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Ai16z trades: la storia del fondo IA diventato elizaOS

Ai16z prometteva un fondo gestito da un'IA autonoma. Ricostruiamo daos.fun, il rebrand in elizaOS e il crollo di oltre il 99% dietro la causa legale del 2026.

Nell’autunno del 2024 un progetto nato su Solana ha convinto una parte consistente di Crypto Twitter che l’intelligenza artificiale fosse pronta a gestire denaro vero. Si chiamava ai16z, un gioco di parole sul nome del fondo di venture capital Andreessen Horowitz (a16z), e prometteva un veicolo d’investimento pilotato da un agente IA capace di leggere il mercato, valutare progetti e comprare token al posto degli investitori umani. Meno di due anni dopo, quello stesso progetto, ribattezzato elizaOS nel gennaio 2025, è finito al centro di una causa collettiva federale, ha perso oltre il 99% del proprio valore rispetto al massimo storico e viene ormai citato come caso di scuola su cosa succede quando il marketing dell’IA corre più veloce della sostanza tecnica.

Questo approfondimento ricostruisce come funzionavano davvero i “trade” di ai16z, perché il progetto è diventato elizaOS, cosa contiene la causa legale depositata il 20 aprile 2026 e cosa resta, tecnicamente e finanziariamente, dell’esperimento più discusso del comparto ai-crypto. I prezzi sono espressi in euro salvo diversa indicazione; al cambio di inizio luglio 2026, un euro valeva circa 1,144 dollari.

Cos’è “ai16z trades” e perché se ne parla ancora nel 2026

Con “ai16z trades” nel gergo di settore si indicano le operazioni di trading e le decisioni di allocazione del capitale prese, almeno sulla carta, dall’agente IA al centro della DAO ai16z: acquisti e vendite di token, partecipazioni in nuovi progetti, gestione della tesoreria raccolta dagli investitori tramite la piattaforma daos.fun. Il progetto è rilevante ancora oggi per tre motivi. Primo, è stato uno dei più grandi esperimenti mai tentati di fondo d’investimento “gestito da un’IA” nel settore crypto, con una capitalizzazione che ha superato i 2,6 miliardi di dollari nel gennaio 2025. Secondo, dalle sue ceneri è nato elizaOS, un framework open source per costruire agenti IA che ha continuato a crescere anche dopo il crollo del token originario. Terzo, dal 20 aprile 2026 i fondatori sono convenuti in una class action federale che riassume, punto per punto, i rischi tipici di questo genere di progetti: promesse di autonomia mai verificate, uso non autorizzato di nomi di terzi, migrazioni di token che diluiscono i detentori.

Capire la parabola di ai16z serve quindi a chi segue il comparto ai-crypto in generale, non solo a chi ha comprato il token: lo stesso schema (agente IA con personalità social, raccolta di capitale via bonding curve, promesse di trading autonomo) si è ripetuto con decine di progetti minori nel 2025 e 2026.

Le origini: Shaw, daos.fun e la nascita del fondo gestito dall’IA

Il progetto nasce da uno sviluppatore conosciuto con lo pseudonimo Shaw (Shaw Walters), che secondo la ricostruzione di The Block ha maturato l’idea dopo conversazioni con baoskee, fondatore della piattaforma daos.fun, e con Meow, fondatore dell’exchange decentralizzato Jupiter. Daos.fun è descritta come una versione “hedge fund” di pump.fun: permette agli utenti di conferire capitale in SOL a un veicolo collettivo in cambio di token, con un gestore che opera per conto della comunità per un periodo definito.

