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● Regulation & Policy

SEC 2026: taglie, CETU e Do Kwon dietro l’enforcement crypto

La SEC ha archiviato le cause per registrazione, ma la macchina che innesca i casi crypto gira ancora: taglie, la squadra CETU e frodi nel mirino. L'Italia è tra i primi cinque per segnalazioni.

Nel 2026 il racconto dominante sulle crypto negli Stati Uniti è quello di una ritirata: cause per mancata registrazione lasciate cadere una dopo l’altra, un presidente della SEC che promette di smettere con la «regolamentazione tramite enforcement», un regolamento su misura per i token in consultazione pubblica. È tutto vero, ma è solo metà della storia. La macchina che genera i casi, il motore che trasforma un sospetto in un’indagine e poi in un’azione legale, non si è fermata: si è riconfigurata. Al centro ci sono tre ingranaggi che quasi nessuno guarda: le taglie pagate agli informatori, una squadra investigativa dedicata alle frodi con l’intelligenza artificiale e una meccanica processuale ridisegnata da una sentenza della Corte Suprema. E c’è un dettaglio che riguarda da vicino chi legge da qui: l’Italia è tra i primi cinque paesi al mondo per numero di segnalazioni inviate alla SEC.

Mentre Bitcoin viaggia intorno ai 67.700 euro e Ether sopra i 2.100 euro (dati CoinGecko), con il mercato che tiene d’occhio il voto del Senato USA sul CLARITY Act atteso per il 15 settembre, capire come funziona davvero questa macchina è più utile che contare le cause vinte o perse. Perché il perimetro dell’enforcement si è spostato: dalla domanda «ti sei registrato?» alla domanda «hai mentito?». E la seconda, a differenza della prima, non conosce ritirate. Chi segue il prezzo di Bitcoin sotto i 70.000 euro farebbe bene a guardare anche qui: la percezione del rischio regolamentare pesa sul sentiment quanto i dati macro.

La causa per registrazione è morta, la macchina no

La svolta del 2026 è reale e documentata. Sotto la guida di Paul Atkins, arrivato alla presidenza nell’aprile 2025, la SEC ha chiuso in sequenza le cause civili costruite sulla teoria della registrazione: Coinbase, Kraken, Consensys, Cumberland, Binance, e infine la lunga battaglia con Ripple. Il ragionamento dell’agenzia è che perseguire un exchange perché non si era registrato come broker o come borsa valori significava usare le cause al posto delle regole. Atkins ha rivendicato di aver «posto fine alla regolamentazione tramite enforcement» e di aver riportato la divisione alla «missione fondamentale» della Commissione, come ha spiegato in un intervento all’Economic Club di New York ripreso dalla Harvard Law School. La stessa linea era già chiara nell’interpretazione di marzo 2026 con cui la SEC ha chiarito che «la maggior parte dei crypto asset non sono di per sé titoli», invitando l’agenzia a «tracciare linee chiare in termini chiari» (comunicato SEC 2026-30).

Qui si annida l’equivoco. Chiudere le cause per mancata registrazione non equivale a spegnere l’apparato che scova e persegue le frodi. Quella parte della SEC, il motore che riceve una soffiata, la smista, apre un’indagine, invia un preavviso formale (il cosiddetto Wells notice) e infine deposita un’azione, continua a girare. Anzi, in alcuni punti gira meglio di prima, perché è stata liberata dal contenzioso a tappeto sulla classificazione dei token e ricentrata su un obiettivo più antico e meno controverso: la frode. È la logica delle due velocità che abbiamo già raccontato, con le regole in costruzione da un lato e le frodi ancora nel mirino dall’altro (ne abbiamo parlato nell’analisi sulla SEC a due binari). Questo articolo entra nella sala macchine del secondo binario: chi la alimenta, chi la governa e quanto è solida.

Come nasce un caso crypto: dalla segnalazione all’azione

Un’azione della SEC non nasce quasi mai da un’illuminazione. Nasce da un input, che nella stragrande maggioranza dei casi appartiene a una di quattro categorie: una segnalazione di un informatore (whistleblower), un’anomalia intercettata dalla sorveglianza automatica dei mercati, una segnalazione incrociata da un’altra autorità (dal Dipartimento di Giustizia alla FINRA fino ai regolatori statali) o una notizia di stampa. Da lì parte una fase di triage: gli uffici valutano se aprire una verifica preliminare (Matter Under Inquiry) e poi, se gli indizi reggono, un’indagine formale con potere di richiedere documenti e testimonianze tramite subpoena.

