Difficoltà Bitcoin nel 2026: il bug del timewarp e la cura BIP-54
La difficoltà di mining è il termostato di Bitcoin, ma nasconde un difetto vecchio di quindici anni: il timewarp. Ecco come funziona e perché oltre il 40% dei miner si prepara già a BIP-54.
All’inizio di settembre 2026 la rete Bitcoin ha fatto due cose che raccontano bene lo stato del suo strato base. Il 6 settembre la difficoltà di mining è salita dell’1,31% fino a circa 127,45 T (oltre 127.000 miliardi), l’ottavo aumento dell’anno, mentre l’hashprice, cioè il ricavo lordo per unità di potenza di calcolo, è balzato di oltre il 22% in un mese, a poco meno di 40 dollari per PH/s al giorno, con l’hashrate quasi fermo intorno ai 930 EH/s, secondo i dati raccolti da news.bitcoin.com. Nello stesso periodo un tentativo di soft fork, BIP-110, è morto con meno del 2,5% del sostegno dei miner, come ha documentato CoinDesk.
Sotto la superficie, però, sta maturando un’altra proposta, molto più vicina al cuore di come la difficoltà stessa funziona. Oltre quattro blocchi su dieci portano già una firma tecnica compatibile con BIP-54, la cosiddetta Grande Pulizia del Consenso, secondo il tracker mainnet.observer. Non è un voto formale, ma è il segnale più chiaro finora che la comunità sta preparando il terreno per correggere l’unico vero difetto del termostato di Bitcoin: il timewarp, un bug vecchio quanto il protocollo che, in teoria, consentirebbe a una maggioranza di miner di spingere la difficoltà quasi a zero.
Questo articolo parte dalle basi (che cos’è la difficoltà, come si aggiusta, che rapporto ha con hashrate e prezzo) e poi entra nel merito del timewarp e di BIP-54: come funziona l’attacco, perché non è ancora stato sfruttato, chi c’è dietro la proposta di correzione, come si attiva un soft fork e cosa cambia per i miner, per la sicurezza della rete e per chi in Italia guarda a Bitcoin sotto la lente di Consob e MiCA.
Che cos’è la difficoltà di mining
La difficoltà di mining è, in una parola, un termostato. Bitcoin punta a produrre un blocco ogni dieci minuti in media, indipendentemente da quanti computer stiano cercando di minarlo. Se arriva più potenza di calcolo, i blocchi verrebbero trovati troppo in fretta; se se ne va, arriverebbero troppo lentamente. La difficoltà è il numero che la rete alza o abbassa per riportare il ritmo verso quei dieci minuti.
Tecnicamente è un rapporto senza unità di misura: indica quante volte è più arduo trovare un blocco valido rispetto al primo blocco del 2009, il blocco Genesis. Difficoltà 1 era il punto di partenza di Satoshi Nakamoto; oggi siamo a circa 127,45 T, cioè oltre 127.000 miliardi di volte più difficile. Il concetto era già nel whitepaper: «To compensate for increasing hardware speed and varying interest in running nodes over time, the proof-of-work difficulty is determined by a moving average targeting an average number of blocks per hour. If they’re generated too fast, the difficulty increases», scriveva Satoshi nel documento originale.
Un miner non fa altro che provare miliardi di miliardi di combinazioni al secondo finché l’hash di un blocco candidato non cade sotto una soglia numerica chiamata target. Più bassa è la soglia, più tentativi servono in media, più alta è la difficoltà. Difficoltà e target sono due facce della stessa medaglia: quando la difficoltà raddoppia, il target si dimezza. È un sistema autoregolato che non ha bisogno di alcuna autorità centrale per decidere quanto debba costare produrre un blocco.
Come funziona il retarget ogni 2016 blocchi
Il termostato non si muove in continuazione: si ricalibra a scatti, una volta ogni 2016 blocchi, cioè circa ogni due settimane. Duemilasedici blocchi da dieci minuti fanno esattamente 20.160 minuti, due settimane tonde. Alla fine di ogni periodo il protocollo confronta quanto tempo ci è voluto davvero con quei 20.160 minuti teorici e aggiusta di conseguenza.
