Bittensor: cos’è e come funziona nell’AI crypto
Bittensor trasforma l'AI in un mercato aperto di subnet e token TAO. La guida completa a dTAO, halving, rischi e perché Nvidia e Grayscale ora la seguono da vicino.
Quando il CEO di Nvidia paragona in diretta podcast una rete di crypto mining al progetto scientifico Folding@home, vuol dire che qualcosa nel settore dell’AI crypto è cambiato. È successo il 18 marzo 2026, quando Jensen Huang ha commentato a caldo un traguardo raggiunto da una subnet di Bittensor: l’addestramento distribuito di un modello linguistico da 72 miliardi di parametri, ottenuto senza un solo data center centralizzato, sfruttando computer collegati tramite normali connessioni internet. Da quel momento Bittensor, il protocollo che promette di trasformare la produzione di intelligenza artificiale in un mercato aperto e senza permessi, è uscito dalla nicchia degli appassionati di AI crypto per entrare nei radar di fondi come Grayscale e aziende come la stessa Nvidia.
Bittensor esiste dal 2021, ma il 2026 è l’anno in cui la rete ha attraversato il suo primo halving, raddoppiato la capacità delle proprie subnet e incassato la prima vera crisi di governance interna. Con il token TAO che secondo CoinGecko vale oggi circa 198,62 dollari, poco più di 175 euro, e una capitalizzazione di mercato di circa 1,91 miliardi di dollari, il progetto resta piccolo se paragonato ai giganti dell’AI centralizzata, ma è diventato un punto di riferimento per chi scommette su un’intelligenza artificiale prodotta fuori dai server di Amazon, Google e Microsoft. In questo articolo ricostruiamo come funziona la rete, cosa cambia con il sistema dTAO, quali sono le subnet più rilevanti, chi la governa davvero e quali rischi comporta, dalla sicurezza informatica alla regolamentazione europea.
Cos’è Bittensor e perché è tornato di moda
Bittensor nasce nel 2021 dal lavoro di Jacob Steeves, conosciuto nella community come Const, e Ala Shaabana, conosciuto come ShibShib. L’idea di fondo è costruire un mercato aperto per la produzione di beni digitali, in primo luogo intelligenza artificiale, ma anche storage e potenza di calcolo, in cui chiunque può contribuire e viene ricompensato in proporzione al valore generato. Il meccanismo ricorda da vicino quello di Bitcoin: invece di premiare chi fornisce hash rate per proteggere la rete, Bittensor premia chi fornisce modelli, dati o servizi di calcolo utili. Il protocollo è oggi coordinato dalla Opentensor Foundation, l’organizzazione non profit che sovrintende allo sviluppo del codice open source e alla direzione tecnica della rete.
L’unità di conto e di incentivo è TAO, un token con un tetto massimo fissato a 21 milioni di unità, esattamente come Bitcoin. Non è un caso: Steeves e Shaabana hanno costruito Bittensor come un esperimento di reti neurali su scala internet che riprende il modello di scarsità digitale di Bitcoin e lo applica alla produzione di intelligenza artificiale invece che alla sicurezza dei pagamenti.
Nel 2026 tre sviluppi hanno riportato il progetto al centro dell’attenzione: il primo halving dell’emissione di TAO, avvenuto il 12 dicembre 2025 secondo i dati raccolti da The Block; il raddoppio della capacità delle subnet da 128 a 256 con l’aggiornamento soprannominato Robin, arrivato in primavera; e l’ingresso di capitali istituzionali attraverso il trust di Grayscale, in attesa di conversione in ETF spot. A questi si aggiunge, come accennato in apertura, il traguardo tecnico raggiunto dalla subnet Templar, di cui parliamo più avanti.
