Bitcoin sotto i 73.000 euro: l’Uptober frena sui verbali Fed
Bitcoin scivola per il quarto giorno sotto gli 83.000 dollari dopo i verbali della Fed. Gli ETF segnano il maggior deflusso da giugno e l'Uptober perde slancio.
Una settimana fa l’Uptober sembrava ripartito davvero. Bitcoin aveva aperto ottobre con uno strappo oltre gli 87.000 dollari, i dati deboli sul lavoro americano avevano spinto fuori dal tavolo un rialzo della Fed a ottobre e la stagionalità più generosa dell’anno giocava a favore dei compratori. A metà della prima decade del mese il quadro si è rovesciato. L’8 ottobre Bitcoin scivola per il quarto giorno consecutivo, i verbali della riunione di settembre della Federal Reserve hanno ricordato che un altro rialzo resta probabile entro fine anno e gli ETF spot hanno appena segnato il loro più grande deflusso giornaliero da giugno.
Nel momento in cui scriviamo, CoinGecko indica un prezzo intorno agli 81.000 dollari, pari a circa 72.400 euro, con una capitalizzazione di poco meno di 1,63 trilioni di dollari e una dominanza del 56,4%. Nelle ore precedenti Fortune fotografava uno scambio a 82.622 dollari, in calo dell’1,35% rispetto alla chiusura precedente di 83.759 dollari. In pratica la moneta oscilla in una fascia stretta tra 81.000 e 83.000 dollari (72.000-74.000 euro), schiacciata sotto la resistenza dei 87.000-88.000 dollari testata e respinta più volte nei giorni scorsi.
Il risultato è un paradosso che merita di essere spiegato: la stagionalità più favorevole dell’anno e una Fed che il mercato dava per ferma a ottobre non sono bastate a sostenere il prezzo. A fare la differenza sono stati il tono dei verbali, l’inversione dei flussi istituzionali e un mercato più sottile di quanto i titoli sui nuovi record lascino immaginare. Vale la pena smontare la giornata pezzo per pezzo.
Bitcoin scivola per il quarto giorno: la fotografia dell’8 ottobre
La tabella seguente riassume lo stato del mercato alla sera dell’8 ottobre 2026. Sono cifre volatili per definizione, da leggere come un’istantanea e non come un valore fisso; la fascia di prezzo riportata tiene conto delle differenze tra borse e orari.
| Metrica | Valore (8 ottobre 2026) |
|---|---|
| Prezzo BTC | circa 81.000-83.000 $ (72.000-74.000 €) |
| Variazione 24 ore | circa -3% |
| Capitalizzazione | circa 1,63 trilioni di dollari |
| Dominanza BTC | 56,4% |
| Offerta in circolazione | circa 20,10 milioni di BTC |
| Massimo storico | 126.080 $ (6 ottobre 2025) |
| Distanza dal record | circa -35% |
| Performance 1 anno | circa -33% |
| Performance 1 mese | circa +4% |
La settimana che ha capovolto l’Uptober
Per capire la caduta di questi giorni conviene tornare al 2 ottobre. Quel giorno il dato sui posti di lavoro americani di settembre era uscito debole, appena 29.000 buste paga contro le oltre 80.000 attese e una disoccupazione salita al 4,2%. In un 2026 dal rapporto invertito con la macroeconomia, un dato sul lavoro fiacco è una buona notizia per gli asset di rischio, perché allenta la pressione al rialzo sui tassi. Il mercato aveva così messo da parte l’ipotesi di una stretta a ottobre, scesa sotto il 20% di probabilità, e Bitcoin era tornato oltre gli 87.000 dollari, il livello più alto da gennaio. Era la tesi della pausa di ottobre, che avevamo raccontato nel nostro approfondimento sul lavoro debole e la Fed.
La stagionalità sembrava confermare: ottobre è storicamente il mese più verde per Bitcoin, positivo in 10 delle ultime 13 edizioni. Ma il rimbalzo si è fermato contro il muro degli 87.000-88.000 dollari, testato e respinto più volte. CryptoSlate ha parlato di un breakout fallito su volumi sottili e con troppi profitti facili sul tavolo. Poi è arrivato l’uno-due del 7 ottobre: prima i verbali della Fed, poi un brusco rovescio dei flussi sugli ETF. Il trader noto come Daan Crypto Trades ha fissato la linea di breve: «i rialzisti possono riprendersi quota 83.000 dollari e difenderla», altrimenti il rischio si sposta verso 75.000 e 72.000 dollari.