Se l’indagine matura, lo staff invia al soggetto un Wells notice, cioè un avviso che intende raccomandare un’azione: il destinatario può rispondere per iscritto prima che la raccomandazione arrivi ai commissari. A quel punto la Commissione decide se autorizzare la causa. Nella grande maggioranza dei casi si chiude con un accordo transattivo, tipicamente nella formula «senza ammettere né negare» gli addebiti, con sanzioni pecuniarie e misure accessorie. Solo una minoranza finisce davanti a un giudice. Il punto chiave, per capire il 2026, è che ognuno di questi passaggi è indipendente dalla teoria della registrazione: che un token sia o non sia un titolo conta per stabilire la giurisdizione, ma la frode resta perseguibile in ogni caso. Ecco perché la ritirata sulla classificazione non ha svuotato la macchina: ne ha solo cambiato il carburante prevalente.

Nel mondo crypto, poi, esiste una fonte di innesco che i mercati tradizionali non hanno: la blockchain stessa. Ogni transazione lascia una traccia pubblica e permanente, e gli strumenti di analisi on-chain consentono agli investigatori di ricostruire flussi, collegare wallet e seguire il denaro con una precisione impensabile per i conti bancari opachi. È un’arma a doppio taglio per chi froda: la stessa trasparenza che rende le crypto attraenti rende più difficile far sparire il bottino. Molte azioni recenti nascono proprio così, da una segnalazione iniziale seguita da mesi di tracciamento on-chain prima del deposito in tribunale.

Le taglie: il programma whistleblower e i suoi numeri

Il carburante più sottovalutato è il denaro. Dal 2011 la SEC gestisce un programma di whistleblower creato dalla Sezione 21F del Dodd-Frank Act: chi fornisce informazioni originali che portano a un’azione con sanzioni superiori al milione di dollari ha diritto a un premio compreso tra il 10% e il 30% di quanto incassato. I premi non escono dalle tasche dei contribuenti ma da un fondo dedicato, l’Investor Protection Fund, alimentato dalle stesse sanzioni. La segnalazione può essere anonima, a condizione di essere presentata tramite un avvocato. È un incentivo potente, e i numeri lo confermano: dal lancio il programma ha erogato, secondo i dati ufficiali, premi complessivi che hanno superato i 2 miliardi di dollari (Whistleblower Network News), con un record per una singola segnalazione da 279 milioni di dollari nel 2023.

I dati dell’anno fiscale 2025 (ottobre 2024-settembre 2025) raccontano un programma vivo ma più selettivo sui pagamenti. La SEC ha ricevuto circa 27.000 segnalazioni, l’8% in più rispetto all’anno prima, e ha erogato oltre 60 milioni di dollari a 48 informatori in 31 azioni (Phillips & Cohen). La cifra è nettamente più bassa dei 255 milioni del 2024 e dei circa 600 milioni del 2023: non perché arrivino meno soffiate, ma perché i grandi pagamenti seguono i grandi incassi degli anni precedenti, che nel 2025 sono stati minori. Sul fronte tematico, le categorie più segnalate sono manipolazione (28%), frode nelle offerte (27%), informativa societaria e bilanci (11%) e crypto asset (7%), mentre le 82 determinazioni preliminari annunciate lasciano intendere una pipeline robusta per il 2026 (Outten & Golden). La pagina ufficiale del programma resta il riferimento sul funzionamento.

Anno fiscale (ott-set)Segnalazioni ricevutePremi erogatiInformatori premiati
FY2023oltre 18.000circa 600 mln $ (incl. record singolo da 279 mln $)n.d.
FY2024n.d.oltre 255 mln $47
FY2025circa 27.000 (+8%)oltre 60 mln $48 (31 azioni)
Fonte: SEC Office of the Whistleblower, riepiloghi Phillips & Cohen e Outten & Golden. Cifre in dollari, premi tra il 10% e il 30% delle sanzioni superiori a 1 mln $.