Architettura di rete: subnet, miner e validator
Per capire Bittensor conviene abbandonare l’idea di una blockchain che si limita a validare transazioni. La rete è divisa in subnet, ciascuna delle quali è un piccolo mercato specializzato in un compito preciso: generazione di testo, traduzione, previsioni finanziarie, rendering grafico, storage decentralizzato o, come vedremo, addestramento di modelli linguistici. Ogni subnet ha due categorie di partecipanti. I miner mettono a disposizione la risorsa richiesta dalla subnet, che sia potenza di calcolo, un modello addestrato o un set di dati, e competono tra loro per fornire il servizio migliore. I validator, invece, testano il lavoro dei miner e assegnano un punteggio di qualità, un compito concettualmente vicino a quello che nel mondo dell’AI crypto viene chiamato verifiable compute, cioè la verifica indipendente che un calcolo sia stato eseguito correttamente.
Questa architettura rende Bittensor una sorta di rete di reti. La blockchain di base, chiamata Subtensor, si occupa di registrare le subnet, gestire lo staking e distribuire le emissioni di TAO; le subnet, sopra di essa, sono libere di definire le proprie regole su come i miner devono essere valutati. Il risultato pratico è che un progetto può aprire una subnet dedicata, per esempio, alla generazione di immagini, stabilire i propri criteri di qualità e lasciare che il mercato di miner e validator si autoregoli, mentre la rete madre si limita a distribuire la ricompensa in TAO in base a quanto quella subnet viene giudicata utile dal resto del sistema.
Aprire una nuova subnet non è gratuito: il protocollo richiede il blocco di una quantità di TAO che aumenta dinamicamente, raddoppiando a ogni nuova registrazione e riducendosi lentamente nel tempo se nessuno registra nuove subnet. Quel TAO non viene bruciato ma recuperato solo in caso di successiva chiusura della subnet, il che lo rende di fatto illiquido per tutta la durata di vita del progetto e agisce come un ulteriore freno alla proliferazione di subnet create senza un piano reale di utilizzo.
Il concetto di fondo, spostare l’esecuzione di modelli di intelligenza artificiale da server centralizzati a una rete di nodi indipendenti, è lo stesso che anima altri progetti del settore dell’inferenza decentralizzata, anche se Bittensor resta probabilmente il tentativo più ambizioso e longevo di applicarlo su scala.
Yuma Consensus: il meccanismo che assegna gli incentivi
Il cuore tecnico di Bittensor è un algoritmo chiamato Yuma Consensus, descritto nella documentazione ufficiale del protocollo. Periodicamente, ogni validator di una subnet invia un vettore di pesi che classifica il valore del lavoro svolto da ciascun miner che ha valutato. L’algoritmo raccoglie questi vettori da tutti i validator della subnet e li trasforma in due distinte distribuzioni di ricompensa: una per i miner, in base alla qualità del lavoro prodotto, e una per i validator, in base a quanto le loro valutazioni sono in linea con quelle degli altri validator.
Questo secondo punto è la parte più interessante del meccanismo. Un validator viene ricompensato tanto più quanto le sue valutazioni sono simili, in termini statistici, al consenso pesato per stake espresso dagli altri validator. Se un validator assegna un punteggio molto più alto a un miner rispetto al consenso generale, la sua valutazione viene scontata nel calcolo finale. Il meccanismo scoraggia così la collusione tra un singolo validator e un miner per gonfiare artificialmente le ricompense, anche se, come vedremo più avanti parlando della disputa con Covenant AI, non elimina del tutto i rischi di comportamenti opportunistici a livello di governance della singola subnet.
dTAO: quando il mercato ha sostituito i validator
Fino al febbraio 2025 Bittensor funzionava con quello che oggi viene chiamato retrospettivamente il modello «Legacy»: un consiglio di 64 validator decideva, tramite voto ponderato per stake, quali subnet ricevessero più o meno emissioni giornaliere di TAO. Era un sistema centralizzato nei fatti, anche se distribuito nella forma, perché lasciava a un piccolo gruppo di attori il potere di decidere quali aree dell’intelligenza artificiale la rete dovesse finanziare.
A febbraio 2025 la rete è passata al sistema Dynamic TAO, o dTAO, descritto nel whitepaper ufficiale del protocollo. Con dTAO ogni subnet ha ottenuto un proprio token, chiamato Alpha, e un proprio pool di liquidità che lo scambia contro TAO tramite un automated market maker basato sulla stessa formula a prodotto costante usata da Uniswap. Gli holder di TAO possono ora fare staking direttamente nelle subnet in cui credono, acquistando di fatto il token Alpha di quella subnet, e il prezzo di mercato di ciascun Alpha token determina quanta parte delle emissioni giornaliere di TAO quella subnet riceve.
