h hoge.gg
Subscribe
BTC$67,432.18+2.34%ETH$3,521.44+1.08%SOL$178.62-0.62%BNB$612.30+0.41%XRP$0.6234-0.18%ADA$0.4521+3.12%DOGE$0.1623+1.86%AVAX$38.71-1.24%LINK$17.84+0.92%HOGE$0.00004120+4.21%
BTC$67,432.18+2.34%ETH$3,521.44+1.08%SOL$178.62-0.62%BNB$612.30+0.41%XRP$0.6234-0.18%ADA$0.4521+3.12%DOGE$0.1623+1.86%AVAX$38.71-1.24%LINK$17.84+0.92%HOGE$0.00004120+4.21%
● AI x Crypto

Ritual: cos’è e come funziona nell’AI crypto

Ritual costruisce un'infrastruttura on-chain per l'intelligenza artificiale verificabile, tra Infernet e Ritual Chain. Ecco come funziona, chi la finanzia e perché il token non esiste ancora.

Cos’è Ritual, in breve

Ritual è un progetto crypto che prova a rispondere a una domanda semplice da porre e complicata da risolvere: come si fa a far ragionare un modello di intelligenza artificiale dentro uno smart contract, senza dover credere sulla parola a un server che promette di aver eseguito il calcolo in modo corretto? Il progetto nasce nel 2023 per iniziativa di due ex partner di Polychain Capital, Niraj Pant e Akilesh Potti, e si è sviluppato in due fasi distinte. La prima, Infernet, è una rete di oracoli lanciata a novembre 2023 per portare l’inferenza di modelli di intelligenza artificiale on-chain senza dover modificare le blockchain esistenti. La seconda, Ritual Chain, è una blockchain Layer 1 pensata da zero, tuttora in fase di testnet a metà 2026, che integra l’esecuzione di modelli AI direttamente nelle regole di consenso della rete.

A quasi tre anni dal lancio, Ritual ha raccolto oltre 30 milioni di dollari (circa 26 milioni di euro al cambio attuale) da investitori come Archetype e Polychain Capital, ha costruito un’architettura tecnica piuttosto elaborata e ha stretto partnership con nomi noti del settore come EigenLayer e Story Protocol. Quello che ancora manca è un mainnet pubblico e un token ufficialmente negoziabile. Per chi segue da vicino il filone dell’AI crypto, di cui abbiamo già raccontato l’inferenza decentralizzata e il calcolo verificabile, Ritual è probabilmente il tentativo più ambizioso di costruire un’infrastruttura nativa per l’intelligenza artificiale su blockchain.

Il problema che Ritual dice di voler risolvere

La tesi di partenza di Ritual è la stessa che negli ultimi anni ha motivato buona parte del filone dell’AI crypto: l’infrastruttura per addestrare ed eseguire modelli di intelligenza artificiale, cioè GPU, data center e le API che li espongono al pubblico, è concentrata nelle mani di un numero ristretto di aziende. Chi costruisce un’applicazione sopra un modello di terze parti deve fidarsi che il fornitore stia davvero eseguendo il modello dichiarato, che non lo abbia silenziosamente modificato o degradato per risparmiare sui costi, e che continuerà a garantire l’accesso alle stesse condizioni anche in futuro. Per un’app di consumo questo è un fastidio accettabile; per uno smart contract che gestisce fondi in base a un output generato da un modello AI, è un problema di fiducia molto più difficile da ignorare.

