Stablecoin in euro nel 2026: le regole MiCA e la sfida al dollaro
Le regole MiCA abilitano le stablecoin in euro e frenano quelle in dollari. Dentro Qivalis (37 banche, quattro italiane), la mappa dei token in euro e il ruolo dell'euro digitale.
Perché il 2026 è l’anno delle stablecoin in euro
Il mercato globale delle stablecoin vale ormai tra i 310 e i 320 miliardi di dollari, ma oltre il 98% di quel valore è ancorato a una sola valuta: il dollaro, secondo i dati raccolti da Reap. Nel 2026 l’Europa ha smesso di limitarsi a regolare le stablecoin altrui e ha iniziato a costruire le proprie. La norma che rende possibile una stablecoin in euro conforme, e che allo stesso tempo complica la vita ai token in dollari, ha un solo nome: MiCA, il regolamento europeo sulle cripto-attività ormai pienamente operativo dopo la fine del periodo transitorio il 1 luglio.
Mentre Bitcoin resta sotto la soglia psicologica dei 55.000 euro (circa 54.400 euro secondo CoinGecko), la notizia regolamentare più concreta dell’estate non riguarda il prezzo ma l’idraulica dei pagamenti. Un consorzio di 37 banche europee, riunite nella società olandese Qivalis, punta a lanciare una stablecoin in euro nella seconda metà dell’anno; tra i soci ci sono quattro istituti italiani. È il segnale che la corsa alla stablecoin in euro è uscita dalla fase dei comunicati ed è entrata in quella operativa.
Il filo conduttore di questo 2026 è semplice: le regole non sono un contorno del mercato, ne sono il motore. MiCA definisce chi può emettere una stablecoin, come devono essere tenute le riserve e persino quanto può circolare un token in dollari sul territorio europeo. In questo articolo vediamo cosa impone la normativa, perché il tetto dei 200 milioni è un’arma pensata contro il dollaro, chi sta cercando di riempire il vuoto lasciato dall’uscita di Tether, perché le stablecoin in euro restano minuscole e dove si colloca il progetto dell’euro digitale della BCE. Per il confronto normativo di fondo tra MiCA, GENIUS Act statunitense ed euro digitale resta valido il nostro approfondimento sulle regole delle stablecoin.
Il mercato oggi: 310 miliardi, quasi tutti in dollari
Per capire la posta in gioco bastano poche cifre. Tether (USDT) resta la stablecoin più grande del mondo con una capitalizzazione intorno ai 183 miliardi di dollari (circa 158 miliardi di euro al cambio EUR/USD di circa 1,16), pari a quasi il 59% dell’offerta totale e a una quota ancora più alta, intorno al 74%, dei volumi scambiati on-chain, come riporta The Motley Fool. USDC di Circle segue con circa 72 miliardi di dollari (poco più di 62 miliardi di euro), pari a circa il 23% del mercato. Insieme, i due token coprono oltre l’82% dell’intero comparto.
Il contesto storico spiega perché la questione sia politica prima ancora che tecnica. Il mercato delle stablecoin è passato da circa 10 miliardi di dollari a oltre 300 in sei anni, con un volume di regolamento che secondo le stime della BCE ha raggiunto i 33.000 miliardi di dollari nel 2025, cifre citate dalla stessa Christine Lagarde. Quando un’infrastruttura di pagamento di queste dimensioni parla quasi solo dollaro, cessa di essere un dettaglio da addetti ai lavori e diventa una questione di sovranità monetaria.