Il lancio di ai16z avviene il 24 ottobre 2024 con un obiettivo di raccolta fissato a 4.420 SOL: la campagna si esaurisce in appena 20 minuti. Shaw dichiara apertamente che l’ambizione non è creare una parodia di Marc Andreessen, ma “batterlo in ciò in cui è più bravo”, cioè individuare per primo i progetti vincenti nel venture capital crypto. Da qui il nome del fondo, un calco diretto della sigla con cui il mercato indica Andreessen Horowitz.

ai16z non nasce comunque isolato: nell’autunno 2024 daos.fun ospita già diversi fondi sperimentali con logiche simili, e Solana in generale diventa in quei mesi il terreno preferito per i primi agenti IA con personalità propria, complice una rete con commissioni minime e tempi di conferma rapidi, ideale per bot che devono operare con frequenza. Ciò che distingue ai16z dal resto del gruppo è la combinazione tra un nome che richiama esplicitamente un marchio del venture capital tradizionale e una narrativa di autonomia totale della gestione, due elementi che ne spiegano la crescita fulminea ma che diventeranno anche, con il tempo, il cuore delle contestazioni legali.

Marc AIndreessen: il trader artificiale che ha conquistato Crypto Twitter

Al centro del progetto viene posizionato un agente conversazionale chiamato Marc AIndreessen, un chiaro riferimento al cofondatore di a16z Marc Andreessen, presentato come il “gestore” del fondo. L’agente pubblica analisi, commenti di mercato e tesi d’investimento con uno stile che ricalca la retorica pubblica del venture capitalist reale.

Il punto di svolta arriva quando Marc Andreessen in persona ritwitta un post di Shaw: non ha mai investito nel progetto, ma quella singola interazione basta a scatenare un’ondata di attenzione. Nei giorni successivi la capitalizzazione di ai16z si avvicina ai 100 milioni di dollari, con un massimo iniziale di circa 96,6 milioni secondo i dati riportati da The Block, prima di ritracciare di quasi la metà. È anche il momento in cui nasce il problema legale che tornerà centrale un anno e mezzo più tardi: né Andreessen né a16z hanno mai autorizzato l’uso del proprio nome o della propria immagine pubblica per un prodotto finanziario di terzi.

Come funzionavano davvero i trade di ai16z

Il marketing iniziale di ai16z, e più in generale della piattaforma daos.fun, presentava il progetto come “il primo fondo memecoin gestito interamente da un agente IA”: post che vantavano decine di migliaia di visualizzazioni celebravano l’autonomia decisionale del sistema. Nella pratica, come si vedrà nel paragrafo successivo, le operazioni erano condotte da esseri umani che mantenevano il pieno controllo delle chiavi private e delle decisioni di trading.

Lo stesso Shaw Walters, in interviste rilasciate nel 2026 ben dopo il picco dell’hype, ha ridimensionato pubblicamente le aspettative sul ruolo degli agenti IA nella gestione del capitale. In una conversazione riportata da Decrypt ha dichiarato: “You probably do not want to give an AI agent a bunch of money and expect it to make you more” (“probabilmente non conviene affidare a un agente IA una somma di denaro aspettandosi che la faccia fruttare”). Secondo Walters, il valore reale degli agenti oggi sta altrove: nello strutturare segnali social non organizzati in informazioni utilizzabili, nell’accelerare l’esecuzione degli ordini rispetto a un trader umano e nel monitorare piattaforme come Telegram per individuare i movimenti dei “key opinion leader” prima che diventino di dominio pubblico.

Coerentemente con questa correzione di rotta, Eliza Labs ha sperimentato prodotti più limitati e verificabili: un “Marketplace of Trust” che trasforma segnalazioni informali di trading in raccomandazioni tracciate e valutate nel tempo, e un desk OTC gestito da agenti che operano entro limiti di spesa imposti da smart contract, con margini di rischio dichiarati esplicitamente invece che nascosti dietro la narrativa dell’autonomia totale.

L’ascesa: da 100 milioni a oltre 2,6 miliardi di capitalizzazione

Nonostante le prime crepe nella narrativa dell’autonomia, il progetto continua a crescere per tutto il resto del 2024. Tra il 1° e il 2 gennaio 2025 il token tocca il proprio massimo storico assoluto: 2,47 dollari (circa 2,16 euro), con una capitalizzazione che secondo gli atti della causa legale depositata nel 2026 ha superato i 2,6 miliardi di dollari (oltre 2,27 miliardi di euro), prima di iniziare la discesa proprio nei giorni in cui il progetto si prepara al rebrand in elizaOS.

