h hoge.gg
Subscribe
BTC$67,432.18+2.34%ETH$3,521.44+1.08%SOL$178.62-0.62%BNB$612.30+0.41%XRP$0.6234-0.18%ADA$0.4521+3.12%DOGE$0.1623+1.86%AVAX$38.71-1.24%LINK$17.84+0.92%HOGE$0.00004120+4.21%
BTC$67,432.18+2.34%ETH$3,521.44+1.08%SOL$178.62-0.62%BNB$612.30+0.41%XRP$0.6234-0.18%ADA$0.4521+3.12%DOGE$0.1623+1.86%AVAX$38.71-1.24%LINK$17.84+0.92%HOGE$0.00004120+4.21%
● Regulation & Policy

ETF crypto: chi li approva con la SEC rimasta in due

Il 2 ottobre la SEC ha autorizzato i primi ETP a leva 3x su Bitcoin ed Ether. Lo stesso giorno la Commissione è scesa a due membri: ecco perché la macchina delle approvazioni va avanti da sola.

Il 2 ottobre 2026 la Securities and Exchange Commission statunitense ha fatto due cose nello stesso giorno. Ha dato il via libera ai primi prodotti a leva 3x su Bitcoin ed Ether mai autorizzati negli Stati Uniti; e ha salutato Hester Peirce, la commissaria che il settore chiamava «crypto mom», lasciando la Commissione con due soli membri su cinque. Un prodotto fra i più aggressivi mai concepiti è passato esattamente mentre l’organo che dovrebbe vigilare si svuotava.

Non è una contraddizione: è il disegno. La macchina delle approvazioni costruita fra il 2025 e il 2026 è stata pensata per funzionare senza bisogno del voto dei commissari. Per questo continua a girare anche con tre poltrone vuote, un regolamento interno riscritto in fretta e un bilancio federale appeso a una scadenza di dicembre. La domanda non è più «verrà approvato?», ma «chi, o cosa, approva un ETF crypto adesso?».

Lo sfondo di mercato aiuta a capire la posta in gioco. Bitcoin viaggia intorno ai 83.400 dollari (circa 74.600 euro, al cambio EUR/USD vicino a 1,12), in calo di oltre il 3% sulla settimana e quasi il 34% sotto il massimo storico di 126.080 dollari toccato il 6 ottobre 2025, secondo CoinGecko; Ether è intorno ai 2.553 dollari (circa 2.282 euro), giù del 6% in sette giorni. L’Uptober si è fermato sui verbali della Fed e gli ETF spot su Bitcoin hanno appena vissuto la peggiore giornata di deflussi da mesi. In mezzo a tutto questo, la SEC approva lo stesso. Capire perché è il modo migliore per leggere la regolamentazione crypto americana nel 2026.

La SEC è rimasta in due

L’ultimo giorno di Hester Peirce in SEC è stato venerdì 2 ottobre 2026. La sua uscita lascia la Commissione con due commissari in carica: il presidente Paul Atkins e Mark Uyeda. Tre dei cinque seggi previsti sono vuoti (Caroline Crenshaw era andata via a gennaio 2026), e la Casa Bianca non ha ancora indicato un successore. Dato che le conferme al Senato richiedono di norma dai sei ai dodici mesi, la SEC potrebbe operare senza un terzo commissario per buona parte, se non per tutto, il 2027, come riportato da Crypto Briefing.

Peirce non era una commissaria qualsiasi per il settore. Guidava la Crypto Task Force, aveva criticato per anni l’approccio «regola tramite azione legale» della SEC dell’era Gensler e aveva paragonato la vecchia prassi di quotazione a una «escape room» normativa. La sua assenza toglie dal tavolo una voce pro-innovazione, ma, paradossalmente, non rallenta le approvazioni. Il motivo è che il potere di dire sì, nella maggior parte dei casi, non è più in capo al collegio dei commissari.

Un organo ridotto a due persone è fragile in modo preciso: ogni decisione del plenum richiede l’accordo di entrambi. Basta una ricusazione, un dissenso o un conflitto di interessi su una singola pratica perché la Commissione si paralizzi. Lo studio legale Holland & Knight, in un’analisi dal titolo «Low Tide at the SEC: From Five Commissioners to Two», ricorda che una Commissione a due membri può fare quasi tutto (regolamenti, transazioni, enforcement), ma solo finché i due sono d’accordo. È qui che entra in gioco il meccanismo che tiene in moto le approvazioni.

