Bitcoin sotto i 70.000 euro: il lavoro USA riapre il rischio rialzo
Il boom di 162 mila posti di lavoro ad agosto, quasi il triplo delle attese, gela il rimbalzo di Bitcoin e riaccende le scommesse su un rialzo Fed il 16 settembre. Ora tutto dipende dal CPI dell'11.
Per quasi tutto il 2026 gli operatori hanno imparato a tifare per dati deboli. Venerdì 4 settembre hanno ottenuto l’esatto contrario, e la reazione del prezzo racconta meglio di qualunque analisi in quale regime ci troviamo. Poche ore prima della pubblicazione dei dati, Bitcoin aveva toccato 82.240 dollari, circa 70.700 euro, il livello più alto da quattro mesi, spinto da un segnale accomodante arrivato il giorno prima dal governatore della Federal Reserve Christopher Waller.
Poi, alle 14:30 ora italiana, il Bureau of Labor Statistics ha comunicato che ad agosto l’economia statunitense ha creato 162.000 posti di lavoro, quasi il triplo delle attese. Nel giro di pochi minuti BTC ha perso oltre il 2 per cento, scivolando verso 79.300 dollari, poco sotto i 68.500 euro, e con esso è tornato a salire il rischio che il 16 settembre la Fed non tagli i tassi, ma li alzi. Questa è la fotografia di un mercato in cui la buona salute dell’economia americana è diventata, per Bitcoin, un problema.
Il colpo di scena del venerdì: 162 mila posti gelano il rimbalzo
La giornata era cominciata nel migliore dei modi per i rialzisti. Secondo i dati di apertura raccolti da Yahoo Finance, Bitcoin aveva aperto venerdì a 81.271,92 dollari, il 5,1 per cento sopra la chiusura del giorno precedente, per poi spingersi fino a 82.240 dollari in mattinata. Ethereum aveva fatto anche meglio in termini relativi, aprendo a 2.507,70 dollari con un progresso del 4,9 per cento. Sembrava la conferma di un settembre finalmente diverso dallo storico ribassista del mese.
Il dato sull’occupazione ha rovesciato la scena. Come ha riportato CoinDesk, il mercato del lavoro americano è rimbalzato con forza dopo un’estate debole, e la reazione è stata immediata: BTC ha perso il contatto con gli 80.000 dollari, tornando verso quota 79.300 e cancellando in mezz’ora il guadagno accumulato nella notte. La tabella qui sotto riassume la fotografia dei mercati a poche ore dalla pubblicazione dei dati.
| Asset o dato | Livello (4 settembre) | Nota |
|---|---|---|
| Bitcoin (dopo il dato) | ~79.300 dollari / ~68.200 euro | circa -2% in pochi minuti |
| Massimo di giornata | 82.240 dollari / ~70.700 euro | massimo da quattro mesi |
| Apertura di venerdì | 81.271,92 dollari / ~69.900 euro | +5,1% sul giorno prima |
| Ethereum (apertura) | 2.507,70 dollari / ~2.157 euro | +4,9% |
| Oro (spot) | ~4.380 dollari/oncia | ai minimi di seduta |
| Treasury 2 anni | massimo da gennaio 2025 | rendimento in rialzo |
| Prob. rialzo Fed (16 set) | ~58% | da ~49% del giorno prima |
Il giro di giostra: da Waller al dato sul lavoro
Per capire perché il rimbalzo si sia sgonfiato così in fretta bisogna riavvolgere il nastro di ventiquattro ore. Bitcoin era entrato in settembre debole, sotto i 78.000 dollari, in quello che sui social gli operatori chiamano Rektember, con le probabilità di un rialzo dei tassi date intorno al 66 per cento secondo la ricostruzione di CoinMarketCap. Poi, giovedì 3 settembre, Waller ha aperto alla possibilità di lasciare i tassi fermi, e il quadro è cambiato.
