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● Macro & TradFi

Pontes: la moneta di banca centrale va on-chain per le banche

La BCE accende Pontes: moneta di banca centrale on-chain per regolare le transazioni all'ingrosso tokenizzate. Cosa cambia per le banche e perché l'Italia è al centro del progetto.

Bitcoin viaggia intorno ai 68.664 euro e i titoli dei giornali si dividono tra il rally e il dibattito sull’euro digitale al dettaglio. Ma la decisione che, più di ogni altra, definisce come le banche europee toccheranno gli asset digitali nei prossimi anni non riguarda né il prezzo di Bitcoin né il portafoglio del consumatore. Riguarda un tassello tecnico che quasi nessuno nota: chi regola la gamba in contante (la cosiddetta cash leg) quando un’obbligazione o un titolo viaggiano su un registro distribuito. La risposta europea ha un nome, Pontes, e sta per entrare in funzione.

Il 28 agosto 2026, dal palco del simposio di Jackson Hole, la BCE ha messo la questione al centro del dibattito globale. Poche settimane dopo, nel terzo trimestre del 2026, l’Eurosistema accende Pontes, l’infrastruttura che collega le piattaforme DLT del mercato a TARGET per regolare le transazioni all’ingrosso in moneta di banca centrale. Non è l’euro digitale. È qualcosa di più tecnico e, per le banche, di più immediato: il binario su cui viaggerà il denaro pubblico quando la finanza si sposta on-chain. E l’Italia, con la soluzione costruita dalla Banca d’Italia, si ritrova al centro del progetto.

La gamba in contante: il problema invisibile della finanza tokenizzata

Ogni scambio finanziario ha due gambe: quella del titolo (chi consegna l’asset) e quella del contante (chi paga). Da anni si parla di tokenizzazione, cioè di rappresentare obbligazioni, azioni e fondi come token su una blockchain o su un registro distribuito. Il ragionamento è semplice: se l’asset diventa programmabile e si muove in tempo reale, perché la sua controparte in denaro dovrebbe restare ferma sui binari lenti di ieri?

Il punto è proprio questo. Se il titolo viaggia su un registro nuovo e il pagamento resta sui circuiti tradizionali, si crea un disallineamento: ritardi, riconciliazioni manuali e, soprattutto, rischio di regolamento. È il rischio che una parte consegni e l’altra non paghi, lo stesso che nel 1974 travolse la banca tedesca Herstatt e che da allora ossessiona chi disegna infrastrutture di mercato. La soluzione tecnica è nota: consegna contro pagamento (delivery versus payment, DvP) regolata in modo atomico, dove le due gambe si chiudono insieme o non si chiudono affatto.

Resta una domanda: in quale moneta si regola la gamba in contante di una transazione tokenizzata? Le opzioni sono tre, moneta di banca centrale, deposito bancario tokenizzato o stablecoin, e non sono equivalenti. La moneta di banca centrale è l’unica priva di rischio di controparte, perché è una passività diretta della banca centrale. Per questo le autorità europee la vogliono come ancora del sistema anche nel mondo on-chain. Pontes serve esattamente a portarla lì.

Che cos’è Pontes (e perché parte adesso)

Pontes è la soluzione dell’Eurosistema che fa da ponte tra le piattaforme DLT del mercato e TARGET Services, l’insieme di infrastrutture di pagamento e regolamento gestite dalle banche centrali dell’area euro. Il nome, dal latino per ponti, è programmatico: non sostituisce le piattaforme esistenti, le collega. Un intermediario che compra un’obbligazione tokenizzata su una piattaforma di mercato potrà far regolare la gamba in contante in moneta di banca centrale, senza spostare l’asset su un binario proprietario della BCE.

Il meccanismo tecnico è un modello di regolamento duale, spiega la BCE. I partecipanti potranno regolare le transazioni con token in contante su una piattaforma DLT gestita dall’Eurosistema, oppure completare la gamba cash in T2, il sistema di regolamento lordo in tempo reale già in uso. Nella versione iniziale, il regolamento definitivo per la gamba in contante si perfeziona quando la corrispondente operazione è completata in T2, così da garantire certezza giuridica. Il collante è il protocollo Hash-Link, che sincronizza la consegna del titolo con il pagamento.