L’Italia tra i primi cinque paesi al mondo per segnalazioni

Ed eccoci al dettaglio locale che vale l’intero articolo. Secondo il rapporto annuale sul 2025, dopo gli Stati Uniti i paesi da cui arriva il maggior numero di segnalazioni alla SEC sono, nell’ordine, Canada, Regno Unito, Italia, Germania e Cina. L’Italia, cioè, è stabilmente tra i primi cinque bacini esteri di informatori del regolatore americano. Non è un caso isolato: il programma accetta esplicitamente segnalazioni «dagli Stati Uniti e dall’estero», e un cittadino italiano che porti prove utili contro uno schema che tocca i mercati statunitensi può a tutti gli effetti ricevere una taglia.

Perché proprio l’Italia? Le ragioni sono strutturali. Molti schemi crypto hanno una dimensione transnazionale: promotori, vittime e piattaforme sono sparsi tra continenti, e chi lavora dentro o vicino a questi progetti spesso è europeo. L’incentivo economico americano, poi, non ha equivalenti da questa parte dell’Atlantico: mentre in Italia la tutela di chi segnala è una protezione dal licenziamento, negli Stati Uniti è un assegno potenzialmente milionario. Il risultato è che un dipendente italiano di un exchange, un consulente, un ex socio possono trovare più conveniente rivolgersi a Washington che a Roma. Non a caso, tra le priorità dichiarate del nuovo capo dell’enforcement compare esplicitamente la «frode transfrontaliera». Per il lettore italiano il messaggio è doppio: la macchina americana ha antenne anche qui, e chi costruisce prodotti crypto deve mettere in conto che un insider scontento ha un canale, ben remunerato, verso la SEC.

CETU: la squadra anti-frode che segue AI e crypto

Le segnalazioni, da sole, non bastano: servono investigatori capaci di leggerle. Qui entra in scena la CETU, la Cyber and Emerging Technologies Unit, annunciata dalla SEC il 20 febbraio 2025 (comunicato 2025-42). Guidata da Laura D’Allaird e composta da circa 30 tra avvocati e specialisti, ha preso il posto della precedente Crypto Assets and Cyber Unit, che ne contava una cinquantina. La riduzione dei numeri non è casuale: segnala uno spostamento di baricentro. La vecchia unità nasceva attorno all’idea che le crypto fossero soprattutto titoli non registrati; la nuova nasce attorno all’idea che tecnologie emergenti, intelligenza artificiale in testa, siano soprattutto un nuovo vettore di frode.

Il mandato della CETU è esplicito: colpire gli abusi commessi «usando tecnologie emergenti come l’intelligenza artificiale e il machine learning», oltre a social media, dark web e falsi siti, per ingannare gli investitori. In pratica è la squadra che dà la caccia a chi vende un algoritmo miracoloso che non esiste, a chi impersona una piattaforma legittima, a chi usa i canali digitali per gonfiare un token. È anche il punto in cui la retorica dell’intelligenza artificiale incontra la realtà: distinguere un vero sistema di inferenza da uno spacciato tale è un problema tecnico prima che legale, lo stesso che alimenta il dibattito sulla computazione verificabile. La CETU affianca la Crypto Task Force guidata dalla commissaria Hester Peirce, con una divisione dei ruoli netta: la Task Force scrive il futuro regolatorio, la CETU persegue gli abusi del presente.

Il caso Nathan Fuller: bot di AI fasulli e 12,3 milioni di dollari

Per capire che tipo di caso produce oggi la macchina, il modello è la causa contro Nathan Fuller, avviata dalla SEC il 28 maggio 2026. Fuller, residente in Texas, avrebbe raccolto circa 12,3 milioni di dollari da circa 150 investitori attraverso la sua società Privvy Investments e altri nomi commerciali, promettendo l’uso di «bot di trading proprietari basati sull’intelligenza artificiale» per arbitraggi crypto ad alta frequenza (litigation release SEC lr-26558). Le promesse erano da manuale: rendimenti superiori al 40-50% in 30-45 giorni, con profitti «garantiti» oltre il 100% in appena 21 giorni.

