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● AI x Crypto

Render nel 2026: la rete GPU che si crea la domanda da sola

Render nel 2026 è la rete GPU più usata di sempre, ma con un token quasi il 90% sotto i massimi. La scommessa di OTOY: costruirsi la domanda con Octane, OTOY Studio e Dispersed.

Render viene quasi sempre archiviato nella stessa casella: rete decentralizzata di GPU, un cugino di Akash e io.net, un modo per affittare potenza di calcolo senza passare da Amazon Web Services o Google Cloud. È una descrizione corretta, ma nel 2026 racconta solo metà della storia. L’altra metà è che OTOY, la società che sta dietro alla rete, non si limita più a mettere in contatto chi possiede GPU inutilizzate con chi ne ha bisogno: sta costruendo l’intera filiera del calcolo creativo assistito dall’intelligenza artificiale, dal motore di rendering al software per gli artisti fino ai modelli generativi, e ha cablato il token RENDER come unità di conto lungo tutta la catena.

Il paradosso è servito. Sul piano dell’uso, il 2026 è l’anno migliore nella storia della rete: nel secondo trimestre Render ha registrato per la prima volta dal 2018 una offerta di GPU negativa, cioè la domanda di calcolo ha superato ogni nodo che la rete potesse mettere in campo, secondo i dati riportati da Crypto Briefing. Sul piano del prezzo, però, il token vale circa 1,19 euro, con una capitalizzazione intorno ai 616 milioni di euro e una quotazione ancora inferiore di oltre il 90% rispetto al massimo storico di 12,42 euro toccato nella primavera del 2024, stando ai dati di CoinGecko.

Questa guida parte da qui: perché una rete così satura ha un token così depresso, e perché la risposta di OTOY, cioè prendere il controllo non solo dell’offerta di calcolo ma anche della domanda, è insieme la scommessa più ambiziosa e più fragile del settore. Nella settimana in cui i mercati guardano al voto sul CLARITY Act negli Stati Uniti e alla riunione della Federal Reserve, distinguere il segnale dal rumore su un asset come RENDER richiede di capire prima come funziona la macchina che ci sta sotto.

Che cos’è Render, dietro lo slogan della GPU decentralizzata

Render nasce da un problema molto concreto degli studi di grafica. Renderizzare una scena 3D complessa, un fotogramma di un film di animazione o una sequenza di effetti visivi, richiede enormi quantità di calcolo parallelo su schede grafiche. Uno studio piccolo non può permettersi una render farm da centinaia di GPU, e affittarla dai grandi cloud è costoso e macchinoso. Nel frattempo, in tutto il mondo, milioni di schede grafiche restano accese e inutilizzate per gran parte della giornata.

OTOY, fondata nel 2008 da Jules Urbach, aveva già il pezzo software chiave: OctaneRender, un motore di rendering GPU basato sul path tracing, arrivato sul mercato nei primi anni Dieci e integrato in strumenti come Cinema 4D, Blender e Unreal Engine. Nel 2017 Urbach ha presentato Render Network come il ponte tra quel software e la capacità inutilizzata: un marketplace che mette in contatto chi ha bisogno di renderizzare (gli artisti) con chi ha GPU da noleggiare (gli operatori dei nodi), regolando i pagamenti in token. Nel 2023 il progetto ha guadagnato una struttura più autonoma con la nascita della Render Foundation, scorporata da OTOY e con sede alle Cayman, incaricata di gestire tesoreria, emissioni e governance.

La ragione per cui questo modello funziona è tecnica. Il rendering è un carico di lavoro cosiddetto imbarazzantemente parallelo: ogni fotogramma, e spesso ogni porzione di fotogramma, può essere calcolato in modo indipendente, senza bisogno che migliaia di schede comunichino tra loro in tempo reale come accade nell’addestramento di un grande modello linguistico. Questo rende il rendering il candidato ideale per una griglia distribuita di GPU sparse in migliaia di posti diversi, ed è la stessa proprietà che, come vedremo, oggi spinge Render verso l’inferenza AI.

Come gira un lavoro sulla rete: nodi, tier e Proof-of-Render

Dal punto di vista dell’utente, il flusso è semplice. Un artista carica la scena, sceglie parametri come risoluzione e numero di fotogrammi, e riceve un preventivo espresso in valuta tradizionale. Sul retro, la rete spezza il lavoro e lo distribuisce ai nodi disponibili, cioè agli operatori che hanno messo le loro GPU a disposizione. Quando i risultati tornano indietro, vengono validati e consegnati, e solo a quel punto il pagamento viene regolato e le ricompense assegnate.