La tempistica è la parte che rende la notizia attuale. L’avvio iniziale è previsto nel terzo trimestre del 2026, con miglioramenti introdotti passo dopo passo; diverse cronache di settore indicano il 21 settembre 2026 come data di avvio operativo, in una prima fase a orari limitati. Non nasce dal nulla: Pontes è il risultato di due anni di lavoro esplorativo dell’Eurosistema sul regolamento all’ingrosso con nuove tecnologie, culminato in una lunga serie di prove sul campo.

Pontes e Appia: il doppio binario dell’Eurosistema

La BCE ha scelto una strategia a due tempi, annunciata a luglio 2025. Pontes è il binario di breve termine: un ponte pragmatico che porta la moneta di banca centrale nel mondo tokenizzato senza riscrivere l’infrastruttura esistente. Appia è la visione di lungo periodo: un vero registro condiviso europeo dove moneta di banca centrale, moneta commerciale e asset tokenizzati convivono sullo stesso ecosistema, anche nei pagamenti transfrontalieri.

La distinzione conta perché segna il perimetro di ciò che parte subito e ciò che resta in cantiere. La Banca d’Italia descrive Pontes come la soluzione che assicura interoperabilità tra piattaforme DLT e TARGET, con avvio della fase pilota nel terzo trimestre 2026 e una versione a regime attesa nel 2028; Appia guarda oltre, verso un ecosistema finanziario armonizzato e più efficiente. La versione evoluta di Pontes aggiungerà operatività continua (24/7), smart contract e regolamento definitivo sulla piattaforma stessa dell’Eurosistema.

CaratteristicaPontes (breve termine)Appia (lungo termine)
OrizzonteVersione iniziale dal 3° trim. 2026; versione evoluta nel 2028Visione pluriennale, oltre il 2028
Approccio tecnicoPonte di interoperabilità tra piattaforme DLT e TARGET (T2)Registro condiviso europeo, pienamente DLT
Regolamento definitivoNella gamba cash resta in T2 (poi sulla piattaforma Eurosistema)Sulla piattaforma DLT dell’Eurosistema
Cosa regolaTransazioni all’ingrosso tokenizzate in moneta di banca centraleMoneta pubblica, moneta commerciale e asset tokenizzati insieme
Meccanismo chiaveProtocollo Hash-Link (DvP sincronizzato)Architettura a registro unico, anche transfrontaliera

Il ruolo dell’Italia: il TIPS Hash-Link di Banca d’Italia

Qui la storia diventa italiana. Tra maggio e novembre 2024 l’Eurosistema ha condotto un’ampia campagna di prove sul regolamento all’ingrosso in moneta di banca centrale con tecnologia DLT. I numeri, riportati nel rapporto pubblicato a giugno 2025, danno la misura dell’esercizio: oltre 200 transazioni per un valore complessivo di circa 1,59 miliardi di euro, con 64 partecipanti tra banche centrali, operatori di mercato e gestori di piattaforme, in più di 40 tra prove ed esperimenti.

L’Eurosistema ha offerto al mercato tre soluzioni, ciascuna sviluppata da una banca centrale nazionale. La Deutsche Bundesbank ha proposto la Trigger Solution, un’infrastruttura DLT che fa da ponte tecnico verso T2. La Banque de France ha portato DL3S, la soluzione a piena interoperabilità DLT, con regolamento su un conto ospitato su una piattaforma dell’Eurosistema. E la Banca d’Italia ha costruito il TIPS Hash-Link, un protocollo leggero, basato su API e agnostico rispetto alla blockchain, che regola in moneta di banca centrale su conti simili a quelli del sistema TIPS.

Non è un dettaglio di prestigio nazionale. È proprio il protocollo Hash-Link, di matrice italiana, a diventare il meccanismo di sincronizzazione al cuore di Pontes. In altre parole, la soluzione che Via Nazionale ha ideato per collegare i registri distribuiti alla moneta pubblica passa da esperimento a infrastruttura di produzione per l’intera area euro.

Soluzione sperimentata (2024)Banca centraleCome funziona
Trigger SolutionDeutsche BundesbankInfrastruttura DLT che fa da ponte tecnico tra T2 e le piattaforme di mercato
Full DLT Interoperability (DL3S)Banque de FranceRegolamento in moneta di banca centrale su un conto DLT ospitato dall’Eurosistema
TIPS Hash-LinkBanca d’ItaliaRegolamento in moneta di banca centrale su conti simili a TIPS, via gateway API; DvP tramite Hash-Link

Chi regola la gamba in contante: moneta pubblica, bancaria, stablecoin

Per capire perché Pontes sia una mossa di politica economica, e non solo di ingegneria dei pagamenti, conviene mettere in fila le tre monete che possono regolare una transazione tokenizzata. Sono tutte e tre digitali, ma il rischio che portano è profondamente diverso.