Il cambiamento più importante è filosofico prima ancora che tecnico: con dTAO, TAO smette di essere un asset passivo e diventa capitale mobile che si sposta continuamente tra le subnet in base a quanto il mercato le ritiene utili in un dato momento, come spiegato in dettaglio da un’analisi di CoinGecko. In pratica, se una subnet perde rilevanza, il prezzo del suo Alpha token scende, la quota di emissioni che riceve si riduce automaticamente e i capitali defluiscono verso subnet percepite come più utili, senza bisogno di un intervento discrezionale da parte di un consiglio di validator.
Il rovescio della medaglia è che dTAO introduce una volatilità aggiuntiva che prima non esisteva: il valore dello stake di un utente in una subnet oscilla non solo con il prezzo di TAO ma anche con l’andamento specifico dell’Alpha token di quella subnet, un rischio che chi si avvicina per la prima volta a Bittensor tende a sottovalutare.
Tokenomics: supply, halving e i numeri di TAO oggi
Come Bitcoin, anche TAO ha un tetto massimo di 21 milioni di unità e un’emissione che si dimezza nel tempo. Il primo halving è avvenuto il 12 dicembre 2025, quando l’emissione giornaliera è scesa da 7.200 a 3.600 TAO, un evento che Grayscale Research ha descritto come una tappa nella maturazione della rete verso il tetto di 21 milioni di token. L’analista di Grayscale Will Ogden Moore ha scritto che «la storia di Bitcoin dimostra che un’offerta ridotta può aumentare il valore della rete anche a fronte di ricompense più basse», visto che sicurezza e valore di mercato della rete si sono rafforzati attraverso quattro halving successivi, aggiungendo che il primo halving di TAO segna «una tappa chiave nella maturazione della rete» via via che si avvicina al tetto di 21 milioni di token.
Ecco un riepilogo dei numeri principali di TAO alla data del 26 luglio 2026.
| Parametro | Valore |
|---|---|
| Supply massima | 21.000.000 TAO |
| Supply circolante | circa 9,6 milioni di TAO |
| Prezzo | 198,62 dollari (circa 175 euro) |
| Capitalizzazione di mercato (circolante) | circa 1,91 miliardi di dollari (circa 1,68 miliardi di euro) |
| Capitalizzazione completamente diluita (21 milioni) | circa 4,17 miliardi di dollari |
| Massimo storico (ATH) | 757,60 dollari, 7 marzo 2024 (circa 666 euro) |
| Emissione giornaliera pre halving | 7.200 TAO al giorno |
| Emissione giornaliera post halving (dal 12 dicembre 2025) | 3.600 TAO al giorno |
Fonte: elaborazione della redazione su dati CoinGecko e The Block, aggiornati al 26 luglio 2026 e soggetti a rapida variazione. Vale la pena notare che diverse piattaforme, nello stesso periodo, hanno riportato capitalizzazioni di mercato comprese tra i 2 e quasi i 4 miliardi di dollari per lo stesso token: la divergenza nasce quasi sempre dal confondere la capitalizzazione sul circolante con quella completamente diluita, calcolata sul tetto di 21 milioni di token. È un dettaglio che vale la pena tenere a mente prima di confrontare cifre trovate su fonti diverse.
Le subnet da conoscere nel 2026
Con la capacità di rete raddoppiata da 128 a 256 slot grazie all’aggiornamento Robin, le subnet attive sono ormai decine, ma poche concentrano la maggior parte del valore economico della rete. Tra le più rilevanti a metà 2026, secondo la ricostruzione di CoinGecko:
- Chutes (nota anche come «AWS decentralizzata»): fornisce inferenza serverless per modelli di grandi dimensioni a costi stimati fino all’85 per cento più bassi dei cloud provider tradizionali, ed è stata la prima subnet a superare i 100 milioni di dollari di capitalizzazione.
