SEC e crypto: quanto è solida davvero la svolta di Atkins?
La SEC ha proposto il 18 agosto le prime regole organiche sulle crypto e chiuso la stagione delle cause. Ma la nuova architettura poggia su basi fragili che un'altra amministrazione potrebbe smontare.
La svolta c’è, ma poggia su fondamenta mobili
La Securities and Exchange Commission (SEC) americana ha passato quasi un anno a smontare, pezzo dopo pezzo, la stagione delle cause che aveva definito l’era di Gary Gensler. Il 18 agosto 2026 è arrivato il gesto più simbolico di tutti: la proposta di una vera e propria Regulation Crypto Assets, il primo tentativo organico di scrivere regole invece di dettarle in aula di tribunale. Per chi opera nel settore è una notizia attesa da anni. Eppure, guardando sotto la superficie, la domanda più utile non è «cosa è cambiato», visto che lo hanno già raccontato in molti, ma «quanto durerà».
È una distinzione che conta, e non solo per gli addetti ai lavori. Mentre scriviamo, il 31 agosto 2026, Bitcoin scambia intorno ai 67.590 euro (circa 78.459 dollari, in rialzo dello 0,6% sulle ultime 24 ore secondo CoinGecko), sostenuto anche dalla convinzione che negli Stati Uniti il rischio regolatorio sia ormai alle spalle. Ma la nuova architettura costruita dal presidente della SEC Paul Atkins non poggia su una legge del Congresso. Poggia su una proposta ancora da approvare, su documenti interpretativi che si possono revocare con un tratto di penna, su una commissione ridotta a tre membri su cinque e, dettaglio tutt’altro che secondario, su una recente sentenza della Corte Suprema che ha tolto ai commissari la protezione contro il licenziamento. È chiarezza reale, ma a tempo determinato.
In questa analisi non ripercorriamo per l’ennesima volta l’abc della svolta. Proviamo invece a mettere alla prova la sua tenuta: che cosa dice esattamente la proposta del 18 agosto, perché è solo l’inizio e non la fine, quali sono i tre punti deboli strutturali del nuovo assetto, cosa c’entra la sentenza Trump contro Slaughter e perché, per un risparmiatore che investe dall’Italia, il quadro europeo di MiCA resta paradossalmente più solido di quello statunitense, pur essendo arrivato prima e in modo più burocratico.
Cosa ha proposto davvero la SEC il 18 agosto
La proposta, formalizzata nel comunicato 2026-76 e nel documento di rulemaking S7-2026-27, prova a rispondere a una domanda che negli Stati Uniti resta aperta da anni: come si raccolgono capitali emettendo un token senza finire automaticamente dentro la definizione di titolo finanziario. La SEC disegna due corsie di esenzione dalla registrazione prevista dal Securities Act, pensate per fasi diverse di un progetto.
- Corsia startup: raccolta fino a 5 milioni di dollari in un arco di quattro anni, con obblighi informativi leggeri e basati su principi (una narrazione strutturata più che un prospetto tradizionale).
- Corsia di crescita: raccolta fino a 75 milioni di dollari per ogni periodo di dodici mesi, con obblighi più severi: oltre alla narrazione servono bilanci e una rendicontazione periodica continuativa.
Entrambe le corsie, nota lo studio legale Reed Smith, prevalgono su alcuni requisiti statali in materia di titoli, riducendo la frammentazione tra i cinquanta Stati. Il cuore del meccanismo è un porto sicuro condizionato: un token può uscire dal perimetro del «contratto di investimento» quando l’emittente smette di svolgere quegli «sforzi manageriali essenziali» da cui gli acquirenti si attendono un profitto. In altre parole, la rete diventa abbastanza decentralizzata e funzionante da reggersi da sola.