«L’intelligenza artificiale sta raggiungendo un punto di svolta, perché il suo ecosistema centralizzato e monopolizzato minaccia la crescita futura», ha dichiarato Niraj Pant, cofondatore di Ritual, poco dopo l’annuncio del primo round di finanziamento del progetto, a Forbes. È lo stesso nodo che Vitalik Buterin, cofondatore di Ethereum, aveva messo a fuoco in un saggio del gennaio 2024 dedicato all’incontro tra crypto e intelligenza artificiale: «Se un modello di intelligenza artificiale che gioca un ruolo chiave in un meccanismo è chiuso, non puoi verificarne il funzionamento interno, e quindi non è migliore di un’applicazione centralizzata», scriveva Buterin, sostenendo che solo strumenti come le prove crittografiche o l’hardware specializzato possono restituire un minimo di verificabilità a un output generato da un modello che nessuno può ispezionare direttamente (vitalik.eth.limo). Ritual prova a rispondere proprio a questa esigenza, prima con Infernet e poi, in modo molto più ambizioso, con Ritual Chain.

Chi ha fondato Ritual

Ritual è stata fondata nel 2023 da Niraj Pant e Akilesh Potti, entrambi ex general partner di Polychain Capital, uno dei fondi di venture capital più attivi del settore crypto. Prima di Ritual, Pant si era occupato in Polychain di investimenti nell’infrastruttura DeFi; Potti, formatosi tra Cornell e MIT in machine learning, aveva lavorato come ricercatore ML in Palantir e come trader quantitativo in Goldman Sachs prima di passare al venture capital.

Attorno ai due fondatori si è formato un team che, secondo The Block, include persone provenienti da Polychain, DeepMind, Paradigm, Coinbase, Citadel e Palantir: un mix di competenze tra ricerca AI, trading quantitativo e infrastruttura blockchain che si riflette abbastanza chiaramente nel tipo di prodotto che Ritual ha finito per costruire. Il progetto si appoggia anche a un gruppo di advisor con un peso non indifferente nel settore: Illia Polosukhin, cofondatore di NEAR Protocol e coautore del paper che ha introdotto l’architettura Transformer alla base dei moderni LLM; Sreeram Kannan, fondatore di EigenLayer; e Tarun Chitra, fondatore della società di risk management Gauntlet.

A gennaio 2024 si è aggiunto un nome più insolito per un progetto di infrastruttura AI: Arthur Hayes, cofondatore ed ex CEO di BitMEX, entrato come advisor con l’obiettivo dichiarato di contribuire alla finanziarizzazione dell’intelligenza artificiale on-chain. Hayes ha commentato l’ingresso con toni piuttosto informali su X: «Le mie posizioni crypto più AI continuano a crescere. Felicissimo di aggiungere Ritual al mix. Questo bull market sarà divertente. Yachtzee!!!» (The Block).

Quanto ha raccolto Ritual, e chi ci ha creduto

Ritual ha annunciato il suo primo round, un Series A da 25 milioni di dollari (circa 22 milioni di euro al cambio attuale), a novembre 2023. A guidarlo è stato il fondo Archetype, con la partecipazione di Accomplice, Robot Ventures, dao5, Accel, Dialectic Capital, Anagram, Avra e Hypersphere Ventures, oltre ad angel investor come Balaji Srinivasan (CoinDesk). Ad aprile 2024 Polychain Capital, il fondo per cui entrambi i fondatori avevano lavorato, è tornato a investire con quello che CoinDesk ha definito un round multimilionario senza specificarne l’importo esatto, portando la raccolta complessiva sopra i 30 milioni di dollari (CoinDesk).

Per il settore dell’AI crypto non è una cifra enorme, soprattutto se paragonata a round più recenti come quello da 50 milioni di dollari raccolto da Nous Research, un altro progetto di intelligenza artificiale decentralizzata di cui parliamo più avanti. Ma è comunque bastata a finanziare quasi tre anni di sviluppo, un team che oggi conta diverse decine di persone e un’architettura tecnica insolitamente ambiziosa per un progetto ancora privo di mainnet. Ecco le tappe principali del percorso di Ritual fino a oggi.

