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Ordinals nel 2026: i turisti se ne vanno, resta il protocollo

I servizi chiudono e i prezzi crollano, ma le iscrizioni continuano a crescere. Guida completa agli Ordinals nel 2026: mercato, blue-chip, budget di sicurezza, MiCA e fisco italiano.

Nell’agosto 2026 Bitcoin scambia intorno ai 66.100 euro (circa 77.259 dollari), in recupero di oltre il 22% in una settimana ma ancora quasi il 39% sotto il record di 126.080 dollari toccato il 6 ottobre 2025, secondo CoinGecko. In questo quadro gli Ordinals, la storia più rumorosa della cultura Bitcoin tra il 2023 e il 2024, sono usciti dai titoli di apertura. ORDI, il token che diede il via all’intera categoria, vale 3,60 euro e viaggia oltre il 95% sotto il suo massimo. OrdinalsBot, il primo servizio commerciale nato attorno alle iscrizioni, ha annunciato la chiusura. Eppure il numero totale di iscrizioni sulla blockchain di Bitcoin ha superato i 107 milioni.

È questa la tensione che definisce gli Ordinals nel 2026: i turisti se ne sono andati, il protocollo è rimasto. La febbre speculativa si è raffreddata, molte imprese di servizi costruite sull’onda hanno chiuso o si sono ristrutturate, i prezzi delle collezioni sono lontani dai picchi. Sotto quella superficie, però, l’attività on-chain continua, il valore si concentra su poche collezioni di riferimento sempre più quotate in BTC, e il protocollo ha trovato un secondo atto tecnico. Questa è la prima analisi dedicata di HOGE Wire in italiano: che cosa sono davvero gli Ordinals, come è maturato il mercato, e che cosa cambiano la MiCA e la nuova tassazione al 33% per chi investe dall’Italia.

Che cosa sono davvero gli Ordinals

Il protocollo Ordinals è stato reso pubblico da Casey Rodarmor, sviluppatore vicino all’ecosistema di Bitcoin Core, ed è diventato operativo il 21 gennaio 2023 (la prima iscrizione, un piccolo teschio in pixel, risale al dicembre 2022). L’idea di base è sorprendentemente semplice: assegnare a ogni singolo satoshi, l’unità minima in cui si divide un bitcoin, un numero di serie basato sull’ordine in cui è stato minato. Questo ordinamento, calcolato con una logica FIFO (il primo estratto è il primo a muoversi), permette di distinguere e tracciare ogni sat come se fosse un oggetto individuale. Come spiega Chainalysis, nulla di tutto ciò richiede una modifica al codice di Bitcoin: la numerazione è una convenzione applicata da un software indicizzatore chiamato ord, non una regola di consenso.

Una volta numerato il satoshi, è possibile allegargli un contenuto: un’immagine, un testo, un brano audio, persino un piccolo videogioco. Questa operazione si chiama iscrizione (inscription). Rodarmor ha insistito fin dall’inizio sul fatto che non si tratti di semplici NFT. In un’intervista a TechCrunch ha descritto le iscrizioni come «artefatti digitali», spiegando che «il termine NFT sembra contaminato» e che voleva qualcosa di completo, immutabile e residente interamente sulla catena. La differenza pratica è sostanziale: mentre molti NFT su Ethereum puntano a un file conservato altrove (spesso su un server o su IPFS), l’iscrizione vive dentro la blockchain di Bitcoin, con la stessa promessa di permanenza dei bitcoin stessi.

Come nasce un’iscrizione: witness, commit e reveal

Gli Ordinals non sarebbero possibili senza due aggiornamenti storici di Bitcoin. Il primo è SegWit (2017), che ha spostato le firme in una sezione separata della transazione, il witness, applicandovi uno sconto sul peso di circa quattro volte. Il secondo è Taproot (novembre 2021), che ha reso più flessibile e capiente lo spazio riservato agli script. Un’iscrizione sfrutta proprio questo: il contenuto viene inserito in uno script che i nodi non eseguono, aperto da una struttura OP_FALSE OP_IF (un ramo condizionale che non viene mai percorso) e richiuso subito dopo. Il dato resta così registrato nel witness senza appesantire la logica di validazione, beneficiando dello sconto di SegWit.