La svolta accomodante ha fatto due cose in poche ore: ha spinto le probabilità di rialzo giù, verso il 50 per cento, e ha riacceso l’appetito per il rischio, riportando BTC sopra gli 80.000 dollari. Secondo 24/7 Wall St, le stime di un rialzo il 16 settembre erano scese da circa il 67 per cento al 50 per cento subito dopo il discorso del governatore. Il venerdì mattina era il coronamento di quella corsa; il dato sull’occupazione l’ha interrotta. La tabella seguente ricostruisce il giro di giostra, evento dopo evento.
| Momento | Evento | Bitcoin | Prob. rialzo |
|---|---|---|---|
| Inizio settembre | Rektember, BTC debole | ~77.500 dollari | ~66% |
| Giovedì 3, mattina | attese ancora alte | ~77.500 dollari | ~66-67% |
| Giovedì 3 (Waller) | apertura al mantenimento | rimbalzo oltre 80.000 | ~49-50% |
| Venerdì 4, pre-dato | massimo da 4 mesi | 82.240 dollari | ~49% |
| Venerdì 4, 14:30 | +162 mila posti | -2% a ~79.300 | ~58% |
È la definizione stessa di un mercato guidato dalla macroeconomia: nell’arco di una sessione, la variabile che ha mosso il prezzo non è stata la rete Bitcoin, né i flussi on-chain, ma la lettura che gli operatori danno delle prossime mosse della banca centrale americana. Waller aveva dato, il dato sul lavoro ha tolto.
Anatomia di un dato: perché 162 mila cambia tutto
Il numero grezzo, 162.000 nuovi posti contro i circa 53.000 attesi dal sondaggio Dow Jones, è già di per sé una sorpresa. Ma a spaventare il mercato dei tassi è stato soprattutto il contorno. Come dettagliato dal comunicato del Bureau of Labor Statistics, il tasso di disoccupazione è rimasto fermo al 4,1 per cento, il tasso di partecipazione alla forza lavoro è salito al 61,6 per cento e i salari orari medi sono cresciuti dello 0,3 per cento sul mese e del 3,1 per cento sull’anno, arrivando a 37,75 dollari.
Il colpo più duro alla tesi del rallentamento è arrivato dalle revisioni. Il dato di luglio, che era stato letto in origine come una contrazione di 23.000 posti, è stato rivisto in un guadagno di 21.000, e nel complesso le revisioni hanno aggiunto circa 55.000 posti ai mesi precedenti, come sottolineato da Crypto Briefing. In altre parole, quello che sembrava un mercato del lavoro in raffreddamento si è rivelato, alla rilettura dei numeri, molto più solido. Per una banca centrale che nel 2026 teme l’inflazione più della recessione, è esattamente il tipo di dato che apre la porta a un inasprimento.
Vale la pena ricordare la distanza dal picco. Con BTC intorno agli 80.000 dollari e un massimo storico di circa 126.198 dollari toccato il 6 ottobre 2025, il prezzo resta circa il 37 per cento sotto il record, malgrado un agosto in cui aveva guadagnato oltre il 28 per cento. Il rally estivo, insomma, non ha ancora riportato Bitcoin in territorio di nuovi massimi, e un dato macro sfavorevole basta a fermarlo.
Il paradosso del 2026: buone notizie, brutto Bitcoin
Per il lettore che segue Bitcoin da qualche anno, la reazione di venerdì può sembrare controintuitiva. Nel biennio 2023-2024 valeva la regola opposta: un dato debole sull’economia veniva festeggiato dagli asset di rischio, perché prometteva tagli dei tassi e liquidità in arrivo. Nel 2026 quel meccanismo si è invertito. Il rischio che il mercato prezza per la Fed non è un taglio troppo lento, ma un rialzo: l’inflazione resta appiccicosa, con la misura preferita dalla banca centrale, il core PCE, ancora sopra il 3 per cento.
In questo regime, un mercato del lavoro forte non è una notizia rassicurante per chi detiene asset di rischio: significa che la Fed ha spazio e motivo per stringere ancora, che il tasso di sconto sui flussi futuri sale e che il costo-opportunità di tenere un asset senza rendimento come Bitcoin aumenta. È la stessa logica che alimenta la forza del dollaro, un fattore che pesa direttamente sulle criptovalute e che abbiamo analizzato quando l’indice DXY ha superato quota 99 sulla scia della linea dura di Warsh. Non a caso, venerdì il rendimento del Treasury a due anni ha toccato il massimo da gennaio 2025.
