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● Macro & TradFi

DXY oltre 100: dollaro forte dopo la Fed e la prova delle crypto

L'indice del dollaro ha superato quota 100 dopo il rialzo a sorpresa della Fed. Cosa misura davvero il DXY, quanto conta per Bitcoin e cosa aspettarsi fino a dicembre.

Il 22 settembre 2026 l’indice del dollaro, il DXY, viaggia sopra quota 100: 100,42 punti secondo Trading Economics, in rialzo di circa l’1,4% in un mese. Solo all’inizio di settembre lo stesso indice si aggirava intorno a 99,4, come segnalava Vantage Markets. In mezzo c’e una data che gli operatori ricorderanno a lungo: il 16 settembre la Federal Reserve ha alzato i tassi per la prima volta dal 2023, portando l’intervallo obiettivo tra il 3,75% e il 4%.

Per chi guarda alle crypto, il dollaro forte e il vento contrario piu citato in assoluto. Bitcoin, che nelle settimane precedenti aveva provato a spingersi piu in alto, ha perso terreno e tratta di nuovo in area 70.000 euro, come si puo verificare su CoinGecko. Questo articolo spiega, senza scorciatoie, che cosa sia davvero il DXY, come e costruito, perche muove i mercati digitali, quanto e solida la sua correlazione con Bitcoin e che cosa aspettarsi da qui alla riunione della Fed di dicembre.

Il dollaro rompe quota 100: cosa e successo a settembre

La rottura di 100 non e un dettaglio estetico. Per tutta l’estate il DXY aveva oscillato sotto quella soglia, tanto che la cronaca dei mercati parlava di dollaro debole e di un possibile sollievo per gli asset di rischio. Il quadro e cambiato con la decisione del Federal Open Market Committee (FOMC): un rialzo di 25 punti base deciso con un voto unanime, 12 a 0, come riportato da Charles Schwab e dalla CNBC. Il nuovo presidente della banca centrale, Kevin Warsh, ha impostato tutta la comunicazione sulla lotta all’inflazione, spiazzando chi si attendeva un ciclo di tagli.

La reazione del cambio e stata immediata: capitali verso il dollaro, rendimenti dei Treasury in tensione e un indice che ha sfondato prima 99,4 e poi 100. La stessa dinamica ha pesato sulle crypto, che restano tra le classi di attivo piu sensibili alle condizioni finanziarie globali. Abbiamo raccontato la tenuta di Bitcoin durante questa fase nel pezzo Bitcoin resiste alla stretta Fed: il price action di settembre. Capire il DXY, oggi, significa capire una delle poche variabili che mette d’accordo trader di valute, gestori obbligazionari e appassionati di Bitcoin.

Che cos’e il DXY e da dove arriva

Il DXY, noto anche come USDX o US Dollar Index, misura il valore del dollaro statunitense rispetto a un paniere di sei valute dei principali partner commerciali degli Stati Uniti. Non dice quanto vale il dollaro in termini assoluti di potere d’acquisto, ma se il biglietto verde si sta rafforzando o indebolendo rispetto a quel gruppo di monete. E, in sostanza, un termometro relativo.

L’indice nasce nel marzo 1973, subito dopo la fine del sistema di Bretton Woods e il passaggio ai cambi fluttuanti, con un valore di base fissato a 100. Oggi e progettato, mantenuto e pubblicato da ICE (Intercontinental Exchange), che lo descrive come benchmark del valore del dollaro da oltre 45 anni e lo calcola in tempo reale, circa ogni 15 secondi, a partire da un flusso di prezzi spot forniti da piu contributori (i dettagli sono nella documentazione ufficiale di ICE).

Un valore di 100 va letto per quello che e: un punto di riferimento storico. Per dare la misura degli estremi, il record assoluto dell’indice risale al febbraio 1985, a 164,72 punti, in piena era Volcker e Reagan con tassi di interesse altissimi; il minimo storico e stato toccato nel marzo 2008, in area 70,70 punti, nel pieno della crisi finanziaria globale e alla vigilia dei tassi vicini allo zero, come mostrano i dati storici su TradingView. Il DXY sopra 100 di oggi, quindi, sta grosso modo a meta strada tra quei due mondi.

