ETF crypto: come nasce un’approvazione, dagli USA all’Italia
Dagli undici ETF spot del gennaio 2024 agli standard generici della SEC: come funziona davvero l'approvazione di un fondo crypto. E perché in Italia si comprano ETP, non ETF.
«Approvazione» è la parola che negli ultimi due anni ha riscritto il rapporto tra Wall Street e le cripto-attività. Oggi, 12 agosto 2026, mentre i mercati americani attendono il dato sull’inflazione (il CPI di luglio, di cui abbiamo raccontato lo storico impatto sul prezzo di Bitcoin), la SEC non discute più se autorizzare un ETF su Bitcoin: gestisce una coda di oltre novanta domande su decine di asset diversi, dagli ETF spot su Solana e XRP fino ai prodotti con staking incorporato. Bitcoin viaggia intorno ai 55.000 euro, e il fondo più grande, l’iShares Bitcoin Trust di BlackRock, da solo pesa circa 46 miliardi di dollari (circa 40 miliardi di euro) di masse gestite.
In Italia la stessa storia è arrivata con un canale diverso ma negli stessi mesi: dal 9 febbraio 2026 si possono negoziare su Borsa Italiana i primi ETP su Bitcoin, Ethereum e Solana, un tassello che avvicina Piazza Affari agli altri grandi mercati europei. Dietro la parola «approvazione», però, c’è una macchina fatta di due moduli regolatori, un orologio da 240 giorni, una sentenza d’appello e una lunga fila di sigle. Questo articolo la smonta pezzo per pezzo: come nasce davvero il via libera a un ETF crypto negli Stati Uniti, perché in Europa e in Italia non esiste un ETF spot su Bitcoin ma esistono gli ETP, e che cosa cambia in concreto per chi investe dall’Italia, con il quadro di Consob e di MiCA sullo sfondo.
Che cosa approva un regolatore: ETF, ETP, ETN e la differenza tra spot e futures
Prima di parlare di approvazioni conviene mettere ordine tra le sigle, perché la struttura giuridica del prodotto decide quasi tutto: chi lo autorizza, con quali regole e con quali rischi.
Un ETF (exchange-traded fund) è un fondo quotato in borsa: possiede un paniere di attività ed emette quote negoziabili come un’azione. Un ETP (exchange-traded product) è un termine ombrello che comprende ETF, ETC (exchange-traded commodity) ed ETN (exchange-traded note). In Europa, quando si parla di cripto, il veicolo tipico non è un fondo ma un ETN: un titolo di debito garantito da cripto reali tenute in custodia. La differenza non è un dettaglio da avvocati: un fondo separa il patrimonio degli investitori da quello dell’emittente, mentre una nota è formalmente un debito, con una struttura di garanzie (collateralizzazione, segregazione presso un custode) che riduce ma non elimina del tutto il rischio di controparte.
C’è poi la distinzione tra spot e futures. Un ETF spot detiene direttamente Bitcoin o Ether; un ETF sui futures detiene contratti derivati negoziati al CME. I due prodotti seguono lo stesso sottostante ma con costi e comportamenti diversi: i futures comportano il rollover dei contratti in scadenza, che in mercati in contango erode il rendimento nel tempo. Non è un caso che i primi ETF crypto americani siano stati proprio quelli sui futures, per un motivo puramente regolatorio che vedremo tra poco.
Come funziona l’approvazione negli Stati Uniti: 19b-4, S-1 e l’orologio dei 240 giorni
Negli Stati Uniti far nascere un ETF spot su un asset nuovo richiede due chiavi che girano in serrature diverse, entrambe alla SEC.
La prima è il modulo 19b-4: lo presenta la borsa (NYSE Arca, Nasdaq o Cboe BZX) che vuole quotare il prodotto, perché quotarlo significa cambiare le proprie regole di listing. Questa domanda finisce alla Division of Trading and Markets, che valuta soprattutto se il mercato sottostante è sorvegliabile abbastanza da prevenire frodi e manipolazioni. La seconda chiave è il prospetto (modulo S-1) presentato dall’emittente del fondo, che passa dalla Division of Corporation Finance: è il documento che descrive struttura, custodia, valorizzazione e rischi. Il prodotto arriva in borsa solo quando entrambe le pratiche sono chiuse.
