h hoge.gg
Subscribe
BTC$67,432.18+2.34%ETH$3,521.44+1.08%SOL$178.62-0.62%BNB$612.30+0.41%XRP$0.6234-0.18%ADA$0.4521+3.12%DOGE$0.1623+1.86%AVAX$38.71-1.24%LINK$17.84+0.92%HOGE$0.00004120+4.21%
BTC$67,432.18+2.34%ETH$3,521.44+1.08%SOL$178.62-0.62%BNB$612.30+0.41%XRP$0.6234-0.18%ADA$0.4521+3.12%DOGE$0.1623+1.86%AVAX$38.71-1.24%LINK$17.84+0.92%HOGE$0.00004120+4.21%
● Regulation & Policy

Licenza CASP 2026: come si ottiene l’autorizzazione MiCA in Italia

Dal 1° luglio 2026 prestare servizi cripto nell'UE richiede la licenza CASP. Guida all'iter MiCA in Italia: servizi, capitale, tempi, costi e il ruolo di Consob.

Dal 1° luglio 2026 il mercato europeo delle cripto-attività ha una sola porta d’ingresso legale, e ha un nome tecnico: licenza CASP. Con la fine del periodo transitorio previsto dal Regolamento MiCA (Reg. UE 2023/1114), prestare servizi su cripto-attività ai clienti dell’Unione è riservato a chi ha ottenuto l’autorizzazione come Crypto-Asset Service Provider, oppure, se è un intermediario già vigilato, a chi ha inviato la notifica prevista dalla norma. In Italia i soggetti abilitati sono nove: otto CASP autorizzati da Consob con il parere di Banca d’Italia e una banca che ha notificato l’avvio dei servizi. In tutto lo Spazio economico europeo il registro pubblico tenuto dall’ESMA conta 338 operatori al 7 settembre 2026, secondo il CASP Tracker che sincronizza i dati dall’albo ufficiale.

Dietro quel numero c’è un percorso lungo, tecnico e costoso. Ottenere una licenza CASP non significa compilare un modulo: vuol dire dimostrare capitale, governance, presidi antiriciclaggio, resilienza informatica e separazione dei beni della clientela, e poi reggere una vigilanza che non finisce mai. Con Bitcoin che a inizio settembre 2026 viaggia poco sotto i 68.000 euro e il mercato tornato vivace, la domanda che si pongono exchange, broker e startup del settore è molto concreta: come si diventa CASP in Italia, quanto tempo serve, quanto costa e chi decide?

Questa guida ripercorre l’iter dell’autorizzazione MiCA passo per passo: i dieci servizi che si possono chiedere, le tre classi di capitale, la differenza fra autorizzazione e notifica, il ruolo di Consob e Banca d’Italia, l’orologio dell’articolo 63, i costi reali, il passaporto europeo e gli obblighi che scattano il giorno dopo il via libera.

Che cos’è un CASP e perché la licenza è obbligatoria

Un CASP, ossia un prestatore di servizi per le cripto-attività, è un’impresa autorizzata a svolgere in via professionale uno o più dei servizi elencati dal MiCA: dalla custodia allo scambio, dalla gestione di una piattaforma di negoziazione alla consulenza. È l’equivalente, nel mondo cripto, di ciò che una SIM o una banca d’investimento rappresentano nel mondo degli strumenti finanziari tradizionali. La differenza è di perimetro: il MiCA copre le cripto-attività a pronti e i relativi servizi, mentre i derivati su cripto (futures, perpetual, CFD) restano strumenti finanziari sotto la MiFID II, con la vigilanza di Consob. Chi vuole offrire un exchange spot, un wallet in custodia o un servizio di trading rientra nel MiCA; chi vuole quotare un perpetual finisce altrove.

Fino al 30 giugno 2026 gli operatori italiani hanno potuto lavorare in base al regime nazionale, cioè l’iscrizione al registro OAM degli operatori valutari virtuali. Quel regime è finito. Da luglio, prestare servizi cripto ai clienti dell’Unione senza titolo MiCA è abusivismo, con tutte le conseguenze del caso: ordine di cessazione, sanzioni pecuniarie, oscuramento dei siti che si rivolgono al pubblico italiano e, soprattutto, la perdita di ogni tutela per i clienti. I fondi affidati a un soggetto non autorizzato non godono delle protezioni MiCA sulla separazione patrimoniale né dei presidi di condotta.