A fronte di questo colosso denominato in dollari, l’intero universo delle stablecoin in euro conformi a MiCA vale complessivamente poco più di 800 milioni di dollari (circa 700 milioni di euro): appena lo 0,25% del mercato. È come confrontare un fiume con un rubinetto. Ma è proprio quel rubinetto che le banche europee, la Commissione e la BCE stanno cercando di aprire, ciascuna per motivi diversi. La tabella seguente riassume le principali stablecoin e il loro stato sotto la normativa europea.
| Token | Emittente | Ancoraggio | Cap. di mercato (circa) | Conformità MiCA |
|---|---|---|---|---|
| USDT | Tether | Dollaro | 183 mld $ | Non conforme, ritirata dagli exchange UE |
| USDC | Circle | Dollaro | 72 mld $ | Conforme (licenza IMEL in Francia) |
| USDe | Ethena | Dollaro (sintetico) | miliardi di $ | Non conforme |
| EURC | Circle | Euro | circa 526 mln $ | Conforme |
| EURAU | AllUnity | Euro | in crescita, cifre ridotte | Conforme (licenza BaFin) |
Cosa impone MiCA: le tre regole non negoziabili
MiCA divide le stablecoin in due famiglie. Gli EMT (token di moneta elettronica, Titolo IV del regolamento) sono ancorati a una singola valuta ufficiale: è il caso di USDC e di EURC. Gli ART (token collegati ad attività, Titolo III) fanno invece riferimento a un paniere di valute, materie prime o altri asset. Nella pratica, le stablecoin di pagamento che interessano gli europei sono quasi tutte EMT, e su di esse la normativa è severa.
Il primo requisito riguarda chi può emettere. Un EMT può essere creato soltanto da una banca o da un istituto di moneta elettronica (IMEL) autorizzato in uno Stato membro. Niente start-up non vigilate, niente fondazioni offshore: dietro ogni token deve esserci un soggetto sottoposto a vigilanza prudenziale. Da qui in avanti valgono tre regole non negoziabili.
- Riserve 1:1, segregate e liquide. Ogni token in circolazione deve essere coperto da riserve equivalenti, tenute separate dal patrimonio dell’emittente e investite in strumenti a bassissimo rischio.
- Rimborso alla pari, in qualsiasi momento. Chi detiene il token ha diritto di riconvertirlo in euro (o nella valuta di riferimento) al valore nominale, senza penali arbitrarie.
- Nessun interesse a chi detiene. Una stablecoin conforme non può pagare rendimento ai titolari: è uno strumento di pagamento, non un deposito remunerato.
Vale la pena chiarire perché quasi tutte le stablecoin che contano siano EMT e non ART. Un token ancorato a una sola valuta è semplice da capire, da coprire con riserve e da rimborsare; un token legato a un paniere solleva domande su composizione, ribilanciamento e conflitti di interesse. Per questo MiCA riserva agli ART il trattamento più oneroso, e il mercato ha risposto concentrandosi sugli EMT: prima in dollari, ora anche in euro.
A queste regole si aggiunge un livello supplementare per i token più grandi: quando un EMT diventa significativo, la vigilanza passa in capo all’Autorità bancaria europea (EBA), con requisiti patrimoniali e di liquidità rafforzati. La terza regola, l’assenza di interessi, sembra un dettaglio ma pesa: come vedremo, è uno dei motivi per cui le stablecoin in euro faticano a crescere.
Il tetto dei 200 milioni: l’arma contro il dollaro
C’è una disposizione di MiCA che più di ogni altra rivela l’intento politico del legislatore europeo: l’articolo 23. Quando un EMT denominato in una valuta diversa dall’euro (leggasi: in dollari) viene usato su larga scala come mezzo di scambio per beni e servizi dentro l’Unione, scattano dei limiti: 1 milione di transazioni al giorno oppure 200 milioni di euro di valore giornaliero. Superata la soglia, l’emittente deve sospendere le nuove emissioni finché l’utilizzo non rientra sotto il limite.
Le soglie che qualificano un token come «significativo» sono altrettanto istruttive: più di 10 milioni di utenti nell’UE, oltre 500 milioni di euro di transazioni al giorno oppure una capitalizzazione superiore a 5 miliardi di euro. Non è una norma tecnica neutra. È un tetto di velocità costruito su misura per rallentare la penetrazione delle stablecoin in dollari nei pagamenti quotidiani europei, un timore che la BCE aveva espresso già in fase di negoziato. MiCA non vieta il dollaro digitale: gli impone un freno. E lo fa mentre spiana la strada a chi emette in euro, che nessun tetto del genere colpisce.
