Bitcoin sotto i 75.000 euro: rally vero o short squeeze?
Bitcoin ripiega sotto i 75.000 euro dopo un rally del 13%. Venerdì scadono opzioni per 16 miliardi di dollari: la domanda degli ETF regge, o era solo carburante da short squeeze?
Una settimana fa Bitcoin aveva superato i 75.000 euro per la prima volta da gennaio. Oggi, mercoledì 24 settembre 2026, è già scivolato sotto quella soglia: intorno a 74.046 euro, in calo del 2,3% sulla giornata e lontano dal massimo di lunedì a 75.535 euro (87.381 dollari), stando ai dati di CoinGecko. Dopo un rialzo settimanale vicino al 13%, il più rapido degli ultimi mesi, la corsa si è fermata: Bloomberg parla di un ripiegamento dai massimi a otto mesi.
La domanda vera, però, arriva domani. Venerdì 25 settembre scadono su Deribit opzioni su Bitcoin per circa 16 miliardi di dollari, una delle liquidazioni trimestrali più grandi dell’anno. È il momento in cui il mercato scopre se lo strappo verso gli 87.000 dollari poggiava su domanda strutturale (flussi ETF da record, tesorerie aziendali) o su carburante meccanico (uno short squeeze e la copertura dei dealer sulle opzioni call) destinato a esaurirsi una volta regolati i contratti. Con la Fed che ha appena alzato i tassi e il dollaro ai massimi da due mesi, il contesto macro rema contro: capire quale delle due gambe regge il prezzo non è un dettaglio, è la domanda centrale di questa settimana.
Il quadro al 24 settembre: lo strappo rallenta
Il rimbalzo di settembre ha riportato Bitcoin su livelli che non si vedevano da inizio anno, ma il ritmo si è spezzato. Lunedì 21 settembre il prezzo aveva toccato 87.381 dollari (75.535 euro), il massimo a otto mesi; martedì è arretrato fino a perdere il 2,2%, e oggi si muove intorno a 74.046 euro, poco sotto gli 85.000 dollari. Nell’arco degli ultimi sette giorni Bitcoin ha oscillato tra un minimo di 66.540 euro, toccato giovedì, e il massimo di lunedì: quasi 9.000 euro di ampiezza in una manciata di sedute, un segnale di volatilità elevata più che di trend ordinato.
Il contesto conta più del singolo numero. Bitcoin resta circa il 33% sotto il massimo storico di 126.198 dollari segnato il 6 ottobre 2025, e il rialzo settimanale è arrivato in fretta, non con un accumulo graduale. La capitalizzazione dell’asset è intorno a 1,47 trilioni di euro, con una dominance sul mercato cripto di nuovo vicina al 57%: significa che il rimbalzo è stato guidato da Bitcoin e non dalle altcoin, un comportamento tipico delle fasi in cui il capitale cerca l’asset più liquido e non l’appetito speculativo diffuso. La tabella seguente riassume la fotografia di mercato.
| Metrica | Valore |
|---|---|
| Prezzo BTC (24 set) | circa 74.046 EUR (circa 85.000 USD) |
| Variazione 24h | -2,3% |
| Massimo settimanale (lun 21 set) | 75.535 EUR / 87.381 USD |
| Minimo settimanale (gio 18 set) | 66.540 EUR |
| Massimo storico (6 ott 2025) | circa 110.000 EUR / 126.198 USD |
| Distanza dal massimo storico | circa -33% |
| Capitalizzazione BTC | circa 1,47 trilioni EUR |
| Dominance sul mercato cripto | circa 57% |
Il punto di partenza, quindi, è un mercato che ha corso in fretta e ora tira il fiato. La cosa interessante non è tanto il ripiegamento di oggi, fisiologico dopo un +13% in pochi giorni, quanto ciò che accadrà nelle prossime 48 ore, quando la più grande scadenza di opzioni del trimestre metterà alla prova la solidità del movimento.
