Politica della Fed: come i tassi USA muovono Bitcoin nel 2026
Kevin Warsh guida ora la Fed, e i tassi USA restano il termometro del mercato crypto. Ecco come funziona la Federal Reserve e cosa cambia per Bitcoin ed euro nel 2026.
Il 29 luglio 2026 il Federal Open Market Committee si riunisce per decidere il livello dei tassi d’interesse statunitensi, la seconda riunione dell’era Kevin Warsh alla presidenza della Federal Reserve. Nelle settimane precedenti Bitcoin ha oscillato tra circa 60.000 e 66.500 dollari (tra 52.600 e 58.300 euro al cambio di fine luglio), muovendosi quasi in tempo reale sui segnali, spesso ambigui, che arrivano da Washington.
Per chi investe in crypto la Fed non è un tema astratto da telegiornale finanziario. È il meccanismo che, attraverso il costo del denaro e la liquidità in dollari disponibile nel sistema, determina quanto capitale è pronto a entrare, o uscire, da Bitcoin, Ethereum e dal resto del mercato. Nel 2026 questo meccanismo è più visibile del solito: un nuovo presidente della Fed, uno scontro istituzionale sull’indipendenza della banca centrale, e un’inflazione che si è raffreddata più del previsto proprio alla vigilia della riunione di fine luglio.
Questo approfondimento spiega come funziona la Fed, cosa cambia con Kevin Warsh, perché i tassi USA muovono Bitcoin più di quanto muova l’oro, e cosa significa tutto questo per chi investe in crypto dall’Italia, tra cambio euro/dollaro e regole Consob.
Cos’è la Federal Reserve e come funziona il FOMC
La Federal Reserve, o semplicemente la Fed, è la banca centrale degli Stati Uniti, istituita nel 1913. A differenza della Banca Centrale Europea, che ha un mandato incentrato sulla stabilità dei prezzi, la Fed opera con un duplice mandato fissato dal Congresso: massima occupazione e stabilità dei prezzi, quest’ultima tradotta in un obiettivo di inflazione del 2% misurato sull’indice PCE core (Personal Consumption Expenditures), non sul più mediatico CPI.
Le decisioni sui tassi non spettano a una singola persona, nemmeno al presidente, ma al Federal Open Market Committee (FOMC), un comitato di 12 membri con diritto di voto: i 7 governatori del Board of Governors, nominati dal presidente degli Stati Uniti e confermati dal Senato per mandati di 14 anni, il presidente della Fed di New York, membro permanente, e 4 dei restanti 11 presidenti delle Fed regionali, che ruotano ogni anno. Il FOMC si riunisce 8 volte l’anno, circa ogni sei o sette settimane, e la riunione del 28-29 luglio 2026 è una di queste otto date fisse.
In 4 degli 8 incontri, quelli di marzo, giugno, settembre e dicembre, il FOMC pubblica anche il Summary of Economic Projections, che contiene il celebre dot plot: un grafico anonimo in cui ciascun membro indica con un punto dove prevede si collocherà il tasso sui fed funds a fine anno e negli anni successivi. Il dot plot non è una promessa vincolante, ma è lo strumento principale con cui i mercati, incluso quello crypto, provano ad anticipare la direzione futura della politica monetaria. La riunione di luglio 2026 non prevede la pubblicazione di nuove proiezioni.
Gli strumenti della politica monetaria: tassi, bilancio e liquidità
Lo strumento più visibile della Fed è il tasso sui fed funds, il tasso overnight a cui le banche si prestano riserve tra loro. La Fed non fissa un numero secco ma un intervallo obiettivo (target range) ampio 25 punti base, oggi 3,50%-3,75%, e lo controlla nella pratica attraverso l’interesse pagato sulle riserve bancarie in eccesso e le operazioni di reverse repo overnight, due leve tecniche che tengono il tasso di mercato ancorato dentro l’intervallo deciso dal FOMC.