Attenzione, però, a non leggerci più di quanto ci sia. La proposta non riscrive il celebre test Howey e non crea categorie automatiche: le qualificazioni restano caso per caso, legate ai fatti concreti. Nel suo intervento di accompagnamento, Atkins ha descritto la misura come un insieme di esenzioni «fatte su misura» per l’innovazione, il rovescio esatto della filosofia che lui stesso ha ripetutamente bollato come regolamentazione tramite azioni legali. La sostanza politica è chiara: dopo aver smesso di fare causa, la SEC prova a costruire un binario ordinato su cui far correre le emissioni di token americane.
Una proposta, non una regola: cosa manca ancora
Qui arriva il primo malinteso da sciogliere. Molti titoli hanno raccontato il 18 agosto come se le regole fossero già in vigore. Non lo sono. Regulation Crypto Assets è una proposta (in gergo un Notice of Proposed Rulemaking), pubblicata nel Federal Register il 21 agosto 2026, con una finestra di consultazione pubblica di 60 giorni: i commenti si chiudono intorno al 20 ottobre 2026. Solo dopo aver esaminato le osservazioni la Commissione potrà votare una regola finale, che secondo la maggior parte degli osservatori difficilmente arriverà prima del 2027.
Tra la proposta di oggi e la regola definitiva di domani può cambiare parecchio. Le soglie possono salire o scendere, gli obblighi informativi possono irrigidirsi, il porto sicuro può essere ridimensionato o circondato di condizioni. E soprattutto, una proposta non ancora adottata è la cosa più facile da lasciar decadere: basta che cambi la maggioranza dentro la Commissione, o l’inquilino della Casa Bianca, perché il testo resti in un cassetto senza mai diventare vincolante. È il primo motivo per cui la parola «svolta» andrebbe accompagnata da un punto interrogativo.
C’è anche un limite di perimetro. La proposta riguarda la raccolta di capitali tramite token, non l’intero ecosistema: la testata TechTimes ha osservato che, per esempio, le azioni tokenizzate restano impigliate nelle regole di struttura di mercato (la cosiddetta Reg NMS), segno che la SEC sta usando la rulemaking per sostituire una legge che il Congresso non ha ancora scritto. Un regolamento amministrativo può tappare qualche buco, ma non ha la stessa forza di una legge votata dal Parlamento.
Come ci siamo arrivati: dal tribunale al regolamento
Per capire quanto sia recente questo assetto, basta guardare il 2025. Nel giro di pochi mesi la SEC ha lasciato cadere quasi tutte le grandi cause che avevano definito lo scontro con l’industria. Coinbase è stata archiviata a fine febbraio 2025 (comunicato 2025-47); Kraken, ConsenSys e Cumberland DRW a fine marzo, tutte con pregiudizio; Binance a fine maggio; nella vicenda Ripple, ad agosto 2025 entrambe le parti hanno ritirato gli appelli, lasciando in piedi la sola sanzione da 125 milioni di dollari per le vendite istituzionali di XRP.
| Soggetto | Teoria d’accusa originaria | Esito 2025 |
|---|---|---|
| Coinbase | Exchange e broker non registrato | Archiviata il 27 febbraio 2025 |
| Kraken | Exchange, broker, dealer non registrato | Archiviata con pregiudizio il 27 marzo 2025 |
| ConsenSys (MetaMask) | Broker non registrato (Swaps e Staking) | Archiviata con pregiudizio il 27 marzo 2025 |
| Cumberland DRW | Dealer non registrato | Archiviata con pregiudizio il 27 marzo 2025 |
| Binance | Exchange non registrato, frode | Archiviata con pregiudizio il 29 maggio 2025 |
| Ripple (XRP) | Offerta di titoli non registrata | Appelli ritirati il 7 agosto 2025; sanzione da 125 mln $ confermata |
Poi è arrivata la parte costruttiva. A marzo 2026 SEC e CFTC hanno pubblicato una interpretazione congiunta secondo cui la gran parte delle crypto non sono titoli, con una tassonomia in cinque categorie e una lista di asset trattati come «digital commodities» (tra cui Bitcoin, Ethereum, Solana, XRP e Chainlink). Lo stesso mese le due autorità hanno firmato un memorandum d’intesa per coordinarsi. È il passaggio da una logica di sanzione a una logica di regola. Come ha riassunto Atkins nel suo intervento di fine giugno 2026, «the Commission has put a stop to regulation by enforcement and recentered its enforcement program on the Commission’s core mission», cioè la Commissione ha messo fine alla regolamentazione per via giudiziaria e ha riportato l’enforcement alla sua missione originaria (Harvard Law School Forum). La domanda, ancora una volta, è se questo nuovo baricentro sia inchiodato al pavimento o solo appoggiato.
