Rare sats: il tesoro di Ordinals è nel satoshi, non nel JPEG
Dopo la grande selezione del 2026, il lato più bitcoin degli Ordinals non è l'immagine ma il satoshi. Viaggio nei rare sats, dall'indice di Rodarmor ai futures dei minatori.
By Marcus Okafor· Oct 5, 2026· 8h ago~24 min read
Un anno fa, il 6 ottobre 2025, Bitcoin toccava il suo massimo storico a 126.080 dollari e gli Ordinals vivevano la coda di una febbre collezionistica che aveva riempito i blocchi di immagini, meme e token sperimentali. Oggi, 5 ottobre 2026, BTC viaggia intorno agli 85.241 dollari (circa 76.060 euro), ancora quasi un terzo sotto quel record secondo CoinGecko, mentre ORDI, il token simbolo di quella stagione, scambia a 4,50 dollari (circa 4,02 euro), oltre il 95% sotto il suo picco. La folla se n’è andata. Eppure, sotto le ceneri del mercato delle immagini, è rimasto in piedi un angolo molto più silenzioso e molto più bitcoin: quello dei rare sats.La tesi di questo articolo è semplice e volutamente controcorrente: il vero oggetto da collezione di Ordinals non è il JPEG iscritto, ma il satoshi su cui l’immagine vive. Bitcoin non ha mai avuto un concetto di numero di serie; la teoria ordinale lo ha introdotto senza cambiare una riga del protocollo, assegnando a ogni satoshi un numero progressivo in base all’ordine di estrazione. Alcuni di quei numeri cadono su eventi storici della rete, e proprio lì nasce un mercato di scarsità che non dipende dalle mode dell’arte digitale ma dalla matematica dell’emissione di Bitcoin. Per una fetta di collezionisti, e persino per qualche società mineraria quotata, il tesoro è nel sat, non nell’immagine.
Che cosa sono davvero gli Ordinals (e perché il sat conta)
Per capire i rare sats bisogna tornare al mattone di base. Un satoshi è la più piccola unità di Bitcoin: un BTC vale cento milioni di satoshi, e in totale esisteranno circa 2,1 milioni di miliardi di sat. Fino al 2022 erano unità perfettamente intercambiabili, fungibili come gocce in un secchio. La teoria ordinale, ideata dallo sviluppatore Casey Rodarmor e attiva dal 21 gennaio 2023, ha cambiato prospettiva: numera ogni satoshi nell’ordine esatto in cui viene estratto e lo segue attraverso le transazioni con una regola first-in-first-out. La documentazione ufficiale lo mette nero su bianco: «Satoshis are numbered in the order in which they’re mined, and transferred from transaction inputs to transaction outputs first-in-first-out», cioè i sat sono numerati in ordine di estrazione e passano dagli input agli output in ordine di arrivo (Ordinal Theory Handbook).Questo tracciamento non richiede alcun cambiamento alle regole di consenso: è un semplice overlay calcolato da un indicizzatore chiamato «ord». Bitcoin non sa nulla degli ordinals; sono i client a leggere la stessa catena e a concordare su quale numero spetti a quale satoshi. Su quella numerazione si appoggiano due cose. La prima è l’inscription: contenuto arbitrario (un’immagine, un testo, perfino un piccolo programma) scritto nei dati testimone di una transazione Taproot e legato in modo permanente a un singolo sat. La seconda, più sottile e più interessante, è la rarità: poiché la rete produce blocchi, aggiustamenti di difficoltà e halving a intervalli regolari, alcuni satoshi marcano quei momenti e diventano speciali per costruzione.Vale la pena ricordare perché tutto questo è diventato possibile solo di recente. Due aggiornamenti hanno spianato la strada: SegWit, nel 2017, che ha separato i dati di firma (il «witness») dal resto della transazione, e Taproot, nel novembre 2021, che ha reso quei dati più flessibili ed economici. I contenuti di un’inscription vivono proprio nel witness, che gode di uno sconto di commissione (conta circa un quarto rispetto ai dati ordinari): è questo sconto, unito al limite di circa 4 MB di peso per blocco, a rendere sostenibile scrivere immagini intere sulla catena. Senza SegWit e Taproot, gli Ordinals semplicemente non esisterebbero.È qui che Rodarmor ha sempre insistito su una distinzione. Preferisce chiamare questi oggetti «digital artifact» e non NFT perché, ha spiegato, «the term NFT feels tainted», cioè la sigla NFT gli appare ormai contaminata dalle pratiche nate nel mondo Ethereum (TechCrunch). La differenza non è solo di stile: un Ordinal vive interamente sulla catena di Bitcoin, mentre molti NFT puntano a file ospitati altrove. E sotto l’immagine, sempre, c’è un satoshi con la sua identità numerica. L’handbook lo ribadisce: a un sat si possono legare asset arbitrari usando «ordinal numbers as stable identifiers», e il contenuto iscritto resta «inextricably linked to that satoshi».