La prova: una leva 3x approvata senza un voto

Il 2 ottobre, lo stesso giorno dell’addio di Peirce, la SEC ha approvato una modifica regolamentare del Cboe BZX Exchange che autorizza la quotazione di sei prodotti a leva tripla di Volatility Shares: un ETP 3x su Bitcoin, uno 3x su Ether e altri quattro su oro, argento, petrolio e gas naturale. Lo ha riportato Yahoo Finance. Sono i primi prodotti a leva 3x su crypto mai autorizzati negli Stati Uniti.

Il dettaglio che conta, per chi segue la governance e non solo il prodotto, è come sono passati. La SEC non ha ricevuto alcun commento pubblico e la Divisione Trading and Markets ha approvato la proposta «in autorità delegata», cioè senza un voto del collegio dei commissari. Eric Balchunas, senior ETF analyst di Bloomberg, ha commentato a caldo: «Looks like SEC just approved a 3x Bitcoin ETP as well as 3x Ether, Gold, Silver, Oil, Nat Gas under 33 Act. Wow. Big win for VolatilityShares». La sorpresa dell’analista è significativa: prodotti a leva tripla sono fra i più rischiosi che un’autorità possa far quotare, eppure sono passati nel giorno in cui la Commissione si svuotava, senza dibattito pubblico e senza che Atkins o Uyeda dovessero mettere a verbale un voto.

C’è un ulteriore nodo che spiega perché questi prodotti, pur approvati, non sono ancora negoziabili: l’approvazione riguarda la regola di quotazione (il modulo 19b-4), non la dichiarazione di registrazione del fondo (il modulo S-1), che segue un binario separato. È il tema che abbiamo sviscerato nel pezzo dedicato agli ETF crypto a leva 3x, dove la SEC apre ma non si parte ancora. Qui ci interessa un altro aspetto: il fatto che un via libera di questo peso sia potuto arrivare da una Commissione dimezzata racconta come è fatta, oggi, l’intera architettura delle approvazioni.

Che cos’è l’autorità delegata

La SEC è un’agenzia collegiale: in teoria le decisioni spettano ai commissari riuniti. Ma da decenni la Commissione delega una parte dei suoi poteri alle divisioni interne, per non ingolfare l’agenda del plenum con migliaia di pratiche ordinarie. La Divisione Trading and Markets, che si occupa di borse e prodotti quotati, può così approvare molte modifiche regolamentari degli exchange senza passare dai commissari. È lo strumento che ha fatto passare la leva 3x di Volatility Shares.

La delega ha una valvola di sicurezza: qualsiasi azione presa in autorità delegata può essere «chiamata su», cioè sottoposta al riesame del collegio, se un commissario lo richiede entro un termine. In una Commissione piena è una garanzia; in una Commissione a due diventa un’arma a doppio taglio, perché riaprire una pratica significa rimetterla nelle mani di due sole persone che devono essere d’accordo. Il precedente c’è già: le opzioni sull’indice Bitcoin di Nasdaq (prodotto noto come QBTC) erano state approvate dallo staff a maggio 2026, poi la Commissione ha deciso di riesaminarle ad agosto dopo un ricorso di CME Group, come riportato da CoinDesk. La delega accelera, ma non mette al riparo da ripensamenti.

Perché approvare non richiede più i commissari

Il cuore del sistema è un atto del 17 settembre 2025: gli standard generici di quotazione per le «Commodity-Based Trust Shares», approvati con il comunicato SEC 2025-121. Prima, ogni singolo ETF spot su crypto richiedeva una modifica regolamentare ad hoc e una trafila che poteva superare i 240 giorni. Dopo, un prodotto che soddisfa criteri predefiniti viene quotato come una pratica di routine, con tempi compressi intorno ai 75 giorni. Atkins lo ha presentato come un modo per «massimizzare la scelta dell’investitore e favorire l’innovazione». In pratica, l’approvazione è diventata una lista di controllo delegata alla Divisione Trading and Markets.