La formula è semplice: nuova difficoltà uguale vecchia difficoltà moltiplicata per (20.160 diviso i minuti effettivi del periodo). Se i 2016 blocchi sono stati minati in meno di due settimane, vuol dire che è arrivata potenza di calcolo e la difficoltà sale; se ci hanno messo di più, scende. Un esempio concreto: se un periodo dura 21.168 minuti invece di 20.160, il rapporto è 20.160 diviso 21.168, cioè 0,952, una discesa di circa il 4,8%.
Ci sono due paletti importanti. Il primo è un limite di variazione: la difficoltà non può salire più di quattro volte né scendere sotto un quarto (fattore da 0,25x a 4x) in un singolo retarget, per evitare oscillazioni violente; nella pratica il tetto del 4x non è mai stato nemmeno sfiorato. Il secondo riguarda i timestamp dei blocchi, ed è proprio qui che, come vedremo, si annida il bug del timewarp.
Difficoltà, hashrate e hashprice: il triangolo
Difficoltà e hashrate misurano cose diverse ma sono legati da una formula fissa. L’hashrate è la potenza di calcolo reale della rete e non è osservabile direttamente: lo si stima proprio dalla difficoltà, con hashrate uguale a difficoltà moltiplicata per 2^32 e divisa per 600. Con la difficoltà attuale a 127,45 T il calcolo dà circa 912 EH/s, in linea con la media a sette giorni intorno ai 930 EH/s riportata dai tracker, ancora sotto la soglia psicologica di 1 zettahash al secondo (1 ZH/s uguale 1000 EH/s).
Il terzo vertice del triangolo è l’hashprice: il ricavo lordo giornaliero per unità di potenza, di solito espresso in dollari per PH/s al giorno. Dipende da tre cose: il prezzo di Bitcoin, le commissioni di transazione e, in senso inverso, la difficoltà. A parità di prezzo, più difficoltà significa meno BTC per ogni terahash, quindi hashprice più basso. La dinamica di inizio settembre 2026 è un buon esempio del contrario: la difficoltà è salita di poco, l’hashrate è rimasto quasi fermo, ma l’hashprice è balzato di oltre il 22% in un mese perché è salito il prezzo di Bitcoin, arrivato intorno ai 67.000 euro. Per i miner è un respiro dopo mesi di margini compressi, e non a caso il tema si intreccia con la settimana decisiva del prezzo tra Tesoro USA e Fed.
| Metrica | Valore (settembre 2026) |
|---|---|
| Difficoltà di mining | circa 127,45 T |
| Hashrate (media 7 giorni) | circa 930 EH/s |
| Hashprice | circa 39,63 $/PH al giorno (circa 34 euro) |
| Prezzo di Bitcoin | circa 67.045 euro |
| Prossimo retarget | circa 19 settembre, stima +2,97% |
| Massimo storico difficoltà | circa 156 T (novembre 2025) |
La difficoltà nel 2026, retarget per retarget
Il 2026 è stato l’anno in cui il termostato ha smesso di salire a senso unico. Dopo il record di circa 156 T di novembre 2025, la difficoltà ha chiuso il 2025 a 148,2 T e ha passato buona parte del 2026 sotto quel livello, con una serie di aggiustamenti nervosi. Il caso più netto è stato il 14 giugno, con un crollo del 10,09%, il più grande dell’anno, come mostra lo storico di CoinWarz. A oggi, a 127,45 T, la difficoltà è circa il 18% sotto il massimo storico e sostanzialmente piatta rispetto a dodici mesi fa.