Il secondo strumento, meno seguito dal grande pubblico ma altrettanto rilevante per il crypto, è il bilancio della Fed. Durante le crisi del 2008 e del 2020 la Fed ha acquistato titoli di stato e mutui cartolarizzati per immettere liquidità nel sistema finanziario, il celebre quantitative easing (QE), portando il proprio bilancio fino a quasi 9.000 miliardi di dollari nel 2022. Da giugno 2022 la Fed ha invertito la rotta con il quantitative tightening (QT), lasciando scadere i titoli in portafoglio senza reinvestirli e drenando così liquidità dal sistema. Secondo i dati ufficiali della Fed, il QT si è concluso il 1° dicembre 2025, dopo circa tre anni e mezzo e una riduzione di oltre 2.200 miliardi di dollari del portafoglio titoli. Oggi la Fed stabilizza il bilancio intorno ai 6.500 miliardi di dollari e utilizza acquisti mirati (reserve management purchases) per mantenere le riserve bancarie sufficientemente abbondanti, senza che questo equivalga a un nuovo QE.
Per il mercato crypto la distinzione tra tassi e bilancio conta parecchio: un taglio dei tassi rende meno attraente detenere liquidità o obbligazioni a breve termine, mentre un’espansione del bilancio inietta direttamente riserve nel sistema bancario. Entrambi i canali, in modi diversi, tendono a spingere il capitale verso asset più rischiosi quando si allentano, e a ritirarlo quando si stringono. Alcuni concetti chiave per orientarsi nelle prossime sezioni:
- Target range: l’intervallo di 25 punti base entro cui la Fed fissa il tasso sui fed funds, oggi 3,50%-3,75%
- Dot plot: il grafico anonimo delle previsioni dei singoli membri del FOMC sui tassi futuri, pubblicato 4 volte l’anno
- Forward guidance: le indicazioni, esplicite o implicite, che la Fed fornisce sulla direzione probabile della politica monetaria
- Hawkish / dovish: rispettivamente un orientamento più restrittivo, a favore di tassi più alti, o più accomodante, a favore di tassi più bassi
- QT / QE: rispettivamente la riduzione o l’espansione del bilancio della Fed attraverso il mancato reinvestimento o l’acquisto di titoli
Dove siamo nel 2026: la mappa dei tassi Fed
Per capire la posta in gioco della riunione di fine luglio è utile ripercorrere il percorso dei tassi Fed negli ultimi anni.
| Periodo | Azione della Fed | Target range fed funds | Contesto |
|---|---|---|---|
| Mar 2022 – Lug 2023 | Rialzi aggressivi (11 mosse) | Da 0,00%-0,25% a 5,25%-5,50% | Contrasto all’inflazione post pandemica, la stretta più rapida dagli anni Ottanta |
| Lug 2023 – Set 2024 | Pausa | 5,25%-5,50% | Tassi fermi oltre un anno in attesa di conferme sull’inflazione |
| Set – Dic 2024 | Tre tagli consecutivi | Da 5,25%-5,50% a 4,25%-4,50% | Ciclo di ricalibrazione avviato sotto Powell |
| 2025 (parte finale) | Altri tre tagli consecutivi | Da 4,25%-4,50% a 3,50%-3,75% | Ultimi aggiustamenti dell’era Powell |
| Gen – Mag 2026 | Pausa | 3,50%-3,75% | Transizione di vertice, Powell lascia la presidenza il 15 maggio |
| 17 giu 2026 | Hold, prima riunione di Warsh | 3,50%-3,75% | Voto unanime 12-0, ma dot plot diviso e linguaggio più restrittivo |
| 28-29 lug 2026 | Atteso hold | 3,50%-3,75% (atteso invariato) | Mercati vedono un taglio più probabile a settembre |
Come mostra la tabella, il 2026 si apre con la Fed già in modalità attesa, un intervallo di tassi fermo da inizio anno mentre a Washington si consumava la transizione di potere più delicata degli ultimi otto anni. Il livello attuale resta comunque ben al di sopra dei minimi post 2020 (0,00%-0,25%) e rappresenta un terreno relativamente restrittivo se confrontato con l’inflazione core, oggi al 2,6% su base annua.
