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● Bitcoin & Layer-1s

Taproot e la nascita di Ordinals e Runes su Bitcoin

Taproot doveva solo migliorare firme e privacy, ma ha reso possibili Ordinals, BRC-20 e Runes. Ecco come funziona il meccanismo tecnico e a che punto è il mercato a metà 2026.

Quando Bitcoin ha attivato Taproot il 14 novembre 2021, al blocco 709.632, la narrativa ufficiale parlava di firme più efficienti, privacy migliorata e contratti intelligenti più flessibili. CoinDesk lo descriveva come l’aggiornamento più importante dai tempi di SegWit. Nessuno, nemmeno gli autori della proposta, immaginava che lo stesso pacchetto di modifiche (le firme Schnorr, gli alberi di Merkle astratti o MAST, il linguaggio Tapscript) avrebbe aperto la porta a qualcosa di completamente diverso: un mercato di collezionabili digitali nativi di Bitcoin, migliaia di token sperimentali e una faida ancora aperta su cosa un blocco della rete dovrebbe davvero contenere.

Cinque anni dopo, quella conseguenza indiretta ha un nome preciso: Ordinals, BRC-20, Runes e, più di recente, Alkanes. Non sono proposte formali passate per un processo di miglioramento (BIP) né tantomeno hard fork: sono protocolli costruiti sopra Taproot da sviluppatori indipendenti, che sfruttano uno spazio reso disponibile dall’aggiornamento quasi per caso. Questo articolo ricostruisce come ci si è arrivati, cosa è cambiato dal punto di vista tecnico, quanto vale oggi questo mercato e cosa significa per chi possiede, scambia o semplicemente osserva Bitcoin nel 2026.

Taproot in sintesi: Schnorr, MAST e Tapscript

Prima di arrivare a Ordinals serve un ripasso rapido, perché tutto il resto discende da qui. Taproot non è un singolo cambiamento ma un pacchetto di tre proposte di miglioramento (BIP): il BIP 340, che introduce le firme Schnorr al posto delle tradizionali ECDSA; il BIP 341, che definisce il formato Taproot vero e proprio (Pay-to-Taproot, o P2TR) insieme al MAST, l’albero di Merkle che nasconde i possibili percorsi di spesa di uno script; il BIP 342, che aggiorna il linguaggio degli script con Tapscript. Gli autori principali sono Pieter Wuille, Jonas Nick e Anthony Towns, con Tim Ruffing tra gli autori delle firme Schnorr.

Le firme Schnorr permettono di aggregare più firme in una sola, con estensioni come MuSig2, rendendo una transazione multisig indistinguibile da una con una singola chiave. Il MAST consente di nascondere in un unico hash tutti i possibili percorsi di spesa di uno script, rivelando on-chain solo quello effettivamente usato. Tapscript, infine, riscrive le regole con cui questi script vengono eseguiti e, punto decisivo per tutto quello che segue, rimuove alcuni dei vecchi limiti di dimensione che si applicavano agli script pre-Taproot: il limite di 520 byte per singola operazione di push e i 10.000 byte di dimensione totale dello script previsti dal vecchio modello P2SH.

Gli indirizzi Taproot si riconoscono dal prefisso bc1p, diverso da bc1q di SegWit e dal vecchio prefisso 1 delle transazioni legacy. Cinque anni dopo l’attivazione, la quota di transazioni che usa Taproot resta minoritaria rispetto a SegWit, ma è proprio nella parte più tecnica e meno raccontata, cioè il modo in cui Tapscript tratta i dati nel percorso di script, che si nasconde l’origine di tutto ciò che segue in questo articolo.

Il meccanismo tecnico: come nascono le inscription

Le inscription, letteralmente iscrizioni, sono il modo in cui Ordinals lega un contenuto arbitrario, come un’immagine, un testo o un file audio, a un singolo satoshi. Il meccanismo sfrutta due caratteristiche introdotte prima di Taproot e una resa possibile proprio da Taproot.

La prima è lo sconto sui dati witness introdotto da SegWit nel 2017: i dati inseriti nel campo witness di una transazione pesano un quarto rispetto ai dati ordinari nel calcolo del peso di blocco, quindi costano circa il 75% in meno di commissioni. La seconda è la teoria degli ordinali stessa, uno schema di numerazione che assegna un numero seriale univoco a ogni satoshi in base all’ordine in cui è stato minato, permettendo di tracciarlo e trasferirlo in modo deterministico attraverso transazioni successive.