DataTappa
Novembre 2023Series A da 25 milioni di dollari (circa 22 milioni di euro) guidata da Archetype; lancio di Infernet
Gennaio 2024Arthur Hayes, cofondatore di BitMEX, entra come advisor
Febbraio 2024Partnership con EigenLayer per la sicurezza economica della rete
Marzo 2024Partnership con Story Protocol e MyShell per la proprietà intellettuale dei modelli AI
Aprile 2024Investimento multimilionario di Polychain Capital, raccolta totale sopra i 30 milioni di dollari (circa 26 milioni di euro)
18 novembre 2024Lancio del testnet pubblico di Ritual Chain e nascita della Ritual Foundation
Aprile 2026Apertura di una fase di testnet riservata a chi possiede determinati ruoli sul Discord ufficiale
Giugno 2026Programma Genesis: 1.000 posti riservati ai primi utenti che distribuiscono un agente autonomo sulla rete

Infernet, il primo tassello

Infernet è il prodotto con cui Ritual ha debuttato, ed è tuttora l’unico componente della rete realmente in produzione. È una rete di oracoli decentralizzata pensata per uno scopo preciso: permettere a uno smart contract di chiedere l’esecuzione di un modello di intelligenza artificiale, in genere troppo pesante per girare direttamente on-chain, e ricevere il risultato on-chain senza dover modificare la blockchain sottostante. Funziona su Ethereum, Base e Arbitrum (The Block).

Nella pratica, uno sviluppatore impacchetta un modello, che può essere un LLM, un modello classico esportato in formato ONNX o un modello di generazione immagini, dentro un container e lo registra su un Infernet Node. Il nodo riceve le richieste di calcolo dallo smart contract del cliente, esegue il modello off-chain e restituisce il risultato on-chain. Il codice del nodo e degli strumenti di supporto è open source, il che ha permesso a diversi team terzi di costruire integrazioni proprie senza dover chiedere il permesso a Ritual. Il caso d’uso più citato resta MyShell, una piattaforma per creare chatbot e applicazioni AI generative, che ha integrato Infernet per eseguire i modelli caricati dagli utenti, aprendo la strada alla partnership con Story Protocol di cui parliamo più avanti.

Infernet resta però, per costruzione, un compromesso: aggiunge un livello di accesso on-chain a un calcolo che avviene comunque off-chain, senza garanzie molto forti sul fatto che il modello dichiarato sia davvero quello eseguito. È proprio per superare questo limite che Ritual ha iniziato a costruire una blockchain propria.

Ritual Chain: come funziona Superposition

Ritual Chain è una blockchain Layer 1 compatibile con l’EVM, il motore di esecuzione di Ethereum, ma con una differenza sostanziale rispetto a una normale rete EVM: non tutte le transazioni vengono eseguite allo stesso modo da tutti i validatori. La documentazione ufficiale descrive l’architettura con la sigla TEE-EOVMT, un EVM esteso con task macchina verificabili eseguiti off-chain, e chiama Superposition il meccanismo con cui i due modelli di esecuzione convivono sullo stesso stato condiviso (documentazione di Ritual).

Il ragionamento alla base è semplice da spiegare, anche se non banale da costruire. Le operazioni deterministiche, come un trasferimento di token o una scrittura su storage, vengono eseguite con il modello classico dell’EVM: ogni validatore ripete lo stesso calcolo e verifica che il risultato coincida con quello degli altri, in quella che viene chiamata esecuzione replicata. Le operazioni non deterministiche, come l’inferenza di un LLM, una chiamata HTTP o l’orchestrazione di un agente autonomo, non possono funzionare allo stesso modo, per due motivi. Il primo è quella che la documentazione chiama inversione dei costi: replicare un’inferenza AI su ogni validatore vorrebbe dire pretendere che ognuno possieda hardware GPU identico, il che distruggerebbe la decentralizzazione della rete anziché proteggerla. Il secondo è la non determinatezza vera e propria: l’aritmetica in virgola mobile delle GPU produce risultati leggermente diversi a seconda dell’hardware e dell’ordine in cui vengono eseguite le operazioni in parallelo, e i modelli linguistici, quando campionano con una temperatura maggiore di zero, sono per progettazione stocastici. Come si legge nella documentazione: «Due validatori onesti che eseguono lo stesso modello sullo stesso input possono produrre output diversi. Non è un bug. È l’aritmetica IEEE 754 sotto riduzione parallela» (Ritual Foundation).

