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Zap e value-for-value: la Lightning Network che paga i creator

Lo zap trasforma il «mi piace» in una mancia in bitcoin che arriva quasi per intero a chi crea. Come funziona il value-for-value su Lightning, e cosa dicono MiCA e Consob.

Nel 2026 la Lightning Network viene raccontata soprattutto come un binario per i dollari, con USDT che viaggia sopra Bitcoin, e come infrastruttura per le grandi istituzioni. Eppure l’uso che ha convinto migliaia di persone ad aprire il primo wallet Bitcoin è molto più piccolo e molto più umano: lo zap, una mancia di pochi sat attaccata a un post o a un episodio di podcast.

Uno zap è un applauso che porta con sé del denaro. Su Nostr, un protocollo sociale decentralizzato, il pulsante del «mi piace» non si limita a segnalare attenzione: sposta valore, e lo manda a chi crea invece che alla piattaforma. La stessa tubatura paga i podcaster al minuto di ascolto. È l’idea del value-for-value applicata ai contenuti, ed è forse il modo più concreto in cui una persona normale usa Bitcoin come moneta, non come investimento.

Questo articolo spiega come funziona uno zap passo per passo, da dove arriva l’idea, perché la Lightning Network è il binario giusto per le micro-mance, quanto arriva davvero a chi produce, quali app e wallet servono, come è finita la battaglia con Apple e cosa dicono le regole europee, dalla MiCA agli obblighi di Consob e Banca d’Italia.

Che cos’è uno zap (e perché non è un semplice «mi piace»)

Uno zap è un micropagamento in bitcoin inviato sulla Lightning Network e legato in modo crittografico a un contenuto pubblicato su Nostr: un post, una foto, un commento. Non è un cuore o un pollice in su: è un applauso che trasporta denaro reale, per quanto piccolo, e lo consegna direttamente a chi ha pubblicato. Lo standard che lo definisce si chiama NIP-57 e prevede due tipi di evento, la richiesta di zap e la ricevuta di zap, che rendono la mancia pubblica e verificabile sotto il contenuto, come mostra la specifica ufficiale su nips.nostr.com.

La differenza con il «mi piace» tradizionale è politica, non solo tecnica. Sui social classici l’applauso è gratuito e il suo valore viene raccolto dalla piattaforma, che lo trasforma in dati e pubblicità. Con uno zap l’applauso vale qualcosa, e quel qualcosa va a chi produce, non all’intermediario. È un cambio di impostazione predefinita: dal like che arricchisce la piattaforma alla mancia che arricchisce chi crea.

Gli importi sono minuscoli per costruzione. Si zappano 21 sat, 100 sat, 1.000 sat, dove un sat è un centomilionesimo di bitcoin. Con un bitcoin che vale circa 67.893 euro (CoinGecko, 14 settembre 2026), 21 sat valgono poco più di un centesimo, 1.000 sat circa 68 centesimi e uno zap generoso da 21.000 sat vale circa 14 euro. Sono cifre che nessun circuito di carte gestirebbe in modo economico, e qui sta tutto il punto.

Come funziona uno zap, passo per passo

Dietro un gesto che dura un secondo c’è una piccola coreografia. Quando tocchi l’icona del fulmine sotto un post, la tua app costruisce una richiesta di zap (nello standard NIP-57 è un evento di tipo 9734) che contiene l’importo e il destinatario. Questa richiesta viene inviata all’indirizzo di pagamento di chi crea, di solito un lightning address che assomiglia a un’email, del tipo nome@dominio.

Il wallet o il servizio del destinatario (spesso chiamato zapper) risponde con una fattura Lightning. Tu la paghi sulla rete, il pagamento viaggia off-chain attraverso una catena di canali e arriva in meno di un secondo. A quel punto lo zapper pubblica sui relay una ricevuta di zap (un evento di tipo 9735), la prova pubblica che la mancia è stata versata: è quella che fa comparire il tuo nome e l’importo sotto il post. Quella ricevuta firmata è ciò che impedisce di vantare zap mai pagati, e trasforma la mancia in una forma di reputazione visibile a tutti.