Il cambio della guardia: da Powell a Kevin Warsh
Gli 8 anni di presidenza di Jerome Powell alla Fed si sono chiusi il 15 maggio 2026. Al suo posto, dal 22 maggio 2026, siede Kevin Warsh, ex governatore della Fed tra il 2006 e il 2011, banchiere ed avvocato, nominato da Donald Trump e confermato dal Senato con un voto stretto e in larga parte lungo linee di partito a metà maggio 2026. Powell, dal canto suo, ha annunciato che resterà come semplice governatore del Board fino alla scadenza del suo mandato quattordicennale, nel gennaio 2028, definendo senza precedenti gli attacchi ricevuti da Trump durante il suo mandato da presidente.
Warsh porta con sé un curriculum particolare per un banchiere centrale: prima di assumere l’incarico aveva dichiarato partecipazioni in oltre 30 asset digitali diversi e in passato aveva descritto Bitcoin in termini entusiastici, paragonandolo per certi versi all’oro come riserva di valore. Una biografia che aveva alimentato aspettative di un approccio morbido verso il settore crypto.
La realtà della sua prima riunione da presidente, il 16-17 giugno 2026, ha ridimensionato quelle aspettative. Il FOMC ha votato all’unanimità (12-0) per mantenere i tassi fermi al 3,50%-3,75%, ma secondo le minute ufficiali pubblicate dalla Fed il comitato si è mostrato profondamente diviso sul percorso dei tassi per il resto dell’anno, con una parte dei membri che vede il tasso restare stabile o scendere leggermente entro dicembre e un’altra parte, altrettanto numerosa, che lo vede invece salire. Secondo quanto riportato da The Block, 9 dei 18 partecipanti al FOMC hanno indicato la possibilità di almeno un rialzo dei tassi entro fine 2026, un segnale che ha colto di sorpresa gli investitori crypto.
Warsh ha anche cambiato lo stile comunicativo della Fed: dichiarazioni più brevi, l’eliminazione del linguaggio di forward guidance che indicava un orientamento verso tagli futuri, e secondo le minute l’annuncio della creazione di cinque task force interne per rivedere la conduzione della politica monetaria. Il mercato ha reagito nell’immediato con vendite diffuse: Bitcoin è sceso a circa 64.150 dollari (-2,2% in 24 ore), Ethereum ha perso il 3,6%, XRP e Solana circa il 3% ciascuno, mentre anche oro e argento hanno ceduto rispettivamente il 2,2% e il 4%, segno che il mercato ha letto la svolta come genuinamente restrittiva e non solo come rumore di fondo.
Trump, l’indipendenza della Fed e il caso Lisa Cook
La transizione Powell-Warsh si è consumata sullo sfondo di uno scontro istituzionale senza precedenti recenti sull’indipendenza della banca centrale americana. Trump ha criticato ripetutamente e pubblicamente sia Powell sia, più di recente, l’intero Board of Governors.
Il caso più eclatante riguarda la governatrice Lisa Cook, nominata dall’amministrazione Biden. Trump ha tentato di rimuoverla dall’incarico sulla base di accuse relative a presunte irregolarità in un mutuo immobiliare risalenti al 2021, prima della sua nomina alla Fed; Cook ha negato le accuse e ha fatto causa per bloccare la rimozione. Il 29 giugno 2026 la Corte Suprema degli Stati Uniti, con una decisione 5-4 scritta dal Chief Justice John Roberts, ha bloccato in via cautelare il tentativo di rimozione, richiamando la tradizione di indipendenza della banca centrale dalle interferenze politiche, mentre la causa di Cook prosegue nei tribunali di grado inferiore.
