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Come creare un Ordinal nel 2026: guida pratica su Bitcoin

Creare un Ordinal su Bitcoin nel 2026 costa pochi euro, grazie alle commissioni ai minimi. Guida pratica passo-passo: wallet bc1p, commit-reveal, sat rari, marketplace e fisco.

Creare un Ordinal, cioè iscrivere un contenuto direttamente dentro la blockchain di Bitcoin, non è mai stato tecnicamente più semplice né economicamente più conveniente di adesso. A inizio settembre 2026 la rete viaggia in una finestra di commissioni bassissime, e questo cambia tutto per chi vuole imparare senza rischiare cifre importanti. Questa guida spiega, passo dopo passo, come funziona un’inscription, quali strumenti servono, quanto costa davvero, come evitare gli errori irreversibili e come gestire la parte fiscale in Italia.

Perché il 2026 è il momento giusto per creare un Ordinal

La ragione è semplice: le commissioni di rete sono al minimo. Il 3 settembre 2026 bastano circa 3 sat/vB per entrare nel blocco successivo e 2 sat/vB in modalità economica, con un mempool arretrato di poco più di trenta blocchi (dati ChainQuery). Tradotto per chi comincia: una piccola immagine può finire on-chain per pochi euro, contro i 100 e più dollari di commissione media dei giorni di picco del 2024, quando la mania delle inscriptions saturava ogni blocco.

Il contesto di mercato aiuta a spiegare la calma. Bitcoin scambia intorno ai 69.500 euro (poco meno di 81.000 dollari), in rialzo di quasi il 5% in una giornata, ma pur sempre sotto il massimo storico di 126.080 dollari toccato il 6 ottobre 2025 (CoinGecko). Sul versante speculativo, ORDI, il token che nel 2023 rese famoso il fenomeno, vale circa 3,57 euro, quasi il 96% sotto il suo picco del marzo 2024 (CoinGecko). Il rumore si è spento, e con lui la febbre delle fee. Per approfondire il quadro dei prezzi rimandiamo alla nostra analisi su Bitcoin e la stretta di Warsh.

Eppure il protocollo è tutt’altro che morto: le inscriptions totali hanno superato i 107 milioni entro gennaio 2026, e il solo marzo 2026 ha registrato quasi 47 milioni di dollari di vendite (KuCoin). Chi crea oggi lo fa in un ambiente economico e tollerante agli errori: il momento ideale per fare pratica.

C’è un secondo motivo, meno ovvio, per cui vale la pena imparare adesso. Il 2026 ha visto un forte consolidamento dell’infrastruttura: diversi servizi hanno chiuso e i volumi si sono concentrati su poche piattaforme solide. Per chi entra oggi, un ecosistema più snello significa meno strumenti improvvisati da testare e più chiarezza su dove creare, custodire e rivendere. La febbre speculativa che rendeva tutto costoso e caotico è passata, e ciò che resta è un protocollo maturo, documentato e sorprendentemente accessibile anche a chi non ha competenze tecniche avanzate.

Ordinals in due minuti: che cosa stai davvero creando

Il protocollo Ordinals, ideato da Casey Rodarmor e attivo dal 21 gennaio 2023, assegna un numero di serie a ogni singolo satoshi (l’unità minima di Bitcoin, un centomilionesimo di BTC) secondo l’ordine in cui viene estratto, tracciandolo con una logica FIFO. Su quel satoshi numerato si può poi «iscrivere» un contenuto: un’immagine, un testo, un file audio, persino una piccola pagina web. Il risultato è ciò che Rodarmor preferisce chiamare un «artefatto digitale», perché a suo dire il termine NFT gli suonava «contaminato».

La differenza rispetto a un NFT classico è sostanziale: qui il contenuto vive interamente dentro Bitcoin, non su un server esterno o su IPFS. Tutto questo è possibile grazie a due aggiornamenti del protocollo: SegWit (2017), che separò i dati di firma dal resto della transazione, e Taproot (novembre 2021), che rese la spesa via script più flessibile ed economica. Abbiamo raccontato quel percorso nella scheda su Taproot verso i cinque anni e nel confronto tra Ordinals e NFT tradizionali. Creare un Ordinal, quindi, significa scrivere un dato permanente nel libro mastro più difeso al mondo.

