La Lightning Network è anonima? Privacy e sorveglianza 2026
La Lightning Network è vista come il livello privato di Bitcoin, ma nel 2026 la reputazione è alla prova. Tra balance probing, Chainalysis e regole UE, quanto è davvero anonima?
La Lightning Network viene raccontata da anni come il livello «privato» di Bitcoin: pagamenti istantanei e a basso costo che non finiscono, uno per uno, sul registro pubblico della blockchain. Nel 2026 quella reputazione è messa alla prova. Nella settimana del 16 settembre la privacy è tornata in cima all’agenda degli sviluppatori Bitcoin, con undici rilasci dedicati e una patch di sicurezza Tor per Bisq che gli operatori sono stati invitati ad applicare subito, come ha annotato il bollettino Freedom.Tech. Nello stesso periodo il prezzo di Bitcoin è risalito poco sopra i 70.000 euro secondo CoinGecko, spinto dalla reazione al rialzo dei tassi della Fed del 16 settembre, mentre l’Europa stringe le maglie sull’anonimato delle cripto. È il momento giusto per una domanda scomoda: la Lightning Network è davvero anonima?
La risposta breve è no, non nel senso in cui la parola viene usata nel marketing. Lightning offre un guadagno di privacy reale rispetto alle transazioni on-chain, grazie all’onion routing che nasconde importi e controparti sia alla catena sia alla maggior parte dei nodi intermedi. Ma «più privato di Bitcoin base» non significa «anonimo». Tra attacchi a livello di protocollo, sorveglianza commerciale venduta come servizio e un perimetro normativo europeo che attacca l’identità ai bordi regolamentati della rete, nel 2026 la privacy di Lightning è una questione di configurazione, non un diritto acquisito. Questo articolo spiega che cosa vede davvero un osservatore, dove la privacy tiene e dove crolla, e come massimizzarla senza illudersi.
Perché Lightning sembra privata (e perché non basta)
Il nucleo di verità è semplice. Su Bitcoin base ogni transazione è pubblica e permanente: chiunque può scaricare la blockchain, ricostruire i flussi tra indirizzi e, con gli strumenti giusti, collegarli a persone reali. Lightning sposta la maggior parte dell’attività fuori dalla catena. Due utenti aprono un canale con una transazione on-chain, poi possono scambiarsi migliaia di pagamenti che restano privati tra loro; solo l’apertura e la chiusura del canale toccano la blockchain. Il grosso dei pagamenti, quindi, non viene registrato su un libro mastro pubblico. È questo il fondamento della fama di rete «privata».
Il problema è che «non registrato sulla catena» non equivale ad «anonimo». Ogni nodo ha un’identità pubblica: una chiave pubblica, spesso un alias, un indirizzo IP o un onion address Tor. I canali pubblici vengono annunciati nel grafo di gossip con la loro capacità totale, disegnando una mappa della rete che chiunque può leggere. Gli studiosi che analizzano Lightning parlano di pseudonimato e di «negabilità plausibile», non di anonimato: una protezione simile nello spirito a quella di Tor, ma più debole di quanto il termine lasci intendere.
C’è poi un secondo fronte. Bitcoin, prima o poi, incontra gli euro. E il momento in cui si comprano o si vendono bitcoin su un exchange, o si carica un wallet custodial, è il punto in cui l’identità si attacca ai fondi. La sorveglianza di Lightning nel 2026 vive in gran parte lì: non dentro i canali, ma ai due bordi, la catena da un lato e gli intermediari regolamentati dall’altro.
Onion routing e Sphinx: cosa vede un nodo intermedio
Il meccanismo che dà a Lightning la sua privacy si chiama onion routing, la stessa idea alla base di Tor. Un pagamento viene avvolto in strati di crittografia, uno per ogni salto del percorso, usando uno schema chiamato Sphinx. Ogni nodo intermedio sbuccia un solo strato e apprende soltanto tre cose: da quale nodo è arrivato il pacchetto, a quale nodo deve inoltrarlo e l’importo. Come spiega la guida alla privacy di Voltage, in teoria un instradatore non sa chi sia il mittente, chi sia il destinatario, né quanti salti abbia in totale il percorso.
Questo è un guadagno reale: un nodo a metà del percorso non può stabilire se il salto precedente è il vero mittente o soltanto un altro relè. Ma la protezione ha un limite ben documentato: gli anonymity set sono piccoli. La selezione del percorso su Lightning privilegia le vie più corte ed economiche, con poca casualità, così l’insieme dei possibili mittenti e destinatari plausibili si restringe. Uno studio accademico mostra come proprio la logica di routing riduca l’anonimato: più grande è il pagamento, meno percorsi sono possibili, più piccolo diventa l’insieme in cui nascondersi.