Per questi carichi di lavoro, Ritual Chain usa quella che chiama esecuzione delegata: il calcolo viene eseguito una sola volta, dentro un Trusted Execution Environment, un ambiente hardware isolato che produce una prova firmata crittograficamente di quale codice ha girato su quale input. Questa attestazione viene registrata on-chain tramite un contratto chiamato TEEServiceRegistry, e i blocchi accettano solo risultati provenienti da executor registrati con un’attestazione valida. In pratica, la correttezza non si verifica più confrontando più esecuzioni indipendenti, come fa l’EVM classico, ma verificando che l’hardware giusto abbia eseguito il codice giusto sull’input giusto. È lo stesso approccio, basato sulla fiducia nell’hardware più che in una prova crittografica pura, che abbiamo descritto parlando di calcolo verificabile a proposito di EigenCompute: rispetto alle prove a conoscenza zero, le TEE sono molto più veloci ed economiche da eseguire, ma spostano la fiducia dal codice al produttore del chip, con tutti i rischi che questo comporta e di cui parliamo più avanti.

Le due modalità restano comunque parte dello stesso stato condiviso: una chiamata delegata a un LLM può leggere uno storage slot appena scritto da un trasferimento replicato nello stesso blocco, il che permette ai due modelli di esecuzione di comporsi liberamente dentro lo stesso contratto e alle applicazioni di passare dall’uno all’altro senza cambiare le convenzioni con cui chiamano i propri contratti.

Precompile, Scheduler e wallet per agenti autonomi

Ritual Chain non si limita a offrire un modo per delegare calcoli AI: integra direttamente nel protocollo sedici precompile ripartiti su sette categorie funzionali, dall’inferenza fino all’autenticazione via passkey (Ritual Foundation). L’idea è che funzioni oggi disponibili solo tramite librerie esterne o oracoli di terze parti diventino primitive di prima classe della blockchain stessa, alla pari di una firma digitale o di un trasferimento di token.

CategoriaCosa faEsempi di precompile
ThinkingEsegue modelli di intelligenza artificialeInferenza LLM, modelli classici via ONNX, inferenza su dati cifrati
ActingFa comunicare il contratto con il mondo esternoChiamate HTTP sincrone e asincrone, esecuzione di agenti autonomi
RememberingGestisce stato e automazione nel tempoGestione chiavi decentralizzata (DKMS), Scheduler
ProvingVerifica firme e prove crittograficheFirme Ed25519 e P-256, prove a conoscenza zero
PrivacyProtegge dati sensibiliGestione di secret via ECIES, pagamenti x402
AuthenticationAutentica utenti e agentiWallet basati su passkey (WebAuthn)

Due funzioni meritano un approfondimento perché toccano da vicino il tema degli agenti AI autonomi, uno dei filoni più discussi dell’intero settore AI crypto. La prima è lo Scheduler, un contratto di sistema che permette a un altro contratto di attivarsi a intervalli regolari senza bisogno di un bot esterno, un cosiddetto keeper, che invii periodicamente una transazione: basta chiamare una funzione di programmazione e sarà il proponente del blocco a invocare automaticamente il callback ai blocchi previsti. È un dettaglio tecnico che conta parecchio per un agente autonomo che deve, per esempio, ribilanciare un portafoglio ogni giorno o ripetere una stessa azione a intervalli fissi senza dipendere da un’infrastruttura esterna che qualcuno deve comunque gestire e pagare.

