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● Regulation & Policy

GENIUS Act: scatta la prima regola vincolante sulle stablecoin

Il 30 settembre il Tesoro USA ha varato la prima regola vincolante del GENIUS Act, con una linea da 10 miliardi nel mercato stablecoin. Cosa cambia e perché riguarda anche l'Europa.

Per oltre un anno il GENIUS Act è stato soprattutto una promessa: una legge approvata a Washington nel luglio 2025, ma priva delle regole operative capaci di renderla davvero applicabile. Dal 30 settembre 2026 le cose sono cambiate. Il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti ha pubblicato la prima regola vincolante ed efficace da subito, segnando il passaggio dalle bozze di consultazione a un regolamento che morde. Il mercato delle stablecoin, fermo attorno ai 293 miliardi di dollari secondo CoinGecko, entra così nella fase più delicata del suo cammino verso le regole.

Lo sfondo è un mercato cripto che respira di nuovo: Bitcoin viaggia oltre i 76.000 euro, in un ottobre che prova a ripetere i fasti dell’anno scorso. Ma la notizia regolamentare non riguarda il prezzo, bensì l’impalcatura del sistema: chi potrà emettere una stablecoin in dollari, con quali riserve, sotto quale vigilanza e, soprattutto, chi resterà fuori. È una vicenda americana che tocca da vicino anche l’Europa, perché oltre il 99% delle stablecoin in circolazione è denominato in dollari e le regole di Washington finiscono per disegnare il campo da gioco anche per chi detiene USDC o USDT da Milano o da Roma.

La prima regola che morde: cosa ha deciso il Tesoro il 30 settembre

Il provvedimento pubblicato sul Federal Register il 30 settembre non è l’ennesima bozza con effetti rinviati. È una interim final rule, cioè una norma che entra in vigore immediatamente pur lasciando aperta una finestra di commenti, qui fino al 30 novembre 2026. Il suo oggetto tecnico sono le forme e le procedure per la revisione delle certificazioni statali da parte di un nuovo organismo, lo Stablecoin Certification Review Committee (SCRC), previsto dalla Sezione 4 della legge.

Dietro il linguaggio procedurale c’è una scelta politica netta. Il comitato è presieduto dal Segretario al Tesoro e comprende i vertici della Federal Reserve e della FDIC, l’agenzia che assicura i depositi bancari. Il giorno prima, il 29 settembre, era arrivata anche la regola con cui la Fed definisce le proprie responsabilità sotto il GENIUS Act. In poco più di ventiquattro ore, insomma, il sistema è passato dalle proposte alle prime norme cogenti, come hanno sottolineato testate specializzate da bankingjournal.aba.com a Forkast.

Un dettaglio operativo spiega perché il percorso sia ancora lungo: le certificazioni statali non potranno essere accettate finché l’Office of Management and Budget non avrà approvato la relativa raccolta di informazioni, un passaggio burocratico tutt’altro che banale. La regola, in altre parole, accende il motore ma non apre ancora le porte. È però un segnale inequivocabile: l’era delle bozze è finita e inizia quella dell’attuazione, con una scadenza che incombe sul calendario.

La linea dei 10 miliardi: due mercati in uno

Il cuore della regola è una soglia: 10 miliardi di dollari di emissione complessiva. Gli emittenti che restano sotto questo livello possono scegliere la vigilanza di uno Stato, a condizione che il regime statale sia certificato dall’SCRC come «sostanzialmente simile» a quello federale. Chi supera i 10 miliardi, invece, deve passare sotto l’ombrello federale. Nasce così, per legge, un mercato a due livelli: i piccoli emittenti negli Stati, i grandi a Washington.

La conseguenza pratica è immediata. I due nomi che dominano il settore, Tether e Circle, con capitalizzazioni molto oltre la soglia, sono di fatto esclusi dalla corsia statale e destinati alla vigilanza federale. La soglia dei 10 miliardi diventa quindi uno spartiacque competitivo: protegge l’autonomia dei regolatori statali per i progetti emergenti, ma concentra i colossi sotto l’autorità dell’OCC, l’ufficio del Comptroller of the Currency, il regolatore federale delle banche nazionali.