Gli operatori non sono tutti uguali. Render organizza i nodi in fasce di reputazione (i tier): chi ha una storia di lavori completati correttamente e hardware più performante accede a job più remunerativi e prioritari. È un meccanismo che serve a un problema serio delle reti decentralizzate, cioè fidarsi di macchine anonime: la reputazione costruita nel tempo è la garanzia che il lavoro affidato tornerà indietro fatto bene.

Il tassello che tiene insieme tutto è il Proof-of-Render, la procedura con cui la rete verifica che un fotogramma sia stato effettivamente calcolato e calcolato in modo corretto, prima di pagare il nodo. Nato come controllo di qualità, negli ultimi anni il Proof-of-Render è stato esteso a un ruolo più ambizioso, quello di registro di provenienza per i contenuti generati o assistiti dall’AI, un tema su cui torneremo perché è centrale nella strategia di OTOY.

Da RNDR a RENDER: la migrazione su Solana

Chi segue il progetto da anni ricorderà il ticker originale, RNDR, un token ERC-20 su Ethereum. Nel corso della fase 2023-2024 la community ha approvato la migrazione verso Solana, dove il token vive ora come RENDER (standard SPL), con uno scambio uno a uno. La ragione è pratica: le commissioni e i tempi di regolamento su Solana sono molto più bassi, un vantaggio non da poco per una rete che deve regolare tanti micro-pagamenti tra job e nodi.

La transizione è quasi completa: la grande maggioranza dell’offerta è passata al nuovo standard, mentre resta una coda di token legacy in portafogli inattivi. Un dettaglio storico da tenere presente: la versione del token sulla rete Polygon è stata dismessa il 18 luglio 2025, a seguito di un accesso non autorizzato a un contratto su Polygon, come annota la stessa scheda di CoinGecko. Non ha intaccato la rete principale né i fondi su Ethereum o Solana, ma è il tipo di episodio che vale la pena conoscere prima di comprare.

Sul fronte dei numeri, oggi circolano circa 518,8 milioni di RENDER su un’offerta totale di circa 533,5 milioni e un tetto massimo di circa 644,2 milioni. Quel divario tra offerta attuale e tetto massimo, oltre cento milioni di token ancora da coniare, non è un dettaglio contabile: è il carburante delle emissioni future, e ci torneremo quando parleremo del prezzo.

Burn and Mint Equilibrium: come il token cattura il lavoro

Il cuore economico di Render è un meccanismo chiamato Burn and Mint Equilibrium (BME), descritto in dettaglio nella documentazione ufficiale della rete. L’idea è separare l’esperienza dell’utente dalla volatilità del token. I lavori sono quotati in dollari, così un artista sa quanto spenderà a prescindere da quanto oscilli RENDER quel giorno. Al momento del pagamento, l’utente acquista la quantità di RENDER corrispondente a quel valore in dollari, e quei token vengono bruciati (distrutti) al completamento del lavoro, meno una piccola commissione di rete.

Dall’altro lato, gli operatori dei nodi non vengono pagati con i token bruciati, ma con RENDER di nuova emissione, coniati secondo un calendario decrescente. È il classico schema brucia-e-conia: la domanda di calcolo distrugge token, l’incentivo agli operatori ne crea di nuovi, e l’equilibrio tra i due flussi determina se l’offerta netta cresce o si contrae. Nel primo anno il calendario prevedeva l’emissione di circa 9,13 milioni di RENDER, scesi a circa 5,9 milioni nel secondo anno, con una traiettoria in ulteriore calo negli anni successivi.

FaseCosa succedeEffetto sul token
1. Prezzo del lavoroIl job viene quotato in dollari (esperienza stabile per l’utente)Nessuno diretto
2. PagamentoL’utente acquista RENDER pari al valore del lavoroDomanda di acquisto
3. CompletamentoI token pagati vengono bruciati, meno una piccola commissione di reteOfferta ridotta (burn)
4. Ricompensa nodiAgli operatori vanno RENDER di nuova emissione, su calendario decrescenteOfferta aumentata (mint)
Il ciclo Burn and Mint Equilibrium in quattro passi. Fonte: documentazione Render Network.