Lo stesso equilibrio, autonomia dal potere esecutivo ma anche distanza dal settore crypto nonostante il suo passato da investitore, è emerso nella prima audizione di Warsh davanti al Congresso come presidente, il 14 luglio 2026. Interrogato dal deputato Brad Sherman sulla possibilità che la Fed intervenga per salvare istituzioni del settore digitale in difficoltà, sul modello di quanto fatto con i fondi monetari nel 2008, Warsh è stato netto: «Non vogliamo essere nel business dei salvataggi, punto», ha dichiarato, aggiungendo che l’obiettivo è una posizione in cui nessuno viene salvato, crypto incluso, pur senza escludere del tutto un intervento discrezionale in caso di rischi sistemici estremi, secondo quanto riportato da crypto.news. Per i mercati, la credibilità dell’indipendenza della Fed non è un dettaglio istituzionale astratto: una banca centrale percepita come subordinata al potere esecutivo rischia di perdere credibilità sull’ancoraggio delle aspettative di inflazione, con conseguenze potenzialmente più destabilizzanti di qualunque singola decisione sui tassi.
L’appuntamento del 29 luglio: cosa aspettarsi
Alla vigilia della riunione del 28-29 luglio 2026, che non prevede la pubblicazione di nuove proiezioni economiche, il quadro macro è cambiato sensibilmente rispetto al tono restrittivo di metà giugno. Due dati hanno pesato più di altri.
Il primo è il report sull’occupazione di giugno, che ha mostrato appena 57.000 nuovi posti di lavoro contro i 115.000 attesi dagli analisti, con il tasso di disoccupazione sceso comunque al 4,2% e i salari in crescita del 3,5% su base annua. Il secondo è il dato sul CPI di giugno, pubblicato il 14 luglio: l’indice dei prezzi al consumo è sceso dello 0,4% su base mensile, la contrazione mensile più ampia da aprile 2020, portando l’inflazione headline al 3,5% annuo contro il 3,8% atteso dagli economisti (dal 4,2% di maggio); il dato core, che esclude energia e alimentari, è rimasto invariato nel mese ed è sceso al 2,6% annuo, sotto il 2,9% previsto. Il calo dei prezzi dell’energia (-5,7% mensile, con la benzina a -9,7%) ha trainato la discesa.
Questa combinazione, mercato del lavoro più debole e inflazione più fredda del previsto, ha spostato rapidamente le probabilità sui futures dei fed funds monitorati dal CME FedWatch Tool: se a inizio luglio i mercati assegnavano ancora una probabilità significativa a un rialzo entro fine anno, coerente con il dot plot diviso di giugno, dopo il 14 luglio le probabilità si sono spostate nettamente verso un taglio, con diversi desk che assegnavano una probabilità superiore al 90% a una riduzione di 25 punti base entro la riunione di settembre, pur con la riunione di luglio vista come un hold quasi scontato. Resta il fatto che Warsh ha volutamente ridotto la forward guidance, per cui il comunicato del 29 luglio sarà scrutinato parola per parola per capire quale delle due anime del FOMC di giugno, quella più preoccupata dall’inflazione residua legata a dazi, tensioni in Medio Oriente e domanda di energia collegata all’intelligenza artificiale, o quella più attenta al raffreddamento del mercato del lavoro, sta prevalendo.
Come i tassi Fed muovono Bitcoin: il canale di trasmissione
Perché un dato sui salari americani o una virgola nel comunicato della Fed dovrebbero interessare chi detiene Bitcoin? Il meccanismo di trasmissione passa attraverso tre canali principali.