A questo si aggiunge l’ordine del 29 luglio 2025 che ha autorizzato le creazioni e i rimborsi «in natura» (in-kind) per gli ETP spot su crypto, comunicato SEC 2025-101, un tassello tecnico che ha reso i prodotti più efficienti. Nessuno di questi pilastri è una legge: sono atti amministrativi e ordini della SEC, adottati sotto la presidenza Atkins. La tabella qui sotto riassume i mattoni della macchina e chi, in teoria, potrebbe rimuoverli.

PilastroStrumentoDataServe un voto del plenum?
Standard generici di quotazioneComunicato SEC 2025-12117 set 2025No: pratica delegata a Trading and Markets
Creazioni e rimborsi in naturaComunicato SEC 2025-10129 lug 2025No: ordine già adottato
Tassonomia commodity vs securityInterpretazione congiunta SEC-CFTC17 mar 2026No: interpretazione delle agenzie
Leva e inverse (es. 3x)Modifica regolamentare 19b-4 del Cboe2 ott 2026No: approvata in delega
Regola del quorumRelease 34-10653730 set 2026Adottata senza commento pubblico

Il quadro che emerge è netto: quasi ogni leva che fa muovere le approvazioni può essere azionata senza convocare i commissari. Ecco perché una SEC a due membri non ferma la produzione di nuovi prodotti. Ma la stessa caratteristica che la rende resistente, cioè il fatto di poggiare su atti amministrativi, è anche la sua debolezza, come vedremo.

Il quorum riscritto dopo trent’anni

Poco prima dell’uscita di Peirce, la SEC ha messo mano a una regola interna che non toccava dal 1995. Con la Release 34-106537, in vigore dal 30 settembre 2026, ha riscritto il paragrafo 17 CFR 200.41 sul quorum. La regola storica fissava il quorum a tre commissari (o, quando in carica ce ne sono meno, ai membri presenti); la modifica aggiunge che un solo commissario può agire come l’intera Commissione quando tutti gli altri sono ricusati o impediti su una data pratica. È stata adottata come regola finale, senza proporla prima e senza raccogliere commenti pubblici, classificandola come norma di «organizzazione e gestione interna».

La mossa ha fatto discutere. James McRitchie, attivista per i diritti degli azionisti e autore del blog CorpGov.net, l’ha definita «A Commission of One» (una Commissione di uno solo), parlando di «underground regulations» per le norme adottate senza le procedure previste e sintetizzando l’obiezione di fondo in una frase: «One person cannot deliberate with himself», una persona sola non può deliberare con se stessa. La riscrittura del quorum, arrivata a ridosso dell’uscita di Peirce, ha così alzato un’altra volta il livello di automatismo dell’agenzia.

Perché tutto questo conta per gli ETF? Perché abbassa ulteriormente la soglia oltre cui la macchina può decidere. Se la delega già evita il voto del collegio per le pratiche ordinarie, la nuova regola del quorum garantisce che, anche nei casi che risalgono ai commissari, un impedimento non blocchi del tutto l’agenzia. Il risultato combinato è un sistema di approvazione progettato per non fermarsi, nemmeno quando la Commissione è ridotta all’osso.

Lo shutdown che non c’è stato

A inizio ottobre una parte della stampa crypto ha raccontato di una SEC «al buio», bloccata da una interruzione dei finanziamenti con l’avvio del nuovo anno fiscale. La realtà, verificata alla fonte, è diversa: lo shutdown federale di ottobre è stato evitato. Una continuing resolution firmata ai primi di settembre finanzia le agenzie federali fino all’11 dicembre 2026, spostando lo scontro sul bilancio oltre le elezioni di midterm di novembre, come riportato da NBC News. La SEC resta quindi aperta e finanziata.

La precisazione non è un dettaglio: cambia la diagnosi. Il vincolo vero sulle approvazioni non è il denaro, ma le persone. Una SEC finanziata ma a due commissari può continuare a far passare prodotti in delega (come ha dimostrato la leva 3x), mentre il rischio non è la mancanza di fondi, bensì il giorno in cui una pratica controversa risalirà al collegio e i due membri non saranno d’accordo. Con la prossima scadenza di bilancio fissata all’11 dicembre, il tema finanziario tornerà d’attualità; ma oggi la storia da seguire è quella delle poltrone vuote, non delle casse vuote.