Vale la pena capire lo spirito del progetto, perché aiuta a scegliere che cosa iscrivere. Rodarmor ha sempre rivendicato un approccio quasi ludico, riassunto nel suo invito a rendere di nuovo divertente Bitcoin, e ha insistito sulla natura di artefatto completo: a differenza di molti NFT, un Ordinal non rimanda a un file ospitato altrove, ma porta con sé i propri dati e la propria storia sul satoshi che lo ospita. Questa autosufficienza è ciò che molti collezionisti apprezzano, ed è al tempo stesso ciò che rende ogni scelta iscritta definitiva: non c’è un server da aggiornare, solo la catena.

Sotto il cofano: commit, reveal e la busta dell’inscription

Un’inscription non è una singola transazione, ma due. La prima, detta commit, crea un output Taproot che si impegna a uno script contenente il contenuto. La seconda, detta reveal, spende quell’output e rivela il contenuto on-chain (documentazione ufficiale su docs.ordinals.com). È per questo che, tra commit e reveal, di solito passa circa un’ora: due conferme distinte.

Il contenuto vero e proprio viaggia dentro una «busta» (envelope) fatta di condizionali mai eseguiti. La struttura minima è questa: OP_FALSE, poi OP_IF, il marcatore di testo «ord» che distingue le inscriptions da altri usi, un campo che indica il tipo di contenuto (per esempio text/plain o image/png), il corpo del dato e infine OP_ENDIF. Poiché la busta è di fatto un no-op, non altera la validità della transazione. Un limite tecnico da conoscere: ogni singolo push di dati non può superare i 520 byte, quindi i file grandi vanno spezzati in più push.

Il motivo per cui tutto ciò costa poco è lo «sconto sul witness» introdotto da SegWit: un byte di dati witness pesa una sola unità di peso, contro le quattro di un byte ordinario, cioè uno sconto del 75% (una spiegazione chiara è su Hashrate Index). Ecco perché le inscriptions vivono nel campo witness di una spesa Taproot, con il tetto pratico di circa 4 MB per blocco. Meno peso significa meno commissioni, ed è la leva economica che ha reso Bitcoin un supporto praticabile per i dati.

In pratica, questa struttura a due transazioni ha alcune conseguenze da tenere a mente. La commit è una transazione piccola e ordinaria, mentre la reveal è quella che porta il peso del contenuto e quindi la parte maggiore della commissione. Se la reveal resta indietro perché la fee è troppo bassa, l’inscription semplicemente non è ancora completata: nulla è perso, ma il satoshi impegnato resta vincolato finché la transazione non conferma. Per questo conviene impostare da subito una fee rate coerente con lo stato del mempool, invece di puntare troppo in basso e ritrovarsi ad attendere ore.

La checklist prima di cominciare

Prima di toccare qualsiasi bottone, prepara l’essenziale. La regola d’oro è una: non usare mai il wallet dei tuoi risparmi. Un errore di sat control può fare sparire un’inscription o un satoshi raro tra le commissioni.

  • Un wallet compatibile con Taproot, cioè che generi indirizzi che iniziano con bc1p.
  • Un po’ di BTC per pagare le commissioni: anche 20 o 30 euro sono più che sufficienti per iniziare in questa finestra a fee basse.
  • Un wallet dedicato agli Ordinals, separato da quello principale, per evitare di spendere per sbaglio inscriptions o sat rari come fee.
  • Un backup sicuro e offline della seed phrase, mai in una foto o in una chat.
  • La consapevolezza che l’operazione è irreversibile: una volta on-chain, un’inscription non si cancella né si modifica.

Wallet e strumenti: le tre strade per inscrivere

Esistono tre modi per creare un’inscription, con gradi crescenti di controllo e di difficoltà. Il primo è ospitare in proprio il software di riferimento ord: massimo controllo, ma richiede un nodo Bitcoin completo e dimestichezza con la riga di comando. Il secondo, il più diffuso tra chi comincia, usa un wallet con funzione di inscription integrata: carichi il file, il wallet costruisce commit e reveal, tu firmi. Il terzo si appoggiava a servizi ospitati che facevano tutto il lavoro tecnico, ma proprio qui il 2026 ha lasciato il segno.