| Data | Variazione | Difficoltà risultante |
|---|---|---|
| 29 maggio 2026 | +1,72% | 138,96 T |
| 14 giugno 2026 | -10,09% | 124,93 T |
| 27 giugno 2026 | +7,15% | 133,87 T |
| 11 luglio 2026 | -5,00% | 127,17 T |
| 25 luglio 2026 | -0,74% | 126,23 T |
| 8 agosto 2026 | +0,99% | 127,48 T |
| 23 agosto 2026 | -1,31% | 125,81 T |
| 5-6 settembre 2026 | +1,31% | 127,45 T |
Perché questo saliscendi? In parte per i prezzi deboli della prima metà dell’anno, che hanno spinto fuori i miner meno efficienti; in parte per una migrazione strutturale di potenza e capitale verso l’AI e l’high-performance computing, che ha reso la discesa di quest’anno più una scelta industriale che una crisi. Il prossimo aggiustamento, atteso intorno al 19 settembre, è stimato in rialzo di quasi il 3% da CoinWarz: segno che, con l’hashprice in ripresa, un po’ di potenza sta tornando online.
I grandi cali della storia: dal bando cinese al 2026
Per capire quanto sia insolito il 2026 conviene guardare indietro. Il calo di difficoltà più violento di sempre risale al 3 luglio 2021: meno 27,94% in un solo retarget, quando la Cina mise al bando il mining e più della metà dell’hashrate mondiale sparì dalla rete nel giro di poche settimane. Fu un evento traumatico e involontario, una fuga forzata. Anche l’inverno del mercato orso del 2022 produsse cali marcati, con i miner in difficoltà che spegnevano le macchine mentre il prezzo affondava.
Il 2026 è diverso proprio nella natura del calo. Non c’è stato alcun bando, nessuna catastrofe: la potenza che ha lasciato la rete lo ha fatto in gran parte per scelta, spostandosi verso data center dedicati all’intelligenza artificiale, dove i margini nel 2026 erano più allettanti del mining puro. È una discesa gestita, non una capitolazione. Ed è anche il motivo per cui la difficoltà è rimasta a lungo pari o sotto il livello di dodici mesi prima, una situazione che, prima d’ora, si era vista solo dopo lo shock cinese del 2021, come ricordano i resoconti di fine anno di crypto.news.
Questa distinzione conta anche per chi legge la difficoltà come indicatore. Storicamente un crollo della difficoltà segnalava miner in capitolazione e veniva usato da alcuni modelli come un segnale contrarian di acquisto. Nel 2026 quel segnale è più ambiguo: se la potenza se ne va perché trova di meglio altrove, e non perché sta fallendo, la lettura classica va presa con le pinze.
Il bug del timewarp: l’unico vero difetto del termostato
Fin qui la difficoltà sembra un meccanismo semplice e robusto. Ha però una crepa, nota da anni e mai chiusa: il cosiddetto timewarp attack. Nasce da un dettaglio nel modo in cui la rete misura il tempo trascorso in un periodo di retarget. Il calcolo guarda solo due timestamp, quello del primo e quello dell’ultimo blocco della finestra di 2016 blocchi, e da lì deduce quanto è durato il periodo. Ma i timestamp dei blocchi non sono orologi precisi: sono dichiarati dai miner, che possono impostarli entro certi limiti (non oltre due ore nel futuro rispetto all’orario di rete, e non prima della mediana degli ultimi undici blocchi).
Il difetto sta in un classico errore di calcolo, un off-by-one: la finestra contiene 2016 blocchi ma vengono misurati solo 2015 intervalli, e soprattutto nessuna regola obbliga il primo blocco di un nuovo periodo a venire, in termini di timestamp, dopo l’ultimo blocco del periodo precedente. In condizioni normali è un’inezia, un errore dello 0,05%. Ma un miner che controlli la maggioranza dell’hashrate può sfruttarlo: manipolando i timestamp ai confini tra un periodo e l’altro, può far credere alla rete che ogni finestra da due settimane sia durata molto di più, spingendo la difficoltà verso il basso a ogni retarget. L’effetto si accumula: dopo abbastanza periodi la difficoltà collassa e i blocchi arrivano sempre più in fretta, fino al limite tecnico di circa sei blocchi al secondo.