La cornice del nuovo corso l’ha fissata lo stesso presidente della Fed, Kevin Warsh, nel discorso di fine agosto a Jackson Hole intitolato In Our Time, in cui ha definito l’obiettivo del 2 per cento di inflazione un traguardo fermo e non negoziabile e ha lasciato intendere di volere una Fed meno dipendente dalle aspettative del mercato. Con quella premessa, ogni dato che allontana l’inflazione dal 2 per cento diventa un argomento per i falchi, e il mercato lo sa.
Cosa ha detto davvero Waller
Il punto più delicato è che il dato sul lavoro, per quanto rumoroso, potrebbe non essere quello decisivo. Nel discorso di giovedì, Waller ha legato esplicitamente il suo voto di settembre al dato sull’inflazione in uscita l’11, non a quello sull’occupazione. Secondo CNBC, il governatore ha spiegato che sarebbe propenso a lasciare i tassi invariati se l’inflazione continuerà a scendere, mentre valuterebbe un rialzo se il dato risultasse caldo.
Le sue parole, riportate anche da Bloomberg e dal Washington Times, sono state esplicite: se l’inflazione arriva alta, ha detto, prenderò in considerazione un rialzo. E ha aggiunto una battuta che riassume il momento: «sono disposto ad aspettare con pazienza», ma «se l’inflazione riparte, allora è il momento di premere il grilletto e alzare i tassi». Tradotto per il mercato: il dato sul lavoro alza le probabilità, ma la decisione vera si gioca sul CPI dell’11 settembre.
Ecco perché la reazione di venerdì, per quanto netta, resta reversibile. Se l’inflazione di agosto sorprenderà al ribasso, l’argomento di Waller per la pausa tornerà intatto e la spinta rialzista potrebbe riprendere. Se invece anche il CPI risulterà caldo, i due dati insieme, lavoro e prezzi, renderebbero molto difficile per la Fed giustificare l’immobilismo. Il mercato, in mezzo, resta appeso.
La posta del 16 settembre: il primo rialzo dal 2023?
La misura di quanto la posta sia alta la danno le probabilità implicite nei futures sui Fed funds. Secondo la ricostruzione di Decrypt, la probabilità di un rialzo alla riunione del 15-16 settembre è salita al 58 per cento subito dopo il dato sull’occupazione, dal 49,4 per cento del giorno prima. Un rialzo, in questo contesto, non sarebbe ordinaria amministrazione: sarebbe il primo dal luglio 2023, quando si chiuse il precedente ciclo di inasprimento.
La politica ci ha messo del suo. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha commentato il dato su Truth Social parlando di «un grande numero sull’occupazione, che batte tutte le stime», come riportato da Yahoo Finance. La contraddizione è evidente e non sfugge agli operatori: la Casa Bianca esulta per un dato forte pur avendo spinto a lungo per tassi più bassi, mentre proprio quel dato forte rende un taglio meno probabile e un rialzo più plausibile. Per Bitcoin, che si è appoggiato per tutta l’estate alla narrativa del deprezzamento della moneta, è una tensione che pesa.
La lettura più onesta è che il 16 settembre resta una moneta in aria. Il mercato prezza un rialzo poco più probabile di una pausa, ma la forbice è stretta, e la decisione potrebbe arrivare accompagnata dalla pubblicazione delle nuove proiezioni economiche e del dot plot, il grafico che sintetizza le attese dei membri del comitato sui tassi futuri. Sarà quel documento, più ancora della singola mossa, a orientare il prezzo nelle settimane successive.