- Templar, o τemplar, la subnet numero 3: specializzata nel pre-training distribuito di modelli linguistici di grandi dimensioni, è la subnet dietro il traguardo Covenant-72B di cui parliamo nella prossima sezione.
- Gradients: utilizza una rete distribuita di GPU per addestrare modelli con tecniche di reinforcement learning from human feedback.
- Sportstensor: applica l’intelligenza artificiale previsionale della rete a scommesse sportive e mercati di previsione.
- Targon: punta sul confidential computing, un segmento con domanda enterprise concreta in settori come sanità e servizi finanziari.
Il meccanismo di dTAO rende questa classifica tutt’altro che stabile: quando la rete raggiunge il limite di slot disponibili, la registrazione di una nuova subnet forza l’uscita di quella con le performance più deboli, misurate sulla media mobile del prezzo del suo Alpha token. È un meccanismo di selezione competitiva che vale la pena ricordare a chi valuta di investire nel token di una singola subnet pensando che la sua posizione sia acquisita per sempre.
Va detto che la concentrazione di valore in poche subnet non è priva di conseguenze pratiche per chi si limita a comprare TAO senza entrare nel dettaglio delle singole subnet: la maggior parte della domanda di staking, e quindi della pressione di acquisto, si concentra oggi su un numero ristretto di progetti con prodotti già funzionanti, mentre decine di subnet più piccole restano essenzialmente scommesse ad alto rischio su idee ancora in fase di validazione.
Il «momento Templar»: quando Nvidia si è accorta di Bittensor
Il 10 marzo 2026 la subnet Templar ha completato l’addestramento di Covenant-72B, un modello linguistico da 72 miliardi di parametri allenato su circa 1.100 miliardi di token, distribuendo il calcolo su oltre 70 nodi indipendenti e senza permessi, collegati tramite normali connessioni internet residenziali e commerciali invece che tramite l’infrastruttura interna di un singolo data center. Il modello ha ottenuto un punteggio MMLU di 67,1, un risultato comparabile a quello di LLaMA-2-70B di Meta, un modello di riferimento del 2023.
La notizia ha attirato l’attenzione di alcune tra le figure più influenti del settore AI. Il momento più citato dalla stampa crypto resta l’episodio del podcast All-In, registrato dal vivo il 18 marzo 2026 durante la conferenza GTC di Nvidia a San Jose. Quando l’investitore Chamath Palihapitiya ha descritto a Jensen Huang, CEO di Nvidia, l’addestramento distribuito realizzato da Templar, Huang ha risposto paragonando il progetto a quella che ha definito «una nostra moderna versione di Folding at Home», il celebre progetto di calcolo distribuito dell’Università di Stanford dedicato alla ricerca sulle proteine, come riportato da CryptoTimes. Nelle ore successive al commento di Huang, il prezzo di TAO è salito di circa il 17 per cento.
Al di là dell’entusiasmo di mercato, l’importanza tecnica del traguardo di Templar sta nel dimostrare che l’addestramento di modelli di dimensioni rilevanti non richiede necessariamente un singolo cluster centralizzato di GPU, un’assunzione che fino a quel momento pochi, nel settore, avevano messo seriamente alla prova su questa scala.
Per la comunità di Bittensor, il traguardo di Templar ha anche un valore simbolico diverso da quello finanziario: dimostra che le subnet della rete non si limitano a rivendere accesso a modelli proprietari o a servizi cloud di terzi, ma possono produrre ricerca originale capace di attirare l’attenzione degli stessi laboratori che oggi dominano lo sviluppo dell’intelligenza artificiale centralizzata.
Governance e decentralizzazione: da Const a Covenant AI
Il 13 febbraio 2026 Jacob Steeves ha annunciato le proprie dimissioni da CEO della Opentensor Foundation, in quello che la comunità ha ribattezzato il suo «momento Satoshi», un riferimento diretto alla scomparsa di Satoshi Nakamoto dopo aver lasciato Bitcoin abbastanza stabile da funzionare senza di lui. Poco dopo anche Ala Shaabana ha lasciato il proprio ruolo esecutivo. Steeves ha chiarito che il suo coinvolgimento tecnico non sarebbe cambiato: «non cambierà molto, continuerò a essere nelle stesse call, a scrivere codice per la chain, a creare subnet […] e a suggerire cambiamenti, solo non più con la stessa autorità legale», ha scritto in un saggio pubblicato dopo l’annuncio e ripreso da SimplyTao.