È questa la ragione per cui alcune grandi piattaforme hanno ridisegnato la propria presenza europea invece di correre a chiedere la licenza, mentre altre hanno ottenuto l’autorizzazione in un singolo Stato e da lì servono l’intero continente. La chiusura del transitorio ha trasformato il MiCA da regola scritta a barriera operativa: chi è dentro il registro può lavorare ovunque nell’Unione, chi è fuori deve fermarsi. Il passaggio dalle regole all’applicazione lo abbiamo raccontato nel pezzo su come parte l’enforcement e Binance esce dall’UE; qui guardiamo il rovescio della medaglia, cioè come si entra nel registro.

I dieci servizi su cripto-attività e come si combinano

Il MiCA non concede una licenza generica: autorizza servizi specifici. L’articolo 3 elenca dieci servizi su cripto-attività e l’impresa richiede soltanto quelli che intende offrire. La licenza rilasciata riporta l’elenco puntuale; aggiungere un servizio in un secondo momento richiede un’estensione dell’autorizzazione, con una nuova istruttoria per quella parte. Questo disegno modulare ha un effetto pratico immediato: definisce quanto capitale serve, perché ogni servizio appartiene a una delle tre classi di rischio dell’Allegato IV.

Servizio su cripto-attivitàClasseCapitale minimo
Ricezione e trasmissione di ordini150.000 €
Esecuzione di ordini per conto dei clienti150.000 €
Collocamento di cripto-attività150.000 €
Consulenza sulle cripto-attività150.000 €
Gestione di portafogli di cripto-attività150.000 €
Trasferimento di cripto-attività per conto dei clienti150.000 €
Custodia e amministrazione per conto dei clienti2125.000 €
Scambio di cripto-attività contro fondi2125.000 €
Scambio di cripto-attività contro altre cripto-attività2125.000 €
Gestione di una piattaforma di negoziazione3150.000 €

La regola pratica è semplice: un CASP che offre più servizi deve detenere il capitale della classe più alta fra quelli che eroga. Un broker che si limita a ricevere e trasmettere ordini e a dare consulenza resta in Classe 1. Un exchange che aggiunge la custodia dei wallet e lo scambio euro-cripto sale in Classe 2. Chi gestisce una vera e propria piattaforma di negoziazione, il cuore di un exchange, entra in Classe 3. La custodia e la gestione di una piattaforma sono i due servizi che alzano l’asticella, perché concentrano il rischio operativo e il rischio sui beni della clientela. La custodia istituzionale, banche e MiCA è del resto uno dei segmenti su cui si concentra oggi l’interesse degli intermediari regolati.

Le tre classi di capitale e i fondi propri

Il capitale è il primo cancello. L’Allegato IV del MiCA fissa un capitale minimo permanente crescente per le tre classi di servizio: 50.000 euro per la Classe 1, 125.000 euro per la Classe 2 e 150.000 euro per la Classe 3. Ma quella soglia è solo il pavimento. L’articolo 67 impone che i fondi propri del CASP siano in ogni momento pari al maggiore fra il minimo di classe e un quarto delle spese fisse generali dell’anno precedente. In altre parole, più cresce la struttura di costi dell’impresa, più sale il capitale richiesto, indipendentemente dalla classe.

ClasseServizi inclusiCapitale minimo permanente
Classe 1Ricezione/trasmissione, esecuzione, collocamento, consulenza, gestione di portafogli, trasferimento50.000 €
Classe 2I servizi della Classe 1 più custodia/amministrazione e scambio (contro fondi o contro altre cripto)125.000 €
Classe 3I servizi delle Classi 1 e 2 più gestione di una piattaforma di negoziazione150.000 €

La qualità del capitale conta quanto la quantità. I fondi propri devono essere costituiti da elementi di massima qualità, gli stessi strumenti Common Equity Tier 1 richiamati dal Regolamento sui requisiti patrimoniali delle banche (Reg. UE 575/2013), al netto delle deduzioni previste. Il requisito sulle spese fisse va ricalcolato ogni anno sulla base dei dati di bilancio certificati e dopo ogni cambiamento sostanziale dell’attività, come chiarisce l’analisi dell’articolo 67. In alternativa, o in aggiunta, il regolamento consente in certi casi di coprire parte del requisito con una polizza assicurativa adeguata, opzione che riguarda soprattutto chi presta consulenza o gestione. Il messaggio per un aspirante CASP è chiaro: il capitale non è un deposito una tantum, è un vincolo permanente che accompagna la vita dell’impresa.