Le conseguenze sarebbero gravi. Come spiega bip54.org, un attacco riuscito potrebbe portare la rete a produrre blocchi a raffica e a estrarre tutto il Bitcoin ancora da minare in circa 40 giorni, oltre a rendere la catena praticamente inutilizzabile. Antoine Poinsot, lo sviluppatore che ha rilanciato la proposta di correzione, lo riassume così: «A majority of miners can artificially speed up the rate of block production by manipulating the difficulty downward», in un intervento pubblicato su Bitcoin Magazine. Non è il classico attacco del 51%, avverte Poinsot, ma qualcosa di diverso: «a significant departure from the standard Bitcoin threat model. A 51% attack traditionally enables a miner to prevent the confirmation of a transaction».
Perché non è ancora stato sfruttato
Se il bug esiste da sempre, perché nessuno l’ha usato? Per tre motivi pratici. Primo, serve la maggioranza dell’hashrate: oggi significherebbe controllare oltre 460 EH/s, un investimento in hardware ed energia nell’ordine di miliardi, ben oltre la portata di qualsiasi attore isolato. Secondo, l’attacco è tutt’altro che invisibile: i timestamp anomali sarebbero evidenti a chiunque osservi la catena, e la comunità potrebbe reagire con un intervento d’emergenza. Terzo, chi possiede tanta potenza ha di norma un forte interesse economico a che Bitcoin continui a funzionare: distruggere la rete distruggerebbe il valore dell’hardware e dei BTC accumulati.
Poinsot è esplicito su questo punto nel suo articolo: queste vulnerabilità «are not an existential threat to Bitcoin at the moment» e «are unlikely to be exploited for now». Eppure, aggiunge, chiudere la falla resta prioritario: un difetto noto che potrebbe teoricamente svuotare l’offerta di Bitcoin in poche settimane è esattamente il tipo di rischio che un sistema che aspira a durare secoli non dovrebbe lasciare aperto. È la stessa logica per cui si ripara un ponte prima che crolli, non dopo.
BIP-54, la Grande Pulizia del Consenso
La proposta che vuole chiudere il timewarp si chiama BIP-54, nota anche come Great Consensus Cleanup, la Grande Pulizia del Consenso. Non tocca solo il timewarp: raggruppa la correzione di quattro vecchi difetti del protocollo, tutti considerati bug più che scelte di design.
| Vulnerabilità | Rischio | Correzione prevista da BIP-54 |
|---|---|---|
| Timewarp | Una maggioranza di miner abbassa la difficoltà a piacere | Vincolare il timestamp del primo blocco di ogni periodo a quello del blocco precedente (con margine di due ore) e imporre una durata non negativa del periodo |
| Blocchi lenti da validare | Transazioni legacy costruite ad arte richiedono ore di verifica (denial-of-service) | Limite di 2.500 sigops legacy per transazione; le transazioni segwit, circa il 90% del traffico, non sono toccate |
| Debolezza del Merkle tree | Una transazione da 64 byte ha la stessa dimensione di un nodo interno dell’albero, permettendo prove false ai light client (SPV) | Rendere non valide tutte le transazioni da 64 byte |
| Transazioni duplicate | Coinbase identiche possono sovrascrivere UTXO e distruggere fondi (nel 2010 circa 100 BTC resi inspendibili) | Imporre alla coinbase un nLockTime pari all’altezza del blocco meno uno, garantendo unicità |
Il filo comune è la robustezza a lungo termine: nessuna di queste falle è sfruttabile facilmente oggi, ma tutte rappresentano debiti tecnici che è meglio saldare finché la rete è relativamente giovane e coordinare un aggiornamento è ancora possibile. La correzione del timewarp, in particolare, è elegante: bastano due regole in più sui timestamp ai confini dei periodi (il primo blocco di un periodo non può essere datato prima di due ore rispetto all’ultimo del periodo precedente, e la durata di un periodo non può essere negativa) per rendere l’attacco impraticabile, come descrive Bitcoin Optech.