E poi ci sono i bordi del percorso. Il primo salto sa che ti sei connesso; l’ultimo sa a chi consegna. Se il tuo primo salto è il tuo provider di liquidità, come accade nella maggior parte dei wallet mobili, quel provider vede molto più di un semplice relè di passaggio. Torneremo su questo «buco nero custodial», perché è il singolo punto in cui la privacy di Lightning crolla per la maggioranza degli utenti.
Il vero guadagno: privacy contro on-chain
Vale la pena essere onesti sul lato positivo, perché la retorica della sorveglianza rischia di far dimenticare quanto Lightning migliori la situazione rispetto a Bitcoin base. On-chain, una società di analisi mappa gli indirizzi, raggruppa i wallet, segue i flussi e, con le tecniche di clustering, collega catene di transazioni a entità. Un pagamento Lightning instradato, invece, non lascia sulla catena né l’importo né le controparti: quei dati restano dentro i canali. Per i micropagamenti quotidiani, il caffè, la mancia, l’abbonamento, è un miglioramento concreto e misurabile.
Il guadagno, però, è asimmetrico. Lightning è forte contro un osservatore passivo della catena e debole contro un avversario attivo che sonda i canali o contro un provider che ti custodisce i fondi. È la differenza tra nascondersi in una folla e nascondersi in una stanza dove qualcuno tiene l’elenco degli invitati. Capire quale dei due scenari si sta vivendo, in un dato momento, è la vera competenza di privacy che serve nel 2026.
Balance probing: come si leggono i saldi dei canali
Il grafo pubblico di Lightning annuncia la capacità totale di ogni canale pubblico, ma non come quella capacità è distribuita tra i due lati. Quella distribuzione, il saldo, dovrebbe restare privata. Il balance probing è la tecnica che la scopre. L’attaccante invia pagamenti finti, delle sonde, costruiti per fallire, e osserva a che punto del percorso il pagamento si blocca: dal punto di fallimento deduce quanto capitale c’è su ciascun lato del canale. La guida di Voltage descrive l’operazione come rapida ed economica, perché le sonde falliscono e quindi non pagano commissioni.
Quanto è efficace? Uno studio di Sergei Tikhomirov e colleghi ha mostrato che il probing può rivelare i saldi di circa l’89% dei canali pubblici, percentuale che sale al 98% con una tecnica di sondaggio bidirezionale, impiegando meno di un minuto per canale. Ripetuto nel tempo, questo permette di osservare come cambiano i saldi e quindi di dedurre quali pagamenti sono passati di lì: una forma di deanonimizzazione a basso costo. È il rovescio strutturale della trasparenza che rende Lightning instradabile.
Le difese esistono ma sono parziali. Frazionare un pagamento su più percorsi (multipath) e mantenere canali privati non annunciati riducono la superficie del probing, senza eliminarla. Finché la capacità dei canali resta pubblica, e deve restarlo perché il routing funzioni, il compromesso tra efficienza e privacy non si chiude del tutto.
HTLC, hash condivisi e la promessa dei PTLC
C’è una debolezza di privacy iscritta nel modo in cui Lightning garantisce oggi i pagamenti. Il contratto usato a ogni salto, l’HTLC (hashed timelock contract), si basa sullo stesso hash di pagamento lungo l’intero percorso. Significa che, se due nodi diversi sullo stesso itinerario si accordano, o se un’unica entità ne controlla più d’uno, vedono lo stesso hash e capiscono di trasportare lo stesso pagamento. È una correlazione tra salti che vanifica in parte la promessa dell’onion routing.
La soluzione ha un nome: PTLC, point timelock contract. Al posto dell’hash condiviso, ogni salto usa un punto crittografico diverso, così i nodi lungo il percorso non possono più collegare i propri segmenti; sulla catena, in caso di chiusura, un PTLC assomiglia a una firma qualunque. Come documenta Bitcoin Optech, questa decorrelazione dei pagamenti è uno dei principali vantaggi di privacy attesi dal passaggio a Taproot.