Autorizzazione o notifica: le due porte d’ingresso

Non tutti entrano nel mercato dalla stessa porta. Il MiCA prevede due percorsi distinti. Il primo è l’autorizzazione piena degli articoli 62 e 63, pensata per gli operatori specializzati: startup native cripto, exchange, custodi, broker che non erano già intermediari finanziari. Il secondo è la notifica dell’articolo 60, una corsia semplificata riservata a sei categorie di soggetti già vigilati che vogliono aggiungere servizi cripto alla loro attività: enti creditizi (banche), imprese di investimento, istituti di moneta elettronica, società di gestione (SGR e gestori di OICVM/FIA), depositari centrali di titoli e gestori di mercati.

La logica è di proporzionalità: una banca è già sottoposta a requisiti di capitale, governance e antiriciclaggio molto stringenti, quindi non deve rifare da zero l’intera istruttoria di autorizzazione. Le basta notificare all’autorità competente l’intenzione di prestare i servizi cripto, con le informazioni richieste, almeno 40 giorni lavorativi prima di partire. È esattamente il percorso seguito in Italia da Banca Sella, che ha notificato a Banca d’Italia l’avvio dei servizi su cripto-attività come intermediario già vigilato, aggiungendosi agli otto CASP autorizzati per formare i nove soggetti abilitati.

Attenzione però a non scambiare la notifica per una scorciatoia universale. Vale solo per chi è già dentro il perimetro finanziario regolato e solo per i servizi coerenti con la licenza principale. Una fintech che non sia già banca o impresa di investimento non può usarla: deve percorrere l’autorizzazione piena. E anche i notificanti restano soggetti agli obblighi di condotta, custodia e antiriciclaggio del MiCA per la parte cripto. La corsia dell’articolo 60 è più veloce, non più leggera nella sostanza.

Chi decide in Italia: Consob, Banca d’Italia e il doppio binario

L’Italia ha recepito il MiCA con il decreto legislativo 5 settembre 2024, n. 129, che disegna un modello a due autorità. Consob presiede la condotta di mercato, la trasparenza e la tutela degli investitori; Banca d’Italia presiede i profili prudenziali e la stabilità, oltre alle stablecoin (i token di moneta elettronica e collegati ad attività). Nel concreto dell’accesso al mercato, per i CASP specializzati la competenza è di Consob, che adotta il provvedimento di autorizzazione acquisendo il parere di Banca d’Italia. Le due autorità operano sulla base di un protocollo d’intesa per lo scambio di informazioni durante l’istruttoria.

La ripartizione delle notifiche segue la natura del notificante. Secondo la nota congiunta delle due autorità, Banca d’Italia riceve le notifiche di enti creditizi, istituti di moneta elettronica e società di gestione, autorizza gli istituti di moneta elettronica per i servizi non notificabili (sentita Consob) e gli istituti di pagamento per tutti i servizi cripto. Consob riceve invece le notifiche di imprese di investimento, depositari centrali e gestori di mercati regolamentati, e autorizza i CASP specializzati e le imprese di investimento non di Classe 1 (sentita Banca d’Italia). La mappa completa è pubblicata nella sezione CASP di Banca d’Italia e nell’area MiCAR di Consob.

Sul piano operativo, la domanda di autorizzazione come prestatore specializzato va trasmessa a Consob via posta elettronica certificata, all’indirizzo dedicato [email protected], seguendo le indicazioni operative pubblicate dall’autorità. Le notifiche degli intermediari già vigilati usano invece i moduli fissati dagli standard tecnici della Commissione. Al di là della burocrazia, le due autorità hanno voluto mettere in chiaro il senso della vigilanza: nel comunicato congiunto del 30 giugno 2026 Banca d’Italia e Consob hanno dichiarato che continueranno l’attività di vigilanza e informazione «al fine di assicurare un’applicazione uniforme del MiCAR e un adeguato livello di tutela degli investitori e del mercato», in coordinamento con l’ESMA.