USDT fuori, USDC dentro: cosa è già successo
La teoria è diventata pratica nel modo più netto possibile. Tether ha scelto di non chiedere l’autorizzazione MiCA, e di conseguenza USDT è stata rimossa per la clientela retail dagli exchange che operano nello Spazio economico europeo: Coinbase, poi Binance, Kraken e Crypto.com hanno progressivamente eliminato le coppie in USDT, come documentato da crypto.news. Per il token più diffuso al mondo, l’Europa è diventata di fatto off-limits sui canali regolamentati.
Il CEO di Tether, Paolo Ardoino, ha difeso la scelta con toni duri, definendo le regole «mal concepite». Il suo argomento tecnico merita attenzione: MiCA impone di tenere una quota rilevante delle riserve (fino al 60% per i token significativi) in depositi bancari non assicurati, e secondo Ardoino questo trasferisce alle banche europee un rischio sistemico, con un richiamo esplicito al crollo di Silicon Valley Bank del 2023. In un ipotetico token da 10 miliardi con 6 miliardi in depositi, ha spiegato a crypto.news, una richiesta di rimborso da 2 miliardi metterebbe in crisi la banca depositaria.
Sul fronte opposto c’è Circle, che ha giocato la partita inversa. La società è stata la prima emittente globale a conformarsi a MiCA, ottenendo una licenza di istituto di moneta elettronica in Francia dall’ACPR (l’autorità prudenziale della Banque de France) ed emettendo sia USDC sia EURC tramite Circle Mint France, come confermato da CNBC. Il risultato è un mercato UE dove USDC ha guadagnato terreno proprio grazie alla conformità, mentre USDT lo cedeva. Le regole hanno scelto un vincitore.
Per gli utenti europei la migrazione ha avuto un effetto pratico immediato: molti saldi in USDT sono stati convertiti in USDC o in euro, e le coppie di trading si sono riorganizzate attorno al token conforme. Circle, dal canto suo, ha spinto l’espansione europea di USDC ed EURC facendo leva sulla licenza francese e sul passaporto che consente di operare in tutto lo Spazio economico europeo. In un mercato regolato, la conformità è diventata un vantaggio competitivo prima ancora che un obbligo.
Dentro Qivalis: 37 banche (quattro italiane) per una stablecoin in euro
Se il dollaro digitale viene frenato, qualcuno deve riempire lo spazio. La risposta più ambiziosa arriva dalle banche stesse. Costituita ad Amsterdam a fine 2025, Qivalis è nata da dodici banche fondatrici (Banca Sella, BBVA, BNP Paribas, CaixaBank, Danske Bank, DekaBank, DZ BANK, ING, KBC, Raiffeisen Bank International, SEB e UniCredit) ed è cresciuta fino a 37 istituti in 15 Paesi, come riporta ING. Non un progetto sperimentale di una fintech, ma un consorzio nato dal cuore del sistema bancario europeo.
La struttura è chiara. Qivalis ha presentato domanda per una licenza di moneta elettronica alla banca centrale olandese (De Nederlandsche Bank) e punta al lancio nella seconda metà del 2026. Il token sarà collateralizzato 1:1 in euro e attività liquide di alta qualità depositate presso custodi regolamentati, con casi d’uso su pagamenti transfrontalieri 24 ore su 24, pagamenti programmabili, gestione della catena di fornitura e regolamento di asset tokenizzati, secondo il comunicato di CaixaBank. Il partner tecnologico scelto è Fireblocks.