La seconda è l’autenticazione via passkey: i wallet degli agenti possono autenticarsi con lo standard WebAuthn invece che con una seed phrase tradizionale, un’opzione pensata per ridurre uno dei rischi più concreti nella gestione delle chiavi da parte di software autonomo. Per i calcoli più lunghi, come la generazione di un’immagine o l’esecuzione di un intero agente, Ritual Chain usa un modello a due fasi: una prima transazione registra la richiesta e restituisce un identificativo del task, una seconda, effettuata più avanti tramite un callback separato, ne consegna il risultato. Un meccanismo che la documentazione chiama sender lock impedisce a un singolo wallet di avere più di una richiesta asincrona pendente alla volta, per evitare che la mempool si intasi di richieste parallele dello stesso mittente.

Le partnership: EigenLayer, Story Protocol e MyShell

Due partnership, entrambe risalenti al 2024, hanno definito buona parte della strategia di Ritual. La prima, annunciata a febbraio 2024 con EigenLayer, riguarda la sicurezza economica della rete. Ritual ha costruito un Actively Validated Service che permette a chi ha effettuato il restaking di ETH tramite EigenLayer, oggi ribattezzato EigenCloud, di mettere a disposizione della rete Ritual anche capacità di calcolo GPU, ricevendo in cambio una remunerazione e accettando condizioni di slashing in caso di comportamento scorretto (Cointelegraph). In pratica, invece di dover convincere da zero un pool di operatori a garantire la sicurezza della propria rete, Ritual attinge al capitale già ri-messo in staking tramite EigenLayer, che nei momenti migliori del 2026 ha superato i 15 miliardi di dollari per poi ridimensionarsi in modo sensibile nei mesi successivi, restando comunque uno dei più grandi bacini di capitale condiviso dell’intero settore crypto. Per una rete ancora giovane come Ritual Chain, appoggiarsi a un pool di sicurezza già esistente è un modo per evitare il classico problema del cold start, anche se, come vedremo più avanti, importa anche la volatilità di quel pool.

La seconda partnership, annunciata a marzo 2024 con Story Protocol, riguarda la proprietà intellettuale dei modelli AI. L’idea è che uno sviluppatore che ospita un proprio modello su Ritual possa registrarlo come IP Asset su Story Protocol, una blockchain pensata apposta per tracciare la proprietà intellettuale on-chain, in modo da poter dimostrare che un contenuto testuale, un’immagine o una voce generati sono davvero opera di quel modello, con tanto di watermarking per la provenienza (CoinDesk). MyShell è stata la prima piattaforma a integrare questo stack, permettendo ai propri creator di ospitare modelli su Ritual, registrarli su Story Protocol e mantenere il controllo su come vengono utilizzati e remunerati.

Ritual Foundation e la tabella di marcia 2026

Il 18 novembre 2024, lo stesso giorno del lancio del testnet pubblico di Ritual Chain, il progetto ha annunciato la nascita della Ritual Foundation, un’organizzazione indipendente incaricata di promuovere l’adozione della tecnologia attraverso grant, programmi educativi e iniziative rivolte alla community (The Block). Il suo programma di grant più visibile, chiamato Shrine, finanzia e incuba team che costruiscono applicazioni all’incrocio tra intelligenza artificiale e crypto sopra l’infrastruttura di Ritual, senza scadenze fisse e a prescindere dallo stadio di sviluppo del progetto candidato.

Nel corso del 2026 la rete ha continuato ad ampliare l’accesso al testnet per gradi. Ad aprile è stata aperta una fase riservata a chi possedeva determinati ruoli sul server Discord del progetto; a giugno è arrivato il programma Genesis, che riserva 1.000 posti a chi per primo distribuisce con successo un agente autonomo sulla rete, rivendicabili tramite un comando dedicato sul Discord ufficiale. È un approccio graduale, tipico dei progetti che vogliono testare l’infrastruttura con utenti reali prima di aprirla a tutti, ma resta il fatto che, a quasi due anni dal lancio del primo testnet pubblico, Ritual non ha ancora comunicato una data di mainnet.