Il servizio storico, OrdinalsBot, il primo in assoluto ad aprire circa un mese dopo il lancio del protocollo, ha annunciato la chiusura il 20 agosto 2026, mettendo in vendita marchio, proprietà intellettuale e novanta repository di codice per via del mercato in contrazione (BeInCrypto). Chi legge vecchie guide che lo indicano come opzione principale sta leggendo istruzioni superate. Meglio orientarsi sui wallet self-custodial ancora attivi, come mostra la nostra guida di riferimento e quella di Xverse.

StrumentoTipoLivelloNote 2026
UniSatEstensione con inscription integrataPrincipianteCarichi il file, firma commit e reveal, on-chain in circa un’ora
XverseWallet mobile e desktop bc1pPrincipianteOttimo per ricevere, custodire e rivendere Ordinals
LeatherWallet desktopIntermedioBuon controllo sugli UTXO, adatto a chi vuole gestire i sat
OKX WalletWallet con marketplace integratoPrincipianteMint e scambio nello stesso ambiente
ordIndexer e wallet ufficiale da riga di comandoAvanzatoMassimo controllo, richiede un nodo completo

Guida passo-passo: la tua prima inscription

Vediamo il percorso più semplice, quello con un wallet a inscription integrata. I passaggi sono simili tra UniSat e gli altri strumenti equivalenti.

  1. Installa il wallet dal sito ufficiale (verifica sempre l’indirizzo esatto per evitare cloni) e crea un nuovo portafoglio dedicato agli Ordinals, salvando la seed phrase offline.
  2. Copia il tuo indirizzo Taproot, quello che inizia con bc1p, e invia una piccola somma di BTC dal tuo wallet principale o da un exchange autorizzato.
  3. Apri la sezione di inscription e carica il file. Per un’immagine, resta sotto i 60 KB circa; per una GIF, sotto i 200 KB: ridurre il peso significa ridurre la commissione.
  4. Imposta la fee rate in sat/vB. In una finestra tranquilla come quella attuale, 2 o 3 sat/vB sono adeguati; alza il valore solo se hai fretta o se stai partecipando a un mint affollato.
  5. Indica l’indirizzo bc1p su cui vuoi ricevere l’Ordinal (di norma lo stesso wallet) e controlla il riepilogo: vedrai la commissione totale come somma di commit e reveal.
  6. Firma entrambe le transazioni. In genere entro un’ora l’inscription è confermata; puoi verificarla su un explorer come Ordiscan cercando l’ID dell’inscription.

Se qualcosa va storto (fee troppo bassa, transazione bloccata nel mempool), non farti prendere dal panico: nella maggior parte dei casi la transazione resta valida e verrà confermata quando il mempool si sfolla, oppure puoi usare tecniche come la RBF per rilanciare la commissione.

Una volta confermata, dedica qualche minuto alla verifica. Cerca l’ID dell’inscription su un explorer, controlla che il tipo di contenuto sia quello giusto e che il satoshi sia finito nell’indirizzo previsto. È buona abitudine annotare l’ID, l’indirizzo e la data: ti servirà sia per la rivendita sia per la documentazione fiscale. Se hai usato un wallet caldo per l’operazione, valuta di trasferire l’Ordinal di valore su un dispositivo hardware, ricordando di usare la funzione di sat control per non spendere per errore il satoshi iscritto durante lo spostamento.

Le commissioni: come si calcolano e come non pagarle troppo

La commissione di una transazione Bitcoin si calcola moltiplicando la dimensione virtuale (in vByte) per la fee rate scelta (in sat/vB). Un’inscription pesa di più di un semplice pagamento perché porta con sé il contenuto, ma lo sconto sul witness lavora a tuo favore. La conseguenza pratica è netta: più il file è grande, più costa; e più la rete è congestionata, più sale la fee rate necessaria.

Il consiglio di chi conosce bene i mint affollati vale la pena ascoltarlo. Leonidas, creatore del token DOG e dell’airdrop Runestone, ha spiegato che quando una collezione sta per esaurirsi conviene offrire commissioni nettamente sopra la media per non restare tagliati fuori, perché in quei momenti tutti fanno la stessa cosa e vince il miglior offerente; se invece il progetto non andrà sold out subito, meglio aspettare le finestre di calma, tipicamente il weekend e la notte nordamericana, quando le fee scendono (consigli riportati da Decrypt). È esattamente la logica che rende settembre 2026 così comodo per fare esperimenti.

