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● AI x Crypto

Render nel 2026: la rete GPU che scommette sul calcolo AI

Render è nata per renderizzare grafica 3D, ma nel 2026 la domanda di calcolo per l'AI ha ribaltato la rete. Guida a come funziona, al token RENDER e ai rischi.

Render in breve: da fabbrica di pixel a motore per l’AI

Render è una delle poche reti cripto che risolve un problema tangibile: affittare potenza di calcolo delle schede grafiche (GPU) senza passare da un unico fornitore centralizzato. È nata per un lavoro molto specifico, renderizzare grafica 3D ed effetti visivi per cinema, pubblicità e videogiochi, ma nel 2026 la sua natura è cambiata sotto la spinta di una domanda inattesa: quella di calcolo per l’intelligenza artificiale.

Il segnale è arrivato dai numeri della rete stessa. Per la prima volta dal 2018 la disponibilità di GPU è diventata negativa, cioè la domanda ha superato ogni scheda che i nodi potessero mettere a disposizione, e questo nonostante l’aggiunta di circa 60.000 GPU in sei mesi in 180 paesi, secondo Crypto Briefing. I lavori legati all’AI, che nel 2024 pesavano meno del 10% dell’attività, oggi valgono il 35-40%.

Questo articolo spiega come funziona Render, cosa fa davvero il token RENDER, perché il calcolo per l’AI ne sta ridisegnando l’economia e quali rischi restano sul tavolo. Per il racconto puntuale della carenza di GPU e della meccanica del token dal lato dell’offerta rimandiamo alla nostra analisi dedicata alla rete e al token RENDER. Al momento in cui scriviamo RENDER vale 1,078 euro, con una capitalizzazione di circa 559 milioni di euro, secondo CoinGecko.

Le origini: OTOY, OctaneRender e il problema del rendering

Per capire Render bisogna partire dall’azienda che l’ha creata, OTOY, fondata nel 2008 e guidata da Jules Urbach. OTOY sviluppa OctaneRender, un motore di rendering basato su GPU (path tracing) lanciato nel 2012 e usato dentro software come Cinema 4D, Blender e Unreal Engine. Il rendering fotorealistico è un lavoro affamato di calcolo: una singola scena complessa può tenere occupata una scheda grafica di fascia alta per ore, e uno studio che deve consegnare un cortometraggio o uno spot ha bisogno di decine o centinaia di GPU per poche settimane, non tutto l’anno.

Da qui l’intuizione alla base di Render: invece di comprare hardware che poi resta inutilizzato, o di affittarlo a caro prezzo dal cloud tradizionale, mettere in contatto chi ha GPU ferme con chi ha lavori da eseguire. Il token, originariamente RNDR su Ethereum, serviva a regolare i pagamenti e a coordinare la rete. Nel tempo il progetto è passato sotto la Render Network Foundation, con OTOY nel ruolo di principale contributore tecnologico.

La stessa infrastruttura che serviva a produrre pixel, però, è fatta di GPU: esattamente lo stesso hardware che oggi addestra e fa girare i modelli di AI generativa. È questa sovrapposizione fisica ad aver reso naturale, e poi quasi inevitabile, la trasformazione della rete in un mercato di calcolo per l’intelligenza artificiale. Render non ha dovuto reinventarsi da zero: le è bastato aprire a un tipo di lavoro diverso sulla stessa base tecnica.

Come funziona la rete: nodi, job e Proof-of-Render

Sul lato dell’offerta ci sono i node operator: persone e aziende che collegano le proprie GPU alla rete e ne mettono a disposizione i cicli di calcolo. Sul lato della domanda ci sono i creator (artisti, studi, sviluppatori) che inviano un job, cioè un lavoro di rendering o, sempre più spesso, un carico di inferenza AI. La rete assegna il lavoro, lo esegue in modo distribuito e restituisce il risultato al committente.