Il token RITUAL: cosa c’è, e cosa manca ancora

Una delle domande più cercate online su Ritual riguarda, prevedibilmente, il token. La risposta, a metà del 2026, è che non esiste ancora un token RITUAL ufficiale negoziabile su alcun exchange. Quello distribuito ai partecipanti del testnet tramite faucet serve esclusivamente a pagare le commissioni di rete durante la fase sperimentale e non ha alcun valore di mercato; Ritual non ha pubblicato una tokenomics, una tabella di allocazione né una data di Token Generation Event.

Vale la pena essere espliciti su un punto: su alcuni exchange decentralizzati circolano già token con nomi simili, «RITUAL» o varianti come «AI Ritual», che non hanno alcun legame con il progetto descritto in questo articolo, hanno una liquidità minima e vanno considerati a tutti gli effetti non ufficiali. È un fenomeno comune nel periodo che precede il lancio di un token vero, quando chiunque può creare un contratto con lo stesso nome su una rete permissionless: prima di acquistare qualunque cosa che si presenti come «il token di Ritual», conviene verificare gli annunci sui canali ufficiali del progetto piuttosto che fidarsi del nome di un contratto trovato su un aggregatore di prezzi.

Quello che si può dire con ragionevole certezza è che, quando e se Ritual deciderà di lanciare un token, difficilmente lo farà senza aver prima definito con precisione come collegare la distribuzione al lavoro effettivamente svolto sulla rete, un po’ come hanno fatto altri progetti di infrastruttura decentralizzata negli ultimi lanci del settore. Se e quando quel giorno arriverà, e un eventuale airdrop dovesse premiare chi ha partecipato a Shrine, ai Ritual Quests o al programma Genesis, chi vive in Italia dovrà comunque fare i conti con le regole ordinarie sulla tassazione delle plusvalenze in criptovalute: ne abbiamo scritto in dettaglio nella nostra guida su crypto tax 2026.

Ritual nel panorama dell’AI crypto

Ritual non è sola nel tentativo di far incontrare intelligenza artificiale e blockchain, anche se il modo in cui lo fa la distingue abbastanza nettamente dai concorrenti più affermati. Come abbiamo raccontato parlando di inferenza decentralizzata, Bittensor punta su un mercato di sottoreti in cui chi produce output migliori viene ricompensato di più, un modello di marketplace più che di infrastruttura di esecuzione. Chainlink, il più grande operatore di oracoli del settore, ha nel frattempo iniziato ad aggiungere servizi legati all’intelligenza artificiale sopra la propria rete già esistente, sfruttando una base di integrazioni che Ritual dovrà ancora costruirsi da zero. Gensyn, che ha lanciato mainnet e token nell’aprile 2026, si concentra soprattutto sulla verifica del training distribuito tramite un meccanismo di dispute crypto-economico, un approccio diverso rispetto alle TEE di Ritual. Nous Research, infine, sta sviluppando Psyche, una rete per il pretraining distribuito di modelli su Solana: ha raccolto una Series A guidata da Paradigm a una valutazione già superiore al miliardo di dollari, pur non avendo ancora lanciato un token.

ProgettoApproccioStatoCapitalizzazione o valutazione
RitualLayer 1 nativo per l’AI, verifica tramite TEESolo testnet, nessun tokenNon applicabile
Bittensor (TAO)Marketplace di sottoreti per l’intelligenza artificialeLive dal 2021Circa 1,9 miliardi di dollari, 1,6 miliardi di euro (CoinGecko)
Chainlink (LINK)Oracoli, ora anche per dati e servizi AILive dal 2019Circa 6,4 miliardi di dollari, 5,6 miliardi di euro (CoinGecko)
Gensyn (AI)Verifica crypto-economica del training distribuitoMainnet da aprile 2026, token molto volatileOltre il 75% sotto il massimo storico (metà luglio 2026)
Nous ResearchPretraining decentralizzato (rete Psyche, su Solana)Token non ancora lanciatoValutazione implicita superiore al miliardo di dollari

Sul fronte specifico della verifica del calcolo, Ritual condivide con EigenCompute la scelta delle TEE, mentre altri protocolli puntano su prove a conoscenza zero, più lente ma crittograficamente più solide, o su meccanismi ottimistici basati su finestre di contestazione. Non esiste, almeno per ora, un approccio che vinca su tutti i fronti: ognuno scambia velocità, costo o grado di fiducia richiesto per ottenere qualcos’altro, ed è proprio questo compromesso a rendere il confronto tra i vari progetti tutt’altro che scontato.