La tregua non è «zero enforcement»: le frodi restano nel mirino
Un errore diffuso è confondere la fine delle cause sulla registrazione con la fine dell’enforcement tout court. Non è così. La SEC ha ritirato le teorie d’accusa più creative (l’idea che quasi ogni exchange o token fosse un titolo non registrato), ma ha continuato a colpire la frode vecchio stile. Il caso simbolo resta Terraform Labs e il suo fondatore Do Kwon: dopo il verdetto della giuria dell’aprile 2024, il conto complessivo ha superato i 4,4 miliardi di dollari tra disgorgement, interessi e sanzioni (comunicato 2024-73).
Anche nel 2025 e nel 2026 i procedimenti per truffa sono proseguiti. La SEC ha portato avanti l’accusa contro PGI Global e il suo fondatore Ramil Palafox per uno schema da circa 198 milioni di dollari raccolti promettendo rendimenti garantiti da un fantomatico trading in crypto e forex; Palafox è stato poi condannato a vent’anni di carcere (comunicato 2025-69). Resta aperto il fronte Unicoin, accusata di aver ingannato migliaia di investitori sostenendo che i suoi certificati fossero coperti da miliardi in immobili e registrati presso la SEC. Il nuovo direttore della Divisione Enforcement, David Woodcock, ha riassunto la linea come un ritorno alle basi, con priorità su frode nelle offerte, manipolazione di mercato e casi transfrontalieri (Sidley Austin).
Il cambio si vede però nei numeri. Secondo Cornerstone Research, le azioni specificamente crypto sono crollate da 33 nell’anno fiscale precedente a 13 nel 2025 (meno 60%), con sanzioni digitali per circa 142 milioni di dollari; sul totale, la SEC ha annunciato 456 azioni nell’anno fiscale 2025, in calo del 22% (comunicato 2026-34). Il messaggio, per un investitore, è duplice: da un lato non è più il far west delle cause a raffica, dall’altro chi costruisce una truffa non è affatto al sicuro.
| Indicatore | Era Gensler (2021-2024) | Anno fiscale 2025 |
|---|---|---|
| Azioni crypto della SEC | 125 in totale | 13 |
| Sanzioni monetarie crypto | 6,05 miliardi di dollari | circa 142 milioni di dollari |
| Variazione azioni crypto sull’anno precedente | – | meno 60% |
| Azioni SEC totali (tutti i settori) | – | 456 (meno 22%) |
Primo punto debole: quasi tutto è guida «non vincolante»
Ecco il primo pilastro fragile. Buona parte della «chiarezza» del 2025 e del 2026 non arriva da regole formali, ma da documenti dello staff e da interpretazioni: la nota congiunta SEC-CFTC di marzo, gli statement sullo staking, le prese di posizione secondo cui mining, airdrop e attività di rete non fanno di un token un titolo. Sono strumenti preziosi per chi opera oggi, ma hanno una caratteristica scomoda: non vincolano i tribunali e possono essere ritirati senza passare da una nuova procedura di rulemaking. Quello che una Commissione scrive in un documento interpretativo, un’altra lo può cancellare.
Non è un timore teorico. Proprio la commissaria che ha dissentito su questa impostazione, Hester Peirce, aveva difeso il metodo con una frase che oggi suona come un boomerang sulla sua durata: «We don’t want to use our enforcement division to write regulatory policy», non vogliamo usare la divisione enforcement per scrivere la politica regolatoria (CoinDesk). Giusto in linea di principio; ma se la policy non viene poi cristallizzata in regole vincolanti o in una legge, resta appesa alla buona volontà di chi comanda in quel momento.