L’indice di rarità di Rodarmor: da comune a mitico
Rodarmor non si è limitato a numerare i satoshi: ha proposto anche una scala di rarità, nota come Rodarmor Rarity Index, che classifica i sat in base agli eventi del protocollo che segnano la loro nascita. La logica è elegante perché non inventa nulla: sfrutta il calendario interno di Bitcoin, fatto di blocchi ogni dieci minuti circa, aggiustamenti di difficoltà ogni 2.016 blocchi, halving ogni quattro anni e cicli di sei halving. Ogni «primo» di questi eventi genera un satoshi più raro del precedente.Le definizioni, riportate da guide come quella di Ledger Academy, sono queste. Un sat «common» è semplicemente uno dei tanti, non il primo del suo blocco e privo di eventi associati, e rappresenta la quasi totalità dei circa 2,1 milioni di miliardi di satoshi. Un sat «uncommon» è il primo di ogni blocco: potranno esisterne al massimo 6.929.999, uno per ciascun blocco che verrà mai estratto, e finora ne esiste poco meno di un milione. Un sat «rare» è il primo dopo ogni aggiustamento di difficoltà (ogni 2.016 blocchi): il tetto è 3.437. Un sat «epic» è il primo dopo un halving: finora ne esistono quattro (2012, 2016, 2020 e 2024) e il quinto arriverà intorno al 2028. Un sat «legendary» è il primo dopo sei halving, cioè circa ogni ventiquattro anni: il primo in assoluto è atteso verso il 2033 e per ora non ne esiste nessuno. Infine c’è un solo sat «mythic»: il primissimo del blocco genesi, coniato il 3 gennaio 2009.
Categoria
Che cosa segna
Quantità massima
Stato nel 2026
Common
Nessun evento, sat qualsiasi
circa 2,1 milioni di miliardi
La quasi totalità
Uncommon
Primo sat di ogni blocco
6.929.999
Poco meno di un milione
Rare
Primo dopo un aggiustamento di difficoltà
3.437
Poco meno di 500
Epic
Primo dopo un halving
uno per halving
4 (2012, 2016, 2020, 2024); il 5° verso il 2028
Legendary
Primo dopo sei halving
uno ogni circa 24 anni
Nessuno; il 1° atteso verso il 2033
Mythic
Primo sat del blocco genesi
1
Esiste dal 2009
La forza di questa scala è che la scarsità è verificabile e immutabile: nessuno può coniare un nuovo sat epic prima del 2028, perché dipende da un halving che avverrà a un’altezza di blocco già nota. È il contrario dello scarso artificiale di tante collezioni digitali, dove l’offerta è decisa da un team. Qui la scarsità è scritta nella politica monetaria di Bitcoin, e questo la rende controllabile da chiunque senza bisogno di fidarsi di nessuno.C’è anche un modo elegante di leggere la posizione di un satoshi, che aiuta a capire come l’indicizzatore calcola la rarità. Oltre al numero progressivo, «ord» usa una notazione a gradi fatta di quattro coordinate: il ciclo, l’epoca di halving, il periodo di difficoltà e lo scostamento dall’inizio del blocco. Quando i primi tre valori vanno a zero contemporaneamente, il sat segna la convergenza di più eventi ed è tanto più raro. È una coordinata, non un’etichetta arbitraria, e chiunque può ricalcolarla a partire dalla stessa blockchain. La rarità, insomma, non è dichiarata da un marketplace: è una proprietà deducibile dai dati.