PrioritàFee rate tipica (set. 2026)Quando usarla
Massima (blocco successivo)circa 3 sat/vBHai fretta o partecipi a un mint conteso
Mediacirca 2 sat/vBUso normale, confermi in pochi blocchi
Economica1-2 sat/vBNon hai fretta, notte o weekend
Mint molto affollatoben sopra la mediaSolo se il tempo di conferma è critico

Una nota di realismo sui costi: nella finestra attuale, una piccola immagine costa spesso pochi euro di sole commissioni di rete; con file più pesanti o in periodi di congestione la cifra sale rapidamente. Non fidarti di stime fisse in valuta: il numero che conta è sempre la fee rate del momento, che puoi controllare in tempo reale prima di firmare.

Sat rari: come non bruciarli, e come cacciarli

Il protocollo Ordinals non serve solo a iscrivere contenuti: introduce anche una scala di rarità dei satoshi, basata sulla loro posizione nella storia di Bitcoin. Alcuni collezionisti danno più valore al satoshi in sé (per esempio il primo di un blocco o di un’epoca di halving) che al contenuto iscritto sopra. Ecco perché il sat control è cruciale: se il tuo wallet spende inconsapevolmente un sat raro come commissione, lo perdi per sempre.

RaritàDefinizioneFrequenza
CommonQualsiasi sat che non sia il primo del suo bloccoLa stragrande maggioranza
UncommonIl primo sat di ogni bloccoUno per blocco
RareIl primo sat di ogni periodo di difficoltà (2.016 blocchi)Circa uno ogni due settimane
EpicIl primo sat di ogni epoca di halvingCirca uno ogni quattro anni
LegendaryIl primo sat di ogni ciclo (sei halving)Estremamente raro
MythicIl primo sat del blocco genesiUnico

Per la caccia ai sat, il software ord ha una funzione di sat hunting integrata, ed esistono explorer come Ordiscan che scansionano un indirizzo alla ricerca di satoshi speciali; una panoramica didattica delle categorie è nell’academy di Ledger. Attenzione però alle valutazioni: i prezzi dei sat rari sono molto volatili e spesso illiquidi, quindi vanno presi come indicazioni qualitative, non come quotazioni affidabili. Buona parte dei sat più rari, tra l’altro, è custodita nei cold wallet degli exchange, il che spinge alcuni gruppi a depositi e prelievi ripetuti pur di intercettarli.

Sul piano operativo, il sat control significa poter scegliere quali UTXO spendere e quali proteggere. I wallet più attenti agli Ordinals permettono di congelare o etichettare i satoshi speciali, così da non usarli mai come input di una transazione qualsiasi. La regola prudente per chi comincia è semplice: tieni i sat che potrebbero avere valore su un wallet separato e movimentali il meno possibile. Vale anche il contrario: quando prelevi BTC da un exchange per pagare le fee stai quasi sempre ricevendo sat comuni, il che va benissimo per le commissioni, ma non aspettarti tesori nascosti in un prelievo qualunque.

Recursion: inscrivere di più spendendo di meno

Quando i file diventano pesanti, il costo di scriverli per intero on-chain sale in fretta. La risposta del protocollo si chiama recursion: invece di duplicare un dato già presente nella blockchain, una nuova inscription può richiamarlo tramite endpoint dedicati. I principali sono /content/<INSCRIPTION_ID> per il contenuto di un’altra inscription, /r/blockheight, /r/blockhash e /r/blocktime per i dati di blocco, e /r/children o /r/parents per le relazioni tra inscriptions (documentazione su docs.ordinals.com).

Il vantaggio è concreto: una libreria di codice, un foglio di stile o un algoritmo di arte generativa vengono scritti una volta sola, e migliaia di opere successive li richiamano invece di riscriverli, con transazioni molto più piccole e commissioni ridotte. Gli endpoint ricorsivi godono inoltre di garanzie di stabilità: i campi non vengono rinominati né rimossi, così un’opera che dipende da altre non rischia di rompersi in futuro. È la base tecnica su cui, dopo la stagione delle immagini statiche, sono nate applicazioni e collezioni interamente on-chain.