Il processo avviene in due passaggi, chiamati commit e reveal. Con la prima transazione ci si impegna verso un indirizzo che nasconde il contenuto; con la seconda si spende quell’output rivelando l’iscrizione completa e ancorandola a un satoshi specifico. Il limite tecnico è il peso massimo del blocco, 4 milioni di unità di peso (circa 4 MB per i dati nel witness): è per questo che la collezione Taproot Wizards, riempiendo da sola un blocco quasi pieno nel febbraio 2023, divenne subito un simbolo. Un dettaglio importante per chi arriva adesso: una volta iscritto, il contenuto non si può modificare né cancellare. Non esiste un pulsante di annullamento, né un amministratore che possa rimuovere un’immagine sgradita. Questa permanenza è il principale argomento di vendita e, insieme, il cuore delle polemiche che vedremo più avanti.

La teoria ordinale e i satoshi rari

Numerare ogni satoshi ha un effetto collaterale affascinante: crea una gerarchia di rarità basata sulla posizione nella storia di Bitcoin. La documentazione ufficiale del protocollo (docs.ordinals.com) definisce sei livelli. Il valore non dipende dal contenuto iscritto, ma dal momento in cui quel sat è stato prodotto: più quell’istante è speciale, più il sat è ambito dai collezionisti.

LivelloDefinizioneFrequenza
Comune (common)Qualsiasi sat che non è il primo del suo bloccoLa quasi totalità
UncommonPrimo sat di ogni bloccoUno per blocco
RarePrimo sat di ogni periodo di aggiustamento della difficoltà (2.016 blocchi)Raro
EpicPrimo sat di ogni epoca di halvingCirca uno ogni 4 anni
LegendaryPrimo sat di ogni ciclo (sei halving)Estremamente raro
MythicPrimo sat del blocco genesiUno solo, non spendibile

Accanto a questa scala esiste un mercato parallelo di sat con valore storico o estetico. I collezionisti cercano i cosiddetti «pizza sats», legati ai 10.000 BTC che Laszlo Hanyecz spese per due pizze nel maggio 2010, i sat del blocco 9 coinvolti nella prima transazione Bitcoin mai avvenuta (da Satoshi Nakamoto a Hal Finney), i sat coniati nel 2009 e i numeri palindromi. È un modo per trattare i singoli satoshi come oggetti da collezione con una provenienza verificabile, un’idea non lontana da quella che rende Bitcoin attraente come oro digitale, tema che abbiamo analizzato altrove.

Da BRC-20 a Runes: i cugini fungibili

Se gli Ordinals servono a creare oggetti unici, la comunità ha presto voluto anche token fungibili. Nel marzo 2023 uno sviluppatore pseudonimo di nome Domo pubblicò lo standard BRC-20, che usa semplici iscrizioni in formato JSON per dichiarare, coniare e trasferire un token. ORDI fu il primo e resta il più noto, con un’offerta fissa di 21 milioni di unità, un chiaro omaggio al tetto di Bitcoin. Al picco della mania del 2023 la categoria BRC-20 sfiorò il miliardo di dollari di capitalizzazione, come riportava Decrypt. Il modello è ingegnoso ma inefficiente: obbliga a un’iscrizione per ogni operazione e dipende interamente dalla fiducia negli indicizzatori che tengono il conto dei saldi.

Proprio per correggere quei difetti lo stesso Rodarmor ha proposto Runes, lanciato al blocco 840.000 (l’halving dell’aprile 2024) e costruito in modo nativo sul modello UTXO di Bitcoin. Come raccontava CoinDesk, il debutto di Runes fece schizzare le commissioni a livelli record, regalando ai miner una giornata da incassi eccezionali. La tabella qui sotto riassume le tre famiglie, che convivono sulla stessa catena ma con logiche molto diverse.

