2026. Quando il paniere si muove in blocco, il segnale è di settore, non di singolo progetto.

Questa è la definizione operativa di beta: quando un asset sale e scende in sincronia con il suo settore, il prezzo sta rispondendo a forze macro (propensione al rischio, aspettative sui tassi, rotazioni tematiche) più che a eventi propri. Il tema non è nuovo per chi segue il rapporto tra azioni tecnologiche e crypto: lo abbiamo analizzato in dettaglio parlando di correlazione azioni-crypto e del presunto disaccoppiamento, e vale a maggior ragione per le AI token, che fanno da amplificatore del sentiment sull’intelligenza artificiale.

Significa che i fondamentali di Render non contano? No. Significa che, nel breve periodo, contano meno del clima di settore. Render ha un pavimento reale (uso in crescita, un software di rendering che resta un riferimento, un parco GPU enorme) che lo distingue dai progetti senza ricavi. Ma nel 2026 quel pavimento non basta a disaccoppiare il prezzo dal ciclo delle AI token. Il rally di settembre e il ritracciamento di ottobre sono stati, in larga parte, beta.

La spinta istituzionale: Grayscale e il nodo della domanda

Se c’è un fattore che nel 2026 ha dato a RENDER un canale di domanda diverso dal trading al dettaglio, è l’ingresso nei prodotti istituzionali. RENDER è una delle posizioni principali del Grayscale Decentralized AI Fund, con un peso intorno al 21-22% (circa un quinto del paniere) accanto a NEAR, TAO e FIL, secondo quanto riportato da Crypto Briefing. Il fondo è riservato a investitori accreditati, ma segnala che alcuni gestori tradizionali considerano Render un modo per prendere esposizione al tema del calcolo AI decentralizzato.

Ed è qui che si annida la contraddizione più interessante del 2026: l’interesse istituzionale cresce proprio mentre l’uso misurato in ricavi cala. Da un lato un veicolo regolamentato aumenta la domanda strutturale di token; dall’altro i fondamentali di breve (le commissioni) peggiorano. Le due forze possono convivere per un po’, ma non all’infinito: prima o poi la domanda finanziaria vorrà vedere una domanda economica che la giustifichi. È la stessa tensione che attraversa l’intero settore del calcolo decentralizzato, dove spesso il token sale su una narrazione mentre la monetizzazione reale resta modesta.

Chi governa la rete: RNP, DAO e Fondazione

Le regole del BME, le emissioni e le integrazioni non le decide OTOY da sola. Render è governata attraverso il sistema delle Render Network Proposals (RNP), un processo a più fasi in cui le proposte nascono su GitHub e Discord, passano un voto iniziale e poi un voto finale on-chain con quorum, gestito dalla Render Foundation, entità con sede alle Cayman scorporata da OTOY nel 2023. Il registro pubblico delle proposte è su GitHub e consente di ricostruire le decisioni che contano.

Tra le proposte più rilevanti ci sono la RNP-021, che ha esteso il supporto alle GPU enterprise di livello data center (NVIDIA H100/H200/A100 e altre), la RNP-022 sulle emissioni del terzo anno, e la RNP-023 che integra la rete di schede di Salad Technologies per aumentare rapidamente l’offerta. Qui basti dire che la leva del BME, cioè quanto bruciare ed emettere, è una manopola nelle mani della governance, non una legge di natura. Va infine segnalato che alcune notizie circolanti su un presunto aggiornamento di protocollo attribuito a Render si riferiscono in realtà a un altro network: il registro ufficiale delle RNP resta l’unico riferimento affidabile, e al momento si ferma alla RNP-023.

Il confronto DePIN e la scala di CoreWeave

Render non è sola nel calcolo decentralizzato. I concorrenti diretti sul noleggio di GPU includono Akash (AKT), io.net (IO) e Nosana (NOS), tutti progetti che condividono la stessa promessa (potenza di calcolo più economica e permissionless) e lo stesso limite (monetizzare davvero). Akash, per esempio, ha vissuto a sua volta oscillazioni tipiche del comparto: ne abbiamo scritto analizzando il rimbalzo delle GPU decentralizzate di Akash nel terzo trimestre. La tabella seguente mette a confronto le dimensioni dei principali token di settore, con una riga finale che serve da metro industriale.