Un esempio concreto rende l’idea. Collezioni come OCM Dimensions, considerata la prima raccolta di Ordinals 3D interamente ricorsiva, riescono a mantenere ogni singolo pezzo sotto il chilobyte proprio perché richiamano risorse condivise già presenti on-chain invece di duplicarle (documentazione su OKX). Per chi crea, la lezione pratica è che progettare pensando alla recursion, separando le parti comuni da quelle uniche, può abbattere in modo drastico il costo di una collezione numerosa senza rinunciare alla piena residenza dei dati sulla catena.

Quando l’inscription è un token: BRC-20 e Runes

Non tutte le inscriptions sono immagini. Nel marzo 2023 lo sviluppatore pseudonimo Domo usò semplici inscriptions in formato testo (JSON) per creare BRC-20, uno standard sperimentale di token fungibili su Bitcoin, con operazioni di deploy, mint e transfer. Il primo e più noto è ORDI, oggi con una capitalizzazione intorno agli 87 milioni di dollari (circa 75 milioni di euro) e una fornitura fissa di 21 milioni di unità (CoinGecko). BRC-20, però, è inefficiente e dipende dalla fiducia negli indexer.

Per superarne i limiti, lo stesso Rodarmor ha lanciato Runes il giorno dell’halving di aprile 2024: un protocollo di token nativo del modello UTXO, più pulito ed efficiente, pensato anche per dare ai miner nuove commissioni proprio mentre il sussidio di blocco si dimezzava. Mintare un BRC-20 o una Rune non è come iscrivere un’opera: si tratta di partecipare a distribuzioni spesso competitive, dove la strategia sulle fee descritta sopra fa la differenza. Chi vuole capire lo stato di quel mercato può leggere il nostro punto sui Runes e il fisco italiano, mentre chi arriva da Ethereum troverà utile il confronto con gli NFT tradizionali già citato.

C’è anche una dimensione economica che va oltre il singolo utente. Ordinals e Runes hanno generato negli anni centinaia di milioni di commissioni per i miner, e questo tocca un tema delicato per Bitcoin: con il sussidio di blocco che si dimezza a ogni halving, le fee dovranno prima o poi sostenere una fetta crescente della sicurezza della rete. Chi crea inscriptions, che lo voglia o no, partecipa a questo mercato dello spazio di blocco. È una delle ragioni per cui il dibattito tra chi vede le inscriptions come domanda utile e chi le considera un abuso resta così acceso.

Cursed inscriptions e la regola dell’irreversibilità

Agli albori del protocollo, alcune inscriptions create in modi non previsti dal software venivano marchiate come «cursed» (maledette) e numerate con valori negativi, a partire da meno uno e a scendere. Rientravano in questa categoria, per esempio, più inscriptions nella stessa transazione, quelle che usavano il campo pointer o quelle con metadati oltre i 520 byte. Con l’evento chiamato Jubilee, al blocco 824.544, Rodarmor ha «riabilitato» quelle inscriptions: da allora ciò che prima era maledetto viene indicizzato nella sequenza principale con numeri positivi (una spiegazione tecnica è su Hiro).

La lezione pratica va oltre la curiosità storica: su Bitcoin non esiste il tasto «annulla». Una volta confermata, un’inscription non si può modificare né eliminare, il tipo di contenuto sbagliato resta sbagliato per sempre, e un satoshi speso per errore non torna indietro. È il rovescio della permanenza che rende preziosi gli Ordinals. Prima di firmare, ricontrolla il file, il content-type e l’indirizzo di destinazione: la prudenza qui vale più della velocità.

Dove rivendere: la mappa dei marketplace nel 2026

Creare è metà del percorso; l’altra metà è saper vendere in un mercato che nel 2026 si è ridisegnato. La grande uscita è stata quella di Magic Eden, che ha chiuso il trading di Ordinals ed EVM il 9 marzo 2026 per concentrarsi su Solana (Invezz). A giugno è toccato all’explorer Ord.io, chiuso per motivi finanziari (Crypto Briefing), e ad agosto, come detto, a OrdinalsBot. Chi resta, resta più forte.