Il dossier dell’articolo 62: cosa serve presentare

Il cuore dell’autorizzazione è il dossier. L’articolo 62 elenca le informazioni che la domanda deve contenere, tradotte poi in moduli standard dalle norme tecniche europee. Non è documentazione formale: è la prova che l’impresa sa fare quello che chiede di poter fare. La procedura di autorizzazione ricostruita da EY mostra bene la mole di allegati richiesti. In sintesi, un dossier completo comprende:

  • informazioni generali e un programma di attività che descriva i servizi offerti e il modello di business;
  • l’assetto di governance, l’organigramma e il sistema di controlli interni;
  • la prova dei fondi propri o, dove ammessa, della copertura assicurativa;
  • le politiche e le procedure antiriciclaggio e di contrasto al finanziamento del terrorismo;
  • l’onorabilità e la professionalità degli esponenti aziendali e l’identità dei titolari di partecipazioni qualificate;
  • la descrizione dei sistemi informatici, delle misure di sicurezza e della resilienza operativa richiesta dal regolamento DORA;
  • le modalità di custodia e di separazione dei beni della clientela;
  • le procedure di gestione dei reclami;
  • per chi gestisce una piattaforma, le regole di funzionamento e i presidi contro gli abusi di mercato;
  • la politica di esecuzione degli ordini, le regole per consulenza e gestione di portafogli e i protocolli per i servizi di trasferimento;
  • l’indicazione degli Stati in cui si intende operare in regime di libera prestazione (articolo 65).

La qualità di questo fascicolo determina quasi tutto il resto, a partire dai tempi. Un dossier lacunoso fa scattare richieste di integrazione che allungano l’istruttoria; un dossier solido riduce i giri di domande e risposte. Per questo la fase di preparazione, che precede l’invio, è quella che assorbe più risorse: mesi di lavoro fra legali, compliance e sistemi, molto prima che l’orologio dell’articolo 63 inizi a scorrere.

L’orologio dell’articolo 63: quanto dura l’istruttoria

Una volta inviata la domanda, il MiCA fissa termini precisi. L’articolo 63 prevede che l’autorità confermi la ricezione entro 5 giorni lavorativi, verifichi la completezza della domanda entro 25 giorni lavorativi e, una volta dichiarata completa, la valuti nel merito adottando la decisione di concessione o rifiuto entro 40 giorni lavorativi. La decisione va poi notificata al richiedente entro altri 5 giorni lavorativi. Se durante l’esame emergono lacune, l’autorità può chiedere informazioni integrative non oltre il ventesimo giorno lavorativo della valutazione, sospendendo l’orologio per un massimo di 20 giorni lavorativi in attesa della risposta.

FaseTermine (giorni lavorativi)
Conferma di ricezione della domandaentro 5
Verifica di completezzaentro 25 dalla ricezione
Valutazione nel merito e decisioneentro 40 dalla domanda completa
Notifica della decisione al richiedenteentro 5
Sospensione per richiesta di integrazionifino a 20

Sulla carta, dunque, dal momento in cui la domanda è completa alla decisione passano poche settimane. Nella realtà l’esperienza è ben diversa, perché l’orologio dei 40 giorni parte solo dalla completezza, e arrivare alla completezza è la parte difficile. Le stime di settore raccolte dalle società di consulenza indicano tempi reali che nel corso del 2025 e del 2026 sono andati da circa 4 mesi nelle giurisdizioni più veloci fino a 12 mesi in quelle più esigenti, a seconda della qualità del fascicolo, della sostanza dell’impresa e del carico di lavoro dell’autorità. Chi pianifica un ingresso nel mercato deve ragionare in trimestri, non in settimane.

