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● AI x Crypto

Bittensor e TAO nel 2026: subnet, dTAO e halving

Bittensor promette un mercato decentralizzato per l'AI, con 128 subnet e il token TAO. Guida a dTAO, halving, governance e rischi per chi guarda al settore dall'Italia.

L’intelligenza artificiale di frontiera è oggi nelle mani di poche aziende capaci di spendere miliardi in chip, energia e data center. Bittensor nasce con l’ambizione opposta: costruire un mercato aperto e globale dove chiunque possa contribuire con modelli, potenza di calcolo e dati, e venire pagato in base alla qualità del proprio lavoro. Il carburante di questo mercato è un token, TAO, che come Bitcoin ha un tetto rigido di 21 milioni di unità.

Nel 2026 Bittensor non è più un esperimento di nicchia. La rete conta 128 subnet specializzati, ha attraversato il suo primo halving a dicembre 2025 e ha visto i due fondatori lasciare i ruoli esecutivi per accelerare la decentralizzazione. Restano però dubbi profondi sulla sostenibilità economica dei subnet e sul grado reale di controllo distribuito. Questa guida mette in fila come funziona la rete, che cosa ha cambiato il dTAO, come si muovono prezzo e capitalizzazione (in euro) e che cosa dicono le regole europee e italiane.

Che cos’è Bittensor: un mercato per l’intelligenza

Bittensor è una rete blockchain pensata per un obiettivo preciso: trasformare la produzione di intelligenza artificiale in un mercato con incentivi economici misurabili. Al posto dei minatori che risolvono problemi crittografici come su Bitcoin, qui ci sono partecipanti che eseguono compiti di AI (generare testo, produrre immagini, addestrare modelli, offrire inferenza, mettere a disposizione potenza GPU) e vengono valutati e ricompensati per la bontà del risultato. È una sorta di «prova di intelligenza» (proof of intelligence) che affianca la prova di lavoro tipica delle blockchain classiche.

Il modello ricorda quello dei grandi progetti open source, ma con un livello economico integrato. Chi produce buoni risultati riceve TAO; chi produce output scadenti viene progressivamente escluso dalle ricompense. L’obiettivo dichiarato è ambizioso: rendere l’intelligenza artificiale una commodity, un bene prodotto da una rete distribuita anziché da un ristretto oligopolio di aziende con accesso privilegiato a capitale e hardware.

Questa visione ha radici precise. Il co-fondatore Jacob Steeves, noto nella community come Const, ha descritto la posta in gioco in un’intervista del 2023 a Fox Business: «C’è una forte spinta gravitazionale perché questa tecnologia costruisca aziende molto oltre i mille miliardi di dollari, ed è lì che si concentra OpenAI». La sua conclusione era netta: «Dobbiamo livellare il campo di gioco». Bittensor è il tentativo di dare forma tecnica a quell’idea.

Sul piano dell’architettura, Bittensor gira su una blockchain propria, chiamata Subtensor, costruita con lo stack di sviluppo di Polkadot (Substrate). La rete produce un blocco ogni dodici secondi circa e distribuisce a ogni blocco una quantità fissa di TAO ai partecipanti che hanno contribuito. La differenza rispetto a una blockchain tradizionale è che il consenso non serve solo a ordinare le transazioni, ma anche a stabilire chi ha prodotto valore e in quale misura.

Dal whitepaper al dTAO: la storia della rete

Bittensor ha una storia più lunga di quanto suggerisca l’attenzione recente. Il progetto parte da un whitepaper del marzo 2020 e attraversa diverse riscritture prima di arrivare alla struttura attuale a subnet. Ecco le tappe principali.