La moneta di banca centrale è la più sicura, perché è una passività diretta dell’Eurosistema: non fallisce e non si smarca dal valore nominale. Il deposito bancario tokenizzato è moneta commerciale, resta nel circuito delle banche vigilate ed è coperto dai sistemi di garanzia fino a 100.000 euro, ma porta con sé il rischio dell’emittente. La stablecoin è emessa da un privato ed è garantita da riserve la cui qualità e liquidità determinano la tenuta del peg; pone interrogativi su rimborso e tutele in caso di crisi che la moneta pubblica non ha. Nella finanza all’ingrosso, dove ogni giorno si spostano miliardi, la differenza tra queste opzioni pesa.

Tipo di monetaEmittenteRischio di controparteRuolo nel regolamento tokenizzato
Moneta di banca centrale (Pontes)Banca centrale (Eurosistema)Praticamente nullo (moneta pubblica)Strumento ultimo di regolamento; gamba cash più sicura
Deposito tokenizzatoBanca commercialeRischio sull’emittente (mitigato da vigilanza e garanzia dei depositi)Gamba cash privata, dentro il circuito bancario regolato
StablecoinEmittente privato (banca o istituto di moneta elettronica)Rischio su riserve e pegGamba cash privata, quasi sempre in dollari; nodo di sovranità

Cosa cambia davvero per le banche

Le banche europee vivono da tempo un paradosso. Non possono detenere Bitcoin sul proprio bilancio senza incorrere in un trattamento prudenziale punitivo: lo standard di Basilea impone alle esposizioni cripto non garantite un fattore di ponderazione del rischio del 1.250%, che equivale a coprire l’esposizione quasi uno-a-uno con capitale. Eppure la stessa tokenizzazione, applicata a obbligazioni e titoli regolati, non è affatto vietata. Pontes cade esattamente nello spazio in cui le banche possono muoversi.

Regolare in moneta di banca centrale la gamba cash di un titolo tokenizzato non significa detenere una cripto-attività speculativa. Significa fare ciò che le banche già fanno con i titoli tradizionali, cioè regolare compravendite di strumenti finanziari, ma su binari più rapidi e programmabili. Ecco perché questo è il percorso a basso assorbimento di capitale: nessun fattore 1.250%, solo il normale trattamento del regolamento titoli. Per una banca, Pontes trasforma un’idea astratta (la finanza on-chain) in un’operatività concreta e compatibile con le regole prudenziali.

Concretamente, per gli intermediari il progetto abilita alcune cose:

  • emettere e regolare obbligazioni e altri titoli tokenizzati con pagamento in moneta di banca centrale;
  • ridurre il rischio di regolamento grazie alla consegna contro pagamento atomica;
  • accorciare i tempi di regolamento verso l’ideale del tempo reale (T+0);
  • collegarsi alle piattaforme DLT del mercato senza rinunciare all’ancora della moneta pubblica.

La platea, va ricordato, è quella all’ingrosso: banche, imprese di investimento e gestori di infrastrutture, non i correntisti. Ma è da lì, dal cuore idraulico del sistema, che passano le fondamenta di qualunque futuro mercato tokenizzato.

Regolamento atomico e programmabilità: perché è una rivoluzione tecnica

Il vantaggio non è solo la sicurezza della moneta pubblica, ma ciò che la tecnologia permette di farne. Lo ha spiegato con chiarezza Isabel Schnabel, membro del comitato esecutivo della BCE, nel discorso Central banks on-chain tenuto a Jackson Hole il 28 agosto 2026. «L’atomicità implica che le gambe di una transazione si regolino insieme o per niente, eliminando così il rischio di regolamento», ha detto. La programmabilità, ha aggiunto, «significa che il regolamento può essere reso condizionale a un insieme di regole eseguite automaticamente».

Tradotto in pratica di mercato, gli smart contract possono richiedere automaticamente collaterale aggiuntivo o sostituire titoli in tempo reale, gestire i margini, automatizzare i pronti contro termine (repo). Sono processi che oggi assorbono personale, tempo e capitale operativo, e che una piattaforma programmabile può comprimere. Per Schnabel, portare la moneta di banca centrale on-chain «non solo ne preserverebbe il ruolo di fondamento del regolamento, ma consentirebbe alle banche centrali di sfruttare la programmabilità dei registri distribuiti per modernizzare l’attuazione della politica monetaria».