Il punto da capire è che il copione dell’inizio del mese, un dato debole sul lavoro letto come benzina per il rischio, si è rapidamente esaurito. Appena il mercato ha avuto un pretesto per ricordare che la Fed non ha chiuso il ciclo dei rialzi, la narrativa ottimista sull’Uptober si è sgonfiata. È il segno di un mercato che vuole credere alla stagionalità, ma che non ha abbastanza convinzione, né abbastanza volumi, per difenderla quando la macro gli rema contro.
I verbali della Fed e il rialzo che resta sul tavolo
Il 7 ottobre la Federal Reserve ha pubblicato i verbali della riunione del 16 settembre, quella in cui aveva alzato i tassi di 25 punti base al 3,75-4,00%, il primo rialzo dal 2023, con un voto unanime 12 a 0. I verbali hanno confermato che tutti e 19 i partecipanti sostenevano quella decisione e, soprattutto, che «la maggior parte» dei funzionari si aspetta che un ulteriore aumento sia appropriato prima della fine del 2026. Alcuni hanno segnalato che i rischi sull’inflazione si sono spostati verso l’alto; diversi giudicano il tasso attuale ancora poco restrittivo.
Il punto delicato è che i verbali non hanno fissato tempi. Il prossimo appuntamento del FOMC è il 27-28 ottobre, con la decisione attesa mercoledì 28 (calendario ufficiale). I mercati, dopo il dato debole sul lavoro, prezzano un rialzo a ottobre solo intorno al 17-20%, con la quota favorevole al mantenimento dei tassi fermi intorno all’80% (DeFiRate). La vera battaglia è dunque su dicembre, dove la mediana delle proiezioni dei membri indica ancora un altro ritocco. Questa è la cornice che muove le crypto da mesi, come abbiamo descritto raccontando come l’era Warsh muove il mercato.
Perché ha reagito solo Bitcoin
Il dettaglio più interessante della giornata è che ai verbali ha reagito quasi solo Bitcoin. Come ha notato Yahoo Finance, nei cinque minuti successivi alla pubblicazione delle 14 (ora di New York) l’indice S&P 500 si è mosso di appena lo 0,02% e l’oro è rimasto fermo intorno ai 4.110 dollari l’oncia, mentre Bitcoin ha reagito subito prima di cedere. La spiegazione è semplice: nei verbali c’era poco di nuovo, perché il mercato aveva già digerito le proiezioni del 16 settembre. Ma Bitcoin scambia 24 ore su 24, sette giorni su sette, e reagisce in tempo reale a ogni sfumatura di liquidità.
C’è un secondo motivo, più strutturale. Le decisioni sui tassi stanno guidando i flussi verso le crypto in modo diretto: nella settimana successiva al rialzo di settembre gli investitori avevano riversato 3,55 miliardi di dollari nei fondi crypto, il maggior afflusso settimanale del 2026. Lo stesso canale che aveva portato soldi in entrata quando il mercato scommetteva su una Fed meno aggressiva ora lavora in senso opposto, non appena i funzionari ricordano che la stretta non è finita. Bitcoin, in altre parole, è diventato il sismografo più sensibile alle aspettative sulla liquidità, nel bene e nel male.
All’interno del mondo crypto, però, il calo è stato tutt’altro che isolato. Nella stessa giornata Ethereum ha perso circa il 5% scivolando in area 2.550 dollari e XRP ha ceduto una percentuale simile verso 1,42 dollari (CryptoTimes). È il copione classico delle fasi di avversione al rischio: quando la liquidità si ritira, le monete più piccole vengono vendute per prime e cadono più in fretta della capofila, tanto che la dominanza di Bitcoin resta elevata intorno al 56,4%. Finché quella quota sale mentre il prezzo scende, il mercato è in modalità difensiva, non in rotazione verso gli altcoin.
Dollaro ai massimi e rendimenti come nel 2002
Sotto la superficie dei verbali lavora una corrente più potente. Il dollaro è vicino ai massimi di 18 mesi: l’indice DXY viaggia intorno a 102,3-102,5 (Vantage). Il rendimento del Treasury decennale si aggira sul 5,27-5,31%, il livello più alto da maggio 2002 (FXStreet). Sono due venti contrari classici per un asset senza cedola come Bitcoin: un dollaro forte e rendimenti reali alti aumentano il costo-opportunità di detenere un bene che non paga interessi.
