Taproot, OP_RETURN e la guerra dei dati su Bitcoin
Taproot ha reso i dati quasi gratuiti su Bitcoin, aprendo la strada a Ordinals e Runes. Ora la disputa su OP_RETURN divide Bitcoin Core e Bitcoin Knots.
Il 14 novembre 2021, al blocco 709.632, Bitcoin ha attivato Taproot: un soft fork presentato all’epoca come un aggiornamento essenzialmente crittografico, pensato per rendere le firme più efficienti grazie allo schema Schnorr e per migliorare la privacy degli script complessi tramite la struttura MAST (Merkleized Alternative Script Trees). Quasi cinque anni dopo, la conseguenza più visibile e più discussa di quell’upgrade non riguarda però la privacy né l’efficienza delle firme, ma una domanda molto più semplice: cosa può contenere legittimamente un blocco di Bitcoin, e chi decide dove tracciare il confine tra una transazione monetaria e un uso improprio della rete.
Nel 2025 quella domanda si è trasformata in una frattura reale all’interno della comunità degli sviluppatori e degli operatori di nodo, con due software concorrenti, Bitcoin Core e Bitcoin Knots, che oggi applicano regole diverse sullo stesso protocollo condiviso. Al centro dello scontro c’è un dettaglio tecnico apparentemente minore, il limite di byte imposto all’opcode OP_RETURN, ma la posta in gioco riguarda qualcosa di più ampio: l’identità stessa di Bitcoin, rete monetaria pura o infrastruttura di dati generica per chiunque sia disposto a pagare la fee richiesta.
Questo articolo ricostruisce come si è arrivati a questo punto: la scappatoia tecnica che Taproot ha reso conveniente, la storia di OP_RETURN dal 2014 a oggi, la proposta di Peter Todd e il suo percorso fino a Bitcoin Core 30.0, la crescita di Bitcoin Knots come alternativa filtrante, le voci principali del dibattito e, infine, cosa cambia davvero per chi possiede o utilizza bitcoin nel 2026.
Cosa cambia quando i dati diventano quasi gratuiti
Per capire la disputa su OP_RETURN bisogna partire da un meccanismo che Taproot non ha creato, ma reso decisamente più conveniente da sfruttare. Nel 2017 SegWit ha introdotto uno sconto sul peso dei dati contenuti nel campo witness di una transazione: un byte inserito in quel campo pesa circa un quarto di un byte inserito nella parte base, ai fini del limite di dimensione del blocco espresso in unità di peso. Taproot, attivato nel 2021, ha ampliato in modo significativo cosa si può scrivere in uno script eseguito tramite Tapscript, incluso lo spazio per script più grandi e più flessibili nella spesa via script path, e ha reso la struttura MAST capace di nascondere, fino al momento della spesa, quale tra più rami di script sia stato effettivamente usato.
La combinazione di questi elementi ha aperto una scappatoia che Casey Rodarmor ha sfruttato nel gennaio 2023 con il protocollo Ordinals: incapsulare dati arbitrari, immagini, testo, persino piccoli file, dentro uno script Taproot costruito apposta per non essere mai eseguito (un cosiddetto envelope, con rami OP_FALSE OP_IF che il nodo scarta senza validarli), sfruttando comunque lo sconto witness. Il risultato pratico è che oggi incidere dati nel campo witness di una transazione Taproot costa, byte per byte, meno che scriverli in un output OP_RETURN tradizionale, che vive nella parte non scontata della transazione.
Il limite storico imposto a OP_RETURN, pensato per scoraggiare l’uso di Bitcoin come archivio dati, si è quindi trasformato paradossalmente nell’opzione più cara, non la più economica, per chi vuole scrivere qualcosa sulla blockchain. È esattamente questa ironia tecnica, più che una vera ambizione di rendere Bitcoin un database generico, ad aver alimentato la spinta a rivedere un limite che, di fatto, non stava più raggiungendo il proprio obiettivo dichiarato.
