Regole crypto SEC: chiusi i commenti, ora decidono in due
Il 20 ottobre si è chiusa la finestra dei commenti sulle regole crypto della SEC. Ora una Commissione a due deve trasformare circa 140 lettere in norma: comincia la parte difficile.
Lunedì 20 ottobre, a mezzanotte ora di Washington, si è chiusa la finestra per i commenti pubblici su Regulation Crypto Assets, la proposta con cui la Securities and Exchange Commission vuole dare agli Stati Uniti la prima cornice permanente per l’emissione di token. Non una linea guida, non un discorso, non un’azione giudiziaria: un vero regolamento, destinato a vivere nel Code of Federal Regulations accanto alle norme che governano azioni e obbligazioni da quasi novant’anni.
Vista da Milano, la scadenza sembra un fatto tecnico. In realtà segna un passaggio preciso. Per quasi due anni la SEC guidata da Paul Atkins ha smontato l’eredità di Gary Gensler archiviando le cause contro gli exchange e sostituendo l’enforcement con la scrittura di regole. Quella scommessa ora entra nella fase più scomoda. Un avviso di proposta di regolamento, il cosiddetto NPRM, non è ancora un regolamento. Tra la bozza e la norma definitiva c’è un passaggio obbligato fatto di lettere, repliche motivate e un voto formale. E a dover compiere quel passaggio è rimasta una Commissione a due componenti.
Alla scadenza erano arrivate circa 140 lettere di commento, secondo la rassegna delle submission: un numero sorprendentemente contenuto per la regola più importante mai scritta dall’agenzia sul comparto digitale. Il grosso del lavoro, però, comincia adesso.
Cosa si è chiuso il 20 ottobre
Regulation Crypto Assets, spesso abbreviata in RCA, è stata proposta dalla SEC il 18 agosto 2026 e pubblicata nel Federal Register il 21 agosto, con un periodo di consultazione di sessanta giorni. Il termine cadeva appunto il 20 ottobre. La proposta è il cuore operativo di Project Crypto, l’iniziativa con cui Atkins ha promesso di tradurre in diritto scritto il principio ripetuto nei discorsi del 2025 e del 2026: la maggior parte dei crypto-asset non è di per sé un titolo finanziario. Fin qui erano parole. Con RCA quelle parole diventano un testo normativo sottoposto alla procedura prevista dall’Administrative Procedure Act, la legge che disciplina come le agenzie federali statunitensi scrivono le regole.
C’è un dettaglio che cambia il significato della scadenza. La SEC ha fatto sapere che continuerà ad accettare i contributi anche dopo il 20 ottobre, come riportato da CryptoBriefing. È prassi consolidata: l’agenzia non è obbligata a tenere conto delle lettere arrivate in ritardo, ma di norma le mette agli atti. Significa che la chiusura formale non chiude davvero il dibattito; sposta soltanto il peso dalla raccolta alla risposta. Da qui in avanti la palla passa agli uffici della Division of Corporation Finance e, in ultima istanza, al tavolo dei commissari.
Il documento della proposta vive nel fascicolo di consultazione S7-2026-27 e nella versione pubblicata sul Federal Register. Chi scrive una lettera non sta facendo lobbying generico: sta costruendo il verbale su cui un domani un giudice potrà misurare se la SEC ha agito in modo arbitrario. È il motivo per cui i commenti pesano più di un comunicato stampa.
Regulation Crypto Assets in breve: le tre leve
Per capire di cosa discutono le lettere serve ricordare come è costruita la proposta. RCA poggia su tre leve, pensate per accompagnare un token dal lancio alla piena circolazione senza passare dalla trafila completa di una quotazione azionaria.
La prima è un’esenzione per le startup: consente di raccogliere fino a 5 milioni di dollari in un massimo di quattro anni con una informativa in stile whitepaper, senza bilanci certificati e con la possibilità di rivolgersi anche a investitori non qualificati. La seconda è un’esenzione per la raccolta vera e propria, articolata su due livelli (fino a 20 milioni e fino a 75 milioni di dollari in dodici mesi) con obblighi di rendicontazione crescenti. La terza, la più discussa, è il safe harbor della cosiddetta Rule 400: un meccanismo per cui il contratto di investimento associato a un token cessa di esistere quando l’emittente completa o abbandona in modo permanente gli sforzi gestionali promessi, non assume nuovi impegni e deposita un modulo dedicato (il Form TR) sul sistema EDGAR. Da quel momento il token continua a essere scambiato, ma non come titolo.
