Sanzioni SEC crypto 2026: disgorgement, bar e Fair Funds
Quando la SEC colpisce un progetto crypto la vera partita sono i rimedi: disgorgement, sanzioni a tre livelli, interdizioni e Fair Funds. Ecco come si calcolano e dove finiscono i soldi.
Nell’estate del 2026 il vero regolamento delle crypto negli Stati Uniti non lo scrive il Congresso. La CLARITY Act rinviata, la legge che dovrebbe dividere le competenze tra SEC e CFTC, non ha avuto un voto in aula prima della pausa estiva: il Senato torna al lavoro il 14 settembre e solo allora potrà tentare una prima mozione procedurale, come ha confermato l’ufficio del leader di maggioranza John Thune. Finché quel testo resta fermo, chi stabilisce cosa è lecito e cosa no continua a essere l’enforcement: le cause, le transazioni e, soprattutto, le sanzioni.
Il titolo di una notizia dice quasi sempre la stessa cosa: «la SEC ha citato in giudizio X». Ma la sostanza di un’azione della Securities and Exchange Commission non è la citazione, sono i rimedi. Disgorgement, sanzioni civili a tre livelli, interdizioni per dirigenti, Fair Fund, sospensione delle contrattazioni: ognuno ha una base giuridica precisa, un metodo di calcolo preciso e una destinazione precisa del denaro. Chi investe in Bitcoin, oggi intorno ai 56.600 euro secondo CoinGecko, o in un token qualsiasi farebbe bene a capire questa meccanica, perché è lì che si misura davvero il rischio regolatorio.
Questo articolo smonta la sanzione SEC pezzo per pezzo: come si calcola ciascun rimedio, dove finiscono i soldi e perché in molti casi l’investitore danneggiato non ne vede nemmeno un centesimo. E, dato che scriviamo per un pubblico italiano, mettiamo il sistema americano a confronto con quello che Consob e MiCA prevedono in Europa, dove parole come «disgorgement» e «Fair Fund» semplicemente non esistono nella stessa forma.
Enforcement come matematica, non come teatro
Un dato aiuta a capire perché conviene guardare i numeri e non i titoli. Nell’anno fiscale 2025 (ottobre 2024, settembre 2025) la SEC ha annunciato 456 azioni totali e un recupero monetario record di 17,9 miliardi di dollari, secondo il comunicato ufficiale dell’agenzia. Il titolo però è fuorviante: 14,9 di quei 17,9 miliardi vengono da una singola sentenza contro lo schema Ponzi di Robert Allen Stanford, una vicenda del 2009 che non ha nulla a che vedere con le crypto. Tolta quella cifra, il totale reale scende a circa 2,7 miliardi. La lezione è semplice: in enforcement ogni numero va scomposto.
È esattamente la filosofia della nuova gestione. David Woodcock, diventato direttore della Divisione Enforcement il 4 maggio 2026, ha spiegato in un intervento del 13 maggio 2026 che il suo obiettivo, in linea con il presidente Paul Atkins, è riportare il programma di enforcement «alle basi»: meno azioni-manifesto, più casi solidi con danni quantificabili. Lo stesso Atkins ha rivendicato la svolta sostenendo che la Commissione «ha posto fine alla regolamentazione tramite enforcement e ha ricentrato il programma sulla propria missione fondamentale», in un discorso del 30 giugno 2026. Per il quadro generale di questa svolta rimandiamo alla nostra analisi dedicata; qui ci concentriamo su cosa succede quando quella macchina colpisce, cioè sui rimedi.
Perché la distinzione conta? Perché enforcement non è un’unica cosa. È un menu. E la parte che fa davvero male a un progetto crypto quasi mai è la voce che finisce nel titolo del giornale.
I cinque rimedi della SEC: la mappa
Quando un tribunale federale accoglie le richieste della SEC, oppure quando le parti chiudono con una transazione, il pacchetto si compone in genere di cinque strumenti. Non sono alternativi: spesso viaggiano insieme, e la combinazione cambia da caso a caso.