Perché tutto sia fluido servono due tecnologie di collegamento: WebLN, che permette a una pagina o a un’app di dialogare con il wallet, e soprattutto Nostr Wallet Connect (lo standard NIP-47), che collega un wallet esterno al client senza copiare e incollare fatture. Il risultato è una mancia pubblica, verificabile, che si regola in meno di un secondo e costa una frazione di centesimo: per pagamenti sotto i 1.000 sat il routing costa tipicamente da 0 a 3 sat, secondo lo strumento di confronto di Spark.

Un esempio rende l’idea. Anna pubblica una foto su un client Nostr; Marco la apprezza e tiene premuto sul fulmine scegliendo 1.000 sat. In un attimo il wallet di Marco paga la fattura, quello di Anna incassa e sotto la foto compare la ricevuta con l’importo. Nessuno dei due ha inserito un numero di carta, nessun circuito ha trattenuto una percentuale, e la somma, circa 68 centesimi ai prezzi di oggi, è arrivata intera. Ripetuto mille volte, questo gesto diventa un reddito reale per chi pubblica con costanza.

Nostr, fiatjaf e una rete senza padroni

Gli zap non esisterebbero senza Nostr. La sigla sta per Notes and Other Stuff Transmitted by Relays ed è un protocollo sociale creato nel 2020 dallo sviluppatore pseudonimo fiatjaf. Non è una blockchain e non ha un token proprio: l’identità è una coppia di chiavi (una pubblica, npub, e una privata, nsec), i messaggi sono eventi firmati che vengono spinti verso i relay, semplici server che chiunque può gestire. Un nome leggibile del tipo nome@dominio si ottiene con lo standard NIP-05.

Questa architettura spiega perché la moneta degli zap è Bitcoin e non un gettone interno: Nostr ha scelto deliberatamente di non avere un token, così nessuno può fare cassa emettendolo. Il valore, quando serve, passa per la Lightning Network. È anche il motivo per cui non c’è una piattaforma che possa mettersi in mezzo tra chi manda la mancia e chi la riceve: se un relay ti censura, ne usi un altro, e le chiavi restano tue.

La forza e la fragilità di Nostr stanno nella stessa scelta di design. I relay non si parlano tra loro: è il client a pubblicare lo stesso messaggio su più relay e a raccoglierne le risposte, quindi spegnerne uno non cancella un profilo. Al tempo stesso, chi pubblica dipende dai relay su cui scrive, e la qualità dell’esperienza cambia a seconda di quali si scelgono. Per gli zap questo significa che anche la mancia, come il messaggio, non ha un unico punto di controllo che possa bloccarla.

La filosofia del progetto è esplicita. In un ritratto pubblicato da Forbes nel 2023, fiatjaf metteva in guardia proprio dalla cattura commerciale: «Se oggi una grande azienda cominciasse a fare cose su Nostr per fare soldi, prenderebbe il controllo del protocollo, e non sarebbe una buona cosa» (Forbes, maggio 2023). Lo stesso articolo raccontava un ecosistema già ampio, con circa 18 milioni di identità censite (un numero che conta le chiavi, molte inattive, non gli utenti attivi) e un finanziamento da 5 milioni di dollari arrivato da Jack Dorsey, tra i primi sostenitori del protocollo. Mentre le istituzioni europee lavorano a una moneta pubblica digitale, il value-for-value costruisce l’idea opposta: denaro privato, da persona a persona, per Internet.

Value-for-value: l’idea che arriva dai podcast

Il concetto di value-for-value non nasce sui social ma nel mondo dei podcast. A coniarlo è stato Adam Curry, storico volto di MTV e tra i pionieri del podcasting, che insieme allo sviluppatore Dave Jones ha lanciato nel 2020 il Podcast Index, un indice aperto pensato per aggirare le piattaforme chiuse dominate da pubblicità e abbonamenti.

Sul piano tecnico il tutto poggia su Podcasting 2.0, una serie di estensioni aperte del formato RSS. Il tag <podcast:value> permette a un programma di dividere automaticamente i sat in arrivo tra conduttori, ospiti e produttori; l’ascoltatore può fare streaming di sat minuto per minuto e inviare boost, cioè un pagamento accompagnato da un messaggio, spesso chiamato boostagram. App come Fountain, Podverse e Castamatic hanno reso normale questa modalità, come spiega la documentazione di Fountain.