I bot, sostiene l’agenzia, non funzionavano come descritto. Fuller avrebbe sottratto almeno 6,2 milioni di dollari per spese personali e usato circa 5,5 milioni per pagamenti in stile schema Ponzi, tenendo buoni gli investitori con estratti conto falsi e corrispondenza fabbricata da entità fantasma (CoinDesk). La SEC chiede ingiunzioni, disgorgement, sanzioni civili e l’interdizione dalle offerte di titoli. È il caso-tipo dell’era CETU: nessuna disputa astratta sulla natura del token, ma una frode vecchia come il mondo travestita da innovazione. La stessa dinamica emerge in un altro fascicolo del 2026, quello contro Ramil Palafox e PGI Global, uno schema da centinaia di milioni di dollari fondato su presunti sistemi di auto-trading con AI. Chi frequenta i mercati automatizzati sa quanto sia sottile il confine tra strategia e specchietto per allodole, un tema che tocchiamo anche parlando dei bot sui mercati predittivi.

La dottrina Woodcock: meno casi, più mirati

A dare l’indirizzo operativo è David Woodcock, diventato direttore della Divisione Enforcement il 4 maggio 2026. Nel suo primo intervento pubblico, il 13 maggio alla conferenza della Managed Funds Association, ha sintetizzato la linea in una formula: «back to basics», tornare alle fondamentali. Tradotto: meno azioni, ma più mirate; concentrazione sulle frodi vere invece che sugli errori onesti; priorità a frode nelle offerte, frode contabile e informativa, manipolazione e insider trading, fondi privati e frode transfrontaliera, con il ritorno di un gruppo di lavoro dedicato alla frode al dettaglio (Sidley Austin). È la stessa filosofia della «qualità invece che quantità» rivendicata dai vertici, illustrata da Woodcock nel discorso ufficiale.

I numeri confermano il calo dei volumi. Secondo Cornerstone Research, nell’anno fiscale 2025 la SEC ha avviato 13 azioni crypto contro le 33 dell’anno precedente (-60%), con sanzioni in materia di asset digitali per circa 142 milioni di dollari (Cornerstone Research). Meno cause, dunque, ma su bersagli più chiari. Non tutti applaudono. La commissaria Hester Peirce difende l’impostazione ricordando che «non vogliamo usare la nostra divisione enforcement per scrivere la politica regolamentare» (CoinDesk). Dall’altra parte, l’ex commissaria Caroline Crenshaw, uscita dalla Commissione il 2 gennaio 2026, ha avvertito che certe scelte lasciano «un vuoto normativo senza fine in vista» a danno degli investitori (dichiarazione SEC). Chi quel vuoto lo dovrebbe riempire, e se davvero esista, lo abbiamo analizzato a parte, nel pezzo su chi riempie il vuoto dell’enforcement.

Jarkesy: perché ora molte cause finiscono davanti a una giuria

C’è poi una modifica alla meccanica processuale che pochi collegano al mondo crypto ma che pesa su ogni causa per frode. Il 27 giugno 2024, con la sentenza SEC contro Jarkesy, la Corte Suprema ha stabilito 6-3 che il Settimo Emendamento garantisce il diritto a un processo con giuria ogni volta che la SEC chiede sanzioni civili per frode (Harvard Law School Forum). In pratica ha chiuso la strada dei procedimenti amministrativi interni, davanti ai giudici dell’agenzia (gli ALJ), per le controversie sulle sanzioni antifrode, spingendole nei tribunali federali.

Le conseguenze sono concrete. Un processo davanti a una giuria è più lungo, più costoso e più incerto: la SEC deve convincere dodici cittadini, non un giudice tecnico interno. Questo alza l’asticella per portare in aula una causa contestata e, di riflesso, rafforza l’incentivo a chiudere con un accordo. Per l’enforcement crypto significa che i casi che arrivano fino in fondo tendono a essere quelli più solidi e più gravi, tipicamente frodi conclamate come quelle appena descritte. È un altro tassello che spiega perché la macchina produce meno cause ma più pesanti: non solo per scelta politica, ma anche per vincolo costituzionale.