Il meccanismo che tiene insieme il tutto si chiama Proof-of-Render: un sistema di validazione che verifica che il lavoro sia stato eseguito correttamente prima di liberare il pagamento e ricompensare il nodo. È un dettaglio tecnico che diventa strategico nell’era dell’AI, perché la stessa logica di verifica del risultato può essere estesa alla tracciabilità di come, e da chi, è stato prodotto un contenuto generato dall’intelligenza artificiale. Qui torna utile il confronto con il tema più ampio della verifica del calcolo, che abbiamo affrontato parlando di costi e fiducia nell’inferenza decentralizzata.

Per dare un’idea della scala, la piattaforma conta circa 5.600 nodi GPU attivi e ha superato i 68 milioni di fotogrammi renderizzati in modo cumulato, secondo i dati aggregati da Messari. Non è un supercomputer unico, ma una costellazione di schede sparse per il mondo che lavorano in parallelo: un modello più fragile sui singoli lavori ma potenzialmente enorme sull’aggregato.

Un esempio concreto aiuta. Uno studio di animazione che deve renderizzare una sequenza invia il progetto alla rete; il lavoro viene spezzato e distribuito su molte GPU che elaborano fotogrammi diversi in parallelo, poi i risultati vengono ricomposti e validati prima di liberare il pagamento. Lo stesso schema vale per un carico di inferenza AI: invece di fotogrammi, le GPU restituiscono immagini o spezzoni di video generati da un modello. Cambia il contenuto del lavoro, non l’architettura che lo smista.

La svolta del 2026: la domanda di GPU diventa negativa

Il fatto più importante dell’anno è che la rete è rimasta senza capacità. Nel corso del 2026, per la prima volta dal 2018, Render ha registrato una disponibilità di GPU negativa: ogni scheda aggiunta veniva assorbita quasi subito da nuovi lavori. Secondo Crypto Briefing, la rete ha integrato circa 60.000 nuove GPU in 180 paesi nel giro di sei mesi, e tutte sono state utilizzate quasi immediatamente.

A spingere è stata l’AI. La quota di attività legata a carichi di intelligenza artificiale è passata da meno del 10% nel 2024 al 35-40% nel 2026, e i token bruciati (una misura diretta di quanto calcolo viene effettivamente acquistato) sono cresciuti del 279% su base annua. In un mercato dove le grandi GPU restano scarse e costose, una rete capace di aggregare capacità ovunque nel mondo diventa improvvisamente preziosa.

IndicatoreValore nel 2026
Disponibilità di GPUNegativa per la prima volta dal 2018
Nuove GPU in sei mesicirca 60.000 in 180 paesi
Quota dei lavori AI sull’attività di rete35-40% (era sotto il 10% nel 2024)
Token bruciati (anno su anno)+279%
Nodi GPU attivicirca 5.600
Fonte: Crypto Briefing, dati di rete via Messari.

La distinzione chiave è tra addestramento (training) e inferenza. L’addestramento dei grandi modelli richiede cluster enormi, sincronizzati e a bassa latenza, difficili da replicare in una rete distribuita. L’inferenza, cioè il far girare un modello già addestrato per generare un’immagine, un video o una risposta, si spezza bene in tanti piccoli lavori indipendenti: ed è proprio qui che una rete come Render ha un vantaggio strutturale, perché non deve tenere le schede fisicamente vicine.

Dispersed: la scommessa sull’inferenza AI

La risposta esplicita di Render a questa domanda si chiama Dispersed, la piattaforma di calcolo AI lanciata il 12 dicembre 2025. Se il Render Network classico serve a renderizzare grafica 3D, Dispersed è pensata per l’inferenza e l’edge computing: aggrega GPU distribuite in tutto il mondo per fornire calcolo AI su richiesta, lasciando a sviluppatori e aziende il controllo su modelli e dati. L’annuncio ufficiale parla dell’obiettivo di ridurre i colli di bottiglia del cloud centralizzato.

Tra i primi clienti figurano la stessa OTOY Studio e Scrypted Network, che vi sviluppa agenti AI autonomi (la prima applicazione si chiama Delula). Sul fronte hardware, la piattaforma prevede l’aggiunta di un massimo di 1.000 GPU enterprise, tra cui NVIDIA H100 e H200, AMD MI300, Intel Data Center Max e le LPU di Groq. Il prezzo indicativo si aggira intorno ai 0,60 euro per GPU-ora (circa 0,69 dollari): secondo Messari, sul segmento DePIN il costo di una H100 può risultare da 18 a 30 volte più basso rispetto ad AWS.