I sat esotici: Pizza, Blocco 9 e l’impronta di Satoshi
Accanto all’indice di Rodarmor la comunità ha costruito una seconda tassonomia, quella dei sat «esotici», fondata non sulla meccanica del protocollo ma sulla storia e sulla cultura di Bitcoin. Non c’è un’autorità che li certifichi: valgono per convenzione e riconoscibilità, un po’ come i francobolli o le monete da collezione con una provenienza celebre. Le guide dei wallet, come quella di Xverse, ne elencano diversi.I più ambiti sono i «Pizza sats», satoshi appartenuti alla transazione del 22 maggio 2010 con cui Laszlo Hanyecz pagò 10.000 BTC per due pizze, universalmente considerata il primo acquisto commerciale in Bitcoin. Poi ci sono i «Block 9», tra i satoshi più antichi in circolazione: i sat del blocco 9 finanziarono la prima transazione Bitcoin della storia, i 10 BTC inviati da Satoshi a Hal Finney il 12 gennaio 2009. I «Block 78» provengono dal primo blocco minato proprio da Finney. I «Nakamoto sats» sono quelli attribuiti ai blocchi estratti dal creatore di Bitcoin. I «Vintage» sono tutti i sat dei primi 1.000 blocchi, il 2009 puro. I «Black» marcano le fini anziché gli inizi (l’ultimo sat di un blocco o di un periodo di difficoltà), mentre i «Palindrome» hanno numeri che si leggono uguali nei due versi.
Tipo
Definizione
Fatto storico
Pizza
Sat della transazione delle pizze
22 maggio 2010: 10.000 BTC per due pizze, primo acquisto commerciale
Block 9
Sat di uno dei primi blocchi
Finanziarono il primo invio BTC, Satoshi a Hal Finney (12 gennaio 2009)
Block 78
Sat del primo blocco di Hal Finney
Finney fu tra i primissimi a far girare un nodo
Nakamoto
Sat dai blocchi di Satoshi
L’impronta on-chain del creatore di Bitcoin
Vintage
Sat dei primi 1.000 blocchi
Interamente del 2009
Black
Ultimo sat di un blocco o periodo
Il rovescio dei «primi» di Rodarmor
Palindrome
Numero palindromo
Rarità estetica, non storica
Un satoshi può cumulare più etichette. Il primo sat del blocco 9, per esempio, è insieme uncommon (primo del blocco), vintage (uno dei primi 1.000 blocchi) e legato a una transazione storica. È questa stratificazione a rendere il gioco interessante per i collezionisti: non esiste un listino unico, ma una griglia di attributi che il mercato pondera caso per caso, spesso con premi molto diversi per lo stesso satoshi a seconda di quali etichette gli vengono riconosciute.