OP_RETURN, la valvola di sicurezza pensata nel 2014
OP_RETURN non è un’invenzione recente. È stato introdotto in Bitcoin Core 0.9, nel marzo 2014, con un obiettivo preciso: dare agli sviluppatori un modo esplicito e riconoscibile per allegare una piccola quantità di dati a una transazione, così da scoraggiare pratiche già allora diffuse e più dannose per la rete. Già prima del 2014, infatti, circolavano metodi per codificare piccoli file o messaggi nella blockchain camuffandoli da indirizzi o chiavi pubbliche fittizie, una pratica che gonfiava in modo permanente il set di monete spendibili che ogni nodo deve mantenere.
La differenza tecnica è cruciale e spiega perché OP_RETURN sia sempre stato trattato con più tolleranza rispetto ad altri metodi: un output OP_RETURN è provatamente non spendibile, quindi ogni nodo può escluderlo dal proprio UTXO set fin da subito e conservarlo solo nello storico della blockchain, che può essere potato (pruned) su disco. Nascondere dati in finti indirizzi, al contrario, costringe ogni full node a trattarli per sempre come UTXO potenzialmente spendibili, un costo che si accumula nel tempo e che nessun nodo può scaricarsi di dosso.
Il limite iniziale era di 40 byte; è poi salito a 80 byte, soglia che è rimasta il valore di default di Bitcoin Core per quasi un decennio, nonostante non fosse mai stata una regola di consenso, ma solo una policy di relay locale: un nodo poteva sempre configurare un limite diverso, e un miner poteva sempre includere una transazione che i nodi Core di default non avrebbero rilanciato spontaneamente, a patto di riceverla per altre vie.
Ordinals, Runes e BRC-20: la fotografia del 2026
Nei tre anni successivi al lancio di Ordinals, l’ecosistema delle inscription è cresciuto ben oltre le aspettative iniziali di molti addetti ai lavori. Al protocollo originale si è affiancato, nell’aprile 2024, Runes, pensato dallo stesso Casey Rodarmor per gestire token fungibili in modo più efficiente rispetto al precedente standard BRC-20, che codificava lo stato come testo dentro le inscription, con un consumo di UTXO molto più dispendioso perché ogni mint e ogni trasferimento richiedeva la creazione di nuovi output da tracciare indefinitamente. Runes, al contrario, integra lo stato del token direttamente nel modello UTXO nativo di Bitcoin, evitando quell’accumulo.
Secondo i tracker pubblici come Dune e Ordiscan, il numero complessivo di inscription create su Bitcoin ha superato abbondantemente la soglia dei 100 milioni nel corso del 2026, con Runes che ha progressivamente eroso la quota di mercato di BRC-20 grazie a un costo per byte inferiore e a una gestione più pulita dello stato on-chain. Il fenomeno resta però ciclico: i volumi di scambio secondario oscillano molto più dei volumi di Bitcoin stesso, seguendo ondate di interesse speculativo più che una crescita lineare.
Non tutti, però, hanno scommesso sulla durata del fenomeno. Il 27 febbraio 2026 Magic Eden, che a lungo aveva gestito la quota maggioritaria del volume di scambio di Ordinals e Runes, ha annunciato la chiusura del proprio marketplace Bitcoin, oltre a quello EVM, per concentrarsi su Solana e su una nuova piattaforma di iGaming. Il CEO Jack Lu ha motivato la scelta con numeri interni piuttosto netti: l’80% dei costi operativi dell’azienda era legato a prodotti che generavano solo il 20% dei ricavi, con Solana che da sola rappresentava oltre l’85% dei volumi complessivi della piattaforma, secondo quanto riportato da Yahoo Finance.
È un segnale utile per inquadrare la disputa che segue: la domanda di spazio per dati su Bitcoin è reale e ricorrente, ma resta una nicchia rispetto al resto dell’attività della rete, e non tutti gli operatori di mercato la considerano una scommessa economicamente sostenibile nel lungo periodo. Per chi realizza plusvalenze scambiando Ordinals, Runes o token BRC-20, valgono peraltro le stesse regole fiscali applicate a qualsiasi altro asset digitale, comprese le novità discusse per il 2026.