La sponda critica la fornì, prima di lasciare l’agenzia nel gennaio 2026, l’ex commissaria democratica Caroline Crenshaw. Nel suo intervento dal titolo eloquente «Crypto 2.0: Regulatory Whiplash» accusò la nuova linea di buttare via con leggerezza (in inglese «blithely tosses aside») un corpo di precedenti costruito, come aveva riconosciuto un tribunale, «within the framework that courts have used to identify securities for nearly eighty years», quasi ottant’anni di giurisprudenza (SEC). Che si condivida o meno la sua posizione, il punto tecnico resta: un orientamento che ribalta decenni di prassi con documenti non vincolanti è, per definizione, reversibile.
Secondo punto debole: una commissione a metà servizio
La SEC è disegnata per cinque commissari, tradizionalmente non più di tre dello stesso partito, in modo che ci sia sempre una voce di minoranza. Oggi quell’equilibrio non c’è. Dopo l’uscita di Crenshaw il 2 gennaio 2026, i due seggi di area democratica sono rimasti vacanti e la Commissione è composta da tre membri, tutti di nomina repubblicana: il presidente Atkins, Mark Uyeda e la stessa Peirce. È la prima volta nella storia recente dell’agenzia che manca del tutto un commissario di minoranza.
Perché conta per la tenuta della svolta? Perché un organo senza opposizione interna approva più in fretta, ma produce anche decisioni meno stress-testate. La proposta di Regulation Crypto Assets è avanzata senza un dissenso formale, non perché tutti fossero d’accordo, ma perché non c’è più un commissario incaricato di scrivere l’opinione contraria che, storicamente, serve anche a blindare una regola contro i ricorsi. Una regolamentazione partorita da una commissione monocolore è più esposta il giorno in cui la maggioranza politica cambia.
Va aggiunto un dettaglio istituzionale spesso trascurato: lo stesso Atkins guida l’agenzia in regime di prorogatio. Il mandato che aveva ereditato è scaduto nel giugno 2026 ed è stato rinominato per un nuovo quinquennio, ma nel frattempo continua a servire secondo la prassi di holdover. Nulla di irregolare, ma è l’ennesimo elemento provvisorio in un quadro presentato come definitivo.
Terzo punto debole: a novembre se ne va Hester Peirce
Il volto pubblico della linea pro-innovazione della SEC è, da anni, Hester Peirce, la commissaria soprannominata «Crypto Mom» che dal gennaio 2025 guida la Crypto Task Force, la squadra interna incaricata proprio di costruire il nuovo quadro. Ebbene, Peirce lascerà l’agenzia a novembre 2026 per una cattedra alla Regent University School of Law (crypto.news). Dopo la sua uscita, in Commissione resteranno operativi soltanto Atkins e Uyeda, due persone su cinque seggi.
Il problema non è solo simbolico. La Task Force è il motore politico e tecnico dell’intera stagione di riforme, e alla data del 31 agosto 2026 non è ancora stato nominato un successore alla sua guida. La continuità di un progetto così ambizioso non può dipendere da una sola persona; ma quando quella persona è insieme la principale sponsor politica e la principale competenza tecnica, la sua partenza a metà del guado è un fattore di rischio concreto sui tempi di adozione della regola finale.
Mettiamo in fila i tre punti deboli: guida non vincolante e revocabile, commissione dimezzata senza minoranza, e ora l’uscita della regista della riforma. Nessuno dei tre, da solo, farebbe crollare l’edificio. Insieme, raccontano un assetto molto più esposto agli sbalzi politici di quanto suggerisca l’entusiasmo dei mercati. E manca ancora il fattore che ha reso tutto questo giuridicamente possibile.