CaratteristicaOrdinalsBRC-20Runes
TipoArtefatti non fungibiliToken fungibiliToken fungibili
DebuttoGennaio 2023Marzo 2023Aprile 2024
Modello datiIscrizione nel witnessIscrizioni JSONOutput OP_RETURN
EfficienzaMediaBassa (dipende dall’indexer)Alta (UTXO-nativa)
EsempioNodeMonkesORDIDOG

Il mercato nel 2026: pochi prezzi, molte iscrizioni

La fotografia del 2026 è piena di contraddizioni. Da un lato i prezzi dei token più speculativi sono crollati: ORDI, secondo CoinGecko, vale 3,60 euro (4,21 dollari), con una capitalizzazione intorno agli 88 milioni di dollari e una posizione oltre la 280esima in classifica, contro un massimo storico di 95,52 dollari segnato il 4 marzo 2024. Il minimo assoluto, 2,10 dollari, è appena del 29 marzo 2026. Dall’altro lato l’attività di base non si è fermata: secondo KuCoin le iscrizioni totali hanno superato i 107 milioni entro gennaio 2026, con oltre 7,7 milioni di nuove iscrizioni nel solo ultimo trimestre del 2025, mentre le vendite cumulative di NFT su Bitcoin si avvicinano ai 6 miliardi di dollari (dati Cryptoslam), il terzo volume storico tra tutte le reti.

MetricaValoreFonte
Prezzo Bitcoincirca 66.100 euro (77.259 dollari)CoinGecko
Prezzo ORDI3,60 euro (4,21 dollari)CoinGecko
Capitalizzazione ORDIcirca 88 milioni di dollariCoinGecko
Massimo storico ORDI95,52 dollari (4 marzo 2024)CoinGecko
Iscrizioni totalioltre 107 milioni (gennaio 2026)KuCoin
Vendite NFT cumulative su Bitcoinvicine a 6 miliardi di dollariCryptoslam

Il messaggio è chiaro: il mercato ha smesso di crescere in valore ma non in uso. Nel solo marzo 2026 si sono contate circa 59.585 vendite, con quasi 15.000 acquirenti distinti e un prezzo medio intorno ai 785 dollari (KuCoin), mentre i volumi mensili degli Ordinals oscillavano tra i 33 e i 53 milioni di dollari. Descrivono un ecosistema attivo ma di nicchia, in cui la componente di collezionismo genuino ha preso il posto della speculazione a leva. La percentuale di operazioni sospette di wash trading è rimasta sotto l’1%, un segnale di mercato più sano di quanto il calo dei prezzi lasci intendere.

La grande ritirata delle infrastrutture

Il segnale più evidente della fine della fase euforica non arriva dai prezzi, ma dalle chiusure. Il 20 agosto 2026 OrdinalsBot, presentato come il primo servizio di inscription nato su Bitcoin (aperto circa un mese dopo l’avvio del protocollo all’inizio del 2023), ha annunciato la propria chiusura dopo tre anni, mettendo in vendita marchio, proprietà intellettuale e l’intero stack tecnologico. Come riporta Cryptonews, l’azienda ha prima esplorato una ristrutturazione e un riposizionamento, poi ha iniziato a raccogliere offerte di acquisizione, imputando la decisione a un mercato Ordinals in contrazione.

Non è un caso isolato. Nel marzo 2026 Magic Eden, che in alcuni momenti aveva rappresentato circa l’80% del volume di scambi su Ordinals e Runes, ha chiuso il trading su Bitcoin ed Ethereum per concentrarsi su Solana, come documentato da Invezz. Nello stesso periodo l’esploratore Ord.io ha spento i server. Il risultato è un panorama più snello: a raccogliere gli scambi restano soprattutto UniSat, il marketplace NFT di OKX e i wallet nativi come Xverse. La lezione è quella del titolo di questa analisi: i modelli di business costruiti sul rumore hanno lasciato, mentre le transazioni continuano ad arrivare. Un protocollo non ha bisogno di un ufficio marketing per funzionare.