La tabella seguente riassume le tappe principali, dal lancio alla causa legale del 2026.

DataEventoDettagli
24 ottobre 2024Lancio su daos.funRaccolta obiettivo di 4.420 SOL, esaurita in circa 20 minuti
Fine ottobre 2024Effetto AndreessenCapitalizzazione vicina a 100 milioni di dollari dopo un retweet di Marc Andreessen
30 ottobre 2024Inchiesta di ProtosRivelati operatori umani dietro l’agente “autonomo”
1-2 gennaio 2025Massimo storicoPrezzo di 2,47 dollari, capitalizzazione oltre 2,6 miliardi di dollari
28 gennaio 2025RebrandDa ai16z a elizaOS, su richiesta di a16z
Marzo 2025Prima grande correzioneValore del token in calo di circa il 92% dal massimo storico
Ottobre-novembre 2025Migrazione del tokenSwap 1:6 da AI16Z a ELIZAOS, supply totale decuplicata
20 aprile 2026Class actionCausa depositata nel Distretto Sud di New York (caso 1:26-cv-03238)

La rivelazione di Protos: dietro l’intelligenza artificiale c’erano umani

Il 30 ottobre 2024, a soli sei giorni dal lancio, l’inchiesta di Protos incrina pubblicamente la narrativa dell’autonomia. Il pezzo definisce senza mezzi termini “il creatore e proprietario di ai16z” come “un umano non-IA di nome Shaw” e sottolinea che, nonostante il marketing parlasse di un fondo “gestito interamente da un agente IA”, nella realtà “sono gli umani a fare trading di memecoin con i fondi degli utenti”. Protos osserva inoltre che nessun fondo lanciato su daos.fun, in quella fase, era davvero operato da un’intelligenza artificiale.

L’inchiesta ha un impatto finanziario immediato: secondo la ricostruzione di Protos, il patrimonio del fondo scende da circa 96 a circa 37 milioni di dollari (da circa 84 a circa 32 milioni di euro) nel giro di pochi giorni, complice anche una composizione della tesoreria fortemente concentrata sul token dello stesso Shaw piuttosto che su un paniere diversificato di asset. Nonostante questo campanello d’allarme, la narrativa “AI agent” nel suo complesso continua ad attrarre capitali per tutto il trimestre successivo, fino a spingere ai16z verso il massimo storico di inizio gennaio 2025: un segnale di quanto, in quella fase del ciclo, il racconto contasse più della verifica tecnica.

Il rebrand: da ai16z a elizaOS

Il 28 gennaio 2025 Shaw Walters annuncia nel canale Discord del progetto che ai16z diventa elizaOS. La causa non è di natura tecnica ma di proprietà intellettuale: come racconta Unchained, è stata la stessa Andreessen Horowitz a chiedere il cambio di nome. Chris Dixon, managing partner di a16z Crypto, lo spiega così nel podcast del network: “We were not connected with AI16z. I believe they are in the process of changing it. We’ve asked them to. It just was creating a little bit of confusion” (“non eravamo collegati ad AI16z. Credo che lo stiano cambiando, glielo abbiamo chiesto: creava un po’ di confusione”).

Il rebrand, va precisato, non comporta di per sé la creazione di un nuovo token né modifiche alla roadmap, alla tesoreria della DAO o alla governance: il ticker AI16Z resta invariato in questa fase, con eventuali cambi futuri subordinati al voto della comunità. Ciò che cambia è il baricentro narrativo del progetto, che si sposta dal “fondo gestito dall’IA” al framework open source per costruire agenti, ribattezzato appunto elizaOS.

elizaOS oggi: il framework open source che sopravvive al token

A distanza di un anno e mezzo dal rebrand, la parte più duratura dell’eredità di ai16z non è il token ma il codice. Il repository elizaOS/eliza su GitHub, descritto dal progetto come un “sistema operativo agentico” open source, ha raccolto quasi 19.000 stelle e oltre 5.600 fork: numeri che ne fanno uno dei framework per agenti IA più seguiti dell’intero comparto crypto. Scritto in TypeScript anziché in un linguaggio per smart contract, il framework abbassa la barriera d’ingresso per gli sviluppatori: chiunque conosca JavaScript o TypeScript può in teoria costruire un proprio agente senza imparare un paradigma completamente nuovo, e infatti abbiamo dedicato una guida separata al funzionamento pratico di elizaOS.