La filosofia è semplice e radicale: paghi ciò che vale per te, direttamente, senza un gatekeeper che decide chi merita di essere monetizzato e chi no. Gli zap sono la versione social della stessa idea. Un podcaster riceve sat mentre parla; un fotografo su Nostr riceve sat quando una foto piace davvero. In entrambi i casi il denaro segue il valore percepito, non l’algoritmo pubblicitario, e non c’è una soglia minima di iscritti da raggiungere prima di poter incassare.

Il modello ribalta anche gli incentivi. La pubblicità premia il tempo di permanenza e i clic, quindi contenuti pensati per trattenere; l’abbonamento premia il numero di iscritti, quindi contenuti pensati per convertire. Il value-for-value premia invece la gratitudine nel momento in cui nasce: si paga dopo aver ascoltato o letto, in proporzione a quanto è servito. Non è un caso che i primi ad adottarlo siano stati podcaster e sviluppatori indipendenti, cioè creatori con un pubblico piccolo ma molto coinvolto.

Perché Lightning è il binario giusto per le mance

Una mancia da venti centesimi è impossibile sui circuiti tradizionali. Le carte e i wallet in valuta applicano commissioni fisse per transazione, qualche centesimo più una percentuale, che divorano un micropagamento. La Lightning Network ribalta questa economia: i pagamenti piccoli costano da 0 a 3 sat di routing (Spark), una cifra così bassa da essere in pratica gratuita.

A questo si aggiungono regolamento immediato, nessun storno unilaterale e portata transfrontaliera nativa: uno zap da Milano a Lagos costa quanto uno zap tra due vicini di casa. Elizabeth Stark, amministratrice delegata di Lightning Labs, ha sintetizzato il vantaggio in un intervento pubblico del maggio 2024: sulla Lightning Network il costo di una transazione è spesso di un centesimo o meno, contro commissioni sulle carte che negli Stati Uniti possono arrivare al 3% (news.bitcoin.com). Per una mancia, la differenza tra pagare quasi nulla e pagare più della mancia stessa è tutto.

C’è anche una ragione monetaria. La Lightning Network regola i conti sulla blockchain di Bitcoin, il cui ritmo di emissione e la cui difficoltà seguono regole fisse e prevedibili. La mancia è denominata nello stesso asset scarso: chi la riceve accumula sat, non punti fedeltà di una piattaforma. Il rovescio della medaglia è la volatilità, perché il valore in euro di uno zap oscilla con il prezzo del bitcoin, e su questo torneremo.

Quanto arriva davvero a chi crea

Il messaggio di vendita degli zap è netto: con una mancia in Lightning arriva a chi crea quasi il 100% dell’importo, meno pochi sat di routing. È un confronto impietoso con l’economia delle piattaforme.

Secondo i dati raccolti da Spark, su YouTube al creator arriva circa il 55% dei ricavi pubblicitari, su Substack la piattaforma trattiene il 10% degli abbonamenti, mentre con uno zap praticamente tutto l’importo raggiunge il destinatario, tolte solo le commissioni di rete (Spark). Piattaforme come Patreon e Twitch applicano prelievi a doppia cifra più le commissioni di pagamento. La tabella riassume il confronto.

CanaleChi trattieneQuota a chi creaNote
YouTube (pubblicità)Piattaforma circa 45%circa 55%soglie di monetizzazione, dipende dagli inserzionisti
Substack (abbonamenti)Piattaforma 10%circa 90%più commissioni di pagamento
Zap su Nostr/LightningSolo routing (0-3 sat)circa 100%nessun intermediario, nessuna soglia minima
Fonte: strumento di confronto di Spark. Valori indicativi.

Il 100% però è un caso ideale. Vale se chi crea usa un wallet self-custody o a bassa commissione; un wallet custodial può applicare uno spread, e soprattutto il momento in cui i sat diventano euro, sul conto in banca, costa più della mancia stessa. Il vantaggio resta enorme sui piccoli importi, ma va misurato sull’intero percorso, non solo sul singolo zap.