Perché la rarità di un satoshi ha un prezzo
La domanda legittima è: perché mai pagare di più per un satoshi che, come moneta, vale esattamente quanto ogni altro? La risposta è la stessa che spiega il valore di una banconota con numero di serie basso o di un francobollo con un difetto di stampa. Il potere d’acquisto è identico, ma la provenienza e l’unicità creano un premio da collezione. Con una differenza cruciale rispetto al mondo fisico: qui l’autenticità è verificabile da chiunque sulla catena, senza periti né certificati di terzi.I numeri aiutano a capire gli ordini di grandezza. Secondo Tristan, fondatore dell’esploratore Ordiscan, il primo satoshi estratto dopo un halving (un sat epic, che nasce una volta ogni quattro anni) potrebbe valere intorno al milione di dollari, mentre un uncommon, che nasce ogni dieci minuti, resta molto più abbordabile (Protos). I rare sats non iscritti, nella fascia più accessibile del mercato, si scambiano a partire da qualche migliaio di dollari. Sono cifre modeste rispetto ai picchi del 2024, ma il punto non è la speculazione di massa: è che un mercato di provenienza continua a esistere anche dopo che la folla se n’è andata.Il parallelo con la numismatica è più preciso di quanto sembri. Nel collezionismo di monete e banconote il valore nasce da tre ingredienti: scarsità, provenienza documentata e domanda di una comunità che riconosce quel pregio. I rare sats hanno i primi due in forma quasi perfetta, perché la scarsità è matematica e la provenienza è la blockchain stessa; il terzo, la domanda, è l’unico davvero fragile, perché dipende da quanta gente continuerà a trovare significativo possedere il primo satoshi di un certo blocco. È lì che si gioca tutto il rischio di questo mercato.C’è anche una ragione più profonda, quasi filosofica. Un rare sat è l’unico modo di possedere un pezzo di storia di Bitcoin che sia nativo del protocollo e non una ricostruzione. Un vintage del 2009 è stato coniato quando la rete valeva zero e giravano poche decine di nodi; portarlo nel 2026 significa custodire un oggetto che attraversa l’intera vita di Bitcoin. Per questa fascia di collezionisti il satoshi è il manufatto; l’eventuale immagine iscritta sopra è soltanto la cornice.
Fotografia del mercato un anno dopo il record
Qualche numero aiuta a inquadrare il contesto, perché è proprio la quiete del 2026 a far risaltare la nicchia dei rare sats. Bitcoin, un anno esatto dopo il massimo storico del 6 ottobre 2025, scambia intorno agli 85.000 dollari, circa un terzo sotto quel record, in un Uptober che prova a ripartire tra dati deboli sul lavoro americano e attese sulla Fed. ORDI, il token che più di ogni altro ha incarnato la febbre del 2023 e 2024, capitalizza meno di cento milioni di dollari, oltre il 95% sotto il picco. Le iscrizioni totali hanno superato i 107 milioni a gennaio 2026, ma il ritmo di conio si è normalizzato: a marzo 2026 si contavano circa 59.585 vendite con un prezzo medio di 785 dollari, segno di un collezionismo più selettivo che di massa (KuCoin).
Metrica
Valore (5 ottobre 2026)
Fonte
Prezzo BTC
85.241 $ / 76.060 € (circa 32% sotto l’ATH)
CoinGecko
Prezzo ORDI
4,50 $ / 4,02 € (rango 305)
CoinGecko
Capitalizzazione ORDI
94,56 milioni $ (circa 95% sotto l’ATH di 95,52 $)
CoinGecko
Iscrizioni totali
oltre 107 milioni (gennaio 2026)
KuCoin
Vendite Ordinals, marzo 2026
59.585, prezzo medio 785 $
KuCoin
Fee sui ricavi dei minatori
sotto lo 0,7% (minimo decennale)
Cointelegraph
Sussidio di blocco
3,125 BTC (prossimo halving verso il 2028)
n/a
Il quadro è quello di un mercato che ha perso la folla ma non il protocollo. Ed è esattamente in questo scenario che la domanda «che cosa resta di davvero bitcoin negli Ordinals?» trova nella rarità dei satoshi una risposta che non dipende dall’umore di chi compra figurine digitali.