DataTappaChe cosa è cambiato
Marzo 2020WhitepaperViene proposto un mercato peer-to-peer per l’intelligenza
Gennaio 2021Rete KusanagiPrimo lancio della mainnet
Novembre 2021Rete NakamotoRilancio dopo problemi di consenso iniziali
Marzo 2023Upgrade FinneyBasi per lo staking delegato e la crescita della rete
Ottobre 2023Upgrade RevolutionNascono i subnet: da rete unica a sistema modulare
Febbraio 2025dTAOOgni subnet ottiene un alpha token e un mercato proprio
Dicembre 2025Primo halvingEmissione dimezzata da 1 a 0,5 TAO per blocco
Febbraio 2026I fondatori lasciano i ruoli esecutiviSpinta dichiarata verso la decentralizzazione

Lo spartiacque tecnico è l’upgrade Revolution dell’ottobre 2023, che ha trasformato Bittensor da rete unica in un insieme di subnet indipendenti, ciascuno dedicato a un compito diverso. Lo spartiacque economico, invece, è il dTAO del febbraio 2025, che ha spostato il potere di decidere dove vanno le ricompense dalle mani di pochi validator al mercato aperto. Sono i due cardini attorno a cui ruota tutto il resto, e li vediamo nel dettaglio nelle prossime sezioni.

Come funziona: miner, validator e Yuma Consensus

All’interno di ogni subnet convivono due ruoli. I miner eseguono il compito vero e proprio (per esempio rispondono a un prompt, generano una previsione o forniscono inferenza) e inviano i loro output. I validator mettono alla prova quegli output, li giudicano e assegnano a ciascun miner un punteggio, tecnicamente un vettore di pesi che ordina i contributi dal migliore al peggiore.

Il cuore del sistema è l’algoritmo chiamato Yuma Consensus, che trasforma quei pesi in ricompense. Secondo la documentazione ufficiale, l’algoritmo calcola una mediana ponderata per lo stake dei giudizi dei validator, taglia i valori anomali (clipping) e distribuisce gli incentivi ai miner in proporzione al punteggio aggregato. I validator che si allineano al consenso vengono premiati, quelli che se ne discostano in modo sistematico vengono penalizzati attraverso un meccanismo di bond, che rende costoso mentire o colludere.

La logica è pensata per resistere a tentativi di manipolazione fino a quando gli attori disonesti non controllano oltre la metà dello stake dei validator, una soglia concettualmente simile al classico attacco del 51%. La ripartizione delle emissioni di ogni subnet, al netto della quota destinata al proprietario del subnet (circa il 18%), va per una metà ai validator e per l’altra ai miner (all’incirca il 41% ciascuno).

Non è necessario gestire in prima persona un miner o un validator per partecipare. Chi possiede TAO può delegarlo a un validator esistente (in gergo si dice nominare), condividendone le ricompense in cambio di una commissione: è il canale che la maggior parte dei detentori usa per ottenere un rendimento. Registrare un nuovo nodo, invece, ha un costo in TAO ed è soggetto a un periodo di immunità iniziale che protegge i nuovi arrivati prima che vengano valutati a pieno. Sono proprio la delega e il costo di registrazione a modellare buona parte della circolazione reale del token.

C’è però un punto delicato: più stake significa più influenza. Questo rende la rete robusta contro il rumore e i giudizi inaffidabili, ma introduce anche un rischio di concentrazione che tornerà nella sezione sui rischi. In sostanza, il capitale conta, e conta molto.

Il token TAO: 21 milioni, halving e recycling

La struttura monetaria di TAO è modellata su Bitcoin. L’offerta massima è fissata a 21 milioni di unità e l’emissione segue un calendario di dimezzamenti. Prima del primo halving la rete rilasciava 1 TAO per blocco, condiviso tra miner, validator, proprietari di subnet e delegatori; con un blocco ogni dodici secondi circa, il totale era di circa 7.200 TAO al giorno.

A differenza di Bitcoin, però, l’halving di Bittensor non è ancorato al numero di blocchi ma a una soglia di offerta. Come spiega la documentazione di taostats, il primo halving è scattato quando l’offerta emessa ha raggiunto 10,5 milioni di TAO, evento avvenuto il 14 dicembre 2025: da quel momento la ricompensa è passata da 1 a 0,5 TAO per blocco, cioè circa 3.600 TAO al giorno. Il prossimo halving è previsto a quota 15,75 milioni di TAO emessi e porterà la ricompensa a 0,25 TAO per blocco.