La terza caratteristica, quella che ha reso tutto economicamente sostenibile su larga scala, è la rimozione dei vecchi limiti di script nel percorso di spesa Taproot. Con Tapscript uno sviluppatore può costruire un cosiddetto involucro (envelope): una sequenza di opcode che comincia con OP_FALSE OP_IF e finisce con OP_ENDIF. Poiché il ramo condizionale parte con OP_FALSE, l’interprete di Bitcoin salta tutto ciò che sta in mezzo senza eseguirlo: quello spazio diventa di fatto un contenitore per dati arbitrari (un marcatore ord, il tipo MIME del contenuto, il contenuto stesso) che vengono comunque scritti in modo permanente e verificabile nella blockchain, pur non facendo nulla dal punto di vista dello script.

Il risultato pratico è che un’inscription può essere molto più grande di quanto fosse mai stato economicamente sensato prima di Taproot, pur restando soggetta ai limiti di peso di un blocco. Non è un caso che il creatore di Ordinals, il programmatore Casey Rodarmor, abbia lanciato il protocollo nel gennaio 2023, poco più di un anno dopo l’attivazione di Taproot: la finestra tecnica esisteva già dal 2021, mancava solo qualcuno disposto a sfruttarla fino in fondo.

Vale la pena chiarire la differenza con un altro meccanismo spesso nominato insieme a Ordinals: OP_RETURN. Le due tecniche non sono la stessa cosa. OP_RETURN è un output di transazione esplicitamente non spendibile, pensato fin dal 2014 per ospitare una piccola quantità di dati, storicamente fino a 80 byte, senza gonfiare il set di UTXO che i nodi devono tenere in memoria. Il meccanismo delle inscription, invece, nasconde i dati nel witness di una spesa Taproot: tecnicamente più capiente, ma con implicazioni diverse sulle regole di rete. Come vedremo più avanti, negli ultimi due anni sono stati proprio i limiti di OP_RETURN, non quelli delle inscription, il terreno di scontro più acceso tra sviluppatori Bitcoin.

Da satoshi a collezionabili: la teoria di Casey Rodarmor

Casey Rodarmor non era un nome noto al grande pubblico prima del gennaio 2023. Programmatore con un passato nello sviluppo dello stesso Bitcoin Core, ha pubblicato la specifica degli Ordinals come una costruzione puramente concettuale sopra Bitcoin, senza richiedere alcun cambiamento di consenso. La teoria ordinale (ordinal theory) assegna un numero progressivo a ogni satoshi in base all’ordine di conio, a partire dal primissimo satoshi del blocco Genesis, e definisce regole deterministiche per seguire quel numero attraverso input e output di ogni transazione successiva.

Un’inscription, in questo schema, è semplicemente il contenuto allegato a un satoshi specifico tramite l’involucro Tapscript descritto sopra. Il satoshi diventa così un contenitore unico e non fungibile: l’equivalente Bitcoin di un NFT che, a differenza di un token ERC-721 su Ethereum, non vive in uno smart contract separato ma è inscritto letteralmente nella storia della blockchain di Bitcoin, senza bisogno di un layer aggiuntivo.

Rodarmor stesso non ha mai nascosto un certo scetticismo verso l’ondata speculativa generata dal suo stesso protocollo. In un’intervista del 2 aprile 2024 con The Ordinal Show, commentando i limiti tecnici di BRC-20, lo standard di token fungibili nato pochi mesi dopo Ordinals, ha usato parole dirette: «The government, Ethereum, and BRC-20 all suck» (il governo, Ethereum e BRC-20 fanno tutti schifo). Una battuta che coglie bene il suo approccio, più da ingegnere infastidito da soluzioni maldestre che da promotore di mercato.

Sat rari e inscription leggendarie: il lato da collezione del fenomeno

La teoria ordinale non si limita a numerare i satoshi: li classifica anche per rarità, in base a eventi della storia di Bitcoin, in una gerarchia che va dal comune al quasi mitologico:

  • Comune: la stragrande maggioranza dei satoshi in circolazione.
  • Non comune: il primo satoshi di ogni nuovo blocco.
  • Raro: il primo satoshi di ogni periodo di aggiustamento della difficoltà.
  • Epico: il primo satoshi coniato subito dopo un dimezzamento.
  • Leggendario: il primo satoshi di un intero ciclo di dimezzamento.
  • Mitico: il singolo satoshi del blocco Genesis, mai speso secondo le regole originarie di Bitcoin.