Qui sta una sottigliezza che pochi notano e che spiega buona parte del comportamento del prezzo: siccome i lavori sono quotati in dollari, quando RENDER vale meno servono più token per pagare lo stesso lavoro, e quindi se ne bruciano di più. Un prezzo basso non riduce l’attività, ne aumenta anzi il burn in termini di quantità di token, ma abbassa il valore economico catturato per ogni token. È un punto che manda in cortocircuito l’intuizione di chi si aspetta che più burn significhi meccanicamente prezzo più alto.

Il 2026 della penuria: quando la domanda supera l’offerta

La notizia che ha ridefinito la percezione della rete è arrivata a metà 2026. Per la prima volta dal 2018, Render ha vissuto un evento di offerta di GPU negativa nel secondo trimestre: la domanda di calcolo ha superato tutti i nodi disponibili. Non è un modo di dire, è un problema logistico concreto. Nei sei mesi precedenti la rete aveva integrato circa 60.000 nuove GPU in 180 paesi, e nonostante questo, secondo Crypto Briefing, ogni scheda risultava pienamente utilizzata quasi dal momento dell’ingresso.

Il motore di questa fame di calcolo è il passaggio dall’uso classico, il rendering 3D, a un uso nuovo, l’intelligenza artificiale. I carichi di lavoro AI sono passati da meno del 10% dell’attività di rete nel 2024 al 35-40% nel 2026. E siccome i lavori bruciano token, questa crescita ha lasciato una traccia netta nei dati on-chain: i burn sono aumentati del 279% su base annua, un indicatore diretto di quanto calcolo viene effettivamente comprato sulla piattaforma.

Metrica di rete (2026)Valore
Nodi GPU attivicirca 5.600
GPU aggiunte in sei mesicirca 60.000, in 180 paesi
Quota dei lavori AI35-40% (da meno del 10% nel 2024)
Crescita dei burn di token+279% su base annua
Fotogrammi renderizzati (cumulati)oltre 68 milioni
Offerta di GPU nel Q2 2026negativa (prima volta dal 2018)
Fonti: Crypto Briefing, dati di rete Render 2026.

Buona parte delle nuove GPU è arrivata grazie all’integrazione con Salad Technologies, una rete nata come app per monetizzare le schede grafiche inutilizzate dei videogiocatori, poi convertita al calcolo AI. Portare la sua flotta dentro Render significa attingere a un bacino enorme di hardware consumer, esattamente il tipo di offerta capillare e distribuita che serve per l’inferenza.

Dispersed: dal rendering all’inferenza AI

Il veicolo con cui Render ha formalizzato la svolta AI si chiama Dispersed, presentato a dicembre 2025 al Solana Breakpoint. È la piattaforma della rete dedicata al calcolo AI, distinta dal rendering 3D classico, ed è pensata soprattutto per l’inferenza, cioè l’esecuzione di modelli già addestrati (generare un’immagine, un video, una risposta) più che per l’addestramento da zero.

La scelta non è casuale. L’addestramento dei modelli di frontiera richiede cluster giganteschi e sincronizzati, con interconnessioni ad altissima velocità: è un lavoro da grandi data center, non da griglia distribuita. L’inferenza, al contrario, è frammentabile e tollerante alla latenza, esattamente come il rendering. È il terreno dove una rete decentralizzata ha un vantaggio strutturale, non solo di prezzo. Secondo Messari, circa il 95% dei pagamenti su Dispersed viene bruciato, una quota di burn ancora più alta rispetto al rendering tradizionale.

Spostarsi sull’inferenza apre però una domanda che vale per tutto il settore: come si verifica che un calcolo AI, eseguito su hardware anonimo, sia stato fatto davvero e fatto bene? È la questione della fiducia nel calcolo, e c’è chi la affronta con le prove crittografiche, un tema che abbiamo raccontato parlando di zk-ML e AI verificabile. Render, per ora, si affida al suo Proof-of-Render e al sistema di reputazione dei nodi, una scelta più pragmatica ma anche meno rigorosa dal punto di vista della garanzia matematica.

La vera scommessa: costruire la domanda, non solo l’offerta

Arriviamo al punto che distingue Render dagli altri progetti DePIN e che è la ragione di questa guida. Quasi tutte le reti decentralizzate di GPU controllano un solo lato del mercato: l’offerta. Aggregano hardware inutilizzato e lo rivendono a chi lo cerca, ma la domanda arriva dall’esterno, da sviluppatori e aziende che potrebbero altrettanto facilmente rivolgersi a un concorrente. OTOY sta provando a fare qualcosa di diverso: costruirsi anche la domanda.