È la traduzione pratica del concetto di separazione introdotto dalla interpretazione congiunta SEC-CFTC del marzo 2026, quella che aveva già chiarito come mining, staking e airdrop non siano di per sé operazioni su titoli. Non a caso una parte della proposta riprende la logica per cui l’attività di mining e la vendita di potenza di calcolo sono remunerazione per un servizio, non partecipazione a un profitto comune. La struttura della norma, descritta in dettaglio nell’analisi dello studio Sidley Austin, prova a dare un percorso a chi emette token senza costringerlo a fingere di essere una società quotata.
| Leva | Limite | Modulo o forma | Effetto principale |
|---|---|---|---|
| Esenzione startup | 5 mln USD in 4 anni | Informativa stile whitepaper | Raccolta iniziale senza bilanci certificati |
| Esenzione raccolta (due livelli) | 20 mln e 75 mln USD in 12 mesi | Rendicontazione periodica | Finanziamento con obblighi crescenti |
| Safe harbor (Rule 400) | Nessun tetto di importo | Form TR su EDGAR | Il token esce dallo status di titolo |
Sulla carta è un impianto ambizioso. Il problema, come vedremo, è che proprio le parti più innovative (il safe harbor e il trattamento degli airdrop) sono quelle su cui le lettere chiedono di riscrivere il testo.
Un record magro: 140 lettere per la regola più attesa
Il dato che più colpisce della consultazione è proprio il numero: circa 140 lettere. Per confronto, le grandi regole finanziarie controverse ne raccolgono migliaia, a volte decine di migliaia, spesso spinte da campagne di lettere-modello. Che la norma crypto più importante di sempre ne abbia attratte così poche racconta due cose. La prima è che il pubblico generalista si è tenuto lontano da un testo iper-tecnico. La seconda, più interessante, è che a scrivere sono stati soprattutto gli addetti ai lavori, con contributi sostanziali più che militanti.
La platea dei firmatari è un campione fedele del settore. Dalla parte favorevole si sono schierati nomi come Coinbase, Ripple e Anthony Scaramucci, fondatore di SkyBridge Capital, che ha sostenuto l’impianto della riforma come un modo per estendere le tutele a una classe di attivo ormai diffusa tra milioni di risparmiatori, secondo la ricostruzione di Digital Today. Dalla parte critica, ma costruttiva, hanno depositato memorie la Securities Industry and Financial Markets Association (SIFMA), la Alternative Investment Management Association (AIMA) e il centro studi di Hyperliquid, che ha chiesto cinque modifiche puntuali.
C’è poi il fronte apertamente contrario. La North American Securities Administrators Association (NASAA), che riunisce i regolatori dei singoli Stati americani, ha chiesto alla SEC di ritirare del tutto la proposta, come riferito da WealthManagement. Il motivo è lo stesso che aveva acceso il dibattito a inizio ottobre: la preemption, cioè la possibilità che la norma federale scavalchi le leggi statali sulla vendita di titoli. È un fronte che resta caldo, ma non è più la novità: la novità è che adesso quelle posizioni sono agli atti e la SEC dovrà rispondere a ciascuna in modo motivato.
Vale la pena ricordare chi presiede questo processo. Atkins ha presentato la proposta come una svolta storica per modernizzare le regole federali sui crypto-asset. È una dichiarazione d’intenti; ma tra l’intento e la Gazzetta ufficiale c’è un filtro che non dipende dalla volontà del presidente dell’agenzia, e si chiama procedura.
I due nodi rimasti: airdrop e perimetro del safe harbor
Spogliate del linguaggio da avvocato, quasi tutte le lettere convergono su due questioni. La prima è il trattamento degli airdrop: quando la distribuzione gratuita di token a una comunità configura una vendita di titoli e quando no. La proposta dice che un airdrop è esente solo se non c’è una controprestazione negoziata; ma il confine tra dono promozionale e raccolta mascherata è sottile, e gli operatori chiedono criteri più netti per non dover tirare a indovinare a ogni distribuzione.