Nella prima metà del 2026 il progetto ha continuato a cercare applicazioni enterprise più caute rispetto al fondo “autonomo” delle origini, stringendo accordi di sviluppo con società terze per costruire prodotti white label di agenti IA destinati a piccole e medie imprese sopra il framework open source, invece di promettere ancora una volta un gestore autonomo dei capitali degli utenti.

Al di là del singolo annuncio commerciale, la traiettoria di elizaOS suggerisce una regola più generale valida per l’intero comparto ai-crypto: un framework, una libreria o uno standard tecnico possono continuare a creare valore per gli sviluppatori anche quando il token che ne aveva finanziato lo sviluppo iniziale perde quasi tutta la propria quotazione. Il codice resta pubblico, verificabile e riutilizzabile da chiunque; il token, al contrario, dipende da una narrativa di mercato che può esaurirsi molto prima che il software smetta di essere utile.

Resta però irrisolto proprio il problema che ha innescato la crisi originaria: la verificabilità. Un conto è dichiarare che un agente IA gestisce un portafoglio, un altro è dimostrare in modo crittograficamente verificabile che una certa decisione sia stata presa da un modello e non da un umano dietro le quinte. È lo stesso nodo al centro del calcolo verificabile applicato all’IA on-chain, un campo che dopo il caso ai16z ha guadagnato attenzione proprio perché offre gli strumenti tecnici per rendere falsificabile, e quindi verificabile, una promessa di autonomia.

La migrazione del token e la diluizione contestata

Tra ottobre e novembre 2025 il progetto esegue una migrazione tecnica completa: da AI16Z a un nuovo token, ELIZAOS, con l’obiettivo dichiarato di abbracciare un’architettura cross-chain basata sulla Ethereum Virtual Machine, capace di far funzionare elizaOS come layer di coordinamento anche su Ethereum e le sue reti Layer 2, oltre che su Solana. Secondo l’annuncio ufficiale ripreso da Kraken, i possessori di AI16Z hanno potuto convertire i propri token in ELIZAOS con un rapporto di 1 a 6, sulla base di uno snapshot dei saldi effettuato l’11 novembre 2025 alle 11:40 UTC.

L’operazione porta la supply totale da 1,1 miliardi di token AI16Z a 11 miliardi di ELIZAOS, dieci volte tanto. Solo il 60% circa della nuova supply deriva dalla conversione diretta dei vecchi possessori; il resto è stato distribuito tra liquidità sui mercati (circa il 5,5%), fondazione, ecosistema e, secondo la ricostruzione della causa legale depositata nell’aprile 2026, anche a investitori privati e membri del team non resi pubblici in precedenza, per una quota che gli avvocati della class action stimano vicina al 40% della nuova allocazione complessiva.

CaratteristicaAI16Z (token originario)ELIZAOS (token attuale)
BlockchainSolanaSolana e reti compatibili EVM
Supply totale1,1 miliardi di token11 miliardi di token
Rapporto di conversione1 AI16Z = 6 ELIZAOS (snapshot dell’11 novembre 2025)
Prezzo al 9 luglio 2026circa 0,00036 eurocirca 0,00044 euro
Capitalizzazione al 9 luglio 2026circa 391.000 eurocirca 3,8 milioni di euro

Per chi ha seguito da vicino anche le vicende fiscali di staking e airdrop, la logica di fondo è simile: ogni evento di conversione forzata di un token, anche quando presentato come una semplice redenominazione tecnica, andrebbe documentato con cura perché potrebbe rilevare ai fini fiscali.