ProgettoCapitalizzazione (€)Modello
Render (RENDER)circa 848 mlnmarketplace GPU, BME, Dispersed
Akash (AKT)circa 182 mlnasta inversa, calcolo generico
io.net (IO)circa 56 mlncluster GPU per AI
Nosana (NOS)circa 45 mlninferenza su Solana
CoreWeave (centralizzato)ricavi Q2 circa 2,58 mld $cloud GPU quotato al Nasdaq
Fonti: CoinGecko (token, 17 ott 2026); CNBC per CoreWeave. CoreWeave non ha un token: è il paragone industriale.

La riga di CoreWeave serve a tenere i piedi per terra. Il fornitore centralizzato di cloud GPU quotato al Nasdaq ha chiuso il secondo trimestre 2026 con circa 2,58 miliardi di dollari di ricavi (oltre il 110% in più su base annua) e un portafoglio ordini intorno ai 104 miliardi, secondo CNBC. L’intero settore del calcolo GPU decentralizzato, messo insieme, genera ricavi annualizzati stimati nell’ordine delle poche centinaia di milioni di dollari: un singolo trimestre di CoreWeave vale molte volte tanto. Questo non rende inutili le reti decentralizzate, che competono sul prezzo e sulla resistenza alla censura, ma ridimensiona le aspettative su quanto valore possano catturare nel breve.

MiCA, Consob e il fisco italiano

Per un lettore italiano la domanda pratica è duplice: che cos’è RENDER agli occhi del regolatore, e come si tassa. Sul primo punto, RENDER si legge come un token di utilità, lontano dal cuore di MiCA, che disciplina soprattutto gli emittenti di token ancorati ad attività (ART) o di moneta elettronica (EMT) e i fornitori di servizi (CASP). In Italia la vigilanza è ripartita tra Consob (trasparenza, condotta, autorizzazione dei CASP) e Banca d’Italia (profili prudenziali e stablecoin), secondo il decreto legislativo 5 settembre 2024 numero 129 che ha attuato MiCA in Italia. Il periodo transitorio per gli operatori italiani si è chiuso il 1° luglio 2026. Attenzione: comprare o vendere RENDER su una piattaforma è un servizio su cripto-attività coperto da MiCA, ma gli eventuali derivati (futures, perpetual) sul token sono strumenti finanziari sotto la MiFID II, non sotto MiCA.

Sul fisco, il 2026 ha portato una stretta. Dal 1° gennaio 2026 l’imposta sostitutiva sulle plusvalenze da cripto-attività per le persone fisiche è salita dal 26% al 33%, ed è stata abolita la franchigia di 2.000 euro: ogni plusvalenza è tassabile dal primo euro (Fiscomania). Fanno eccezione le stablecoin ancorate all’euro conformi a MiCA, che restano al 26%. Abbiamo messo a confronto le aliquote italiane con quelle del resto d’Europa parlando dell’anomalia del 33% italiano, e il dibattito è tutt’altro che chiuso: come raccontiamo analizzando lo scostamento e l’ipotesi di ritorno al 26% nella Manovra 2027, l’aliquota potrebbe cambiare ancora.

Un dettaglio che riguarda proprio Render e meno altri token: pagare direttamente un servizio di calcolo in RENDER (come consente oggi la suite OTOY) può configurare al tempo stesso una cessione del token, potenzialmente rilevante ai fini della plusvalenza, e l’acquisto di un servizio. È una sfumatura da sollevare con il proprio consulente, non un trattamento fiscale già risolto dalla prassi.

