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Bitcoin resiste alla stretta Fed: il price action di settembre

Tre giorni dopo il primo rialzo dei tassi della Fed dal 2023, Bitcoin ha recuperato quota 71.000 euro. Livelli, on-chain, derivati ed ETF per capire se il rimbalzo regge.

La teoria dei manuali diceva una cosa, il mercato ne ha fatta un’altra. A tre giorni dal primo rialzo dei tassi della Federal Reserve dal 2023, Bitcoin non è crollato: è risalito. Dopo essere scivolato sotto i 66.000 euro nella notte del verdetto, il prezzo ha riconquistato quota 71.000 euro, chiudendo la settimana in progresso di oltre il cinque per cento, secondo i dati di CoinGecko. Un rialzo dei tassi drena di norma liquidità e penalizza gli asset di rischio; questa volta la reazione è stata quasi speculare, e capire perché è il punto di partenza di questa analisi.

Quello che segue è una lettura del price action a bocce ferme, il giorno dopo lo shock. Non una previsione, ma una radiografia: dove si trova Bitcoin, quali livelli contano davvero, cosa dicono i dati on-chain, i derivati e i flussi degli ETF, e quali scenari restano aperti da qui a fine anno. Con un occhio costante, come sempre su queste pagine, a ciò che cambia concretamente per l’investitore italiano.

La fotografia a tre giorni dal rialzo

Alla chiusura di venerdì 19 settembre, Bitcoin tratta intorno ai 71.250 euro, pari a circa 80.564 dollari, con una capitalizzazione di mercato vicina ai 1.431 miliardi di euro (poco più di 1,6 trilioni di dollari). Nelle ultime 24 ore il prezzo è salito dello 0,9 per cento, ma è la lettura settimanale a raccontare la storia: più 5,4 per cento in sette giorni, con un volume scambiato di quasi 25 miliardi di euro. L’offerta in circolazione ha superato i 20 milioni di BTC su un tetto massimo e immutabile di 21 milioni: oltre il 95 per cento dei bitcoin che esisteranno è già stato emesso, e il ritmo di nuova emissione è ormai marginale.

Nonostante il recupero, il quadro resta quello di un mercato in correzione. Il massimo storico, toccato il 6 ottobre 2025 a 126.198 dollari (circa 111.000 euro), dista ancora il 36 per cento: la fase euforica di un anno fa è lontana. Il rimbalzo di questa settimana va quindi letto in quel contesto, come reazione tecnica dentro un trend correttivo, non come ritorno ai massimi. La tabella seguente riassume la fotografia del mercato.

MetricaValore al 19 settembre 2026
Prezzo BTCcirca 71.250 euro (80.564 dollari)
Capitalizzazione di mercatocirca 1.431 miliardi di euro
Variazione 24 ore+0,9%
Variazione 7 giorni+5,4%
Massimo storico (6 ottobre 2025)circa 111.000 euro (126.198 dollari)
Distanza dal massimocirca -36%
Offerta in circolazione20,09 milioni su 21 milioni di BTC
Volume 24 orecirca 24,8 miliardi di euro
Fonte: CoinGecko, 19 settembre 2026.

Il doppio colpo riassorbito: da CLARITY al verdetto Fed

Per capire il recupero serve ricostruire i due colpi incassati in 48 ore. Martedì 15 settembre il Senato degli Stati Uniti ha affossato il CLARITY Act, la legge che avrebbe dato per la prima volta una cornice regolamentare organica al settore. Il voto procedurale di cloture si è fermato a 49 contro 50, lontano dai 60 necessari, e il testo è naufragato non sui contenuti (la ripartizione delle competenze tra SEC e CFTC) ma sulle norme etiche relative alle partecipazioni in crypto dei funzionari pubblici, come ha ricostruito CoinDesk. Bitcoin, che viaggiava vicino agli 80.000 dollari, ha reagito scivolando in tempo reale mentre lo spoglio procedeva.

Ventiquattr’ore dopo è arrivato il secondo colpo. Mercoledì 16 settembre la Federal Reserve guidata da Kevin Warsh ha alzato i tassi di 25 punti base, portando il target al 3,75-4,00 per cento: è il primo rialzo dal 2023, deciso all’unanimità con un voto di 12 a 0, come recita il comunicato ufficiale del comitato. Nella notte del verdetto Bitcoin è sceso sotto i 66.000 euro, come abbiamo raccontato nella cronaca di quella serata.