Approvato per regola, non per legge

La forza della macchina (girare in autopilota) è anche il suo tallone d’Achille. Tutto il sistema poggia su strumenti amministrativi reversibili: standard di quotazione, ordini sull’in-kind, interpretazioni congiunte, statement dello staff. Nessuno di questi è legge. Un cambio di maggioranza alla SEC, una diversa composizione del collegio o una sentenza potrebbero in teoria smontare pezzi dell’impianto senza bisogno di passare dal Congresso.

La legge che avrebbe codificato l’impianto c’era, e si è fermata. Il CLARITY Act, il disegno di legge sulla struttura del mercato che avrebbe assegnato alla CFTC la giurisdizione sulle digital commodity e dato basi statutarie alla classificazione, non ha superato il Senato: la mozione per procedere è stata bocciata 49-50 il 15 settembre 2026, sotto sia la soglia dei 60 voti sia la maggioranza semplice. Senza quella legge, l’intera architettura delle approvazioni resta appesa a ciò che la SEC e la CFTC decidono con atti propri, e quindi a ciò che possono anche disfare.

Non è un timore di parte. La stessa SEC ha una voce interna che lo ha messo a verbale: la ex commissaria Caroline Crenshaw, nel suo dissenso agli standard generici del 17 settembre 2025 intitolato «Passing the Buck on Reviewing Proposals to List and Trade Digital Asset ETPs», accusò la Commissione di scaricare sul mercato e sugli exchange un controllo che spettava al regolatore. Crenshaw ha lasciato la SEC a gennaio 2026, ma il suo avvertimento resta la migliore sintesi del rischio: un impianto rapido e delegato è anche un impianto che nessuno, in ultima istanza, sta più esaminando pratica per pratica.

Commodity o security: la domanda sotto ogni ETF

Dietro ogni approvazione c’è una domanda che decide tutto: l’asset sottostante è una commodity o un titolo? Gli standard generici valgono solo per le «Commodity-Based Trust Shares», e i tre percorsi che qualificano un prodotto (un mercato che aderisce all’Intermarket Surveillance Group; un sottostante con un contratto futures su un mercato regolato dalla CFTC da almeno sei mesi; un ETF esistente con almeno il 40% dell’esposizione) sono di fatto tre impronte digitali da commodity. Se l’asset è una commodity, il prodotto scorre nella corsia veloce; se è un titolo, deve passare da altre porte.

A fissare la linea è stata l’interpretazione congiunta di SEC e CFTC del 17 marzo 2026, che ha introdotto una tassonomia in cinque categorie (digital commodity, oggetti da collezione, strumenti di utilità, stablecoin, titoli) e ha classificato come digital commodity non titoli una ventina di token fra cui Bitcoin, Ether, Solana, XRP e Chainlink, chiarendo che attività come staking e mining non sono di per sé transazioni in titoli. Lo riassumono bene le note di Paul, Weiss. È questa interpretazione che dà copertura all’ondata di ETF spot su altcoin.

C’è un’eccezione che spiega la cronaca del 2 ottobre. I prodotti a leva e inverse sono esplicitamente esclusi dagli standard generici: per quelli serve una modifica regolamentare 19b-4 su misura. Ecco perché il Cboe ha dovuto depositare una proposta autonoma il 10 agosto per poter quotare la leva 3x di Volatility Shares, invece di passare dalla corsia automatica. La macchina veloce ha dei paletti; ma, come si è visto, anche quando scatta la corsia su misura, a firmare è stata la Divisione in delega, non il collegio.

Il filtro non è più l’approvazione, è la domanda

Se approvare è diventato quasi automatico, il vero filtro si è spostato a valle: non conta più se un prodotto esiste, ma se qualcuno lo compra. Ottobre lo mostra bene. Mercoledì 8 ottobre gli ETF spot su Bitcoin hanno registrato deflussi netti per 487,1 milioni di dollari, la giornata peggiore dal 25 giugno secondo i dati SoSoValue citati da CoinDesk, un valore circa 2,1 deviazioni standard sotto la media degli ultimi 90 giorni (intorno ai 92 milioni di afflussi al giorno).