La fuga verso le collezioni di riferimento

Quando la marea si ritira, il capitale superstite si concentra su ciò che ha più probabilità di sopravvivere. Nel mercato Ordinals questo ha significato una fuga verso le collezioni blue-chip, quelle con una storia, una comunità e una liquidità relativamente solide. NodeMonkes, una collezione di 10.000 personaggi in pixel art iscritti nel febbraio 2023, ha prodotto la prima vendita da oltre un milione di dollari su Bitcoin nel marzo 2024 e ha toccato al picco una capitalizzazione superiore ai 200 milioni di dollari (KuCoin). Taproot Wizards, guidata da Udi Wertheimer, che inscrisse la prima transazione da 3,94 MB e in seguito ha raccolto un finanziamento da circa 30 milioni di dollari guidato da Standard Crypto nel febbraio 2025 (CB Insights), resta un punto di riferimento culturale.

Un tratto distintivo di questa fase è che le collezioni serie vengono ormai quotate in BTC più che in dollari: chi le detiene ragiona in bitcoin, non in valuta fiat. La tabella seguente riporta prezzi minimi indicativi in BTC (dati CoinGecko); attenzione, con l’uscita di Magic Eden i book si sono assottigliati e le conversioni in euro sono puramente indicative, calcolate al prezzo corrente di Bitcoin.

CollezionePezziPrezzo minimo (BTC)Indicativo in euro
Taproot Wizardscirca 2.100circa 0,047circa 3.100
NodeMonkes10.000circa 0,023circa 1.520
Ordinal Maxi Biz5.243circa 0,017circa 1.120
Bitcoin Puppets10.001circa 0,010circa 660
Quantum Cats3.333circa 0,010circa 660
Runestone112.400circa 0,0014circa 93

Il secondo atto: recursive inscriptions e app on-chain

La parte più interessante del 2026 non è nei prezzi, ma nella tecnologia. La grande novità si chiama recursive inscription, una tecnica per cui un’iscrizione può richiamare il contenuto di altre iscrizioni già presenti sulla catena, invece di ripetere gli stessi dati. La documentazione ufficiale (docs.ordinals.com) descrive un insieme di endpoint dedicati che permettono a un’iscrizione di leggere altri contenuti, l’altezza o l’hash di un blocco, i figli o i genitori di un’iscrizione. In pratica un progetto può caricare una sola volta una libreria di codice o un set di tratti grafici e poi comporre migliaia di pezzi che li riutilizzano, abbattendo i costi.

Le conseguenze sono profonde. La ricorsione rende possibile costruire opere complesse, modelli 3D, siti web e piccoli giochi che girano interamente su Bitcoin, senza server esterni; una collezione come OCM Dimensions, tra le prime raccolte 3D interamente ricorsive, mostra fin dove ci si può spingere. Questo sposta la narrazione degli Ordinals da «immagini costose» a piattaforma per applicazioni on-chain permanenti. È lo stesso movimento che, in altri ambiti, spinge verso sistemi dove il calcolo o il contenuto sono verificabili e residenti in modo trasparente, un tema che tocca da vicino anche il dibattito più ampio sull’infrastruttura Web3. Per gli Ordinals, il secondo atto è questo: non più solo collezionismo, ma un modo per pubblicare software che nessuno può spegnere.