Do Kwon, 15 anni: il capolinea penale della frode

Se qualcuno pensava che la nuova era fosse tenera con i truffatori, il capolinea di Do Kwon dice il contrario. Il fondatore di Terraform Labs, la cui stablecoin algoritmica UST collassò nel maggio 2022 trascinando con sé circa 40 miliardi di dollari di valore, è stato condannato a dicembre 2025 a 15 anni di carcere dal giudice Paul A. Engelmayer del tribunale federale di Manhattan (CoinDesk). Il magistrato ha parlato di una frode «di scala epica e generazionale», infliggendo una pena superiore ai 12 anni chiesti dagli stessi procuratori. Kwon, che si era dichiarato colpevole nell’agosto 2025 di frode telematica e cospirazione, ha accettato la confisca di oltre 19 milioni di dollari (Dipartimento di Giustizia).

Il caso è il manifesto della doppia trazione dell’enforcement americano. Sul binario penale corre il Dipartimento di Giustizia, che manda le persone in prigione; su quello civile corre la SEC, che aveva già chiuso nel giugno 2024 la propria causa contro Terraform e Kwon con un accordo da circa 4,47 miliardi di dollari complessivi (comunicato SEC 2024-73). Denaro da un lato, libertà personale dall’altro. Il punto politico è che nessuno dei due binari dipende dalla querelle sulla classificazione dei token: una frode resta una frode, che l’oggetto sia un’azione, un’obbligazione o una stablecoin. Ecco perché la ritirata del 2026 sulla registrazione non offre alcuno scudo a chi mente: la macchina più dura, quella penale, non è mai stata smontata.

Dove finiscono i soldi recuperati (e perché la macchina si autofinanzia)

Vale la pena seguire il denaro, perché racconta un circolo che tiene in vita l’intero sistema. Quando la SEC vince o transige, il recupero si articola in disgorgement (la restituzione dei profitti illeciti, limitata al guadagno netto e destinata alle vittime) e sanzioni civili vere e proprie. Grazie al meccanismo dei Fair Funds, previsto dalla Sezione 308(a) del Sarbanes-Oxley, quel denaro può essere restituito direttamente agli investitori danneggiati all’interno della stessa azione, senza passare per una causa separata. Il calcolo di queste voci (disgorgement limitato al profitto netto, sanzioni civili a tre fasce, distribuzione ai danneggiati) è tecnico, ma il principio è semplice: la sanzione non è solo una punizione, è anche recupero.

Il dettaglio che chiude il cerchio è l’Investor Protection Fund: le taglie ai whistleblower non pesano sul bilancio pubblico ma su un fondo alimentato dalle sanzioni incassate. In altre parole, i casi vinti finanziano le segnalazioni che generano i casi futuri. È una macchina progettata per autoalimentarsi: più frodi vengono colpite, più risorse ci sono per premiare chi le denuncia, più informatori si fanno avanti. Un limite esiste, e riguarda i tempi: nel caso Terraform, per esempio, il risarcimento civile è subordinato alla procedura fallimentare della società, quindi la SEC incassa dopo i creditori. Ma il principio resta: il sistema non dipende dai contribuenti, e questo lo rende difficile da smantellare anche in una stagione di tagli.

La stessa macchina vista dall’Europa: Consob, ANAC e niente taglie

Il contrasto con l’Italia e con l’Unione europea è il modo migliore per capire cosa rende peculiare il modello americano. Anche da noi esiste una disciplina del whistleblowing, e recente: la direttiva europea 2019/1937 è stata recepita con il D.lgs. 24/2023, in vigore dal 15 luglio 2023, che unifica settore pubblico e privato e protegge da ritorsioni chi segnala illeciti (dipendenti, collaboratori, liberi professionisti, volontari, tirocinanti, soci e persino i facilitatori). I canali sono tre: interno all’ente, esterno gestito dall’ANAC e, in ultima istanza, la divulgazione pubblica. La stessa Consob mette a disposizione un canale interno di segnalazione basato su piattaforma cifrata.