Un conto pratico aiuta a dimensionare il fenomeno. Un creator che riceve mille zap al mese da 1.000 sat incassa un milione di sat, cioè circa 680 euro ai prezzi attuali, quasi per intero. Sulle piattaforme pubblicitarie servirebbero decine di migliaia di visualizzazioni per un risultato simile, al netto della quota trattenuta. Il modello premia chi ha un pubblico piccolo ma fedele, disposto a pagare qualcosa per ciò che apprezza, più di chi insegue numeri enormi e impersonali.

I wallet e le app: dal custodial al self-custody

Per zappare servono due cose collegate: un client Nostr e un wallet Lightning. I modelli di custodia sono tre. Il primo è il wallet custodial integrato, come il Primal Wallet dentro l’app Primal o come Cash App: è il più semplice, ma qualcun altro tiene le chiavi. Il secondo è l’ecash alla Cashu, usato da client come Iris, 0xchat e YakiHonne, un compromesso in cui un mint conserva il valore sotto forma di token. Il terzo è il collegamento via Nostr Wallet Connect (NIP-47) a un wallet esterno self-custody, la strada di Amethyst, Snort, Nostur e Damus (Spark).

App / ClientWalletCustodiaPiattaformaNote
PrimalPrimal Wallet integratoCustodialiOS / Android / webonboarding più semplice
Cash AppintegratoCustodialUSA, 58 mln di utentimance verso un lightning address
Damusvia NWCSelf-custodyiOSzap a livello di profilo (vedi il caso Apple)
Amethystvia NWC (NIP-47)Self-custodyAndroidwallet esterno abbinato
Iris / 0xchatCashu ecashMint-custodialmultipiattaformatoken ecash, semi-custodial
Fonte: strumento di confronto di Spark; dati Cash App da Bitcoin Magazine.

Il compromesso è sempre lo stesso: la comodità custodial reintroduce un terzo fidato, esattamente ciò che Bitcoin nasce per evitare, mentre il self-custody restituisce il controllo ma chiede di gestire canali e liquidità. È la stessa tensione che si ritrova quando si sceglie a chi affidare le chiavi e quali tutele si hanno. Per una mancia occasionale molti accettano il rischio custodial; chi incassa somme rilevanti tende a spostarsi verso il self-custody.

Per iniziare, in pratica, bastano pochi minuti: si installa un client Nostr, si genera la coppia di chiavi (annotando con cura la chiave privata nsec, che nessuno può recuperare al posto tuo), si imposta un lightning address e si collega un wallet. Chi vuole la strada più semplice sceglie un client con wallet integrato; chi tiene al controllo abbina via Nostr Wallet Connect un wallet self-custody già in uso. La differenza, ancora una volta, è chi tiene le chiavi.

Il caso Damus contro Apple

La tensione tra rail aperte e negozi di app è esplosa nel 2023 con Damus, uno dei principali client Nostr per iPhone. A giugno di quell’anno Apple diede a Damus quattordici giorni per rimuovere gli zap dai post o essere espulsa dall’App Store, sostenendo che le mance fossero acquisti in-app di contenuti digitali e dovessero quindi passare dal sistema di pagamento di Apple, con la relativa commissione (CoinDesk).

Jack Dorsey, tra i sostenitori di Nostr, definì la mossa un fraintendimento da parte di Apple sul funzionamento della funzione, e ribadì che dare una mancia a un post non equivale a vendere un contenuto digitale. Dopo due settimane di braccio di ferro si arrivò a un compromesso: Damus restò sull’App Store, ma gli zap sparirono dai singoli post; gli utenti potevano continuare a inviarli a livello di profilo.

L’episodio, datato 2023, conta ancora oggi. Ha mostrato lo scontro strutturale tra un modello value-for-value senza pedaggi e il pedaggio del negozio di app, e spiega perché ancora nel 2026 l’esperienza di zap su iOS resta più macchinosa che su Android. È anche un promemoria: una rete aperta può inviare valore ovunque, ma l’ultimo miglio passa spesso da sistemi operativi e store che aperti non sono.