La tabella sintetizza il quadro macro dietro il prezzo. L’unico fattore davvero favorevole resta il mercato del lavoro fiacco; tutto il resto, dal dollaro ai rendimenti all’oro, spinge nella direzione opposta.
| Indicatore | Livello | Segnale per BTC |
|---|---|---|
| Tasso Fed | 3,75-4,00% | restrittivo |
| Probabilità rialzo 28 ottobre | circa 17-20% | neutrale |
| Indice del dollaro (DXY) | circa 102,3 | contrario |
| Rendimento Treasury 10 anni | circa 5,3% | contrario |
| Oro | oltre 4.100 $/oncia (record) | concorrenza come rifugio |
| Buste paga settembre | +29.000 | debole (fattore dovish) |
Gli ETF invertono: il maggior deflusso da giugno
Il colpo più concreto, oltre al tono dei verbali, è arrivato dagli ETF spot. Dopo aver accumulato 321,6 milioni di dollari nelle prime quattro sedute di ottobre, i fondi americani hanno invertito la rotta mercoledì 7 ottobre con 484,9 milioni di deflussi, il più grande ritiro giornaliero da giugno (crypto.news). Una sola giornata ha azzerato i guadagni del mese e portato ottobre in rosso di circa 163 milioni di dollari. A guidare le uscite è stato il colosso IBIT di BlackRock, che resta comunque il fondo di riferimento con circa 785.640 BTC in cassa e 62,5 miliardi di dollari di masse gestite.
| Fondo | Deflusso del 7 ottobre |
|---|---|
| IBIT (BlackRock) | -207,7 milioni $ |
| FBTC (Fidelity) | -105,1 milioni $ |
| ARKB (ARK 21Shares) | -101,7 milioni $ |
| GBTC (Grayscale) | -39,3 milioni $ |
| BITB (Bitwise) | -27,6 milioni $ |
| Totale | -484,9 milioni $ |
Va letto con equilibrio. Il terzo trimestre 2026 era stato il migliore dell’anno per gli ETF, con circa 6,3 miliardi di dollari di afflussi netti, e nonostante i deflussi su quasi la metà delle sedute dell’anno il saldo 2026 resta positivo. Una singola giornata negativa non ribalta la tendenza di fondo; ma arrivata insieme ai verbali, ha tolto al prezzo l’unico sostegno che lo teneva sopra gli 85.000 dollari.
Il dato interessante è la velocità con cui gli istituzionali hanno cambiato idea. In meno di una settimana si è passati da afflussi robusti, con oltre 300 milioni accumulati in quattro sedute, a un unico giorno che ha riportato il mese in rosso. Non è la fuga disordinata di un panico, ma la gestione attiva di chi prende profitto e riduce l’esposizione davanti a una Fed che ricorda di non aver finito. È la prova che gli ETF, pensati per avvicinare Bitcoin agli investitori tradizionali, hanno anche importato nel mercato cripto la stessa logica di rotazione rapida che governa azioni e obbligazioni.
Un anno dopo il record: la matematica del drawdown
Il calo arriva in una settimana simbolica. Il 6 ottobre 2025 Bitcoin aveva toccato il suo massimo storico a 126.080 dollari; dodici mesi dopo si trova circa il 33% più in basso (24/7 Wall St.). Il paradosso è che, in prospettiva storica, il ribasso attuale è lieve. Nei tre cicli precedenti il prezzo era crollato dell’85%, dell’84% e del 77% dai rispettivi picchi prima di tornare a salire, e aveva impiegato tra i 28 e i 38 mesi per superare il vecchio record.
| Picco precedente | Drawdown massimo | Mesi per superarlo |
|---|---|---|
| Dicembre 2013 | circa -85% | 38 |
| Dicembre 2017 | circa -84% | 36 |
| Novembre 2021 | circa -77% | 28 |
| Ottobre 2025 | circa -35% (finora) | in corso |
Le previsioni ottimistiche restano in circolazione: gli analisti di Bernstein vedono un ritorno verso i 125.000 dollari entro dicembre e Arthur Hayes, cofondatore di BitMEX, si spinge a indicare 126.000 dollari entro fine anno. Sono bersagli che però richiederebbero una ripresa più rapida di qualsiasi altra vista in passato, un dettaglio che vale la pena ricordare quando si leggono i titoli più entusiasti.