Questa differenza rispetto a Bitcoin ha una conseguenza pratica: mentre l’halving di Bitcoin è prevedibile al blocco, quello di Bittensor si muove nel tempo perché dipende da quanto velocemente la rete emette e ricicla TAO. Se molti nodi si registrano e bruciano token, la soglia successiva arriva più tardi; se le registrazioni rallentano, arriva prima. Per chi ragiona sul lungo periodo significa che il calendario delle emissioni non è una data fissa ma una traiettoria, sensibile all’attività reale della rete.

Un dettaglio spesso ignorato è il recycling: una parte del TAO viene tolta dalla circolazione quando i partecipanti pagano per registrarsi in un subnet. Per questo l’offerta circolante è inferiore a quella complessivamente emessa. A metà agosto 2026, secondo CoinGecko, circolavano circa 9,6 milioni di TAO su un tetto di 21 milioni, con un prezzo intorno ai 171 euro (poco meno di 198 dollari) e una capitalizzazione di circa 1,64 miliardi di euro (circa 1,9 miliardi di dollari), sufficiente a collocare TAO attorno alla 42esima posizione del mercato. La valutazione completamente diluita si aggirava sui 3,6 miliardi di euro.

Come tutti gli asset a rischio elevato, TAO è sensibile al contesto macro: nei periodi in cui i dati sull’inflazione spingono le banche centrali verso politiche più restrittive, i token legati all’AI tendono a soffrire più della media, un tema che abbiamo affrontato analizzando l’impatto dei dati sull’inflazione sull’adozione crypto.

dTAO e gli alpha token: il mercato che decide le emissioni

Fino all’inizio del 2025, a decidere quanta parte delle emissioni andasse a ciascun subnet erano i validator della cosiddetta root network. Era un modello efficace ma accentrato: poche entità con molto stake orientavano di fatto i flussi di ricompensa verso i subnet che preferivano. Il Dynamic TAO, o dTAO, introdotto nel febbraio 2025, ha ribaltato questo schema affidando la decisione al mercato.

Con il dTAO ogni subnet ha un proprio alpha token e una propria pool di liquidità gestita da un market maker automatico. Come spiega una guida di CoinGecko, quando si deposita TAO in un subnet si esegue in pratica uno swap: il TAO entra nella pool e in cambio si ricevono gli alpha di quel subnet. Il prezzo di mercato dell’alpha determina quanta parte delle emissioni giornaliere fluisce verso quel subnet: più domanda per l’alpha, più emissioni. È un modo per far votare i partecipanti con il capitale, anziché con la sola reputazione.

Il fenomeno ha assunto dimensioni significative. Sempre secondo CoinGecko, a marzo 2026 la capitalizzazione complessiva di tutti gli alpha token dei subnet aveva raggiunto circa 1,12 miliardi di dollari (quasi un miliardo di euro), pari a circa il 27% della capitalizzazione dello stesso TAO. Il rovescio della medaglia è che gli alpha sono strumenti altamente speculativi: il loro prezzo può salire perché un subnet produce risultati eccellenti oppure semplicemente perché qualcuno scommette che riceverà più emissioni, un’ambiguità che è al centro delle critiche al modello.

I subnet più importanti del 2026

Ogni subnet è un mercato a sé, con un compito e un token propri. I valori qui sotto sono indicativi e convertiti dai dati CoinGecko del 25 marzo 2026: le capitalizzazioni degli alpha sono molto volatili e cambiano di giorno in giorno, quindi vanno letti come una fotografia e non come un dato stabile.