Chi c’è dietro BIP-54
L’idea non è nuova. La prima bozza di una pulizia del consenso risale al 2019 e porta la firma di Matt Corallo, storico sviluppatore di Bitcoin Core. Il progetto è rimasto in sospeso per anni finché Antoine Poinsot, sviluppatore legato a Chaincode Labs, non l’ha ripreso ed esteso tra la fine del 2023 e il 2024. La proposta ha ricevuto la sigla ufficiale BIP-54 nell’aprile 2025 ed è stata unita al repository dei Bitcoin Improvement Proposals a maggio 2025. Da allora ha seguito il percorso tipico di un cambiamento al consenso: test sulla rete Signet tramite Bitcoin Inquisition da febbraio 2026, vettori di test pubblicati, e specifica considerata completa a maggio 2026.
Poinsot ha accompagnato il lavoro con una posizione netta sul chi decide. Nel suo intervento ha scritto di ritenere la proposta «ready to be shared with Bitcoin users for consideration», ribadendo però che «the ultimate decision to adopt a change to Bitcoin’s consensus rules rests with the users». È una frase che pesa, perché il nodo vero di BIP-54 non è tecnico ma politico: come e quando attivarlo.
Il segnale silenzioso: oltre il 40% dei blocchi compatibile
Mentre il dibattito sull’attivazione resta aperto, sta succedendo qualcosa di concreto a livello di miner. Un numero crescente di pool ha iniziato a produrre transazioni coinbase (la prima transazione di ogni blocco, quella che assegna la ricompensa) con un nLockTime già compatibile con le regole di BIP-54. Secondo il tracker mainnet.observer la quota di blocchi con coinbase compatibile ha superato il 40%, con pool come MARA e ViaBTC tra i primi a muoversi, e la stessa modifica è già presente nel miner interno di Bitcoin Core.
Attenzione a non leggerlo come un voto: BIP-54 non ha un meccanismo di segnalazione formale, e adottare un formato di coinbase compatibile non equivale a sostenere l’attivazione. È piuttosto una mossa a basso costo e senza rischi che tiene aperta la porta: se un domani la proposta venisse attivata, questi pool non dovrebbero cambiare nulla all’ultimo momento. Ma il fatto che oltre quattro blocchi su dieci portino già quella firma è, di per sé, un indicatore di quanto la proposta sia vicina a un consenso di fatto tra chi produce i blocchi.
Come si attiva un soft fork e perché è politico
Qui sta il vero campo di battaglia. Un soft fork come BIP-54 richiede che una larga maggioranza della rete adotti le nuove regole senza spaccare la catena. Storicamente ci sono due grandi scuole: BIP-9, in cui sono i miner a segnalare il sostegno raggiungendo una soglia (di solito il 95%) entro una finestra temporale; e BIP-8, che aggiunge la possibilità di un’attivazione forzata dagli utenti (User-Activated Soft Fork, o UASF) anche senza il via libera dei miner. La scelta del meccanismo per BIP-54 non è ancora stata fissata.
Non tutti i grandi pool sono entusiasti. Wang Chun, cofondatore di F2Pool, ha fatto sapere che il pool aggiornerebbe i propri nodi se BIP-54 raggiungesse la maggioranza richiesta attraverso un normale processo di attivazione BIP-9, ma che non segnalerà a favore in anticipo, come riporta news.bitcoin.com. La sua obiezione è di metodo: mettere insieme quattro modifiche in un unico pacchetto gli pare problematico, e considera alcuni dei rischi «too remote to justify the coordination, software upgrades and community attention required for a soft fork».
Che l’attivazione sia tutt’altro che scontata lo dimostra il precedente recentissimo di BIP-110, una proposta del tutto diversa che mirava a limitare l’inserimento di dati non finanziari nelle transazioni. Entrata nella fase di segnalazione obbligatoria al blocco 961.632, ha raccolto meno del 2,5% del sostegno dei miner, contro una soglia richiesta ben più alta, e si è arenata; figure di primo piano come Michael Saylor (Strategy) e Adam Back (Blockstream) si erano schierate contro. La lezione per BIP-54 è chiara: una buona idea tecnica non basta, serve un consenso ampio e coordinato, e la cultura dei soft fork di Bitcoin, la stessa che anima le battaglie intorno a progetti come i Taproot Wizards e OP_CAT, è tornata a essere un terreno di scontro.