La maxi-scadenza da 16 miliardi: la prova di venerdì
Venerdì 25 settembre alle 08:00 UTC scadono su Deribit opzioni su Bitcoin per circa 15,9 miliardi di dollari, che salgono a circa 18 miliardi contando anche Ethereum. È una delle scadenze trimestrali più grandi dell’anno: da sola azzera circa il 37% dell’open interest in opzioni BTC di Deribit, pari a circa 43,5 miliardi di dollari. Come riporta CoinDesk, in scadenza ci sono circa 182.000 BTC, divisi tra circa 106.200 call e 75.900 put.
Le scadenze trimestrali contano più di quelle settimanali o mensili perché è lì che si concentra la maggior parte dei contratti a lunga scadenza, quelli usati dagli operatori istituzionali per strategie direzionali e di copertura. Quando questi contratti si regolano tutti insieme, il posizionamento accumulato per settimane viene azzerato in un colpo solo, e i market maker devono ribilanciare le loro coperture. Il dettaglio che pesa qui è la composizione del libro: il rapporto put/call è 0,69, cioè nettamente sbilanciato verso le opzioni rialziste, con un nozionale in call di circa 9,4 miliardi di dollari e il 55% delle call già in the money ai prezzi attuali. È un posizionamento costruito per prezzi più alti, non per una fase difensiva.
| Voce | Dato |
|---|---|
| Data e ora | venerdì 25 settembre, 08:00 UTC |
| Nozionale opzioni BTC | circa 15,9 miliardi USD |
| Con Ethereum incluso | circa 18 miliardi USD |
| Contratti BTC in scadenza | circa 182.000 BTC |
| Call contro put | circa 106.200 call / 75.900 put |
| Rapporto put/call | 0,69 (sbilanciato sulle call) |
| Nozionale in call | circa 9,4 miliardi USD |
| Max pain | 75.000 USD |
| Quota dell’open interest Deribit azzerata | circa 37% (su circa 43,5 miliardi USD) |
Numeri di questa portata contano perché la loro chiusura ridisegna il posizionamento dei dealer e, con esso, la pressione tecnica sul prezzo nei giorni immediatamente successivi. Non è raro che una grande scadenza segni un punto di svolta di breve termine, sia in un senso sia nell’altro.
Max pain a 75.000 dollari e il libro sbilanciato sulle call
Il livello di max pain per questa scadenza è 75.000 dollari, circa 10.000 dollari sotto il prezzo spot. Il max pain è il prezzo che, alla scadenza, rende priva di valore la maggior quantità di opzioni e quindi infligge la perdita massima a chi le ha comprate; non è una previsione, ma nei giorni vicini alla scadenza chi ha venduto opzioni ha interesse a vedere il prezzo gravitare verso quel punto, e le coperture possono amplificare il movimento. Con lo spot a circa 85.000 dollari e il max pain a 75.000, la distanza è ampia: molte call restano in profitto, ma la calamita teorica tira verso il basso.
La geografia del libro racconta il resto. «L’open interest è fortemente concentrato sugli strike call a 85.000, 90.000, 95.000 e 100.000 dollari», ha spiegato Jean-David Péquignot, chief commercial officer di Deribit, a CoinDesk. Sono strike che pagano solo se Bitcoin sale ancora: chi li ha venduti, spesso i market maker, deve coprirsi comprando spot o futures man mano che il prezzo si avvicina, un meccanismo noto come gamma hedging che spinge il mercato al rialzo finché dura. Ma è una spinta che si rovescia quando i contratti scadono e la copertura non serve più: la stessa forza che ha alimentato la salita può mancare, o invertirsi, la settimana prossima.
Qui sta il nodo del price action di questi giorni: parte della corsa verso gli 87.000 dollari potrebbe essere stata un effetto tecnico del libro opzioni, non un voto di fiducia sul valore di Bitcoin. Ed è esattamente ciò che dice chi quel libro lo gestisce ogni giorno.
Rally di domanda o di short squeeze?
Luuk Strijers, amministratore delegato di Deribit, è stato esplicito sul motore del movimento. «La scadenza trimestrale di questo venerdì, il 25 settembre, è una delle più grandi dell’anno su Deribit», ha detto a CoinDesk, aggiungendo che «mentre Bitcoin attraversava l’area tra 80.000 e 87.000 dollari, la copertura da parte dei dealer dell’esposizione corta sulle call ha probabilmente contribuito al movimento al rialzo». Tradotto: una parte della salita è stata alimentata da chi doveva coprirsi, non da chi comprava per convinzione. È una fonte di domanda destinata a svanire dopo la scadenza.