Quanto costa davvero una licenza CASP

Il capitale minimo è la voce più visibile ma non la più pesante. Alle soglie dell’Allegato IV (da 50.000 a 150.000 euro di capitale vincolato) si sommano i costi di preparazione e di gestione, che spesso li superano di molto. Le stime di settore collocano la consulenza legale e di compliance necessaria a costruire il dossier fra 80.000 e 200.000 euro, a cui si aggiungono le spese per il software di controllo (dai sistemi antiriciclaggio al monitoraggio delle operazioni), le spese di setup e i costi ricorrenti annui, indicati tra 10.000 e 30.000 euro. Sommando tutto, per un operatore credibile di Classe 2 o 3 il primo anno può richiedere fra 300.000 e 900.000 euro complessivi.

C’è poi una voce specificamente italiana: il contributo di vigilanza dovuto a Consob. Con la delibera n. 23700 del 3 dicembre 2025 l’autorità ha introdotto una contribuzione a carico dei soggetti che presentano istanza di autorizzazione, commisurata alla complessità dell’istruttoria, e ha disciplinato il regime a regime. A partire dal 2026, come ricostruisce Diritto Bancario, il contributo dovuto dai CASP autorizzati viene determinato in funzione del numero di servizi autorizzati o notificati, con l’esclusione della gestione di piattaforme di negoziazione e dei depositari centrali. È un costo continuativo che si somma ai fondi propri e alle spese di compliance.

Il conto, insomma, non è alla portata di chiunque, ed è uno dei motivi per cui il mercato si sta consolidando attorno a operatori strutturati e a banche. Chi ha già infrastruttura, capitale e funzioni di controllo parte avvantaggiato; chi è piccolo deve trovare capitale paziente o accettare di operare come agente di un CASP autorizzato. Il costo di ingresso è, di fatto, una barriera che seleziona il mercato.

Il passaporto europeo: una licenza per trenta mercati

Se il costo è alto, il premio è altrettanto grande: una sola autorizzazione apre l’intero Spazio economico europeo. È il passaporto dell’articolo 65, il vero motore del mercato unico cripto. Un CASP autorizzato in uno Stato membro non deve chiedere una nuova licenza negli altri: notifica all’autorità di origine l’elenco degli Stati in cui vuole operare, i servizi che intende prestare, la data di avvio e le altre attività non coperte dal regolamento. L’autorità di origine trasmette le informazioni ai punti di contatto degli Stati ospitanti, all’ESMA e all’EBA entro 10 giorni lavorativi.

Il CASP può iniziare a operare negli Stati ospitanti dalla ricezione di quella comunicazione o, al più tardi, dal quindicesimo giorno di calendario successivo all’invio delle informazioni. Nessuna nuova istruttoria, nessuna seconda licenza: è questo che rende l’autorizzazione MiCA un asset così ambito e che ha innescato la corsa a scegliere la giurisdizione di partenza. Un operatore autorizzato a Parigi, a Francoforte o a Milano può servire clienti in tutti e trenta i mercati dell’area senza ripetere il percorso.

Qui, però, si apre il nodo che accompagna tutto il MiCA: l’autorizzazione viaggia in tutta l’Unione, ma la vigilanza resta nazionale. Chi ottiene la licenza in uno Stato porta con sé la qualità (o i limiti) di quella specifica autorità. È il tema della frammentazione della vigilanza e della spinta a centralizzare a livello ESMA il controllo sui grandi CASP transfrontalieri, che abbiamo analizzato a parte e che spiega perché la scelta della sede non sia un dettaglio formale.

La via dell’articolo 60 per banche e intermediari

La corsia della notifica sta ridisegnando la geografia del mercato. Guardando il registro europeo si nota subito una cosa: è pieno di banche. La Germania guida la classifica proprio perché decine di banche cooperative hanno usato l’articolo 60 per aggiungere l’esecuzione degli ordini e la custodia ai loro sportelli, appoggiandosi a infrastrutture comuni. Il meccanismo è quello descritto sopra: notifica all’autorità competente almeno 40 giorni lavorativi prima dell’avvio, con verifica di completezza entro 20 giorni lavorativi, secondo il testo dell’articolo 60 e le relative norme tecniche.

In Italia il caso di scuola è Banca Sella, primo intermediario vigilato a notificare i servizi cripto. Ma la via bancaria non passa solo dalla notifica CASP. Alcuni gruppi scelgono di offrire esposizione alle cripto senza toccarle direttamente, per esempio con certificati e prodotti strutturati: è la strada raccontata nel pezzo su UniCredit e i certificati su Bitcoin, che consente di vendere esposizione senza diventare custode. Altri guardano più in profondità, all’infrastruttura di regolamento e alla moneta di banca centrale on-chain, come nel progetto Pontes per le banche.