I livelli tecnici: la 50-week EMA a quota 77.000
Sul grafico, il ritracciamento di venerdì ha riportato l’attenzione su una zona precisa. Secondo l’analisi tecnica di InvestingLive, la media mobile esponenziale a 50 settimane, intorno ai 77.000 dollari, funziona ora da spartiacque: una chiusura solida sopra confermerebbe il rientro degli acquirenti istituzionali, mentre la perdita di quel livello rimetterebbe i venditori in controllo. Il supporto immediato viene indicato a 77.165 dollari, con la zona di conferma rialzista a 79.730-79.920 dollari e la soglia psicologica degli 80.000 come primo ostacolo da riconquistare.
Il valore simbolico di quella media non è casuale. Un’analisi citata da InvestingLive ricorda che il recupero della media mobile a 50 settimane ha segnato il minimo definitivo in quattro degli ultimi cinque mercati ribassisti completati sulle criptovalute. È un dato statistico, non una garanzia, ma spiega perché molti operatori guardano a quel livello come alla linea di demarcazione tra un semplice consolidamento e un cedimento più serio. La tabella riassume i livelli chiave con la conversione in euro al cambio del momento, circa 1,16 dollari per euro.
| Livello | Prezzo (USD) | Prezzo (EUR) | Significato |
|---|---|---|---|
| Resistenza | 82.000-82.240 | 70.500-70.700 | massimo di settembre |
| Resistenza | 80.000 | ~68.800 | soglia psicologica |
| Prezzo attuale | ~79.300 | ~68.200 | dopo il dato |
| Supporto | 79.730-79.920 | 68.600-68.700 | zona di conferma |
| Supporto chiave | 77.000-77.165 | 66.200-66.400 | EMA 50 settimane |
| Supporto profondo | 73.700-75.200 | 63.400-64.700 | zona golden pocket |
Il muro di domanda: 731 milioni di ETF, il giorno migliore da gennaio
C’è un contrappeso importante alla pressione macroeconomica, ed è la domanda che arriva dai fondi quotati. Proprio giovedì, mentre Waller apriva alla pausa e il prezzo rimbalzava, gli ETF spot su Bitcoin negli Stati Uniti hanno registrato 730,9 milioni di dollari di afflussi netti, il giorno migliore dal 14 gennaio, secondo i dati raccolti da The Block. Il traino è stato ancora una volta l’IBIT di BlackRock, con circa 454 milioni, seguito da ARKB di Ark e 21Shares con 138 milioni e da FBTC di Fidelity con 74 milioni.
Il dato assume peso se letto nel contesto del mese. Come sottolineato da crypto.news, agosto è stato il mese più forte per i fondi dal settembre 2025, con circa 3,5 miliardi di dollari di afflussi complessivi. La cronaca in tempo reale di CoinDesk ha collegato l’ondata di acquisti proprio ai commenti accomodanti di Waller e al rimbalzo del prezzo sopra gli 80.000 dollari. È il classico circolo che gli analisti osservano da tempo: il prezzo sale, i fondi comprano, il prezzo sale ancora.
| Fondo | Afflusso (3 settembre) | Nota |
|---|---|---|
| IBIT (BlackRock) | ~+454 milioni | traino principale |
| ARKB (Ark / 21Shares) | +138 milioni | secondo per flussi |
| FBTC (Fidelity) | +74 milioni | terzo |
| Altri (incl. Grayscale) | positivi | sei fondi in afflusso |
| Totale spot BTC | +730,9 milioni | giorno migliore dal 14 gennaio |
| Totale agosto | ~3,5 miliardi | mese migliore da set. 2025 |
La domanda vera, ora, è se questo muro di domanda reggerà con il prezzo in calo. Un conto è comprare mentre BTC sale verso un massimo di quattro mesi, un altro è continuare a farlo se il dato sull’occupazione e poi il CPI spingono la Fed verso un rialzo. I flussi di venerdì e della settimana prossima diranno se il bid degli ETF è strutturale o solo un riflesso del momentum.
Oro, dollaro e il debasement trade sotto esame
La reazione di venerdì non ha colpito solo Bitcoin. Anche l’oro, l’altro grande beneficiario della narrativa sul deprezzamento della moneta, è sceso, scivolando verso i minimi di seduta a circa 4.380 dollari l’oncia, mentre il dollaro si rafforzava e i rendimenti salivano. Il fatto che i due asset rifugio siano scesi insieme è significativo: è la conferma che il fattore comune, in questa fase, è la Fed, non un evento specifico delle criptovalute.