Alla copertura dei dealer si è sommato uno short squeeze classico. Con il prezzo che rompeva verso l’alto, le posizioni ribassiste a leva sono state chiuse a forza: Investing News stima oltre 648 milioni di dollari di posizioni corte liquidate mentre Bitcoin superava gli 85.000 dollari. Anche questo è carburante che brucia in fretta: una volta chiuse le posizioni corte, quella spinta non si ripete. Lo short squeeze accelera i movimenti, ma non crea domanda duratura, la anticipa e basta.
Se la storia finisse qui, il quadro sarebbe fragile: un rialzo tirato da meccaniche di leva, con il max pain a 75.000 dollari a fare da calamita e un contesto macro ostile. Sarebbe la ricetta di un ritracciamento appena esaurita la spinta tecnica. Ma c’è una seconda gamba, e questa non è meccanica.
La gamba vera: i flussi ETF record
Il 21 settembre gli ETF spot su Bitcoin statunitensi hanno raccolto 998,96 milioni di dollari netti in un solo giorno, il massimo del 2026. A guidare è stato l’IBIT di BlackRock con 381,4 milioni, seguito dall’ARKB di ARK 21Shares (289,1 milioni) e dall’FBTC di Fidelity (238,8 milioni), come riporta Bitcoin.com. Non è stato un episodio isolato: il 18 settembre erano entrati 433 milioni e il 22 altri 714,7 milioni, per un totale di tre sedute sopra i 2,1 miliardi di dollari.
Il dato va letto senza entusiasmo automatico, però. Appena prima, il 15 e 16 settembre, gli stessi ETF avevano registrato deflussi per 450,4 e 295,9 milioni, in coincidenza con il verdetto della Fed. La tabella dei flussi giornalieri di TFTC mostra un mese a strappi, non una marcia lineare: paura prima della decisione, ritorno deciso degli acquisti dopo. È un comportamento che dice quanto il posizionamento istituzionale sia diventato sensibile al calendario macro.
| Giorno (settembre) | Flusso netto ETF spot USA |
|---|---|
| 15 | -450,4 milioni USD |
| 16 | -295,9 milioni USD |
| 18 | +433,0 milioni USD |
| 21 | +998,96 milioni USD (record 2026) |
| 22 | +714,7 milioni USD |
La differenza rispetto allo short squeeze è sostanziale: i flussi ETF rappresentano capitale che compra e detiene, non leva che si chiude. Con un patrimonio complessivo degli ETF spot americani intorno ai 110,8 miliardi di dollari, è la componente della domanda che può sopravvivere alla scadenza di venerdì. La domanda aperta è se questo ritmo continuerà una volta esaurita la spinta tecnica del libro opzioni, oppure se anche gli acquisti in ETF, in parte, stavano rincorrendo il movimento.
Le tesorerie non si fermano: il caso Strategy
La seconda fonte di domanda strutturale sono le tesorerie aziendali. Tra il 14 e il 20 settembre la società guidata da Michael Saylor, oggi nota come Strategy, ha comprato altri 950 Bitcoin per 75,7 milioni di dollari, a un prezzo medio di 79.670 dollari per moneta comprese le commissioni; il totale in bilancio sale così a circa 846.000 BTC, con un costo medio di carico di 75.416 dollari, secondo i dati raccolti da The Crypto Times.
È un acquisto piccolo rispetto ai ritmi record del 2024 e 2025, ma il segnale conta: anche con i tassi al 3,75-4,00% e il costo del capitale in aumento, l’accumulo non si è fermato. Per una società che finanzia gli acquisti emettendo debito e azioni, comprare Bitcoin a un prezzo superiore al proprio costo medio di carico è una scommessa che il rialzo continui, non una presa di profitto: è il tipo di domanda che non dipende dalla scadenza delle opzioni e non si chiude con un movimento avverso di prezzo.
Domanda ETF e tesorerie sono la ragione per cui il rialzo di settembre non è solo una candela da squeeze. Ma vanno pesate contro un macro che, sul serio, gioca dall’altra parte del tavolo.