SubnetNomeCompitoCap. indicativa (25 mar 2026)
SN3TemplarPre-training di grandi modelli linguistici~117 mln EUR
SN64ChutesInferenza AI serverless~116 mln EUR
SN4TargonCalcolo GPU confidenziale~80 mln EUR
SN120AffineReasoning e reinforcement learning~62 mln EUR
SN51LiumMarketplace GPU peer-to-peer~45 mln EUR

La lista fotografa bene le due anime della rete. Da un lato ci sono subnet dedicati direttamente ai modelli, come Templar per il pre-training o Chutes per l’inferenza a richiesta; dall’altro subnet che vendono capacità di calcolo grezza, come Targon e Lium, che si muovono su un terreno vicino a quello dei marketplace GPU. Vale la pena ricordare che questi numeri sono estremamente sensibili agli eventi: come vedremo, ad aprile 2026 l’alpha di Templar ha perso oltre la metà del valore in poche ore in seguito a una controversia sulla governance.

Il numero di subnet non cresce all’infinito. Nel 2026 il tetto è fissato a 128 slot e la competizione è darwiniana: un nuovo subnet può entrare solo prendendo il posto di quello che rende meno, che viene deregistrato. È un filtro pensato per premiare l’utilità reale, anche se in pratica incentiva pure la corsa ad attrarre capitale sul proprio alpha token. Per il 2026 è previsto un ampliamento della capacità verso 256 slot, che raddoppierebbe lo spazio a disposizione dei team di AI e allenterebbe la pressione sui subnet emergenti.

Bittensor EVM e l’apertura alla DeFi

Nel corso del 2025 Bittensor ha aggiunto la compatibilità con la Ethereum Virtual Machine (EVM). Per gli sviluppatori è un cambiamento concreto: significa poter scrivere smart contract in Solidity e distribuirli sulla rete usando strumenti già familiari, con TAO nel ruolo di token per il gas che paga l’esecuzione dei contratti.

L’obiettivo è abbassare la barriera d’ingresso e permettere ai subnet di integrare logiche di finanza decentralizzata: mercati di dati per l’AI, sistemi di pagamento automatico per l’inferenza, mercati predittivi alimentati dai modelli. In prospettiva, è il tassello che dovrebbe collegare l’intelligenza prodotta dai subnet a un’economia on-chain capace di monetizzarla in modo programmabile. Resta, come sempre in questi casi, la questione della maturità: uno strato EVM giovane porta con sé i rischi tipici degli smart contract, dalle vulnerabilità del codice alla liquidità ancora sottile.

Governance e il nodo della (de)centralizzazione

La governance di Bittensor ruota attorno a un Senato e a un multisig ristretto, spesso descritto come una triumvirate, oltre alla root network che coordina i flussi tra subnet. Sulla carta è una struttura distribuita; nella pratica, secondo alcuni protagonisti, il potere è rimasto a lungo concentrato.

Il caso più clamoroso è arrivato il 9 aprile 2026, quando il progetto Covenant AI ha annunciato l’uscita dalla rete accusando apertamente una governance solo formalmente decentralizzata. Come riportato da tao.media, il team ha scritto: «Quando un singolo soggetto può sospendere le emissioni di un subnet, scavalcare l’autorità di un titolare sui propri spazi comunitari, deprecare pubblicamente progetti senza un processo e usare le vendite di token come leva coercitiva per imporre obbedienza, quella non è decentralizzazione».

La vicenda va letta con qualche cautela: al momento dell’uscita di Covenant, Const aveva già lasciato la carica di CEO (a febbraio 2026), un dettaglio che ridimensiona in parte l’accusa di controllo personale. Ma l’effetto sul mercato è stato immediato, con TAO in calo di circa il 7% e l’alpha di Templar giù di oltre il 50%. Rispondendo alle critiche, Const ha proposto una governance dei subnet decisa dalla community, sostenendo che «questo servirà a far nascere i primi subnet su Bittensor che funzionano senza una guida centrale e come vere commodity».