Difficoltà, halving e sicurezza: perché il termostato deve restare pulito
Per il singolo miner, nel breve periodo, BIP-54 non cambia quasi nulla: la difficoltà continuerà ad aggiustarsi ogni 2016 blocchi come sempre, e chi già usa una coinbase compatibile non noterà differenze. Il valore della proposta è di lungo periodo e riguarda la sicurezza strutturale. La difficoltà è ciò che rende costoso attaccare Bitcoin: più è alta, più potenza, e quindi denaro, serve per riscrivere la storia della catena. Un termostato che una maggioranza di miner potesse manomettere sarebbe una crepa in quella fondazione, e la sicurezza dello strato base è ciò su cui poggia tutto il resto, dai layer 2 di Bitcoin alle applicazioni costruite sopra.
Conviene qui chiarire una confusione frequente: difficoltà e halving sono due orologi diversi. Il retarget della difficoltà scatta ogni 2016 blocchi (circa due settimane) e può andare su o giù; l’halving scatta ogni 210.000 blocchi (circa quattro anni) e va sempre nella stessa direzione, dimezzando il sussidio in nuovi BTC per blocco. Dall’aprile 2024 il sussidio è di 3,125 BTC per blocco; il prossimo halving, atteso intorno al 2028 al blocco 1.050.000, lo porterà a 1,5625 BTC.
I due orologi interagiscono. Un halving dimezza di colpo i ricavi dei miner in BTC: se il prezzo non compensa, i meno efficienti spengono le macchine, l’hashrate cala e al retarget successivo la difficoltà scende fino a riequilibrare i margini per chi resta. Con il passare degli halving una quota crescente della remunerazione dovrà arrivare dalle commissioni, e in quel mondo un meccanismo di difficoltà pulito e prevedibile, senza scorciatoie sfruttabili, è ancora più importante: è la garanzia che il costo di produrre un blocco resti ancorato alla realtà fisica dell’energia e dell’hardware, non a un trucco sui timestamp.
Cosa significa per l’Italia: Consob, MiCA e la tassazione del mining
Per un lettore italiano è utile chiarire cosa tocca e cosa non tocca la regolamentazione. Il meccanismo della difficoltà, il mining e le regole di consenso come BIP-54 sono questioni di protocollo, non di finanza regolamentata: né Consob né la Banca d’Italia intervengono su come Bitcoin aggiusta la propria difficoltà. Il regolamento MiCA, in vigore nell’Unione, disciplina gli emittenti di cripto-attività e i prestatori di servizi (i CASP, come exchange e custodi), non i protocolli decentralizzati; in Italia la vigilanza è ripartita tra Consob (condotta di mercato e tutela dell’investitore) e Banca d’Italia (profili prudenziali e stablecoin), secondo il decreto legislativo 5 settembre 2024, n. 129. I derivati su cripto (future, perpetui) restano invece strumenti finanziari sotto MiFID II. Chi vuole operare come intermediario deve ottenere l’autorizzazione MiCA, un percorso che abbiamo ricostruito nella guida alla licenza CASP in Italia.
Sul fronte fiscale, il mining in sé non è un servizio finanziario autorizzato, ma i BTC ricevuti come ricompensa e le eventuali plusvalenze rientrano nella disciplina delle cripto-attività: in Italia vanno gestiti in dichiarazione dei redditi, con il quadro dedicato e le relative scadenze, come spieghiamo nella guida alla dichiarazione crypto e al quadro T. Vale la pena ricordare, per contrasto, che negli Stati Uniti la SEC ha chiarito a marzo 2025 che l’attività di mining in proof-of-work, da soli o in pool, non costituisce un’offerta di strumenti finanziari, come si legge nella dichiarazione ufficiale. In Europa il perimetro è diverso, ma il principio di fondo è simile: si regolano gli intermediari e i servizi, non la matematica del protocollo.