Il meccanismo ricalca il nodo che attraversa tutta la politica cripto americana, quello tra competenza federale e competenza dei singoli Stati. È lo stesso terreno su cui si gioca lo scontro sulla preemption e sul ruolo degli Stati nelle regole della SEC. Con il GENIUS Act il Congresso ha provato a disegnare un confine chiaro, ma la sua tenuta dipenderà da quanto rigorosamente l’SCRC applicherà il test di «sostanziale somiglianza»: una maglia troppo larga aprirebbe la porta a una corsa al ribasso tra Stati, una troppo stretta svuoterebbe la corsia statale.

Che cos’è il GENIUS Act (e perché non è il MiCA)

Firmato il 18 luglio 2025, il GENIUS Act (acronimo di Guiding and Establishing National Innovation for U.S. Stablecoins) è la prima legge federale organica sulle stablecoin di pagamento negli Stati Uniti. Il suo impianto, descritto in dettaglio dagli studi legali che seguono il dossier come Latham & Watkins, ruota attorno a una figura nuova: il permitted payment stablecoin issuer, l’emittente autorizzato di stablecoin di pagamento.

Le colonne portanti sono quattro: riserve pari al 100% in attività liquide e di alta qualità, divieto di pagare interessi ai detentori, rimborso alla pari e obblighi di trasparenza con rendicontazione mensile delle riserve. Sulla carta somiglia al modello europeo dei token di moneta elettronica (EMT) del regolamento MiCA. Ma le differenze contano più delle somiglianze, e si misurano su tre fronti.

Il primo è la vigilanza: negli Stati Uniti il doppio binario federale-statale, in Europa le autorità nazionali (in Italia la Consob per la condotta di mercato e la Banca d’Italia per i profili prudenziali, in attuazione del D.lgs. 129/2024) con l’EBA per i token significativi. Il secondo è la moneta digitale pubblica: Washington ha vietato per decreto una valuta digitale di banca centrale, mentre l’Eurosistema sta costruendo l’euro digitale. Il terzo, meno visibile ma decisivo, riguarda la composizione delle riserve.

Su quest’ultimo punto le due architetture divergono in modo quasi filosofico. Il legislatore americano ha scritto una regola pensata per i mercati finanziari: tieni il valore in titoli di Stato liquidabili in giornata. Il legislatore europeo ha scritto una regola pensata per il sistema bancario: parcheggia una fetta delle riserve nei depositi, così la stablecoin resta ancorata alle banche dell’Unione. Capire questa differenza è la chiave per leggere tutto il resto.

Le riserve: solo contante e Treasury a 93 giorni

Il GENIUS Act è molto preciso su cosa può stare dietro ogni token. La Sezione 4 della legge ammette un elenco chiuso di attività: dollari in contante, depositi a vista presso istituti assicurati, titoli del Tesoro con scadenza residua non superiore a 93 giorni, pronti contro termine inversi su quei titoli, fondi monetari governativi che investano solo in quegli strumenti e le loro versioni tokenizzate. Nessuna materia prima, nessun titolo azionario, niente Bitcoin.

Il tetto dei 93 giorni non è un dettaglio. È la lezione, scolpita nella legge, del rischio di tasso che fece saltare la Silicon Valley Bank nel 2023: riserve a brevissima scadenza si liquidano senza perdite anche quando i tassi salgono, mentre portafogli di titoli lunghi possono trasformare un’ondata di rimborsi in una crisi. La norma vieta inoltre la riutilizzazione delle riserve (la cosiddetta rehypothecation) salvo scopi di liquidità molto circoscritti.

Qui emerge il contrasto più tecnico con il MiCA. Il regolamento europeo impone agli emittenti EMT di tenere una quota minima delle riserve in depositi bancari dell’Unione (il 30%, che sale al 60% per i token significativi), una scelta che lega la stablecoin al sistema bancario ma la espone al rischio che proprio quelle banche entrino in difficoltà. Il GENIUS Act spinge invece verso i titoli di Stato a breve, tenendo le riserve fuori dai depositi non assicurati. Due filosofie opposte per lo stesso obiettivo: evitare che una corsa ai rimborsi faccia crollare il peg.