C’è anche un legame diretto con l’economia del token: sempre secondo Messari, circa il 95% dei pagamenti su Dispersed viene bruciato. In altre parole, più cresce l’uso della piattaforma per l’AI, più RENDER esce dalla circolazione. È il ponte che collega la domanda di calcolo reale alla tokenomics, il tema del prossimo paragrafo.

C’è una ragione economica dietro questa scommessa. L’inferenza è un costo ricorrente: ogni immagine, ogni video, ogni risposta di un modello consuma calcolo giorno dopo giorno, mentre l’addestramento è un investimento concentrato in poche grandi sessioni. Se il futuro dell’AI è fatto di miliardi di piccole richieste di inferenza distribuite ovunque, una rete come Render, capace di avvicinare il calcolo agli utenti e di aggregare hardware eterogeneo, parte da una posizione interessante rispetto ai grandi data center centralizzati.

OTOY Studio: il token entra nella creazione di contenuti

La seconda gamba della svolta AI è rivolta ai creator. Il 27 luglio 2026 OTOY ha unito Canvas e OTOY Studio in un’unica piattaforma che combina modelli per immagini, video, voce, 3D e generazione di mondi con i flussi di lavoro nodali di Canvas. Il punto rilevante per il token è che RENDER è diventato un metodo di pagamento accettato all’interno dello Studio.

La piattaforma supporta oltre 30 modelli AI, tra cui GPT Image 2, Nano Banana, Bytedance Seed3D e Kling; l’8 agosto 2026 è stato aggiunto Seedance 2.5 per la generazione di video AI di livello professionale, come documenta l’analisi di Coinpedia. L’effetto pratico è che un creativo può pagare in RENDER per generare un’immagine o un video, invece di usare una carta di credito.

È un cambio di paradigma per l’utilità del token: da strumento di regolamento riservato agli studi di rendering a moneta per la creazione quotidiana di contenuti AI. Non tutto ciò che luccica è oro, però: gran parte di questi modelli è di terze parti, e il valore aggiunto di Render sta nell’orchestrazione e nel calcolo sottostante, non nella proprietà dei modelli. La scommessa è che l’abitudine a pagare in token dentro uno strumento usato ogni giorno costruisca una domanda più stabile di quella, discontinua, degli studi cinematografici.

Tokenomics: il Burn and Mint Equilibrium spiegato

Il cuore economico di Render è un modello chiamato Burn and Mint Equilibrium (BME). Funziona così: il prezzo di un lavoro è quotato in valuta tradizionale (dollari o euro), non in token, per proteggere committenti e nodi dalla volatilità. Al momento del pagamento il committente acquista la quantità di RENDER corrispondente e, a lavoro completato, quei token vengono bruciati, cioè distrutti in modo permanente, al netto di una commissione di rete di circa il 5%. La meccanica è descritta nella documentazione ufficiale.

FaseCosa succede
Prezzo del lavoroQuotato in valuta tradizionale, non in token
PagamentoIl committente acquista i RENDER necessari
EsecuzioneIl nodo GPU esegue il rendering o l’inferenza
CompletamentoI RENDER usati vengono bruciati (meno circa 5% di commissione)
Ricompensa ai nodiNuovi RENDER coniati e distribuiti settimanalmente
Il modello Burn and Mint Equilibrium in cinque passaggi.

Dall’altro lato, i node operator ricevono nuovi RENDER coniati (minted) secondo un programma di emissione decrescente e a tetto fisso, distribuiti settimanalmente in base all’attività svolta. L’idea è che, con l’aumentare dell’uso della rete, la quantità bruciata cresca fino a compensare (e in teoria superare) quella emessa: da qui la parola «equilibrio». Ecco perché i token bruciati sono la metrica più osservata: sono un proxy diretto del calcolo realmente acquistato, molto più della sola quotazione.