Nel complesso, ottobre è finora in rosso di 165,6 milioni, dopo circa 2,65 miliardi di afflussi netti a settembre. Il bilancio da inizio 2026 resta positivo per 717 milioni, e il cumulato dal gennaio 2024 tocca i 57,33 miliardi. Sono numeri che raccontano un mercato nervoso ma non in rotta: i flussi oscillano con il prezzo e con il quadro macro, non con il ritmo delle approvazioni. Un prodotto può essere perfettamente autorizzato e raccogliere zero; un altro può diventare enorme. La SEC decide chi può correre, il mercato decide chi corre davvero.

Questa divergenza è il motivo per cui la pioggia di nuovi prodotti (dai panieri multi-asset agli ETF su singole altcoin, fino alla leva) non si traduce automaticamente in capitali. Gli analisti di Bloomberg parlano da mesi di oltre cento domande depositate e avvertono che una parte dei prodotti meno liquidi verrà chiusa fra la fine del 2026 e il 2027. L’approvazione facile crea offerta; la domanda, non la SEC, decide quali prodotti sopravvivono.

IBIT e la concentrazione del mercato

Dietro il totale si nasconde una concentrazione estrema. Gli ETF spot su Bitcoin statunitensi detenevano circa 1,29 milioni di BTC in uno snapshot dell’8 ottobre, per un valore vicino ai 107 miliardi di dollari. Di questi, l’iShares Bitcoin Trust (IBIT) di BlackRock da solo ne deteneva circa 806.000, pari a circa il 62% del comparto, con un patrimonio netto di 66,28 miliardi di dollari al 9 ottobre secondo i dati ufficiali di iShares. Un singolo fondo pesa quanto i cinque successivi messi insieme.

La concentrazione convive con una guerra delle commissioni che spiega perché sopravvivere è difficile per i piccoli. La tabella seguente riassume le spese annue dei principali ETF spot su Bitcoin statunitensi.

FondoCommissione annuaRuolo nel comparto
Grayscale Mini (BTC)0,15%La più economica
Bitwise (BITB)0,20%Sfidante low cost
ARK 21Shares (ARKB)0,21%Sfidante low cost
BlackRock (IBIT)0,25%Leader per masse e liquidità
Fidelity (FBTC)0,25%Secondo per dimensioni
Grayscale (GBTC)1,50%Veicolo storico, in deflusso

Il paradosso è che IBIT domina pur non avendo la commissione più bassa: pesano il marchio, la liquidità delle opzioni e la rete di distribuzione verso i consulenti. Per un nuovo prodotto, autorizzato ma senza questi vantaggi, lo spazio è stretto. Ed è lo stesso meccanismo che vale per i panieri di altcoin e per la leva: la porta è aperta, ma il corridoio è affollato.

Cosa cambia per l’investitore italiano

Tutta questa macchina produce prodotti che un risparmiatore italiano, nella grande maggioranza dei casi, non può comprare. Gli ETF spot statunitensi (IBIT, FBTC e simili) non sono distribuibili al dettaglio nell’Unione Europea, e un prodotto identico non può essere autorizzato qui: la direttiva UCITS impone una diversificazione minima ai fondi retail, e un fondo mono-asset (solo Bitcoin) non la rispetta. Manca inoltre il documento informativo PRIIPs (il KID) pensato per il mercato europeo.

La leva 3x appena autorizzata negli Stati Uniti è ancora più lontana dalla portata di un investitore retail europeo. Le misure di product intervention dell’ESMA, nel quadro MiFID II, fissano per i CFD su crypto venduti al dettaglio una leva massima di 2:1. Un prodotto che punta a triplicare il movimento giornaliero di Bitcoin è l’esatto opposto della logica di tutela che regola qui i prodotti a leva per il pubblico.

L’accesso europeo passa quindi dagli ETP, in particolare dagli ETN e dagli ETC: titoli di debito, non quote di fondo, che restano fuori dal perimetro UCITS, possono replicare un singolo asset, sono di norma garantiti fisicamente da un custode, ma portano con sé il rischio emittente e di controparte (non c’è la segregazione patrimoniale tipica di un fondo). Si negoziano su Xetra o SIX e sono raggiungibili tramite i normali broker. Borsa Italiana ha aperto il 9 febbraio 2026 un segmento dedicato agli ETP crypto dentro ETFplus, ma riservato ai soli investitori professionali; il retail continua a comprare gli stessi prodotti di CoinShares, 21Shares, WisdomTree e Bitwise sulle piazze estere.