Il macro rema contro: dollaro forte e un altro rialzo in agenda
Il 16 settembre il FOMC ha alzato all’unanimità (12 voti a 0) il costo del denaro di 25 punti base, portando l’intervallo obiettivo al 3,75-4,00%: il primo rialzo dal 2023, come confermato dal comunicato ufficiale della Federal Reserve e ripreso dalla CNBC. Il presidente Kevin Warsh non ha lasciato spazio a interpretazioni accomodanti: l’inflazione, ha detto, resta ancora troppo alta. Sull’altra sponda dell’Atlantico anche la BCE aveva alzato i tassi il 10 settembre, portando il tasso sui depositi al 2,50%, come riportato dalla CNBC: un raro allineamento delle principali banche centrali verso condizioni più restrittive.
Il dollaro ha reagito di conseguenza. L’indice DXY è salito oltre quota 101, massimo da due mesi, spinto anche da dati di attività economica ai livelli più forti da oltre cinque anni; il CME FedWatch, riferisce FXStreet, assegna circa l’89% di probabilità a un altro rialzo entro fine anno. Un dollaro forte e tassi in salita sono, storicamente, un vento contrario per Bitcoin, come abbiamo analizzato nel pezzo su un DXY oltre 100.
Qui vale la logica invertita del 2026: dati economici forti sono cattive notizie per gli asset di rischio, perché rafforzano il caso per nuove strette. Lo stesso rialzo dei tassi cambia i conti delle banche e degli intermediari, un tema che abbiamo affrontato parlando di come i tassi al 4% ridisegnano la politica cripto degli istituti. Che Bitcoin sia salito in un simile contesto è precisamente ciò che rende sospetta la qualità del rialzo: quando un asset sale contro il vento, vale la pena chiedersi chi sta soffiando.
Il calendario: FOMC 28 ottobre e 8-9 dicembre
Chiusa la scadenza di venerdì, l’attenzione si sposta sul calendario della Fed. Il calendario ufficiale del FOMC fissa le prossime due riunioni al 27-28 ottobre (con decisione mercoledì 28) e all’8-9 dicembre. La riunione di dicembre porterà con sé l’aggiornamento delle proiezioni economiche e del dot plot, cioè la mappa delle attese dei membri sui tassi: sarà il documento più osservato dell’autunno, perché dirà quanto in alto la Fed pensa davvero di dover portare il costo del denaro.
Nelle proiezioni di settembre, riportate dalla CNBC, 16 dei 18 partecipanti prevedevano almeno un altro rialzo entro fine anno. È il motivo per cui il mercato tratta la stretta di dicembre come lo scenario di base e non come una sorpresa; l’incertezza si è spostata dal se al quanto ancora. Ecco i tre appuntamenti che scandiranno il price action delle prossime settimane.
- 25 settembre: maxi-scadenza trimestrale delle opzioni su Deribit, circa 16 miliardi di dollari sul solo Bitcoin.
- 27-28 ottobre: riunione del FOMC, decisione sui tassi mercoledì 28.
- 8-9 dicembre: riunione del FOMC con dot plot e proiezioni economiche aggiornate.
Ognuno di questi eventi può ribaltare il quadro tecnico. La scadenza di venerdì è la più immediata e la più tecnica; le due riunioni Fed diranno se il vento macro continuerà a soffiare contro o inizierà a girare.
CLARITY bocciata, prezzo indifferente
Un elemento spesso trascurato di questo rialzo è che è arrivato nonostante una sconfitta normativa netta. Il 15 settembre il Senato non ha raggiunto i 60 voti necessari a chiudere il dibattito (cloture) sul Digital Asset Market Clarity Act, affossando di fatto la legge che avrebbe ripartito le competenze sul settore tra SEC e CFTC. Ne abbiamo scritto in dettaglio in come, saltata la CLARITY, SEC e CFTC scrivono da sole le regole.
In un altro momento una notizia simile avrebbe pesato: significa più incertezza, più regolamentazione per via giudiziaria (la cosiddetta regulation by enforcement) e meno chiarezza per gli operatori istituzionali che devono decidere quanto capitale allocare. Che il prezzo l’abbia assorbita senza scossoni, anzi salendo nei giorni successivi, è un altro indizio del fatto che a muovere il mercato in questa fase sono stati fattori tecnici e di flusso più che il quadro fondamentale. Ed è un’arma a doppio taglio: ciò che sale senza il sostegno dei fondamentali tende a scendere con la stessa facilità con cui è salito.