AspettoGENIUS Act (USA)MiCA, token EMT (UE)
Riserve1:1 in contante, depositi assicurati e Treasury a 93 giorni1:1 in attività liquide; min. 30% (60% se significativi) in depositi bancari UE
Interessi ai detentoriVietatiVietati
RimborsoAlla pariAlla pari, in qualsiasi momento
VigilanzaOCC (federale, oltre 10 mld $) o Stati (fino a 10 mld $)Autorità nazionali (in Italia Consob e Banca d’Italia); EBA per i token significativi
Garanzia pubblicaNessuna (no FDIC)Nessuna (riserve segregate)
Moneta digitale pubblicaVietata (nessun CBDC)In cantiere (euro digitale)

Niente interessi ai detentori, ma resta la scappatoia degli exchange

Uno dei punti più discussi è il divieto di rendimento. La legge stabilisce che nessun emittente autorizzato, né alcun emittente estero di stablecoin di pagamento, può corrispondere al detentore interessi o rendimenti (in contante, in token o in altra forma) per il semplice fatto di detenere o usare la stablecoin. L’obiettivo è impedire che una stablecoin si trasformi in un conto di deposito mascherato, sottraendo raccolta alle banche e replicando fuori dal perimetro bancario un sostituto dei depositi che paga interessi.

C’è però una crepa nel muro. Come hanno osservato gli studi legali che analizzano la proposta dell’OCC, tra cui Perkins Coie, il divieto colpisce gli emittenti, non gli intermediari. Gli exchange e i cosiddetti digital asset service provider non sono espressamente vietati dal pagare premi o rendimenti ai clienti che parcheggiano stablecoin sulle loro piattaforme. È la stessa tensione che attraversa anche l’Europa, dove il dibattito sul rendimento sta riscrivendo le regole, e che le autorità americane provano a chiudere in via regolamentare prima dell’entrata in vigore.

Non è un cavillo da poco. Se gli exchange possono offrire rendimenti sulle stablecoin mentre gli emittenti no, il mercato troverà il modo di aggirare lo spirito della norma, spostando la remunerazione di un gradino lungo la catena. L’OCC ha proposto regole molto estese proprio su interessi, rendimenti e premi, ma sarà la versione definitiva a dire quanto davvero sarà stretta la maglia. È uno dei motivi per cui la regola di novembre è attesa con tanta apprensione dagli operatori.

Nessuna garanzia pubblica: la FDIC chiude la porta

Molti utenti danno per scontato che una stablecoin «in dollari» sia sicura come un conto bancario. Non è così, e il GENIUS Act lo mette nero su bianco. Le stablecoin non sono coperte dall’assicurazione federale sui depositi. Il presidente della FDIC, Travis Hill, è stato esplicito già a marzo: «La FDIC intende proporre che le stablecoin di pagamento soggette al GENIUS Act non siano ammissibili all’assicurazione pass-through», ha dichiarato a un summit dell’American Bankers Association, come riportato da CoinDesk.

La pass-through insurance è il meccanismo che consente, in certi casi, di estendere la garanzia pubblica ai clienti finali tramite un intermediario. Chiuderla significa che chi detiene una stablecoin non ha alcuna rete di protezione statale se l’emittente fallisce o se le riserve si rivelano insufficienti: resta solo il diritto al rimborso verso l’emittente stesso. La differenza con un deposito bancario, assicurato fino a 250.000 dollari, è sostanziale.

È qui che si concentrano le critiche. Organizzazioni come Better Markets avvertono che un sistema di stablecoin pienamente riservato resta comunque vulnerabile a corse da panico, come le banche prima del New Deal, e che in caso di crisi il conto potrebbe ricadere sui depositanti bancari e, in ultima istanza, sui contribuenti. La riserva al 100% in titoli a breve riduce il rischio, ma non lo azzera: nelle corse, la fiducia evapora più in fretta dei fondamentali, e anche un emittente solvibile può essere travolto dalla velocità dei rimborsi.

Il conto alla rovescia al 18 gennaio 2027

La macchina attuativa ha una scadenza precisa. Il GENIUS Act entra in vigore il 18 gennaio 2027, cioè diciotto mesi dopo la firma, oppure 120 giorni dopo l’emanazione delle regole definitive se questa data cade prima. Poiché le regole finali non sono ancora complete, vale per ora la scadenza dei diciotto mesi. L’OCC, l’autorità chiave per i grandi emittenti, corre contro il tempo.

Il Comptroller Jonathan Gould non ha lasciato spazio a dubbi sui tempi: «Siamo molto determinati a muoverci in fretta e a pubblicare una regola definitiva entro novembre, così da poter iniziare a esaminare le domande entro il nuovo anno», ha detto, come riportato da PYMNTS. L’OCC aveva diffuso all’inizio dell’anno una proposta di 376 pagine, con commenti chiusi a maggio; ora punta a chiudere il cerchio prima della scadenza, così da poter aprire la fila delle autorizzazioni.