Dai minatori al mercato: i rare sats come economia mineraria
Il punto più sottovalutato della storia è chi, di fatto, «produce» i rare sats. Ogni sat uncommon, rare o epic nasce nel momento esatto in cui un minatore trova un blocco, perché è il primo satoshi del sussidio di quel blocco. Significa che le grandi società minerarie quotate siedono, spesso senza farci caso, su un inventario di satoshi speciali accumulato blocco dopo blocco.Adam Swick, all’epoca Chief Growth Officer di Marathon Digital (oggi MARA), è stato tra i primi a dirlo ad alta voce, immaginando addirittura un mercato dei futures sui rare sats. «This has never been done before and I’m frankly fascinated that a futures market like this has not emerged yet», ha dichiarato, cioè non si è mai fatto prima ed è sorprendente che un mercato simile non sia ancora nato (Protos). L’idea: un collezionista potrebbe pre-pagare ai minatori una quota del valore atteso di un sat epic in cambio della promessa di consegnarlo se e quando verrà estratto. Con circa il 5% dell’hashrate globale, un gruppo come Marathon avrebbe una probabilità non trascurabile di trovare il prossimo blocco di halving, e quindi il prossimo sat epic.Il collegamento con l’economia della sicurezza di Bitcoin è diretto. Con le fee che valgono ormai meno dell’1% dei ricavi dei minatori, qualsiasi entrata aggiuntiva conta, e i rare sats sono un cespite che i minatori già posseggono a costo marginale nullo. In un settore schiacciato dai margini, con la politica della Fed che pesa su costi e prezzi (un tema che abbiamo affrontato parlando della possibile pausa di ottobre della Fed), monetizzare l’inventario di satoshi speciali è una leva che le società minerarie iniziano a studiare sul serio. L’ironia è evidente: la stessa attività che qualcuno bolla come «spam» potrebbe diventare parte della risposta al problema del budget di sicurezza.Gli ostacoli pratici, però, non sono banali. Oggi quasi tutti i minatori lavorano in pool, e il satoshi speciale finisce nell’output di coinbase controllato dal pool, non nel wallet del singolo partecipante; separarlo e assegnarlo richiede accordi e software che la maggior parte degli operatori non ha ancora. C’è poi il nodo della custodia: un sat epic vale finché resta identificabile, e un errore di gestione può bruciarlo come qualsiasi altro UTXO. Per questo, almeno per ora, l’idea dei futures sui rare sats resta più una scommessa intellettuale che un prodotto pronto al mercato.
Come si trova e si controlla un sat raro
Possedere rare sats senza saperlo è più comune di quanto si pensi, e spenderli per sbaglio è il rischio numero uno. Poiché i sat si muovono in ordine first-in-first-out, un wallet ordinario che non distingue i satoshi può usare un sat raro per pagare una commissione di rete, disperdendolo per sempre in un output qualunque. Per questo esistono la pratica del «sat hunting» e il controllo degli UTXO.Gli strumenti sono maturati. Il wallet di riferimento resta «ord», il software ufficiale che indicizza la catena e consente di isolare e trasferire singoli satoshi; esploratori come Ordiscan permettono di passare al setaccio un indirizzo alla ricerca di sat uncommon, rare o esotici. I wallet consumer come Xverse offrono funzioni di protezione dei sat rari, per evitare che finiscano in una transazione sbagliata. Chi fa sat hunting compra UTXO grezzi, li analizza e, se trova un satoshi interessante, lo isola in un output dedicato.Sul fronte dei marketplace, il 2026 ha visto una riorganizzazione brutale. Magic Eden, a lungo il più grande mercato per gli Ordinals, ha chiuso il trading Bitcoin ed EVM il 9 marzo 2026 per concentrarsi su Solana (Invezz); l’esploratore Ord.io ha chiuso a giugno. A raccoglierne l’eredità sono arrivati Horizon Market, che dal 30 marzo 2026 supporta gli Ordinals e offre classifiche di rarità ed escrow, insieme ai sopravvissuti UniSat, OKX, Xverse e Gamma. La liquidità è più sottile di due anni fa, ma l’infrastruttura per cercare, prezzare e scambiare un sat in base alla sua rarità esiste ancora.