Tra questi due estremi il DXY ha attraversato cicli molto netti. Dopo il picco del 1985 arrivo l’accordo del Plaza, che coordino a livello internazionale l’indebolimento del dollaro; l’indice tocco poi nuovi massimi relativi intorno a quota 120 all’inizio degli anni Duemila, prima di scivolare fino al minimo del 2008. Piu di recente, nel 2022, la stretta aggressiva della Fed contro l’inflazione post pandemia spinse il DXY fin verso area 114, il livello piu alto in circa vent’anni. Conoscere questi cicli aiuta a non drammatizzare ogni singolo movimento: quota 100 e un riferimento importante sul piano psicologico, ma il dollaro ha gia vissuto oscillazioni molto piu ampie.

Come e fatto il paniere: sei valute, un peso che conta

Il cuore del DXY e la composizione del paniere. Le sei valute e i rispettivi pesi, invariati da anni, sono quelli riportati nella documentazione di ICE e riassunti anche su Wikipedia.

ValutaCodicePeso nell’indice
EuroEUR57,6%
Yen giapponeseJPY13,6%
Sterlina britannicaGBP11,9%
Dollaro canadeseCAD9,1%
Corona svedeseSEK4,2%
Franco svizzeroCHF3,6%

La prima cosa che salta all’occhio e il peso dell’euro: da solo vale il 57,6% dell’indice. In pratica, quando osservate il DXY state guardando soprattutto il cambio euro contro dollaro, con un contorno di yen, sterlina e le altre. Un euro che si indebolisce fa salire il DXY quasi meccanicamente, anche se yen e sterlina restano fermi. Vale la pena tenerlo a mente ogni volta che un titolo parla di dollaro forte: nella maggior parte dei casi, sta parlando di euro debole.

Il paniere e stato modificato una sola volta nella storia dell’indice: all’inizio del 1999, quando diverse valute europee (marco tedesco, franco francese, lira italiana e le altre) sono confluite nell’euro. Da allora la struttura e rimasta identica, il che, come vedremo, e insieme il suo pregio (continuita e leggibilita) e il suo limite (una fotografia del commercio degli anni Settanta).

La formula: perche il DXY e una media geometrica

Il DXY non e una semplice media aritmetica dei cambi. E una media geometrica ponderata del valore del dollaro rispetto a ciascuna valuta del paniere: una formula che moltiplica ogni tasso di cambio elevato alla potenza del suo peso, il tutto moltiplicato per una costante, 50,14348112, che serve a riportare l’indice al valore iniziale di 100. Questa costante e il perno che collega il DXY di oggi a quello del 1973.

Perche geometrica e non aritmetica? Perche la media geometrica tratta in modo piu simmetrico le variazioni percentuali. Con una media aritmetica un rialzo del 10% e un successivo calo del 10% non riportano al punto di partenza; con l’impostazione geometrica il comportamento delle percentuali e piu coerente nel tempo, e nessuna valuta finisce per pesare in modo distorto oltre il proprio peso nominale. E un dettaglio tecnico, ma spiega perche movimenti apparentemente identici sul cambio possono avere effetti leggermente diversi sull’indice.

Il dato pratico da ricordare e questo: un movimento dell’1% sull’euro non pesa quanto un movimento dell’1% sul franco svizzero, perche i due hanno pesi molto diversi (57,6% contro 3,6%). Chi usa il DXY come bussola dovrebbe sempre chiedersi quale valuta sta effettivamente muovendo l’indice in quel momento, invece di trattarlo come un blocco unico e indistinto.

Il DXY e davvero l’indice del dollaro? Il limite del paniere del 1973

Qui arriva la critica piu importante, quella che spesso manca nelle spiegazioni di base. Il paniere del DXY riflette i rapporti commerciali degli Stati Uniti dei primi anni Settanta. Dentro non ci sono lo yuan cinese, il peso messicano, il won sudcoreano, la rupia indiana, il real brasiliano. Mancano cioe molte delle valute dei partner commerciali che oggi contano di piu. Il risultato e che il DXY puo raccontare un dollaro debole rispetto all’euro mentre il biglietto verde e in realta forte rispetto alle economie emergenti che muovono davvero i flussi manifatturieri.

Per questo gli economisti guardano anche a indici piu ampi e ponderati per il commercio, come il Broad Dollar Index della Federal Reserve o il Bloomberg Dollar Spot Index (BBDXY), che includono lo yuan e altre valute emergenti. Questi indici a volte raccontano una storia diversa dal DXY, ed e utile confrontarli prima di trarre conclusioni sul dollaro in senso assoluto.

