Politica della Fed: il rialzo di settembre svanisce, Bitcoin fermo
CPI in linea, PPI piatto e vendite al dettaglio in calo hanno fatto crollare le probabilità di un rialzo Fed a settembre. Ma Bitcoin resta fermo sopra i 55.000 euro: ecco perché.
Dieci giorni fa il timore dominante sui mercati era un rialzo dei tassi della Federal Reserve a settembre. Oggi quel timore si è quasi sciolto: tre letture consecutive su inflazione e consumi più deboli del previsto hanno riportato le probabilità di un rialzo verso un terzo scarso, contro oltre il 75% di un mese fa. Eppure Bitcoin non festeggia. La principale criptovaluta scambia poco sopra i 55.000 euro (circa 64.100 dollari), dopo essere scivolata sotto quella soglia a metà agosto, incastrata nello stesso intervallo che occupa da giugno. Questo articolo spiega perché una Fed apparentemente più morbida non basta a far salire la crypto, come la politica monetaria americana arriva davvero ai prezzi degli asset digitali e cosa guardare da qui al simposio di Jackson Hole e alla riunione del 15 e 16 settembre.
Il quadro in una frase: lo spauracchio del rialzo si sgonfia
Partiamo dal punto di svolta. Alla riunione del 28 e 29 luglio il Federal Open Market Committee (FOMC) ha lasciato il tasso di riferimento fermo nell’intervallo 3,50-3,75%, ma lo ha fatto con un voto di 9 contro 3: per la prima volta dal 2016 tre presidenti delle Fed regionali hanno dissentito non per chiedere un taglio, bensì un rialzo, come si legge nel materiale ufficiale della Fed. Il presidente Kevin Warsh definì quella riunione una buona lite in famiglia. Il messaggio ai mercati era netto: questa Fed non tollera un’inflazione sopra il 2% e considera più probabile un rialzo che un taglio.
Fino a inizio agosto quella lettura sembrava destinata a materializzarsi. Le proiezioni di giugno segnalavano ancora la possibilità di almeno un altro rialzo entro fine anno, e circa metà dei membri del Comitato propendeva in quella direzione. Poi sono arrivati i dati. E i dati, uno dopo l’altro, sono usciti più morbidi delle attese, ribaltando la scommessa. È lo stesso sfondo che la nostra lettura del grafico di Bitcoin ha raccontato dal lato prezzo; qui lo guardiamo dal lato della politica monetaria.
Il risultato: lo strumento CME FedWatch, che a metà luglio incorporava oltre il 75% di probabilità di un rialzo a settembre, oggi ne segna circa un terzo, con la probabilità di un semplice mantenimento risalita verso i due terzi, come tracciato da The Block. Il pericolo, per come lo prezzava il mercato solo due settimane fa, si è in gran parte dissolto. La domanda che conta per chi investe in crypto è un’altra: se la minaccia si allontana, perché Bitcoin resta fermo?
Dove siamo oggi: tassi, Bitcoin e probabilità
Prima di rispondere, conviene fissare i numeri. La tabella seguente riassume il cruscotto macro e di mercato aggiornato a metà agosto 2026.
| Indicatore | Valore (18 agosto 2026) | Contesto |
|---|---|---|
| Tasso obiettivo Fed | 3,50-3,75% | invariato dal taglio di dicembre 2025 |
| Probabilità di rialzo Fed a settembre | circa un terzo | oltre il 75% a metà luglio |
| Prezzo di Bitcoin | circa 55.400 euro (64.100 dollari) | circa il 49% sotto il massimo di ottobre 2025 |
| Capitalizzazione di Bitcoin | circa 1.290 miliardi di dollari | in calo rispetto a inizio anno |
| Cambio EUR/USD | circa 1,16 | massimo da due mesi |
| Tasso BCE sui depositi | 2,25% | atteso a 2,50% il 10 settembre |
| Inflazione USA (CPI luglio) | 3,4% (core 2,5%) | dal 3,5% di giugno |
Due elementi saltano all’occhio. Primo: Bitcoin, a circa 55.400 euro secondo CoinGecko, resta quasi la metà sotto il massimo storico segnato a inizio ottobre 2025, con una capitalizzazione intorno ai 1.290 miliardi di dollari. Il prezzo non è crollato, ma non è nemmeno ripartito: si muove in un intervallo stretto da settimane. Secondo: la Federal Reserve e la Banca centrale europea, per la prima volta da anni, si muovono in direzioni opposte, con Francoforte attesa in rialzo mentre Washington è data ferma. Su entrambi i fronti torneremo più avanti, perché entrambi contano per l’investitore in euro.