- Ingiunzione: l’ordine di non ripetere la condotta; violarlo significa oltraggio alla corte.
- Disgorgement: la restituzione del profitto illecito.
- Sanzione civile: una multa a importo fisso, articolata su tre livelli.
- Interdizione: il divieto per una persona di guidare una società quotata o di operare nel settore.
- Sospensione delle contrattazioni: il blocco temporaneo di un titolo quotato.
| Rimedio | Base giuridica | Come si calcola | Destinazione del denaro |
|---|---|---|---|
| Ingiunzione | Securities Act sec. 8A; Exchange Act sec. 21(d) | Divieto di condotta, non un importo | Nessuna: obbligo di comportamento |
| Disgorgement | Exchange Act sec. 21(d), codificato dall’NDAA 2021 | Profitto netto illecito | Investitori (via Fair Fund) o Tesoro USA |
| Sanzione civile | Exchange Act sec. 21(d)(3), tre livelli | Importo fisso per ogni violazione | Tesoro USA, o Fair Fund se costituito |
| Interdizione dirigenti | Exchange Act sec. 21(d)(2) | Durata in anni o a vita | Nessuna: divieto personale |
| Sospensione contrattazioni | Exchange Act sec. 12(k) | Fino a 10 giorni di borsa | Nessuna: blocco temporaneo |
Vale la pena guardarli uno per uno, perché il denaro segue percorsi molto diversi e, in tre casi su cinque, non c’è alcun assegno a cambiare mano.
L’ingiunzione: il rimedio silenzioso che morde di più
Il rimedio più sottovalutato è anche il più antico. Un’ingiunzione è un ordine con cui il giudice vieta al destinatario di ripetere una determinata condotta. Ne esistono due famiglie: l’ingiunzione «obey-the-law», che intima genericamente di rispettare la legge sui titoli, e quella «conduct-based», più stretta, che vieta comportamenti specifici, per esempio offrire un certo token senza registrazione. In entrambi i casi il valore non è un importo, ma un vincolo che dura nel tempo.
La differenza con una multa è sostanziale. La sanzione si paga una volta e finisce lì; l’ingiunzione resta appesa sopra la testa dell’impresa a tempo indeterminato, e violarla non significa una nuova causa civile ma l’oltraggio alla corte, con multe giornaliere e, nei casi estremi, il carcere per i responsabili. Per un progetto crypto che vuole continuare a operare negli Stati Uniti, un’ingiunzione permanente può pesare più di qualunque assegno.
Il caso Ripple è l’esempio da manuale. Quando la lunga battaglia con la SEC si è chiusa, con il ritiro reciproco degli appelli il 7 agosto 2025, oltre alla sanzione civile è rimasta in piedi un’ingiunzione permanente che limita le vendite dirette di XRP a investitori istituzionali sul mercato statunitense. La multa era il passato; l’ingiunzione è il vincolo con cui l’azienda convive ancora oggi.
Disgorgement: restituire il profitto, non punire
Se c’è una parola che riassume il potere economico della SEC, è «disgorgement»: la restituzione dei guadagni ottenuti illecitamente. Non è tecnicamente una multa, è un principio di equità, ossia che nessuno deve trattenere il profitto di una violazione. Ma il modo in cui si calcola è cambiato parecchio negli ultimi anni, e la storia recente è fatta di tre passaggi.
Primo passaggio, Kokesh contro SEC (2017). La Corte Suprema, all’unanimità, ha stabilito che il disgorgement è una «penalty» ai sensi della norma federale sulla prescrizione (28 U.S.C. 2462) e quindi soggetto a un termine di cinque anni. Tradotto: la SEC non poteva più risalire all’infinito per reclamare profitti antichi. È una sentenza che ha ristretto la portata del rimedio.
Secondo passaggio, Liu contro SEC (2020, 8-1). La Corte ha confermato che il disgorgement è un rimedio equitativo legittimo, ma a due condizioni: non deve superare il profitto netto del trasgressore (si scalano le spese legittime) e deve essere destinato alle vittime, non trasformarsi in una punizione mascherata versata all’erario. La decisione, redatta dalla giudice Sonia Sotomayor, ha dato al disgorgement una cornice più rigorosa ma anche più difendibile.