Oro contro Bitcoin: chi ha vinto i dodici mesi
Mentre Bitcoin fatica, l’oro vive il suo momento d’oro. Il metallo viaggia in area record, sopra i 4.100 dollari l’oncia, dopo aver superato per la prima volta quella soglia e aver toccato quota 4.177 dollari a inizio ottobre (Fortune). Nei dodici mesi dall’ultimo record di Bitcoin il confronto è impietoso: l’oro ha segnato nuovi massimi, Bitcoin ha perso circa un terzo. Il cosiddetto debasement trade, la scommessa sui beni rifugio contro la svalutazione delle monete, nell’ultimo anno ha premiato il metallo più della moneta digitale.
Non significa che le due cose siano in opposizione permanente: la correlazione tra oro e Bitcoin è salita ai massimi di quasi sei anni, segno che entrambi rispondono agli stessi timori di fondo. Abbiamo messo i due asset uno accanto all’altro nel nostro bilancio a un anno dal record e abbiamo analizzato più a fondo la logica del debasement trade sotto esame nel 2026. La sintesi è che chi cercava protezione nell’ultimo anno l’ha trovata soprattutto nell’oro, mentre Bitcoin ha reagito più da asset di rischio ad alta leva che da riserva di valore.
On-chain: volumi sottili e nuovi arrivati sotto costo
I dati on-chain spiegano perché il livello attuale è così delicato. Secondo CryptoQuant, il prezzo medio di carico di chi ha comprato tra una settimana e un mese fa si colloca intorno agli 81.900 dollari. È esattamente la fascia in cui scambia Bitcoin adesso: i compratori più recenti sono quindi al punto di pareggio, e basta poco per spingerli in perdita, con il rischio di vendite a cascata. Il prezzo di carico medio dell’intero gruppo di detentori di breve periodo è più in basso, intorno ai 78.250 dollari, un livello che diventa il primo vero cuscino psicologico.
Il secondo campanello è la qualità della domanda. I dati di Glassnode mostrano che nei 30 giorni fino al 5 ottobre sono entrati circa 4,9 miliardi di dollari di denaro nuovo, a fronte di una capitalizzazione realizzata cresciuta di 12,8 miliardi: significa che gran parte del rialzo è stato alimentato da detentori esistenti che si scambiavano monete a prezzi più alti, non da capitali freschi. Con un volume medio giornaliero tra spot ed ETF di circa 6,8 miliardi di dollari, sotto il 90% delle giornate del 2024, il mercato è sottile. Gli analisti di Glassnode avvertono che in queste condizioni le vendite dei detentori di breve periodo possono innescare una correzione se non arrivano nuovi afflussi. Sul fronte tecnico, lo stesso osservatorio individua un fitto cluster di liquidazioni tra 81.700 e 83.300 dollari e grossi ordini di acquisto su Binance in area 81.000-81.250 dollari.
Il filo che lega tutti questi numeri è la liquidità. Con libri ordini più leggeri del solito, ogni vendita di una certa dimensione muove il prezzo più del dovuto: è la ragione per cui Bitcoin è passato dal testare gli 87.000 dollari al cedere verso gli 81.000 in pochi giorni, senza che sia cambiato nulla nei fondamentali. Per mesi il compratore marginale che assorbiva le vendite erano gli ETF spot; quando i loro flussi si invertono, come il 7 ottobre, quella domanda sparisce e il prezzo scivola finché non incontra un muro di acquisti abbastanza spesso.
Il fantasma del 10 ottobre
C’è una ragione in più per cui questa settimana mette i nervi a fior di pelle. Tra due giorni cade il primo anniversario del 10 ottobre 2025, la giornata nera che la comunità crypto ricorda come il più grande deleveraging della storia. In poche ore vennero spazzati via oltre 19 miliardi di dollari di posizioni a leva e più di 1,6 milioni di conti furono liquidati, dopo l’annuncio di dazi del 100% sulle importazioni cinesi da parte del presidente Trump (CoinShares). Bitcoin precipitò di oltre il 14% fino a circa 104.783 dollari, dal massimo di venerdì a 122.574 dollari. CoinShares lo definì uno dei peggiori eventi sistemici nella storia delle crypto, con liquidazioni circa nove volte superiori a qualsiasi precedente giornata record.