L’addio dei fondatori e la roadmap verso la decentralizzazione

A febbraio 2026 Jacob Steeves (Const) ha lasciato la guida della Opentensor Foundation, e il co-fondatore e COO Ala Shaabana, noto come ShibShib, si è a sua volta fatto da parte dal ruolo esecutivo. Nessuno dei due ha abbandonato l’ecosistema: Steeves è rimasto attivo come sviluppatore, tanto che diverse proposte tecniche successive portano ancora la sua firma.

La mossa è stata presentata come un modo per ridurre la dipendenza da poche persone chiave, un rischio ricorrente nei progetti crypto guidati da fondatori carismatici. In parallelo, secondo Crypto Briefing, Steeves ha pubblicato una roadmap che punta alla piena decentralizzazione entro dicembre 2027, articolata su quattro leve: maggiore competizione tra validator, pool di liquidità bidirezionali, voto basato sulla convinzione (conviction) per chi detiene alpha token e aggiornamenti all’algoritmo TaoFlow.

È un percorso che tenta di sciogliere in modo strutturale il nodo emerso con Covenant AI: se il controllo è distribuito nel codice e nei meccanismi economici, il singolo attore conta meno. La verifica, però, sarà nei fatti e nei prossimi cicli di governance, non nelle intenzioni.

Vale la pena distinguere due domande che spesso si confondono. Una è se codice e token siano distribuiti tra molti attori; l’altra è chi, nella pratica, guida le scelte di indirizzo del protocollo. Bittensor ha fatto passi avanti sulla prima, con il dTAO e l’uscita di scena dei fondatori dai ruoli esecutivi, ma la seconda resta aperta: la storia recente delle reti decentralizzate insegna che l’influenza tende a concentrarsi dove si concentrano competenza tecnica e capitale, a prescindere dagli organigrammi ufficiali.

Root Reborn: quando i validator diventano gestori di fondi

La proposta più discussa del 2026 riguarda proprio il modo in cui la rete paga i rendimenti a chi mette TAO in staking. A giugno, CoinDesk ha raccontato una proposta, presentata su GitHub dall’autore che firma come unconst, capace di cambiare in profondità il ruolo dei validator.

Oggi la rete vende automaticamente gli alpha token e li converte in TAO per finanziare le ricompense degli staker. La proposta, nota come Root Reborn, prevede invece che ogni validator scelga un paniere di subnet da sostenere, un po’ come un gestore che seleziona i titoli di un fondo, reinvestendo le ricompense in modo composto. Gli staker manterrebbero comunque la possibilità di monetizzare in TAO quando vogliono.

Il senso politico è chiaro: trasformare i validator da semplici tubi passivi che smistano rendimento ad allocatori attivi di capitale, così che i subnet più promettenti attraggano investimenti freschi e quelli deboli vengano lasciati senza ossigeno. Al momento del racconto di CoinDesk la proposta era codice di rete di test, non ancora attivo sulla mainnet, e come tutte le modifiche di questo tipo dovrà passare dal vaglio della governance.

TAO come investimento: prezzo, ETF e liquidità

Sul fronte finanziario, TAO resta un asset ad alto beta: cavalca con forza le fasi di entusiasmo per l’AI e corregge con altrettanta violenza. La capitalizzazione attorno a 1,64 miliardi di euro lo colloca nella fascia medio-alta del mercato, ma i volumi e la liquidità restano una frazione di quelli dei principali layer 1.

Oltre alla semplice detenzione, TAO offre un rendimento a chi lo mette in staking, delegandolo a un validator o depositandolo negli alpha di un subnet, con ritorni che variano molto da subnet a subnet e che non sono garantiti. Sul fronte della custodia, l’ingresso di operatori istituzionali (dalla custodia qualificata alle piattaforme di staking) ha reso più semplice per fondi e tesorerie esporsi a TAO senza gestire in proprio chiavi e nodi, un passaggio che di solito precede l’arrivo di prodotti quotati.