Ordinals come collaterale: la finanza su Bitcoin

Un mercato maturo genera prodotti finanziari, e gli Ordinals non fanno eccezione. Attorno alle collezioni è cresciuta una piccola industria di prestiti nativi su Bitcoin: piattaforme come Liquidium permettono di ottenere BTC in prestito depositando come garanzia un’iscrizione, un token BRC-20 o un rune, senza ponti verso altre catene e senza affidare le monete a un custode centrale. Il meccanismo si appoggia a strumenti tecnici propri di Bitcoin, le transazioni parzialmente firmate (PSBT) e i contratti di log discreto (DLC), che tengono la garanzia in una sorta di deposito a garanzia crittografico. Bitcoin Magazine ha descritto questo filone come uno dei pochi settori della finanza su Bitcoin ad aver trovato una vera domanda di mercato.

Il senso economico è chiaro: un collezionista che possiede un pezzo raro ma illiquido può sbloccarne il valore senza venderlo, mentre chi presta guadagna un rendimento in bitcoin. È finanza di nicchia, con volumi ridotti rispetto alla DeFi su Ethereum, ma segna un passaggio importante: le iscrizioni smettono di essere solo oggetti da esibire e diventano asset produttivi. Il rovescio della medaglia è il rischio di liquidazione in un mercato dove i prezzi minimi possono muoversi bruscamente e i compratori scarseggiano, un punto su cui torneremo parlando di rischi.

Commissioni, miner e budget di sicurezza

Ogni iscrizione occupa spazio nei blocchi e quindi paga commissioni ai miner. All’inizio questo era il grande argomento a favore degli Ordinals: nuove entrate proprio mentre il sussidio di blocco si dimezza a ogni halving. La realtà del 2026 è più sobria. Le commissioni complessive della rete sono scese a livelli molto bassi: intorno ai 300.000 dollari al giorno, meno dell’1% del reddito dei miner e ai minimi degli ultimi anni, come riporta The Block. Il grosso degli incassi arriva ancora dal sussidio, sceso a 3,125 BTC con l’halving dell’aprile 2024 e destinato a dimezzarsi di nuovo verso il 2028.

È qui che si apre il nodo di lungo periodo che gli analisti chiamano budget di sicurezza: quando il sussidio diventerà trascurabile, le commissioni dovranno pagare la sicurezza della rete. Chi difende gli Ordinals sostiene che una domanda costante di spazio, alimentata anche dai dati, sia esattamente ciò che serve. Lo stesso intreccio tra domanda di blocco, commissioni e sicurezza rende delicata la lettura della difficoltà di mining come segnale d’acquisto e spiega perché l’hashrate può calare mentre il prezzo sale. Per gli Ordinals, la domanda è se genereranno abbastanza commissioni da contare davvero: per ora no, ma il potenziale c’è.

Spam o innovazione: la guerra culturale

Nessun argomento divide la comunità Bitcoin come le iscrizioni. Da una parte c’è chi, come lo sviluppatore Luke Dashjr, considera gli Ordinals «spam» che sfrutta una falla nel software Core per aggirare i limiti storici ai dati arbitrari, e li filtra attivamente nel pool OCEAN e nel client alternativo Bitcoin Knots, come raccontato da The Block. Proprio la quota di nodi che usano Knots è cresciuta sensibilmente nel 2025. Dall’altra parte c’è chi vede in quei dati un uso legittimo e pagante dello spazio di blocco. Nell’autunno 2025 la versione 30 di Bitcoin Core ha di fatto allargato il limite ai dati inseribili tramite OP_RETURN, con la pull request 32359, alimentando ulteriormente la polemica.

Lo scontro ha prodotto anche una proposta formale per frenare le iscrizioni, la BIP-110, avanzata da un autore pseudonimo a fine 2025 e sostenuta proprio da Dashjr: prevedeva tetti stringenti agli output e alle dimensioni dei dati. Come ha documentato Decrypt nel luglio 2026, la proposta ha raccolto solo l’1% circa del sostegno dei miner rispetto alla finestra di attivazione prevista, di fatto fallendo. Tra gli oppositori più netti c’è Michael Saylor, secondo cui esistono «110 cose più pericolose per Bitcoin dello spam» e una regola come la BIP-110 «invaliderebbe transazioni oggi valide e paganti». Il paradosso, notato da più di un addetto ai lavori, è che chi vuole ridurre la domanda di spazio rischia di privare Bitcoin proprio delle commissioni che dovranno un giorno finanziarne la sicurezza.