Il primo tassello è il motore. OctaneRender 2026 ha introdotto tecnologie di punta come i Gaussian Splat rilluminabili pronti per la produzione, lo streaming in tempo reale di geometrie enormi e una neural radiance cache che riduce il rumore fin dal primo fotogramma. La versione successiva alza ancora l’asticella: OctaneRender 2027.1, uscito in alpha pubblica, aggiunge una modalità di rendering neurale che promette immagini quasi prive di rumore in tempo reale, un aggiornamento del sistema AI Light e l’export in formato USD, e punta a renderizzare le scene direttamente come oggetti neurali e Gaussian splat senza passaggi intermedi, come riporta CG Channel.

Il secondo tassello è il software per gli artisti. OTOY Studio, distribuito con OctaneStudio+ 2026, non è più solo un renderer: è un hub creativo che integra oltre 700 strumenti e servizi, inclusi modelli di terze parti come Topaz Labs, Google DeepMind, Higgsfield, Kling, Runway, LTX e Luma Labs, secondo la copertura di 80 Level. E, dettaglio cruciale, RENDER è stato reso una forma di pagamento all’interno della suite per accedere a decine di questi modelli AI.

Messi in fila, i pezzi disegnano una filiera verticale. Un creativo apre OTOY Studio, usa Octane per il rendering neurale, richiama un modello generativo pagandolo in RENDER, e se serve altra potenza il lavoro finisce sulla rete o su Dispersed, dove altri RENDER vengono bruciati. Il token non regola più solo l’offerta (il pagamento ai nodi), ma anche la domanda (il consumo di software e modelli). È la differenza tra gestire un parcheggio e possedere anche le auto: OTOY non aspetta che la domanda arrivi, se la fabbrica.

Livello della filieraCosa faCome entra RENDER
OctaneRender (motore)Rendering GPU, ora in modalità neuraleLavori regolati sulla rete, licenze e crediti
OTOY Studio (software)Suite con oltre 700 strumenti e modelli AIPagamento in RENDER per decine di modelli
Render Network (marketplace)Smista i lavori agli operatori dei nodiBME: token bruciati per ogni job completato
Dispersed (piattaforma AI)Inferenza e calcolo AI distribuitoCirca il 95% dei pagamenti bruciato
Proof-of-Render (verifica)Valida risultati e provenienza dei contenutiInfrastruttura di fiducia della rete
La filiera verticale di OTOY intorno al token RENDER.

Provenienza e diritti degli artisti: il Proof-of-Render come registro

C’è un motivo strategico dietro l’insistenza di OTOY sulla provenienza. In un mondo in cui i modelli generativi producono immagini e video indistinguibili dal reale, sapere chi ha creato cosa, con quali strumenti e a partire da quali diritti diventa un valore economico. Render prova a trasformare il suo Proof-of-Render, nato come controllo di qualità del rendering, in un sistema che certifica la catena creativa: chi ha renderizzato, quando, con quali asset.

La visione è stata esposta con chiarezza nel marzo 2024, quando OTOY ha annunciato una collaborazione con Stability AI ed Endeavor su modelli AI, diritti di proprietà intellettuale e provenienza. Jules Urbach, fondatore e CEO di OTOY, l’ha descritta come una tappa che «shape the future of transparent, artist driven AI workflows and tools, powered at scale by decentralized computing», sottolineando l’obiettivo di permettere a creatori ed editori di sfruttare il proprio lavoro e la propria IP attraverso addestramento, inferenza e rendering. Vale la pena datare bene questa dichiarazione al 2024, dato che il panorama dell’AI è cambiato molto da allora.

Sullo stesso annuncio, Ariel Emanuel, CEO di Endeavor, aveva inquadrato la posta in gioco affermando che «AI is profoundly changing the media and entertainment landscape, on par with the Internet and the advent of television», definendo la partnership un passo importante per aiutare artisti e titolari di diritti a controllare e gestire il proprio lavoro nell’era dell’AI. Che questa infrastruttura di provenienza diventi davvero uno standard resta tutto da dimostrare, ma spiega perché OTOY leghi così strettamente rendering, modelli generativi e verifica: se gli artisti si fidano della filiera, ci lavorano dentro, e ogni lavoro passa dal token.