Il punto dolente è il calendario. I PTLC sono tecnicamente possibili dall’attivazione di Taproot, a novembre 2021, ma nel 2026 non sono ancora lo standard. Nel corso del 2026 LND ha portato in produzione i «simple taproot channels» ed Eclair ha fatto altrettanto, ma le prime implementazioni dei canali Taproot usano ancora esclusivamente HTLC; i PTLC richiedono che l’intero percorso li supporti, quindi finché la maggioranza della rete non si aggiorna, l’hash condiviso resta. La correlazione tra salti, insomma, è una debolezza che il 2026 si porta ancora dietro.
Il buco nero custodial: quando il wallet vede tutto
Ecco il paradosso centrale della privacy di Lightning: i wallet che la gente usa davvero sono i meno privati. La maggioranza degli utenti non gestisce un nodo; usa un wallet mobile custodial o mediato da un provider di liquidità (LSP). In un wallet custodial il provider tiene le chiavi e vede ogni pagamento, da entrambi i lati: privacy pari a zero nei suoi confronti. Nei wallet non custodial mediati da un LSP la situazione è più sfumata ma non risolta: il wallet mantiene tipicamente una sola connessione verso il suo LSP, e come nota Voltage questo permette al provider di identificare con facilità sia il mittente sia il destinatario quando un pagamento passa.
È lo stesso motivo per cui l’economia delle mance su Nostr, gli «zap» che pagano i creator, va guardata con occhio critico dal punto di vista della privacy: se la mancia parte e arriva attraverso wallet custodial, il flusso è visibile ai provider che stanno ai due capi, anche quando resta invisibile alla catena. Abbiamo raccontato quel modello di micropagamenti in un pezzo dedicato agli zap e al value-for-value; qui basti dire che comodità e privacy, su Lightning, tirano in direzioni opposte.
La conseguenza pratica è netta. Chi vuole privacy reale deve accettare più attrito: gestire un proprio nodo, o almeno scegliere wallet self-custodial e capire che il primo salto vede comunque qualcosa. Chi sceglie la via più comoda, il wallet custodial che «funziona e basta», sta di fatto delegando a un’azienda la mappa completa dei propri pagamenti.
IP, Tor e la mappa della rete
Sotto il livello dei pagamenti c’è quello della rete, e anche lì la privacy si gioca. Un nodo che espone un indirizzo IP pubblico rivela dati sensibili su chi lo gestisce: il provider di connettività, una localizzazione approssimativa, un aggancio che si può correlare con i tempi dei pagamenti. Tor cambia le carte: nasconde l’IP ai peer e ostacola la correlazione a livello di rete. Nei dati di Spark per il 2026, circa 8.975 nodi risultano su Tor contro 4.696 su clearnet, segno che la maggioranza degli operatori sceglie la via più riservata, anche se Tor è meno affidabile e abbassa il tasso di successo dei pagamenti.
Ma la privacy di rete è forte solo quanto il suo anello più debole. Il 16 settembre 2026 il bollettino Freedom.Tech ha registrato che Bisq 2 aveva rilasciato una patch di sicurezza Tor, con l’invito agli operatori ad aggiornare subito, e che per quella settimana i rilasci di strumenti per la privacy (da Tor Browser a Mullvad a SimpleX) guidavano l’attività di sviluppo Bitcoin. È un promemoria utile: l’anonimato a livello di rete dipende da software che va tenuto aggiornato, non da una proprietà magica del protocollo. Esistono inoltre attacchi di correlazione temporale, studiati in letteratura, che sfruttano i tempi dei pagamenti per collegare mittente e destinatario anche senza rompere la crittografia.
Chainalysis e la sorveglianza venduta come servizio
Se l’onion routing è la difesa, l’attacco più organizzato arriva dall’industria dell’analisi on-chain. Già nel dicembre 2021 Chainalysis annunciò che avrebbe aggiunto il tracciamento di Lightning al suo prodotto KYT (Know Your Transaction); all’epoca, come riportò Protos, sulla rete c’erano circa 90.000 canali pubblici. La stessa inchiesta elencava la fitta rete di contratti dell’azienda con le agenzie statunitensi (dall’FBI all’IRS, che le affidò un contratto da 3,3 milioni di dollari, fino a un incarico da 625.000 dollari per «forzare» le funzioni di privacy), a ricordare che la sorveglianza delle cripto è, prima di tutto, un modello di business.