Questa gerarchia ha creato un piccolo mercato collezionistico a sé, parallelo a quello delle inscription più comuni: cacciatori di sat rari che minano o acquistano blocchi specifici sperando di intercettare un satoshi raro prima che finisca mescolato nel resto della circolazione, ed early collector disposti a pagare premi consistenti per le primissime inscription in assoluto, quelle con numero a una cifra, considerate l’equivalente dei primi blocchi minati per un asset digitale.

È un fenomeno che ricorda da vicino la mitologia già consolidata attorno ai primissimi wallet e alle prime transazioni di Bitcoin, semplicemente applicata a un nuovo livello di granularità: non più chi ha comprato Bitcoin nel 2010, ma chi possiede l’inscription numero 47. Per chi si occupa di successioni patrimoniali questo crea una categoria di beni particolarmente delicata da valutare e trasferire: un’inscription rara non ha un prezzo di mercato liquido comparabile a quello di Bitcoin stesso, e la sua trasmissione ereditaria solleva le stesse domande, spesso irrisolte, che si pongono per eredità e donazione delle criptovalute più tradizionali, complicate però dall’oggettiva difficoltà di stabilire un valore di riferimento.

2023-2024: l’esplosione delle inscription e la febbre BRC-20

Nei mesi successivi al lancio, il numero di inscription è cresciuto a una velocità che ha sorpreso perfino Rodarmor. Da poche migliaia a gennaio 2023, il conteggio ha superato le decine di milioni entro la fine dello stesso anno, spinto anche dalla nascita, nel marzo 2023, dello standard BRC-20 a opera dello sviluppatore pseudonimo domo: un modo per impilare token fungibili sopra le inscription, codificando operazioni come deploy, mint e transfer come semplice testo JSON dentro un’inscription ordinaria.

BRC-20 non è mai stato un design elegante, ed è proprio questo uno dei punti su cui la critica di Rodarmor citata sopra colpiva nel segno. Ogni bilancio token non vive nel modello UTXO nativo di Bitcoin, ma deve essere ricostruito da indexer esterni che leggono e interpretano il contenuto testuale di ogni inscription rilevante. Anche il trasferimento di un saldo richiede due passaggi separati: prima si crea un’inscription di tipo transfer che dichiara un certo importo disponibile, poi la si invia fisicamente al destinatario, un’operazione macchinosa che gonfia sia il numero di transazioni sia il set di UTXO che i nodi devono tenere traccia.

Nonostante questo, la febbre speculativa attorno a BRC-20 e al suo token di riferimento, ORDI, ha spinto le commissioni di transazione su Bitcoin a livelli che non si vedevano dai tempi dei picchi di prezzo del 2021, con giornate in cui le inscription hanno rappresentato la maggioranza delle transazioni sulla rete. Per un breve periodo, tra fine 2023 e i primi mesi del 2024, Bitcoin è stato discusso meno come riserva di valore e più come piattaforma di emissione di token: un cambio di narrativa che ha messo a disagio non pochi bitcoiner di lungo corso e ha anticipato lo scontro, ancora aperto oggi, su cosa un blocco dovrebbe legittimamente contenere.

Runes: il sequel di Rodarmor e la fine tecnica di BRC-20

Consapevole dei limiti di BRC-20, lo stesso Rodarmor ha progettato un secondo protocollo, pensato questa volta per essere nativo del modello UTXO fin dall’inizio: Runes, lanciato il 20 aprile 2024, non a caso lo stesso giorno del quarto dimezzamento di Bitcoin. Nelle prime 48 ore dal lancio sono stati coniati (etched, nel gergo del protocollo) circa 7.000 Runes distinti, e le transazioni legate al protocollo hanno consumato oltre il 90% delle commissioni totali della rete nelle ore immediatamente successive.

Tecnicamente, un Rune viene creato e gestito tramite un output speciale chiamato runestone: una transazione il cui script pubkey comincia con OP_RETURN seguito dall’opcode OP_13, e prosegue con una sequenza di dati codificati come interi a lunghezza variabile (formato LEB128), interpretati come una serie di istruzioni, o editti, nella forma identificativo del token, output di destinazione, importo. La documentazione ufficiale descrive con precisione questo formato: chi vuole verificare i dettagli può consultare la specifica su docs.ordinals.com.