Attenzione a un equivoco comune: un aumento dei burn non fa salire il prezzo in modo meccanico. Riduce l’offerta netta nel tempo, ma il prezzo dipende anche dalla domanda di mercato, dalle emissioni e dal contesto macro. Con i burn in crescita del 279% e un prezzo comunque lontano dai massimi, il 2026 mostra proprio questo scollamento tra fondamentali di utilizzo e valore di scambio.

Governance: il sistema delle proposte RNP

Le regole della rete non sono immutabili: vengono aggiornate tramite le Render Network Proposals (RNP), un sistema di proposte pubblicate e votate dalla community, consultabili su GitHub. È qui che si decidono cose concrete come il programma di emissione, i requisiti dei nodi e le integrazioni con nuovo hardware o software.

PropostaOggettoStato
RNP-006Programma di emissione decrescenteIn vigore
RNP-014Integrazione del motore Blender CyclesApprovata
RNP-015Ricompense per la disponibilità dei nodiApprovata (91,06%)
RNP-021GPU enterprise (H100/H200, MI300, Groq LPU)Implementata (nov 2025)
RNP-023Integrazione della rete Salad su RENDERApprovata (primo turno 98,86%)
Alcune delle principali Render Network Proposals. Fonte: GitHub, Crypto Briefing.

Due proposte raccontano bene la direzione. La RNP-021, implementata a novembre 2025, ha aperto ufficialmente la rete alle GPU enterprise (dalle NVIDIA H100 e H200 alle AMD Instinct MI300, fino alle LPU di Groq), un passaggio necessario per servire carichi AI seri. La RNP-023 porta invece l’intera rete di GPU consumer di Salad dentro l’economia di RENDER, con pagamenti e ricompense regolati dal token; il primo turno di voto si è chiuso con il 98,86% di consensi, secondo Crypto Briefing.

Vale la pena notare che potere di voto e partecipazione effettiva restano concentrati: come in molte reti cripto, la governance on-chain è aperta sulla carta, ma nella pratica pochi attori tecnici muovono la maggior parte delle decisioni. È un limite da tenere presente quando si valuta quanto sia davvero decentralizzata una rete DePIN.

Salad: quando le GPU dei gamer entrano in rete

Una parte importante della nuova capacità arriva da Salad, una società nata nel 2018 a Salt Lake City con un’idea semplice: pagare i videogiocatori per la potenza inutilizzata delle loro schede grafiche quando il PC è acceso ma inattivo. All’inizio i Chef, così si chiamano gli utenti che condividono la GPU, ricevevano crediti per giochi e gift card; con il tempo Salad ha spostato il baricentro verso il calcolo AI e ML, diventando un bacino enorme di GPU consumer distribuite in tutto il mondo.

La proposta RNP-023 collega questo bacino all’economia di RENDER: pagamenti e ricompense della rete Salad passano attraverso il token e la meccanica Burn and Mint Equilibrium. In pratica, decine di migliaia di schede consumer che prima vivevano in un circuito separato entrano nel mercato di Render, aumentando l’offerta proprio mentre la domanda di calcolo AI esplode. È questa una delle fonti principali delle circa 60.000 GPU aggiunte in sei mesi.

Il punto di forza è la scala; il punto debole è l’affidabilità. Una GPU accesa nella stanza di un gamer non offre le stesse garanzie di continuità di un data center, ed è per questo che servono un sistema di verifica robusto e un’assegnazione intelligente dei lavori. Salad diventa così il banco di prova di quanto una rete davvero distribuita possa reggere carichi seri, un test il cui esito riguarda l’intero settore DePIN.

Il token RENDER: prezzo, offerta e il nodo del catalizzatore

Sul piano di mercato, RENDER vive la stessa dissonanza di molte cripto legate all’AI: fondamentali di utilizzo in miglioramento, prezzo lontano dai massimi. Il token è passato da Ethereum a Solana con uno swap 1:1 (da RNDR a RENDER), e ormai la quasi totalità dell’offerta (oltre il 98%) è migrata sulla nuova rete. CoinGecko segnala anche la deprecazione del vecchio contratto RNDR su Polygon in seguito a un accesso non autorizzato, un dettaglio che ricorda quanto le migrazioni tecniche portino con sé rischi operativi.