Resta poi un’altra data sullo sfondo: il divieto, previsto a tre anni dalla firma, per gli intermediari di offrire stablecoin di pagamento non conformi, in vigore dal 18 luglio 2028. È la clausola che proietta la legge oltre i confini americani, perché tocca anche le stablecoin emesse all’estero: un exchange che voglia operare con clientela statunitense dovrà verificare che ogni token trattato rispetti i requisiti. Il calendario che segue riassume le tappe principali.

DataTappa
18 luglio 2025Firma del GENIUS Act
inizio 2026Proposta OCC (376 pagine), commenti fino a maggio
18 agosto 2026Proposta del Tesoro (Sezione 3), commenti fino al 19 ottobre
29-30 settembre 2026Prime regole vincolanti di Fed e Tesoro (SCRC)
novembre 2026Obiettivo OCC per la regola definitiva
18 gennaio 2027Entrata in vigore del GENIUS Act
18 luglio 2028Divieto per gli intermediari di trattare stablecoin non conformi

USDT fuori, USAT dentro: la doppia vita di Tether

Il caso Tether è il più istruttivo. USDT, la stablecoin più grande al mondo con circa 184 miliardi di dollari di capitalizzazione (quasi due terzi dell’intero mercato), resta un prodotto offshore: l’azienda non ha scelto la via della conformità diretta negli Stati Uniti e, in Europa, è stata esclusa dalle piattaforme regolamentate con l’applicazione piena del MiCA dal 1 luglio 2026. Per non rinunciare al mercato americano, però, Tether ha creato un secondo veicolo.

Il 27 gennaio 2026 è nata USAT, una stablecoin pensata fin dall’origine per rispettare il GENIUS Act: emessa da Anchorage Digital Bank (l’unica banca federale dedicata agli asset digitali), con custodia affidata a Cantor Fitzgerald e attestazioni di Deloitte. A guidarla è Bo Hines, ex direttore del comitato della Casa Bianca sugli asset digitali, come documentato da CoinDesk.

La logica è stata colta con una formula tagliente da Forbes: «USAT esiste perché USDT non debba mai conformarsi». In altre parole, Tether tiene separati i due mondi: il colosso globale resta offshore, con riserve che includono anche Bitcoin e oro (attività escluse da entrambi i rulebook); il piccolo veicolo americano porta il peso della conformità. È una strategia che la portata extraterritoriale del GENIUS Act metterà alla prova proprio a partire dal 2028, quando gli intermediari dovranno scegliere quali token tenere a listino.

Circle e la scommessa della conformità

La strategia opposta è quella di Circle, emittente di USDC, la seconda stablecoin al mondo con circa 74 miliardi di dollari. Circle ha puntato tutto sulla conformità: è stata la prima emittente globale ad adeguarsi al MiCA, con licenza di istituto di moneta elettronica ottenuta in Francia nel 2024, e il 10 luglio 2026 ha ricevuto l’approvazione definitiva dell’OCC per istituire una trust bank nazionale, la First National Digital Currency Bank, come comunicato dalla stessa Circle.

Con questa mossa, Circle porta progressivamente sotto vigilanza federale la gestione delle riserve di USDC, diventando una delle poche società cripto con una trust bank charter dell’OCC. È il posizionamento speculare a quello di Tether: dove Tether separa, Circle integra; dove USDT resta fuori, USDC entra nel perimetro delle regole su entrambe le sponde dell’Atlantico. La tabella seguente mette a confronto le principali stablecoin e il loro status, con i dati di capitalizzazione rilevati da CoinGecko.

StablecoinCapitalizzazioneEmittenteStatus USA / UE
USDT~184 mld $ (62,7%)Tether (offshore)Fuori dal perimetro USA diretto; delistata nell’UE
USDC~74 mld $ (25,3%)CircleConforme MiCA; trust bank OCC
USDS~10 mld $ (3,4%)Sky (ex MakerDAO)Cripto-collateralizzata, non conforme
USDe~5 mld $ (1,7%)EthenaSintetica e remunerata, non conforme
DAI~4,6 mld $ (1,6%)SkyCripto-collateralizzata, non conforme
EURC~475 mln $ (0,2%)CirclePrima stablecoin in euro conforme MiCA

La tesi di Bessent: le stablecoin come compratrici di debito USA

Perché l’amministrazione americana ha tanta fretta? La risposta più schietta l’ha data il Segretario al Tesoro Scott Bessent, che nelle stablecoin vede uno strumento di politica fiscale oltre che di innovazione. «Attuare il GENIUS Act è essenziale per assicurare la leadership americana negli asset digitali», ha scritto Bessent, aggiungendo che le stablecoin «allargheranno l’accesso al dollaro per miliardi di persone nel mondo e porteranno a un’impennata della domanda di Treasury statunitensi», che sono proprio ciò che le garantisce. Le sue dichiarazioni sono state rilanciate tra gli altri da The Defiant.