La differenza sostanziale rispetto a BRC-20 è che il saldo di un Rune vive direttamente in un output non speso, esattamente come i satoshi stessi, invece di dover essere ricostruito leggendo testo JSON sparso in migliaia di inscription indipendenti. Questo elimina il passaggio transfer a due fasi di BRC-20 e riduce il carico sul set di UTXO. È anche il motivo per cui, come si vedrà più avanti, il limite di dimensione di OP_RETURN non è affatto un dettaglio tecnico astratto per chi lavora con Runes: è lo spazio dentro cui l’intero protocollo deve funzionare.

ProtocolloAnno e autoreCosa rappresentaDove vive il dato
Ordinals (inscription)Gennaio 2023, Casey RodarmorContenuto unico legato a un satoshiWitness di una spesa Taproot, in un involucro OP_FALSE/OP_IF
BRC-20Marzo 2023, domo (pseudonimo)Token fungibili impilati su OrdinalsTesto JSON dentro inscription, letto da indexer esterni
RunesAprile 2024, Casey RodarmorToken fungibili nativi del modello UTXOOutput OP_RETURN (runestone) con editti ID/output/importo
AlkanesInizio 2025, Oyl Corp (Taggart, Jorissen, Pulver)Smart contract e token programmabiliProtostones eseguiti da una virtual machine WASM
ERC-721 (Ethereum, per confronto)Gennaio 2018, standard collettivoNFT gestiti da uno smart contract dedicatoStorage dello smart contract, su un layer 1 separato da Bitcoin

A metà 2026 la capitalizzazione complessiva dei token Runes tracciati si aggira attorno ai 130 milioni di dollari, con circa il 68% dei token che tratta sotto il proprio prezzo di lancio iniziale, secondo i dati di Spark Research. Il caso simbolo è DOG•GO•THE•MOON, il Rune più capitalizzato: dopo aver toccato un massimo storico di circa 0,0099 dollari a dicembre 2024 e una capitalizzazione di picco vicina ai 730 milioni di dollari nel novembre precedente, a metà 2026 tratta oltre il 70% sotto quel massimo. Un segnale chiaro che la maggior parte dei progetti Runes nati durante l’euforia del 2024 non ha retto alla prova del tempo, anche se lo standard tecnico in sé ha sostanzialmente soppiantato BRC-20 per i nuovi progetti di token fungibili.

Oltre Runes: Alkanes e gli smart contract su Bitcoin

Se Ordinals e Runes hanno risolto, rispettivamente, il problema dei collezionabili unici e dei token fungibili, resta un terzo pezzo mancante nell’ecosistema: la logica programmabile, cioè gli smart contract veri e propri. È lo spazio che Alkanes, lanciato all’inizio del 2025 dal team di Oyl Corp (Alec Taggart, Cole Jorissen e Ray Pulver), prova a occupare.

Alkanes introduce un nuovo primitivo di dati chiamato protostone, concettualmente simile al runestone di Runes ma capace di trasportare più messaggi in una sola transazione: creare, scambiare, coniare o bruciare token, ma anche eseguire logica arbitraria tramite una virtual machine WASM incorporata nel protocollo stesso. Il risultato, almeno sulla carta, è la possibilità di costruire market maker automatici, contratti di staking e altre applicazioni finanziarie decentralizzate direttamente sopra Bitcoin, senza bridge verso altre reti e senza un layer di esecuzione esterno, come racconta Decrypt nella sua analisi del protocollo. Il primo contratto distribuito sulla rete, chiamato Diesel, risale al blocco 880.000.

È presto per dire se Alkanes riuscirà a ritagliarsi uno spazio duraturo o se farà la fine di molti dei protocolli sperimentali nati sull’onda della febbre Ordinals: l’ecosistema è ancora giovane, il tooling per sviluppatori è in evoluzione rapida, e la sicurezza di una virtual machine che gira sopra un meccanismo pensato originariamente per contenere dati statici, non codice eseguibile, resta un terreno relativamente poco battuto rispetto agli smart contract di Ethereum, verificati da anni di controlli e incidenti. Vale comunque la pena notare come la stessa logica di involucro dati dentro una spesa Taproot, che ha reso possibili le inscription nel 2023, sia oggi la base su cui si costruisce un intero stack di finanza decentralizzata nativa di Bitcoin: un esito che nel 2021 nessuno aveva messo per iscritto tra gli obiettivi di Taproot.