Per tutta l’estate, oro e Bitcoin hanno corso in tandem, un rapporto che avevamo esplorato analizzando come e perché i due asset salgono insieme quando il tema del debasement domina. Venerdì si è visto il rovescio della medaglia: quando la stessa forza che li sostiene, la prospettiva di una moneta più debole, si indebolisce, entrambi arretrano. La forza del dollaro, in particolare, è il canale attraverso cui la politica della Fed si trasmette più direttamente al prezzo delle criptovalute, anche per l’investitore europeo che ragiona in euro.
C’è poi il capitolo del mercato obbligazionario, che questa estate ha giocato un ruolo da protagonista attraverso i riacquisti di titoli a lungo termine decisi dal Tesoro americano. Con i rendimenti a due anni al massimo da inizio 2025, il costo del denaro torna al centro della scena, e la domanda che gli operatori si pongono è se la spinta fiscale possa ancora sostenere gli asset di rischio in un contesto in cui la banca centrale rischia di stringere. È il braccio di ferro tra politica di bilancio e politica monetaria che definisce il 2026.
Il dibattito sul ciclo quadriennale
Sopra il rumore quotidiano dei dati macro, resta aperto un dibattito più profondo sulla natura di questo ciclo. Da una parte Matt Hougan, responsabile investimenti di Bitwise, sostiene in un noto memo che il classico ciclo di quattro anni sia ormai morto e sostituito da un decennio di crescita più lenta e meno volatile, la fisiologia di una classe di asset che matura. In questa lettura, un 2026 senza nuovi massimi spettacolari non è la fine del rialzo, ma la sua versione adulta.
Dall’altra parte Jurrien Timmer, direttore macro globale di Fidelity, ritiene il ciclo ancora sostanzialmente intatto e considera il 2026 un anno di pausa, con un supporto che collocava tra i 65.000 e i 75.000 dollari. È interessante notare che, dopo il rally di agosto, Bitcoin si trova oggi sopra quella banda, il che darebbe ragione a chi vede il ciclo ancora vivo. Andre Dragosch, responsabile ricerca di Bitwise Europe, aggiunge una chiave di lettura utile per giornate come questa: definisce Bitcoin il canarino nella miniera macro, un asset che anticipa i cambiamenti nelle condizioni finanziarie sia al ribasso sia al rialzo.
Il punto pratico, per l’investitore, è che nessuna delle due tesi si decide su un singolo dato sull’occupazione. Il protocollo, del resto, non guarda la CME FedWatch: la rete continua a produrre un blocco ogni dieci minuti circa, e aggiornamenti fondamentali come Taproot, arrivato ormai ai suoi cinque anni, procedono con i loro tempi, indifferenti al ciclo dei tassi. La volatilità di venerdì è un fatto di mercato, non di rete.
Consob, MiCA e l’investitore italiano
Per chi guarda a Bitcoin dall’Italia, il contesto regolatorio aggiunge un livello di lettura. La supervisione della condotta di mercato e della tutela dell’investitore spetta alla Consob, mentre gli aspetti prudenziali e le stablecoin fanno capo a Banca d’Italia, il tutto dentro la cornice europea di MiCA, il cui periodo transitorio per l’Italia si chiude il 1° luglio 2026. I derivati sulle criptovalute, come i futures e i perpetui usati dagli operatori per prendere posizione sui movimenti come quello di venerdì, restano invece regolati dalla direttiva MiFID II, non da MiCA.
Sul fronte fiscale, dal 1° gennaio 2026 le plusvalenze sulle criptovalute in Italia scontano un’aliquota del 33 per cento, in salita dal precedente 26 per cento, mentre restano al 26 per cento le stablecoin in euro qualificate come EMT, un dettaglio che cambia i conti per chi parcheggia liquidità in attesa di ricomprare sui ribassi. È un aspetto che vale la pena tenere presente proprio nelle giornate volatili, quando la tentazione di vendere e ricomprare aumenta.