Il tema più caldo per gli investitori istituzionali è l’ETF. Grayscale ha depositato la richiesta di convertire il proprio Bittensor Trust in un ETF spot da quotare al NYSE Arca, e anche Bitwise ha presentato una domanda legata a TAO; la documentazione relativa al veicolo di Grayscale è consultabile nei depositi presso la SEC. Alla data di questo articolo, il 15 agosto 2026, non risulta ancora alcuna approvazione: gli ostacoli citati dagli analisti sono l’assenza di un mercato dei futures su TAO regolamentato negli Stati Uniti e la complessità della tokenomics a subnet, entrambi elementi che rendono più probabile un rinvio.

Per chi ragiona in ottica di portafoglio, il punto non è solo il potenziale rialzo ma la correlazione: token come TAO tendono a muoversi insieme al resto del comparto crypto e, sempre più spesso, ai titoli tecnologici, un aspetto che approfondiamo nella nostra guida pratica alla correlazione tra azioni e crypto. Nulla di quanto scritto qui è un consiglio di investimento.

Bittensor e le altre reti di AI decentralizzata

Bittensor viene spesso accostato ad altri progetti di AI decentralizzata, ma il suo modello è distinto. La maggior parte delle reti concorrenti sono marketplace di hardware: mettono in contatto chi ha GPU con chi ne ha bisogno. Bittensor, invece, non paga per la potenza in sé ma per la qualità dell’intelligenza prodotta, misurata dal consenso dei validator.

ProgettoFocus principaleTokenModello economico
BittensorIncentivi per l’intelligenza su più subnetTAO (più alpha per subnet)Emissioni a miner e validator via Yuma Consensus
RenderRendering grafico e calcolo GPURENDERMarketplace: chi ha GPU affitta potenza
AkashCloud computing decentralizzatoAKTMarketplace ad asta inversa per risorse cloud
io.netAggregazione di GPU per AI e MLIOCapacità GPU on-demand
GensynAddestramento di modelli ML distribuitoToken della reteVerifica del calcolo e ricompense per il training

Reti come Render, che abbiamo analizzato nella nostra guida dedicata alla rete GPU, seguono una logica a marketplace: pagano per l’hardware messo a disposizione. La scommessa di Bittensor è più radicale e più difficile da misurare, perché premia il risultato e non lo strumento. È anche il motivo per cui è più esposta a manipolazioni: valutare la qualità di un output di AI è intrinsecamente più ambiguo che contare i secondi di GPU affittata.

Regolamentazione: MiCA, Consob e l’inquadramento di TAO

Per chi guarda a Bittensor dall’Italia, il quadro di riferimento è il regolamento europeo MiCA. Il periodo transitorio, come ricorda la sezione dedicata della Consob, termina il 1 luglio 2026: da quella data la prestazione di servizi su cripto-attività verso clienti dell’Unione europea sarà riservata ai soggetti autorizzati come CASP. In Italia il decreto di attuazione (D.lgs. 5 settembre 2024, n. 129) affida a Consob la vigilanza su condotta di mercato e tutela degli investitori, e a Banca d’Italia gli aspetti prudenziali e quelli sulle stablecoin.

TAO, in questo schema, è con ogni probabilità una cripto-attività diversa dai token collegati ad asset (ART) e dagli e-money token (EMT): non è una stablecoin, quindi ricade nella categoria generale, e i servizi collegati (scambio, custodia, gestione degli ordini) devono passare da operatori autorizzati. Gli eventuali derivati su TAO, come futures e perpetui, non rientrano invece in MiCA ma nella disciplina degli strumenti finanziari (MiFID II), sempre sotto la vigilanza della Consob.

Un elemento utile per l’utente italiano è l’avvertenza ribadita dalle autorità: non tutti gli operatori attivi dopo la scadenza saranno autorizzati, e il livello di tutela dipende dal soggetto con cui si intrattiene il rapporto. La Consob, insieme alle omologhe francese e austriaca, ha inoltre spinto per una vigilanza più uniforme sui grandi CASP a livello europeo, tema che trovate riassunto sempre sul portale della Consob.