Da allora qualcosa si è mosso. In Europa il Digital Markets Act ha aperto la porta agli store alternativi e al caricamento diretto delle app su iOS, una via che in teoria permette a un client Nostr di offrire zap senza passare dalle regole dell’App Store. In pratica l’adozione resta limitata e la maggior parte degli utenti continua a scaricare le app dai canali ufficiali, quindi il pedaggio del negozio pesa ancora, soprattutto per chi non è già dentro il mondo Bitcoin.

Cash App, Strike e la mancia che diventa mainstream

Se gli zap restano un fenomeno di nicchia dentro Nostr, i giganti custodial stanno rendendo normale la mancia in bitcoin fuori da quella bolla. Cash App, l’app di Block, ha raggiunto 58 milioni di utenti attivi mensili nel terzo trimestre del 2025 e a novembre 2025 ha aggiunto il pagamento in bitcoin via Lightning e una funzione «Pay Me In Bitcoin» agganciata a un lightning address (Bitcoin Magazine). Di colpo, decine di milioni di persone hanno un indirizzo Lightning pronto a ricevere una mancia.

L’obiettivo dichiarato da Miles Suter, responsabile del prodotto Bitcoin di Block, è «rendere i pagamenti in Bitcoin fluidi come quelli con carta» (Bitcoin Magazine). Nella stessa direzione spinge Square, sempre del gruppo Block, che sta portando l’accettazione Lightning a oltre quattro milioni di esercenti azzerando le commissioni fino al 2026, e Strike, che ha costruito il suo marchio proprio sui pagamenti tramite lightning address.

Il paradosso è evidente. La via più rapida verso il grande pubblico passa da servizi custodial, comodi ma centralizzati, mentre l’anima value-for-value di Nostr resta legata ai client open source e al self-custody. La mancia in bitcoin diventa mainstream, ma il prezzo è una concentrazione crescente nelle mani di pochi grandi operatori, un tema che il resto della rete si porta dietro da anni.

Il dettaglio che conta è proprio il lightning address. Quando un’app con decine di milioni di utenti assegna a ciascuno un indirizzo del tipo nome@dominio, ricevere una mancia diventa semplice come farsi mandare un messaggio. È lo stesso mattone che gli zap usano su Nostr, e la sua diffusione dai giganti custodial verso il resto dell’ecosistema è forse il modo più concreto in cui i pagamenti in bitcoin escono dalla nicchia e arrivano al pubblico generalista.

I numeri: quanto è grande il fenomeno (e la rete)

Quanto è grande davvero il fenomeno? I dati vanno letti con prudenza, perché le metodologie cambiano. Secondo lo strumento di confronto di Spark, gli zap hanno superato i 20 milioni in una finestra di due settimane all’inizio del 2025, distribuiti su oltre 140 client, più di 850 relay e oltre 40 Paesi (Spark). È la prova che, come volume di transazioni, i micropagamenti sociali contano.

La rete che li trasporta, però, nel 2026 si è ristretta. La fotografia stabile più recente è quella di Spark a maggio 2026: circa 4.898 BTC di capacità pubblica (intorno ai 330 milioni di euro ai prezzi di oggi), circa 17.438 nodi e 41.080 canali, con un volume mensile stimato attorno a 1,17 miliardi di dollari a novembre 2025 e commissioni mediane di 0,444 sat più circa 143 ppm (Spark).

MetricaValoreFonte / data
Capacità pubblicacirca 4.898 BTC (circa 330 mln €)Spark, maggio 2026
Nodi pubblicicirca 17.438Spark, maggio 2026
Canali pubblicicirca 41.080Spark, maggio 2026
Volume mensilecirca 1,17 mld $novembre 2025
Commissioni mediane0,444 sat + circa 143 ppmSpark
Zap (finestra 2 settimane)oltre 20 milioniSpark, inizio 2025
La capacità pubblica non misura l’uso reale: esclude canali privati e servizi custodial.

Da inizio 2026 la capacità pubblica è in calo, con un tonfo netto ad agosto secondo i tracker basati su mempool.space; i diversi contatori non concordano sul livello esatto (l’aggregazione di Spark è più alta, altri indici più bassi), quindi conviene leggere la direzione più che la cifra al decimale. L’analisi di CryptoSlate invita a non confondere contrazione con morte: la capacità pubblica non misura l’uso reale, che esclude i canali privati e i servizi custodial, e molta liquidità si sta consolidando su hub più grandi e meglio gestiti. Nello stesso arco di tempo i pagamenti instradati sono cresciuti di oltre dieci volte tra il 2021 e il 2023 e a metà 2025 Coinbase instradava circa il 15% dei prelievi di BTC su Lightning (CryptoSlate).