Il primo è il costo opportunità. Quando i tassi USA salgono, detenere dollari o titoli di stato a breve termine offre un rendimento privo di rischio più alto; questo rende relativamente meno attraente detenere asset che non generano flussi di cassa, come Bitcoin. Quando i tassi scendono, accade il contrario. Il secondo canale è il dollaro: una Fed più restrittiva tende a sostenerlo sui mercati valutari, e storicamente un dollaro più forte tende a coincidere con un Bitcoin più debole, e viceversa, perché gran parte della domanda globale di Bitcoin passa attraverso conversioni in dollari.
Il terzo canale, più diretto dal 2024 in poi, è quello dei flussi sugli ETF spot su Bitcoin quotati negli Stati Uniti. Questi fondi, che a inizio luglio 2026 gestivano collettivamente circa 77,3 miliardi di dollari (oltre 67 miliardi di euro) in 13 prodotti, reagiscono quasi in tempo reale alle attese sui tassi: una sequenza di 10 giorni di deflussi per 2,73 miliardi di dollari a inizio luglio si è trasformata in una serie di afflussi netti dopo il raffreddamento dell’inflazione di metà mese, con oltre 600 milioni di dollari di ingressi in cinque sedute consecutive alla vigilia della riunione di fine luglio, secondo dati citati da KuCoin.
Vale la pena ricordare che il rischio non è simmetrico. Come ha scritto l’analista Nic Puckrin di Coin Bureau in un’analisi ripresa da Forbes, una crescita salariale troppo robusta rischia di continuare ad alimentare le pressioni inflative, proprio ciò che Warsh vuole evitare; un mercato del lavoro percepito come troppo forte, insomma, può da solo giustificare un atteggiamento restrittivo anche quando il CPI generale rallenta.
Cicli Fed e cicli crypto: una storia che si ripete
La correlazione tra politica Fed e prezzo di Bitcoin non è una teoria recente, è visibile retrospettivamente in più cicli. Già nel 2019, prima della pandemia, tre tagli precauzionali dei tassi, i cosiddetti mid cycle adjustment, avevano coinciso con una fase di ripresa per Bitcoin dopo il crollo del 2018, un primo segnale della sensibilità crypto alla direzione dei tassi USA anche indipendentemente da shock straordinari.
Nel 2020 la risposta della Fed alla pandemia, tassi portati a zero e un bilancio quasi raddoppiato in pochi mesi, ha coinciso con l’inizio del più lungo bull market della storia di Bitcoin, culminato nei massimi di fine 2021. Nel 2022 l’inizio del ciclo di rialzi più rapido dagli anni Ottanta ha coinciso quasi esattamente con il crypto winter, aggravato dai crolli di Terra/Luna, Celsius e FTX, ma comunque impossibile da separare completamente dalla stretta monetaria in corso. Tra il 2024 e il 2025 l’avvio dei tagli ha accompagnato il ritorno di Bitcoin sopra i massimi storici precedenti e l’approvazione degli ETF spot.
Il 2026 introduce però una variabile nuova rispetto ai cicli precedenti: Bitcoin ha toccato un massimo storico intorno ai 97.860 dollari a metà gennaio, per poi scendere fino a circa 85.000 dollari entro fine mese in un contesto di generale avversione al rischio, e proseguire in una fase altalenante fino agli attuali 64.000-66.500 dollari, quindi circa un terzo sotto il massimo di gennaio, nonostante il livello dei tassi sia rimasto sostanzialmente invariato per gran parte dell’anno. In altre parole, nel 2026 Bitcoin si è mosso più in base alle attese sulla Fed, e alla transizione di potere a Washington, che in base alle mosse effettive sui tassi, che per gran parte dell’anno non ci sono state.
Dollaro forte, euro debole: l’effetto sugli investitori italiani
Per un investitore che opera in euro, la politica Fed non arriva solo attraverso il prezzo di Bitcoin in dollari, ma anche attraverso il cambio EUR/USD. A fine luglio 2026 il cambio si attesta intorno a 1,14 dollari per euro, in calo di circa il 2,8% negli ultimi dodici mesi e più debole rispetto alla media 2026 di circa 1,17. Una Fed percepita come più restrittiva tende a sostenere il dollaro, indebolendo l’euro; una Fed più accomodante tende a indebolirlo.