Il 19b-4 ha un orologio scandito dalla legge: la SEC ha 45 giorni per una prima risposta, prorogabili fino a un massimo di 240 giorni, dopodiché deve decidere, approvare o respingere. Per anni la Commissione ha usato ogni singolo giorno di quella finestra e poi ha detto no. Esiste però una porta di servizio: i fondi costruiti sotto l’Investment Company Act del 1940 (la legge dei fondi comuni tradizionali) possono quotarsi senza il braccio di ferro del 19b-4. È la strada che ha permesso al primo ETF crypto americano, il ProShares Bitcoin Strategy ETF (ticker BITO), di debuttare il 19 ottobre 2021: non deteneva Bitcoin, ma futures del CME già regolamentati, e questo lo faceva rientrare nella cornice del 1940. Ecco perché i futures sono arrivati prima dello spot, non per scelta di mercato ma per geografia regolatoria.
La svolta che ha cambiato tutto: Grayscale batte la SEC in tribunale
Il muro dello spot è caduto in un’aula di tribunale, non in un ufficio della SEC. Grayscale gestiva dal 2013 il Grayscale Bitcoin Trust (GBTC), un veicolo chiuso che spesso negoziava con forti sconti sul valore del Bitcoin sottostante, e chiedeva di convertirlo in ETF spot. La SEC aveva detto no, sostenendo che il mercato spot di Bitcoin non fosse sorvegliabile a sufficienza, pur avendo già approvato gli ETF sui futures.
Il 29 agosto 2023 la Corte d’appello del Circuito di Washington D.C. ha dato ragione a Grayscale con una sentenza unanime, definendo il rifiuto della SEC «arbitrario e capriccioso»: se i futures su Bitcoin erano stati giudicati accettabili, e i prezzi dei futures seguono da vicino quelli spot, la Commissione non aveva spiegato perché trattare in modo diverso due prodotti sostanzialmente equivalenti. La decisione non ordinava di approvare, ma costringeva la SEC a rimotivare, togliendole di fatto l’argomento usato per anni. Da quel momento l’approvazione degli ETF spot è diventata una questione di quando, non di se.
Gennaio 2024: il muro cade, poi tocca a Ethereum
Il 10 gennaio 2024 la SEC ha approvato in un colpo solo undici ETF spot su Bitcoin, che hanno iniziato a negoziare l’11 gennaio. Fu un via libera senza entusiasmo: nella sua dichiarazione, l’allora presidente Gary Gensler chiarì che «pur avendo approvato oggi la quotazione e la negoziazione di alcune quote di ETP spot su bitcoin, non abbiamo approvato né avallato bitcoin», ricordando i rischi dell’asset. Il messaggio era netto: la SEC autorizzava un involucro finanziario, non certificava la bontà del sottostante.
La concorrenza sui costi è esplosa subito. Grayscale ha convertito GBTC in ETF ma ne ha mantenuto la commissione storica dell’1,50%, sei volte quella dei rivali, e in parallelo ha lanciato un Bitcoin Mini Trust allo 0,15%, tuttora tra i più economici della categoria. Il 23 luglio 2024 è toccato agli ETF spot su Ethereum iniziare a negoziare, estendendo il modello al secondo asset per capitalizzazione. Per molti investitori istituzionali questi strumenti hanno reso Bitcoin una riga di portafoglio come un’altra, spesso letta come una versione digitale dell’oro, accessibile senza gestire chiavi private o custodia.
Gli standard di quotazione generici: da 240 giorni a 75
Il passaggio da eccezione a routine ha una data precisa: 17 settembre 2025. Quel giorno la SEC ha approvato gli standard di quotazione generici per le commodity-based trust shares, cioè un insieme di criteri che permette alle borse di quotare un ETF su commodity (cripto incluse) senza una domanda 19b-4 dedicata per ciascun prodotto. Se l’asset rispetta i requisiti, la quotazione procede quasi in automatico, e la finestra si accorcia da un massimo di 240 giorni a circa 75.
I criteri di ammissibilità sono essenzialmente tre: l’asset è negoziato su un mercato aderente all’Intermarket Surveillance Group, che condivide dati di sorveglianza; oppure fa da sottostante a un contratto futures quotato da almeno sei mesi su un mercato regolamentato dalla CFTC; oppure è già presente per almeno il 40% del patrimonio in un ETF esistente. Restano fuori i prodotti a leva o inversi e quelli a gestione attiva. Lo stesso giorno la SEC ha dato il via libera al Grayscale Digital Large Cap Fund, che replica un indice a più cripto (Bitcoin, Ethereum, XRP, Solana e Cardano).