Un punto va ricordato: queste cifre raccontano solo la parte visibile. Molti canali sono privati e non compaiono nelle statistiche pubbliche, e i grandi wallet custodial regolano gran parte dei pagamenti sui propri libri interni, senza toccare la rete pubblica per ogni singolo zap. La conseguenza è che la Lightning Network reale è quasi certamente più usata di quanto dicano i contatori, ma anche più concentrata, perché quella parte nascosta è in mano a pochi grandi operatori.

Zap, mance e le regole europee: Consob, MiCA, DAC8

Il binario è neutro, ma il wallet in mezzo non lo è. Un wallet custodial che tiene i sat degli utenti offre di fatto un servizio di custodia di cripto-attività, cioè un servizio da CASP ai sensi della MiCA. In Italia la vigilanza è ripartita tra Consob, per la condotta di mercato e la tutela degli investitori, e Banca d’Italia per i profili prudenziali, secondo l’impianto del D.lgs. 129/2024. Il periodo transitorio abbreviato scelto dall’Italia è terminato il 1° luglio 2026, quindi un wallet custodial che serve clienti italiani deve essere autorizzato.

I fornitori di custodia rientrano nella classe più esigente e devono disporre di un capitale minimo di 125.000 euro (ESMA). Un assetto puramente self-custody, invece, con Nostr Wallet Connect e un wallet di cui possiedi le chiavi, non è un servizio CASP: non c’è un intermediario da autorizzare perché non c’è nessuno che custodisce per conto tuo. È la stessa linea di faglia che attraversa i costi e i benefici dell’antiriciclaggio applicato alle cripto: gli obblighi di identificazione e verifica della clientela scattano quando qualcuno tiene i fondi di qualcun altro.

Che non sia teoria lo mostra Wallet of Satoshi, tra le app Lightning più diffuse, che all’inizio del 2026 ha disattivato il proprio servizio custodial nell’Unione Europea proprio mentre le regole sui wallet custodial si irrigidivano, lasciando attiva la sola modalità self-custody. Sul fronte fiscale, da gennaio 2026 la DAC8 impone ai fornitori di servizi cripto di comunicare i dati dei clienti alle autorità fiscali: un sat ricevuto come mancia può costituire reddito, e la successiva vendita o conversione è un evento potenzialmente rilevante secondo le regole italiane sulle cripto-attività. Per chi incassa zap con continuità, tenere una traccia ordinata degli importi non è un dettaglio.

I limiti: concentrazione, spam e sostenibilità

Il quadro non è tutto rose. Il primo limite è la concentrazione custodial: l’esperienza più semplice, quella di Primal o di Cash App, reintroduce terzi fidati e singoli punti di rottura, e il bitcoin impegnato nella rete resta fortemente concentrato in pochi grandi nodi. È il rovescio della comodità.

Il secondo limite riguarda i relay, il cuore di Nostr. Sono economici da far girare ma difficili da finanziare: la maggior parte dei relay pubblici non copre i propri costi, e i modelli a pagamento o in abbonamento sono ancora sperimentali. Se i relay si consolidano in poche mani, la resistenza alla censura, la ragione stessa per cui Nostr esiste, si indebolisce.

Terzo, gli zap pubblici creano classifiche e quindi incentivi a gonfiare l’engagement, con mance che a volte sono auto-inviate. Quarto, la volatilità: una mancia denominata in sat oscilla in euro, e per chi crea e deve pagare bollette in euro è un rischio di cambio. Chi converte subito si affida di nuovo a un intermediario. È il vecchio dilemma tra il bitcoin come riserva di valore e come mezzo di scambio, che negli zap convivono nello stesso gesto.

Infine c’è la salute della rete. Meno nodi e minore capacità pubblica nel 2026 vanno bene se sono consolidamento, preoccupano se sono abbandono; la risposta onesta è che non lo sappiamo ancora, e che i prossimi trimestri diranno se la contrazione è una potatura o un declino.