Il ragionamento è lineare. Ogni stablecoin conforme è coperta da titoli di Stato a breve: più stablecoin circolano, più aumenta la domanda di debito americano. Bessent ha indicato un mercato atteso attorno ai 2.000 miliardi di dollari, con proiezioni fino a 3.700 miliardi entro fine decennio; gli analisti di Standard Chartered stimano fra gli 800 e i 1.000 miliardi di dollari di domanda aggiuntiva di T-bill se il mercato raddoppiasse. In questa visione le stablecoin diventano un alleato del Tesoro, utile a finanziare il deficit a costi più bassi.

È una scommessa geopolitica, non solo tecnica: consolidare il dollaro come valuta digitale di riferimento del pianeta, allargandone l’uso proprio mentre altri Paesi provano a smarcarsene. Ma la scommessa poggia su un presupposto, che il mercato continui a crescere. E qui i numeri recenti raccontano un’altra storia.

Mercato fermo a 300 miliardi: la scommessa fiscale alla prova

Proprio mentre le regole prendono forma, la crescita del settore si è inceppata. Il mercato delle stablecoin è rimasto fermo attorno ai 293 miliardi di dollari, lontano dalle traiettorie trionfali disegnate a Washington. Come ha notato Bloomberg Tax, il ripiegamento del trading cripto ha ridotto la domanda di stablecoin proprio quando la scommessa fiscale avrebbe avuto più bisogno di carburante.

Lo stallo ha due letture. Per i sostenitori è una pausa fisiologica, in attesa che la chiarezza regolamentare sblocchi l’adozione istituzionale e i pagamenti reali. Per gli scettici è il segnale che il caso d’uso dominante delle stablecoin resta il trading cripto, non i pagamenti di tutti i giorni, e che la promessa di un fiume di nuovi compratori di Treasury potrebbe restare sulla carta ancora a lungo.

La dinamica dei tassi complica il quadro. Il valore di una stablecoin per l’emittente sta nel rendimento che incassa sulle riserve, cioè sui Treasury a breve; se il costo del denaro scende, quel margine si assottiglia. Non stupisce che l’intero settore guardi con attenzione alla banca centrale americana, in una fase in cui la Fed è attesa verso una pausa dopo un mercato del lavoro debole. Le regole fissano l’impalcatura, ma la convenienza economica la detta la curva dei rendimenti.

Dollaro privato contro euro pubblico: il bivio transatlantico

Il GENIUS Act rende esplicita una scelta strategica opposta a quella europea. Gli Stati Uniti hanno vietato una valuta digitale di banca centrale con un ordine esecutivo del gennaio 2025 e hanno puntato tutto sulle stablecoin private in dollari. L’Europa, al contrario, percorre due binari insieme: regola le stablecoin private con il MiCA e costruisce una moneta pubblica digitale, l’euro digitale, oggi nella fase decisiva del negoziato fra le istituzioni. Due risposte diverse alla stessa domanda su chi debba emettere il denaro digitale del futuro.

Il divario è anche quantitativo. Oltre il 99% delle stablecoin è in dollari; il segmento in euro resta minuscolo, con EURC primo per capitalizzazione a circa 475 milioni di dollari, una frazione dello 0,2% del totale. È la ragione per cui a Francoforte si parla apertamente di rischio di «dollarizzazione digitale» dei pagamenti europei, e per cui la risposta dell’UE punta tanto sul versante privato (i nuovi EMT in euro e il consorzio bancario raccontati nella mappa globale delle regole sulle stablecoin) quanto su quello pubblico con l’euro digitale.

Anche l’Europa, intanto, stringe il cerchio sulle stablecoin non conformi. Nella sua risposta alla revisione del MiCA, l’ESMA ha chiesto, tra l’altro, il potere di impedire alle società regolate di offrire servizi legati a stablecoin che non rispettano il MiCA. Due sponde dell’Atlantico, due modelli, ma un obiettivo comune: isolare i prodotti fuori regola. Sul versante statunitense è utile anche la lettura su come la SEC a ranghi ridotti stia blindando le regole cripto.