Poi la sorpresa. Nei tre giorni successivi il prezzo ha invertito la rotta e recuperato tutto il terreno perso, tornando sopra i livelli pre-CLARITY. Il mercato, in altre parole, aveva già scontato entrambi gli esiti; una volta dissolta l’incertezza, i compratori sono rientrati. È il classico schema del «vendi la voce, compra la notizia», applicato a un rialzo dei tassi ampiamente telegrafato per settimane.

Il nuovo regime dei tassi e la logica invertita

Il rialzo del 16 settembre non è un episodio isolato, ma la conferma di un regime. Le proiezioni economiche della Fed, il cosiddetto dot plot, indicano un tasso di riferimento in area 4,00-4,25 per cento entro fine 2026 e nel 2027, e la maggioranza del comitato vede almeno un altro ritocco al rialzo prima di dicembre, come ha riportato la CNBC. La spinta arriva da un’inflazione che non molla: l’indice dei prezzi al consumo di agosto ha mostrato un dato di fondo ancora sopra l’obiettivo del 2 per cento, come abbiamo analizzato nel pezzo su CPI e nuovo regime.

Per Bitcoin questo capovolge la logica a cui i mercati si erano abituati durante gli anni di denaro facile. In un contesto di tassi in salita, i dati economici forti non sono più una buona notizia: rafforzano la mano dei falchi, allontanano i tagli e quindi pesano sugli asset di rischio. È la logica invertita del 2026, e va tenuta dritta in ogni ragionamento: quando esce un dato robusto sull’occupazione, Bitcoin tende a scendere, non a salire. Chi legge il mercato con lo schema del vecchio ciclo rischia di interpretare ogni notizia al contrario.

C’è poi il tema del costo opportunità. Con i rendimenti dei titoli di Stato americani stabilmente sopra il 4 per cento, detenere un asset che non paga cedole ha un prezzo implicito più alto: ogni euro parcheggiato in Bitcoin è un euro che rinuncia a una cedola sicura. È lo stesso ragionamento che pesa sull’oro e che abbiamo messo a confronto in questo articolo: quando il denaro rende, la barra da superare per un bene privo di flussi di cassa si alza sensibilmente.

Perché una stretta non ha fatto crollare il prezzo

Se il regime è ostile, perché il prezzo ha tenuto? La prima risposta è che il rialzo era prezzato. I mercati dei futures e le piattaforme di previsione assegnavano da settimane una probabilità superiore all’85 per cento a una stretta il 16 settembre: quando l’evento si è materializzato, la sorpresa era minima. Il rischio, come si dice in gergo, era già nel prezzo, e ciò che muove le quotazioni non è l’evento in sé ma lo scarto rispetto alle attese.

La seconda risposta viene dai flussi. Tra il 15 e il 16 settembre gli ETF spot su Bitcoin hanno registrato deflussi netti per circa 746 milioni di dollari in due sedute, con la giornata del 15 che ha segnato il maggior deflusso da giugno e con IBIT di BlackRock e FBTC di Fidelity in testa ai riscatti, secondo i conteggi di Crypto Times. Eppure, nella giornata del verdetto, il prezzo ha ceduto appena l’1,5 per cento: un divario che segnala domanda dall’altro lato del book, pronta ad assorbire la carta venduta.

La terza risposta è il de-leveraging. La discesa sotto i 66.000 euro ha spazzato via una fetta di posizioni a leva in eccesso, azzerando parte dello squilibrio accumulato nelle settimane precedenti. Un mercato che scende liquidando i tori troppo esposti, e poi rimbalza su domanda reale, è spesso più sano di uno che sale su leva crescente: il ribasso ha fatto pulizia prima che l’euforia diventasse fragilità.

I livelli tecnici che contano ora

Sul grafico, il recupero ha riportato Bitcoin dentro una fascia di prezzi contesa. La zona dei 66.000-67.000 euro (intorno ai 75.800 dollari), minimo della notte del verdetto, è ora il primo supporto: la sua tenuta ha trasformato un potenziale cedimento in un minimo di breve da difendere. Sopra, la resistenza si colloca in area 73.000-74.000 euro (circa 83.000 dollari), dove si concentra l’offerta lasciata dai compratori intrappolati durante la correzione.

Un riferimento seguito dagli operatori è la media mobile a 50 settimane, oggi intorno ai 68.000 euro (77.000 dollari). Gli analisti di Galaxy Digital hanno notato che la sua riconquista ha marcato il minimo in quattro degli ultimi cinque mercati orso, e Bitcoin ci è tornato sopra proprio in questi giorni. Più in alto, il livello psicologico degli 80.000 dollari resta lo spartiacque tra un semplice rimbalzo tecnico e un tentativo di inversione strutturale del trend.