Lo scontro sui dati: OP_RETURN, Core e Knots

Il successo di Runes ha riportato al centro del dibattito una domanda vecchia quanto Bitcoin stesso: quanti dati non monetari dovrebbe essere disposta a trasportare la rete? Il campo di battaglia più recente riguarda proprio OP_RETURN, il meccanismo su cui si appoggia ogni runestone. Storicamente i nodi Bitcoin Core applicavano, per policy di relay e non per regola di consenso, un limite di 83 byte al parametro datacarriersize. Con la versione 30 di Bitcoin Core, rilasciata il 10 ottobre 2025, quel limite è stato alzato a 100.000 byte, e la rete ora accetta anche più output OP_RETURN nella stessa transazione, come ricostruisce Bitcoin Magazine.

Per una parte della comunità, tra cui lo sviluppatore Luke Dashjr, maintainer di Bitcoin Knots e CTO del pool di mining OCEAN, questo allentamento normalizza un uso di Bitcoin come deposito generico di dati arbitrari, in contrasto con la sua funzione monetaria. La risposta pratica è stata l’adozione crescente di Bitcoin Knots, un’implementazione alternativa di nodo con policy di relay più restrittive: secondo l’analisi di OAK Research, i nodi Knots sono passati da circa 400 all’inizio del 2025 a una quota che oggi supera il 20% della rete, con OCEAN, finanziato con un round da 6,2 milioni di dollari guidato da Jack Dorsey, che gira proprio su Knots.

Sul fronte opposto è emersa anche una proposta di compromesso, BIP-110, che ripristinerebbe un limite di 83 byte per OP_RETURN e 256 byte per singolo data push, attivabile tramite segnalazione dei miner oppure tramite una data di attivazione forzata fissata ad agosto 2026, con blocco di attivazione stimato attorno al numero 965.664 (inizio settembre 2026) e una scadenza delle regole a circa un anno di distanza.

Per chi vuole seguire nel dettaglio l’intera vicenda, comprese le implicazioni per nodi e miner, HOGE Wire ha dedicato un approfondimento specifico a questa guerra dei dati. Ai fini di questo articolo, il punto rilevante è un altro: Runes e, in misura minore, le inscription più recenti dipendono direttamente dall’esito di questa contesa. Un’eventuale vittoria di BIP-110 comprimerebbe lo spazio disponibile per ogni singolo runestone, con un impatto diretto sulla complessità dei token che si possono emettere.

Il mercato a metà 2026: numeri e il ritiro di Magic Eden

Dopo l’euforia del 2023-2024 e un 2025 di assestamento, il 2026 si è aperto con un segnale che ha colto di sorpresa buona parte della community: il 27 febbraio 2026 il CEO di Magic Eden, Jack Lu, ha annunciato la chiusura completa dei marketplace Bitcoin (Ordinals e Runes) ed EVM della piattaforma, insieme alla dismissione del proprio wallet multi-chain, per concentrare l’azienda sul marketplace Solana e su Dicey, una nuova piattaforma di iGaming e scommesse crypto, secondo quanto riportato da MEXC News. Il piano di dismissione prevedeva tempistiche precise:

  • 9 marzo 2026: chiusura dei marketplace Bitcoin ed EVM.
  • 27 marzo 2026: dismissione delle API Bitcoin.
  • 1 aprile 2026: chiusura definitiva del wallet multi-chain, dopo una fase di sola esportazione.

Non si trattava di un attore marginale: dopo aver lanciato il proprio marketplace Ordinals nel marzo 2023 e aver conquistato oltre il 50% dei volumi nella prima settimana, Magic Eden era arrivata a gestire fino all’80% di tutti gli scambi Ordinals e Runes nei momenti di picco. Il commentatore pseudonimo Leonidas, tra le voci più seguite nella comunità Ordinals, ha criticato duramente le modalità dell’annuncio, segnalando che una fuga di notizie interna aveva permesso a un giornalista di anticipare la comunicazione ufficiale di due giorni rispetto ai piani originari dell’azienda.