La buona notizia è che nessun grande prestatore o exchange collassò: il danno restò confinato alle perdite di trading, senza contagio. E il posizionamento di oggi appare meno squilibrato di allora, con una leva complessiva più contenuta. Resta però la lezione: un mercato sottile e carico di scadenze ravvicinate è fragile a ogni shock esterno, e l’8 ottobre un piccolo assaggio lo abbiamo già avuto, con una ventina di minuti di vendite che hanno bruciato circa 400 milioni di dollari di posizioni long sotto gli 84.000 dollari (news.bitcoin.com). Nel complesso delle 24 ore le liquidazioni hanno superato i 690 milioni, di cui circa 550 milioni concentrati sui long.
Vale la pena ricordare una differenza di fondo rispetto ad allora. Nel 2025 il crollo fu innescato da uno shock esterno improvviso, i dazi, su un mercato gonfio di leva; oggi la leva appare più contenuta e lo scivolamento è graduale, guidato dalla macro e dai flussi più che da un singolo evento. È una magra consolazione per chi guarda il conto, ma dice che il ribasso di questi giorni ha la natura di un raffreddamento ordinato, non di un panico sistemico.
I livelli tecnici da osservare
Dal punto di vista grafico la mappa è abbastanza netta. La zona 81.000-83.000 dollari è il supporto immediato e coincide con il cluster di liquidazioni on-chain; sotto, la prima vera area di domanda si trova tra 78.000 e 80.000 dollari, poi scendono in gioco i target ribassisti di 75.000 e 72.000 dollari indicati da più trader. Verso l’alto, il primo ostacolo è a 84.200 dollari, poi 85.500, e solo il recupero convinto della fascia 86.700-88.000 dollari riaprirebbe il discorso rialzista.
| Tipo | Livello (dollari) | Livello (euro, circa) |
|---|---|---|
| Resistenza forte | 86.700-88.000 | 77.400-78.600 |
| Resistenza intermedia | 85.500 | 76.300 |
| Resistenza vicina | 84.200 | 75.200 |
| Prezzo attuale | circa 82.000 | circa 73.200 |
| Supporto immediato | 81.000-83.000 | 72.300-74.100 |
| Zona di domanda | 78.000-80.000 | 69.600-71.400 |
| Supporti ribassisti | 75.000 / 72.000 | 67.000 / 64.300 |
Le voci del mercato
Il dibattito tra gli operatori è aperto e polarizzato. Sul fronte prudente, gli analisti di Glassnode insistono sul nodo dei volumi: finché la domanda resta sottile e il rialzo è sostenuto dai detentori esistenti, ogni spinta verso l’alto è fragile. È la stessa prudenza con cui va letto il ricordo di Markus Thielen di 10x Research, che nei mesi scorsi aveva ipotizzato una discesa verso i 46.000-55.000 dollari: una previsione che non si è materializzata, utile promemoria di quanto siano insidiose le chiamate direzionali troppo nette.
Sul fronte opposto, chi guarda al medio periodo resta costruttivo. Oltre ai bersagli di Bernstein e di Arthur Hayes già citati, l’analista Michael van de Poppe si aspetta un nuovo massimo entro gennaio. La verità operativa sta nel mezzo: la direzione delle prossime settimane dipenderà meno dalle opinioni e più da due numeri concreti, i flussi sugli ETF e il tono della Fed al meeting del 28 ottobre. Senza il ritorno di afflussi veri, il mercato rischia di restare ostaggio della leva di breve.
Tre scenari per Bitcoin nelle prossime settimane
Nessuno possiede la sfera di cristallo, ma ridurre il rumore a tre percorsi aiuta a inquadrare i rischi. Non sono previsioni, sono mappe condizionali: ciascuno scatta solo se si verificano certe condizioni.
| Scenario | Cosa servirebbe | Obiettivo |
|---|---|---|
| Rimbalzo | recupero di 84.200 $, ritorno di afflussi ETF, volumi in crescita | 86.700-88.000 $, poi test del record |
| Lateralità | stallo macro fino al FOMC del 28 ottobre | oscillazione tra 78.000 e 85.000 $ |
| Correzione | rottura di 78.000 $, vendite dei detentori di breve | 75.000 $, poi 72.000 $ |
Lo scenario base, allo stato attuale, è la lateralità nervosa: con un rialzo di ottobre quasi escluso e dicembre ancora in bilico, il mercato ha poche ragioni per prendere una direzione netta prima di avere in mano i prossimi dati su lavoro e inflazione. Ma la fascia 78.000-81.000 dollari è lo spartiacque: tenuta, apre al rimbalzo; persa, apre alla correzione.