PiattaformaFunzioneStato 2026
UniSatMint, marketplace, explorerAttiva, tra i punti di riferimento
OKX NFTMarketplace Ordinals e RunesAttiva
XverseWallet con scambio integratoAttiva
Horizon MarketMarketplace OrdinalsLanciato il 30 marzo 2026
Magic EdenEx marketplace BitcoinUscito dal Bitcoin a marzo 2026
Ord.ioEx explorerChiuso a giugno 2026

Il consolidamento non è di per sé una brutta notizia. Meno piattaforme improvvisate significano infrastrutture più solide e liquidità concentrata sulle collezioni riconosciute. Per chi crea oggi, la regola è semplice: verifica dove si scambia la tua nicchia prima di inscrivere, così saprai già dove esporre l’opera.

Mettere in vendita è più semplice di quanto sembri, ma richiede attenzione. Sulla maggior parte dei marketplace la vendita avviene tramite una transazione parzialmente firmata: tu firmi un ordine che trasferirà l’Ordinal solo quando qualcuno pagherà il prezzo richiesto, senza affidare l’asset a un custode. Verifica sempre le commissioni della piattaforma e non dare per scontate le royalty: su Bitcoin non esiste un meccanismo di protocollo che le imponga, quindi il loro rispetto dipende dalle politiche del singolo marketplace. Diffida di offerte troppo generose e di richieste di firma che non corrispondono all’importo pattuito.

Sicurezza: drainer, siti falsi e PSBT ostili

Il mondo delle inscriptions attira anche truffatori. Le minacce più comuni sono i wallet drainer nascosti dietro finti siti di mint, le estensioni clonate e le richieste di firma di transazioni parzialmente firmate (PSBT) costruite per svuotare il portafoglio invece che per completare una vendita legittima. La difesa è comportamentale prima ancora che tecnica.

  • Scarica wallet ed estensioni solo dai domini ufficiali, digitandoli a mano invece di seguire link di annunci o messaggi.
  • Non firmare mai una transazione senza capire che cosa autorizza: leggi input e output, e diffida di firme «alla cieca».
  • Tieni gli Ordinals di valore su un wallet hardware e usa un wallet caldo dedicato solo per gli esperimenti.
  • Verifica gli ID delle inscriptions su un explorer indipendente prima di comprare o vendere.
  • Ricorda che nessun mint legittimo ti chiederà mai la seed phrase.

Due truffe meritano un’attenzione particolare. La prima è l’address poisoning: ricevi una minuscola transazione da un indirizzo costruito per assomigliare a uno che usi spesso, nella speranza che un giorno tu copi quello sbagliato dalla cronologia. La seconda è il finto supporto: nessun team ufficiale ti scriverà mai per primo in chat privata chiedendo di verificare il wallet. In entrambi i casi la difesa è la stessa: rallentare, controllare carattere per carattere gli indirizzi e non lasciarsi mettere fretta. Sulla catena di Bitcoin un errore vale quanto una firma, ed è altrettanto definitivo.

Un’ultima nota culturale: non tutti nella comunità Bitcoin amano le inscriptions. Lo sviluppatore Luke Dashjr le definisce da tempo «spam» che sfrutta una falla di Bitcoin Core, e le filtra nei nodi che gestisce. Sapere che il dibattito esiste aiuta a leggere con lucidità le notizie su possibili restrizioni future.

Fisco e regole in Italia: Consob, MiCA e il 33%

Creare un Ordinal ha conseguenze fiscali che conviene capire prima, non dopo. Il punto delicato è che pagare in BTC per mintare o comprare è, agli occhi del Fisco italiano, una cessione della cripto usata: se quel Bitcoin si è rivalutato dall’acquisto, realizzi una plusvalenza. E quando in futuro venderai l’inscription per euro o per altra cripto, quella cessione genera a sua volta una plusvalenza da dichiarare.