La settimana dei dati morbidi che ha girato la scommessa
La svolta nelle attese non nasce da un discorso di Warsh né da una riunione del FOMC, ma da una sequenza di dati pubblicati tra il 7 e il 15 agosto. Presi singolarmente, nessuno è stato clamoroso; presi insieme, hanno riscritto la probabilità di un rialzo.
| Dato | Periodo | Lettura | Attesa o precedente |
|---|---|---|---|
| Buste paga non agricole | luglio | in calo, dato debole | sotto le attese di crescita |
| CPI (inflazione al consumo) | luglio | 3,4% annuo, core 2,5% | in linea, dal 3,5% |
| PPI (prezzi alla produzione) | luglio | piatto sul mese, +4,7% annuo | atteso +0,2% sul mese |
| Vendite al dettaglio | luglio | -0,6% sul mese | atteso +0,1% |
L’inflazione al consumo di luglio, diffusa il 12 agosto dal Bureau of Labor Statistics, è salita del 3,4% su base annua, con la componente di fondo (core) al 2,5%, entrambe esattamente in linea con il consenso e in leggero calo rispetto a giugno, secondo i dati ufficiali del BLS. Il giorno dopo i prezzi alla produzione hanno sorpreso al ribasso: l’indice della domanda finale è rimasto piatto sul mese, contro un atteso +0,2%, con i beni in calo dello 0,7% trascinati dall’energia, come riportato da CNBC. Su base annua il PPI resta al 4,7%, ma la spinta mensile si è fermata.
A completare il quadro, il 14 agosto le vendite al dettaglio di luglio sono scese dello 0,6% sul mese, un netto rovescio rispetto alle attese di un modesto rialzo e segnale di un consumatore americano più prudente dopo il rimbalzo primaverile, come documentato da CNN Business. Sommato a un mercato del lavoro di luglio già debole, il messaggio complessivo è chiaro: la pressione che a giugno spingeva la Fed verso un rialzo si sta attenuando. Da qui il crollo delle probabilità sullo strumento CME FedWatch, passate in poche settimane da una netta maggioranza pro rialzo a una netta maggioranza pro mantenimento.
La regola che conta: la sorpresa, non il livello
Per capire perché i mercati reagiscono come reagiscono, serve una regola semplice che vale per la Fed come per qualsiasi banca centrale: a muovere i prezzi non è il livello di un dato o di un tasso, ma la differenza fra il risultato e ciò che era già scontato. La sorpresa, non il numero in sé. Un rialzo di 25 punti base già prezzato al 90% non muove quasi nulla il giorno dell’annuncio; un mantenimento inatteso, invece, può scatenare movimenti bruschi.
È questa la ragione per cui, quando la probabilità di un rialzo a settembre è passata da oltre il 75% a circa un terzo, gran parte dell’aggiustamento è avvenuto nei giorni dei dati, non concentrato in un singolo istante. I mercati non aspettano la riunione: si riposizionano man mano che arrivano CPI, PPI, buste paga e vendite al dettaglio. Quando il 15 e 16 settembre il FOMC comunicherà la decisione, ciò che conterà sarà lo scarto fra quella decisione (e le nuove proiezioni economiche) e le aspettative del giorno prima, non la decisione in valore assoluto.
Corollario pratico per chi guarda alla crypto: il fatto che la Fed sia ora attesa ferma è già in gran parte nel prezzo di Bitcoin. Perché la notizia diventi un catalizzatore rialzista servirebbe una sorpresa in senso accomodante, ad esempio un dot plot che segnali tagli anticipati, non la semplice conferma di ciò che il mercato già si aspetta. È il primo tassello per spiegare il paradosso di un Bitcoin fermo nonostante dati più deboli.
Perché una Fed più morbida non basta a far correre Bitcoin
Veniamo al cuore della questione. Se la minaccia del rialzo si allontana, perché Bitcoin resta inchiodato poco sopra i 55.000 euro? La risposta ha più strati, e nessuno di essi da solo è sufficiente.
Primo: dati più deboli tagliano la probabilità di un rialzo, ma non aprono la porta a tagli imminenti. Con l’inflazione ancora al 3,4%, ben sopra l’obiettivo del 2%, la Fed di Warsh non ha alcuna fretta di allentare. Il messaggio implicito è che il costo del denaro resterà restrittivo a lungo, uno scenario di tassi alti più a lungo che pesa sugli asset a lunga durata e senza cedola come Bitcoin. Un dato in linea, in altre parole, non impone un riprezzamento restrittivo, ma non offre nemmeno un catalizzatore ribassista chiaro: lascia semplicemente il mercato dov’era.