Chi decide: RNP, Foundation e il voto su Nation

Le regole della rete, comprese le leve economiche come le emissioni, non le cambia unilateralmente OTOY. Il processo passa dalle Render Network Proposal (RNP), le proposte pubblicate e discusse sul repository GitHub del progetto, votate poi dai possessori di token. La Render Foundation coordina il processo e l’implementazione, mentre il voto vero e proprio si è spostato dalla vecchia piattaforma Snapshot alla piattaforma Nation, compatibile con i wallet dell’ecosistema Solana.

Diverse RNP hanno plasmato la rete che vediamo oggi. Il calendario delle emissioni è stato fissato per fasi (la RNP-006 per il primo periodo, la RNP-022 per la terza annualità), il supporto alle GPU enterprise è arrivato con la RNP-021, che ha ammesso schede professionali come le NVIDIA H100 e H200 e le AMD Instinct, e l’integrazione con Salad che ha portato le decine di migliaia di GPU consumer è passata dalla RNP-023. In pratica il BME non è un meccanismo scolpito nella pietra, ma un cruscotto i cui parametri la governance può ritarare, per esempio spostando il punto di equilibrio tra token bruciati e token coniati. Chi vuole approfondire come funziona questo cruscotto trova su HOGE Wire una guida dedicata alla governance della rete.

Il paradosso del token: rete piena, prezzo a terra

Torniamo alla domanda di partenza. Se l’uso è ai massimi storici, perché il token è quasi il 90% sotto il picco del 2024? Le ragioni sono almeno quattro, e nessuna riguarda un presunto fallimento della tecnologia.

La prima è la base di partenza. Il massimo del 2024 è stato in buona parte una bolla, gonfiata dall’entusiasmo per il tema AI applicato alle crypto. Confrontare qualsiasi prezzo attuale con quel picco distorce la prospettiva. La seconda è quella già vista: siccome i lavori sono quotati in dollari, un prezzo più basso fa bruciare più token ma cattura meno valore per token, indebolendo il legame lineare tra attività e prezzo che molti danno per scontato. La terza è la scala assoluta: per quanto i burn siano cresciuti del 279%, restano piccoli rispetto ai 518 milioni di token circolanti e alle emissioni ancora in corso, con oltre cento milioni di RENDER da coniare prima di toccare il tetto massimo di offerta, un fattore di diluizione futura.

La quarta è il sentiment. Gli analisti di Coinpedia hanno sintetizzato la situazione osservando che, nonostante i fondamentali in miglioramento e i continui aggiornamenti di OTOY, al token manca ancora un catalizzatore in grado di innescare un movimento deciso. RENDER, in altre parole, si comporta come un asset ad alto beta legato al tema AI: nei giorni macro tende ad accendersi la correlazione tra azioni e crypto, e un token del genere si muove più al ritmo dei tassi e dell’appetito per il rischio che al ritmo dei propri burn.

Questo non significa che manchi l’interesse istituzionale. A inizio 2026 RENDER pesava circa il 15% del paniere del Grayscale Decentralized AI Fund, terza posizione dopo Bittensor (TAO) e NEAR, anche se le quote vengono ribilanciate periodicamente. È il segnale che, nella tesi di investimento sull’intersezione tra AI e crypto, Render resta uno dei nomi che i gestori considerano imprescindibili.

RENDER, i numeri (13 settembre 2026)Valore
Prezzo1,19 euro
Capitalizzazionecirca 616 milioni di euro
Volume 24 orecirca 24,3 milioni di euro
Offerta circolantecirca 518,8 milioni di RENDER
Offerta totale / massimacirca 533,5 / 644,2 milioni
Posizione per capitalizzazionenumero 89
Massimo storico12,42 euro (circa -90%)
Fonte: CoinGecko, dati in euro al 13 settembre 2026 (valori soggetti a oscillazioni).

Render, Akash e io.net: il confronto DePIN

Render viene spesso citato insieme ad Akash e io.net come se fossero intercambiabili. Lo sono solo in superficie. Render è, di gran lunga, il più grande dei tre per capitalizzazione, ed è l’unico costruito attorno a un caso d’uso specifico e a un software proprietario (il rendering creativo), da cui poi si è allargato all’AI. Akash è invece un mercato di calcolo generico che funziona ad asta inversa, dove chi cerca capacità pubblica un ordine e i fornitori competono al ribasso, e gira su una propria blockchain derivata da Cosmos, come abbiamo raccontato nel ritratto del suo marketplace di GPU. io.net, infine, aggrega GPU soprattutto in ottica di machine learning, con l’ambizione di orchestrare cluster per l’addestramento.