Terzo passaggio, ed è quello che molti dimenticano: il Congresso ha rimesso mano alla materia con il National Defense Authorization Act del 2021. La legge ha per la prima volta codificato in modo esplicito il potere della SEC di chiedere il disgorgement in tribunale federale e ha portato la prescrizione a dieci anni per le violazioni con dolo (scienter), lasciando i cinque anni per quelle senza dolo e sospendendo il termine finché il convenuto resta fuori dagli Stati Uniti. In pratica, dopo Kokesh sembrava che l’agenzia avesse le mani più legate; dopo il 2021 le ha di nuovo più libere, almeno sui casi di frode.
Per un fondatore crypto la conseguenza è concreta: i profitti di una ICO del 2019 possono ancora essere nel mirino nel 2029, se la SEC contesta il dolo. E il tetto fissato da Liu conta poco quando i guadagni contestati sono decine o centinaia di milioni.
Le sanzioni civili a tre livelli: i numeri esatti
Accanto al disgorgement, che guarda al passato (quanto hai guadagnato), c’è la sanzione civile, che guarda alla condotta (quanto sei stato grave). Qui la SEC non improvvisa: la legge fissa tre livelli, con importi per singola violazione aggiornati all’inflazione. Gli ultimi valori, pubblicati dalla SEC e in vigore dal 15 gennaio 2025 senza modifiche per il 2026, sono quelli della tabella.
| Livello | Persona fisica | Ente | Presupposto |
|---|---|---|---|
| Livello I | 11.823 $ | 118.225 $ | Violazione semplice, senza dolo |
| Livello II | 118.225 $ | 591.127 $ | Frode, inganno o manipolazione |
| Livello III | 236.451 $ | 1.182.251 $ | Frode con perdita o rischio grave per terzi |
Due dettagli cambiano tutto. Il primo è l’espressione «per singola violazione»: se un’offerta non registrata ha coinvolto mille acquirenti, la SEC può in teoria moltiplicare la penale per mille, e la cifra esplode. Il secondo è il livello, che dipende dallo stato soggettivo: senza dolo si resta al Livello I; con frode, inganno o manipolazione si sale al Livello II; se alla frode si aggiunge una perdita rilevante o un rischio grave per i terzi, scatta il Livello III. La differenza tra i due estremi, per un ente, è tra 118.225 e 1.182.251 dollari a violazione.
In concreto, la sanzione civile è la leva che la Commissione usa per punire, mentre il disgorgement serve a spogliare del profitto. Le due voci convivono quasi sempre, ed è proprio la loro somma che, in certi casi, può tornare agli investitori. Come, lo spiega il rimedio successivo.
Fair Fund: dove vanno davvero i soldi
Ecco la domanda che quasi nessun titolo affronta: dove finiscono i soldi? La risposta predefinita spiazza molti. Le sanzioni civili, per regola generale, non vanno agli investitori danneggiati: finiscono al Tesoro degli Stati Uniti. Il denaro della multa serve allo Stato, non a chi ha perso i risparmi.
L’eccezione si chiama Fair Fund, e nasce dalla legge Sarbanes-Oxley del 2002 (sezione 308a). Quel meccanismo permette alla SEC di unire il denaro della sanzione civile a quello del disgorgement in un unico fondo e di distribuirlo alle vittime. Senza un Fair Fund il disgorgement può ancora essere restituito, ma la penale resta al Tesoro; con un Fair Fund tutto il pacchetto può tornare ai danneggiati. È lo strumento che trasforma un’azione punitiva in un risarcimento, sia pure parziale.