La proposta di Peter Todd e la miccia accesa nel 2025
Che il limite OP_RETURN fosse ormai un ostacolo simbolico più che efficace non è un’osservazione nuova. Peter Todd, sviluppatore di lunga data di Bitcoin Core noto anche per i suoi lavori su timestamping e proof of work, aveva già aperto una prima pull request per rimuovere le restrizioni sul datacarrier nel luglio 2023 (PR #28130), senza però trovare consenso sufficiente in quel momento. La proposta è tornata con forza il 27 aprile 2025, con la PR #32359, intitolata esplicitamente «Remove arbitrary limits on OP_Return (datacarrier) outputs», poi confluita nella PR #32406, mersa a giugno 2025.
L’argomento tecnico di Todd, ripreso da altri contributor di Core, è quello descritto nella prima sezione: le restrizioni si aggirano facilmente, spostando la domanda di spazio dati verso metodi che gravano permanentemente sul UTXO set invece che su un output prunabile come OP_RETURN. Todd ha aggiunto un secondo argomento, più legato all’infrastruttura mineraria: mantenere limiti che i grandi pool possono comunque ignorare tramite canali diretti (i cosiddetti private mempool, accordi bilaterali tra chi invia una transazione e chi la mina) finisce per penalizzare i miner più piccoli, che si affidano alla mempool pubblica e alle regole di relay standard per costruire i propri blocchi in modo competitivo.
Perché proprio nel 2025, e non nel 2023 quando la prima proposta era già sul tavolo? La differenza principale è il contesto: dopo due anni di episodi di congestione ricorrenti legati a Ordinals e Runes, un numero crescente di contributor di Core si è convinto che il limite non stesse più producendo l’effetto deterrente sperato, rendendo più facile costruire consenso attorno a una soluzione diversa dal semplice mantenimento dello status quo.
Bitcoin Core 30.0: cosa dice davvero il changelog
Bitcoin Core 30.0 è stato rilasciato il 13 ottobre 2025. Sul fronte OP_RETURN, la release alza il valore di default del parametro -datacarriersize da circa 80 byte a 100.000 byte (100 KB) e rimuove il limite a un solo output OP_RETURN per transazione. È un cambiamento reale, ma va letto con precisione: resta una regola di policy locale, non di consenso, quindi non impone nulla ai miner né obbliga alcun nodo ad accettarla.
- Default -datacarriersize: da circa 80 byte a 100.000 byte (100 KB)
- Output OP_RETURN multipli per transazione: da un massimo di uno a nessun limite imposto di default
- Configurabilità locale del parametro: mantenuta, dopo la marcia indietro sulla deprecazione
C’è poi un dettaglio meno raccontato ma altrettanto rilevante. Il piano iniziale prevedeva anche di deprecare la possibilità per gli utenti di configurare manualmente il parametro -datacarriersize, per uniformare il comportamento della rete nel tempo. Dopo le proteste sollevate proprio dagli operatori di nodi Knots e da parte della comunità più scettica, quel piano è stato accantonato: la PR #33453, mersa dalla maintainer Ava Chow il 30 settembre 2025, a poche ore dall’inizio del mese di rilascio previsto, ha lasciato la configurabilità locale in sospeso a tempo indeterminato.
In altre parole: il default è cambiato, ma chiunque gestisca un nodo può ancora impostare un limite più severo, esattamente come fa oggi chi sceglie Bitcoin Knots. Nella stessa release, in modo distinto dalla questione OP_RETURN, Core ha anche abbassato la soglia minima di relay fino a 0,1 sat/vB, con i miner che possono includere transazioni da 0,001 sat/vB, un cambiamento pensato soprattutto per gestire meglio le transazioni di valore molto basso.
Bitcoin Knots: il nodo dell’opposizione e la sua crescita
Bitcoin Knots non è un progetto nato dalla disputa OP_RETURN: è un fork di Bitcoin Core mantenuto da anni da Luke Dashjr, storico contributor del protocollo e cofondatore della mining pool OCEAN, che ha ricevuto un round di finanziamento a cui ha partecipato anche Jack Dorsey. Knots aggiunge da tempo funzionalità sperimentali non ancora integrate in Core e, soprattutto, filtri di relay più severi di quelli di default: oltre al limite OP_RETURN di circa 42 byte, scoraggia in generale la propagazione di transazioni percepite come non monetarie, incluse varianti più aggressive dello stesso schema di inscription.