La sincerità di questa transizione è stata messa alla prova due mesi dopo. Il 9 aprile 2026 Covenant AI, che gestiva tre subnet della rete, ha annunciato il proprio abbandono di Bittensor liquidando circa 37.000 TAO, all’epoca circa 10 milioni di dollari. Il fondatore di Covenant, Sam Dare, ha accusato pubblicamente Steeves di mantenere un controllo centralizzato sul protocollo dietro una facciata decentralizzata, sostenendo che le emissioni verso le subnet di Covenant fossero state sospese e che gli fossero stati tolti i poteri di moderazione, come ricostruito da CryptoTimes. Nelle sei ore successive alla notizia, TAO ha perso circa il 25 per cento del proprio valore, bruciando circa 650 milioni di dollari di capitalizzazione di mercato.
Va detto che si tratta di accuse unilaterali: né Steeves né la Opentensor Foundation hanno confermato pubblicamente la versione di Dare nei termini in cui è stata raccontata, e la vicenda resta, a oggi, un caso di parola contro parola. L’episodio resta comunque utile a inquadrare un punto reale: la governance di Bittensor, come quella di molti protocolli che si definiscono decentralizzati, dipende ancora in buona parte da decisioni tecniche che restano nelle mani di un numero ristretto di sviluppatori chiave, anche dopo l’uscita formale di scena dei fondatori dai ruoli esecutivi.
Sul piano formale, Bittensor prevede comunque un percorso di decentralizzazione della governance organizzato attorno a una struttura bicamerale: un Triumvirato composto da membri della Opentensor Foundation elabora le proposte di modifica al protocollo, dette BIT (Bittensor Improvement Tenets), mentre un Senato formato dai principali delegati per stake le approva o le respinge. È un impianto che lascia comunque alla Foundation un ruolo di iniziativa che il caso Covenant AI ha reso più visibile agli occhi della community.
Sicurezza: l’hack da 8 milioni di dollari e le minacce che continuano
Bittensor ha già affrontato almeno un incidente di sicurezza di rilievo. Nel luglio 2024 un attacco ha colpito gli utenti della rete attraverso una versione compromessa del pacchetto software ufficiale, caricata su PyPI, il repository di pacchetti Python più usato al mondo, spacciata per la versione 6.12.2 del codice ufficiale. Chi ha aggiornato il proprio nodo o wallet con quel pacchetto si è visto sottrarre le chiavi private, per un danno complessivo stimato in circa 8 milioni di dollari secondo la ricostruzione di Halborn, mentre l’investigatore on-chain ZachXBT ha successivamente stimato il furto complessivo fino a circa 28 milioni di dollari in TAO. La rete è stata sospesa temporaneamente per limitare i danni.
L’incidente del 2024 non è rimasto isolato. Nell’agosto 2025 sono stati individuati almeno cinque pacchetti «typosquat» caricati su PyPI in una finestra di appena 25 minuti, con nomi ingannevoli, varianti prive di una lettera o con prefissi aggiuntivi rispetto al pacchetto ufficiale, pensati per sottrarre fondi dai wallet degli sviluppatori durante normali operazioni di staking, come documentato da CyberSecurityNews. Il denominatore comune di entrambi gli episodi è che il punto debole non è quasi mai il protocollo Bittensor in sé, quanto la catena di distribuzione del software che sviluppatori e miner usano per interagire con la rete, un rischio strutturale comune a gran parte dell’ecosistema open source su cui vale la pena mantenere la guardia alta.