Secondo: i dati morbidi che indeboliscono l’idea di un rialzo indeboliscono anche l’economia. Vendite al dettaglio in calo e occupazione fiacca non sono un contesto ideale per gli asset a rischio: raccontano un rallentamento, non un’accelerazione. La crypto tende a correre quando la liquidità si espande e la crescita tiene, non quando entrambe frenano insieme. Un raffreddamento della domanda è una buona notizia per i tassi, ma una notizia ambigua per chi cerca appetito per il rischio.
Terzo: mancano flussi nuovi. Nei mesi in cui Bitcoin è salito con forza, il motore erano gli afflussi verso gli ETF spot statunitensi e la domanda istituzionale. In un mercato che aspetta Jackson Hole e la riunione di settembre, quei flussi si sono fatti intermittenti. Senza un catalizzatore, la volatilità si comprime e il prezzo si sdraia dentro l’intervallo, esattamente ciò che sta accadendo tra i 62.000 e i 66.000 dollari da giugno.
I tre canali: dollaro, tassi reali, liquidità
Ma per quale via, concretamente, la Fed muove il prezzo di un asset decentralizzato che con Washington non ha nulla a che spartire? Attraverso tre canali principali, che vale la pena tenere distinti.
Il primo è il dollaro. Tassi americani più alti, o attesi tali, tendono a rafforzare il biglietto verde; un dollaro più debole, al contrario, alza il prezzo in dollari degli asset scarsi come Bitcoin e oro. In questi giorni il canale gioca a favore della crypto: l’euro ha toccato il massimo da due mesi contro il dollaro, intorno a 1,16, mentre il mercato scontava una Fed meno aggressiva, come segnalato da Investing.com. Abbiamo dedicato a questa bussola un’analisi a sé, sull’indice del dollaro debole, che resta uno dei termometri più affidabili per la crypto.
Il secondo canale sono i tassi reali, cioè i rendimenti al netto dell’inflazione attesa. Quando i tassi reali salgono, detenere un asset senza cedola come Bitcoin costa di più in termini di opportunità: i titoli di Stato pagano un rendimento sicuro e reale, e la crypto perde attrattiva relativa. È lo stesso meccanismo che collega la duration e la convessità dei titoli obbligazionari alla volatilità dei tassi; ne abbiamo scritto analizzando cosa dice il MOVE index attraverso i BTP. Finché i tassi reali americani restano elevati, il vento contrario per gli asset a rischio non sparisce, anche se il rialzo nominale non arriva.
Il terzo canale è la liquidità, legata al bilancio della Fed. Warsh ha proseguito una progressiva riduzione dell’attivo verso un portafoglio composto solo da titoli del Tesoro, riducendo l’esposizione ai titoli garantiti da mutui. Meno liquidità nel sistema significa condizioni finanziarie più tese, che storicamente frenano gli asset speculativi. È il canale più lento e meno visibile, ma è quello che spiega perché i cicli della crypto tendano a seguire, con ritardo, i cicli di espansione e contrazione del bilancio delle banche centrali.
Chi è Kevin Warsh e come reagisce la sua Fed
Nessun canale conta quanto la funzione di reazione del presidente, cioè come la Fed risponde ai dati. E la Fed guidata da Kevin Warsh, in carica dal 22 maggio 2026 dopo una conferma al Senato di stretta misura (54 voti contro 45), ha una funzione di reazione diversa da quella dell’era Powell.
Warsh, ex governatore della Fed tra il 2006 e il 2011, ha costruito la sua comunicazione su due pilastri. Il primo è la lotta senza sconti all’inflazione: alla conferenza della BCE di Sintra ha dichiarato che se imprese e famiglie pensassero che la Fed possa accettare un’inflazione sopra il 2%, «resterebbero deluse», come riportato da PBS News. Alla conferenza stampa di luglio è stato ancora più diretto, ribadendo che non esiste alcun obiettivo di inflazione morbido.