Al di là degli scenari, nelle prossime due settimane la direzione dipenderà da pochi appuntamenti chiari, che vale la pena tenere sul radar:
- Il prossimo dato sull’inflazione, atteso a metà ottobre: una lettura calda rafforzerebbe la logica dei verbali e peserebbe sul prezzo.
- Il FOMC del 27-28 ottobre: più del risultato, conteranno il tono della conferenza stampa e i segnali su dicembre.
- I flussi giornalieri sugli ETF: il ritorno di afflussi stabili sarebbe il primo segnale di domanda reale, l’opposto del 7 ottobre.
- La tenuta della fascia 78.000-81.000 dollari: lo spartiacque tecnico tra rimbalzo e correzione.
- L’anniversario del 10 ottobre: una data carica di memoria, da monitorare per possibili ondate di volatilità.
Cosa cambia per un investitore italiano
Per chi guarda il mercato da Milano o da Roma ci sono due note pratiche. La prima è valutaria: il calo in euro è stato leggermente attutito da un dollaro forte, quindi la perdita misurata in euro è un po’ meno marcata di quella in dollari. La seconda è fiscale e di vigilanza. In Italia la Consob supervisiona i prestatori di servizi su cripto-attività spot nel quadro MiCA, mentre i derivati su Bitcoin (future e perpetui) restano strumenti finanziari sotto MiFID II; la Banca d’Italia segue gli aspetti prudenziali e le stablecoin. Sul piano fiscale, le plusvalenze da cripto restano tassate e l’aliquota è al centro del dibattito sulla Manovra 2027, un tema che abbiamo seguito raccontando il nodo del 26%. In una fase di prezzi in calo, vale la pena ricordare che anche le minusvalenze vanno dichiarate correttamente. Nulla di quanto scritto qui è un consiglio di investimento.
Sul piano operativo, una fase così è soprattutto un test di disciplina. La volatilità di Bitcoin resta molto superiore a quella di un indice azionario, e concentrare una quota eccessiva del portafoglio su un singolo asset che può muoversi del 10% in una settimana è un rischio da dimensionare con attenzione. Chi ragiona su orizzonti lunghi tende a dare meno peso a una settimana rossa; chi opera con la leva, al contrario, in giornate come queste paga il conto più salato.
Domande frequenti
Perché il prezzo di Bitcoin sta scendendo a ottobre 2026?
Bitcoin scende perché i verbali della Fed del 7 ottobre hanno confermato la probabilità di un altro rialzo dei tassi entro fine anno, e perché gli ETF spot hanno segnato il maggior deflusso da giugno (circa 485 milioni di dollari il 7 ottobre). A pesare sono anche un dollaro forte e rendimenti dei Treasury ai massimi dal 2002.
Cosa hanno detto i verbali della Fed di settembre?
I verbali, pubblicati il 7 ottobre, confermano che tutti i funzionari sostenevano il rialzo al 3,75-4,00% deciso il 16 settembre e che la maggioranza si aspetta un altro aumento appropriato entro la fine del 2026. Non è stato indicato un calendario preciso, e il mercato prezza un rialzo a ottobre solo intorno al 17-20%.
Qual è il massimo storico di Bitcoin e quanto manca per tornarci?
Il massimo storico è 126.080 dollari, toccato il 6 ottobre 2025. Un anno dopo Bitcoin si trova circa il 33% più in basso. Nei cicli precedenti il prezzo impiegò tra 28 e 38 mesi per superare un vecchio record, quindi un ritorno rapido richiederebbe una ripresa più veloce del solito.
Quali sono i livelli di supporto chiave per Bitcoin adesso?
Il supporto immediato è la fascia 81.000-83.000 dollari (circa 72.000-74.000 euro), che coincide con un cluster di liquidazioni on-chain. Sotto, la prima zona di domanda è tra 78.000 e 80.000 dollari; più in basso i trader indicano 75.000 e 72.000 dollari. Verso l’alto la resistenza parte da 84.200 dollari.
Gli ETF su Bitcoin stanno registrando deflussi?
Il 7 ottobre i fondi americani hanno perso 484,9 milioni di dollari, il maggior deflusso da giugno, con IBIT di BlackRock in testa. Questo ha portato ottobre in rosso di circa 163 milioni, ma il saldo del 2026 resta positivo e il terzo trimestre era stato il migliore dell’anno con circa 6,3 miliardi di afflussi.
Marcus Okafor è corrispondente di mercato di HOGE Wire e segue l’azione di prezzo di Bitcoin.