Capitali istituzionali: Grayscale, Nvidia e la corsa al primo ETF su TAO
Nel corso del 2026 Bittensor è diventato uno dei rari progetti dell’AI crypto a ricevere un’attenzione istituzionale concreta. Grayscale, che già offriva esposizione a TAO tramite un trust negoziato over the counter con ticker GTAO, ha depositato presso la SEC un emendamento al modulo S-1 nell’aprile 2026 per avvicinare il prodotto a una quotazione come ETF spot sul NYSE Arca, con una decisione dell’autorità attesa entro l’estate. Nello stesso periodo Grayscale ha aumentato la propria quota nel trust fino a superare il 40 per cento del veicolo, un segnale di convinzione che secondo alcune ricostruzioni di stampa ha contribuito a stabilizzare il sentiment dopo la crisi con Covenant AI.
Alla lista si aggiungono, secondo alcune ricostruzioni di stampa, anche Nvidia stessa e il fondo Polychain Capital, con un’esposizione combinata stimata attorno ai 620 milioni di dollari tra investimenti diretti e staking. È un dato da maneggiare con cautela: come ha sottolineato CryptoTimes nel riportarlo, non esiste una verifica on-chain pubblica della posizione attribuita a Nvidia, e né Nvidia né la Opentensor Foundation hanno confermato direttamente la cifra, che va quindi considerata indicativa più che definitiva.
Sul fronte dei servizi per investitori istituzionali, un accordo tra il custode BitGo e Yuma Group ha introdotto soluzioni di custodia e staking pensate specificamente per i token delle subnet, un tassello che punta a rendere Bittensor più accessibile a fondi e tesorerie aziendali abituati a standard di compliance più stringenti rispetto a quelli tipici del mercato retail.
L’interesse istituzionale per Bittensor si spiega soprattutto con la scarsità di alternative quotabili nel comparto AI crypto: la maggior parte dei progetti concorrenti non ha ancora una capitalizzazione né una liquidità paragonabili a quelle di TAO, che secondo CoinGecko movimenta in media decine di milioni di dollari di volumi giornalieri su decine di exchange. Per un fondo che cerca un’esposizione regolamentata al tema dell’intelligenza artificiale decentralizzata, resta oggi una delle poche opzioni con una storia di mercato di più di due anni alle spalle.
TAO nel confronto con gli altri asset dell’AI crypto
Bittensor non è l’unico progetto a scommettere sull’incontro tra intelligenza artificiale e blockchain. Confrontato con gli altri token principali del comparto, TAO resta il più capitalizzato, ma il divario con alcuni concorrenti diretti si è ridotto rispetto a un anno fa.
| Token | Prezzo (USD) | Prezzo (EUR, circa) | Capitalizzazione di mercato | Cosa fa |
|---|---|---|---|---|
| TAO (Bittensor) | 198,62 dollari | circa 175 euro | circa 1,91 miliardi di dollari | Mercato di subnet AI specializzate |
| RENDER (Render Network) | 1,48 dollari | circa 1,30 euro | circa 767 milioni di dollari | Rendering grafico su GPU decentralizzate |
| FET (Artificial Superintelligence Alliance) | 0,158 dollari | circa 0,14 euro | circa 354 milioni di dollari | Agenti AI autonomi, fusione tra Fetch.ai, SingularityNET e Ocean Protocol |
| AKT (Akash Network) | 0,476 dollari | circa 0,42 euro | circa 141 milioni di dollari | Marketplace di cloud computing decentralizzato |
Fonte: CoinGecko, dati del 26 luglio 2026, valori arrotondati e soggetti a forte variazione. Ogni progetto della tabella affronta il problema da un’angolazione diversa: Akash Network si concentra sul cloud computing decentralizzato in senso ampio, senza specializzarsi sull’AI; Render punta sul rendering grafico distribuito, con l’intelligenza artificiale come mercato aggiuntivo più che principale; la Artificial Superintelligence Alliance scommette sugli agenti AI autonomi. Bittensor resta il progetto che ha costruito l’infrastruttura di incentivi più elaborata per far competere direttamente tra loro i fornitori di intelligenza artificiale, un’impostazione che condivide più di un punto di contatto con progetti come Ritual, che punta invece a rendere l’inferenza AI verificabile e componibile on-chain.