È una posizione che segna un cambio di passo per una banca centrale storicamente prudente. Non si tratta di inseguire la moda della blockchain, ma di riconoscere che l’atomicità e la programmabilità risolvono problemi reali di rischio e di efficienza, e che lasciarli in mano solo al settore privato avrebbe un costo. La stessa logica, del resto, alimenta il lavoro sulle infrastrutture in cui le regole di regolamento diventano eseguibili in modo trasparente e verificabile.

La posta in gioco: sovranità monetaria e stablecoin in dollari

Dietro l’ingegneria c’è una partita politica. Se la moneta pubblica resta off-chain mentre gli asset finanziari si spostano sui registri distribuiti, la gamba in contante finirà per essere regolata da qualcos’altro. E quel qualcosa, oggi, sono per la quasi totalità stablecoin denominate in dollari. Il rischio, per l’Europa, è che il denaro privato americano diventi lo standard di fatto del regolamento tokenizzato, erodendo il ruolo dell’euro proprio nel momento in cui la finanza cambia infrastruttura.

Schnabel è netta: «le stablecoin non possono sostituire le riserve di banca centrale come strumento ultimo di regolamento dell’economia». La stessa preoccupazione anima Piero Cipollone, altro membro del comitato esecutivo della BCE, che da mesi lega la difesa dell’euro alla necessità di offrire alternative pubbliche credibili all’avanzata delle stablecoin in dollari, sostenendo che la moneta pubblica protegge le banche e i cittadini dalla dipendenza dal denaro privato estero. Pontes, sul versante all’ingrosso, è la risposta operativa a quella preoccupazione.

Il ragionamento è coerente con la posizione della Banca d’Italia. Il governatore Fabio Panetta ha collegato apertamente Pontes e Appia all’obiettivo di far restare la moneta di banca centrale lo strumento ultimo di regolamento anche in un ecosistema tokenizzato, capace di interagire in modo sicuro ed efficace con le soluzioni del settore privato, come ha ribadito in diversi interventi pubblici del 2026. La tecnologia, è la tesi, non può sostituire le banche centrali nel fornire l’ancora di fiducia del sistema monetario.

Il contrasto transatlantico: gli USA vietano la CBDC

La strada europea è l’opposto di quella americana, e il confronto aiuta a mettere a fuoco la scommessa. Negli Stati Uniti, l’ordine esecutivo 14178 firmato nel gennaio 2025 vieta alle agenzie federali di sviluppare, emettere o promuovere una moneta digitale di banca centrale, sia al dettaglio sia all’ingrosso, e ordina di interrompere ogni iniziativa in corso su un dollaro digitale. Al suo posto, Washington punta esplicitamente sulle stablecoin private in dollari, inquadrate poi dal GENIUS Act.

Due filosofie opposte, dunque. L’Europa costruisce un binario pubblico per regolare la finanza tokenizzata in moneta di banca centrale; gli Stati Uniti vietano la moneta pubblica digitale e affidano al mercato privato, cioè alle stablecoin e ai depositi bancari tokenizzati, la gamba in contante. Chi ha ragione lo dirà il tempo, ma la posta è chiara: chi controlla il binario del regolamento controlla lo strato più profondo della finanza. Va aggiunto che negli USA il quadro resta in movimento e in parte affidato ad altre autorità, tema che si intreccia con il ridisegno dell’enforcement crypto tra SEC, CFTC e regolatori bancari.

Nel mezzo si colloca il Regno Unito, che con Banca d’Inghilterra e FCA lavora a un regime per le stablecoin sistemiche in sterline, con tetti di emissione e riserve prevalentemente in titoli di Stato a breve. Tre approcci, un solo obiettivo di fondo: decidere se la moneta che regola il futuro digitale sarà pubblica, privata o un mosaico delle due.

I casi italiani: obbligazioni tokenizzate già regolate in moneta BCE

Non è teoria. In Italia il regolamento in moneta di banca centrale di titoli tokenizzati è già passato dalla lavagna alla realtà, e proprio grazie al TIPS Hash-Link. Nel luglio 2024 Cassa Depositi e Prestiti ha emesso la sua prima obbligazione digitale su blockchain in Italia, del valore di 25 milioni di euro, durata quattro mesi e cedola al 3,633%, interamente sottoscritta da Intesa Sanpaolo. Il regolamento è avvenuto in giornata in moneta di banca centrale attraverso la soluzione TIPS Hash-Link della Banca d’Italia, nell’ambito delle prove esplorative dell’Eurosistema e come primo caso sotto il Decreto FinTech italiano.