Il secondo pilastro è la rimozione della forward guidance, cioè delle indicazioni prospettiche sui tassi futuri. Warsh ha smesso di guidare il mercato sulle mosse successive, arrivando a non presentare neppure un proprio punto nel dot plot di giugno. Per la crypto, notoriamente sensibile alla narrativa e alle aspettative, questo cambia le regole del gioco: senza una rotta pre-annunciata, ogni dato e ogni discorso pesano di più, perché il mercato ha meno appigli su cui ancorarsi. È anche il motivo per cui il keynote di Warsh a Jackson Hole, di cui parliamo più avanti, avrà un valore informativo che sotto Powell non avrebbe avuto.
Indipendenza sotto pressione: il fronte politico
C’è poi una variabile che nessun modello macro cattura del tutto: la pressione politica. Warsh è stato nominato da Donald Trump, che ha apertamente e ripetutamente chiesto tassi più bassi. Eppure, da quando è in carica, il presidente della Fed ha spiazzato la Casa Bianca mantenendo i tassi fermi e adottando un tono da falco, orientato a riportare l’inflazione al 2% prima di qualsiasi allentamento.
Interrogato sulle richieste dell’amministrazione, Warsh ha ribadito che la Fed è un’istituzione indipendente da molto tempo e che intende restarlo, come riferito da PBS News. La tensione fra chi lo ha nominato e le sue scelte effettive è uno dei sottotesti più seguiti di questo ciclo di politica monetaria.
Perché questo interessa a chi investe in Bitcoin? Perché l’indipendenza della banca centrale è uno dei pilastri della credibilità del dollaro. Ogni segnale che la Fed possa piegarsi alla politica, ad esempio tagliando i tassi per ragioni di calendario con l’inflazione ancora alta, tende paradossalmente a rafforzare la tesi di lungo periodo su Bitcoin come riserva di valore alternativa e non manipolabile. È una dinamica di sfondo, non un motore di breve termine, ma è parte del motivo per cui la vicenda viene seguita con attenzione anche dai mercati crypto.
Fed contro BCE: la divergenza che pesa sull’euro
Per il lettore italiano, un aspetto merita attenzione particolare: la divergenza fra la Federal Reserve e la Banca centrale europea. Le due banche centrali, per la prima volta da anni, si muovono in direzioni opposte, e questo ha effetti diretti sul portafoglio di chi ragiona in euro.
La BCE ha alzato i tassi per la prima volta in tre anni l’11 giugno 2026, portando il tasso sui depositi al 2,25%, e li ha poi confermati il 23 luglio, come da comunicato ufficiale. Il motore è in buona parte lo stesso shock energetico che ha spinto l’inflazione anche negli Stati Uniti. E mentre oltre oceano il mercato scommette ormai su un mantenimento, in Europa il consenso va nella direzione opposta: secondo un sondaggio Reuters, 57 economisti su 69 si attendono un rialzo di 25 punti base al 2,50% alla riunione del 10 settembre, come riporta FXStreet.
| Aspetto | Federal Reserve | BCE |
|---|---|---|
| Tasso attuale | 3,50-3,75% | 2,25% (deposito) |
| Ultima mossa | taglio (dic. 2025), poi ferma | rialzo (giu. 2026) |
| Prossima riunione | 15-16 settembre | 10 settembre |
| Attesa del mercato | mantenimento | rialzo a 2,50% |
| Inflazione | 3,4% (luglio) | circa 3,0% media 2026 attesa |
Questa forbice ha effetti concreti. Se la BCE alza e la Fed resta ferma, il differenziale di tasso fra area euro e dollaro si riduce, il che tende a sostenere l’euro, come sta già accadendo. Un euro più forte cambia il conto per l’investitore dell’area euro: lo stesso Bitcoin, misurato in dollari, vale meno euro. È anche il contesto in cui si inserisce la spinta regolatoria e di mercato verso le stablecoin in euro, un tema che la divergenza monetaria rende più rilevante per chi opera in eurozona.
La rotta verso Jackson Hole e il 16 settembre
Da qui alla decisione del FOMC, il calendario è fitto e ogni tappa può muovere il mercato. La prossima in ordine di tempo sono i verbali della riunione di luglio, attesi a metà settimana, che offriranno il dettaglio del dibattito interno dietro quel voto 9 contro 3.