Dal 1 gennaio 2026 le plusvalenze su cripto-attività scontano un’imposta sostitutiva del 33%, come confermato dalla Legge di Bilancio dopo il ridimensionamento della proposta iniziale al 42% (CoinDesk). L’aliquota ridotta al 26% resta soltanto per le stablecoin in euro conformi a MiCA, un dettaglio che abbiamo approfondito nella guida sul perché le stablecoin in euro pagano il 26%. Per Ordinals e BRC-20 vale il 33%, la franchigia da 2.000 euro non esiste più, il costo di carico segue il criterio LIFO e chi custodisce in autonomia deve comunque compilare il quadro RW per il monitoraggio, oltre all’imposta di bollo dello 0,2%. Attenzione anche al profilo di chi crea in modo abituale: la Cassazione, con la sentenza 8269 del 2025, ha ricondotto i proventi di un artista che vende NFT al reddito da lavoro autonomo, non alla tassazione piatta.

Sul piano pratico, chi realizza plusvalenze le dichiara nel quadro RT del Modello Redditi, mentre il quadro RW serve al monitoraggio delle attività detenute, comprese quelle in autocustodia, senza una soglia minima di esonero. Tenere una contabilità ordinata (date, importi in euro al momento di ogni operazione, costo di carico) non è un vezzo: dal 2027 gli exchange dell’Unione inizieranno a comunicare i dati dei clienti al Fisco tramite la direttiva DAC8, e i disallineamenti tra quanto dichiarato e quanto segnalato possono generare lettere di compliance. Per chi opera in autocustodia il flusso di segnalazione automatica non scatta, ma gli indirizzi restano spesso collegati all’identità tramite gli on-ramp con verifica KYC.

Sul fronte della vigilanza, in Italia la Consob presidia la condotta di mercato e la tutela degli investitori, mentre la Banca d’Italia cura gli aspetti prudenziali, all’interno del quadro europeo MiCA il cui periodo transitorio si è chiuso il 1 luglio 2026 (Consob). Va chiarito un punto ricorrente: MiCA non regola il protocollo Ordinals in quanto tale, ma i servizi e gli emittenti. Gli NFT unici e non fungibili restano fuori dal perimetro, però le serie ampie e le collezioni numerose possono essere considerate indizi di fungibilità e finire sotto le regole, con una valutazione caso per caso affidata all’ESMA (CMS). Un’opera 1 di 1 e una collezione da diecimila pezzi non ricevono necessariamente lo stesso trattamento. Per il livello di pagamento e regolamento, infine, molti guardano già a soluzioni come Lightning Network, che estende Bitcoin verso transazioni più rapide ed economiche.

Domande frequenti

Quanto costa creare un Ordinal nel 2026?

Dipende dalla dimensione del file e dalla congestione della rete. All’inizio di settembre 2026 le commissioni sono ai minimi, intorno a 2-3 sat/vB (ChainQuery), quindi una piccola immagine può costare pochi euro di sole fee di rete. File più grandi o periodi affollati fanno salire il conto: controlla sempre la fee rate del momento prima di firmare.

Serve saper programmare per inscrivere?

No. Con un wallet a inscription integrata come UniSat o con un wallet Taproot come Xverse basta caricare il file, impostare la commissione e firmare due transazioni. La strada tecnica con il software ufficiale ord offre più controllo, ma richiede un nodo Bitcoin completo e la riga di comando.

Posso cancellare o modificare un’inscription?

No. Una volta confermata on-chain, un’inscription è permanente e immutabile: non esiste alcun modo per modificarne il contenuto o eliminarla. Per questo è fondamentale ricontrollare file, tipo di contenuto e indirizzo di destinazione prima di firmare la transazione reveal.

Gli Ordinals sono legali in Italia e come vengono tassati?

Sì, creare e scambiare Ordinals è legale. Dal 1 gennaio 2026 le plusvalenze su cripto-attività, Ordinals inclusi, scontano un’imposta sostitutiva del 33%; il 26% resta solo per le stablecoin in euro conformi a MiCA. Chi custodisce in autonomia deve compilare il quadro RW e versare l’imposta di bollo dello 0,2%.

Qual è la differenza tra un Ordinal e un BRC-20 o una Rune?

Un Ordinal è di norma un contenuto unico (un’immagine, un testo) iscritto su un singolo satoshi. BRC-20 e Runes usano invece il meccanismo delle inscriptions e degli UTXO per creare token fungibili: unità intercambiabili come ORDI o DOG. Mintarli significa partecipare a distribuzioni spesso competitive, non creare un’opera singola.

Marcus Okafor scrive di Bitcoin, protocolli e mercati on-chain per HOGE Wire.

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