Rischi e critiche: emissioni, qualità e sostenibilità

Bittensor è tanto ambizioso quanto controverso, e conviene guardare i rischi in faccia. Il primo è la concentrazione. Un’analisi accademica di Elizabeth Lui e Jiahao Sun, pubblicata su arXiv, ha esaminato i subnet della rete e ha rilevato una «notevole concentrazione sia nello stake sia nelle ricompense», con premi «in larga parte guidati dallo stake» più che dalla qualità effettiva del lavoro. Gli autori mostrano anche come tale concentrazione crei vettori di attacco e propongono contromisure, tra cui un tetto allo stake e emissioni pesate sulle prestazioni.

Il secondo rischio è economico. In molti subnet il valore delle emissioni distribuite supera di gran lunga i ricavi esterni realmente generati: se la domanda per un servizio resta prevalentemente interna e alimentata dalle emissioni, la rete rischia di sovvenzionare attività anziché monetizzarle. È la stessa dinamica che, portata all’estremo, produce subnet che invitano ad acquistare il proprio alpha per gonfiarne il prezzo e catturare più emissioni senza svolgere lavoro utile, una forma di farming che erode la promessa di fondo del progetto.

Ci sono poi i rischi più tradizionali: la difficoltà oggettiva di verificare la qualità dell’output di AI, la concorrenza agguerrita di altre reti e dei grandi laboratori centralizzati, l’incertezza regolamentare e quella sull’ETF, oltre alla dipendenza da poche figure chiave che la nuova governance dovrà davvero superare. A tutto questo si somma la sensibilità al ciclo macro: in fasi di stretta monetaria gli asset speculativi come TAO tendono a soffrire più della media. Chi si avvicina a Bittensor dovrebbe considerarlo per quello che è, una scommessa di frontiera ad alto rischio e alta volatilità, non un investimento difensivo.

Domande frequenti

Che cos’è Bittensor in parole semplici?

Bittensor è una rete decentralizzata che paga in token TAO chi contribuisce a produrre intelligenza artificiale: modelli, inferenza, addestramento e potenza di calcolo. Al posto della prova di lavoro di Bitcoin, i partecipanti vengono valutati sulla qualità del loro output tramite un meccanismo chiamato Yuma Consensus.

Che differenza c’è tra TAO e gli alpha token?

TAO è il token base della rete, con un tetto di 21 milioni di unità. Ogni subnet ha invece un proprio alpha token, introdotto con il dTAO nel febbraio 2025: acquistando alpha si deposita TAO nella pool del subnet, e la domanda per quell’alpha determina quanta parte delle emissioni riceve il subnet.

Quando ci sarà il prossimo halving di TAO?

Il primo halving è avvenuto il 14 dicembre 2025, quando l’offerta emessa ha raggiunto 10,5 milioni di TAO, dimezzando la ricompensa da 1 a 0,5 TAO per blocco. Il prossimo scatterà a quota 15,75 milioni di TAO emessi, portando la ricompensa a 0,25 TAO per blocco; la data esatta dipende anche dal recycling, che toglie TAO dalla circolazione.

Bittensor è davvero decentralizzato?

È un punto controverso. Il dTAO ha spostato verso il mercato la distribuzione delle emissioni, ma nel 2026 il progetto Covenant AI ha lasciato la rete accusando una governance troppo accentrata. I fondatori hanno lasciato i ruoli esecutivi a febbraio 2026 e pubblicato una roadmap che punta alla piena decentralizzazione entro dicembre 2027.

Si può comprare TAO dall’Italia ed è regolamentato?

TAO è quotato su diversi exchange e in Italia rientra nel quadro europeo MiCA, il cui periodo transitorio termina il 1 luglio 2026. I servizi su cripto-attività devono essere offerti da operatori autorizzati (CASP), con Consob e Banca d’Italia come autorità nazionali; gli eventuali derivati su TAO ricadono invece sotto la MiFID II. Nulla di quanto scritto qui è consulenza finanziaria.

A cura della redazione di HOGE Wire, desk AI e cripto-asset.

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