Il cambio di clima si legge nelle parole del nuovo presidente della SEC, Paul Atkins, secondo cui «approvando questi standard di quotazione generici, ci assicuriamo che i nostri mercati dei capitali restino il posto migliore al mondo per l’innovazione d’avanguardia negli asset digitali». L’analista di Bloomberg Intelligence James Seyffart lo ha sintetizzato così: era «il quadro per gli ETP crypto che stavamo aspettando». Da lì è partita la previsione, poi confermata dai fatti, di oltre cento nuovi ETF crypto in dodici mesi.
Creazioni e riscatti «in kind»: l’ingranaggio che abbassa i costi
Un’altra riforma tecnica, poco visibile ma importante, riguarda il modo in cui le quote di un ETF nascono e vengono distrutte. Il meccanismo si chiama creazione e riscatto e passa dagli authorized participant (grandi banche e market maker): sono loro che, comprando o vendendo il sottostante, creano nuove quote quando c’è domanda e le riscattano quando c’è offerta, mantenendo il prezzo dell’ETF allineato al valore netto (NAV) tramite arbitraggio.
Fino al 2025 la SEC imponeva che questo scambio avvenisse solo in contanti: l’authorized participant consegnava dollari, il fondo comprava Bitcoin sul mercato. Il 29 luglio 2025 la Commissione ha autorizzato le creazioni e i riscatti «in kind» per tutti gli ETP spot su Bitcoin ed Ether, permettendo lo scambio diretto di quote contro cripto. Il risultato è meno frizione: spread più stretti, minore erosione fiscale e operativa, prezzo più aderente al sottostante. È la prima grande mossa a favore delle cripto sotto la presidenza Atkins, che l’ha commentata così: «È un nuovo giorno alla SEC, e una priorità della mia presidenza è sviluppare un quadro regolatorio adatto allo scopo per i mercati delle cripto-attività». I risparmi, in teoria, arrivano fino all’investitore finale sotto forma di costi impliciti più bassi.
L’onda delle altcoin: Solana, XRP, Litecoin e Dogecoin
Con gli standard generici in vigore, la fila si è allungata oltre Bitcoin ed Ethereum. Il 28 ottobre 2025 hanno debuttato i primi ETF spot su Solana: il Bitwise Solana Staking ETF (ticker BSOL) è stato il primo ETP statunitense con esposizione diretta a SOL e con lo staking incorporato, e ha una commissione dello 0,20% annuo (azzerata sul primo miliardo di dollari per tre mesi). Il fondo mette in staking la totalità del SOL detenuto tramite un’infrastruttura dedicata, così da girare agli investitori parte dei premi di rete. Grayscale ha lanciato il proprio prodotto su Solana il giorno dopo, e a metà novembre 2025 è arrivata l’onda degli ETF spot su XRP, seguiti nello stesso periodo da Litecoin e Dogecoin.
È il segnale che la macchina funziona a regime: una volta definito il binario procedurale, aggiungere un nuovo asset è diventato un esercizio ripetibile. Questo cambia anche il modo in cui gli investitori guardano al legame tra questi strumenti e il resto del portafoglio, un tema che abbiamo affrontato nella nostra guida pratica su azioni e crypto. Con lo staking dentro l’involucro, però, si è aperta una domanda più delicata: i premi da staking sono un rendimento «da titolo» oppure no? La risposta è arrivata pochi mesi dopo.
Lo staking sdoganato: l’interpretazione congiunta SEC-CFTC
Il 17 marzo 2026 SEC e CFTC hanno pubblicato un’interpretazione congiunta di circa settanta pagine che chiarisce quando una cripto-attività ricade sotto le leggi sui titoli. Il documento classifica gli asset in cinque categorie (digital commodities, digital collectibles, digital tools, stablecoin e digital securities) e nomina sedici cripto-attività come digital commodities. Soprattutto stabilisce che lo staking (solo staking, custodial e liquid staking), il mining e gli airdrop non sono di per sé operazioni in titoli.