La differenza è netta e decisiva: il modello europeo offre protezione, non un premio. Nessun 10-30% delle sanzioni, nessun fondo che paga chi denuncia. La leva americana è l’incentivo economico; quella europea è la tutela del posto di lavoro e della reputazione. Cambia anche il resto della macchina. In Italia la vigilanza sugli abusi di mercato per i crypto asset ricade sulla Consob ai sensi del Titolo VI di MiCA (articoli 86-92 su insider dealing, comunicazione illecita e manipolazione), con Banca d’Italia competente sugli aspetti prudenziali e sulle stablecoin, secondo l’impianto del D.lgs. 129/2024 e con il periodo transitorio chiuso il 1 luglio 2026. La Consob, inoltre, usa tecniche di machine learning (dal clustering k-means agli autoencoder, con principio dell’essere umano nel processo decisionale) per la sorveglianza dei mercati. Sul piano sanzionatorio, infine, le multe Consob sono provvedimenti amministrativi impugnabili davanti alla Corte d’Appello, mentre negli Stati Uniti la sanzione civile passa, dopo Jarkesy, dal vaglio di una giuria; e il ristoro delle vittime, che oltreoceano avviene con i Fair Funds dentro l’azione, in Italia segue tipicamente la strada dell’azione di classe (articolo 840-bis del codice di procedura civile).

IngranaggioSEC (Stati Uniti)Consob / UE (Italia)
Innesco dei casiSegnalazioni con taglia 10-30% (Investor Protection Fund)Segnalazioni protette ma senza premio (D.lgs. 24/2023, ANAC, canale Consob)
Squadra specializzataCETU, circa 30 esperti su AI, cyber e cryptoUffici Consob con sorveglianza in machine learning (k-means, autoencoder)
Meccanica processualeAzione civile (giuria dopo Jarkesy) o penale via DOJSanzione amministrativa Consob, ricorso in Corte d’Appello
Regime sostanzialeTest di Howey caso per caso + proposta Regulation CryptoMiCA (Reg. UE 2023/1114) + MiFID II + Titolo VI abusi
Ristoro delle vittimeFair Funds (SOX 308a), denaro restituito nell’azioneAzione di classe (art. 840-bis c.p.c.); multe allo Stato
Confronto tra il modello di enforcement statunitense e quello italo-europeo. La differenza strutturale è l’incentivo economico al whistleblower, assente nell’impianto UE.

Il voto CLARITY del 15 settembre e la tenuta della svolta

Tutta questa architettura ha un punto debole: la reversibilità. La svolta di Atkins poggia su interpretazioni, dichiarazioni dello staff e regolamenti in consultazione, non su una legge; e una Commissione a tre membri, tutti repubblicani dopo l’uscita di Crenshaw, ha meno freni. È qui che entra il CLARITY Act. Martedì 15 settembre il Senato affronterà un voto di cloture sulla mozione di procedere, cioè sul se avviare il dibattito, con soglia a 60 voti: i repubblicani ne hanno 53, servono quindi almeno sette democratici (The Block). La legge fisserebbe per statuto il confine tra competenza SEC e competenza CFTC sugli asset digitali, rendendo l’attuale impostazione molto più difficile da ribaltare.

Le probabilità, però, sono in caduta. I mercati predittivi come Polymarket danno l’approvazione entro il 2026 intorno al 16%, in crollo dall’82% di febbraio, con Galaxy Research ancora più prudente al 10% (crypto.news). Tre nodi restano irrisolti: le regole etiche legate agli interessi crypto del presidente Trump (circa 1,4 miliardi di dollari di redditi 2025), la responsabilità degli sviluppatori DeFi nella famigerata Sezione 604 e il capitolo sui rendimenti delle stablecoin, che vale circa 1,35 miliardi di dollari l’anno di ricavi USDC per Coinbase. Il presidente di Coinbase, Brian Armstrong, si dice convinto che passerà; il presidente della CFTC, Michael Selig, ha avvertito che se il Congresso si blocca la sua agenzia scriverà comunque le proprie regole sulla struttura di mercato. In un caso o nell’altro, la macchina dell’enforcement resta il regime di fatto: finché non c’è una legge, contano i casi.