Attenzione però: «può» non significa «deve», e soprattutto non significa «subito». Il caso Terraform lo dimostra nel modo più crudo. La casa madre di Do Kwon ha accettato un pacchetto complessivo da 4,47 miliardi di dollari, il più grande mai registrato nel settore, secondo il comunicato della SEC. Ma quella somma è subordinata alla procedura fallimentare Chapter 11 di Terraform: come chiarisce la pagina ufficiale sulle distribuzioni, l’agenzia non incassa nulla finché i creditori e gli investitori della procedura non sono soddisfatti. Un numero enorme sulla carta, che nella realtà potrebbe tradursi in pochi centesimi per dollaro.
Interdizioni: quando un dirigente non può più guidare una quotata
Non tutti i rimedi si misurano in dollari. L’interdizione (officer and director bar) vieta a una persona di ricoprire cariche di amministratore o dirigente in una società quotata, per un numero fissato di anni o a vita. La base è la sezione 21(d)(2) dell’Exchange Act, e il presupposto è l’inidoneità («unfitness») dimostrata dalla condotta.
Per un dirigente questo rimedio può essere più devastante di una multa. La vicenda FTX lo illustra: come riportato da The Block, la SEC ha chiesto interdizioni pluriennali per gli ex vertici, con Caroline Ellison colpita da un divieto di dieci anni e Gary Wang e Nishad Singh da divieti di otto anni. In quei casi non si è insistito su multe salate: la collaborazione con l’accusa ha spostato il peso della sanzione dal denaro alla carriera.
Esiste anche una variante «associational bar» (sezione 15b) che esclude una persona dall’industria dei broker-dealer. Per un fondatore crypto che voglia un giorno guidare un’impresa regolata, un’interdizione è un marchio difficile da cancellare, e non ha prezzo perché non si paga: si sconta nel tempo.
La sospensione delle contrattazioni: dieci giorni, nessuna udienza
C’è poi un rimedio che agisce in tempo reale sul mercato: la sospensione delle contrattazioni. La sezione 12(k) dell’Exchange Act consente alla SEC di congelare per un massimo di dieci giorni di borsa gli scambi su un titolo quotato, senza udienza preventiva, quando lo ritiene nell’interesse pubblico.
Un chiarimento importante per i lettori crypto: la SEC non può sospendere gli scambi di un token su un exchange decentralizzato. Il potere colpisce i titoli di società quotate, non gli asset digitali in sé. Ma nel 2026 questo strumento è tornato attuale proprio grazie alle crypto, per via dell’ondata di micro-imprese che annunciano tesorerie in Bitcoin, Ethereum o Solana per far schizzare il titolo in borsa.
Il caso QMMM Holdings è emblematico: le azioni della società, quotate al Nasdaq, sono salite di circa il 959% in meno di tre settimane dopo l’annuncio di un piano di tesoreria da 100 milioni di dollari in BTC, ETH e SOL, prima che la SEC intervenisse, come documentato dalla stampa specializzata. La sospensione non punisce e non recupera denaro: serve a fermare l’emorragia mentre si indaga.
Il 98% non arriva mai a sentenza: come funziona la transazione
Fin qui i rimedi come se ogni causa arrivasse a sentenza. Nella realtà quasi nessuna ci arriva. La grande maggioranza delle azioni SEC si chiude con una transazione, quasi sempre nella formula «neither admit nor deny»: il destinatario paga e accetta i vincoli senza ammettere né negare gli addebiti. È un patto che conviene a entrambe le parti, perché evita anni di causa e un esito incerto.
Guardare le transazioni crypto una accanto all’altra è il modo migliore per capire come i rimedi si combinano nella pratica. La tabella mette in fila cinque casi che hanno segnato gli ultimi anni.