La conseguenza pratica è che gli ETF con staking sono usciti dalla zona grigia: sull’Ethereum, per esempio, i prodotti hanno potuto attivare lo staking e distribuire i relativi premi. La cornice riflette la linea del presidente Atkins, secondo cui «la maggior parte delle cripto-attività non sono di per sé titoli» perché una rete davvero decentralizzata sfugge alla logica del test di Howey. Per un lettore italiano vale la pena ricordare una differenza di fondo: negli Stati Uniti la domanda «è un titolo?» si decide con il test di Howey, mentre in Europa la stessa questione passa da MiCA e da MiFID II e dalle autorità nazionali come Consob, con una tassonomia diversa. Le due mappe non coincidono, e un asset «commodity» oltreoceano non è automaticamente fuori dal perimetro dei titoli in Italia.
Il rovescio della medaglia: novanta richieste e il rischio liquidazioni
La velocità ha un costo. Con il binario generico spalancato, gli emittenti hanno iniziato a lanciare prodotti a raffica per vedere quali reggono: a metà 2026 la SEC aveva davanti oltre novanta domande di ETF crypto, dai grandi nomi fino a token di nicchia. Approvazione, però, non è sinonimo di successo. Un ETF autorizzato ma senza masse è un fondo che costa più di quanto renda all’emittente, e prima o poi chiude.
È l’avvertimento di James Seyffart di Bloomberg Intelligence, che prevede un’ondata di chiusure probabile tra fine 2026 e 2027, quando i prodotti poco sottoscritti verranno liquidati in un mercato ormai affollato. La lezione per l’investitore è separare due piani che il marketing tende a confondere: il fatto che un ETF esista e sia quotato dice poco sulla sua liquidità, sui volumi e sulla sua capacità di sopravvivere. Il primo filtro resta banale ma decisivo: masse gestite e scambi quotidiani.
| Data | Tappa | Perché conta |
|---|---|---|
| 19 ott 2021 | ProShares BITO, primo ETF sui futures | apre la strada tramite la legge del 1940 |
| 29 ago 2023 | Grayscale vince in appello | sblocca gli ETF spot |
| 10-11 gen 2024 | Undici ETF spot su Bitcoin | il muro cade |
| 23 lug 2024 | ETF spot su Ethereum | secondo asset ammesso |
| 29 lug 2025 | Creazioni e riscatti in kind | costi e spread più bassi |
| 17 set 2025 | Standard di quotazione generici | da 240 a circa 75 giorni |
| 28 ott 2025 | Primi ETF spot su Solana (BSOL) | inizia l’onda altcoin |
| 9 feb 2026 | ETP crypto su Borsa Italiana | l’Italia si apre |
| 17 mar 2026 | Interpretazione SEC-CFTC | staking, mining e airdrop fuori dai titoli |
Perché in Europa (e in Italia) non esiste un ETF spot su Bitcoin
Chi cerca in Italia un «ETF spot su Bitcoin» all’americana non lo trova, e non per un ritardo burocratico ma per una regola strutturale. La direttiva UCITS, che disciplina i fondi armonizzati venduti al dettaglio nell’Unione, impone la diversificazione: un fondo non può essere investito al 100% in un singolo asset. Un ETF interamente esposto a Bitcoin non rispetterebbe questo vincolo, quindi semplicemente non può esistere in forma UCITS.
L’Europa ha aggirato l’ostacolo con un involucro diverso: gli ETP, quasi sempre nella forma di ETN, cioè titoli di debito garantiti da cripto reali custodite e segregate. Emittenti come 21Shares, CoinShares, WisdomTree e Bitwise offrono decine di questi prodotti, fisicamente replicati, negoziati su Xetra, SIX e altre borse europee. La struttura a nota comporta però una sfumatura di rischio: formalmente è debito dell’emittente, mitigato da garanzie ma non identico alla separazione patrimoniale di un fondo. Dove il vincolo UCITS lascia spazio, l’industria si infila: nel luglio 2026 CoinShares ha lanciato il primo ETF UCITS europeo dedicato non a Bitcoin ma alle società di mining, un paniere diversificato e quindi ammissibile, pensato per gli investitori istituzionali i cui mandati vietano gli ETN.
C’è infine una barriera pratica spesso ignorata: gli ETF spot americani non dispongono del documento informativo KID richiesto dalla normativa PRIIPs dell’Unione, quindi gli intermediari europei di norma non possono offrirli alla clientela al dettaglio. L’investitore italiano, insomma, non compra l’IBIT di BlackRock: compra un ETP europeo sullo stesso sottostante.