Ordinals, la MiCA e il fisco italiano

Per il lettore italiano la domanda pratica è duplice: come sono trattati gli Ordinals dal regolatore e come si tassano. Sul primo fronte conta la MiCA. Il regolamento europeo esclude dal proprio perimetro i crypto-asset unici e realmente non fungibili, quindi un singolo pezzo d’arte iscritto in linea di principio ne resta fuori. Attenzione però al Considerando 11 e alle indicazioni dell’ESMA: le frazioni di un NFT e soprattutto le emissioni in grandi serie o collezioni sono considerate indicatori di fungibilità, e il mero attribuire un identificatore unico non basta a qualificare un asset come non fungibile. Una collezione da 10.000 pezzi identici nella struttura, insomma, può rientrare nella MiCA e richiedere autorizzazioni. In Italia la vigilanza spetta alla Consob per la condotta di mercato e la tutela degli investitori, e alla Banca d’Italia per i profili prudenziali, secondo l’impianto del D.lgs. 129/2024; il periodo transitorio per gli operatori italiani si chiude il 1° luglio 2026, come ricordiamo nella nostra analisi sulla revisione della MiCA.

Sul fronte fiscale il 2026 porta una novità netta. Dal 1° gennaio le plusvalenze sulle cripto-attività scontano un’imposta sostitutiva del 33%, come confermato da Fisco Oggi, la testata dell’Agenzia delle Entrate. L’aliquota ridotta del 26% resta riservata ai soli stablecoin denominati in euro (i token di moneta elettronica conformi alla MiCA). Un Ordinal o un token BRC-20 non rientrano in quella categoria: la loro vendita in guadagno è quindi tassata al 33%, senza più alcuna soglia di esenzione da 2.000 euro come negli anni precedenti. A questo si aggiungono gli obblighi di monitoraggio nel quadro RW della dichiarazione e l’imposta di bollo sulle cripto-attività. Chi colleziona iscrizioni deve tenere una contabilità accurata di ogni acquisto e vendita, cosa non banale su un mercato dove i prezzi si esprimono spesso in BTC.

I rischi da conoscere prima di comprare

Gli Ordinals restano uno degli angoli più speculativi del settore, e i rischi vanno guardati in faccia. Il primo è l’illiquidità: con l’uscita di Magic Eden i book di scambio si sono assottigliati, e vendere un pezzo al prezzo minimo dichiarato non è affatto garantito. Il secondo è la custodia. Detenere iscrizioni significa gestire indirizzi Taproot (quelli che iniziano per bc1p) e wallet specializzati che riconoscono i sat rari, evitando di spendere per errore un satoshi prezioso come commissione. Un errore in autocustodia è definitivo, senza servizio clienti a cui rivolgersi. Il terzo è la permanenza dei dati: ciò che viene iscritto resta pubblico per sempre, con implicazioni serie su copyright e contenuti indesiderati.

C’è poi il rischio di prezzo puro, esemplificato da ORDI: oltre il 95% sotto il massimo di due anni fa. Molti token e molte collezioni non torneranno mai ai valori del 2024. Per questo, in un’ottica di portafoglio, gli Ordinals andrebbero considerati un satellite ad altissimo rischio attorno a una posizione principale, non il cuore dell’esposizione; ne parliamo nella guida su quanto Bitcoin tenere in portafoglio. La regola pratica è la solita per gli asset illiquidi e volatili: investire solo somme che si è pronti a perdere del tutto.