| Caso | Anno | Importo | Mix di rimedi |
|---|---|---|---|
| BlockFi | 2022 | 100 mln $ | 50 mln alla SEC, 50 mln a 32 Stati; prodotto di lending non registrato |
| Kraken | 2023 | 30 mln $ | Sanzione e chiusura dello staking-as-a-service negli USA |
| Ripple | 2024-2025 | 125 mln $ | Sanzione civile per le vendite istituzionali di XRP, ingiunzione permanente; appelli ritirati il 7 agosto 2025 |
| Terraform / Do Kwon | 2024 | 4,47 mld $ | Disgorgement, interessi e sanzione, subordinati al fallimento Chapter 11 |
| FTX (Ellison, Wang, Singh) | 2024 | Nessuna multa di rilievo | Interdizioni da 8 a 10 anni, guidate dalla collaborazione |
Si nota subito che non esiste un mix standard. BlockFi ha spartito 100 milioni di dollari tra la SEC e trentadue Stati per il suo prodotto di lending non registrato, come da comunicato ufficiale. Kraken ha pagato 30 milioni e ha chiuso lo staking-as-a-service negli Stati Uniti, secondo il comunicato del 2023, un dettaglio che stride con le linee guida più recenti, oggi orientate a considerare lo staking di protocollo un’attività non necessariamente soggetta alle regole sui titoli. FTX si è chiusa quasi senza multe ma con interdizioni pesanti. Ogni caso è un dosaggio diverso degli stessi cinque ingredienti.
Jarkesy: come la Corte Suprema ha spostato le cause davanti a una giuria
Un pezzo di questa meccanica è cambiato non per volontà della SEC ma per decisione della Corte Suprema. Nella sentenza SEC contro Jarkesy (27 giugno 2024, 6-3) la Corte ha stabilito che il Settimo Emendamento garantisce il diritto a un processo con giuria ogni volta che la SEC chiede sanzioni civili per frode.
La conseguenza pratica è profonda. Prima, l’agenzia poteva far decidere molte di queste cause ai propri giudici amministrativi interni (administrative law judge), più rapidi e più favorevoli all’accusa. Dopo Jarkesy, le cause contestate per frode con richiesta di penali devono passare davanti a una giuria in un tribunale federale, con tempi più lunghi, costi maggiori e un esito meno prevedibile. Come analizza il forum di Harvard Law School, la decisione ha ridimensionato uno degli strumenti storici dell’agenzia e ha rafforzato la posizione dei convenuti.
È un punto da tenere a mente quando, più avanti, confronteremo il sistema americano con quello italiano: in Europa un requisito del genere semplicemente non esiste, perché la sanzione è amministrativa e non passa da una giuria.
La frode resta frode: il docket 2026 e la linea Woodcock
Il ridimensionamento della «teoria della registrazione» (l’idea che quasi ogni token fosse un titolo non registrato) non ha toccato l’altro pilastro dell’enforcement: la frode. Su questo la linea non è cambiata, e i numeri del 2026 lo confermano.
Il bilancio di metà anno dello studio Gibson Dunn elenca casi molto concreti: uno schema da circa 16 milioni di dollari basato su token venduti tramite SAFT con false dichiarazioni su una copertura assicurativa da un miliardo (aprile 2026), e un Ponzi texano imperniato su presunti bot di trading a intelligenza artificiale, con circa 12,3 milioni raccolti da un centinaio e mezzo di investitori, rendimenti promessi del 40-50% e oltre 6 milioni distratti a fini personali (maggio 2026). Cambia la cornice, non il reato.
È la filosofia che Woodcock riassume con l’idea di tornare «alle basi» e che la Cyber and Emerging Technologies Unit, la nuova unità dedicata, ha fatto propria concentrandosi sulle truffe più che sulle dispute di classificazione. La commissaria Hester Peirce l’aveva detta con nettezza già nel 2025: «Non vogliamo usare la nostra divisione enforcement per scrivere la politica regolatoria», in una intervista a CoinDesk. La regola la scrivono le norme; l’enforcement colpisce chi imbroglia.
Il conto dei whistleblower: come una segnalazione diventa un premio
Molte di queste cause non nascono da un’intuizione degli investigatori ma da una soffiata. Il programma whistleblower, istituito dalla legge Dodd-Frank, prevede che chi fornisce informazioni originali che portano a un recupero superiore al milione di dollari riceva tra il 10 e il 30% delle somme incassate. È un incentivo potente, e nel mondo crypto, fatto di ex dipendenti e insider tecnici, funziona bene.