L’Italia e Piazza Affari: gli ETP crypto arrivano su Borsa Italiana
Il 9 febbraio 2026 Borsa Italiana ha aperto un segmento professionale dedicato agli asset digitali all’interno della piattaforma ETFplus, rendendo per la prima volta negoziabili a Piazza Affari ETP, ETC e certificati con sottostante cripto. CoinShares ha debuttato con i suoi prodotti su Bitcoin, Ethereum e Solana, affiancata da 21Shares (con oltre venti ETP tra i vari sottostanti), WisdomTree e Bitwise, per un totale di oltre quaranta strumenti. Uno dei più economici è il Bitwise Core Bitcoin ETP (ticker BTC1), con un costo annuo dello 0,05%.
Il dettaglio che conta per il lettore italiano è chi può comprare. Il segmento è riservato ai soli investitori professionali, una scelta che riflette la posizione prudente delle autorità e la cornice MiFID, che impone test di appropriatezza e adeguatezza per strumenti ad alto rischio. Gli strumenti sono denominati in euro, compensati da Euronext Clearing e regolati tramite Euronext Securities Milan.
Sul piano regolatorio, in Italia la vigilanza è divisa: Consob presidia la condotta di mercato e la tutela dell’investitore nel quadro di MiCA, mentre Banca d’Italia si occupa degli aspetti prudenziali e delle stablecoin; il decreto attuativo è il D.lgs. 5 settembre 2024, n. 129. Il periodo transitorio di MiCA per i fornitori italiani (CASP) si chiude il 1° luglio 2026, tra i più corti dell’Unione. I derivati su cripto, va ricordato, non rientrano in MiCA ma in MiFID II, sempre sotto la vigilanza di Consob. Per chi costruisce un’esposizione, resta valido il ragionamento sul ruolo di questi strumenti nel portafoglio complessivo.
Il confronto globale: chi ha approvato cosa, e quando
Gli Stati Uniti hanno fatto rumore, ma non sono stati i primi. Il primato assoluto dell’ETF spot su Bitcoin spetta al Canada, dove il Purpose Bitcoin ETF è sbarcato al Toronto Stock Exchange nel febbraio 2021, quasi tre anni prima di Wall Street. Hong Kong è stata invece la prima piazza al mondo ad approvare contemporaneamente ETF spot su Bitcoin ed Ethereum, il 30 aprile 2024, pur restando i volumi modesti e con gli investitori della Cina continentale ancora esclusi. Brasile e Australia hanno prodotti spot più piccoli, mentre l’Europa, come visto, resta il regno degli ETP.
| Mercato | Primo via libera | Prodotto | Nota |
|---|---|---|---|
| Canada | feb 2021 | ETF spot su Bitcoin (Purpose) | primo al mondo |
| Stati Uniti | gen 2024 | 11 ETF spot su Bitcoin | mercato più grande |
| Hong Kong | 30 apr 2024 | ETF spot su Bitcoin ed Ethereum | primo a fare entrambi insieme |
| Unione Europea / Italia | ETP, non ETF | ETN garantiti da cripto | vincolo UCITS |
La fotografia che ne esce è quella di un mosaico: stesse esigenze di fondo (esposizione regolata, senza custodia diretta) e risposte giuridiche diverse a seconda della cornice legislativa locale. Chi investe da un Paese europeo deve ragionare sul proprio veicolo (l’ETP) e sul proprio regolatore, non su quello americano, anche quando il sottostante e le notizie arrivano da oltreoceano.
Costi e commissioni a confronto
Il costo annuo è il fattore che, nel lungo periodo, incide più di ogni previsione di prezzo. Negli Stati Uniti la guerra delle commissioni ha compresso gli ETF spot su Bitcoin in una forbice stretta, con l’eccezione del GBTC storico. La tabella seguente riassume i costi dei principali fondi americani; in Europa i valori sono anch’essi molto bassi, con casi come il Bitwise Core Bitcoin ETP allo 0,05% quotato a Milano.