C’è infine il fronte statunitense, che riguarda tutti gli investitori globali. Nel calendario di settembre è atteso anche un voto sul cosiddetto CLARITY Act, il tentativo di dare una cornice normativa più chiara al settore proprio mentre la SEC arretra sul fronte dell’enforcement. Un’eventuale svolta regolatoria potrebbe offrire un sostegno al prezzo indipendente dalle mosse della Fed, e per questo va tenuta d’occhio nella stessa settimana della decisione sui tassi.
Il calendario di settembre: CPI, BCE, FOMC
Se il dato sul lavoro ha aperto la settimana dei conti, il resto del mese è fitto di appuntamenti che possono spostare il prezzo in entrambe le direzioni. Il più importante, come ha chiarito lo stesso Waller, è il CPI di agosto in uscita l’11 settembre: è lì che si decide se l’argomento per la pausa regge o crolla. Ma non è l’unico. La tabella seguente riassume gli appuntamenti chiave e il motivo per cui contano.
| Data | Evento | Perché conta |
|---|---|---|
| 4 settembre | Occupazione USA (agosto) | +162 mila, riapre il rischio rialzo (avvenuto) |
| 10 settembre | Riunione BCE | atteso un rialzo di 25 pb al 2,50% (consenso) |
| 11 settembre | CPI USA (agosto) | il vero snodo secondo Waller |
| 15 settembre | Voto CLARITY Act (USA) | possibile catalizzatore regolatorio |
| 15-16 settembre | Riunione FOMC | decisione il 16, con nuove proiezioni e dot plot |
Da notare che il 10 settembre tocca alla Banca centrale europea, un appuntamento rilevante per chi ragiona in euro perché muove il cambio EUR/USD, e quindi indirettamente il prezzo di Bitcoin espresso nella valuta unica. Una BCE meno restrittiva a fronte di una Fed più falco tenderebbe a rafforzare il dollaro, un vento contrario ulteriore per le criptovalute viste dall’Europa. La sequenza CPI, BCE e FOMC concentrata in pochi giorni rende la seconda metà di settembre potenzialmente la più volatile del trimestre.
Tre scenari fino al FOMC
Provando a mettere ordine nel rumore, si possono tracciare tre percorsi plausibili da qui alla riunione del 16 settembre, ciascuno legato a un innesco preciso. Non sono previsioni, ma mappe utili a orientarsi. La distinzione decisiva, come detto, è il CPI dell’11: è quel dato, più del rumore di venerdì, a determinare quale ramo il mercato imboccherà.
| Scenario | Innesco | Implicazione per Bitcoin |
|---|---|---|
| Ribassista | CPI dell’11 caldo, poi rialzo il 16 | test dei 77.000 dollari (66.200 euro), poi rischio verso 73.000 |
| Base | CPI in linea, Fed ferma ma dai toni duri | fase laterale tra 77.000 e 82.000 dollari (66.000-70.500 euro) |
| Rialzista | CPI molle, Waller conferma la pausa | ritorno sopra 82.000 dollari (70.500 euro), verso 84.000-86.000 |
Un elemento che attraversa tutti e tre gli scenari è la struttura del posizionamento in derivati. La società di trading QCP Capital, in una recente nota, ha indicato la fascia intorno agli 83.000 dollari come lo spartiacque tra un mercato sostenuto dalla domanda a pronti e uno trainato dalla leva finanziaria. Sopra quel livello, con acquisti spot a sostegno, il rialzo sarebbe più solido; sotto, con la leva a fare da motore, ogni storno rischia di amplificarsi in liquidazioni a catena, come già visto durante lo short squeeze di agosto.
Cosa guardare adesso
Per chi vuole seguire il filo nei prossimi giorni senza perdersi nel rumore, alcuni indicatori contano più di altri. Sono i punti da cui il mercato prenderà le sue coordinate tra il dato sul lavoro appena archiviato e la decisione della Fed.
- Il CPI di agosto dell’11 settembre: il dato che Waller ha indicato come decisivo per il suo voto. Un numero sotto le attese riapre la porta alla pausa.