L’uscita di Magic Eden non ha svuotato il mercato: piattaforme come UniSat, già leader per volumi nel segmento BRC-20 e ora estesa al supporto di Ordinals, Runes e Alkanes anche grazie al nuovo motore di trading Hexa, hanno assorbito gran parte della liquidità in fuga, complice pure una promozione a zero commissioni per 90 giorni lanciata a marzo 2026. Il quadro complessivo, a metà 2026, è quello di un mercato più piccolo e meno affollato di piattaforme rispetto al picco, ma tutt’altro che azzerato, come mostra la fotografia seguente:

IndicatoreDato indicativo (2026)Fonte
Inscription totali su BitcoinOltre 100 milioni, crescita rallentata dal picco 2023-2024Dune/Ordiscan
Vendite secondarie Ordinals, marzo 2026Circa 47 milioni di dollari, quasi 60.000 transazionidato di mercato aggregato
Capitalizzazione Runes, metà 2026Circa 130 milioni di dollari, 68% dei token sotto il prezzo di lancioSpark Research
Quota di mercato Magic Eden al piccoFino all’80% dei volumi Ordinals/RunesMEXC News
Nodi Bitcoin KnotsOltre il 20% della rete, da circa 400 a inizio 2025OAK Research
Prezzo BitcoinCirca 57.800 euro (22 luglio 2026)CoinGecko

Vale la pena leggere questi numeri insieme al contesto macro più ampio: gran parte della volatilità di Bitcoin nel 2026, prezzo compreso, resta legata più alla politica monetaria statunitense e alle attese sui tassi che alla domanda specifica di collezionabili on-chain, come ricostruito nel nostro approfondimento su come i tassi USA muovono Bitcoin.

Chi guadagna: l’impatto sulle fee e sui miner

Un effetto collaterale spesso sottovalutato della febbre Ordinals riguarda l’economia dei miner. Nei momenti di picco della domanda di inscription, a fine 2023 e di nuovo al lancio di Runes nell’aprile 2024, le commissioni di transazione hanno rappresentato una quota insolitamente alta dei ricavi per blocco, un fenomeno che diversi analisti indicano da anni come necessario per la sostenibilità di lungo periodo del mining, via via che i dimezzamenti riducono verso lo zero la ricompensa da nuova emissione.

Il rovescio della medaglia riguarda gli utenti tradizionali di Bitcoin, cioè chi invia semplicemente valore da un indirizzo a un altro: nei periodi di massima congestione da inscription, anche un trasferimento ordinario ha dovuto competere per lo spazio di blocco con migliaia di mint di token, con commissioni salite di conseguenza per tutti, non solo per chi partecipava alla speculazione. È lo stesso argomento, in forma diversa, al centro dello scontro OP_RETURN descritto sopra: chi gestisce un nodo Knots tende a considerare questa dinamica un costo imposto all’intera rete da un uso minoritario ma rumoroso dello spazio di blocco, mentre chi difende le policy più permissive di Core la considera semplicemente il mercato delle commissioni che funziona come previsto, senza bisogno di censura a livello di policy.

Per i miner, in ogni caso, il calcolo è cambiato in modo permanente: inscription e Runes hanno dimostrato che la domanda di spazio di blocco non dipende più soltanto dal volume di pagamenti monetari in senso stretto, e questo rende le previsioni di lungo periodo sui ricavi da commissioni, un tema centrale ogni volta che si discute la sostenibilità del mining dopo un dimezzamento, più difficili da modellare rispetto al passato.

Fisco italiano: come si tassano inscription, Runes e BRC-20

Dal punto di vista fiscale italiano, inscription, Runes e token BRC-20 non hanno una disciplina dedicata: si applicano le regole generali sulle cripto-attività, con alcune sfumature legate alla loro natura ibrida tra collezionabile e strumento finanziario.

La regola di base resta quella dell’art. 67, comma 1, lettera c-sexies del TUIR: le plusvalenze realizzate dalla cessione di cripto-attività sono redditi diversi di natura finanziaria, tassati con un’imposta sostitutiva che dal 1 gennaio 2026 è salita al 33% (era il 26% nel triennio 2023-2025), senza più la franchigia di 2.000 euro, abolita dal 1 gennaio 2025. In questo schema rientrano, in linea di principio, sia la vendita di un’inscription o di un Rune sia il semplice acquisto di un’inscription pagata in Bitcoin, che costituisce comunque una cessione della criptovaluta utilizzata come mezzo di pagamento.