LivelloEuroDollariRuolo
Resistenza 276.00086.000offerta di ciclo
Resistenza 173.000-74.00083.000massimo pre-correzione
Prezzo attuale71.25080.564zona di riconquista
Perno68.00077.000media mobile 50 settimane
Supporto 166.000-67.00075.800minimo della notte del verdetto
Supporto 262.00070.000supporto intermedio
Media 200 settimanecirca 55.000circa 62.000pavimento strutturale storico
Linea nella sabbiacirca 51.00058.000livello indicato da Galaxy Digital
Elaborazione HOGE Wire su livelli tecnici; conversioni euro/dollaro indicative.

La lettura operativa è semplice: finché il prezzo resta sopra la fascia dei 66.000 euro su base settimanale, il quadro di breve è di consolidamento con possibilità di rimbalzo; una chiusura decisa sotto quel livello riaprirebbe invece lo spazio verso i supporti strutturali più profondi, di cui parliamo tra poco.

La media a 200 settimane e la linea nella sabbia

Nessun indicatore gode, tra gli analisti di Bitcoin, della fama della media mobile a 200 settimane. Nei mercati orso del 2015, del 2019 e del 2022 ha marcato il minimo del ciclo, agendo da pavimento su cui il prezzo è rimbalzato. Oggi quella media si colloca intorno ai 62.000 dollari (circa 55.000 euro) ed è in lenta risalita, come mostra la mappa di CoinGlass: significa che, ai prezzi attuali, il pavimento storico dista circa il 22 per cento sotto lo spot.

Un secondo riferimento, più immediato, è quota 58.000 dollari (circa 51.000 euro), che il responsabile della ricerca di Galaxy Digital ha definito la linea nella sabbia che ha salvato ogni mercato toro dal 2015. Sotto di essa, gli analisti indicano il prezzo realizzato, vicino ai 54.000 dollari, come successivo supporto strutturale in caso di cedimento settimanale della fascia dei 60.000 dollari.

C’è però un avvertimento che merita spazio, per onestà analitica. Il record perfetto della media a 200 settimane si fonda su appena quattro episodi, tutti verificatisi mentre la Federal Reserve tagliava i tassi o li teneva a zero, come ricorda Bitcoin Magazine. Il 2026 è diverso: i tassi sono al 3,75-4 per cento e in salita. Un supporto che ha sempre funzionato in regime di liquidità abbondante potrebbe comportarsi diversamente in regime di stretta. Gli indicatori tecnici descrivono probabilità, non destini, e vanno usati come mappe, non come profezie.

On-chain: prezzo realizzato, MVRV e chi tiene

Sotto la superficie del prezzo, i dati on-chain offrono una radiografia di chi possiede Bitcoin e a quale costo. Il concetto chiave è il prezzo realizzato: il prezzo medio a cui ciascuna moneta si è mossa l’ultima volta sulla blockchain, considerato il costo di carico aggregato del mercato. A settembre 2026 si colloca intorno ai 58.000 dollari, circa 51.000 euro, secondo i modelli di Glassnode.

Da qui deriva l’MVRV, il rapporto tra valore di mercato e valore realizzato. Con il prezzo intorno agli 80.000 dollari e il costo medio a 58.000, l’MVRV è vicino a 1,4: il mercato tratta circa il 40 per cento sopra il proprio costo aggregato. È un valore da fase intermedia, non da euforia: nel picco di questo ciclo l’MVRV ha toccato circa 2,5, ben sotto la soglia oltre 3,5 che ha preceduto i massimi del 2017 e del 2021. In termini di surriscaldamento, insomma, manca ancora parecchia strada.

Metrica on-chainValore indicativoCosa segnala
Prezzo realizzato aggregatocirca 51.000 euro (58.000 dollari)costo medio di carico del mercato
MVRVcirca 1,4mercato circa 40% sopra il costo medio
MVRV, picco di ciclocirca 2,5euforia contenuta (oltre 3,5 nei massimi 2017 e 2021)
Costo detentori di breve periodosopra il prezzo attualecompratori recenti in perdita
Costo detentori di lungo periodomolto sotto il prezzoprofitto ampio, poche vendite forzate
Fonte: elaborazione su dati Glassnode; valori indicativi.