Le regole del gioco in Italia: MiCA, Consob e fisco
Dal punto di vista regolamentare, TAO non è diverso da qualunque altro token scambiato su un exchange. Dal 1° luglio 2026 è scaduto definitivamente il regime transitorio previsto dal regolamento europeo MiCA, e da quella data solo i prestatori di servizi in cripto-attività autorizzati come CASP possono operare legalmente nei confronti di clienti dell’Unione europea, come ha ribadito Consob in una nota che riprende i chiarimenti dell’ESMA sugli obblighi degli operatori. In Italia, secondo le ricostruzioni disponibili, possono operare gli otto CASP autorizzati direttamente da Consob, a cui si aggiunge Banca Sella, oltre agli exchange esteri che hanno ottenuto il passaporto MiCA in un altro stato membro.
Consob e l’ESMA ricordano inoltre che MiCA non rende le criptovalute strumenti sicuri: non elimina la volatilità, il rischio di perdita del capitale né il rischio tecnologico legato a smart contract e infrastrutture come quelle descritte in questo articolo. Per chi opera su TAO da residente italiano, il consiglio ricorrente delle autorità è verificare tramite il registro ufficiale dell’ESMA se l’exchange utilizzato è davvero autorizzato, e a quale entità legale specifica ci si sta affidando, perché le tutele previste da MiCA si applicano solo all’entità autorizzata, non al marchio commerciale con cui l’exchange si presenta al pubblico.
Va precisato che la vigilanza sui prestatori di servizi in cripto-attività in Italia è ripartita tra due autorità con compiti distinti: Consob si occupa soprattutto di trasparenza informativa e correttezza dei comportamenti verso la clientela, mentre alla Banca d’Italia spettano gli aspetti prudenziali e la vigilanza sugli emittenti di token collegati a valute reali, un perimetro che oggi non riguarda direttamente TAO, ma che diventa rilevante se in futuro dovessero comparire strumenti come stablecoin o prodotti strutturati collegati alla rete.
Sul fronte fiscale, chi guadagna TAO facendo mining, gestendo una subnet o facendo staking in modo sistematico e organizzato rischia di superare la soglia che distingue l’attività occasionale da quella d’impresa, con conseguenze rilevanti su imposte e contributi, un tema affrontato nel dettaglio nel nostro approfondimento su quando trading e mining diventano reddito d’impresa. Anche le plusvalenze da semplice compravendita di TAO rientrano comunque nel regime ordinario di tassazione dei redditi diversi di natura finanziaria previsto in Italia per le cripto-attività.
Rischi e punti di attenzione da considerare
Al netto dell’entusiasmo per i traguardi tecnici, Bittensor resta un progetto ad alto rischio anche per gli standard, già elevati, del settore crypto. Vale la pena riassumere i principali punti critici emersi in questo articolo.
- Volatilità elevata: TAO tratta oggi a circa 175 euro, ben al di sotto del massimo storico di circa 666 euro (757,60 dollari) toccato il 7 marzo 2024 secondo CoinGecko, un calo di quasi il 74 per cento dal picco.
- Rischio di governance concentrata: nonostante le dimissioni formali dei fondatori dai ruoli esecutivi, la disputa con Covenant AI ha mostrato che il controllo tecnico reale può restare concentrato in poche mani.
- Rischio nella catena di distribuzione del software: due episodi distinti, nel 2024 e nel 2025, hanno dimostrato che pacchetti Python compromessi restano un vettore di attacco ricorrente per gli utenti della rete.
- Rischio di concentrazione del valore: poche subnet, come Chutes e Templar, concentrano gran parte della capitalizzazione dell’intero ecosistema, e con dTAO il capitale può defluire rapidamente da una subnet che perde terreno.
- Incertezza regolamentare: l’esito della richiesta di ETF spot di Grayscale e l’applicazione concreta di MiCA ai token delle singole subnet restano questioni aperte.
Cosa aspettarsi da qui in avanti
Nei prossimi mesi almeno tre fattori determineranno se Bittensor riuscirà a consolidare la propria posizione di progetto di riferimento nell’AI crypto: l’esito della richiesta di ETF spot di Grayscale, che porterebbe per la prima volta flussi di capitale regolamentati su TAO; la capacità delle nuove subnet aperte con l’espansione Robin di produrre valore reale invece di limitarsi a inseguire le emissioni giornaliere; e la tenuta della governance dopo la scomparsa formale dei fondatori dai ruoli esecutivi, un test che la disputa con Covenant AI ha già messo a nudo.