C’e poi un paradosso che riguarda proprio le crypto: la dominanza globale del dollaro, nel mondo digitale, non passa dall’euro ma dalle stablecoin ancorate al biglietto verde, come USDT e USDC, che restano l’unita di conto de facto degli scambi on-chain. La sfida delle stablecoin in euro e ancora agli inizi e si scontra con vincoli regolatori precisi, un tema che abbiamo affrontato in Stablecoin nei pagamenti: le regole e il muro dei 200 milioni. Morale: il DXY e un barometro liquido e utile, ma parziale. Va usato sapendo che cosa misura e, soprattutto, che cosa non misura.

Perche il DXY muove le crypto: i canali di trasmissione

Il legame tra dollaro e crypto passa da due canali distinti, che spesso agiscono insieme. Il primo e l’effetto denominatore: Bitcoin e la quasi totalita degli asset digitali sono prezzati in dollari. Un dollaro piu debole gonfia meccanicamente il prezzo in dollari di qualunque bene considerato scarso, dall’oro al Bitcoin, senza che il valore intrinseco del bene sia cambiato. Al contrario, un dollaro piu forte comprime quei prezzi. E la stessa dinamica che vale per le materie prime.

Il secondo canale e piu profondo e riguarda la liquidita globale e la propensione al rischio. Un dollaro in rafforzamento coincide di solito con condizioni finanziarie piu rigide: costa di piu finanziarsi in dollari, il collaterale in dollari vale di piu, e gli investitori tendono a ridurre l’esposizione agli asset piu speculativi. In gergo si parla di regime risk-off. Le crypto, che vivono di flussi marginali e di leva, sono tra le prime a soffrirne. Ecco perche, storicamente, DXY e Bitcoin tendono a muoversi in direzioni opposte, e perche una rottura di quota 100 accende i campanelli d’allarme tra i trader.

C’e infine una terza chiave, spesso trascurata: la liquidita in dollari su scala globale. Gran parte del debito e delle materie prime nel mondo e denominata in dollari e, quando il biglietto verde si rafforza, quel debito diventa piu pesante da servire, drenando liquidita dai mercati emergenti e dagli asset piu di frontiera. Le crypto, che si muovono sul margine della liquidita mondiale, avvertono questo prosciugamento prima di molte altre classi di attivo. Non e un caso che le fasi di dollaro forte coincidano spesso con volumi in calo e leva in contrazione sui mercati digitali.

Quanto e forte la correlazione DXY-Bitcoin, e quando salta

La relazione inversa esiste, ma non e una legge fisica: e un regime che cambia intensita nel tempo. Un’analisi di Yellow.com ha calcolato che la correlazione a 30 giorni tra Bitcoin e il DXY ha toccato circa meno 0,90 nell’aprile 2026, il livello piu estremo dal 2022, tanto che circa l’81% dei movimenti di Bitcoin risultava statisticamente legato alle oscillazioni del dollaro. Un valore vicino a meno 1 significa quasi perfetta specularita: dollaro su, Bitcoin giu.

Ma la stessa correlazione sa evaporare in fretta. Secondo un’analisi di mercato che cita una nota di JPMorgan, a marzo 2026 la correlazione tra Bitcoin e DXY era brevemente diventata positiva per la prima volta da prima del 2014, salvo poi riattaccarsi in senso inverso, e piu stretta di prima, poche settimane dopo. In quel periodo di divergenza il DXY stava attorno a 100,24 mentre Bitcoin trattava intorno ai 73.812 dollari, un momento in cui il vecchio schema sembrava rotto. La tabella seguente riassume gli episodi principali del 2026.

Periodo (2026)Regime DXYCorrelazione con BitcoinLettura
MarzoDXY in area 100,2Brevemente positivaDivergenza, vecchio schema rotto
AprileDollaro volatileCirca meno 0,90Inversa estrema, la piu forte dal 2022
SettembreDXY oltre 100Inversa, di nuovo dominanteDollaro forte come freno alle crypto

La lezione, ben spiegata anche in un approfondimento di OSL, e semplice: la correlazione e un fenomeno di regime, non una garanzia. Usarla come regola meccanica (dollaro su, quindi vendo crypto) e un errore classico, perche esistono fasi in cui i fattori interni al mercato cripto (afflussi negli ETF spot, eventi di rete, dinamiche di leva) contano piu della macro. La correlazione, inoltre, non e causalita: dollaro e Bitcoin rispondono spesso alla stessa terza variabile, cioe la liquidita globale.