Rare sats e inscription: il legame indissolubile
Il massimo valore, nel mondo Ordinals, nasce quando le due dimensioni si incontrano: un’inscription di pregio su un satoshi raro. L’handbook è esplicito nel dire che il contenuto iscritto resta «inextricably linked to that satoshi», legato indissolubilmente a quel sat. Iscrivere un’opera su un vintage del 2009 o su un sat epic significa fondere la scarsità del contenitore con quella del contenuto.La logica di scegliere il satoshi per la sua provenienza è ormai consolidata tra i collezionisti: iscrivere un’opera su un vintage del 2009 vale più che iscriverla su un sat qualsiasi, perché il pregio del contenitore si somma a quello del contenuto. È la differenza tra stampare una litografia su carta comune e stamparla sulla prima pagina di un libro raro. Il satoshi diventa il supporto, con una storia che l’immagine da sola non potrebbe mai avere.Questa permanenza apre anche a usi più sofisticati. Con le inscription ricorsive un Ordinal può richiamare dati già presenti sulla catena invece di riscriverli, abbattendo i costi e permettendo opere componibili; alcune collezioni 3D interamente on-chain pesano così meno di un kilobyte ciascuna. Montare questo tipo di contenuti su sat rari significa costruire oggetti che sono insieme scarsi, storici e programmabili: non più semplici figurine, ma piccoli artefatti che vivono e si aggiornano dentro Bitcoin senza appoggiarsi a server esterni.Questa permanenza ha un rovescio della medaglia. Una volta iscritto, il contenuto è lì per sempre: non si può modificare né rimuovere, e un errore (il file sbagliato, un sat speso male) è irreversibile. La stessa proprietà che rende gli Ordinals affidabili come manufatti li rende anche implacabili con chi sbaglia.
BRC-20, Runes e i cugini fungibili del satoshi
La teoria ordinale non ha generato solo oggetti unici. Da essa sono nati anche due standard per token fungibili, cugini dei rare sats ma di logica opposta. Il primo è BRC-20, creato dallo pseudonimo Domo nel marzo 2023 iscrivendo semplici file JSON per le operazioni di deploy, mint e transfer. Il suo token simbolo, ORDI, è anche il più grande: oggi capitalizza circa 94,56 milioni di dollari con un prezzo di 4,50 dollari (rango 305 secondo CoinGecko), lontanissimo dal picco di 95,52 dollari del marzo 2024. BRC-20 è però uno standard inefficiente e dipendente dalla fiducia negli indicizzatori.Proprio per superare quei limiti, nel 2024 Rodarmor ha lanciato Runes, uno standard nativo degli UTXO che usa un singolo output OP_RETURN e non richiede un’inscription per ogni operazione. Runes è esploso al halving dell’aprile 2024 e oggi la categoria vale oltre cento milioni di dollari, dominata per circa quattro quinti dal token DOG, un airdrop senza team né prevendita. A quel secondo scaglione abbiamo dedicato un’analisi a parte, oltre DOG, sulle altre Rune. La differenza con i rare sats è netta: un token fungibile punta alla liquidità e alla circolazione, un satoshi raro alla provenienza e all’unicità. Sono due facce della stessa teoria.