La fotografia si completa distinguendo tra mani deboli e mani forti. Il costo di carico dei detentori di breve periodo si trova sopra il prezzo attuale: chi ha comprato negli ultimi mesi, vicino ai massimi, è mediamente in perdita ed è la coorte più incline a vendere sui rimbalzi. I detentori di lungo periodo, al contrario, restano ampiamente in profitto e continuano a sottrarre offerta dal mercato. È la tensione classica di ogni correzione: la carta che passa dalle mani impazienti a quelle pazienti, in un lento travaso che getta le basi della fase successiva.

I derivati e il de-leveraging

Il mercato dei derivati conferma la lettura di un libro ordini ripulito. I tassi di finanziamento dei contratti perpetui, che misurano il costo di mantenere posizioni lunghe a leva, sono rientrati verso la neutralità dopo l’ondata di liquidazioni: nessun eccesso di ottimismo da smaltire, secondo i dati aggregati di CoinGlass. L’open interest, il valore nozionale dei contratti aperti, si è ridimensionato durante la discesa e sta risalendo con gradualità, segno di posizioni ricostruite con più cautela rispetto alle settimane precedenti.

Sullo sfondo pesa la scadenza trimestrale delle opzioni su Deribit, in calendario il 25 settembre, tra le più grandi dell’anno per valore nozionale. Il cosiddetto max pain, il livello a cui scade senza valore il maggior numero di contratti, è indicato intorno ai 72.000 dollari: un magnete teorico che potrebbe tenere il prezzo ancorato a quella fascia fino alla scadenza. Dopo, il libro delle opzioni si azzera e parte del vincolo tecnico si allenta, lasciando al prezzo più libertà di movimento in una direzione o nell’altra.

ETF spot: deflussi senza capitolazione

Gli ETF spot sono ormai il canale attraverso cui il capitale istituzionale entra ed esce da Bitcoin, e per questo i loro flussi vanno letti con attenzione. I 746 milioni di dollari di deflussi del 15-16 settembre hanno ridotto il patrimonio complessivo dei fondi a circa 95 miliardi di dollari, come si legge nei conteggi giornalieri di Farside Investors. È un dato importante, ma va contestualizzato: si tratta di riscatti su una base patrimoniale enorme, non di una fuga generalizzata.

Il segnale più eloquente resta la reazione del prezzo. Deflussi per quasi tre quarti di miliardo in due sedute, e un calo di appena l’1,5 per cento nella giornata clou: significa che dall’altra parte c’era domanda pronta ad assorbire. Chi ha comprato sul ribasso è verosimilmente un misto di acquirenti al dettaglio e di tesorerie aziendali che considerano questi livelli un punto d’ingresso. La resilienza degli ETF, in questo senso, sta meno nei flussi in sé e più nella capacità del mercato di digerirli senza strappi.

Il ciclo di quattro anni è morto?

La domanda che aleggia su ogni correzione del 2026 è se il ciclo di quattro anni, il ritmo storico legato agli halving di Bitcoin, sia ancora valido. L’ultimo dimezzamento della ricompensa ai miner è avvenuto nell’aprile 2024, portando l’emissione a 3,125 BTC per blocco; il massimo storico è arrivato circa 18 mesi dopo, nell’ottobre 2025, in linea con lo schema dei cicli precedenti. Ora siamo nella fase di correzione che, storicamente, segue il picco.

Su come finirà, gli esperti si dividono nettamente. Matt Hougan, chief investment officer di Bitwise, ha intitolato un memo di dicembre 2025 senza mezzi termini: «The Four-Year Cycle Is Dead», il ciclo di quattro anni è morto. La sua tesi è che le forze che hanno guidato i cicli passati (lo shock di offerta degli halving, i cicli dei tassi, i boom e i crolli della leva) si siano «significativamente indebolite» con la maturazione dell’adozione istituzionale, al punto da prevedere nuovi massimi nel 2026, come ha riportato The Block.

Di segno opposto Jurrien Timmer, direttore macro globale di Fidelity, che nei suoi grafici non vede alcun segnale di morte del ciclo. Per Timmer il massimo di ottobre, arrivato dopo 145 settimane di rialzo, si incastra bene nello schema storico, e il 2026 potrebbe essere «un anno di pausa» per Bitcoin, con un supporto compreso tra 65.000 e 75.000 dollari, come ha spiegato in un’analisi ripresa da CoinDesk. Le due letture portano a conclusioni operative diverse, ma convergono su un punto: il 2026 non somiglia agli anni di corsa a cui il mercato si era abituato.