CaratteristicaETF spot USAETP europeo (ETN/ETC)
Struttura giuridicaQuota di fondoTitolo di debito
Acquistabile dal retail UENo (blocco UCITS)Sì, via broker UE
Mono-asset consentitoSì (negli USA)Sì
Rischio emittenteBasso (patrimonio segregato)Presente (controparte)
Leva 3x al dettaglioAppena autorizzata negli USANo (tetto ESMA 2:1 sui CFD)

Il nodo fiscale: 26% o 33%

Per l’investitore italiano la scelta del contenitore ha un effetto fiscale concreto, e dal 2026 la forbice si è allargata. Le plusvalenze da cripto-attività detenute direttamente scontano dal 1 gennaio 2026 un’aliquota del 33% (art. 67, comma 1, lettera c-sexies del TUIR, come modificato dalla legge di bilancio 207/2024), con l’abolizione della soglia di esenzione. Un ETP, essendo uno strumento finanziario, rientra invece nell’aliquota ordinaria del 26% (lettera c-ter), consente la compensazione delle minusvalenze con altri strumenti finanziari e, se detenuto tramite un intermediario italiano in regime amministrato, evita la compilazione del quadro RW.

Il risultato, ricostruito in dettaglio da guide fiscali come quella di Divly, è che in Italia l’ETP è tassato meglio della cripto detenuta in proprio: 26% contro 33%, più la compensazione e la semplificazione dichiarativa. È l’opposto di quanto accade in altri Paesi (in Germania la cripto detenuta oltre un anno è esente, il che può rendere il possesso diretto più efficiente di un ETN). La morale per chi legge da qui: la domanda «ETF o ETP» non è solo tecnica, è anche fiscale, e la risposta cambia a seconda del Paese. Per la gestione diretta restano centrali le regole sulla custodia e sull’autocustodia, un capitolo che negli Stati Uniti la SEC ha appena riscritto.

Due modelli di vigilanza a confronto

La vicenda americana illumina, per contrasto, la strada che sta prendendo l’Europa. Mentre gli Stati Uniti fanno approvare prodotti complessi da una Commissione a due membri e da una Divisione in delega, l’Unione Europea sta discutendo l’esatto opposto: più centralizzazione, non meno. In Italia la vigilanza è ripartita fra Consob (condotta di mercato e tutela dell’investitore) e Banca d’Italia (profili prudenziali e stablecoin), secondo il decreto legislativo 129/2024 che attua MiCA; il periodo transitorio per i fornitori di servizi è terminato il 1 luglio 2026.

Ma lo sguardo è già oltre il livello nazionale. Il 15 settembre 2025 Consob, insieme all’omologa francese AMF e all’austriaca FMA, ha firmato un position paper che chiede una vigilanza europea più uniforme, con un ruolo diretto dell’ESMA sui CASP più rilevanti; e la Commissione europea, a dicembre 2025, ha avanzato proposte per spostare parte della supervisione dei fornitori di servizi crypto verso l’ESMA, tema oggi in negoziato. È la filosofia rovesciata rispetto a quella americana: dove gli USA delegano verso il basso per andare veloci, l’Europa ragiona su come accentrare verso l’alto per rendere la vigilanza omogenea.

Questo non rende un modello migliore dell’altro in assoluto. La velocità americana ha portato in borsa in meno di due anni decine di prodotti; la prudenza europea tiene lontani dal retail gli strumenti più rischiosi (la leva 3x, appunto), ma lascia il risparmiatore con contenitori più costosi e meno efficienti. Per chi investe da qui, la lezione è che il «prodotto approvato negli USA» e il «prodotto comprabile in Italia» restano due universi distinti, con regole, costi e tutele diverse. Lo stesso scarto vale per altri capitoli europei, come la stretta ESMA sulle stablecoin che spinge fuori dall’UE i prodotti non conformi.