- La media mobile a 50 settimane intorno ai 77.000 dollari (66.200 euro): la tenuta di questo supporto separa un consolidamento da un cedimento più ampio.
- I flussi degli ETF dopo il calo: se il muro di domanda regge con il prezzo giù, il bid è strutturale; se svanisce, era momentum.
- Le probabilità della CME FedWatch: oscillano ad ogni dato e sono il termometro più diretto delle attese sul 16 settembre.
- Il cambio EUR/USD e il dollaro: per l’investitore europeo, un biglietto verde più forte è un freno aggiuntivo, anche a parità di prezzo in dollari.
La lezione di venerdì 4 settembre è semplice e vale oltre la singola seduta: finché la Fed avrà come rischio principale un rialzo e non un taglio, Bitcoin resterà ostaggio dei dati macroeconomici americani, e ogni buona notizia per l’economia sarà, paradossalmente, una cattiva notizia per il prezzo. Il verdetto vero non arriverà dal grafico, ma dal dato sull’inflazione e dalla sala del FOMC.
Domande frequenti
Perché il prezzo di Bitcoin è sceso dopo un buon dato sull’occupazione?
Perché nel 2026 il rischio principale che il mercato attribuisce alla Federal Reserve è un rialzo dei tassi, non un taglio. Un mercato del lavoro forte, con 162 mila posti creati ad agosto contro i 53 mila attesi, dà alla banca centrale spazio e motivo per stringere ancora la politica monetaria. Tassi più alti aumentano il costo-opportunità di detenere un asset senza rendimento come Bitcoin, e per questo un dato positivo per l’economia si è tradotto in pressione al ribasso sul prezzo.
La Fed alzerà i tassi il 16 settembre 2026?
Dopo il dato sul lavoro, le probabilità implicite nei futures sui Fed funds indicano circa il 58 per cento di possibilità di un rialzo alla riunione del 15-16 settembre, in salita dal 49 per cento circa del giorno prima. Resta quindi una moneta in aria. Il governatore Christopher Waller ha legato la decisione soprattutto al dato sull’inflazione in uscita l’11 settembre: se il CPI continua a scendere è più probabile una pausa, se risulta caldo aumenta la probabilità di un inasprimento.
Quanto vale Bitcoin oggi in euro?
Nella giornata del 4 settembre 2026, dopo la pubblicazione del dato sull’occupazione, Bitcoin si è mosso intorno ai 68.000-69.000 euro, equivalenti a circa 79.000-80.000 dollari, dopo aver toccato in mattinata un massimo di quattro mesi vicino ai 70.700 euro (82.240 dollari). Il prezzo resta molto volatile e va verificato in tempo reale su fonti come CoinGecko, perché può cambiare in modo sensibile a ogni dato macroeconomico.
Qual è il livello di supporto più importante per Bitcoin adesso?
Il livello tecnico più osservato è la media mobile esponenziale a 50 settimane, collocata intorno ai 77.000 dollari, pari a circa 66.200 euro. Una chiusura solida sopra questa soglia conferma il controllo degli acquirenti, mentre la sua perdita rimetterebbe i venditori al comando e aprirebbe la strada verso la zona 73.000-75.000 dollari. Storicamente, il recupero di questa media ha coinciso con il minimo definitivo in quattro degli ultimi cinque mercati ribassisti sulle criptovalute.
Come sono tassate le plusvalenze su Bitcoin in Italia nel 2026?
Dal 1° gennaio 2026 le plusvalenze realizzate su Bitcoin e sulle altre criptovalute in Italia sono tassate con un’aliquota del 33 per cento, in aumento rispetto al precedente 26 per cento. Fanno eccezione le stablecoin in euro qualificate come EMT ai sensi di MiCA, che restano al 26 per cento. La vigilanza sulla condotta di mercato spetta alla Consob, mentre gli aspetti prudenziali fanno capo a Banca d’Italia, entro la cornice europea di MiCA.
A cura di Marcus Okafor, redazione mercati di HOGE Wire.