La teoria del sorriso del dollaro applicata al 2026

Per interpretare il dollaro forte di settembre torna utile un modello classico: la dollar smile theory, la teoria del sorriso del dollaro, sviluppata nel 2001 dallo stratega valutario Stephen Jen, oggi a Eurizon SLJ Capital ed ex Morgan Stanley (la descrive la stessa Eurizon SLJ). L’idea e che il dollaro si rafforzi in due situazioni opposte, disegnando appunto un sorriso quando lo si traccia su un grafico.

  • Lato sinistro (paura): in fasi di forte avversione al rischio globale i capitali corrono verso gli asset americani come bene rifugio, e il dollaro sale.
  • Centro (crescita tranquilla): quando l’economia mondiale cresce in modo ordinato, gli investitori cercano rendimenti fuori dagli Stati Uniti e il dollaro tende a indebolirsi.
  • Lato destro (superiorita USA): quando l’economia americana sovraperforma le altre economie sviluppate, o quando la Fed e piu aggressiva, il dollaro torna a salire.

Dove siamo oggi? Il rialzo di settembre colloca il DXY sul lato destro del sorriso: una Fed piu falco degli altri, un premio sui tassi americani, un’economia che regge. Con una spruzzata di lato sinistro, dato che l’incertezza globale non manca. In entrambi i casi si tratta del versante in cui il dollaro sale, cioe quello storicamente piu ostile alle crypto. Il modello di Jen non e una sfera di cristallo, ma aiuta a inquadrare il perche: il dollaro puo rafforzarsi sia quando il mondo ha paura sia quando l’America va meglio degli altri.

Il rialzo di settembre e la stretta che spiazza

Il motore del DXY sopra 100 e la Federal Reserve. La decisione del 16 settembre e stata un rialzo di 25 punti base, il primo dal 2023, deciso con voto unanime 12 a 0. Il presidente Kevin Warsh ha giustificato la scelta con toni netti: secondo quanto riportato dalla CNBC, ha dichiarato che l’inflazione e rimasta «troppo alta, troppo a lungo» e che il comitato deve avere la certezza che l’inflazione di fondo stia rientrando verso l’obiettivo del 2% in modo chiaro e con sufficiente rapidita.

Il dettaglio che ha spiazzato molti e il contesto: i dati sui prezzi non erano particolarmente caldi. L’inflazione core di agosto era in area 2,4%, un livello che in altri tempi avrebbe suggerito prudenza, non un rialzo. La Fed ha scelto comunque la linea dura, in un mix di difesa della credibilita e timori sulle aspettative di inflazione. Abbiamo analizzato quel dato e il cambio di regime in CPI di agosto e stretta Fed: le crypto nel nuovo regime, mentre l’impatto sulle strategie delle banche e al centro di Tassi al 4%: come il rialzo cambia la politica cripto delle banche.

C’e anche un segnale sul futuro. Le proiezioni dei membri del comitato, il celebre dot plot, indicano che 16 partecipanti su 18 si attendono un altro rialzo entro fine anno, con quattro di loro che ne vedono possibili addirittura due. Warsh, da quando ha assunto l’incarico, ha scelto di non inviare il proprio punto. Il messaggio ai mercati e chiaro: la porta per un ulteriore rialzo a dicembre resta aperta, e questo, di per se, sostiene il dollaro.

Tassi, differenziali e carry: la meccanica che spinge il DXY

Perche i tassi muovono cosi tanto il cambio? La risposta sta nei differenziali di rendimento. A parita di altre condizioni, quando i tassi americani salgono rispetto a quelli dell’area euro o del Giappone, i capitali si spostano verso il dollaro in cerca di rendimenti piu alti. Piu domanda di dollari significa dollaro piu forte, quindi DXY piu alto. E il meccanismo alla base del cosiddetto carry trade, dove ci si finanzia in una valuta a basso rendimento per investire in una a rendimento piu elevato.