Che cosa può e non può vedere questa sorveglianza? Sulla catena, un analista osserva l’apertura e la chiusura dei canali, cioè i punti di ingresso e di uscita da Lightning; non vede direttamente i pagamenti finché i fondi restano bloccati dentro i canali. La strategia, quindi, è sorvegliare i bordi e raggruppare ciò che li attraversa. Nel 2026 questa disciplina si è fatta più formale: il 29 giugno Chainalysis ha pubblicato una vera e propria ontologia per il tracciamento dei fondi verso i cluster di wallet, distinguendo tra affermazioni «strutturali» (sostenute dai dati) e attribuzioni «guidate dall’intelligence» (interpretative), come ha raccontato PYMNTS.
Il chief scientist di Chainalysis, Jacob Illum, ha spiegato l’obiettivo con la prospettiva dell’investigatore: «Se fossi io a dover usare queste informazioni per incriminare, perseguire o indagare, che cosa vorrei che facesse uno strumento del genere?». È una frase che dice molto: la sorveglianza migliora perché si standardizza, si dota di un vocabolario condiviso e punta a reggere in tribunale. Negli Stati Uniti quella pressione investigativa si intreccia con il vuoto legislativo lasciato dallo stallo del CLARITY Act, un tema che abbiamo trattato a parte in un articolo sulle regole scritte dai giudici.
Chi vede cosa: la matrice della visibilità
Riassumere «chi vede cosa» aiuta a smontare l’idea che Lightning sia o del tutto trasparente o del tutto opaco. La tabella seguente confronta cinque osservatori tipici e ciò che ciascuno può ragionevolmente ricostruire di un singolo pagamento instradato.
| Osservatore | Mittente | Destinatario | Importo | Momento |
|---|---|---|---|---|
| Osservatore on-chain | No (solo apertura/chiusura) | No | No (solo capacità canale) | Solo eventi on-chain |
| Nodo intermedio | No | No | Sì (per quel salto) | Sì |
| Il tuo LSP o wallet custodial | Sì | Spesso sì | Sì | Sì |
| La controparte diretta | Sì (sa di te) | Sì (sei tu) | Sì | Sì |
| Firma di analisi (tipo Chainalysis) | Ai bordi | Ai bordi | Deduzioni via probing | Sì, ai bordi |
La lettura è chiara: il pagamento «interno» resta opaco alla catena e ai relè di passaggio, ma diventa trasparente per chi ti sta accanto nel percorso, per chi ti custodisce e, ai margini, per chi sorveglia gli ingressi e le uscite con tecniche di probing e clustering.
La rete che si restringe peggiora la privacy?
C’è un fattore spesso trascurato: la forma della rete. Nel 2026 Lightning si è ristretta. Dopo il picco di circa 5.637 BTC di capacità pubblica a dicembre 2025 e una base di circa 4.898 BTC a maggio 2026 (dati Spark), l’estate ha visto una contrazione brusca, con capacità, nodi e canali in calo a doppia cifra nell’arco di un mese e la capacità pubblica scivolata, secondo alcuni tracker, verso i 3.700-3.900 BTC. I tracker divergono nei numeri assoluti, ma la direzione è la stessa: meno nodi, canali più grandi, liquidità concentrata in pochi hub efficienti.
| Metrica | Picco (dic 2025) | Base (mag 2026) | Contrazione (est 2026) |
|---|---|---|---|
| Capacità pubblica | ~5.637 BTC | ~4.898 BTC | ~3.700-3.900 BTC (tracker divergenti) |
| Nodi pubblici | oltre 17.400 | 17.438 | in calo a doppia cifra |
| Canali pubblici | ~43.000 | 41.080 | in calo |
| Nodi su Tor / clearnet | n.d. | 8.975 / 4.696 | n.d. |
| Volume mensile | n.d. | ~1,17 mld $ (nov 2025) | n.d. |
Perché conta per la privacy? Un modello «hub-and-spoke», in cui i pagamenti passano per pochi grandi nodi (exchange, LSP, processori), è più facile da sorvegliare: bastano meno punti di osservazione per vedere gran parte del traffico. E anonymity set più piccoli, effetto diretto di una rete meno densa, rendono più efficaci sia il probing sia la correlazione. La consolidazione che rende Lightning economicamente sostenibile per gli operatori professionali lavora, sul piano della privacy, nella direzione opposta.