La seconda questione è il perimetro del safe harbor. Quando, esattamente, un progetto può dichiarare che il suo token non è mai stato un titolo, o che ha smesso di esserlo? Il centro studi di Hyperliquid ha messo nero su bianco cinque richieste: criteri chiari per distinguere gli airdrop dai contratti di investimento; una modifica del safe harbor che permetta di dichiarare che il token non è mai stato un titolo; il riconoscimento dei mercati secondari come le borse decentralizzate; esenzioni dalla responsabilità verso i singoli Stati anche oltre il periodo del safe harbor; e un coordinamento più ordinato tra vigilanza federale e statale. L’elenco, riportato da Digital Today, è di fatto la mappa di tutti i punti in cui la bozza lascia ancora spazio all’incertezza.
Dietro il tecnicismo c’è una domanda di fondo che molte lettere pongono con parole diverse: si può davvero usare l’impalcatura della disclosure pensata per le società quotate su reti decentralizzate che non hanno un amministratore delegato, un consiglio di amministrazione o un bilancio nel senso tradizionale? La MiCA Crypto Alliance, per esempio, ha chiesto definizioni standardizzate dei termini, proprio per evitare attriti tra il vocabolario dei titoli e quello della blockchain. Sono critiche che non chiedono di buttare la proposta, ma di renderla più precisa. E ogni richiesta di precisione, in sede di replica, costa tempo e voti.
Perché «commenti chiusi» non vuol dire «regola fatta»
Qui serve un passaggio di educazione civica, perché è il cuore della vicenda. Negli Stati Uniti una regola federale non nasce con la pubblicazione della proposta e non muore con la chiusura dei commenti. L’Administrative Procedure Act impone una sequenza: l’agenzia propone (notice), raccoglie i contributi (comment) e poi, se vuole arrivare alla norma, deve adottare un testo finale accompagnato da una motivazione che dia conto dei commenti rilevanti. Non di tutti, ma di quelli significativi sì, in modo ragionato.
È un vincolo più serio di quanto sembri. Se la SEC ignora un’obiezione sostanziale (per esempio quella della NASAA sulla preemption, o quella di Hyperliquid sugli airdrop) e adotta comunque la regola, un tribunale può annullarla perché arbitraria e capricciosa, lo standard con cui i giudici federali sindacano gli atti delle agenzie. È esattamente l’arma con cui, negli anni, diverse regole finanziarie sono state bocciate in appello. Per questo le circa 140 lettere non sono un sondaggio di gradimento: sono il materiale grezzo da cui dovrà nascere la parte più delicata del regolamento, cioè la sua motivazione.
Da qui tre esiti possibili. La SEC può adottare la regola finale, eventualmente modificata per assorbire le critiche. Può ripubblicare una proposta rivista, se i cambiamenti sono così ampi da richiedere un nuovo giro di commenti, una re-proposal che farebbe ripartire l’orologio da capo. Oppure può lasciare il dossier in sospeso. La stampa specializzata stima una fase di revisione lunga mesi, con la norma definitiva che difficilmente arriverà prima del 2027. Il fatto che l’agenzia continui ad accettare lettere oltre la scadenza va letto in questa chiave: non è generosità, è prudenza processuale, per non lasciare il fianco scoperto a un ricorso.
In altre parole, il 20 ottobre non è il traguardo. È lo sparo che dà il via alla frazione più tecnica, e più contestabile, della corsa.
Il collo di bottiglia: una Commissione a due
C’è un vincolo in più, ed è quello che rende questo autunno diverso da qualsiasi altro ciclo regolatorio recente. La SEC dovrebbe avere cinque commissari. Oggi ne ha due: il presidente Paul Atkins e Mark Uyeda, entrambi repubblicani. La commissaria Caroline Crenshaw, unica democratica, se n’era andata a gennaio; Hester Peirce, la figura più vicina al settore e madrina della Crypto Task Force, ha lasciato il 2 ottobre per una cattedra universitaria. Nessun successore è stato nominato, e le conferme al Senato richiedono dai sei ai dodici mesi.