Trump contro Slaughter: è saltato il guardrail dell’indipendenza
Il 29 giugno 2026 la Corte Suprema ha deciso il caso Trump contro Slaughter, con una maggioranza di 6 a 3 e la sentenza redatta dal presidente della Corte John Roberts. Formalmente riguardava la Federal Trade Commission, ma la portata è ben più ampia: la Corte ha superato il precedente Humphrey’s Executor del 1935, stabilendo che le protezioni che consentivano di rimuovere i commissari delle agenzie indipendenti solo «per giusta causa» violano la separazione dei poteri. Tradotto: il presidente può licenziare quei commissari a piacimento (testo della sentenza).
Il principio vale anche per la SEC e la CFTC. In una decisione gemella, Trump contro Cook, la Corte ha ritagliato una tutela residua per i governatori della Federal Reserve, riconoscendo l’unicità della banca centrale, ma per le altre autorità indipendenti la barriera è caduta. Come sintetizza l’analisi dello studio Holland & Knight, «Agency leaders now serve at the president’s discretion, and enforcement priorities can shift based on the direction and priorities of the White House»: i vertici delle agenzie servono ora a discrezione del presidente, e le priorità di enforcement possono cambiare seguendo l’indirizzo della Casa Bianca. Il Congressional Research Service ha dedicato al tema un approfondimento per i legislatori.
Qui sta il paradosso che dà il titolo a questa analisi. Nel breve periodo la sentenza aiuta la svolta pro-crypto, perché rimuove ogni ostacolo a una SEC allineata con l’amministrazione. Ma nel medio periodo fa esattamente l’opposto: toglie l’isolamento istituzionale che rendeva le scelte di un’agenzia indipendente difficili da ribaltare. Un domani, un presidente diverso potrà sostituire i vertici e invertire la rotta con la stessa facilità con cui oggi la si è impostata. La stessa arma che sblocca la riforma è quella che la rende revocabile.
L’unico vero lucchetto è il Congresso, e il CLARITY Act è fermo
Esiste un modo per rendere la svolta davvero stabile: trasformarla in legge. Solo un atto del Congresso può mettere la struttura del mercato crypto al riparo da un cambio di amministrazione, perché una legge non si ritira con un documento interpretativo né si ribalta con una sostituzione di commissari. Lo strumento pensato per questo è il CLARITY Act, la proposta sulla struttura del mercato che ripartisce competenze tra SEC e CFTC e definisce quando un asset è una «digital commodity».
Il problema è che il CLARITY Act è impantanato. Ha mancato la finestra prima della pausa estiva del Senato; prima di andare in ferie il leader della maggioranza John Thune ha comunque depositato la mozione procedurale, tenendo il testo in calendario per un voto fissato a martedì 15 settembre 2026, ma si tratta ancora di un passaggio di procedura, non dell’approvazione (CoinDesk). I nodi restano gli stessi: i democratici chiedono tutele più forti su etica, conflitti di interesse e finanza illecita, i repubblicani vogliono soprattutto certezza per i mercati, e le probabilità di un’approvazione entro il 2026 continuano a scendere, come segnala anche il tracker legislativo di Latham & Watkins.
Un tassello legislativo è già stato posato: la legge GENIUS sulle stablecoin di pagamento, in vigore dall’estate 2025, ha creato un perimetro stabile per quel segmento, come abbiamo raccontato analizzando la guerra sul rendimento tra MiCA e GENIUS. Ma le stablecoin sono la parte più semplice. Sulla struttura di mercato più ampia, finché il CLARITY Act non passa, la «chiarezza» americana resta un decreto amministrativo, non un pilastro di legge. Ed è per questo che alcuni osservatori parlano apertamente della necessità di regole «a prova di futuro», capaci di reggere anche a un eventuale regolatore ostile.
Perché per chi guarda dall’Italia MiCA è più «solida»
Qui il confronto con l’Europa diventa istruttivo, e ribalta un luogo comune. Per anni si è raccontata l’Unione europea come lenta e burocratica e gli Stati Uniti come agili e innovativi. Sul piano della velocità è spesso vero; sul piano della stabilità, no. MiCA, il regolamento europeo sui mercati delle cripto-attività, è un Regolamento (UE) 2023/1114: una legge di primo livello, direttamente applicabile in tutti gli Stati membri, approvata dal Parlamento europeo e dal Consiglio. Per cambiarla non basta un cambio di presidente di un’autorità; serve un nuovo iter legislativo europeo, lungo e negoziato tra ventisette Paesi. È proprio la lentezza a garantirne la stabilità.