I rischi da tenere d’occhio

Prima di considerare Ritual un’infrastruttura matura, vale la pena elencare gli elementi che restano apertamente irrisolti, alcuni tecnici, altri più legati ai tempi di esecuzione del progetto.

  • Fiducia nell’hardware. La sicurezza dell’intero modello di esecuzione delegata dipende dall’integrità delle TEE fornite dai produttori di chip. Nel corso degli anni sono stati documentati diversi attacchi side-channel contro implementazioni TEE di più fornitori: non è un rischio teorico, ed è concettualmente diverso dalla fiducia senza permessi che la crittografia pura, come le prove a conoscenza zero, promette di offrire.
  • Sicurezza economica presa in prestito. Affidarsi al restaking di EigenLayer per una parte della sicurezza della rete significa importarne anche la volatilità. Un capitale ri-messo in staking che si riduce in modo sensibile, come accaduto più volte tra il 2025 e il 2026, riduce anche il costo per un operatore malevolo di comportarsi in modo scorretto.
  • Superficie di attacco degli agenti autonomi. Dare a un software la possibilità di firmare transazioni in autonomia, magari attraverso lo Scheduler enshrined in Ritual Chain, apre a una classe di rischi ancora poco esplorata, dal prompt injection alla manipolazione degli input che un agente riceve dall’esterno. Il settore degli agenti AI on-chain ha già registrato precedenti di questo tipo su altre reti.
  • Tempo ed esecuzione. Ritual sviluppa la propria architettura dal 2023 ed è ancora in fase di testnet a metà 2026, mentre concorrenti come Gensyn hanno già lanciato mainnet e token. Un’architettura più elaborata, con sedici precompile enshrined e un modello di esecuzione a due percorsi, comporta anche più margine di errore prima del lancio definitivo.

Le regole per l’Italia e per l’Europa

Per chi opera dall’Italia, la parte più rilevante della storia di Ritual non è, almeno per ora, quella regolamentare: Infernet e Ritual Chain sono infrastruttura, non un prodotto finanziario, e finché non esisterà un token negoziabile non scattano gli obblighi previsti per i fornitori di servizi in cripto-attività. Il quadro di riferimento resta comunque quello del regolamento MiCA, il cui periodo transitorio per l’Italia si è concluso il 1° luglio 2026: da quella data, come confermato dal comunicato congiunto di Consob e Banca d’Italia, solo i soggetti autorizzati come CASP, Crypto-Asset Service Provider, possono offrire servizi in cripto-attività a clienti italiani, e alla scadenza del periodo transitorio risultavano autorizzati appena nove soggetti (Consob). In base al decreto legislativo 129/2024, che ha recepito MiCA in Italia, Consob vigila su trasparenza, correttezza dei comportamenti e integrità del mercato, mentre Banca d’Italia si occupa degli aspetti prudenziali e della stabilità finanziaria.

Se Ritual dovesse un giorno lanciare un token e farlo quotare su un exchange che serve clienti europei, sarebbe quell’exchange, più che il protocollo in sé, a dover rispettare gli obblighi di white paper e le regole sui CASP previste da MiCA: un principio che vale anche per il sistema bancario italiano, sempre più attento a chi offre l’accesso alle cripto-attività piuttosto che al solo protocollo sottostante, come abbiamo raccontato parlando di come cambiano le regole per le banche in materia di criptovalute. Vale poi la pena ricordare che i derivati su cripto-attività, a differenza degli spot, restano disciplinati dalla MiFID II e non da MiCA, una distinzione che tornerà utile se in futuro dovessero comparire strumenti derivati legati a un ipotetico token RITUAL. Sul fronte più specifico dell’intelligenza artificiale, l’ESMA ha già chiarito che l’uso di sistemi AI nei servizi di investimento non sospende gli obblighi di governance e responsabilità previsti dalla MiFID II: un principio che, per estensione, si applicherebbe a qualunque intermediario europeo decidesse in futuro di offrire prodotti collegati a un agente autonomo costruito su Ritual.