ProgettoTokenPrezzoCapitalizzazioneFocus
RenderRENDER1,19 eurocirca 616 mln euroRendering e AI creativa, filiera integrata
AkashAKT0,46 eurocirca 137 mln euroCalcolo generico, asta inversa, chain propria
io.netIO0,11 eurocirca 44 mln euroAggregazione GPU per machine learning
Fonte: CoinGecko, dati in euro al 13 settembre 2026.

La differenza sostanziale è quella già vista: Akash e io.net sono soprattutto marketplace, mentre Render sta costruendo attorno a sé un intero ecosistema software che genera domanda. È una strategia più difendibile se funziona (perché lega i clienti a strumenti che usano ogni giorno), ma anche più esposta se l’esecuzione zoppica, perché OTOY deve competere sia contro gli altri DePIN sia contro i colossi del software creativo tradizionale.

RENDER per un risparmiatore italiano: MiCA, Consob e fisco

Dal punto di vista regolamentare, RENDER è un token di utilità: dà accesso a un servizio (il calcolo) e non è né un token di moneta elettronica (EMT) né un token collegato ad attività (ART). Questo lo colloca ai margini del cuore del regolamento europeo MiCA, che disciplina soprattutto stablecoin ed emittenti, mentre le regole che contano per chi lo compra si applicano al livello degli intermediari: exchange, custodi e piattaforme. In Italia il quadro fa capo a Consob per la condotta di mercato e la tutela degli investitori e alla Banca d’Italia per gli aspetti prudenziali, in base al D.lgs. 129/2024. Il periodo transitorio MiCA si è chiuso il 1 luglio 2026, con nove soggetti abilitati in Italia; grazie al passaporto unico, però, anche i CASP autorizzati in altri paesi dell’Unione possono servire i clienti italiani.

Sul fronte fiscale, il 2026 ha portato una stretta. Le plusvalenze in cripto per le persone fisiche sono tassate con un’imposta sostitutiva salita al 33% dal 1 gennaio 2026 (era il 26%), mentre la vecchia franchigia di 2.000 euro è stata abolita: si paga dal primo euro di guadagno. Fa eccezione solo il 26% mantenuto per gli EMT in euro conformi a MiCA. La tassazione scatta al realizzo, quindi quando si vende contro euro, si paga in beni o servizi, o si converte in un asset con caratteristiche diverse; le plusvalenze vanno nel quadro RT e il monitoraggio nel quadro RW (o quadro W nei modelli più recenti), con il costo calcolato in genere a LIFO. Dal 2026 è inoltre operativa la direttiva DAC8, che dal 2027 farà comunicare all’Agenzia delle Entrate i dati dei clienti da parte degli exchange europei. Chi tiene RENDER farebbe bene a rileggere le regole prima della scadenza dichiarativa di fine settembre.

C’è una sfumatura specifica di Render che vale la pena segnalare, anche se il Fisco non l’ha ancora chiarita: pagare direttamente un servizio di calcolo in RENDER, per esempio un modello dentro OTOY Studio, potrebbe configurare insieme una cessione del token (potenzialmente tassabile come plusvalenza) e un acquisto di servizio. È esattamente il tipo di operazione che la filiera verticale di OTOY rende comune, e che il quadro fiscale italiano tratta ancora come zona grigia. Per confronto, negli Stati Uniti il dibattito è a monte, sulla natura stessa di questi asset, ed è il nodo che il CLARITY Act prova a sciogliere ridisegnando il confine tra le competenze di SEC e CFTC.

I rischi da mettere in conto

La tesi della filiera verticale è affascinante, ma porta con sé rischi precisi che un investitore dovrebbe pesare a mente fredda.