Resta poi la domanda di fondo che accompagna l’intero settore dell’AI crypto: se modelli come Covenant-72B, addestrati in modo distribuito su hardware eterogeneo e connessioni internet ordinarie, possano davvero competere nel tempo con i modelli sviluppati nei data center centralizzati di OpenAI, Google o Anthropic, oppure restino soprattutto una dimostrazione di fattibilità tecnica più che un’alternativa produttiva su larga scala. Per ora, il mercato sembra disposto a scommettere che la risposta non sia scontata.
Chi segue il settore da più tempo ricorderà che anche altri progetti di calcolo distribuito, ben prima dell’ondata crypto, avevano promesso di mettere in discussione il predominio dei grandi cluster centralizzati senza poi riuscire a scalare oltre la fase dimostrativa. Bittensor parte oggi da una posizione diversa, con un incentivo economico diretto che quei progetti non avevano, ma la domanda su quanto questo si traduca in modelli davvero competitivi con quelli commerciali resta, almeno per il momento, aperta.
Domande frequenti su Bittensor
Cos’è Bittensor e a cosa serve il token TAO?
Bittensor è un protocollo blockchain che crea un mercato aperto per la produzione di intelligenza artificiale: chi contribuisce con calcolo, dati o modelli utili viene ricompensato in TAO, il token nativo della rete con un tetto massimo di 21 milioni di unità. Il progetto è stato lanciato nel 2021 da Jacob Steeves e Ala Shaabana ed è oggi coordinato dalla Opentensor Foundation. TAO serve sia come incentivo per miner e validator sia come collaterale che gli utenti possono mettere in staking sulle singole subnet attraverso il sistema dTAO.
Come funzionano le subnet e chi guadagna TAO?
Ogni subnet è specializzata in un compito, ad esempio generazione di testo o previsioni sportive. I miner forniscono il servizio richiesto e competono tra loro, mentre i validator valutano la qualità del lavoro dei miner tramite l’algoritmo Yuma Consensus. Le ricompense in TAO vengono distribuite quotidianamente in base a queste valutazioni e a quanto il mercato, attraverso il prezzo dell’Alpha token della subnet, giudica utile quella specifica subnet.
Cos’è dTAO e cosa ha cambiato rispetto al sistema precedente?
Dynamic TAO, introdotto a febbraio 2025, ha sostituito il sistema precedente in cui un consiglio di 64 validator decideva quali subnet ricevessero più emissioni. Con dTAO ogni subnet ha un proprio token Alpha scambiabile contro TAO tramite un automated market maker, e sono gli holder di TAO, attraverso lo staking diretto nelle subnet, a decidere con le proprie scelte quali aree della rete ricevono più risorse.
È legale comprare o guadagnare TAO in Italia?
Sì, comprare TAO tramite un exchange autorizzato è legale in Italia. Dal 1° luglio 2026, con la fine del periodo transitorio MiCA, possono operare legalmente verso clienti italiani solo i CASP autorizzati da Consob o passaportati da un altro stato membro dell’Unione europea, verificabili tramite il registro pubblico dell’ESMA. Le plusvalenze da compravendita seguono il regime fiscale ordinario delle cripto-attività, mentre attività di mining o gestione di subnet svolte in modo sistematico possono configurare reddito d’impresa.
Quali sono i rischi principali di un investimento in TAO?
I rischi principali includono l’elevata volatilità del prezzo, dato che TAO tratta ancora molto sotto il massimo storico del marzo 2024, la concentrazione del controllo tecnico della rete in un numero ristretto di sviluppatori nonostante la retorica sulla decentralizzazione, i ripetuti attacchi alla catena di distribuzione del software attraverso pacchetti Python compromessi, e l’incertezza sull’esito delle richieste di ETF spot presentate da Grayscale.
Articolo a cura della redazione di HOGE Wire.