Cosa aspettarsi da qui in avanti

Ci sono almeno quattro segnali che vale la pena monitorare nei prossimi mesi. Il primo è, prevedibilmente, una data di mainnet: finché Ritual Chain resta in testnet, ogni discussione sulla sua sicurezza economica reale rimane in gran parte teorica. Il secondo è la pubblicazione di una tokenomics completa, che chiarirebbe se e come il lavoro svolto durante Shrine, i Ritual Quests e il programma Genesis si tradurrà in un’allocazione concreta di token. Il terzo è quanto capitale resterà effettivamente disponibile tramite l’AVS costruito su EigenLayer, un dato che dipende da dinamiche in gran parte fuori dal controllo di Ritual. Il quarto è se le applicazioni incubate tramite il programma Shrine, a partire da MyShell, riusciranno a portare un utilizzo reale sulla rete prima ancora che esista un token a incentivarlo: è probabilmente l’unico modo per distinguere un’infrastruttura che funziona davvero da una che si limita a promettere di funzionare.

Il modo in cui altri progetti AI crypto lanciati di recente hanno performato sul mercato, con oscillazioni di prezzo molto ampie nei giorni immediatamente successivi al debutto, suggerisce che anche un eventuale token RITUAL, quando arriverà, andrebbe valutato con le stesse cautele riservate a qualunque asset ad alta volatilità e liquidità ancora ridotta.

Domande frequenti

Cos’è Ritual nel mondo delle criptovalute?

Ritual è un progetto che costruisce infrastruttura blockchain per eseguire modelli di intelligenza artificiale in modo verificabile. Comprende Infernet, una rete di oracoli lanciata nel 2023 che porta l’inferenza AI on-chain, e Ritual Chain, una blockchain Layer 1 ancora in fase di testnet che integra l’esecuzione di modelli AI direttamente nel protocollo.

Che cos’è Infernet e a cosa serve?

Infernet è una rete di oracoli decentralizzata che permette a uno smart contract su Ethereum, Base o Arbitrum di richiedere l’esecuzione di un modello di intelligenza artificiale e ricevere il risultato on-chain, senza dover modificare la blockchain sottostante. È il primo prodotto lanciato da Ritual ed è tuttora l’unico componente della rete in produzione.

Esiste già un token RITUAL da comprare?

No. A metà 2026 Ritual non ha lanciato alcun token ufficiale, non ha pubblicato una tokenomics e non ha annunciato una data di Token Generation Event. I token con nomi simili che circolano su alcuni exchange decentralizzati non sono affiliati al progetto e vanno trattati con la massima cautela.

Cosa significa Superposition nell’architettura di Ritual Chain?

È il nome che Ritual dà al proprio modello di esecuzione ibrido: le operazioni deterministiche vengono replicate ed eseguite da ogni validatore come su una normale rete EVM, mentre le operazioni non deterministiche, come l’inferenza di un modello AI, vengono delegate a un Trusted Execution Environment che produce un’attestazione hardware verificabile on-chain.

Quali sono i rischi principali di Ritual?

I principali sono la dipendenza dalla sicurezza hardware delle TEE, l’aver appoggiato parte della sicurezza economica al restaking di EigenLayer, la superficie di attacco ancora poco esplorata degli agenti autonomi, e il rischio esecutivo di un progetto che dopo quasi tre anni non ha ancora lanciato un mainnet pubblico.

Giulia Moretti, redazione HOGE Wire.

Share 𝕏 Post Telegram