I livelli tecnici dopo la corsa
Sul piano tecnico, il segnale più citato è la riconquista della media mobile a 365 giorni, intorno agli 80.500 dollari. Per CryptoQuant è «il segnale che ha marcato i bull market del 2019 e del 2023», anche se la stessa società aggiunge una cautela importante: «i ritracciamenti dentro un giovane bull market restano normali». Detto altrimenti, riconquistare quella media è incoraggiante, ma non esclude affatto una fase di consolidamento o un ritorno più in basso prima di eventuali nuovi massimi.
I livelli da tenere d’occhio sono chiari. Sopra il prezzo attuale, la resistenza è nella fascia 88.000-90.000 dollari, dove peraltro si concentra parte degli strike call della scadenza; sotto, il primo supporto solido è la media a 200 giorni vicino a 70.600 dollari, con il minimo di metà settembre nella parte alta dei 70.000. La tabella li riassume.
| Livello | Valore (USD) | Nota |
|---|---|---|
| Resistenza | 88.000-90.000 | prossima soglia |
| Prezzo attuale | circa 85.000 | in ripiegamento |
| Media a 365 giorni | circa 80.500 | appena riconquistata |
| Media a 200 giorni | circa 70.600 | supporto |
| Minimo di metà settembre | parte alta dei 70.000 | base recente |
Finché Bitcoin resta sopra la media a 365 giorni, la lettura tecnica resta costruttiva. Una discesa decisa sotto quella soglia, invece, darebbe ragione a chi legge il rialzo come un episodio da squeeze piuttosto che come l’inizio di una nuova gamba rialzista. È la linea di demarcazione più semplice da monitorare nelle prossime sedute.
Ciclo o nuovo regime?
Sullo sfondo resta il dibattito di fondo sul ciclo di Bitcoin. Da un lato Matt Hougan, responsabile investimenti di Bitwise, sostiene che il ciclo quadriennale legato all’halving sia ormai finito, sostituito da una domanda istituzionale più continua e meno legata alle stagioni del dimezzamento; dall’altro Jurrien Timmer di Fidelity difende l’idea che il ciclo sia ancora intatto, con un’area di supporto tra 65.000 e 75.000 dollari. Abbiamo raccontato per esteso questo confronto nel pezzo sullo strappo oltre i 75.000 euro che ha sfidato la Fed.
Un dato aiuta a inquadrare dove siamo, come ricorda The Crypto Times: Bitcoin aveva aperto il 2026 vicino agli 87.500 dollari, è sceso fino alla parte alta dei 50.000 dollari in estate ed è ora tornato quasi al punto di partenza. In termini annuali, insomma, è un lungo viaggio andata e ritorno più che una nuova corsa. Chi vede un nuovo regime istituzionale legge la tenuta sopra le medie di lungo periodo come struttura solida; chi resta legato al ciclo vede un mercato che deve ancora dimostrare di poter superare, e non solo riavvicinare, i massimi di ottobre 2025. La scadenza di venerdì non risolverà il dibattito, ma dirà qualcosa su quanto di questo rimbalzo è convinzione e quanto è meccanica.
Oro, tassi e il costo di non rendere nulla
Con i tassi ufficiali al 3,75-4,00% e i rendimenti dei titoli di Stato tornati appetibili, detenere un asset che non paga cedole ha un costo opportunità reale. Ogni euro in Bitcoin è un euro che non incassa il rendimento privo di rischio ora più alto. È lo stesso ragionamento che spinge molti a confrontare Bitcoin con l’oro come riserve di valore alternative, un tema che abbiamo esplorato in oro e Bitcoin alla prova del denaro duro.