Il risultato è un registro sempre più a trazione bancaria, dove l’operatore cripto puro convive con banche, istituti di moneta elettronica e imprese di investimento che entrano dalla porta della notifica. Per il cliente finale è una buona notizia in termini di solidità delle controparti; per la startup nativa cripto è la conferma che il campo di gioco pende verso chi ha già una licenza finanziaria in tasca.

Dopo il via libera: la licenza è solo l’inizio

Ottenere l’autorizzazione non chiude il percorso: lo apre. Dal giorno del via libera il CASP entra nella fase più lunga, quella della vigilanza continua e della compliance operativa. I fondi propri vanno mantenuti e ricalcolati ogni anno sulle spese fisse; la resilienza informatica deve rispettare il regolamento DORA, con test, gestione degli incidenti e controllo dei fornitori tecnologici critici; gli obblighi antiriciclaggio si intrecciano con la Travel Rule sui trasferimenti; i beni della clientela vanno tenuti separati e protetti secondo l’articolo 70; e restano gli obblighi di condotta, informativa e prevenzione degli abusi di mercato del Titolo VI.

È il passaggio che abbiamo dedicato a un pezzo intero, perché è qui che molti operatori scoprono il vero costo del MiCA: la licenza è solo l’inizio, ora tocca alla vigilanza. La presidente uscente dell’ESMA, Verena Ross, ha riassunto il principio che regge tutto l’impianto: «The MiCA rulebook will only protect investors if it is effectively applied», il regolamento tutela gli investitori solo se viene applicato in modo efficace. L’autorizzazione, in altre parole, misura un punto di partenza, non un traguardo permanente.

Per l’impresa questo significa mettere a bilancio un presidio di compliance stabile, non un progetto una tantum: personale dedicato, aggiornamento delle procedure, reportistica periodica verso Consob e Banca d’Italia, gestione delle ispezioni. Il CASP che tratta la licenza come un timbro da appendere al muro è il primo candidato a un provvedimento sanzionatorio; quello che la tratta come un sistema vivente costruisce un vantaggio competitivo difficile da replicare.

Perché in Italia solo nove: il nodo della proporzionalità

Nove soggetti abilitati in Italia contro 81 in Germania e 35 in Francia: il divario salta agli occhi e chiede una spiegazione. Non dipende dalla dimensione dell’economia, ma da tre fattori intrecciati: la struttura del mercato locale (in Germania la rete delle banche cooperative ha moltiplicato le notifiche), la scelta di alcune giurisdizioni di attrarre operatori con procedure più rapide, e un approccio italiano storicamente prudente. Il registro europeo, al 7 settembre 2026, si distribuiva così.

PaeseCASP nel registro ESMA
Germania81
Francia35
Paesi Bassi29
Cipro25
Malta22
Spagna15
Lussemburgo13
Irlanda12
Italia9

Il divario alimenta due timori opposti. Il primo è la corsa al ribasso: se un’autorità autorizza in fretta, attira operatori a scapito della qualità dei controlli. Non è un’ipotesi teorica. Nella sua peer review sull’autorizzazione concessa dalla maltese MFSA, pubblicata il 10 luglio 2025, l’ESMA ha riconosciuto buone risorse ma ha rilevato che «some material issues were not fully resolved» al momento del rilascio dell’autorizzazione e che alcune aree di rischio non erano state valutate adeguatamente. È il rischio del forum shopping applicato alle cripto.

Il secondo timore è opposto: che le regole siano troppo pesanti per le imprese piccole. Ondřej Kovařík, europarlamentare e fra i negoziatori del MiCA, ha invocato più proporzionalità, sostenendo che non si dovrebbe «treat in the same way» un exchange globale quotato negli Stati Uniti e «a small startup company running a crypto business», come riportato da BeInCrypto. Nel mezzo sta l’Italia, con un numero contenuto di operatori ma un approccio che privilegia la solidità: pochi, ma dentro un perimetro presidiato da due autorità.