| Prodotto | Ticker | Commissione annua |
|---|---|---|
| Grayscale Bitcoin Mini Trust | BTC | 0,15% |
| Bitwise Bitcoin ETF | BITB | 0,20% |
| ARK 21Shares Bitcoin ETF | ARKB | 0,21% |
| iShares Bitcoin Trust (BlackRock) | IBIT | 0,25% |
| Fidelity Wise Origin Bitcoin Fund | FBTC | 0,25% |
| Grayscale Bitcoin Trust | GBTC | 1,50% |
| Bitwise Core Bitcoin ETP (Borsa Italiana) | BTC1 | 0,05% |
Attenzione a non fermarsi al solo dato di commissione. Su un ETF il costo effettivo dipende anche dallo spread denaro-lettera e dall’aderenza al NAV, entrambi migliorati dalle creazioni in kind viste sopra. E soprattutto, la commissione va confrontata con l’alternativa: detenere direttamente la cripto significa zero costo di gestione ma responsabilità piena della custodia, mentre l’ETP scarica quel rischio operativo su un custode professionale in cambio di una fee. Non esiste una risposta valida per tutti; esiste il profilo di ciascun investitore.
Cosa aspettarsi nel resto del 2026
Il resto dell’anno si gioca su tre piani. Sul fronte prodotti, la coda di domande americane continuerà a smaltirsi, con nuovi ETF su singole altcoin, possibili prodotti a opzioni e derivati, e la probabile prima ondata di liquidazioni dei fondi rimasti senza masse. Sul fronte regolatorio europeo, la chiusura del periodo transitorio di MiCA il 1° luglio 2026 e la spinta di Consob, AMF e FMA verso una vigilanza più uniforme (fino all’ipotesi di un controllo diretto dell’ESMA sui grandi CASP) definiranno il campo da gioco per gli emittenti che vogliono servire il retail europeo.
Sul fronte macro, infine, i flussi verso questi strumenti restano appesi ai tassi. Il dato sull’inflazione americana di oggi e la riunione della Federal Reserve del 15-16 settembre pesano più di qualsiasi novità di prodotto: come abbiamo spiegato analizzando la politica della Fed e i timori di un rialzo, una banca centrale più aggressiva tende a raffreddare gli afflussi, mentre un tono più morbido li riaccende. L’approvazione, ormai, è la parte facile della storia; il capitolo aperto è quanto capitale questi involucri riusciranno davvero a trattenere.
Domande frequenti
Un investitore italiano può comprare un ETF spot su Bitcoin americano?
Di norma no. Gli ETF statunitensi come l’IBIT di BlackRock non dispongono del documento informativo KID richiesto dalla normativa PRIIPs dell’Unione, quindi gli intermediari europei non possono offrirli alla clientela al dettaglio. In Italia si accede allo stesso sottostante tramite gli ETP crypto quotati su Borsa Italiana o su altre borse europee.
Perché in Europa esistono gli ETP crypto e non gli ETF spot?
Per via della direttiva UCITS, che impone ai fondi armonizzati la diversificazione e vieta un’esposizione al 100% su un singolo asset. Un ETF interamente su Bitcoin non rispetterebbe questa regola, così l’industria europea usa gli ETP, di solito nella forma di ETN: titoli di debito garantiti da cripto reali tenute in custodia.
Chi approva gli ETP crypto in Italia?
La cornice è europea (MiCA) con vigilanza nazionale. In Italia Consob presidia la condotta di mercato e la tutela dell’investitore, mentre Banca d’Italia cura gli aspetti prudenziali e le stablecoin. Gli ETP su Borsa Italiana sono negoziati nel segmento professionale di ETFplus, riservato agli investitori professionali.
Quanto costa un ETF o un ETP su Bitcoin?
Negli Stati Uniti le commissioni annue dei principali ETF spot vanno da circa lo 0,15% allo 0,25%, con l’eccezione dello storico GBTC all’1,50%. In Europa i costi sono simili o più bassi, con prodotti come il Bitwise Core Bitcoin ETP quotato a Milano allo 0,05% annuo. Vanno considerati anche lo spread di negoziazione e l’aderenza al valore netto.
Che cosa sono stati gli standard di quotazione generici della SEC?
Sono i criteri approvati il 17 settembre 2025 che permettono alle borse americane di quotare un ETF su commodity, cripto incluse, senza una domanda dedicata per ciascun prodotto. Hanno accorciato i tempi da un massimo di 240 giorni a circa 75 e hanno aperto la strada all’onda di ETF su Solana, XRP e altre altcoin.
Di Giulia Ferrante, redattrice senior di HOGE Wire; segue regolamentazione e mercati delle cripto-attività. Analisi a scopo informativo, non consulenza finanziaria.