DatoValore (12 agosto 2026)
Prezzo1,078 euro
Capitalizzazionecirca 559 milioni di euro
Volume 24 orecirca 21,3 milioni di euro
Offerta circolantecirca 518,8 milioni RENDER
Offerta massimacirca 644,2 milioni RENDER
Posizione per capitalizzazionenumero 87
Massimo storico12,42 euro (marzo 2024, oltre il 90% sotto)
Fonte: CoinGecko.

I numeri parlano di un token a 1,078 euro, con una capitalizzazione intorno ai 559 milioni di euro e un volume giornaliero di circa 21 milioni, all’ottantasettesimo posto per capitalizzazione secondo CoinGecko. Il massimo storico, a 12,42 euro nel marzo 2024, resta oltre il 90% più in alto: chi ha comprato al picco è ancora profondamente in perdita.

Perché il prezzo non segue i fondamentali? Una lettura è arrivata dall’analista Yash Jain su Coinpedia: nonostante il miglioramento dei fondamentali dell’ecosistema, «non c’è ancora un catalizzatore attivo» per RENDER, che continua a testare quota 1,30 dollari senza rompere la resistenza della media mobile a 200 giorni. In altre parole, il mercato aspetta una scintilla (un accordo, una metrica, un contesto macro favorevole) prima di riprezzare l’utilizzo reale della rete. Come per molti asset ad alta correlazione con i titoli tecnologici, conviene inquadrare RENDER dentro un ragionamento di portafoglio: ne abbiamo scritto nella guida pratica alla correlazione tra azioni e crypto.

Quali potrebbero essere i catalizzatori? Un’accelerazione visibile dei ricavi di Dispersed oltre la fase pilota, l’adozione concreta dei pagamenti in token dentro OTOY Studio, l’ingresso in produzione delle GPU enterprise o semplicemente un contesto macro più favorevole al rischio. Finché non arriva una di queste scintille, RENDER rischia di restare un progetto dai fondamentali in miglioramento ma privo di una narrazione capace di attirare capitali freschi. È la differenza, tipica di questo settore, tra avere ragione sui numeri e avere ragione al momento giusto.

Render nella corsa al calcolo decentralizzato (DePIN)

Render non è sola. Il settore delle reti di infrastruttura fisica decentralizzata (DePIN) applicate al calcolo GPU è affollato: Akash offre un marketplace cloud ad asta inversa, io.net aggrega GPU per carichi AI e ML, Nosana si concentra sull’inferenza. Ognuno ha un token e una tesi leggermente diversa, ma condividono la stessa promessa: potenza di calcolo più economica di quella dei giganti centralizzati.

ReteTokenModelloBlockchain
RenderRENDERMarketplace GPU per rendering 3D e AISolana
AkashAKTMarketplace cloud ad asta inversaCosmos
io.netIOAggregazione GPU per AI e MLSolana
NosanaNOSInferenza AI su GPUSolana
CoreWeavequotata (Nasdaq: CRWV)Cloud GPU centralizzato, metro di paragonenon applicabile
Principali concorrenti e riferimento centralizzato.

Il metro di paragone centralizzato è CoreWeave, il fornitore di cloud GPU quotato al Nasdaq che macina miliardi di dollari di ricavi trimestrali. Il confronto è impietoso sui volumi: l’intero settore decentralizzato genera ricavi ancora nell’ordine delle centinaia di milioni all’anno, contro i miliardi dei fornitori tradizionali. La scommessa dei sostenitori è che la struttura dei costi e la resistenza alla censura possano ribaltare la partita sull’inferenza, dove la sincronizzazione conta meno.

L’interesse istituzionale, intanto, esiste: Render figura tra le principali posizioni del Grayscale Decentralized AI Fund, con un peso attorno a un quinto del paniere, accanto a nomi come Bittensor e Near, secondo le ricostruzioni sulla composizione del fondo. Vale la pena ricordare che Bittensor segue un modello molto diverso, basato su subnet e contributi di machine learning, come spieghiamo nella guida a TAO, dTAO e subnet: non è un marketplace di noleggio GPU e non va confuso con Render.