Cosa cambia per l’Italia e per chi detiene stablecoin

Per un risparmiatore italiano la lezione pratica è semplice: non tutte le stablecoin sono uguali davanti alle regole. Sulle piattaforme regolamentate dell’Unione, USDT non è più disponibile per la clientela al dettaglio dal 1 luglio 2026, mentre USDC, conforme al MiCA, è diventato lo standard. Le regole americane rafforzano questa divaricazione: la stablecoin che sceglie la conformità (USDC) sarà presente su entrambe le sponde, quella che resta offshore (USDT) vivrà ai margini del perimetro regolato.

Sul piano istituzionale, l’Italia osserva con interesse. La Banca d’Italia, la cui voce sulla moneta digitale pesa anche nei consessi internazionali, ha più volte avvertito che le stablecoin possono amplificare le «corse digitali» e insidiare la sovranità monetaria, ricordando che la moneta di banca centrale deve restare l’àncora ultima dei pagamenti; è un tema ripreso dal governatore Fabio Panetta in diversi interventi raccolti dalla Bank for International Settlements. La stessa preoccupazione muove il progetto dell’euro digitale.

Il consiglio operativo, allora, è leggere le stablecoin per ciò che sono: strumenti di pagamento, non depositi garantiti. Verificare chi è l’emittente, dove sono le riserve e sotto quale autorità ricade il prodotto conta oggi più del nome che porta. Con il GENIUS Act che prende forma negli Stati Uniti e il MiCA che morde in Europa, il 2027 si annuncia come l’anno in cui le stablecoin smettono di essere una zona grigia e diventano, finalmente, prodotti regolati, con tutto ciò che di buono e di scomodo questo comporta.

Domande frequenti

Che cos’è il GENIUS Act?

Il GENIUS Act è la prima legge federale organica degli Stati Uniti sulle stablecoin di pagamento, firmata il 18 luglio 2025. Impone riserve pari al 100% in attività liquide e di alta qualità, il divieto di pagare interessi ai detentori, il rimborso alla pari e obblighi di trasparenza, con una vigilanza divisa tra autorità federale (OCC) e singoli Stati a seconda delle dimensioni dell’emittente.

Quando entra in vigore il GENIUS Act?

La legge entra in vigore il 18 gennaio 2027, cioè diciotto mesi dopo la firma, oppure 120 giorni dopo l’emanazione delle regole definitive se questa data cade prima. Le prime regole vincolanti sono però già arrivate: il 29 e 30 settembre 2026 Federal Reserve e Tesoro hanno pubblicato i primi provvedimenti efficaci da subito, e l’OCC punta a chiudere la regola definitiva entro novembre 2026.

Le stablecoin sono garantite come un conto in banca?

No. Il GENIUS Act esclude espressamente le stablecoin dall’assicurazione federale sui depositi, e la FDIC ha chiarito che non si applica nemmeno l’assicurazione pass-through. Chi detiene una stablecoin non ha una rete di protezione pubblica in caso di insolvenza dell’emittente: dispone solo del diritto al rimborso alla pari verso l’emittente stesso.

Che differenza c’è tra il GENIUS Act e il MiCA europeo?

Entrambi impongono riserve piene, rimborso alla pari e divieto di interessi, ma differiscono sulla struttura. Il GENIUS Act spinge le riserve verso i Treasury a 93 giorni e vieta una valuta digitale di banca centrale; il MiCA impone una quota minima di riserve in depositi bancari UE (30%, 60% per i token significativi) e convive con il progetto dell’euro digitale. Cambia anche la vigilanza: federale-statale negli USA, autorità nazionali (in Italia Consob e Banca d’Italia) con l’EBA nell’UE.

Posso ancora usare USDT in Europa?

Sulle piattaforme regolamentate dell’Unione USDT non è più offerto alla clientela al dettaglio dal 1 luglio 2026, perché Tether non ha chiesto la conformità al MiCA. L’alternativa conforme più diffusa è USDC. Negli Stati Uniti Tether opera con un veicolo distinto e conforme al GENIUS Act, USAT, mentre USDT resta un prodotto offshore.

Di Anneke de Vries, redazione regolamentazione di HOGE Wire.

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