La causa collettiva del 20 aprile 2026

Il 20 aprile 2026 lo studio legale Burwick Law deposita presso il tribunale federale del Distretto Sud di New York una class action (caso 1:26-cv-03238) per conto di Gorka Pikabea, investitore residente in Spagna. Come ricostruito da ClaimDepot, i convenuti sono Shaw Walters, la società Eliza Labs Inc., un secondo dirigente identificato come Sebastian Quinn-Watson, la AI16Z DAO e cinquanta parti non identificate (Does 1-50). La classe rappresentata comprende chiunque abbia acquistato token AI16Z, poi migrati in ELIZAOS, tra il 24 ottobre 2024 e il 20 aprile 2026: gli avvocati stimano un minimo di 3.945 indirizzi wallet coinvolti.

In una nota ripresa da diverse testate di settore, tra cui CryptoRank, lo studio ha dichiarato: “We filed a federal class action in SDNY on behalf of our client against the creators of AI16Z and ELIZAOS, alleging consumer protection claims” (“abbiamo depositato una class action federale nel Distretto Sud di New York per conto del nostro cliente contro i creatori di AI16Z ed ELIZAOS, con accuse di violazione della tutela dei consumatori”).

Il fascicolo elenca quattro filoni di accuse principali:

  • Uso non autorizzato del marchio: il nome “AI16Z” e quello dell’agente “Marc AIndreessen” ricalcherebbero deliberatamente a16z e Marc Andreessen senza alcuna autorizzazione da parte loro.
  • Falsa autonomia dell’agente IA: richiamando l’inchiesta di Protos del 30 ottobre 2024, la causa sostiene che il fondo fosse in realtà gestito da operatori umani nonostante la comunicazione pubblica parlasse di gestione interamente automatizzata.
  • Possibile insider trading: l’atto cita movimenti on-chain che mostrerebbero un dirigente identificato come “Logan” liquidare posizioni poco prima di una smentita pubblica sul lancio di un nuovo token.
  • Diluizione non divulgata: la migrazione da AI16Z a ELIZAOS avrebbe decuplicato la supply e trasferito valore verso soggetti vicini al team senza un’adeguata informativa preventiva agli investitori retail.

La causa chiede danni compensativi, danni triplicati, restituzione delle somme, la retrocessione dei profitti, provvedimenti inibitori e il rimborso delle spese legali. È importante sottolineare che, al momento della pubblicazione di questo articolo, si tratta di accuse contenute in un atto di parte: nessun tribunale si è ancora pronunciato nel merito, e i convenuti non hanno ancora avuto modo di replicare pubblicamente punto per punto.

Il crollo: i numeri, da 2,47 dollari a pochi decimillesimi

Al di là delle qualificazioni legali, i numeri puri raccontano una delle parabole più nette dell’intero settore crypto. Dal massimo storico di 2,47 dollari (circa 2,16 euro) di inizio gennaio 2025, il valore era già sceso di circa il 92% entro marzo dello stesso anno, secondo la ricostruzione contenuta nella causa legale. Il declino è poi proseguito con la migrazione di fine 2025 e i mesi successivi.

Al 9 luglio 2026, secondo i dati di CoinGecko, il token legacy AI16Z (rimasto quotato sul vecchio contratto) tratta a circa 0,00041 dollari (circa 0,00036 euro) con una capitalizzazione di circa 447.725 dollari (circa 391.000 euro); il minimo storico, 0,0002026 dollari, è stato toccato il 12 febbraio 2026. Il token successore, ELIZAOS, quota invece circa 0,0005 dollari (circa 0,00044 euro), per una capitalizzazione di circa 4,34 milioni di dollari (3,8 milioni di euro) e una valutazione pienamente diluita di circa 5,08 milioni di dollari (4,44 milioni di euro) sull’intera supply di 11 miliardi di token; nell’ultima settimana il prezzo ha perso circa il 13%.