Il budget di sicurezza e la guerra culturale
Dietro la poesia dei sat storici c’è un dibattito molto concreto su che cosa Bitcoin debba essere. Le fee generate da Ordinals e Runes, enormi nei picchi del 2024, si sono sgonfiate: oggi valgono meno dello 0,7% dei ricavi dei minatori, un minimo decennale, dopo essere scese fino allo 0,52% in aprile (Cointelegraph). Con il sussidio fermo a 3,125 BTC per blocco e il prossimo halving atteso verso il 2028, la questione del budget di sicurezza (chi pagherà i minatori quando il sussidio tenderà a zero) resta aperta, e c’è chi vede negli Ordinals parte della soluzione e chi il problema.Per capire la posta in gioco basta guardare al passato recente. Nei giorni del lancio di Runes, nell’aprile 2024, la domanda di spazio-blocco fece schizzare la commissione media di una transazione Bitcoin ben oltre i cento dollari, e per qualche ora le fee valsero la maggioranza dei ricavi dei minatori (CoinDesk). Quella parentesi mostrò che una domanda nativa di dati può, in teoria, finanziare la sicurezza della rete; il problema è che si è rivelata un picco isolato e non una base stabile. Il dibattito sul budget di sicurezza vive tutto in questa distanza tra il picco e la media.Sul fronte critico, lo sviluppatore Luke Dashjr definisce da tempo le inscription uno «spam» che sfrutta una falla del software Core per aggirare limiti pensati per tenere leggera la catena, e le filtra nel pool OCEAN e nel nodo Bitcoin Knots (The Block). All’estremo opposto, chi considera gli Ordinals un uso legittimo dello spazio-blocco ricorda che ogni transazione che paga una fee contribuisce alla sicurezza della rete; la grande ironia, per questa scuola di pensiero, è che i nemici più accesi dei dati on-chain rischiano di privare Bitcoin del gettito di cui avrà bisogno domani.Il tentativo più recente di imporre limiti via protocollo, la proposta BIP-110 sostenuta da Dashjr, è fallito nel 2026: la segnalazione obbligatoria è partita al blocco 961.632 il 7 agosto, ma solo il 2,5% circa dell’hashrate l’ha appoggiata, contro il 55% necessario (CoinDesk). Michael Saylor ha liquidato la vicenda con una formula diventata virale: «Bitcoin is working as designed», Bitcoin funziona come previsto. Per ora, insomma, gli Ordinals restano parte integrante di Bitcoin, sat rari compresi.
Quando un sat raro diventa collaterale: il lato BTCfi
C’è infine un filone che trasforma la rarità in utilità finanziaria. Sulla scia della finanza nativa di Bitcoin (la cosiddetta BTCfi), piattaforme come Liquidium permettono di usare Ordinals e rare sats come garanzia per prestiti in bitcoin, senza wrapping né bridge, grazie a contratti DLC e transazioni pre-firmate che tengono i fondi in escrow non custodiale (Bitcoin Magazine). Un collezionista può così sbloccare liquidità dal proprio sat senza venderlo.Il modello ha limiti evidenti. La BTCfi resta una frazione minima dell’offerta di BTC (meno dell’1%, contro circa il 15% del valore di Ethereum impiegato nella DeFi), e un prestito a scadenza fissa garantito da un oggetto illiquido come un satoshi raro espone al rischio che, in caso di default, la garanzia passi al creditore a un prezzo difficile da stimare. È un territorio sperimentale, vicino per spirito alle vecchie scommesse della DeFi su Bitcoin che abbiamo raccontato mettendo a confronto Stacks e Rootstock. Ma segna un punto importante: anche l’oggetto da collezione più nativo di Bitcoin può diventare un mattone di credito.
Fisco italiano e MiCA: come vengono trattati i rare sats
Per il collezionista italiano la parte meno romantica è quella fiscale, e nel 2026 è cambiata parecchio. Dal 1° gennaio le plusvalenze sulle cripto-attività sono tassate con un’imposta sostitutiva del 33%, mentre l’aliquota ridotta del 26% resta solo per le stablecoin in euro qualificate come EMT ai sensi di MiCA. La vecchia franchigia dei 2.000 euro è stata abolita. Un rare sat o un Ordinal rientrano nel perimetro delle cripto-attività e seguono dunque il 33%.Il dettaglio che spiazza chi arriva dal mondo dell’arte è che la permuta conta come realizzo: comprare un Ordinal pagandolo in bitcoin equivale, ai fini fiscali, a vendere quei bitcoin, e la differenza rispetto al loro costo di acquisto genera una plusvalenza tassabile. Vanno poi compilati i quadri RW (monitoraggio, ormai senza soglie) e RT (plusvalenze), e dal 2027 scatterà lo scambio automatico di informazioni DAC8. L’Agenzia delle Entrate distingue inoltre il trattamento a seconda della finalità dell’operazione (collezionismo, investimento o attività d’impresa).Sul piano regolamentare, in Italia vigilano la Consob (condotta di mercato e tutela dell’investitore) e la Banca d’Italia (profili prudenziali), secondo il D.lgs. 129/2024 che attua MiCA; il periodo transitorio si è chiuso il 1° luglio 2026. MiCA esclude gli NFT unici, ma le grandi serie, le collezioni e gli NFT frazionati possono essere ritenuti fungibili e quindi rientrare nel regime, con un’analisi sostanza-su-forma caso per caso, come spiegano i giuristi di CMS. Negli Stati Uniti il quadro è diverso e più incerto: dopo l’uscita della commissaria Hester Peirce la SEC si è ritrovata a soli due membri, un passaggio che abbiamo analizzato nel pezzo sull’addio di Peirce.