Fino all’inizio del 2025 Knots restava un software di nicchia, usato da poche centinaia di nodi su una rete che ne conta complessivamente decine di migliaia. La discussione sulla rimozione dei limiti OP_RETURN ha cambiato rapidamente la sua traiettoria: da circa il 12% dei nodi pubblici raggiungibili è salito al 19% durante il rilascio di Core v29.1, fino a toccare un picco intorno al 25% attorno al 14-17 settembre 2025, un balzo di quasi il 50% in pochi giorni secondo i dati di Bitbo.
Da quel picco la quota è scesa di circa un terzo, per poi stabilizzarsi: le stime più recenti, a luglio 2026, indicano Bitcoin Knots intorno al 23% dei nodi pubblici raggiungibili. Vale però una cautela metodologica: un contributor di Bitcoin Core ha pubblicamente contestato l’accuratezza di questi conteggi, sostenendo che gli operatori Knots ne gonfino il peso reale rispetto al traffico e alla potenza di mining effettivamente rappresentati. Trattandosi di stime basate su crawler pubblici e non su un censimento verificabile in modo indipendente, è corretto considerarle indicative e non definitive.
Tre voci del dibattito: Dashjr, Todd, Mow
Luke Dashjr ha reso pubblica la propria posizione senza ambiguità, definendo la rimozione dei limiti come un cedimento allo spam: «Cosa pensate succederà ora che Core apre le porte allo spam, di fatto legittimandolo?», ha scritto, secondo quanto riportato da Bitbo.
Peter Todd ha risposto sul piano tecnico, sostenendo che le restrizioni fossero ormai controproducenti: le regole «si aggirano facilmente con sostituzioni dirette e fork di Bitcoin Core», ha scritto nei suoi commenti su GitHub, ripresi da Bitcoin Magazine, aggiungendo che mantenere il limite avrebbe semplicemente incoraggiato lo sviluppo di mempool private, dannose proprio per i miner più piccoli e meno per gli operatori di grandi dimensioni.
Fuori dal perimetro stretto degli sviluppatori Core, Samson Mow, CEO di JAN3 e voce nota tra i sostenitori di un Bitcoin più conservativo nell’uso dello spazio blocco, ha alzato il tono dello scontro, dichiarando l’8 giugno 2025 che «Bitcoin Core è diventato un rischio per Bitcoin». Mow ha collegato la disputa tecnica a un tema più ampio di governance: chi controlla davvero le regole di un software che, pur non essendo l’unico client disponibile, resta quello che la maggioranza dei nodi e la quasi totalità degli utenti finali eseguono senza modifiche personalizzate.
Bitcoin Core contro Bitcoin Knots: la tabella del confronto
Le differenze pratiche tra i due client, allo stato attuale, si possono riassumere così:
| Caratteristica | Bitcoin Core (default v30.0) | Bitcoin Knots |
|---|---|---|
| Limite dati OP_RETURN di default | 100.000 byte (100 KB) | circa 42 byte |
| Output OP_RETURN multipli per transazione | Consentiti | Scoraggiati |
| Filosofia dichiarata | Neutralità verso l’uso dei blocchi: se la fee è pagata, la transazione è legittima | Priorità alle transazioni monetarie, filtri anti-spam attivi di default |
| Configurabilità locale del limite | Sì, mantenuta dopo la PR #33453 (set 2025) | Sì, con default più restrittivo |
| Manutenzione | Comunità di contributor, maintainer tra cui Ava Chow | Luke Dashjr |
| Quota stimata nodi pubblici raggiungibili (lug 2026) | Maggioranza assoluta dei nodi | Circa 23% (stime contestate) |
Cosa significa spam su una rete senza autorità centrale
Uno degli aspetti più fraintesi di questa disputa è la sua natura, per così dire, giuridica all’interno del protocollo. Le regole di relay e di accettazione in mempool sono policy locali: ogni operatore di nodo decide autonomamente quali transazioni propagare e segnalare ai miner collegati, ma questa scelta non impedisce a un miner di includere comunque quella transazione in un blocco valido, se qualcuno gliela invia direttamente e paga la fee richiesta. Nessuna delle due parti, né Core né Knots, può quindi imporre le proprie regole all’intera rete: può solo influenzare cosa la maggioranza dei nodi relay e, indirettamente, quanto sia comodo o economico per un miner includere un certo tipo di transazione.