Come verificare se un operatore è autorizzato

Per il risparmiatore, tutta questa architettura si traduce in un gesto pratico: controllare se chi offre un servizio è davvero abilitato. Il primo strumento è il registro pubblico dei CASP tenuto dall’ESMA, che elenca tutti gli operatori autorizzati nell’Unione e i relativi servizi. In parallelo, Consob e Banca d’Italia pubblicano gli elenchi dei soggetti abilitati in Italia, e dashboard indipendenti come il CASP Tracker permettono di incrociare i dati per Paese. Se il nome non compare, il campanello d’allarme deve suonare.

C’è poi un’insidia specifica, la reverse solicitation. Un operatore extra-UE può servire un cliente europeo solo se è stato quest’ultimo a cercarlo di propria iniziativa, e non può fare marketing o promozione verso il pubblico dell’Unione. Gli orientamenti dell’ESMA su questo punto sono restrittivi: praticamente ogni forma di sollecitazione conta come marketing, i disclaimer non bastano a ribaltare i fatti e dopo la prima operazione spontanea non si può continuare a proporre nuovi servizi. Tradotto: se un exchange non autorizzato vi contatta, vi manda una pubblicità o vi promette rendimenti, siete fuori dalle tutele MiCA.

Vale la pena ricordare cosa si perde restando fuori dal perimetro: la separazione dei beni della clientela, l’obbligo di condotta corretta, i presidi contro gli abusi, la possibilità di reclamo e di ricorso alle autorità. La licenza CASP non è una garanzia di rendimento né un bollino di infallibilità; è la condizione minima perché, in caso di problemi, esista un’autorità competente e un insieme di regole a cui appellarsi. Come hanno ribadito Consob e Banca d’Italia, l’obiettivo dichiarato resta «un adeguato livello di tutela degli investitori e del mercato».

Domande frequenti

Quanto costa ottenere una licenza CASP in Italia?

Il capitale minimo permanente va da 50.000 euro (Classe 1) a 150.000 euro (Classe 3) e resta vincolato. A questo si aggiungono la consulenza legale e la compliance, che le stime di settore collocano fra 80.000 e 200.000 euro, il software di controllo, il contributo di vigilanza dovuto a Consob e i costi ricorrenti. Per un operatore di Classe 2 o 3 il primo anno può richiedere fra 300.000 e 900.000 euro complessivi.

Quanto tempo serve per l’autorizzazione MiCA come CASP?

L’articolo 63 del MiCA fissa 5 giorni lavorativi per la conferma di ricezione, 25 per la verifica di completezza e 40 per la valutazione nel merito, con una sospensione fino a 20 giorni lavorativi in caso di richiesta di integrazioni. Nella pratica europea l’iter richiede fra 4 e 12 mesi, a seconda della qualità del dossier e dell’autorità.

Che differenza c’è fra un CASP autorizzato e un intermediario che notifica?

Una startup o un operatore specializzato deve chiedere l’autorizzazione piena a Consob ai sensi degli articoli 62 e 63. Gli intermediari già vigilati (banche, imprese di investimento, istituti di moneta elettronica, SGR, depositari centrali e gestori di mercati) possono invece usare la notifica dell’articolo 60, inviata almeno 40 giorni lavorativi prima di avviare i servizi.

Una licenza CASP italiana vale in tutta l’Unione europea?

Sì. Grazie al passaporto dell’articolo 65, l’autorizzazione ottenuta in uno Stato membro consente di operare negli altri mercati dello Spazio economico europeo. Il CASP notifica l’autorità di origine, che informa le autorità ospitanti entro 10 giorni lavorativi, e può partire al più tardi dal quindicesimo giorno di calendario.

Come faccio a sapere se un exchange è autorizzato MiCA?

Si può consultare il registro pubblico dei CASP tenuto dall’ESMA e gli elenchi di Consob e Banca d’Italia. Attenzione alla reverse solicitation: un operatore extra-UE non può fare marketing verso i clienti europei, e chi si affida a soggetti non autorizzati perde le tutele previste dal MiCA.

Anneke de Vries segue la regolamentazione europea delle cripto-attività per HOGE Wire, con un focus su MiCA, vigilanza e mercati digitali.

Share 𝕏 Post Telegram