In Italia il quadro è già a regime. Il decreto legislativo 5 settembre 2024, n. 129 designa Consob per la condotta di mercato e la tutela degli investitori e Banca d’Italia per gli aspetti prudenziali e le stablecoin; il periodo transitorio di MiCA si è chiuso il 1 luglio 2026, con nove soggetti abilitati in Italia (otto CASP più Banca Sella) e l’invito, per gli operatori non autorizzati, a una dismissione ordinata (Consob). I derivati crypto, ricordiamolo, non rientrano in MiCA ma nella MiFID II, sempre sotto la vigilanza di Consob. La tabella che segue riassume perché le due «chiarezze» non hanno lo stesso peso specifico.
| Elemento | SEC (Stati Uniti) | MiCA (UE e Italia) |
|---|---|---|
| Base giuridica | Proposta di regola e guida interpretativa | Regolamento (UE) 2023/1114, legge direttamente applicabile |
| Come si cambia rotta | Ritiro della guida o nuova rulemaking (12-18 mesi) | Nuovo regolamento via Parlamento e Consiglio UE |
| Chi decide | Commissione a 3 membri su 5, tutti repubblicani | ESMA e autorità nazionali (Consob, Banca d’Italia) |
| Tutela dei vertici | Commissari rimovibili a piacimento (Trump contro Slaughter) | Mandati e indipendenza fissati da legge europea |
| Stato attuale | Regulation Crypto Assets in consultazione fino a circa il 20 ottobre 2026 | Periodo transitorio chiuso dal 1 luglio 2026, sistema a regime |
Cosa cambia (e cosa no) per un investitore italiano
Passiamo al concreto. Un risparmiatore o un piccolo emittente che opera dall’Italia deve tenere a mente una distinzione netta: la qualificazione americana di un token non è vincolante per Consob né per il fisco italiano. Se la SEC considera Bitcoin, Ethereum o Chainlink «digital commodities», questo non cambia il loro trattamento in Europa, dove valgono MiCA e le regole nazionali. La classificazione statunitense conta per il mercato americano, non per l’inquadramento giuridico di chi investe da Milano o da Napoli.
Detto ciò, il legame indiretto è fortissimo. Le decisioni della SEC muovono la liquidità globale, i prodotti quotati negli Stati Uniti (a partire dagli ETP e dagli ETF spot) e l’umore del mercato, e quindi i prezzi che vediamo anche sui nostri portafogli. Non a caso il rally e le sue frenate seguono spesso le notizie da Washington più che quelle da Bruxelles: lo si è visto quando le parole di un banchiere centrale hanno raffreddato il rally di agosto sotto i 78.000 dollari. Chi costruisce un portafoglio dovrebbe considerare il rischio politico americano come una variabile che, pur non toccando la fiscalità italiana, incide sulla volatilità dei prezzi e sulla correlazione con le azioni tecnologiche, un tema che abbiamo misurato parlando di correlazione tra azioni e crypto.
Sul piano fiscale, infine, nulla di quanto accade a Washington sposta le scadenze italiane: dal 1 gennaio 2026 le plusvalenze crypto sono tassate al 33% (con l’eccezione al 26% per le stablecoin in euro conformi a MiCA), a prescindere dall’exchange usato, e restano gli obblighi di quadro RT e quadro RW. Chi vuole ottimizzare la propria posizione entro fine anno può ripassare le mosse su minusvalenze e compensazioni prima della manovra. Il messaggio pratico è semplice: leggere le notizie sulla SEC per capire i prezzi, non per dedurne obblighi che in Italia hanno tutt’altra fonte.