Il nodo più interessante riguarda la qualificazione delle inscription come NFT. La Cassazione, con la sentenza n. 8269 del 28 febbraio 2025, ha stabilito che i proventi della vendita di NFT da parte di un creatore abituale vanno inquadrati come reddito da lavoro autonomo (artt. 53-54 TUIR, tassazione IRPEF progressiva), perché l’NFT incorpora e commercializza un’opera dell’ingegno sottostante, mentre chi rivende occasionalmente un’inscription acquistata da collezionista resta nell’ambito del reddito diverso tassato al 33%. Lo stesso criterio, per analogia, appare applicabile a chi crea e vende sistematicamente inscription originali rispetto a chi le compra e rivende occasionalmente: la stessa distinzione tra attività abituale e occasionale già esplorata nel nostro approfondimento su NFT, DeFi e gaming nella zona grigia del Fisco.

C’è poi una domanda regolamentare a monte, prima ancora di quella fiscale: MiCA esclude dal proprio perimetro le cripto-attività uniche e non fungibili (art. 2 del regolamento), a meno che non siano emesse in grandi serie o collezioni, un dettaglio che tratta la fungibilità come indicatore sostanziale più che formale. Una singola inscription rara probabilmente resta fuori da MiCA per questo motivo, mentre un token BRC-20 o un Rune, emesso per definizione in serie e pensato per essere fungibile, rientra più facilmente nella nozione di cripto-attività regolata, con le relative implicazioni di vigilanza per Consob e Banca d’Italia.

Resta infine, come per ogni cripto-attività, l’obbligo di monitoraggio nel quadro RW (quadro W nei modelli più recenti), indipendentemente dal fatto che l’inscription sia custodita su un wallet personale o su un exchange, e indipendentemente dal fatto che generi o meno una plusvalenza imponibile nell’anno.

Custodia, wallet e l’ombra del rischio quantistico

Chi possiede inscription o Runes di valore affronta gli stessi problemi di custodia di qualunque altro patrimonio in Bitcoin, con un’aggravante pratica: non tutti i wallet gestiscono correttamente gli indirizzi Taproot (bc1p), e un errore nell’invio di un’inscription, per esempio spendendo per sbaglio il satoshi sbagliato in una transazione che unisce più input, può disperdere in modo permanente un asset che, a differenza di un Bitcoin qualunque, non è fungibile e quindi non recuperabile scambiandolo con un satoshi equivalente. I wallet pensati specificamente per Ordinals, tra cui Xverse e UniSat Wallet, gestiscono questo rischio isolando gli UTXO che contengono inscription da quelli liberamente spendibili, ma il rischio di errore umano resta più alto rispetto a un semplice trasferimento di Bitcoin.

C’è poi un tema di lungo periodo che vale la pena richiamare, senza doverlo ripetere per intero: gli indirizzi Taproot rivelano la chiave pubblica per intero già al momento della ricezione dei fondi, a differenza degli indirizzi legacy o SegWit, che la nascondono dietro un hash fino al primo utilizzo in uscita. Una parte della ricerca sul rischio rappresentato dal calcolo quantistico si concentra proprio su questa caratteristica, e riguarda quindi anche ogni satoshi che porta un’inscription, non solo i Bitcoin ordinari fermi su un indirizzo Taproot. Chi vuole approfondire il tema, comprese le proposte tecniche in discussione per mettere Bitcoin al riparo da un eventuale computer quantistico sufficientemente potente, può leggere il nostro approfondimento dedicato su come funziona il piano di migrazione post-quantistica. Ai fini pratici di oggi il rischio resta teorico e distante nel tempo, ma è un fattore in più da considerare per chi pensa di tenere un’inscription di valore per un orizzonte di molti anni, magari con l’intenzione di trasmetterla in eredità.

Cosa resta dell’eredità di Taproot

A cinque anni dall’attivazione, il modo più onesto di valutare Taproot non è chiedersi se abbia mantenuto le promesse originarie di privacy ed efficienza, che pure restano vere e sempre più sfruttate da protocolli come MuSig2 sul fronte multisig e Lightning sul fronte dei pagamenti istantanei, ma se abbia cambiato la traiettoria di Bitcoin in un modo che nessuno aveva pianificato. Su questo la risposta è inequivocabile: sì.