Perché conta: provenance dell’AI e diritti degli artisti

Oltre al calcolo, Render porta avanti una tesi meno raccontata ma potenzialmente decisiva: la tracciabilità dei contenuti generati con l’AI. L’idea, coltivata da OTOY da anni, è usare la stessa logica di verifica del Proof-of-Render per certificare come è stato prodotto un contenuto e quali diritti vi sono associati, un tema caldo mentre l’AI generativa solleva dispute su copyright e compensi per gli artisti.

Nel marzo 2024 OTOY annunciò con Stability AI ed Endeavor un’iniziativa proprio su modelli AI, diritti di proprietà intellettuale e provenance. In quell’occasione il fondatore di OTOY, Jules Urbach, definì l’accordo, in un comunicato ufficiale, «una pietra miliare che darà forma al futuro di flussi di lavoro e strumenti di AI trasparenti e guidati dagli artisti». Da segnalare, per correttezza cronologica, che l’allora amministratore delegato di Stability AI, Emad Mostaque, lasciò l’azienda pochi giorni dopo quell’annuncio: un promemoria sul fatto che le partnership annunciate non sempre si traducono in risultati.

Resta una scommessa che intreccia calcolo e fiducia: se la rete riesce a certificare non solo che un lavoro è stato eseguito, ma anche come e da chi, il valore va oltre il semplice noleggio di GPU. È lo stesso nodo, la verificabilità del risultato, che rende difficile e insieme cruciale il calcolo AI decentralizzato.

I rischi da valutare

La storia è affascinante, ma i rischi sono concreti e vanno pesati. Il primo è la volatilità della domanda: la carenza di GPU del 2026 è un vantaggio finché dura, ma un allentamento del mercato dell’AI, o un calo dei prezzi delle schede, potrebbe far rientrare rapidamente lo squilibrio tra domanda e offerta.

  • Rischio di mercato: RENDER resta oltre il 90% sotto il massimo storico e si muove come un asset ad alto beta, molto correlato al sentiment su AI e tecnologia.
  • Dipendenza da Solana: il token vive ora sull’infrastruttura Solana, di cui eredita prestazioni e fragilità, comprese le storie di congestione e i fermi di rete.
  • Concorrenza: Akash, io.net, Nosana e i colossi centralizzati come CoreWeave competono sullo stesso terreno; la differenziazione non è garantita.
  • Concentrazione: nodi, governance e sviluppo restano relativamente concentrati, un limite ricorrente delle reti DePIN.
  • Rischio di esecuzione: molte promesse (Dispersed a scala, provenance, integrazione di Salad) sono ancora in fase di realizzazione.

Nessuno di questi rischi è fatale di per sé, ma insieme spiegano perché il mercato tratti RENDER con cautela nonostante i fondamentali in miglioramento. Per un investitore, la domanda giusta non è solo «la rete cresce?», ma «quanto di questa crescita finisce davvero nel valore del token, e a quale prezzo di rischio?».

Un modo onesto di leggere Render è come un’opzione su due tendenze insieme: la crescita strutturale della domanda di calcolo AI e la capacità delle reti decentralizzate di ritagliarsene una fetta reale contro concorrenti enormi. Se entrambe si confermano, la rete ha una storia lunga davanti; se una delle due delude, il token resta esposto alla volatilità tipica delle scommesse sull’infrastruttura emergente.

Regole in Italia: MiCA, Consob e il fisco 2026

Dal punto di vista normativo, RENDER si legge come un token di utilità: non è né un token collegato ad attività (ART) né un token di moneta elettronica (EMT), le due categorie al centro del regolamento europeo MiCA. Questo significa che il regolamento non colpisce il protocollo in sé, ma i servizi che gli ruotano attorno, come le piattaforme di scambio e la custodia. In Italia la vigilanza è ripartita tra Consob, per la trasparenza e la tutela dell’investitore, e la Banca d’Italia per i profili prudenziali e le stablecoin, secondo il decreto legislativo n. 129 del 2024 che ha recepito MiCA.