Questo significa che un rialzo di Bitcoin in dollari non si traduce automaticamente in un guadagno equivalente in euro, e viceversa una discesa in dollari può essere in parte compensata da un euro più debole per chi converte in valuta locale. Nella pratica, chi investe da Milano o Roma è esposto a due variabili sovrapposte: il prezzo di Bitcoin in dollari e il cambio EUR/USD, entrambi influenzati, spesso in direzioni opposte, dalle stesse decisioni di Washington.
BCE contro Fed: una divergenza rara
Nell’estate 2026 si è materializzata una divergenza tra le due sponde dell’Atlantico piuttosto rara nella storia recente della politica monetaria: mentre la Fed è ferma da inizio anno con un orientamento a tratti restrittivo, la Banca Centrale Europea ha alzato i tassi l’11 giugno 2026, la prima stretta dal 2023, portando il tasso sui depositi al 2,25% (refi al 2,40%, marginale al 2,65%) con effetto dal 17 giugno.
| Indicatore | Federal Reserve | Banca Centrale Europea |
|---|---|---|
| Tasso di riferimento (fine luglio 2026) | 3,50%-3,75% (fed funds) | 2,25% (deposit facility) |
| Ultima mossa | Hold, 17 giugno 2026 | Rialzo di 25 punti base, 11 giugno 2026 |
| Motivazione | Inflazione persistente, lavoro in raffreddamento | Shock energetico legato al conflitto in Medio Oriente |
| Inflazione più recente | 3,5% CPI headline, 2,6% core (giugno) | 2,8% HICP (giugno, confermata) |
| Obiettivo di inflazione | 2% (PCE core) | 2% (HICP) |
| Presidente | Kevin Warsh (dal 22 maggio 2026) | Christine Lagarde |
| Orientamento dichiarato | Nessuna forward guidance esplicita | Aperta a nuovi rialzi se necessario |
Secondo quanto dichiarato dalla presidente della BCE Christine Lagarde nella conferenza stampa successiva alla decisione di giugno, la scelta di alzare i tassi non va letta come un semplice «rialzo assicurativo» ma come una mossa robusta rispetto a diversi scenari possibili sull’evoluzione dello shock energetico, secondo quanto riportato da ING; Lagarde ha comunque evitato di impegnarsi in anticipo su un percorso predefinito per le prossime riunioni. Per gli investitori europei questa divergenza significa che il tradizionale sincronismo tra le due banche centrali, che storicamente si sono mosse nella stessa direzione con qualche mese di scarto, si è temporaneamente rotto, complicando le previsioni sul cambio EUR/USD e di riflesso sul valore in euro di un portafoglio crypto.
M2, liquidità globale e il puzzle della correlazione con Bitcoin
Un’altra metrica seguita da chi investe in crypto è la massa monetaria M2 statunitense, un indicatore della liquidità complessiva nel sistema: contante, depositi, fondi monetari. Secondo i dati ufficiali, l’M2 USA ha toccato un record di circa 22.440 miliardi di dollari a gennaio 2026 (+4,29% su base annua) per poi salire ulteriormente a circa 22.800 miliardi di dollari entro aprile.
Storicamente un’espansione della massa monetaria ha preceduto o accompagnato fasi di rialzo di Bitcoin, sulla base dell’idea che più liquidità in circolazione finisca, con un certo ritardo, anche su asset rischiosi. Nel 2026 questa relazione si è però inceppata: nonostante la crescita di M2, Bitcoin ha attraversato mesi di lateralizzazione o calo. Una spiegazione seguita da diversi analisti è che la velocità di circolazione della moneta resti storicamente bassa, attorno a 1,4 nel quarto trimestre 2025, segno che buona parte di questa liquidità resta parcheggiata in depositi e fondi monetari invece di riversarsi su asset rischiosi, mentre la forza del dollaro sta compensando, almeno temporaneamente, l’effetto espansivo della liquidità.