  • Dipendenza da OTOY e da Urbach. Gran parte del valore della rete poggia sul software proprietario di una singola azienda e sulla visione di un singolo fondatore. È un rischio da persona chiave e da centralizzazione che nessuna decentralizzazione della griglia GPU elimina davvero.
  • Diluizione. Con oltre cento milioni di token ancora da emettere prima del tetto massimo, le ricompense agli operatori continueranno ad aggiungere offerta, che il burn deve più che compensare per far salire il prezzo.
  • Concorrenza su due fronti. Render compete contro gli altri DePIN sul prezzo del calcolo e contro i grandi del software creativo e dei cloud sulla domanda. Se, finita l’attuale penuria, l’hardware tornasse abbondante, il potere di prezzo si ridurrebbe.
  • Rischio di esecuzione. Costruire una filiera che va dal motore di rendering ai modelli generativi è molto più complesso che gestire un marketplace. Ogni tassello che non decolla indebolisce la tesi del token che cattura sia offerta sia domanda.
  • Scollamento prezzo-uso. Come mostra il 2026, una rete può prosperare mentre il token ristagna. La quotazione in dollari dei lavori significa che più valore economico non si traduce automaticamente in più valore per token.

Nessuno di questi rischi è fatale di per sé, ma insieme spiegano perché il mercato tratti RENDER come una scommessa a lungo termine sull’esecuzione di OTOY, più che come un titolo che segue meccanicamente le metriche di rete. La domanda che conta per il 2027 non è se la rete sarà usata (lo sarà), ma se il modello a filiera riuscirà finalmente a far catturare al token il valore che genera.

Domande frequenti

Che cos’è il token RENDER e a cosa serve?

RENDER è il token della rete Render, un marketplace decentralizzato di GPU costruito da OTOY. Serve a regolare i pagamenti tra chi ha bisogno di calcolo (per il rendering 3D o l’intelligenza artificiale) e gli operatori dei nodi che mettono a disposizione le schede grafiche. I lavori sono quotati in dollari, l’utente acquista RENDER per il valore corrispondente, i token vengono bruciati al completamento del lavoro e gli operatori ricevono token di nuova emissione. Dal 2026 RENDER è anche una forma di pagamento dentro la suite software OTOY Studio.

Perché il prezzo di RENDER è così basso se la rete è più usata che mai?

Per diverse ragioni che convivono. Il massimo del 2024 era in gran parte una bolla, quindi il confronto distorce. I lavori sono quotati in dollari, perciò un prezzo più basso fa bruciare più token ma cattura meno valore per ciascuno. I burn, pur cresciuti del 279% su base annua, restano piccoli rispetto ai 518 milioni di token circolanti e alle emissioni ancora in corso. Infine, secondo diversi analisti, al token manca un catalizzatore chiaro e si muove come un asset ad alto rischio legato al tema AI, sensibile al clima macro.

Che differenza c’è tra Render e Akash o io.net?

Render è il più grande dei tre per capitalizzazione ed è nato attorno a un software di rendering proprietario (OctaneRender), da cui si è esteso all’AI, costruendo un’intera filiera che genera domanda. Akash è un mercato di calcolo generico ad asta inversa su una blockchain propria derivata da Cosmos. io.net aggrega GPU soprattutto per il machine learning. La differenza chiave è che Render prova a controllare sia l’offerta sia la domanda di calcolo, mentre gli altri due sono soprattutto marketplace che intermediano l’offerta.

Come vengono tassate in Italia le plusvalenze su RENDER?

Dal 1 gennaio 2026 le plusvalenze in cripto per le persone fisiche sono soggette a un’imposta sostitutiva del 33% (prima era il 26%), senza più la franchigia di 2.000 euro: si paga dal primo euro. Il 26% resta solo per gli EMT in euro conformi a MiCA. La tassazione scatta al realizzo (vendita contro euro, pagamento di beni o servizi, permuta con asset dalle caratteristiche diverse); le plusvalenze vanno nel quadro RT e il monitoraggio nel quadro RW, di norma con costo calcolato a LIFO. Dal 2027 la DAC8 farà comunicare i dati degli exchange europei all’Agenzia delle Entrate.

Che cos’è Dispersed e perché è importante per Render?

Dispersed è la piattaforma di Render dedicata al calcolo AI, presentata a dicembre 2025 al Solana Breakpoint. È pensata soprattutto per l’inferenza, cioè l’esecuzione di modelli già addestrati, un carico di lavoro frammentabile che si adatta bene a una griglia distribuita di GPU, a differenza dell’addestramento dei modelli di frontiera. È importante perché segna il passaggio di Render dal solo rendering 3D all’intelligenza artificiale, il vero motore della domanda nel 2026, e perché una quota altissima dei suoi pagamenti, circa il 95%, viene bruciata.

Analisi di Marco Ferretti, redazione AI e Crypto di HOGE Wire.

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