Dato che l’euro pesa per il 57,6% del paniere, la partita si gioca soprattutto tra Fed e Banca Centrale Europea. Se la Fed alza e il mercato si attende una BCE piu prudente o ferma, il differenziale si allarga a favore del dollaro e l’euro si indebolisce, spingendo il DXY verso l’alto. Non conta solo il tasso nominale: contano i tassi reali, cioe al netto dell’inflazione attesa, e le aspettative su chi taglera o alzera per primo nei mesi successivi.

Ecco perche i trader non guardano solo alle decisioni gia prese, ma soprattutto alle sorprese rispetto alle attese. Un rialzo gia scontato muove poco il cambio; un rialzo o un tono piu aggressivo del previsto, come quello di settembre, produce scossoni. Il DXY, in questo senso, e prima di tutto un indice di aspettative sui tassi relativi.

DXY, oro e Bitcoin: il costo di non rendere nulla

Quando i tassi salgono e il dollaro si rafforza, entra in gioco un concetto chiave: il costo-opportunita. Tenere in portafoglio un asset che non paga cedole ne interessi, come l’oro o Bitcoin, diventa piu oneroso quando un titolo di Stato americano o un conto in dollari offrono un rendimento reale positivo. In un regime di tassi al 4%, il freno per gli asset che non rendono nulla e concreto, e spiega buona parte della pressione vista sulle crypto a settembre.

Il quadro, pero, non e cosi lineare come sembra. Oro e Bitcoin, in alcune fasi del 2026, si sono in parte sganciati dalla logica del costo-opportunita, sostenuti da narrazioni diverse: copertura contro la svalutazione delle monete, rischio geopolitico, domanda strutturale. Bitcoin vive un tiro alla fune permanente tra la sua natura di asset di rischio, che soffre il dollaro forte, e quella di moneta dura alternativa, che dovrebbe beneficiarne. Abbiamo dedicato a questa tensione un’analisi specifica in Oro e Bitcoin dopo il rialzo Fed: il costo di non rendere nulla. La sintesi e che il DXY spiega molto, ma non tutto: e una delle forze in campo, non l’unica.

Come si legge e si scambia il DXY, e i rischi per il retail

Il DXY non e solo un numero da osservare: e anche uno strumento su cui si puo prendere posizione. Vale pero la pena conoscere gli strumenti e, soprattutto, i rischi, in particolare per l’investitore al dettaglio italiano.

StrumentoCome funzionaNote e rischi per il retail
Futures ICE (es. contratto DXU26)Contratti a termine sull’indice, quotati su ICE Futures USProdotti professionali, margini e scadenze; poco adatti al piccolo risparmiatore
ETF sul dollaro (es. Invesco DB USD Bullish)Replicano l’andamento del dollaro rispetto al paniereCosti di gestione e differenze di replica; disponibilita variabile in UE
CFD sul DXY o sui cambiContratti per differenza, tipicamente con levaAlto rischio; leva limitata dalle regole europee; possibili perdite rapide
Osservazione come indicatoreSi usa il DXY solo come bussola macroNessun rischio diretto; il piu adatto alla maggioranza degli utenti

Un’avvertenza doverosa. In Italia, la Consob, in linea con le altre autorita europee sotto il coordinamento dell’ESMA, applica limiti stringenti alla leva sui CFD per i clienti al dettaglio, con un tetto massimo per le principali coppie di valute e la protezione contro il saldo negativo. Sono misure nate proprio perche una quota molto alta di conti retail che fanno trading con leva chiude in perdita. Per la stragrande maggioranza degli utenti di HOGE Wire, il DXY resta soprattutto una bussola per capire il contesto, non un veicolo su cui speculare a leva. Nulla di quanto scritto qui e una raccomandazione di investimento.

Cosa guardare fino a dicembre: scenari e livelli

Il primo appuntamento sul calendario e la riunione della Fed di dicembre. Se il dot plot verra rispettato e arrivera un altro rialzo, il dollaro avrebbe un ulteriore sostegno e il DXY potrebbe consolidare i guadagni sopra 100. Al contrario, una Fed che segnala una pausa, o dati sull’inflazione e sul lavoro piu deboli del previsto, potrebbe togliere spinta al biglietto verde e regalare respiro alle crypto.

Sul piano dei livelli, gli operatori guardano ad alcuni riferimenti tecnici e psicologici, senza pretese di precisione millimetrica.