Il vero appuntamento clou è però il simposio di Jackson Hole, in Wyoming, dal 27 al 29 agosto. Il tema di quest’anno, «Financial Innovation: Implications for Payments and Policy», tocca da vicino pagamenti digitali e stablecoin, secondo la Federal Reserve di Kansas City. Warsh terrà il discorso di apertura venerdì 28 agosto, il suo primo keynote da presidente. Poiché ha eliminato la forward guidance, un intervento a schema in questa cornice ha un peso informativo doppio: sarà una delle poche occasioni per capire dove intende portare la Fed.
| Data | Evento | Perché conta |
|---|---|---|
| circa 19 agosto | Verbali FOMC di luglio | dettaglio del dissenso 9 a 3 |
| 27-29 agosto | Simposio di Jackson Hole | keynote di Warsh il 28 |
| 4 settembre | Report sul lavoro (agosto) | tenuta del mercato del lavoro |
| 10 settembre | Riunione BCE | atteso rialzo a 2,50% |
| 11 settembre | CPI USA (agosto) | ultimo dato prima del FOMC |
| 15-16 settembre | Riunione FOMC e proiezioni | decisione e nuovo dot plot |
Due tappe sono spartiacque: il report sul lavoro del 4 settembre e il CPI di agosto dell’11 settembre, ultimo dato di inflazione prima della riunione. Se confermeranno il raffreddamento, cementeranno l’ipotesi di un mantenimento e sposteranno l’attenzione al 2027. Se sorprenderanno al rialzo, la scommessa sul rialzo, oggi data quasi per morta, potrebbe rianimarsi in fretta. È il rischio speculare rispetto a quello che dominava a inizio mese.
Cosa dicono gli analisti
Sul significato di questa fase, la comunità degli analisti è divisa fra chi vede un rischio rimosso e chi ricorda che togliere una minaccia non equivale a creare un catalizzatore.
Gabe Selby, research analyst di CF Benchmarks, ha centrato il punto: «un dato in linea può rimuovere un rischio di coda, ma serve una sorpresa vera per creare un catalizzatore», in una nota ripresa da CoinDesk. È la traduzione operativa della regola della sorpresa: i dati morbidi tolgono pressione, ma non bastano da soli a far ripartire i prezzi. Lo stesso pezzo ricordava che l’inflazione di fondo resta più vischiosa di quanto suggerisca il dato titolo.
Più costruttivo il fronte di chi guarda al breve termine. Matt Mena, strategist di 21Shares, aveva indicato un possibile allungo di Bitcoin verso i 66.000 dollari dopo il dato in linea, in dichiarazioni riprese da The Block; un obiettivo che finora il mercato non ha convalidato, con Bitcoin rimasto dentro il suo intervallo. La distanza fra la previsione e il prezzo effettivo è, di per sé, un promemoria: in assenza di sorprese, la compressione tende a durare più di quanto molti si aspettino.
Il filo comune è che la fase attuale è di attesa, non di svolta. La direzione la daranno i prossimi dati e, soprattutto, la riunione di settembre con le nuove proiezioni. Fino ad allora, molti gestori si aspettano una crypto compressa nel range, con la volatilità pronta a esplodere solo su uno scarto rispetto alle attese.
Quattro scenari per settembre e la reazione della crypto
Proviamo allora a mappare come potrebbe reagire il mercato crypto in funzione di ciò che uscirà dalla riunione del 15 e 16 settembre. Non sono previsioni, ma un quadro di riferimento per leggere l’evento quando arriverà.
| Scenario | Cosa fa la Fed | Probabile reazione crypto |
|---|---|---|
| Mantenimento neutro | tassi fermi, dot plot invariato | reazione contenuta, già scontato |
| Mantenimento da falco | tassi fermi, dot plot che segnala rialzi | ribassista, torna il timore restrittivo |
| Mantenimento da colomba | tassi fermi, dot plot che apre a tagli | rialzista, sorpresa accomodante |
| Rialzo a sorpresa | +25 punti base | fortemente ribassista, shock non prezzato |
Lo scenario oggi più probabile per il mercato è il primo: mantenimento con tono neutro. Essendo largamente scontato, muoverebbe poco i prezzi, coerente con la regola della sorpresa. I due scenari che sposterebbero davvero il mercato sono gli estremi: un dot plot che riapre alla possibilità di tagli, benzina per un rimbalzo che manca da mesi; oppure un rialzo a sorpresa, oggi dato per improbabile ma non impossibile se il CPI di agosto risalisse.
Va tenuto presente un fattore che negli ultimi due anni ha smorzato le reazioni: gli ETF spot su Bitcoin hanno funzionato da ammortizzatore, assorbendo parte della volatilità che in passato avrebbe amplificato i movimenti post-FOMC. È il motivo per cui, alla riunione di luglio, Bitcoin è rimasto notevolmente calmo nonostante un pesante calo di Wall Street. Non è una garanzia, ma è una differenza strutturale rispetto ai cicli precedenti, e va messa nel conto prima di aspettarsi una reazione violenta a ogni riga del comunicato.