L’operazione, riportata anche da CoinDesk, ha fatto scuola. Sono seguiti altri esperimenti, dalla carta commerciale tokenizzata di Intesa fino a un minibond digitale da 5 milioni di euro strutturato da UniCredit, sottoscritto da CDP e con garanzia SACE, anch’esso regolato in moneta di banca centrale tramite il canale della Banca d’Italia. Piccoli importi, certo, ma la funzione era proprio dimostrare che il meccanismo regge.

Il messaggio per il sistema bancario italiano è che la tokenizzazione dei titoli non è un salto nel vuoto normativo, ma un percorso già battuto con la copertura della banca centrale. Con Pontes questi casi pilota diventano un servizio strutturale, disponibile per l’intera area euro e non più solo per una manciata di esperimenti autorizzati.

Euro digitale e Pontes: non sono la stessa cosa

È il punto più frainteso, e vale la pena fissarlo con nettezza. L’euro digitale e Pontes sono entrambi progetti che portano la moneta pubblica su binari digitali, ma servono mondi diversi e non vanno confusi.

L’euro digitale è moneta di banca centrale al dettaglio: pensata per i pagamenti di cittadini e imprese, con limiti di detenzione discussi intorno ai 3.000 euro, senza remunerazione, distribuita tramite le banche. È il progetto che alimenta il timore della disintermediazione dei depositi ed è ancora in fase di negoziato legislativo, con un lancio non atteso prima del 2029. Pontes è tutt’altro: infrastruttura all’ingrosso, riservata a banche e intermediari, che parte già nel 2026 e non ha nulla a che vedere con il conto corrente del risparmiatore.

Detto in un’immagine: l’euro digitale è il contante nel portafoglio del cittadino in versione elettronica; Pontes è la camera di compensazione tra le banche, il livello dove si regolano le grandi transazioni. Chi segue solo il dibattito, spesso politicizzato, sull’euro digitale rischia di perdere la mossa che sta davvero cambiando la finanza europea, e che arriva prima.

MiCA, DORA e il perimetro regolatorio

Un equivoco da sciogliere riguarda le regole. Pontes non nasce sotto il regolamento MiCA. MiCA disciplina i prestatori di servizi per le cripto-attività (i CASP) e gli emittenti di token, non le infrastrutture di regolamento delle banche centrali. Pontes appartiene al mondo di TARGET e dell’Eurosistema, cioè al perimetro delle infrastrutture di mercato, dove valgono altri corpi normativi.

Restano però connessioni importanti. In Italia la vigilanza sulle cripto-attività è ripartita tra Consob, per condotta di mercato e tutela degli investitori, e Banca d’Italia, per profili prudenziali e stablecoin; la stessa Via Nazionale che costruisce il TIPS Hash-Link. Il regolamento DORA, in vigore dal gennaio 2025, impone requisiti di resilienza operativa e di gestione del rischio informatico agli operatori finanziari, un tema centrale quando il regolamento diventa digitale e programmabile. E il quadro MiCA, con la fine del periodo transitorio e i nove soggetti abilitati in Italia, definisce chi può offrire servizi cripto ai clienti, un contesto in cui le infrastrutture come Pontes diventano il retroterra tecnico.

La distinzione conta anche per capire perché le banche siano interessate: operare su Pontes non richiede la licenza da CASP, perché non si tratta di custodire o scambiare cripto-attività per conto della clientela, ma di regolare strumenti finanziari tokenizzati in moneta pubblica dentro l’infrastruttura dell’Eurosistema.

Rischi, limiti e nodi irrisolti

Sarebbe un errore raccontare Pontes come una rivoluzione già compiuta. La versione che parte nel 2026 è, per ammissione della stessa BCE, un ponte, non ancora la meta. Il regolamento definitivo per la gamba in contante resta ancorato a T2: la finalità piena su piattaforma DLT dell’Eurosistema, con operatività 24/7 e smart contract, è rinviata al 2028. Fino ad allora, molte delle promesse più ambiziose della programmabilità restano sulla carta.

Ci sono poi i nodi tipici di ogni grande infrastruttura. L’interoperabilità con la miriade di piattaforme DLT del mercato è tutt’altro che scontata; la frammentazione della liquidità tra binari diversi può ridurre i benefici; le tempistiche pubbliche degli enti europei hanno una tradizione di slittamenti. E c’è la questione della concentrazione: se poche piattaforme e pochi fornitori tecnologici diventano lo snodo di gran parte del regolamento tokenizzato, il rischio operativo e sistemico si sposta lì, dove DORA prova a presidiare ma dove nulla è mai davvero a prova di guasto.