  • Area 99: il livello che ha fatto da spartiacque per tutta l’estate; un ritorno sotto indebolirebbe la narrazione del dollaro forte.
  • Quota 100: soglia psicologica appena riconquistata; tenerla o perderla e la vera prova di forza di breve.
  • Oltre 101-102: un’estensione che confermerebbe il lato destro del sorriso del dollaro e manterrebbe la pressione sugli asset di rischio.

Accanto alla Fed, tre variabili meritano attenzione: le mosse e le attese sulla BCE, che pesano sull’euro e quindi sul 57,6% dell’indice; i dati macro americani, dai prezzi al mercato del lavoro; e il clima generale di rischio sui mercati. Per le crypto, la traduzione e diretta: dollaro forte e alto per piu tempo significa vento contrario; qualsiasi segnale di dollaro al picco o di svolta piu accomodante sarebbe letto come sollievo.

Gli errori da evitare quando si usa il DXY come bussola

Chiudiamo con una lista di trappole ricorrenti, utile a chiunque voglia usare l’indice del dollaro senza farsi ingannare.

  • Trattare la correlazione come una legge: il legame inverso con Bitcoin e un regime che cambia, non una regola meccanica. Ci sono fasi in cui salta del tutto.
  • Confondere il DXY con il dollaro reale: senza yuan ne valute emergenti, il DXY puo dire una cosa mentre gli indici piu ampi ne dicono un’altra.
  • Guardare il livello e non la velocita: spesso conta piu la rapidita del movimento (il rate of change) che il valore assoluto dell’indice.
  • Dimenticare che e quasi un euro-dollaro: con il 57,6% di peso sull’euro, un DXY in salita e spesso solo un euro in discesa.
  • Usare troppa leva: scambiare il dollaro con CFD ad alta leva e uno dei modi piu rapidi per trasformare un’intuizione macro giusta in una perdita reale.

Il DXY resta uno degli strumenti piu semplici e potenti per leggere il contesto macro in cui vivono le crypto. A patto di ricordare che e un termometro, non un oracolo: misura la febbre del dollaro rispetto a un paniere del 1973, e va interpretato con la stessa cautela con cui si legge qualunque indicatore parziale.

Domande frequenti

Che cos’e il DXY, l’indice del dollaro?

Il DXY e un indice che misura il valore del dollaro statunitense rispetto a un paniere di sei valute (euro, yen, sterlina, dollaro canadese, corona svedese e franco svizzero). Nato nel 1973 con base 100 e pubblicato da ICE, indica se il dollaro si sta rafforzando o indebolendo rispetto a quel gruppo di monete, non il suo potere d’acquisto assoluto.

Perche quando il dollaro (DXY) sale le crypto scendono?

Per due motivi che agiscono insieme. Primo, Bitcoin e prezzato in dollari, quindi un dollaro piu forte comprime meccanicamente il suo prezzo. Secondo, un dollaro forte segnala condizioni finanziarie piu rigide e minore propensione al rischio, un contesto che penalizza gli asset speculativi. La correlazione inversa e forte, ma non e costante e in alcune fasi si annulla.

Quali valute compongono l’indice del dollaro DXY?

Sei valute con pesi fissi: euro al 57,6%, yen giapponese al 13,6%, sterlina britannica all’11,9%, dollaro canadese al 9,1%, corona svedese al 4,2% e franco svizzero al 3,6%. L’euro domina il paniere, quindi il DXY riflette in larga parte l’andamento del cambio euro contro dollaro.

Il DXY e la stessa cosa del cambio euro-dollaro?

Non esattamente, ma quasi. Poiche l’euro pesa per il 57,6% dell’indice, il DXY si muove in gran parte insieme al cambio euro contro dollaro, in direzione opposta. Non sono pero identici, perche il DXY include anche yen, sterlina e le altre valute, e viene calcolato come media geometrica ponderata.

Come si puo seguire o scambiare il DXY dall’Italia?

Il valore in tempo reale e disponibile su piattaforme come TradingView o Trading Economics. Per prendere posizione esistono futures su ICE, alcuni ETF sul dollaro e i CFD, questi ultimi ad alta leva e ad alto rischio: in Italia la Consob applica i limiti europei alla leva sui CFD per i clienti al dettaglio. Per la maggior parte degli utenti il DXY resta soprattutto una bussola macro da osservare, non uno strumento su cui speculare.

Liam Brennan copre macroeconomia, tassi e mercati cripto per HOGE Wire.

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