Ordinals, BRC-20, Runes e ora Alkanes non sarebbero esistiti, o sarebbero rimasti economicamente marginali, senza lo spazio che Tapscript ha reso disponibile nel percorso di script Taproot. Che si consideri questo un effetto positivo (nuova domanda di spazio di blocco, nuovi casi d’uso, nuove entrate per i miner in un’epoca di ricompensa calante) o un effetto negativo (congestione, commissioni più alte per gli utenti ordinari, un allontanamento culturale dalla missione originaria di Bitcoin come sistema di pagamento) dipende in larga parte da quale fazione del dibattito Core-Knots si preferisce ascoltare.

Come ha sintetizzato lo sviluppatore Andrew Poelstra di Blockstream, tra le voci più autorevoli sullo sviluppo tecnico di Bitcoin, rispondendo a chi vorrebbe congelare per sempre le regole della rete, gli sviluppatori «need to argue passionately and correctly» (devono argomentare con passione e correttezza) per ogni cambiamento futuro, citando proprio Ordinals come prova che Bitcoin si evolve già, che lo si voglia ammettere o meno. Cinque anni dopo, Taproot resta il caso di studio più concreto di questa tesi: un aggiornamento pensato per la crittografia che ha finito per riscrivere, quasi per caso, cosa significa possedere qualcosa su Bitcoin.

Domande frequenti

Cos’è un’inscription su Bitcoin e come funziona?

Un’inscription è un contenuto, come un’immagine, un testo o un file audio, allegato in modo permanente a un singolo satoshi. Sfrutta lo spazio nel percorso di script reso disponibile da Taproot: il contenuto viene inserito in un involucro di script che l’interprete di Bitcoin non esegue mai, ma che resta scritto in modo permanente e verificabile sulla blockchain. Il protocollo si chiama Ordinals ed è stato lanciato da Casey Rodarmor nel gennaio 2023.

Che differenza c’è tra Ordinals, BRC-20 e Runes?

Ordinals riguarda contenuti unici legati a un singolo satoshi, l’equivalente Bitcoin di un NFT. BRC-20, lanciato a marzo 2023, è stato il primo tentativo di token fungibili sopra Ordinals, codificando i saldi come testo dentro inscription interpretate da indexer esterni. Runes, lanciato da Rodarmor nell’aprile 2024, incorpora invece i saldi token direttamente nel modello UTXO di Bitcoin tramite un output OP_RETURN, senza bisogno di inscription separate per ogni trasferimento.

Comprare o vendere Ordinals e Runes è tassato in Italia?

Sì. Le plusvalenze da cessione di inscription, Runes o token BRC-20 rientrano nella disciplina generale delle cripto-attività, con imposta sostitutiva al 33% dal 1 gennaio 2026 e nessuna franchigia. Anche l’acquisto di un’inscription pagata in Bitcoin genera una cessione imponibile della criptovaluta usata come mezzo di pagamento. Chi crea e vende sistematicamente inscription originali come attività abituale può invece rientrare nella disciplina del lavoro autonomo, con tassazione IRPEF progressiva.

Perché Magic Eden ha chiuso il suo marketplace Bitcoin nel 2026?

Il 27 febbraio 2026 il CEO Jack Lu ha annunciato la chiusura dei marketplace Bitcoin ed EVM di Magic Eden, insieme al wallet multi-chain dell’azienda, per concentrarsi sul marketplace Solana e su una nuova piattaforma di iGaming chiamata Dicey. La decisione ha sorpreso il settore perché Magic Eden aveva gestito fino all’80% dei volumi di scambio Ordinals e Runes nei momenti di picco. Piattaforme come UniSat hanno assorbito gran parte della liquidità lasciata libera.

Qual è il rischio principale di custodire inscription o Runes di valore?

Oltre ai normali rischi di sicurezza di un wallet Bitcoin, bisogna evitare di spendere per errore il satoshi specifico che contiene l’inscription, ad esempio unendolo per sbaglio ad altri input in una transazione ordinaria. A differenza di un Bitcoin qualunque, un’inscription non è fungibile e non è recuperabile scambiandola con un satoshi equivalente. I wallet dedicati a Ordinals isolano questi UTXO per ridurre il rischio, ma l’attenzione richiesta resta più alta rispetto a un semplice trasferimento di Bitcoin.

A cura della redazione di HOGE Wire.

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