Cosa significa per l’investitore italiano
Per chi investe dall’Italia, la politica della Fed conta anche se il regolatore di riferimento è nazionale ed europeo. Il motivo è semplice: il dollaro e i tassi americani restano il fattore macro dominante per la crypto, a prescindere dalla giurisdizione in cui si opera.
Sul piano delle regole, il quadro italiano è ormai definito. Il periodo transitorio del MiCA si è chiuso il 1° luglio 2026 e in Italia la vigilanza è affidata a Consob per la condotta di mercato e la tutela dell’investitore, e a Banca d’Italia per gli aspetti prudenziali e sulle stablecoin; il decreto di attuazione è il D.lgs. n. 129 del 2024. Chi vuole capire quali operatori restano abilitati può leggere la nostra guida sull’attuazione del MiCA in Italia e i CASP autorizzati. Un promemoria utile: i derivati crypto (futures, perpetual) non rientrano nel MiCA ma nella MiFID II, sotto la vigilanza di Consob.
La lezione pratica è di metodo, non di previsione. Primo: non confondere il livello con la sorpresa. Una Fed ferma è già nel prezzo; a muovere il portafoglio sarà lo scarto rispetto alle attese, non la conferma. Secondo: guardare al dollaro e ai tassi reali più che al singolo titolo di giornale sui tassi. Terzo: ricordare che, per un investitore in euro, la forza o debolezza dell’euro modifica il rendimento in valuta locale di un asset prezzato in dollari. Un Bitcoin fermo in dollari può scendere in euro se l’euro si rafforza, ed è esattamente ciò che la divergenza tra Fed e BCE sta rendendo possibile in questi giorni.
Domande frequenti
La Fed alzerà i tassi a settembre 2026?
Al 18 agosto 2026 il mercato lo ritiene improbabile: lo strumento CME FedWatch assegna a un rialzo circa un terzo di probabilità, contro oltre il 75% di metà luglio, dopo dati di inflazione e consumi più deboli del previsto. La decisione arriverà il 16 settembre, insieme alle nuove proiezioni economiche. Uno scenario di mantenimento è oggi il più probabile, ma un CPI di agosto in risalita potrebbe rimettere in gioco il rialzo.
Perché Bitcoin non sale se le probabilità di rialzo Fed calano?
Perché un mantenimento è già in gran parte scontato nel prezzo e i dati più deboli, oltre a togliere pressione sui tassi, segnalano un’economia in rallentamento, contesto poco favorevole agli asset a rischio. Con l’inflazione ancora al 3,4%, la Fed resta lontana dai tagli e i tassi reali elevati pesano su un asset senza cedola come Bitcoin. Servirebbe una sorpresa accomodante, non la semplice conferma delle attese, per innescare un rialzo.
Come influisce la politica della Fed sul prezzo di Bitcoin?
Attraverso tre canali principali. Il dollaro (tassi USA più alti lo rafforzano e comprimono il prezzo in dollari degli asset scarsi), i tassi reali (rendimenti reali più alti rendono meno attraente un asset senza cedola) e la liquidità (la riduzione del bilancio della Fed drena liquidità dal sistema). Nessuno di questi canali è immediato, ma insieme spiegano perché la crypto tende a seguire i cicli monetari americani.
Cos’è Jackson Hole e perché è importante per la crypto nel 2026?
È il simposio economico annuale organizzato dalla Fed di Kansas City, in programma dal 27 al 29 agosto 2026, dedicato quest’anno all’innovazione finanziaria nei pagamenti. Il presidente Kevin Warsh terrà il keynote il 28 agosto, il suo primo da presidente. Avendo eliminato la forward guidance, un suo discorso a schema ha un peso informativo particolare e può orientare le attese sulla riunione di settembre.
Quali sono le differenze tra Fed e BCE a settembre 2026?
Le due banche centrali vanno in direzioni opposte. La Fed, con i tassi al 3,50-3,75%, è attesa ferma il 16 settembre; la BCE, con il tasso sui depositi al 2,25%, è data in rialzo a 2,50% il 10 settembre secondo il consenso degli economisti. Questa divergenza tende a sostenere l’euro contro il dollaro, con effetti sul rendimento in euro degli asset prezzati in dollari come Bitcoin.
A cura della redazione Macro e TradFi di HOGE Wire. Contenuto informativo, non consulenza finanziaria.