Il punto rilevante per chi legge questi dati da fuori dagli Stati Uniti è che nessuna singola metrica, non i tassi, non M2, non il dot plot da soli, spiega il prezzo di Bitcoin; il quadro macro va letto nel suo insieme, e il 2026 è un anno in cui i diversi indicatori hanno mandato segnali meno coerenti del solito.
Cosa significa per gli investitori italiani: Consob, banche e fisco
Le decisioni della Fed non cambiano il perimetro normativo in cui opera chi investe in crypto dall’Italia, che resta quello del regolamento MiCA, pienamente applicabile dal 1° luglio 2026 anche per gli operatori italiani che in precedenza operavano sotto il regime transitorio nazionale. Come confermato dal comunicato congiunto di Consob e Banca d’Italia del 30 giugno 2026, in Italia sono 9 i soggetti abilitati a operare come prestatori di servizi per le cripto-attività al termine del periodo transitorio, con Consob competente su trasparenza, correttezza dei comportamenti e integrità del mercato, e Banca d’Italia su stabilità patrimoniale e contenimento dei rischi.
Questo quadro normativo riguarda gli intermediari con cui un investitore italiano interagisce, exchange, custodi, emittenti di token, ma non elimina l’esposizione, indiretta ma reale, alle decisioni di politica monetaria USA descritte in questo articolo. Vale poi la pena ricordare che la vigilanza bancaria e le regole di capitale per gli istituti che detengono crypto, un tema su cui la stessa Fed ha un ruolo diretto negli Stati Uniti insieme a OCC e FDIC, si intreccia sempre più con l’evoluzione normativa europea; per un approfondimento su come cambiano le regole per gli istituti di credito, si veda il nostro approfondimento sul bank crypto policy.
Sul fronte fiscale, la volatilità generata da riunioni come quella del 29 luglio ha un effetto pratico spesso sottovalutato: genera plusvalenze e minusvalenze che vanno gestite secondo le regole del Fisco italiano, indipendentemente da dove ha origine il movimento di prezzo. Chi ha realizzato plusvalenze nella prima parte del 2026 e non ha ancora regolarizzato la propria posizione può fare riferimento alla nostra guida su cosa fare se si è saltata la scadenza del 30 giugno, mentre chi vuole capire come si è arrivati agli attuali obblighi di compliance può ripartire dal nostro pezzo su come il Fisco ha iniziato a inviare le prime lettere di compliance. Anche la pianificazione di lungo periodo, per chi vuole strutturare il passaggio generazionale di un portafoglio crypto, beneficia di un quadro macro più stabile: la nostra guida su eredità e donazione delle criptovalute resta un buon punto di partenza indipendentemente dal ciclo dei tassi in corso.
Rischi e scenari per la seconda metà del 2026
Guardando ai mesi restanti del 2026, si possono delineare tre scenari, tutti plausibili alla luce dei dati disponibili a fine luglio.
- Scenario centrale (hold prolungato): la Fed mantiene i tassi fermi anche a luglio, aspetta ulteriori dati su lavoro e inflazione, ed eventualmente avvia un taglio cauto a settembre o più avanti in autunno. È lo scenario prezzato con maggiore probabilità dai futures dopo il CPI di metà luglio.
- Scenario dovish (taglio anticipato): un ulteriore deterioramento del mercato del lavoro spinge la Fed a tagliare prima del previsto, in un contesto di inflazione che continua a raffreddarsi; storicamente questo tipo di scenario ha coinciso con fasi di recupero per Bitcoin e per gli asset rischiosi in generale.