Due componenti significano margine zero. Perché una regola passi serve una maggioranza: con due commissari, un voto contrario di uno dei due (uno a uno) blocca tutto, e la ricusazione di uno solo per conflitto di interessi congela l’agenzia. Per evitare la paralisi, a fine settembre la SEC ha modificato le proprie regole interne sul quorum in modo che, quando tutti gli altri sono impediti, un singolo commissario non ricusato possa costituire il numero legale. I critici l’hanno ribattezzata la Commissione di uno. È una toppa procedurale che tiene in piedi la macchina, ma racconta meglio di ogni analisi quanto sia sottile il ghiaccio su cui pattina il rulemaking crypto.
La conseguenza è semplice e un po’ paradossale. La stessa ristrettezza che ha permesso ad Atkins di muoversi in fretta (nessuna minoranza da convincere, nessun dissenso democratico da mediare) è anche ciò che rende fragile il risultato. Una regola votata da due persone è, politicamente e giuridicamente, più facile da smontare domani di una legge approvata dal Congresso o di un regolamento uscito da una Commissione al completo. La SEC sta correndo proprio perché sa che la finestra potrebbe non restare aperta a lungo.
Tre cantieri aperti in parallelo
RCA non viaggia da sola. La SEC a due commissari sta costruendo il nuovo rulebook crypto su più fronti contemporaneamente, con scadenze ravvicinate. Oltre alla regola sulle offerte di token, il 1 ottobre ha proposto una norma sulla custodia dei crypto-asset da parte di consulenti e fondi, che aggiorna le regole del 1940 e apre a nuovi depositari qualificati (banche, broker-dealer, società fiduciarie statali) oltre a una autocustodia condizionata e di ultima istanza. Il termine per i commenti su quel dossier scade verso fine novembre. La custodia, ricordiamolo, è il terreno su cui l’enforcement crypto ha davvero morso in passato (FTX, Celsius, Prime Trust) e dove la concentrazione in capo a un solo depositario resta un tema sensibile anche per gli ETF.
Sul versante opposto di Washington si muove la CFTC, l’autorità sui derivati. Il 5 ottobre ha aperto una consultazione su due regolamenti: Regulation CTX, che definisce quali operazioni retail su crypto (a leva, a margine o finanziate) ricadano sotto la sua competenza, e Regulation CAM, che immagina una nuova categoria di mercato regolamentato, il crypto asset market, per le borse che vogliano operare sotto l’ombrello federale. I commenti si chiudono il 14 dicembre. Il presidente della CFTC Michael Selig ha accompagnato l’iniziativa con una dichiarazione netta: il popolo americano, ha detto, merita chiarezza, certezza e tutele nei mercati dei crypto-asset (atti della consultazione su Regulations.gov). Le due agenzie hanno firmato un protocollo d’intesa a marzo per non pestarsi i piedi, ma restano due macchine distinte con due calendari distinti.
Il quadro che ne esce è quello di tre cantieri aperti in parallelo, tutti affidati a organici ridotti e con finestre di commento che si sovrappongono tra fine ottobre e metà dicembre.
| Dossier | Autorità | Chiusura commenti | Cosa fa |
|---|---|---|---|
| Regulation Crypto Assets | SEC | 20 ottobre 2026 | Esenzioni di offerta e safe harbor per i token |
| Custodia crypto | SEC | Fine novembre 2026 (circa) | Depositari qualificati e autocustodia condizionata |
| Regulation CTX e CAM | CFTC | 14 dicembre 2026 | Perimetro retail e nuove borse federali |
Ognuno di questi passaggi, per diventare regola, dovrà superare lo stesso imbuto: lettura dei commenti, motivazione, voto. Con gli stessi due commissari a tenere la penna.