Infine il rischio strategico. Costruire il binario non garantisce che il mercato lo usi. Se l’emissione di titoli tokenizzati in euro resta marginale, o se banche e imprese continuano a preferire il denaro privato per rapidità e convenienza, Pontes potrebbe restare un’infrastruttura elegante e poco frequentata. La partita, in fondo, non è solo tecnica: è convincere il mercato che la moneta pubblica on-chain vale la candela.

Cosa aspettarsi e cosa significa per l’investitore italiano

Nei prossimi mesi il calendario è fitto. L’avvio iniziale di Pontes nel terzo trimestre 2026 sarà il primo banco di prova; seguiranno l’ampliamento delle funzioni, la roadmap di Appia e il negoziato parallelo sull’euro digitale al dettaglio. Chi vuole capire dove va la finanza europea farà bene a guardare i volumi realmente regolati su Pontes, più che i comunicati: sarà quello il termometro dell’adozione.

Per il singolo investitore l’effetto è indiretto ma tutt’altro che trascurabile. Non comprerà token su Pontes, ma il suo mondo cambia lo stesso: infrastrutture più solide riducono il rischio di regolamento che, nelle crisi, si trasmette all’intero sistema; e un euro capace di restare rilevante nella finanza on-chain è un argine alla dollarizzazione digitale che pesa sui portafogli europei attraverso il cambio. Con Bitcoin sotto la soglia dei 70.000 euro e l’Ethereum intorno ai 2.116 euro (dati CoinGecko al 6 settembre 2026), l’attenzione dei mercati resta sui prezzi e sui prossimi dati macro, a partire dal CPI americano dell’11 settembre e dalle mosse della Fed. Ma la vera trasformazione strutturale, quella che matura sotto la superficie, ha spesso l’aspetto poco spettacolare di un ponte tra registri e conti di banca centrale.

In un anno in cui le banche europee hanno imparato che non possono detenere Bitcoin per via del capitale, Pontes indica la direzione opposta e complementare: non possedere l’asset speculativo, ma governare l’infrastruttura del denaro. È lì, e non nel prezzo del prossimo token, che si gioca il ruolo dell’euro nel decennio che viene.

Domande frequenti

Che cos’è il progetto Pontes della BCE?

Pontes è la soluzione dell’Eurosistema che collega le piattaforme a registro distribuito (DLT) del mercato ai TARGET Services della BCE, così da regolare in moneta di banca centrale le transazioni finanziarie all’ingrosso tokenizzate. In pratica fornisce la gamba in contante sicura per la compravendita di titoli e obbligazioni che viaggiano on-chain.

Pontes è l’euro digitale?

No. L’euro digitale è moneta di banca centrale al dettaglio, pensata per i pagamenti dei cittadini e con limiti di detenzione. Pontes è un’infrastruttura all’ingrosso, riservata a banche e intermediari per regolare transazioni su titoli tokenizzati. Sono progetti distinti, anche se entrambi portano la moneta pubblica su binari digitali.

Quando entra in funzione Pontes?

La versione iniziale è prevista nel terzo trimestre del 2026, con operatività limitata; diverse cronache di settore indicano il 21 settembre 2026. Una versione evoluta, con operatività continua e regolamento definitivo sulla piattaforma dell’Eurosistema, è attesa intorno al 2028.

Che ruolo ha la Banca d’Italia in Pontes?

Centrale. Una delle tre soluzioni sperimentate dall’Eurosistema nel 2024, il TIPS Hash-Link, è stata sviluppata dalla Banca d’Italia e confluisce nel disegno di Pontes. È lo stesso meccanismo con cui in Italia sono già state regolate obbligazioni tokenizzate in moneta di banca centrale.

Cosa cambia per le banche e per chi investe in cripto?

Per le banche si apre un binario di regolamento sicuro e a basso assorbimento di capitale per gli asset tokenizzati, distinto dal divieto di fatto sul detenere Bitcoin. Per l’investitore l’effetto è indiretto ma profondo: infrastrutture più solide, meno rischio di regolamento e un euro che prova a restare rilevante nella finanza on-chain, contro l’avanzata delle stablecoin in dollari.

di Liam Brennan, HOGE Wire

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