Sommando le due capitalizzazioni si arriva a circa 4,8 milioni di dollari (circa 4,2 milioni di euro): oltre il 99,8% in meno rispetto al picco superiore ai 2,6 miliardi di dollari di inizio 2025. Per un raffronto immediato, l’intero valore residuo di AI16Z ed ELIZAOS messi insieme oggi equivale a meno di due decimillesimi della capitalizzazione che il progetto aveva al suo apice.

ai16z nel contesto: Virtuals Protocol, AIXBT, Bittensor e la corsa agli agenti IA

ai16z ed elizaOS non hanno mai operato in un vuoto competitivo. Il rivale più diretto è Virtuals Protocol, un launchpad per agenti IA costruito sulla rete Base che ha seguito una strategia opposta: mentre elizaOS resta un framework aperto che chiunque può usare senza detenere un token, Virtuals ha costruito un ecosistema verticalmente integrato in cui framework, launchpad e diritti economici sugli agenti sono legati a doppio filo al token VIRTUAL, necessario per creare nuovi agenti e acquistarne i token. È la differenza, semplificando, tra un modello “Android” aperto e uno “Apple” verticale.

Il divario di mercato tra i due approcci, almeno sul fronte della capitalizzazione, si è ampliato nel tempo. Al 9 luglio 2026, secondo CoinGecko, il token VIRTUAL tratta a circa 0,53 dollari (circa 0,46 euro) per una capitalizzazione di circa 349,5 milioni di dollari (305,5 milioni di euro), con un ecosistema di agenti collegati che nel complesso vale circa 882 milioni di dollari (771 milioni di euro). Nello stesso ecosistema opera AIXBT, agente specializzato in analisi di mercato e individuazione di narrative emergenti, che sempre secondo CoinGecko tratta attorno a 0,024 dollari (0,021 euro). Su un registro tecnicamente diverso si colloca Bittensor, rete decentralizzata di sottoreti per l’addestramento e la validazione di modelli di machine learning piuttosto che un singolo agente con personalità social: il suo token TAO tratta poco sopra i 200 dollari (poco più di 180 euro), un ordine di grandezza distante dai token legati direttamente agli agenti conversazionali.

TokenBlockchainPrezzo circa (9 luglio 2026)Modello
AI16Z (legacy)Solana0,00036 €DAO/fondo con agente di trading
ELIZAOSSolana + EVM0,00044 €Framework open source per agenti
VIRTUALBase0,46 €Launchpad e ownership layer per agenti
AIXBTBase (Virtuals)0,021 €Agente di market intelligence
TAO (Bittensor)Rete propria a sottoreti~184 €Rete decentralizzata di modelli ML

Il quadro competitivo aiuta anche a leggere meglio le dimensioni del rischio settoriale. Diverse rassegne di mercato pubblicate nel 2025 e nel 2026 hanno osservato che una parte consistente dei token legati ad agenti IA lanciati nella prima metà del 2025 trattava, a distanza di un anno, tra il 60% e l’80% sotto il proprio massimo storico, un calo comparabile a quello di ai16z per intensità anche laddove non c’era di mezzo alcuna causa legale. Con Virtuals ed elizaOS che restano, insieme, tra gli ecosistemi più capitalizzati della categoria, la salute complessiva del comparto resta legata a un numero relativamente piccolo di progetti di riferimento: se anche solo uno dei due dovesse attraversare una crisi di fiducia seria, l’intera narrativa degli agenti IA on-chain ne risentirebbe.

Vale la pena ricordare che esistono anche approcci strutturalmente diversi al tema “IA più crypto”, che non passano per un agente con personalità propria: è il caso di Gensyn, che punta sul calcolo decentralizzato per l’addestramento dei modelli invece che su un trader artificiale con un profilo social. La lezione di ai16z, in questo senso, non riguarda solo l’IA applicata al trading, ma la tendenza più ampia dei mercati crypto a premiare narrative accattivanti prima ancora di poterle verificare tecnicamente, un fenomeno che si intreccia peraltro con le dinamiche più generali di correlazione tra titoli tecnologici legati all’IA e mercati crypto osservate a più riprese tra il 2025 e il 2026.