Come seguire la difficoltà e BIP-54 da soli
Non serve fidarsi ciecamente delle notizie: quasi tutti questi numeri sono pubblici e verificabili in tempo reale. Per la difficoltà e il countdown al prossimo retarget, mempool.space e CoinWarz mostrano la stima aggiornata blocco per blocco; un avvertimento utile è che a inizio periodo le previsioni sono molto rumorose e si affinano con il passare dei blocchi. Per hashrate, hashprice e margini dei miner, Hashrate Index di Luxor è un riferimento del settore. Per seguire l’adozione di BIP-54 tra i pool, il tracker mainnet.observer mostra la quota di blocchi con coinbase compatibile, mentre la specifica completa e le motivazioni tecniche stanno su bip54.org. Chi vuole capire il dibattito sull’attivazione può leggere le sintesi di Bitcoin Optech, che segue settimana per settimana lo stato dei soft fork.
Un ultimo consiglio pratico: distinguere sempre i tre piani. La difficoltà è un fatto, un numero on-chain non opinabile; l’hashprice è una misura di redditività che dipende anche dal prezzo; l’attivazione di BIP-54 è invece una decisione collettiva ancora in corso, il cui esito dipenderà da miner, sviluppatori e nodi, non da un singolo attore.
Domande frequenti
Che cos’è la difficoltà di mining di Bitcoin?
È un parametro che regola quanto è arduo trovare un blocco valido, in modo che ne venga prodotto uno ogni dieci minuti in media. Si aggiusta automaticamente ogni 2016 blocchi, circa due settimane: sale se arriva potenza di calcolo, scende se se ne va. A settembre 2026 vale circa 127,45 T, cioè oltre 127.000 miliardi di volte il livello del 2009.
Che cos’è l’attacco timewarp?
È una vulnerabilità storica nel modo in cui Bitcoin misura il tempo tra i blocchi per aggiustare la difficoltà. Manipolando i timestamp ai confini dei periodi di retarget, un miner che controllasse la maggioranza dell’hashrate potrebbe abbassare artificialmente la difficoltà a ogni ricalcolo, fino a produrre blocchi a raffica ed estrarre il Bitcoin residuo in poche settimane. Non è mai stato sfruttato perché richiede oltre il 50% della potenza di calcolo ed è facilmente individuabile.
Che cos’è BIP-54, la Grande Pulizia del Consenso?
È una proposta di soft fork che corregge quattro vecchi difetti del protocollo Bitcoin, incluso il timewarp. Nata da una bozza di Matt Corallo del 2019 e ripresa da Antoine Poinsot, ha ottenuto la sigla BIP-54 nell’aprile 2025 ed è considerata tecnicamente completa da maggio 2026, ma il meccanismo di attivazione non è ancora stato deciso.
BIP-54 è già attivo su Bitcoin?
No. È testato su reti sperimentali (Signet tramite Bitcoin Inquisition) e oltre il 40% dei blocchi usa già una coinbase compatibile, ma non c’è ancora un’attivazione formale sulla rete principale. L’adozione della coinbase compatibile non è un voto: BIP-54 non ha un meccanismo di segnalazione formale, e l’attivazione richiederà un ampio consenso tra miner, sviluppatori e nodi.
La difficoltà influisce sul prezzo di Bitcoin?
Non direttamente. La difficoltà segue il prezzo, non il contrario: quando il prezzo sale i margini dei miner migliorano, arriva potenza di calcolo e al retarget successivo la difficoltà cresce. Influisce però sull’hashprice, il ricavo per unità di potenza, e sul costo di produzione di un BTC, che molti analisti usano come riferimento per il valore di lungo periodo.
A cura di Marcus Okafor, redazione Bitcoin e mining di HOGE Wire Italia.