L’enforcement non è morto: il «back to basics» di Woodcock
Sarebbe un errore leggere la svolta verso le regole come un disarmo. L’enforcement c’è ancora, ha solo cambiato bersaglio: non più la registrazione mancata di un exchange, ma la frode classica. A guidare la Division of Enforcement è, da maggio 2026, David Woodcock, ex socio di Gibson Dunn ed ex direttore dell’ufficio SEC di Fort Worth, subentrato a Margaret Ryan dopo le sue dimissioni di marzo. Woodcock ha riassunto la sua linea con una formula asciutta, il ritorno alle basi, e ha detto di voler amministrare un programma di enforcement forte e visibile sul mercato: qualità invece di volume.
I numeri dicono che la macchina gira ancora. Il 29 settembre la SEC ha incriminato una serie di soggetti per schemi fraudolenti da oltre 15 milioni di dollari costruiti su chat WhatsApp e falsi bot di trading con intelligenza artificiale, un filone seguito dalla Cyber and Emerging Technologies Unit (CETU), come documentato dal National Law Review. In estate era arrivata l’azione congiunta SEC-CFTC su Goliath Ventures, uno schema Ponzi crypto da centinaia di milioni di dollari. E resta sullo sfondo la pietra di paragone di tutte queste cause: il caso Terraform-Do Kwon, chiuso con 4,47 miliardi di dollari complessivi, a ricordare che la frode è frode a prescindere da come si classifichi il token.
Il messaggio implicito è coerente con la strategia di fondo. Togliere dal tavolo la questione se un token sia o meno un titolo (via regole ed esenzioni) libera risorse per concentrarsi su ciò che resta pacificamente illegale: mentire agli investitori. È la stessa lettura che gli studi legali vicini all’agenzia, come nel recente aggiornamento di Sher Tremonte, descrivono come una concentrazione sulle frodi retail e sulle piattaforme fasulle.
Se non è il Congresso a scrivere le regole
Perché tutto questo ricade sulle spalle di due commissari e non del Parlamento? Perché la via legislativa si è arenata. Il CLARITY Act, la legge sulla struttura dei mercati crypto che avrebbe dovuto dividere i compiti tra SEC e CFTC con un atto del Congresso, è caduto al Senato a settembre: la mozione per procedere non ha superato il voto di cloture, fermandosi lontano dai sessanta sì necessari. Da allora, come ha titolato la CNBC, la grande legge crypto di Washington è bloccata e la SEC tira dritto comunque, usando i poteri regolamentari che già possiede.
È una scorciatoia con un prezzo. Una legge del Congresso è stabile: per cambiarla serve un’altra legge. Un regolamento di agenzia, invece, può essere riaperto, modificato o revocato dalla stessa agenzia in un ciclo successivo, con la stessa procedura di notice-and-comment. Diversi giuristi, nelle lettere e fuori, hanno fatto notare che costruire l’intera impalcatura crypto sul rulemaking anziché sulla legge offre meno certezza di quanto il settore vorrebbe far credere.
La critica più citata resta quella di Lee Reiners, docente alla Duke University, che fin dalla pubblicazione della proposta l’ha bollata come politica scritta dalla crypto, per la crypto. Al di là del giudizio di merito, il punto procedurale è solido: un regolamento che nasce fragile (voto risicato, materia nuova, forte pressione di parte) è anche più esposto al ricorso e alla revisione. La chiusura dei commenti, da questo lato, non riduce l’incertezza: la sposta semplicemente dal cosa scriveranno al quanto reggerà.
Quanto può durare: il nodo della rimovibilità
C’è un ultimo elemento che pesa sulla durata, ed è più costituzionale che tecnico. Per decenni i commissari delle agenzie indipendenti come la SEC erano considerati sostanzialmente inamovibili dal presidente in carica, se non per giusta causa. Una recente sentenza della Corte Suprema ha ribaltato quel principio, rendendo i vertici di queste autorità più esposti alla rimozione da parte della Casa Bianca. Nell’immediato cambia poco, perché l’attuale guida della SEC è già allineata con l’amministrazione. Ma toglie l’isolamento strutturale che faceva apparire duratura la svolta del 2025-2026.