L’Europa contro l’anonimato: TFR, AMLR e il perimetro CASP
Nessuna analisi della privacy di Lightning è completa, per un lettore europeo, senza il quadro normativo, perché è lì che l’identità viene attaccata ai fondi. Il Regolamento (UE) 2023/1113, la cosiddetta Transfer of Funds Regulation, ha esteso alle cripto la «regola del viaggio»: dal 30 dicembre 2024 i dati su ordinante e beneficiario devono «viaggiare» con ogni trasferimento tra prestatori di servizi (CASP), senza soglia minima, la versione più stringente al mondo. Per i wallet self-hosted, i trasferimenti da e verso un CASP sopra i 1.000 euro richiedono verifiche aggiuntive su titolarità e controllo. Il testo è consultabile su EUR-Lex.
Il giro di vite prosegue con l’AMLR, il Regolamento (UE) 2024/1624. Il suo articolo 79 vieta i conti e i wallet cripto anonimi presso i soggetti obbligati e impone ai CASP di identificare gli utenti; l’applicazione è prevista dal 2027 e, come spiega un’analisi legale, renderà di fatto poco praticabili le privacy coin nell’UE dopo quella data. A completare il mosaico c’è la DAC8, che dal 1 gennaio 2026 impone obblighi di comunicazione fiscale sulle cripto.
La logica di fondo è cruciale per capire dove si colloca la privacy di Lightning. La sorveglianza si attacca ai bordi regolamentati (exchange, wallet custodial), non al protocollo: il software di un wallet self-custodial non è un CASP, «nella misura in cui non ha accesso o controllo» sui fondi. Tradotto: gestire un proprio nodo e autocustodire i bitcoin mantiene intatta la privacy di protocollo, ma nel momento in cui si tocca un exchange regolamentato per convertire in euro, l’identità si attacca e la regola del viaggio segue i fondi. È lo stesso perimetro di custodia e vigilanza al centro della prima azione di vigilanza comune ESMA sotto MiCA.
Italia, Consob, Banca d’Italia e il Garante
In Italia il perimetro ha nomi precisi. Il decreto legislativo 5 settembre 2024, n. 129 designa la Consob per la condotta di mercato e la tutela degli investitori e la Banca d’Italia per gli aspetti prudenziali e sugli stablecoin; il periodo transitorio abbreviato di MiCA si è chiuso il 1 luglio 2026. Un nodo di instradamento, che non custodisce fondi di terzi, non è un CASP e non richiede autorizzazione Consob; un wallet custodial o un exchange, che i fondi li tengono, sì, e per la custodia il capitale minimo previsto è quello della classe 2 dell’Allegato IV, 125.000 euro. La linea di demarcazione della privacy, non a caso, coincide con quella della custodia.
C’è poi un secondo regolatore che il dibattito cripto spesso dimentica: il Garante per la protezione dei dati personali. La sorveglianza a tappeto della catena convive male con i principi del GDPR, dalla minimizzazione dei dati alla limitazione delle finalità, fino al diritto all’oblio, difficile da conciliare con un registro immutabile. È una tensione strutturale, non ancora risolta, tra la logica «tutto tracciabile per sempre» dell’analisi on-chain e la logica «solo il necessario, per uno scopo, per il tempo necessario» del diritto europeo dei dati.
La stessa domanda sulla privacy del denaro si ripropone, in forma pubblica, con l’euro digitale, il cui disegno prevede un acceso confronto proprio sulla riservatezza: una modalità offline vicina al contante e una online visibile agli intermediari. Ne abbiamo scritto seguendo il trilogo sulla moneta pubblica. La moneta pubblica costringe la questione della privacy allo scoperto; Lightning la lascia, per ora, nelle mani della configurazione scelta da ciascun utente.
Come massimizzare la privacy su Lightning (e cosa non farà comunque)
Tradotto in pratica, la privacy su Lightning si costruisce con alcune scelte concrete. Gestire un proprio nodo, non custodial, dietro Tor, elimina il buco nero custodial e nasconde l’IP. Preferire canali privati non annunciati tiene fuori dal grafo pubblico e riduce la superficie del probing. Evitare di riusare lo stesso invoice statico, e sfruttare dove supportati i BOLT12 offers con i blinded path (i «percorsi accecati» resi possibili dagli onion message introdotti da LND nel 2026), limita la correlazione tra pagamenti. E, sempre, tenere separati i punti di conversione in euro, perché il bordo dell’exchange è comunque sotto KYC.