MiCA, Consob e le tasse: cosa cambia per chi ha comprato AI16Z o ELIZAOS in Italia

Dal punto di vista regolamentare europeo, un progetto con le caratteristiche originarie di ai16z, cioè capitale raccolto da una pluralità di investitori e affidato a un gestore (umano o IA) con l’aspettativa di un rendimento, solleva più di una domanda sotto il regolamento MiCA (UE 1114/2023). La qualificazione formale come semplice “cripto-attività diversa da ART/EMT”, soggetta a un regime più leggero basato su un white paper informativo, regge finché il token resta assimilabile a uno strumento di utilità o di governance. Se invece prevale la sostanza di uno schema di investimento collettivo, in cui i detentori conferiscono capitale aspettandosi profitti dal lavoro di un terzo, il discorso può facilmente scivolare verso la disciplina degli strumenti finanziari, con obblighi ben più stringenti di quelli previsti dal solo MiCA.

Non a caso, nel corso del 2026 Consob ha adottato gli orientamenti dell’ESMA proprio per la classificazione delle cripto-attività, introducendo un approccio basato sulla sostanza economica dell’operazione più che sulla sua etichetta tecnica: un principio che, applicato retroattivamente a un caso come quello di ai16z, avrebbe probabilmente richiesto un’analisi molto più approfondita di quella che il solo status di “cripto-attività” avrebbe suggerito. Va inoltre ricordato che il periodo transitorio del regolamento MiCA in Italia si è concluso il 1° luglio 2026, con Consob e Banca d’Italia come autorità competenti e circa nove soggetti già autorizzati a operare come prestatori di servizi per le cripto-attività nel nuovo regime a regime pieno.

Il confronto con gli Stati Uniti, dove peraltro si gioca la causa legale contro Eliza Labs, è istruttivo. Nel 2026 la SEC ha aggiornato più volte il proprio approccio alla classificazione delle cripto-attività, ribadendo in un comunicato ufficiale che la natura giuridica di un asset digitale dipende dalla sua “realtà economica” e non dalla tecnologia sottostante: un principio non troppo distante, nella sostanza, da quello che Consob applica oggi con gli orientamenti ESMA. Per un fondo come ai16z, la domanda di fondo resta la stessa su entrambe le sponde dell’Atlantico: se il rendimento promesso ai detentori dipende dagli sforzi di un terzo, sia esso un umano o un agente che si dichiara autonomo, la qualificazione come semplice “utility token” difficilmente regge a un esame approfondito.

Sul piano fiscale, per un contribuente italiano che avesse comprato e poi rivenduto AI16Z o ELIZAOS, si applica il regime generale delle plusvalenze su cripto-attività, con aliquota al 33% in vigore dal 1° gennaio 2026 e calcolo delle plusvalenze con metodo FIFO, senza più la franchigia di esenzione di 2.000 euro che era prevista fino al 2024. Chi avesse invece mantenuto la posizione attraverso la migrazione forzata da AI16Z a ELIZAOS dovrebbe valutare con un commercialista se quello swap 1:6 configuri un evento fiscalmente rilevante autonomo oppure una semplice continuazione della posizione originaria: la casistica dei token che cambiano contratto e denominazione, come si è visto anche in altri contesti, non ha ancora una prassi uniforme e consolidata.

Cosa resta da imparare da ai16z

Riletta a quasi due anni di distanza, la vicenda di ai16z si presta a una distinzione più utile di un semplice giudizio positivo o negativo sugli agenti IA in ambito finanziario. Da un lato c’è l’agente IA come interfaccia, cioè uno strumento che struttura segnali, accelera l’esecuzione e riassume informazioni per un essere umano che resta responsabile delle decisioni finali: è l’uso che lo stesso Shaw Walters rivendica oggi come realistico, ed è anche la direzione in cui si è mosso concretamente elizaOS come framework. Dall’altro lato c’è l’agente IA come gestore autonomo di capitale, la promessa originaria che ha attirato centinaia di milioni di dollari nell’autunno 2024 e che, stando sia all’inchiesta di Protos sia alla causa legale del 2026, non ha mai davvero corrisposto alla realtà operativa del progetto.