È una differenza sostanziale rispetto a un vero soft fork come Taproot, che nel 2021 ha richiesto una soglia di segnalazione dei miner superiore al 90% per attivarsi (secondo il meccanismo Speedy Trial) e ha cambiato in modo permanente e vincolante le regole di validità delle transazioni per l’intera rete, con ogni nodo non aggiornato che rischiava di accettare come valido un blocco che la maggioranza della rete avrebbe invece rifiutato. La battaglia sul OP_RETURN, per quanto rumorosa, non tocca questo livello: non esiste alcuna proposta seria di soft fork per vietare le inscription o le Runes, e probabilmente non potrebbe funzionare comunque, dato che la scappatoia tecnica descritta nella prima sezione userebbe altri percorsi ancora, magari meno efficienti ma comunque disponibili.
Ciò che è realmente in gioco, allora, è il comportamento di default che decine di migliaia di installazioni eseguiranno senza modifiche, e il segnale culturale che quel default manda su cosa la comunità considera un uso legittimo dello spazio blocco. È una battaglia di norme sociali e di coordinamento decentralizzato, non di crittografia o di sicurezza del protocollo, e proprio per questo è più lenta da risolvere: non basta un algoritmo per stabilire cosa sia spam quando ogni partecipante alla rete può, legittimamente, avere una definizione diversa.
L’effetto sulle fee e sul mempool nel 2026
Gli episodi di congestione più intensi legati alle inscription risalgono al 2023 e al primo semestre 2024, quando ondate di mint di Ordinals e, poi, di Runes hanno più volte spinto le fee mediane della rete su livelli che non si vedevano da anni, complicando la vita a chi voleva semplicemente inviare bitcoin per un pagamento ordinario. Quegli episodi restano il principale argomento a favore della linea Knots: se anche solo una parte della domanda di spazio dati può essere scoraggiata o rallentata, sostengono i suoi fautori, l’esperienza degli utenti che usano Bitcoin per pagamenti ne beneficia direttamente.
Bitcoin Core 30.0 ha introdotto, nello stesso rilascio della modifica OP_RETURN ma come cambiamento distinto, anche una riduzione della soglia minima di relay, pensata per gestire meglio le transazioni a bassissimo valore piuttosto che per favorire le inscription. Sul fronte pratico, chi gestisce un nodo Knots non impedisce alle transazioni con dati estesi di finire comunque in un blocco: le rallenta solo nella propagazione peer to peer, spingendo chi le invia verso canali diretti con i miner o verso operatori più permissivi, una dinamica che tende a concentrare ulteriormente il potere di inclusione nelle mani di pochi grandi pool invece di distribuirlo sull’intera rete di nodi.
È lo stesso meccanismo, in fondo, che rendeva già poco efficace il vecchio limite di 80 byte: senza un cambiamento a livello di consenso, l’unico effetto misurabile dei filtri di relay è sul tempo e sul costo di propagazione, non sulla possibilità stessa di scrivere dati su Bitcoin. Nella prima metà del 2026 il mempool non ha comunque mostrato congestioni paragonabili ai picchi del 2023-2024, complice anche un interesse più contenuto per nuovi mint speculativi rispetto ai due anni precedenti.
Cosa significa per chi possiede o usa bitcoin oggi
Per la stragrande maggioranza di chi possiede bitcoin senza gestire un nodo proprio, questa disputa ha un impatto pratico modesto ma non nullo. Chi si affida a un exchange o a un wallet custodial non nota alcuna differenza operativa: le transazioni vengono comunque incluse nei blocchi seguendo le regole di consenso, indipendentemente dal client eseguito dal singolo nodo che le ha inoltrate. La differenza si avverte soprattutto per chi gestisce un proprio full node per motivi di sovranità e verifica autonoma delle transazioni: la scelta tra Core e Knots diventa, in quel caso, anche una dichiarazione di appartenenza a una delle due visioni sulla funzione della rete.