Il calendario e il verdetto: chiarezza reale, ma a tempo determinato
Da qui a fine 2026 ci sono poche date che dicono più di mille commenti. Il 15 settembre il Senato affronta il voto procedurale sul CLARITY Act: se salta anche quello, la strada legislativa per il 2026 si fa in salita e la svolta resta appesa alla sola SEC. Intorno al 20 ottobre si chiude la consultazione sulla Regulation Crypto Assets: da lì partirà la scrittura della regola finale, attesa non prima del 2027. A novembre lascia Hester Peirce, e con lei la Commissione scende a due membri effettivi in attesa di nuove nomine. Tre appuntamenti, tre potenziali punti di svolta o di stallo.
Il verdetto, allora, è meno trionfale di certi titoli. La svolta di Atkins è reale: le cause pretestuose sono finite, le frodi restano perseguite, e per la prima volta gli Stati Uniti hanno messo nero su bianco una proposta di regole per l’emissione di token. Ma è una svolta costruita quasi interamente con strumenti reversibili, dentro una commissione dimezzata, resa possibile da una sentenza che ha tolto ai regolatori la protezione dell’indipendenza, e non ancora sigillata da una legge. Per chi investe, la lezione è di metodo più che di merito: distinguere tra ciò che è definitivo (una legge, un regolamento europeo) e ciò che è provvisorio (una guida, una proposta, un orientamento politico). In Europa la chiarezza è arrivata più tardi e con più burocrazia, ma è incisa nella pietra della legge. Negli Stati Uniti è arrivata prima ed è scritta, per ora, su una lavagna che qualcuno può cancellare.
Domande frequenti
Cos’è la Regulation Crypto Assets proposta dalla SEC?
È la proposta di regole presentata dalla SEC il 18 agosto 2026 per disciplinare la raccolta di capitali tramite token negli Stati Uniti. Prevede due corsie di esenzione dalla registrazione (fino a 5 milioni di dollari in quattro anni e fino a 75 milioni per ogni dodici mesi) e un porto sicuro condizionato dalla decentralizzazione del progetto. Attenzione: è una proposta in consultazione fino a circa il 20 ottobre 2026, non ancora una regola in vigore.
La SEC ha smesso di perseguire le frodi crypto?
No. La SEC ha abbandonato le cause basate sulla teoria del titolo non registrato, ma continua a colpire le frodi. Lo dimostrano il caso Terraform da oltre 4,4 miliardi di dollari, la condanna a vent’anni per lo schema PGI Global di Ramil Palafox e il procedimento contro Unicoin. Sono calate le azioni sulla registrazione, non quelle contro gli inganni veri e propri.
Cosa significa la sentenza Trump contro Slaughter per la SEC?
Con la sentenza del 29 giugno 2026 la Corte Suprema ha superato il precedente Humphrey’s Executor del 1935, stabilendo che il presidente può rimuovere a piacimento i commissari delle agenzie indipendenti come la SEC. Nel breve periodo agevola l’attuale linea pro-crypto, ma nel medio periodo rende le scelte della SEC più facilmente reversibili da una futura amministrazione, perché viene meno l’isolamento istituzionale dell’agenzia.
Le nuove regole della SEC valgono anche in Italia?
No. Chi investe dall’Italia resta soggetto a MiCA e alla vigilanza di Consob e Banca d’Italia, oltre alla fiscalità nazionale (plusvalenze al 33% dal 2026). La classificazione statunitense di un token non è vincolante in Europa. Le decisioni della SEC, però, influenzano i prezzi globali e i prodotti quotati negli Stati Uniti, quindi hanno un impatto indiretto sui portafogli italiani.
Quando vota il Senato USA sul CLARITY Act?
Un voto procedurale è fissato per il 15 settembre 2026, dopo che il leader della maggioranza Thune aveva depositato la mozione prima della pausa estiva. Non è ancora l’approvazione definitiva e le probabilità di un via libera entro il 2026 restano incerte. Solo l’approvazione del CLARITY Act renderebbe la svolta regolatoria della SEC stabile per legge, al riparo da un cambio di amministrazione.
Di Anneke de Vries, redazione Regulation