- Scenario hawkish (nuovo rialzo): la componente più preoccupata dall’inflazione legata a dazi, energia e domanda di intelligenza artificiale prevale, e la Fed segnala o attua un rialzo entro fine anno, come indicato dalla parte più restrittiva del FOMC nel dot plot di giugno; è lo scenario che ha già mostrato, il 17 giugno, quanto possa pesare sui prezzi crypto anche solo come rischio percepito.
A questi si aggiunge un rischio più istituzionale che di mercato: l’esito definitivo della causa legale di Lisa Cook e, più in generale, la tenuta dell’indipendenza percepita della Fed rispetto alle pressioni della Casa Bianca. Un ulteriore deterioramento su questo fronte rischia di alimentare volatilità indipendentemente dal dato macro del momento, perché tocca la credibilità dell’istituzione più che il singolo numero di inflazione o occupazione. Per chi investe in crypto, la sintesi pratica è che nella seconda metà del 2026 conviene guardare non solo al prezzo di Bitcoin ma al calendario Fed: le prossime riunioni del FOMC, i report mensili su occupazione e CPI/PCE, e le dichiarazioni pubbliche di Warsh, che avendo ridotto la forward guidance tradizionale lascia più spazio all’interpretazione, e quindi potenzialmente più volatilità, a ogni sua uscita pubblica.
Domande frequenti
Cos’è il FOMC e ogni quanto si riunisce?
Il Federal Open Market Committee (FOMC) è l’organo della Federal Reserve che decide il livello dei tassi d’interesse statunitensi. È composto da 12 membri con diritto di voto, i 7 governatori del Board, il presidente della Fed di New York e 4 presidenti delle Fed regionali a rotazione, e si riunisce 8 volte l’anno, circa ogni sei o sette settimane. In 4 di questi incontri pubblica anche il Summary of Economic Projections con il dot plot sulle attese future dei tassi.
Perché i tassi della Fed influenzano il prezzo di Bitcoin?
Quando la Fed alza i tassi o riduce la liquidità in dollari, il capitale tende a spostarsi verso asset percepiti come più sicuri, penalizzando Bitcoin e le altre crypto. Quando i tassi scendono o la liquidità aumenta accade il contrario: il dollaro tende a indebolirsi, il costo opportunità di detenere asset senza rendimento diminuisce e gli investitori tornano a cercare rendimento su asset più volatili, Bitcoin incluso.
Chi è Kevin Warsh e cosa cambia rispetto a Jerome Powell?
Kevin Warsh è presidente della Federal Reserve dal 22 maggio 2026, succeduto a Jerome Powell al termine del mandato di quest’ultimo. Ex governatore Fed tra il 2006 e il 2011, Warsh ha adottato uno stile comunicativo più asciutto rispetto a Powell, con dichiarazioni più brevi e senza forward guidance esplicita, insieme a un approccio dichiaratamente concentrato sul controllo dell’inflazione.
Quando è la prossima riunione della Fed nel 2026?
Dopo la riunione del 17 giugno 2026, il FOMC si riunisce nuovamente il 28 e 29 luglio 2026. Alla vigilia dell’incontro i futures monitorati dal CME FedWatch Tool indicavano un’ampia probabilità di un mantenimento dei tassi a luglio, con le attese di un primo taglio spostate su settembre, complice il rallentamento del mercato del lavoro e il raffreddamento dell’inflazione di giugno.
Come influisce la politica della Fed sugli investitori crypto italiani?
Gli investitori italiani sono esposti alla politica Fed soprattutto attraverso il cambio EUR/USD, che influenza il valore in euro di asset quotati in dollari, e attraverso l’effetto sulla liquidità globale che muove anche i mercati crypto europei. Il quadro normativo resta comunque quello del regolamento MiCA, con Consob e Banca d’Italia come autorità competenti in Italia, indipendentemente dalle decisioni prese a Washington.
Articolo a cura di Marco Belotti, redazione economica di HOGE Wire.