Cosa guardare adesso

Alcuni fili da tenere d’occhio nelle prossime settimane dicono se l’autopilota regge o inizia a incepparsi.

  • Il terzo commissario. Un nome per il seggio lasciato da Peirce, e i tempi della conferma al Senato: finché la SEC resta a due, ogni pratica che risale al collegio è a rischio di stallo.
  • La scadenza dell’11 dicembre. Con la continuing resolution in scadenza, torna il rischio di una vera interruzione dei finanziamenti che, a differenza di oggi, inciderebbe anche sulla capacità di dichiarare efficaci le registrazioni.
  • Una pratica «chiamata su». Se un’approvazione in delega venisse sottoposta al riesame del collegio (come già accaduto con le opzioni QBTC), si vedrebbe se i due commissari sanno trovare l’accordo.
  • Il debutto effettivo della leva 3x. L’efficacia dei moduli S-1 dirà se e quando i prodotti di Volatility Shares inizieranno davvero a negoziare.
  • La pipeline delle altcoin. Oltre novanta domande, da Solana a XRP fino a Dogecoin, aspettano: la domanda, più che l’approvazione, dirà quali sopravvivono.

Il filo conduttore resta quello di partenza. Nel 2026 l’ostacolo per un ETF crypto negli Stati Uniti non è più convincere cinque commissari: è una macchina che gira da sola, resistente quanto fragile, costruita su regole che il Congresso non ha mai scritto. Per l’Italia, la cosa più importante è ricordare che quella macchina produce prodotti che qui, nella maggior parte dei casi, si guardano da lontano. Chi vuole collegare queste dinamiche al quadro dei tassi può partire dalle tubature di liquidità fra repo e SOFR che muovono anche le cripto.

Domande frequenti

La SEC può approvare ETF crypto con due soli commissari?

Sì. La maggior parte delle approvazioni passa per l’autorità delegata alla Divisione Trading and Markets, non per un voto del collegio dei commissari. Il 2 ottobre 2026, con la Commissione ridotta a due membri dopo l’uscita di Hester Peirce, la SEC ha autorizzato in delega i primi ETP a leva 3x su Bitcoin ed Ether, senza alcun commento pubblico.

Perché la SEC ha approvato gli ETP a leva 3x su Bitcoin ed Ether?

Il 2 ottobre 2026 la SEC ha approvato una modifica regolamentare del Cboe BZX che autorizza sei prodotti a leva 3x di Volatility Shares, fra cui Bitcoin ed Ether. Sono classificati come commodity-based trust shares sotto il Securities Act del 1933 e approvati in autorità delegata. Non sono però ancora negoziabili, perché manca l’efficacia della dichiarazione di registrazione S-1.

Un investitore italiano può comprare l’ETF Bitcoin americano o la leva 3x?

No. Gli ETF spot statunitensi non sono distribuibili al dettaglio nell’Unione Europea, perché la direttiva UCITS vieta i fondi retail mono-asset e manca il documento PRIIPs (KID). La leva 3x retail è inoltre esclusa dal tetto ESMA di 2:1 sui CFD crypto. L’accesso europeo avviene tramite ETP (ETN ed ETC), con rischio emittente.

Conviene di più un ETP o la cripto diretta a livello fiscale in Italia?

In Italia un ETP è tassato come strumento finanziario al 26% (lettera c-ter del TUIR), consente la compensazione delle minusvalenze ed evita il quadro RW se detenuto tramite un intermediario italiano. La cripto detenuta direttamente sconta invece il 33% dal 1 gennaio 2026 (lettera c-sexies). A parità di condizioni, in Italia l’ETP è più efficiente, al contrario di quanto accade ad esempio in Germania.

C’è uno shutdown della SEC che blocca gli ETF crypto?

No. Lo shutdown federale di ottobre 2026 è stato evitato da una continuing resolution che finanzia le agenzie fino all’11 dicembre 2026, quindi la SEC resta aperta e finanziata. Il vero vincolo sulle approvazioni non è il denaro, ma la Commissione ridotta a due commissari su cinque, senza un successore in vista.

Anneke de Vries è senior editor di HOGE Wire e segue regolamentazione e mercati dei capitali crypto per l’edizione italiana.

Share 𝕏 Post Telegram