Una data da segnare: il periodo transitorio di MiCA per l’Italia si chiude il 1° luglio 2026, tra i più brevi in Europa. Da quel momento i fornitori di servizi devono essere pienamente autorizzati come CASP. I derivati su cripto (futures, perpetual) restano invece fuori da MiCA e ricadono sotto la MiFID II, sempre sotto l’ombrello Consob.

Sul fisco, il 2026 porta una novità pesante. Dal 1° gennaio l’imposta sostitutiva sulle plusvalenze da cripto-attività per le persone fisiche sale al 33% (dal precedente 26%), è stata eliminata la vecchia franchigia da 2.000 euro e le stablecoin ancorate all’euro mantengono l’aliquota del 26%, come ricostruisce Agenda Digitale sulla base della legge di bilancio 2026. C’è poi una sottigliezza specifica per reti come Render: pagare un servizio di calcolo direttamente in RENDER può configurare al tempo stesso una cessione del token (potenzialmente tassabile come plusvalenza) e un acquisto di servizio, un intreccio ancora poco chiaro che conviene discutere con un professionista. Chi investe in questo settore, infine, farebbe bene a tenere d’occhio il calendario macro: gli asset ad alto rischio come RENDER reagiscono ai dati sull’inflazione, come mostra lo storico delle reazioni al CPI.

Domande frequenti (FAQ)

Che cos’è Render e a cosa serve il token RENDER?

Render è una rete decentralizzata che mette in contatto chi possiede GPU inutilizzate con chi ha bisogno di potenza di calcolo, per renderizzare grafica 3D e, sempre più, per carichi di intelligenza artificiale. Il token RENDER serve a pagare i lavori e a ricompensare i nodi: i committenti lo usano per saldare i job, che vengono poi bruciati, mentre gli operatori delle GPU ricevono nuovi token come premio.

Su quale blockchain gira RENDER, Ethereum o Solana?

Oggi RENDER vive su Solana. Il token è nato come RNDR su Ethereum, ma il progetto ha completato una migrazione con swap 1:1 verso Solana, dove ormai risiede oltre il 98% dell’offerta. Il vecchio contratto RNDR su Polygon è stato deprecato dopo un accesso non autorizzato, quindi è importante detenere e scambiare solo la versione ufficiale su Solana.

Come si guadagna con Render mettendo a disposizione una GPU?

Chi collega la propria scheda grafica alla rete diventa un node operator e riceve RENDER in proporzione al lavoro svolto, secondo un programma di emissione decrescente e distribuzioni settimanali. I guadagni dipendono dalla potenza della GPU, dal tempo di attività e dalla domanda della rete: nel 2026, con la carenza di capacità, i nodi tendono a essere utilizzati quasi subito, ma i rendimenti restano legati al prezzo, volatile, del token.

Render è un buon investimento nel 2026?

Non è un consiglio finanziario, ma qualche elemento di contesto aiuta. A favore giocano l’utilizzo reale in crescita (calcolo AI, burn in aumento del 279% su base annua) e l’interesse istituzionale. Contro, il prezzo resta oltre il 90% sotto il massimo storico, manca un catalizzatore chiaro e la concorrenza è forte. RENDER va valutato come un asset ad alto rischio e alta volatilità, all’interno di un portafoglio diversificato.

Come vengono tassate le plusvalenze su RENDER in Italia nel 2026?

Dal 1° gennaio 2026 le plusvalenze da cripto-attività per le persone fisiche scontano un’imposta sostitutiva del 33%, senza più la vecchia franchigia da 2.000 euro; fanno eccezione le stablecoin ancorate all’euro, tassate al 26%. La tassazione scatta al momento del realizzo. Attenzione al caso specifico di chi paga servizi di calcolo direttamente in token, perché può generare al tempo stesso una cessione tassabile: meglio confrontarsi con un fiscalista.

Di Alessandro Ferrara, redattore senior di HOGE Wire specializzato in infrastrutture cripto e intelligenza artificiale.

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