Messo insieme agli altri fattori (Commissione a due, materia contestata, voto risicato), questo significa che la regola finale su RCA, quando e se arriverà, nascerà solida sul piano del contenuto ma politicamente sottile. Un’amministrazione diversa, o anche solo una SEC ricomposta con nuovi commissari, avrebbe gli strumenti per rimetterci mano. Non è un difetto del testo: è la natura del rulemaking rispetto alla legge. Chi investe o costruisce guardando a queste regole dovrebbe trattarle come un pavimento appena posato, non come cemento già colato.
Il contrasto europeo: MiCA è già legge
Visto dall’Europa, l’intero affanno americano ha un che di familiare e insieme di invertito. Mentre gli Stati Uniti discutono ancora se e come scrivere la loro prima regola organica, l’Unione europea quella regola l’ha già approvata e messa in vigore. Si chiama MiCA, il regolamento sui mercati dei crypto-asset, ed è diritto direttamente applicabile in tutti gli Stati membri: niente ciclo notice-and-comment di agenzia, niente voto risicato di due persone, ma un atto legislativo votato da Parlamento e Consiglio e già operativo.
Le differenze di metodo si traducono in differenze di sostanza. MiCA parte dai fornitori di servizi (i CASP) e dagli emittenti, imponendo autorizzazione, whitepaper notificato e un regime di responsabilità; la proposta americana parte invece dal token e prova a definirne lo status, con un sistema di esenzioni e un safe harbor che fa uscire il token dalla categoria dei titoli. Non è un caso che, tra le lettere, la MiCA Crypto Alliance abbia chiesto definizioni coerenti: le due sponde dell’Atlantico rischiano di usare parole diverse per le stesse cose, con costi per chi opera su entrambi i mercati.
| Dimensione | SEC (RCA, proposta) | UE (MiCA, in vigore) |
|---|---|---|
| Natura dell’atto | Regolamento di agenzia | Regolamento legislativo |
| Oggetto di partenza | Il token e il suo status | Il servizio e l’emittente |
| Strumento chiave | Esenzioni e safe harbor (Form TR) | Autorizzazione CASP e whitepaper |
| Stato | In consultazione, norma finale attesa nel 2027 | Già applicabile |
| Autorità in Italia | Riferimento estero (SEC) | Consob e Banca d’Italia |
In Italia il regolamento è attuato dal D.lgs. 129/2024, che affida a Consob la condotta di mercato e la tutela degli investitori e a Banca d’Italia i profili prudenziali e gli stablecoin. Il periodo transitorio si è chiuso il 30 giugno 2026, lasciando sul mercato i soli CASP autorizzati. In altre parole, per l’operatore europeo la domanda che gli americani si pongono adesso (quale status ha questo token?) è in buona parte già risolta a monte da un impianto diverso.
Cosa cambia per l’investitore (e l’emittente) italiano
La risposta onesta, nell’immediato, è: poco e niente, almeno sul piano degli obblighi. Un risparmiatore di Torino che detiene token continua a rispondere alle regole europee e italiane, non a quelle della SEC. Un safe harbor americano non cancella gli obblighi MiCA di chi offre servizi in Europa, e non cambia di una virgola il trattamento fiscale italiano delle plusvalenze, materia che resta tutta nostra e che il legislatore sta rimettendo mano in questi mesi, come raccontiamo a proposito della Manovra 2027 e del mancato taglio dell’aliquota.
Perché allora dovrebbe interessarci? Per tre motivi concreti. Primo, i mercati dei token sono globali: se un progetto può emettere negli Stati Uniti con un percorso chiaro, cambiano liquidità, listing e prezzi degli asset che anche gli europei comprano. Secondo, molti prodotti che finiscono nei portafogli italiani (a partire dagli ETP e dai fondi che replicano le crypto) dipendono da come emittenti e depositari statunitensi vengono regolati; la riforma sulla custodia tocca proprio questo. Terzo, la coerenza transatlantica delle definizioni deciderà quanto sarà costoso, per una piattaforma, servire sia il cliente di Milano sia quello di Miami.
Resta poi il piano macro, che non va dimenticato. Le mosse regolatorie si innestano su un mercato che in autunno è sceso: Bitcoin viaggia intorno ai 72.800 euro ed Ethereum attorno ai 2.170 euro, secondo i dati di CoinGecko, ben sotto i massimi dell’anno. In un contesto in cui la liquidità dipende dalle scelte della Fed sul dollaro e sui tassi e dall’andamento dei rendimenti dei Treasury, le regole fissano la cornice ma non muovono da sole i prezzi. La distinzione è utile per non confondere un passaggio procedurale con un segnale di mercato.