La tesi rialzista non nega questo costo, lo ribalta: se l’inflazione resta ostinata e la Fed è costretta ad alzare proprio perché i prezzi non scendono, allora un asset a offerta fissa come Bitcoin può funzionare da copertura contro la svalutazione della moneta, esattamente quando le cedole nominali sembrano più ricche. È l’argomento del debasement portato avanti da diversi gestori istituzionali. Il problema è che questa tesi convive male con un dollaro ai massimi da due mesi: finché il biglietto verde è forte, la copertura anti-inflazione fatica a pagare, perché il capitale globale trova rifugio proprio nel dollaro. Il price action di questa settimana è, in fondo, il campo di battaglia tra queste due letture.
Cosa guardare adesso: la lente Consob
Per chi investe dall’Italia, tre cose meritano attenzione nei prossimi giorni. La prima: come si comporta il prezzo subito dopo la scadenza di venerdì. Se la domanda spot regge anche senza la copertura dei dealer, la lettura strutturale ne esce rafforzata; se il prezzo scivola verso il max pain a 75.000 dollari e oltre, prevale l’interpretazione da squeeze. La seconda: i flussi ETF, che restano il termometro più pulito della domanda reale, giorno per giorno. La terza: il tono della Fed verso il 28 ottobre e l’8-9 dicembre, perché è lì che si decide il vento macro.
Sul piano regolamentare, vale ricordare una distinzione che tocca da vicino chi opera con questi strumenti. Le opzioni e i futures su Bitcoin sono strumenti finanziari sotto la MiFID II, vigilati in Italia dalla Consob, e non rientrano nel perimetro spot del regolamento MiCA; per gli investitori al dettaglio esistono limiti di leva e obblighi informativi pensati proprio per contenere i rischi di prodotti così volatili. Sul fronte fiscale, le plusvalenze da cripto-attività per le persone fisiche in Italia sono soggette a un’imposta del 33%. In un mercato dominato dalle scadenze dei derivati, tenere presente cosa è vigilato come strumento finanziario e cosa no non è un tecnicismo: è parte della gestione del rischio. La lezione di questa settimana è semplice e vale ben oltre la giornata di venerdì: distinguere la domanda che compra e detiene da quella che si limita a coprire una posizione è la differenza tra un rialzo che dura e uno che svanisce con la campanella.
Domande frequenti
A quanto è il prezzo di Bitcoin oggi, 24 settembre 2026?
Secondo CoinGecko, Bitcoin vale circa 74.046 euro (intorno a 85.000 dollari), in calo del 2,3% sulla giornata e sotto il massimo a otto mesi di lunedì, toccato a 75.535 euro (87.381 dollari). Il ritracciamento arriva dopo un rialzo settimanale vicino al 13%.
Perché Bitcoin è salito nonostante il rialzo dei tassi della Fed?
La spinta è arrivata da un mix di fattori: uno short squeeze che ha liquidato centinaia di milioni di dollari di posizioni corte, la copertura dei dealer sulle opzioni call e flussi record verso gli ETF spot statunitensi. Parte di questa domanda è meccanica e potrebbe esaurirsi dopo la scadenza delle opzioni del 25 settembre.
Cos’è la scadenza delle opzioni Deribit del 25 settembre 2026?
È la scadenza trimestrale di Deribit: circa 15,9 miliardi di dollari di opzioni su Bitcoin (circa 18 miliardi includendo Ethereum) che si regolano alle 08:00 UTC di venerdì. Il libro è sbilanciato sulle call, con un rapporto put/call di 0,69 e un max pain a 75.000 dollari.
Cosa significa il max pain a 75.000 dollari?
Il max pain è il prezzo che, alla scadenza, rende priva di valore la maggior quantità di opzioni e infligge la perdita massima ai loro compratori. Non è una previsione, ma nei giorni vicini alla scadenza i dealer possono spingere il prezzo verso quel livello; con lo spot vicino agli 85.000 dollari, molte call restano comunque in the money.
Quando è la prossima riunione della Fed e ci sarà un altro rialzo?
Le prossime riunioni del FOMC sono il 27-28 ottobre e l’8-9 dicembre 2026, quest’ultima con l’aggiornamento delle proiezioni economiche. Dopo il rialzo del 16 settembre, 16 dei 18 partecipanti prevedevano un altro aumento entro fine anno, e il CME FedWatch stima intorno all’89% la probabilità di una stretta a dicembre.
Analisi di Marcus Okafor per HOGE Wire.