I rischi e cosa guardare nel quarto trimestre

Mettendo in fila i fili, i rischi principali per chi guarda a Render nel 2026 sono quattro. Primo, la cattura di valore: finché i burn restano sotto le emissioni e le commissioni in dollari calano, il token può restare scollegato dalla crescita della rete. Secondo, la diluizione: le emissioni continuano, e ogni nuova proposta che finanzia la crescita dell’offerta (come l’integrazione di Salad) va soppesata contro la pressione sul prezzo. Terzo, la beta di settore: come abbiamo visto, nel breve RENDER si muove con le AI token, quindi è esposto al sentiment macro e ai tassi tanto quanto ai propri fondamentali. Il tema del costo del denaro che schiaccia le valutazioni dei token AI lo abbiamo affrontato, per esempio, parlando di Gensyn e della trappola della duration.

Quarto, il rischio competitivo e di esecuzione: CoreWeave e gli hyperscaler aggiungono capacità a un ritmo che nessuna rete decentralizzata può eguagliare, e la differenziazione di Render (il software OctaneRender, la provenienza, la comunità di artisti) deve reggere mentre il noleggio puro di GPU diventa una commodity. Jensen Huang, amministratore delegato di NVIDIA, ha descritto una domanda di calcolo AI in aumento «by an order of magnitude every single year» (di un ordine di grandezza ogni anno), secondo Blockchain.News: è il vento in poppa che tutto il settore sta cavalcando, ma è anche un vento che gonfia e sgonfia i prezzi in blocco.

Cosa guardare da qui a fine anno: il rapporto tra burn ed emissioni (l’unico modo per capire se la rete si avvicina alla deflazione reale), eventuali traguardi di Dispersed sul fronte inferenza, nuove proposte di governance oltre la RNP-023, e il contesto macro, perché una rotazione fuori dalle AI token peserebbe su RENDER a prescindere dai suoi meriti. Il terzo trimestre ha confermato il paradosso del 2026: una rete sempre più usata e un token che la segue solo quando il settore tira. Chi investe dovrebbe tenere separate le due cose, l’infrastruttura e lo strumento finanziario, perché nel 2026 non coincidono.

Domande frequenti

Che cos’è il token RENDER e a cosa serve?

RENDER è il token della rete Render, un marketplace decentralizzato di GPU per rendering 3D e, sempre più, per calcolo AI. Serve come unità di pagamento: i lavori sono quotati in dollari, convertiti in RENDER e in gran parte bruciati, mentre gli operatori di nodo ricevono token di nuova emissione. È nato come RNDR su Ethereum ed è poi migrato su Solana.

Perché RENDER è salito a settembre ed è sceso a ottobre?

Il rally di circa il 35% a settembre e il ritracciamento di metà ottobre sono stati in larga parte beta di settore: RENDER si è mosso in sincronia con le altre AI token e con il clima macro, più che su notizie specifiche. Nella seduta negativa di metà ottobre è sceso insieme a TAO e all’intero paniere del calcolo decentralizzato.

I burn rendono RENDER un token deflazionistico?

Non ancora. I burn sono cresciuti di circa il 279% su base annua, ma in termini assoluti restano sotto le nuove emissioni (circa 9,13 milioni di token il primo anno del BME, circa 5,91 milioni il secondo). Finché le emissioni superano i burn, l’offerta circolante continua a crescere, sia pure lentamente.

Come si tassano in Italia le plusvalenze su RENDER?

Dal 1° gennaio 2026 le plusvalenze da cripto-attività per le persone fisiche scontano l’imposta sostitutiva al 33%, senza più la franchigia di 2.000 euro. Fanno eccezione le stablecoin in euro conformi a MiCA, che restano al 26%. Pagare un servizio direttamente in RENDER può inoltre configurare una cessione del token rilevante ai fini fiscali.

Render è regolamentato in Europa?

Il protocollo in sé non è regolamentato, ma le piattaforme che offrono servizi su RENDER ricadono sotto MiCA, con vigilanza di Consob e Banca d’Italia in Italia (decreto legislativo 129/2024). RENDER si legge come token di utilità. Gli eventuali derivati sul token sono invece strumenti finanziari sotto la MiFID II.

Marcus Okafor è senior editor di HOGE Wire e segue da vicino le infrastrutture AI decentralizzate, i mercati DePIN e la regolamentazione crypto in Europa.

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