I numeri dell’anno fiscale 2025, nello stesso comunicato sui risultati, danno la misura del fenomeno: 53.753 tra segnalazioni, esposti e rinvii, e circa 60 milioni di dollari distribuiti a 48 segnalatori. Il premio non esce dalle tasche dello Stato: si finanzia con una parte delle sanzioni riscosse. In altre parole, il whistleblower è un rimedio che si autofinanzia e che, spesso, è il primo anello della catena che porta a disgorgement e penali.
Consob, MiCA e la confisca: come cambia il conto in Italia
E in Italia? Qui il vocabolario cambia, e con esso la sostanza. L’enforcement crypto europeo non gira attorno alla SEC ma al regolamento MiCA, recepito in Italia con il D.lgs. 5 settembre 2024, n. 129, che affida a Consob la vigilanza su condotta di mercato e tutela degli investitori e a Banca d’Italia i profili prudenziali e le stablecoin (i token ART ed EMT); i derivati su crypto restano invece sotto la MiFID II.
Sul piano delle multe, l’articolo 111 del MiCA fissa soglie severe. Per le persone giuridiche, secondo la sintesi dello studio KPMG Law, si arriva fino a 5 milioni di euro o al 3% del fatturato annuo per le violazioni generali, al 5% per i prestatori di servizi (CASP), al 12,5% per gli emittenti di token ancorati ad attività o di moneta elettronica, e fino a 15 milioni di euro o al 15% del fatturato per gli abusi di mercato; per le persone fisiche le sanzioni possono raggiungere l’ordine del milione di euro, e in alternativa è previsto il doppio del profitto ottenuto. C’è anche un istituto vicino al disgorgement: negli abusi di mercato l’autorità può disporre la confisca del profitto realizzato o della perdita evitata.
Ma le somiglianze finiscono qui, e le differenze sono quelle che contano per un investitore italiano. La tabella le riassume.
| Dimensione | SEC (Stati Uniti) | MiCA / Consob (UE e Italia) |
|---|---|---|
| Restituzione del profitto | Disgorgement con tetto al profitto netto (Liu, 2020) | Confisca del profitto o della perdita evitata negli abusi di mercato |
| Ritorno ai danneggiati | Fair Fund (SOX 308a) dentro l’azione stessa | Multe allo Stato; risarcimento con azione civile o azione di classe (art. 840-bis c.p.c.) |
| Sanzione pecuniaria | Importo fisso per violazione, tre livelli | Fino a 5 mln € o 3-12,5% del fatturato; 15 mln € o 15% per gli abusi di mercato |
| Chi decide le penali da frode | Giuria federale (Jarkesy, 2024) | Sanzione amministrativa Consob, ricorso alla Corte d’Appello |
| Sospensione dei titoli | Sec. 12(k): 10 giorni senza udienza | Poteri di sospensione in capo all’autorità e alle trading venue |
Tre divari saltano all’occhio. Primo, la destinazione del denaro: negli Stati Uniti il Fair Fund può restituire multa e disgorgement ai danneggiati dentro la stessa azione; in Italia le sanzioni amministrative vanno allo Stato, e chi ha perso soldi deve percorrere una strada separata, l’azione civile individuale o l’azione di classe prevista dall’art. 840-bis del codice di procedura civile. Secondo, il giudice: da noi non esiste il requisito della giuria introdotto da Jarkesy, perché la sanzione la irroga Consob in via amministrativa e il controllo passa dalla Corte d’Appello. Terzo, il parametro: le multe MiCA scalano sul fatturato, una leva che le penali americane a importo fisso non hanno; per un grande exchange, il 15% del fatturato può superare di molto qualunque tabella a tre livelli.
Una nota di colore: Consob non aspetta passivamente le soffiate. L’autorità impiega tecniche di apprendimento automatico (SupTech) per la sorveglianza sugli abusi di mercato, con un principio di supervisione umana sulle segnalazioni generate dagli algoritmi. Due filosofie di enforcement diverse, che però convergono su un punto: prima di poter chiedere qualunque rimedio, bisogna stabilire se l’asset o l’attività ricade nel loro perimetro. Ed è la domanda a monte, quella del test di Howey negli Stati Uniti e delle categorie MiCA in Europa, a decidere chi ha giurisdizione.