| Configurazione | Chi vede i pagamenti | Esposizione IP | Esposizione normativa | Facilità |
|---|---|---|---|---|
| Wallet mobile custodial | Il provider (tutto) | Bassa (via provider) | Alta (CASP, Travel Rule) | Massima |
| Self-custody mediato da LSP | Il tuo LSP (primo salto) | Media | Media | Alta |
| Nodo proprio + Tor + canali privati | Solo le controparti dirette | Bassa (Tor) | Bassa (nessuna custodia) | Bassa |
Va detto con altrettanta chiarezza che cosa queste scelte non cambieranno. Non chiuderanno il bordo regolamentato: entrare e uscire dagli euro resterà tracciato. Non elimineranno il balance probing sui canali pubblici, né la correlazione da hash condiviso finché i PTLC non diventeranno lo standard. La privacy è una riduzione del rischio, non un interruttore. Chi ha bisogno di riservatezza forte guarda anche a tecnologie affini, come il calcolo riservato basato su ambienti di esecuzione sicuri, di cui abbiamo parlato a proposito di Akash e delle GPU decentralizzate: la lezione è che la privacy si progetta a strati, non si dà per scontata.
Cosa aspettarsi: PTLC, blinded path e il muro normativo
Sul piano tecnico, il 2026 lascia in eredità una tabella di marcia chiara. I PTLC porteranno la decorrelazione dei pagamenti quando l’adozione dei canali Taproot sarà abbastanza ampia. Gli onion message introdotti da LND aprono la strada ai BOLT12 offers e ai blinded path, che nascondono il destinatario dietro un percorso accecato. Sul fronte multi-asset, protocolli come RGB spostano lo stato degli asset fuori dalla catena, con la sola impronta ancorata a un UTXO Bitcoin, un modello strutturalmente più riservato per gli stablecoin rispetto alle alternative. Ognuno di questi passi rende il protocollo più privato.
Il muro, però, si alza dall’altra parte. Mentre il protocollo migliora, il perimetro normativo europeo si stringe: la regola del viaggio a soglia zero, il divieto di wallet anonimi presso i CASP dal 2027, la stretta sulle privacy coin, la rendicontazione fiscale DAC8. L’UE sta standardizzando la sorveglianza esattamente dove Bitcoin incontra il sistema finanziario tradizionale, cioè agli ingressi e alle uscite, proprio mentre gli sviluppatori rendono più opaco ciò che accade in mezzo.
Il verdetto onesto, per il 2026, è questo: la Lightning Network è più privata di Bitcoin on-chain, ma non è anonima. Il protocollo va nella direzione di una privacy migliore; il perimetro va nella direzione di una sorveglianza più fitta ai bordi. L’utente informato pianifica per entrambe le cose, sceglie la configurazione in base a ciò che gli serve davvero, e smette di trattare la parola «anonimo» come se fosse gratis.
Domande frequenti
La Lightning Network è anonima?
No, è pseudonima. L’onion routing nasconde molto ai nodi intermedi e alla catena, ma i nodi hanno identità pubbliche, i saldi dei canali si possono sondare e i bordi regolamentati come exchange e wallet custodial sono soggetti a KYC. È più privata di Bitcoin on-chain, non anonima.
Chainalysis può tracciare i pagamenti Lightning?
Vede l’apertura e la chiusura dei canali sulla catena e i punti di ingresso e uscita presso i CASP, ma non i pagamenti finché i fondi restano dentro i canali. Dal 2021 vende sorveglianza di Lightning nel suo prodotto KYT e nel 2026 ha formalizzato un’ontologia per il tracciamento verso i cluster di wallet.
Che cos’è il balance probing?
È un attacco che deduce i saldi dei canali inviando pagamenti-sonda costruiti per fallire e osservando dove si bloccano. È rapido, meno di un minuto per canale, ed economico: secondo la ricerca accademica può rivelare fino al 98% dei canali pubblici con il sondaggio bidirezionale.
Un nodo Lightning è soggetto a Consob o a MiCA?
Un nodo di instradamento non custodisce fondi di terzi, quindi non è un CASP e non richiede autorizzazione Consob. Un wallet custodial o un exchange, che invece detengono i fondi, ricadono sotto MiCA, con la vigilanza di Consob e Banca d’Italia secondo il D.lgs 129/2024.
L’Europa vieterà i wallet anonimi?
L’AMLR, Regolamento (UE) 2024/1624, all’articolo 79 vieta conti e wallet cripto anonimi presso i soggetti obbligati, con applicazione dal 2027. I wallet self-custodial software restano leciti, ma ogni passaggio attraverso un intermediario regolamentato attacca l’identità ai fondi.
Marcus Okafor è senior editor di HOGE Wire e segue Bitcoin, i suoi layer 2 e la regolamentazione cripto europea.