Dollaro, liquidità e la tesi di Hayes

C’è una variabile macro che sovrasta tutte le altre nel regime attuale: il dollaro. Una Fed che alza i tassi mentre altre banche centrali sono più caute tende a rafforzare il biglietto verde, e un dollaro forte è storicamente un vento contrario per Bitcoin e per gli asset di rischio in generale. Abbiamo analizzato questa dinamica, e la stretta sincronizzata tra le due sponde dell’Atlantico, nel pezzo sul DXY tra Fed e BCE.

È la cornice su cui insiste Arthur Hayes, ex amministratore delegato di BitMEX e tra le voci più lette del settore. La sua tesi, ripetuta in numerosi saggi, è che Bitcoin risponda in ultima analisi a una sola variabile: il ritmo di svalutazione della moneta fiat, cioè la liquidità in dollari. Quando la liquidità si contrae, come in una fase di stretta, il prezzo fatica; perché parta la gamba rialzista successiva, sostiene Hayes, serve un’espansione della liquidità della Fed, ed è a quella condizione che lega un obiettivo di 200.000 dollari, come ha spiegato a CryptoSlate.

Applicata al 16 settembre, la lettura di Hayes è netta: un rialzo dei tassi è un freno, non un acceleratore. Che il prezzo abbia comunque recuperato dice che altri fattori (posizionamento scarico, domanda strutturale via ETF, esaurimento dei venditori) hanno prevalso nel breve termine. Ma la direzione della liquidità resta la bussola di fondo, ed è il motivo per cui, in questo regime, ogni riunione della Fed conta più di qualsiasi figura sul grafico.

I target degli analisti e gli scenari fino a fine anno

Sul fronte dei numeri, le grandi case d’investimento restano costruttive nel medio termine, pur avendo rivisto le ambizioni. Gli analisti di Bernstein guidati da Gautam Chhugani hanno ribadito un obiettivo di 150.000 dollari (circa 133.000 euro) per fine 2026, con una frase diventata virale: quello a cui si assiste, hanno scritto ai clienti, è «il bear case più debole nella storia di Bitcoin», stando alla ricostruzione di The Block. Nella loro cornice, l’adozione istituzionale e l’infrastruttura degli ETF continuano a costruire un pavimento sotto il prezzo.

Sulla stessa cifra converge Standard Chartered, ma per sottrazione. L’analista Geoff Kendrick ha tagliato l’obiettivo 2026 dai 300.000 dollari iniziali a 150.000, citando acquisti istituzionali via ETF più lenti del previsto; la banca mantiene però un traguardo di 500.000 dollari entro il 2030, come riportato da 24/7 Wall St.. Il messaggio implicito è che il caso rialzista di lungo periodo resta, ma i tempi si allungano rispetto alle stime euforiche di inizio ciclo.

ScenarioArea di prezzoFattori scatenanti
Rialzista90.000-110.000 euro (102.000-125.000 dollari)pivot di liquidità della Fed, ETF in acquisto, rottura dei 76.000 euro
Base62.000-76.000 euro (70.000-86.000 dollari)Fed in pausa, anno di transizione, movimento laterale
Ribassistasotto 55.000 euro (62.000 dollari)seconda stretta a dicembre, dollaro forte, rottura della media a 200 settimane
Scenari HOGE Wire da qui a fine 2026; non costituiscono consulenza finanziaria.

Tradotto in scenari operativi, il caso base resta un consolidamento laterale nella fascia tra 62.000 e 76.000 euro, coerente con l’anno di pausa evocato da Timmer e con una Fed che resta restrittiva. Lo scenario rialzista richiede un cambio di rotta sulla liquidità (un segnale di taglio a dicembre, un ritorno stabile in acquisto degli ETF, la riconquista dei massimi locali) e aprirebbe la strada verso i 90.000-110.000 euro. Lo scenario ribassista passa invece da una seconda stretta a dicembre e da un dollaro ancora più forte, con la rottura settimanale della media a 200 settimane come segnale d’allarme verso i 48.000 euro.

Il vuoto dopo CLARITY, Consob e cosa guardare adesso

Il fallimento del CLARITY Act non è solo cronaca politica: lascia gli Stati Uniti senza una cornice legislativa organica per le crypto, con la regolamentazione che continua a scriversi nelle aule dei tribunali anziché in Congresso. Abbiamo dedicato un’analisi a questo vuoto, e a chi lo riempie, nel pezzo su SEC senza CLARITY. Per il prezzo, l’assenza di regole certe si traduce in un premio al rischio in più, che pesa soprattutto sulla componente istituzionale, la più sensibile alla certezza del diritto.