Cosa significa per chi investe e costruisce in Italia

Tradotto in pratica, per un lettore italiano ci sono cinque implicazioni. Primo: la soglia antifrode è globale. Uno schema che tocca investitori o infrastrutture americane può essere perseguito anche se opera da qui, e le pene, come dimostra Do Kwon, arrivano fino al carcere. Secondo: il canale delle segnalazioni funziona in entrambe le direzioni. L’Italia è tra i primi cinque paesi per soffiate alla SEC, quindi chi lavora nel settore deve sapere che un insider ha uno sbocco ben remunerato verso Washington, mentre chi ha prove di una frode può valutare quella via (tramite un avvocato, anche in forma anonima).

Terzo: imparare a riconoscere il copione. Il caso Fuller è un catalogo di bandiere rosse ripetibili ovunque: rendimenti garantiti, bot di intelligenza artificiale «proprietari» che nessuno può verificare, profitti a due o tre cifre in poche settimane, estratti conto che arrivano solo dall’interno. Se un prodotto promette il 100% in 21 giorni, il problema non è la giurisdizione: è che quasi certamente è una frode. Quarto: per chi costruisce, il quadro europeo è il vincolo che conta davvero. In Italia l’autorizzazione come CASP passa da Consob e Banca d’Italia, gli obblighi antiabuso del Titolo VI di MiCA si applicano dal primo giorno e non esistono soglie de minimis. E attenzione a una asimmetria: la proposta americana Regulation Crypto, che consentirebbe a un token di uscire dallo status di titolo, è riservata a entità statunitensi, quindi un progetto italiano non può usarla come scorciatoia. Quinto e ultimo: la reversibilità è un rischio da prezzare. Finché la svolta poggia su regolamenti e non su una legge, il perimetro può cambiare; e in un mercato dove la percezione del rischio regolatorio muove i prezzi, questo conta quanto un dato macro.

Domande frequenti

Che cos’è il programma whistleblower della SEC e quanto paga?

È il programma di segnalazioni istituito dalla Sezione 21F del Dodd-Frank Act nel 2011. Chi fornisce informazioni originali che portano a un’azione con sanzioni superiori al milione di dollari può ricevere un premio tra il 10% e il 30% delle somme incassate, pagato dall’Investor Protection Fund e non dai contribuenti. Nell’anno fiscale 2025 la SEC ha erogato oltre 60 milioni di dollari a 48 informatori a fronte di circa 27.000 segnalazioni.

Un cittadino italiano può segnalare una frode crypto alla SEC e ricevere un premio?

Sì. Il programma accetta segnalazioni dall’estero e l’Italia è tra i primi cinque paesi al mondo per numero di soffiate inviate alla SEC. La segnalazione può essere anonima se presentata tramite un avvocato, e dà diritto a un premio se porta a sanzioni superiori a un milione di dollari. In Italia, invece, il D.lgs. 24/2023 offre protezione da ritorsioni ma nessun premio in denaro.

Che cos’è la CETU della SEC?

È la Cyber and Emerging Technologies Unit, creata il 20 febbraio 2025 e guidata da Laura D’Allaird. Composta da circa 30 specialisti, ha sostituito la precedente Crypto Assets and Cyber Unit e si concentra sulle frodi commesse con tecnologie emergenti, in particolare intelligenza artificiale, social media, dark web e falsi siti. È la squadra dietro casi come quello contro Nathan Fuller.

La SEC ha smesso di perseguire le crypto nel 2026?

No. Ha archiviato le cause fondate sulla mancata registrazione (Coinbase, Kraken, Binance, Ripple), ma l’enforcement contro le frodi continua. La dottrina del direttore David Woodcock, «back to basics», punta a meno azioni ma più mirate: i casi Fuller e Palafox e la condanna penale di Do Kwon mostrano che la parte antifrode della macchina è pienamente attiva.

A quanti anni è stato condannato Do Kwon?

Do Kwon, fondatore di Terraform Labs, è stato condannato a dicembre 2025 a 15 anni di carcere dal tribunale federale di Manhattan, con la confisca di oltre 19 milioni di dollari, per la frode legata al collasso di UST che nel 2022 cancellò circa 40 miliardi di dollari. In sede civile la SEC aveva già chiuso il caso nel giugno 2024 con un accordo da circa 4,47 miliardi di dollari.

Di Anneke de Vries, redazione Regulation di HOGE Wire.

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