A questi limiti si aggiunge un ostacolo tecnico che colpisce proprio i nuovi arrivati: per ricevere serve liquidità in entrata, cioè un canale con spazio libero verso di te. Un wallet self-custody appena creato spesso non ce l’ha e deve aprirla pagando una piccola commissione o affidarsi a un fornitore che gliela procura al volo. È una delle ragioni per cui i wallet custodial, che nascondono il problema, restano la porta d’ingresso più comune, anche a costo di rinunciare al controllo delle chiavi.

Cosa aspettarsi nel 2026 e oltre

Sul piano tecnico l’aggiornamento più atteso sono le offerte BOLT12, codici di pagamento statici e riutilizzabili che renderebbero i link «zappami» più robusti e privati. Sono già supportati da Core Lightning, LDK ed Eclair, mentre LND, l’implementazione che fa girare la maggioranza dei nodi, sta ancora recuperando. Per chi crea significa un unico «barattolo delle mance» durevole invece di fatture usa e getta.

In parallelo, Nostr Wallet Connect matura e l’ecash alla Cashu abbassa l’attrito della custodia, mentre i wallet basati su passkey rendono l’attivazione semplice come aprire un’app qualsiasi. La spinta verso il grande pubblico arriverà dai giganti custodial come Cash App e Square, che porteranno il maggior numero di utenti ma il minimo di autocustodia; l’ala open source, da Damus ad Amethyst fino a Fountain, terrà onesta l’anima value-for-value.

Sullo sfondo si intravede una convergenza: lo stesso binario da frazioni di centesimo che paga un creator viene ora cablato per i pagamenti tra macchine, con agenti software che saldano micro-importi per ogni chiamata a un servizio. Un umano che manda una mancia e un’intelligenza artificiale che paga per un’API risolvono lo stesso problema di micropagamento. Gli zap non sostituiranno le piattaforme pubblicitarie, ma hanno dimostrato una cosa nuova: che un «mi piace» può trasportare denaro e arrivare, quasi per intero, a chi crea. È una primitiva che tre anni fa non esisteva.

Domande frequenti

Che cos’è uno zap su Nostr?

Uno zap è una piccola mancia in bitcoin inviata sulla Lightning Network e legata in modo verificabile a un post o a un profilo su Nostr. Segue lo standard NIP-57, che definisce una richiesta di zap e una ricevuta di zap pubblicate sui relay, così la mancia resta visibile pubblicamente sotto il contenuto.

Quanto costa inviare uno zap?

Per pagamenti sotto i 1.000 sat le commissioni di routing sulla Lightning Network sono in genere di 0-3 sat, cioè una frazione di centesimo. Con un bitcoin intorno ai 67.900 euro, 1.000 sat valgono circa 68 centesimi e 21 sat poco più di un centesimo.

Serve un conto o un documento per ricevere zap?

Con un wallet self-custody no: bastano una chiave Nostr e un lightning address. Se invece usi un wallet custodial che tiene i sat per conto tuo, quel servizio è un fornitore di custodia (CASP) soggetto alla MiCA e, in Italia, alla vigilanza di Consob e Banca d’Italia, con i relativi obblighi di identificazione della clientela.

Value-for-value e zap sono la stessa cosa?

Sono due facce della stessa idea. Il value-for-value nasce nei podcast, con Adam Curry e il Podcast Index, e chiede all’ascoltatore di pagare direttamente in sat ciò che ritiene utile, senza pubblicità né abbonamenti. Gli zap portano lo stesso meccanismo sui social e trasformano il «mi piace» in un pagamento che arriva a chi crea.

Gli zap sono tassati in Italia?

Un sat ricevuto come mancia può costituire reddito per chi lo incassa, e la successiva vendita o conversione dei sat è un evento potenzialmente rilevante ai fini fiscali secondo le regole italiane sulle cripto-attività. Da gennaio 2026, con la DAC8, i fornitori di servizi cripto comunicano i dati alle autorità fiscali, quindi conviene tenere una traccia ordinata degli importi.

Marcus Okafor è redattore di HOGE Wire e segue Bitcoin, la Lightning Network e i pagamenti on-chain.

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