Per gli sviluppatori di applicazioni che si appoggiano a Ordinals, Runes o ai Taproot Assets di Lightning, il rischio pratico principale non è la censura, impossibile da ottenere solo con filtri di relay locali come visto nella sezione precedente, ma una maggiore variabilità nei tempi di propagazione e, potenzialmente, nelle fee necessarie per garantire che una transazione raggiunga rapidamente i miner giusti. Alcuni servizi hanno già iniziato a instradare le transazioni più pesanti direttamente verso pool che si dichiarano apertamente aperte ai dati, riducendo la dipendenza dalla propagazione peer to peer pubblica e, di fatto, aggirando il problema alla radice.
Cronologia della guerra dei dati, dal 2014 a oggi
Ecco i passaggi principali che hanno portato alla situazione attuale:
| Data | Evento |
|---|---|
| 2014 | OP_RETURN introdotto in Bitcoin Core 0.9; il limite si stabilizza nel tempo a circa 80 byte |
| Nov 2021 | Attivazione di Taproot al blocco 709.632 |
| Gen 2023 | Casey Rodarmor lancia il protocollo Ordinals |
| Lug 2023 | Peter Todd apre la prima proposta per rimuovere i limiti OP_RETURN (PR #28130) |
| Apr 2024 | Lancio di Runes, standard alternativo a BRC-20 per token fungibili |
| 27 apr 2025 | Todd rilancia la proposta con la PR #32359 |
| Giu 2025 | La PR #32406 viene mersa in Bitcoin Core |
| 14-17 set 2025 | Bitcoin Knots tocca un picco di adozione, circa il 25% dei nodi pubblici |
| 30 set 2025 | La PR #33453 mantiene la configurabilità locale del limite OP_RETURN |
| 13 ott 2025 | Rilascio di Bitcoin Core 30.0, default a 100.000 byte |
| 27 feb 2026 | Magic Eden annuncia la chiusura del marketplace Ordinals/Runes |
| Lug 2026 | Bitcoin Knots stabile a circa il 23% dei nodi pubblici raggiungibili |
Consob, MiCA e il resto del 2026 di Taproot
Vale la pena chiarire cosa non riguarda questa disputa. Consob e Banca d’Italia vigilano, nell’ambito di MiCA, su exchange, custodian ed emittenti di token operativi in Italia: la regolamentazione europea non ha alcuna competenza sulle regole di relay di un client software open source, che restano una questione di governance interna alla comunità degli sviluppatori e degli operatori di nodo. Un marketplace di Ordinals o Runes che offre servizi a clienti italiani rientra invece pienamente nel perimetro dei CASP, con gli stessi obblighi di qualunque altro exchange, incluso il quadro fiscale ormai consolidato dopo l’entrata in vigore di MiCA.
La disputa OP_RETURN, per quanto centrale nella cronaca tecnica del 2026, è solo uno dei fronti aperti attorno a Taproot quest’anno. In parallelo prosegue il dibattito sulla cosiddetta rinascita dei covenant, proposte come OP_CTV pensate per abilitare funzionalità avanzate (vault, canali Lightning più efficienti) senza toccare in alcun modo il tema OP_RETURN, oltre allo sviluppo di layer 2 come Citrea basati su BitVM2. Prosegue anche, separatamente, il dibattito sul rischio rappresentato dal calcolo quantistico per gli indirizzi Taproot, che espongono la chiave pubblica completa fin dalla creazione dell’output a differenza di SegWit classico, un tema che ha guadagnato attenzione dopo la ricerca pubblicata da Google Quantum AI a marzo 2026 e che ha già prodotto una prima risposta tecnica concreta con le proposte BIP-360 e BIP-361.
Sono binari paralleli, tutti conseguenza diretta, in modi diversi, delle scelte progettuali fatte con Taproot nel 2021, ma con dinamiche, tempistiche e implicazioni molto diverse tra loro: la disputa OP_RETURN riguarda una policy locale reversibile in qualunque momento da ciascun operatore di nodo, mentre un’eventuale soluzione al rischio quantistico richiederebbe, con ogni probabilità, un nuovo soft fork coordinato su scala globale.