Per l’investitore italiano il contesto è diverso, e per certi versi più definito. In Europa il regolamento MiCA fornisce già la cornice che agli Stati Uniti manca, e la vigilanza spetta alle autorità nazionali: in Italia la Consob, che sui crypto-asset ha più volte richiamato i risparmiatori alla prudenza e alla verifica delle autorizzazioni degli operatori. Chi opera dall’Italia deve inoltre tenere conto della fiscalità sulle plusvalenze, un capitolo in continua evoluzione che nei prossimi mesi incrocerà più anni d’imposta.

Guardando avanti, alcuni appuntamenti orienteranno il price action nelle prossime settimane:

  • I verbali della riunione Fed di settembre e i successivi interventi dei membri del comitato, per calibrare la probabilità di una seconda stretta.
  • Le riunioni del FOMC del 27-28 ottobre e dell’8-9 dicembre, con quest’ultima indicata come viva dallo stesso dot plot.
  • I flussi giornalieri degli ETF spot: un ritorno stabile in territorio positivo confermerebbe il rientro del capitale istituzionale.
  • Le chiusure settimanali attorno alla fascia dei 66.000 euro e alla media a 200 settimane, spartiacque tra consolidamento e nuova gamba ribassista.
  • La scadenza trimestrale delle opzioni del 25 settembre e l’eventuale spostamento del baricentro dopo l’azzeramento del libro.

In sintesi, Bitcoin ha superato un test macro tra i più insidiosi del ciclo (il primo rialzo dei tassi in tre anni) senza cedere strutturalmente, e anzi recuperando terreno. Non è un via libera ai massimi, ma è la prova che, a questi prezzi, sotto la superficie c’è domanda. La bussola resta la liquidità, e la prossima lettura importante la darà, ancora una volta, la Federal Reserve.

Domande frequenti

Perché Bitcoin è salito dopo il rialzo della Fed di settembre 2026?

Il rialzo di 25 punti base al 3,75-4 per cento era ampiamente atteso e quindi già scontato nei prezzi. Dopo il calo della notte del verdetto sotto i 66.000 euro, il mercato ha riassorbito lo shock e ripulito la leva in eccesso, e Bitcoin è risalito verso i 71.000 euro, chiudendo la settimana in rialzo di circa il 5 per cento.

Qual è il prossimo supporto importante per Bitcoin in euro?

Il primo supporto è la fascia dei 66.000 euro, minimo della notte del verdetto Fed. Più in basso, la media mobile a 200 settimane, intorno ai 55.000 euro (62.000 dollari), è il supporto strutturale storico; ancora sotto, il prezzo realizzato aggregato, vicino ai 51.000 euro, è considerato la zona di costo medio del mercato.

Cosa indica l’MVRV sul prezzo di Bitcoin?

L’MVRV confronta la capitalizzazione di mercato con il valore realizzato, cioè il costo medio di carico di tutte le monete. A settembre 2026 è intorno a 1,4, segno che il mercato tratta circa il 40 per cento sopra il costo medio; il picco di questo ciclo, vicino a 2,5, resta molto sotto il livello oltre 3,5 che ha preceduto i massimi del 2017 e del 2021.

Il ciclo di quattro anni di Bitcoin è finito dopo il massimo del 2025?

È oggetto di dibattito. Matt Hougan di Bitwise sostiene che il ciclo legato all’halving sia «morto» e prevede nuovi massimi nel 2026; Jurrien Timmer di Fidelity ritiene invece il ciclo ancora intatto e si aspetta un 2026 di pausa, con supporto tra 65.000 e 75.000 dollari. Il massimo storico di 126.198 dollari è arrivato circa 18 mesi dopo l’halving dell’aprile 2024.

Quali sono le previsioni degli analisti sul prezzo di Bitcoin per fine 2026?

Bernstein e Standard Chartered indicano entrambe un obiettivo di 150.000 dollari (circa 133.000 euro) per fine 2026; Standard Chartered ha tagliato la stima dai 300.000 dollari iniziali citando flussi istituzionali più lenti. Arthur Hayes vede possibili 200.000 dollari solo con una nuova espansione della liquidità della Fed. Sono proiezioni, non certezze.

A cura di Marcus Okafor, senior editor per i mercati di HOGE Wire. Questo articolo ha finalità informative e non costituisce consulenza finanziaria o un invito all’investimento.

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