Cosa significa per chi investe e per chi costruisce in Italia
Che cosa deve portarsi a casa un lettore italiano da tutto questo? Alcune cose pratiche. Primo, il rischio regolatorio non si misura dal titolo della causa ma dal mix di rimedi. Un’ingiunzione permanente o un delisting possono avere effetti globali su un token che detenete, anche se vivete a Milano e la SEC agisce a New York; la liquidità e il prezzo si spostano ovunque.
Secondo, non aspettatevi un assegno: come investitori europei, difficilmente sarete tra i beneficiari di un Fair Fund statunitense, e in Italia il risarcimento passa da un’azione civile che richiede tempo e prova del danno. Terzo, per chi costruisce un progetto o un CASP, entrambi i sistemi partono dalla stessa domanda (è un titolo? rientra nel perimetro MiCA?), ma le multe europee scalano con la dimensione: crescere significa alzare anche il costo potenziale di un errore di compliance.
Il calendario, intanto, è fitto. Oltre alla prima mozione procedurale sulla CLARITY Act attesa il 15-16 settembre al Senato, i mercati guardano al possibile rialzo dei tassi della Fed di settembre e, prima ancora, al dato sull’inflazione del 12 agosto, che storicamente muove Bitcoin ed Ethereum (quest’ultimo oggi intorno ai 1.660 euro). Finché la legge resta in sospeso, la regola del gioco americano continua a scriverla l’enforcement, un rimedio alla volta.
Domande frequenti (FAQ)
Che cos’è il disgorgement in un’azione della SEC?
Il disgorgement è la restituzione dei profitti ottenuti illecitamente. Dopo la sentenza Liu contro SEC del 2020 non può superare il profitto netto del trasgressore (dedotte le spese legittime) e, quando possibile, va destinato agli investitori danneggiati. Il National Defense Authorization Act del 2021 ha poi codificato questo potere e portato la prescrizione a dieci anni per le violazioni con dolo.
Quanto può essere alta una sanzione civile della SEC?
Dipende dal livello e dal numero di violazioni. Gli importi per singola violazione, in vigore dal 15 gennaio 2025, vanno da 11.823 dollari (persona fisica, Livello I) fino a 1.182.251 dollari (ente, Livello III, frode con danno grave). Poiché la penale si applica per ogni violazione, in un’offerta con molti acquirenti la somma può crescere enormemente.
Dove finiscono i soldi delle sanzioni SEC?
Per regola generale le sanzioni civili vanno al Tesoro degli Stati Uniti. Solo quando la SEC costituisce un Fair Fund (introdotto dalla legge Sarbanes-Oxley del 2002) la multa e il disgorgement possono essere restituiti agli investitori danneggiati. Anche in quel caso i tempi sono lunghi: nel caso Terraform il pacchetto da 4,47 miliardi è subordinato al fallimento della società.
La SEC può bloccare un token o un exchange?
Non direttamente. La SEC non può sospendere gli scambi di un token su un exchange decentralizzato, ma può ottenere un’ingiunzione che vieta offerte non registrate e, con la sezione 12(k), sospendere fino a dieci giorni le contrattazioni sulle azioni di una società quotata. Gli effetti indiretti, come un delisting, possono comunque ripercuotersi sul prezzo a livello globale.
Come funzionano le sanzioni crypto in Italia rispetto alla SEC?
In Italia l’enforcement crypto segue il regolamento MiCA, recepito con il D.lgs. 129/2024, con Consob per la condotta di mercato e Banca d’Italia per i profili prudenziali. Le multe possono arrivare a 5 milioni di euro o al 3-12,5% del fatturato, e fino a 15 milioni o al 15% per gli abusi di mercato. A differenza degli Stati Uniti, le sanzioni vanno allo Stato e gli investitori ottengono un risarcimento solo con una causa civile o un’azione di classe.
di Lorenzo Vitale, redazione Regolamentazione di HOGE Wire