Per chi guarda oggi al comparto ai-crypto restano almeno tre indicazioni pratiche: verificare sempre chi controlla concretamente le chiavi private di un fondo che si dichiara “gestito dall’IA”; diffidare delle migrazioni di token che aumentano la supply senza una spiegazione dettagliata e verificabile dell’allocazione; e ricordare che un framework open source di qualità, come si è rivelato elizaOS, può sopravvivere e avere valore anche quando il token e la narrativa che lo hanno lanciato collassano quasi del tutto.

Resta infine da vedere come si concluderà la causa promossa da Burwick Law: un accordo transattivo, un proscioglimento o una condanna avranno un peso specifico ben oltre il singolo caso, perché stabiliranno, nei fatti, quanto margine di manovra hanno i team crypto quando descrivono un prodotto come “gestito dall’intelligenza artificiale” senza fornire prove verificabili a supporto. In un comparto che nel 2026 continua a lanciare nuovi agenti IA con cadenza quasi settimanale, è probabilmente questo l’insegnamento più duraturo dell’intera vicenda ai16z.

Domande frequenti su ai16z e i trade dell’IA

Che cos’è ai16z e a cosa serviva il token AI16Z?

ai16z era una DAO nata su Solana nell’ottobre 2024, ideata dallo sviluppatore noto come Shaw, che raccoglieva capitale dagli utenti tramite la piattaforma daos.fun per farlo gestire, almeno sulla carta, da un agente IA chiamato Marc AIndreessen. Il token AI16Z rappresentava una quota di partecipazione alla DAO e dava diritto di voto sulle sue decisioni. Dal 2025 il progetto e il token sono stati sostituiti da elizaOS ed ELIZAOS.

Perché ai16z ha cambiato nome in elizaOS?

Il rebrand, annunciato il 28 gennaio 2025, è arrivato dopo una richiesta esplicita del fondo di venture capital Andreessen Horowitz, il cui managing partner Chris Dixon ha spiegato che il nome “ai16z” generava confusione con il marchio a16z. Da allora il progetto si è concentrato su elizaOS, il framework open source per creare agenti IA, lasciando sullo sfondo la componente di fondo d’investimento.

L’agente IA di ai16z, Marc AIndreessen, faceva davvero trading in autonomia?

No, almeno non nella fase iniziale. Un’inchiesta di Protos pubblicata il 30 ottobre 2024 ha rivelato che le decisioni di trading erano prese da operatori umani che controllavano le chiavi private del fondo, nonostante il marketing presentasse ai16z come il primo fondo memecoin gestito interamente da un agente IA. Lo stesso fondatore, Shaw Walters, ha poi ammesso pubblicamente che affidare capitale a un agente IA autonomo resta prematuro.

Di cosa parla la causa legale contro i creatori di ai16z ed elizaOS?

Depositata il 20 aprile 2026 presso il tribunale federale del Distretto Sud di New York da Burwick Law per conto dell’investitore Gorka Pikabea, la class action accusa Shaw Walters, Eliza Labs, Sebastian Quinn-Watson e la AI16Z DAO di aver usato senza autorizzazione i nomi “a16z” e “Marc Andreessen”, di aver presentato l’agente come autonomo quando non lo era e di aver diluito i detentori del token con la migrazione a ELIZAOS senza adeguata trasparenza.

Come vengono tassate in Italia le plusvalenze su AI16Z o ELIZAOS?

Per i contribuenti italiani le plusvalenze realizzate vendendo o scambiando AI16Z o ELIZAOS rientrano nel regime generale delle cripto-attività: aliquota al 33% dal 1° gennaio 2026, calcolo con metodo FIFO e nessuna franchigia di esenzione, dato che quella precedente da 2.000 euro è stata eliminata. La conversione tecnica da AI16Z a ELIZAOS, trattandosi di uno swap 1:6 dello stesso progetto, va valutata caso per caso con un commercialista per stabilire se costituisca un evento fiscalmente rilevante autonomo.

A cura della redazione crypto di HOGE Wire.

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