Toro e orso: due scenari per il 2027

Lo scenario rialzista parte dall’idea che la pulizia del 2026 sia stata salutare. Con i turisti fuori dai piedi, restano un protocollo funzionante, collezioni di riferimento quotate in BTC, un secondo atto tecnico (la ricorsione e le app on-chain) e i primi mattoni di una finanza nativa su Bitcoin. Se il prossimo ciclo riporterà attenzione e liquidità, gli Ordinals potrebbero ripartire da una base più solida e meno gonfiata, con la ricorsione a fare da moltiplicatore d’uso e le commissioni a crescere man mano che il sussidio si assottiglia.

Lo scenario ribassista è altrettanto plausibile. Il mercato resta minuscolo e concentrato su pochi nomi, la liquidità è fragile, e ogni nuova ondata di proposte in stile BIP-110 ricorda che una parte influente della comunità Bitcoin vorrebbe semplicemente far sparire le iscrizioni. Se i prezzi restano depressi e altre infrastrutture chiudono seguendo OrdinalsBot e Magic Eden, gli Ordinals potrebbero ridursi a una curiosità per irriducibili. La verità, come spesso accade, sta probabilmente nel mezzo: non più la mania del 2023, non ancora la piattaforma matura che i sostenitori immaginano, ma un pezzo permanente e testardo dell’ecosistema Bitcoin che, semplicemente, non se ne va.

Domande frequenti

Che cosa sono gli Ordinals su Bitcoin?

Gli Ordinals sono un sistema che numera ogni satoshi e consente di iscrivere dati (immagini, testo o codice) dentro una transazione Bitcoin, creando quello che il creatore Casey Rodarmor chiama un artefatto digitale. A differenza degli NFT su altre reti, il contenuto risiede interamente sulla blockchain di Bitcoin, senza smart contract esterni né link a server che possono sparire.

Perché il prezzo di ORDI è crollato nel 2026?

ORDI, il primo token BRC-20, viaggia oltre il 95% sotto il massimo di 95,52 dollari del marzo 2024. Il calo riflette la fine della fase speculativa: la liquidità si è prosciugata, diversi servizi hanno chiuso e gli scambi si sono spostati sulle collezioni più riconosciute. L’attività di iscrizione ha però continuato a crescere anche mentre i prezzi scendevano.

Gli Ordinals sono regolamentati dalla MiCA in Europa?

La MiCA esclude i crypto-asset unici e davvero non fungibili, quindi un singolo pezzo d’arte iscritto resta fuori dal perimetro. Il Considerando 11 chiarisce però che le emissioni in grandi serie o collezioni e le frazioni di un NFT sono indicatori di fungibilità: una collezione da 10.000 pezzi può quindi rientrare nella MiCA. In Italia vigilano Consob per la condotta di mercato e Banca d’Italia per i profili prudenziali.

Come sono tassati gli Ordinals in Italia nel 2026?

Dal 1° gennaio 2026 le plusvalenze sulle cripto-attività scontano un’imposta sostitutiva del 33%. L’aliquota ridotta del 26% resta solo per gli stablecoin in euro conformi alla MiCA, quindi vendere in guadagno un Ordinal o un token BRC-20 rientra nel 33%. Vanno inoltre considerati gli obblighi di monitoraggio del quadro RW e l’imposta di bollo sulle cripto-attività.

Che cosa sono i sat rari e perché hanno valore?

La teoria ordinale attribuisce a certi satoshi una rarità legata alla loro posizione nella storia di Bitcoin: il primo sat di un blocco (uncommon), di un periodo di difficoltà (rare), di un’epoca di halving (epic) e così via, fino al sat mitico del blocco genesi. Alcuni collezionisti pagano un premio per i sat legati a eventi storici, come quelli della prima transazione tra Satoshi e Hal Finney o dei 10.000 BTC delle due pizze del 2010.

Di Marco Ferretti, redazione HOGE Wire. Questa analisi ha finalità informative e non costituisce consulenza finanziaria; le cripto-attività sono altamente volatili e possono perdere l’intero valore.

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