Rischi, limiti e che cosa guardare
Il mercato dei rare sats non è una scommessa a senso unico. I rischi sono concreti: la liquidità è sottile e, dopo l’uscita di Magic Eden, molti dati di prezzo sono fermi o poco affidabili; le valutazioni, soprattutto per i sat esotici, sono in larga parte convenzionali e possono svanire se la comunità smette di dar loro peso. C’è poi il rischio tecnico di spendere per sbaglio un sat prezioso e quello di inventari concentrati in poche mani, che rende i prezzi facili da manovrare.Chi vuole orientarsi farebbe bene a guardare pochi indicatori: la profondità reale del mercato (volumi effettivi, non solo prezzi dichiarati), la robustezza degli strumenti di sat control, l’eventuale nascita di prodotti più strutturati come i futures immaginati da Swick e l’andamento delle fee, che resta il termometro di quanto spazio-blocco il mercato è disposto a pagare. Un anno dopo il record del 6 ottobre 2025, i rare sats restano una nicchia, ma una nicchia che dice molto su che cosa, alla fine, renda un satoshi diverso da un altro.
Domande frequenti
Che cos’è un rare sat su Bitcoin?
Un rare sat è un satoshi che la teoria ordinale di Casey Rodarmor classifica come speciale in base al momento in cui è stato estratto. L’indice di rarità va da common a mythic: un sat uncommon è il primo di ogni blocco, un epic è il primo dopo un halving. La scarsità dipende dal calendario del protocollo di Bitcoin, non dalle decisioni di un team.
Perché un satoshi raro vale più di un altro se come moneta sono identici?
Perché il valore è da collezione, non monetario. Come una banconota con numero di serie basso, un rare sat ha lo stesso potere d’acquisto di qualsiasi altro ma una provenienza unica e verificabile sulla catena. Secondo il fondatore di Ordiscan il primo sat dopo un halving potrebbe valere intorno al milione di dollari, mentre i rare sats più comuni partono da qualche migliaio.
Come faccio a non spendere per sbaglio un rare sat?
Serve un wallet che distingua i singoli satoshi e pratichi il controllo degli UTXO. Il software ufficiale «ord», esploratori come Ordiscan e wallet come Xverse offrono funzioni di protezione dei sat rari. Senza queste accortezze, poiché i sat si muovono first-in-first-out, un sat raro rischia di finire in una commissione di rete e di disperdersi.
Come sono tassati i rare sats e gli Ordinals in Italia nel 2026?
Rientrano tra le cripto-attività e le plusvalenze sono tassate al 33% con imposta sostitutiva dal 1° gennaio 2026; il 26% resta solo per le stablecoin in euro EMT. La franchigia di 2.000 euro è stata abolita, la permuta (comprare un Ordinal con bitcoin) conta come realizzo e vanno compilati i quadri RW e RT.
Gli Ordinals e i rare sats sono ancora vivi dopo il 2026?
Sì, anche se la folla si è diradata. Il mercato delle immagini si è ridotto e token come ORDI sono crollati oltre il 90% dai massimi, ma l’infrastruttura per cercare e scambiare rare sats esiste ancora, i minatori studiano come monetizzarli e le fee generate restano parte del dibattito sul budget di sicurezza di Bitcoin.Di Marcus Okafor, redazione HOGE Wire. Ultimo aggiornamento: 5 ottobre 2026.