Il calendario: le date da segnare
Per chi vuole seguire la vicenda senza perdersi, conviene tenere d’occhio poche date. Sul fronte RCA, dopo il 20 ottobre si apre la fase di revisione dei commenti: mesi, non settimane, con la regola finale che gli osservatori collocano nel 2027. Sulla custodia, il termine dei commenti scade verso fine novembre. Sul versante CFTC, Regulation CTX e CAM restano in consultazione fino al 14 dicembre. A fare da sfondo c’è il bilancio federale: una legge di spesa provvisoria finanzia le agenzie fino all’11 dicembre, il che tiene la SEC operativa ma ricorda che anche la cornice di bilancio ha una scadenza.
Il filo che lega tutte queste date è lo stesso: ogni passo richiede, alla fine, un voto di due commissari e una motivazione a prova di ricorso. È un collo di bottiglia che nessuna fretta può allargare. La SEC può proporre in fretta; non può adottare in fretta senza esporsi.
Il quadro, allora, si può riassumere così. Gli Stati Uniti hanno scelto di scrivere le proprie regole crypto non con una legge ma con un regolamento, non con cinque commissari ma con due, non dopo anni di assestamento ma mentre il mercato corre. La chiusura dei commenti del 20 ottobre non chiude quel cantiere: ne apre la fase strutturalmente più fragile. Per l’Europa, e per l’Italia, è l’occasione per misurare la distanza tra un sistema che ha già una legge e uno che la sta ancora negoziando lettera per lettera.
Domande frequenti
Che cos’è Regulation Crypto Assets della SEC?
È la proposta di regolamento con cui la SEC vuole dare agli Stati Uniti la prima cornice permanente per l’emissione di token. Prevede due esenzioni di offerta (fino a 5 e fino a 75 milioni di dollari) e un safe harbor che permette a un token di uscire dallo status di titolo depositando il Form TR. È stata proposta ad agosto 2026 e la consultazione si è chiusa il 20 ottobre 2026.
Quando entrerà in vigore la regola crypto della SEC?
Non è ancora in vigore. La chiusura dei commenti, il 20 ottobre 2026, apre una fase di revisione lunga mesi; la SEC deve rispondere in modo motivato ai contributi rilevanti e poi votare un testo finale. Gli osservatori collocano l’eventuale regola definitiva nel 2027, e non è escluso un nuovo giro di consultazione se le modifiche saranno ampie.
Con il safe harbor un token smette di essere un titolo?
Nelle intenzioni sì. La Rule 400 prevede che il contratto di investimento associato a un token cessi di esistere quando l’emittente completa o abbandona in modo permanente gli sforzi gestionali promessi, non assume nuovi impegni e deposita il Form TR su EDGAR. Da quel momento il token continua a essere scambiato ma non come titolo. È però uno dei punti su cui le lettere chiedono criteri più chiari.
Che differenza c’è tra le regole della SEC e MiCA in Europa?
MiCA è già un regolamento in vigore e parte dai fornitori di servizi e dagli emittenti, con autorizzazione e whitepaper; la proposta della SEC è ancora in consultazione e parte dal token, puntando a definirne lo status con esenzioni e safe harbor. In Italia le autorità competenti sotto MiCA sono Consob e Banca d’Italia, mentre le regole della SEC restano un riferimento estero.
La SEC ha smesso di perseguire le frodi crypto?
No. Ha ridotto le cause sulla registrazione mancata, ma l’enforcement sulle frodi prosegue, guidato dal direttore David Woodcock con un approccio di ritorno alle basi. Nel 2026 la Cyber and Emerging Technologies Unit ha incriminato schemi fraudolenti costruiti su false piattaforme e bot di trading con intelligenza artificiale, a conferma che la frode resta perseguita a prescindere dalla classificazione del token.
Di Anneke de Vries, redazione regolamentazione di HOGE Wire.