Cosa aspettarsi da qui a fine 2026
Nessuno dei due fronti, per ora, mostra segnali di voler cedere terreno. Alcuni sostenitori più oltranzisti dell’area Knots hanno persino ipotizzato pubblicamente, in alcune dichiarazioni riprese dalla stampa di settore, uno scenario di fork della rete, anche se resta più retorica che un piano concreto: Bitcoin non ha un meccanismo di governance centrale che possa forzare una simile scelta, e la storia recente del protocollo mostra che i fork riusciti richiedono un consenso molto più ampio di quello che oggi sostiene le posizioni più radicali da entrambe le parti.
Più probabile, nel breve termine, è che la quota di nodi Knots continui a oscillare in una fascia tra il 20% e il 25%, riflettendo più il sentiment della community che un reale cambiamento nelle regole di consenso. Vale la pena ricordare che il prezzo di bitcoin, circa 57.350 euro al 20 luglio 2026 secondo CoinGecko, resta guidato soprattutto da fattori macro come inflazione e politica monetaria, si veda l’analisi su come gli inflation print muovono Bitcoin nel 2026, più che dalle dispute interne sulla policy dei nodi.
La guerra dei dati resta, soprattutto, una battaglia identitaria su cosa Bitcoin debba diventare nel suo secondo decennio di vita, non un evento capace di spostare in modo diretto la domanda o l’offerta della moneta. Ma è un promemoria utile su un punto spesso frainteso da chi guarda a Bitcoin dall’esterno: anche senza un solo soft fork da quando Taproot è stato attivato nel 2021, il protocollo continua a evolversi, non tramite modifiche al consenso, ma tramite le migliaia di scelte quotidiane di chi gestisce l’infrastruttura che lo tiene in vita.
Domande frequenti
Cos’è il limite OP_RETURN e perché è stato introdotto?
OP_RETURN è un opcode introdotto in Bitcoin Core nel 2014 per permettere di allegare una piccola quantità di dati a una transazione in modo esplicito e provatamente non spendibile, così da poter essere scartato dal UTXO set di ogni nodo. Il suo limite di byte, storicamente fissato a 80, è sempre stato una regola di policy locale, non una regola di consenso vincolante per l’intera rete.
Perché Taproot ha reso possibili le inscription Ordinals?
Taproot ha ampliato la flessibilità degli script eseguibili tramite Tapscript, permettendo di costruire script che, combinati con lo sconto sul peso dei dati introdotto da SegWit nel 2017, rendono conveniente incapsulare immagini, testo o altri file dentro il campo witness di una transazione. Casey Rodarmor ha sfruttato questa combinazione nel gennaio 2023 per lanciare il protocollo Ordinals.
Cosa cambia in pratica con Bitcoin Core 30.0?
Bitcoin Core 30.0, rilasciato il 13 ottobre 2025, alza il limite di default per i dati in un output OP_RETURN da circa 80 byte a 100.000 byte e consente più output OP_RETURN per transazione. Resta comunque possibile per ogni operatore di nodo configurare un limite diverso, poiché la modifica riguarda solo la policy di relay predefinita, non una regola di consenso.
Cos’è Bitcoin Knots e chi lo usa?
Bitcoin Knots è un client alternativo a Bitcoin Core, mantenuto da Luke Dashjr, che applica filtri di relay più severi, incluso un limite OP_RETURN di circa 42 byte. Dopo la disputa sulla policy OP_RETURN, la sua adozione tra i nodi pubblici raggiungibili è salita dai margini di mercato a una quota stabile attorno al 20-25%, secondo le stime più recenti disponibili a metà 2026.
La disputa su OP_RETURN mette a rischio la sicurezza o il prezzo di Bitcoin?
No. Si tratta di una disputa su regole di policy locale, non su regole di consenso: non modifica la sicurezza crittografica del protocollo né richiede un fork per essere risolta. Il prezzo di bitcoin, a metà 2026, resta guidato principalmente da fattori macroeconomici piuttosto che da questa disputa interna alla comunità degli sviluppatori.
di Marcus Okafor, HOGE Wire