La scelta del consorzio non è casuale. Una singola banca che emette una stablecoin compete con le altre; trentasette banche che ne emettono una insieme costruiscono uno standard, come accadde ai tempi dei circuiti di carte di pagamento. L’idea è evitare che l’Europa si ritrovi con una dozzina di token in euro incompatibili, ognuno troppo piccolo per contare, e puntare invece su un’unica infrastruttura condivisa capace di raggiungere subito una massa critica di utenti e di banche aderenti.
La motivazione non è solo commerciale. «Una stablecoin in euro nativa non è soltanto una questione di comodità: riguarda l’autonomia monetaria nell’era digitale», ha dichiarato l’amministratore delegato di Qivalis, Jan-Oliver Sell, nel comunicato di CaixaBank. Il presidente Sir Howard Davies ha aggiunto: «Questa infrastruttura è essenziale se l’Europa vuole competere a livello globale nell’economia digitale preservando la propria indipendenza economica». Tradotto: le banche europee non vogliono che i pagamenti digitali del continente passino da token americani.
Per l’Italia il dato più interessante è la presenza di ben quattro banche nel consorzio: Banca Sella e UniCredit tra i soci fondatori, poi Intesa Sanpaolo e BPER Banca tra le adesioni successive. Significa che i due maggiori gruppi bancari del Paese, insieme a un istituto storico come Sella (già pioniere nei servizi cripto) e a una grande banca commerciale come BPER, hanno deciso di partecipare alla costruzione di un euro digitale privato dal lato dell’offerta, non di subirla.
La mappa delle stablecoin in euro: EURC, EURCV, EURAU e le altre
Qivalis non è sola, e non è nemmeno la prima. Il panorama delle stablecoin in euro conformi si è affollato in fretta. A guidare è EURC di Circle, con circa due terzi del mercato. Segue EURCV, emessa da SG-Forge (la controllata blockchain di Société Générale), pensata soprattutto per l’uso wholesale e istituzionale e cresciuta di oltre il 180% in un anno. Ci sono poi EURI di Banking Circle ed EUROe di Membrane Finance, entrambe emesse da istituti di moneta elettronica.
La novità più rilevante del 2025-2026 è però EURAU di AllUnity, joint venture tra DWS (il braccio di asset management di Deutsche Bank), Flow Traders e Galaxy. È la prima stablecoin in euro tedesca pienamente riservata e conforme a MiCAR sotto licenza BaFin, lanciata su Ethereum, come riporta Ledger Insights. La piattaforma Bullish EU è stata la prima a usarla per coppie di trading con Bitcoin e USDC, con Flow Traders nel ruolo di market maker; il lancio era stato annunciato da Bloomberg. La tabella seguente mette a confronto i principali progetti.
| Stablecoin | Emittente | Licenza | Stato | Note |
|---|---|---|---|---|
| EURC | Circle | IMEL (Francia, ACPR) | Attiva, leader (circa 65%) | Multi-chain, prima conforme MiCA al mondo |
| EURCV | SG-Forge (Société Générale) | Banca/IMEL (Francia) | Attiva | Uso wholesale, +180% in un anno |
| EURI | Banking Circle | IMEL | Attiva | Emittente istituzionale |
| EUROe | Membrane Finance | IMEL (Finlandia) | Attiva | Tra le prime stablecoin in euro conformi |
| EURAU | AllUnity (DWS, Flow Traders, Galaxy) | IMEL (BaFin, Germania) | Attiva dal 2025 | Su Ethereum, partnership con Deutsche Börse |
| Qivalis (token da definire) | Consorzio di 37 banche | IMEL (DNB, in richiesta) | Lancio previsto nel 2H 2026 | Quattro banche italiane tra i soci |
Perché le stablecoin in euro restano minuscole
Ottocento milioni di dollari contro oltre 310 miliardi. Perché, nonostante regole favorevoli e banche di primo piano, le stablecoin in euro restano lo 0,25% del mercato? Le ragioni sono quattro, e si rinforzano a vicenda.
- Effetti di rete. La liquidità chiama liquidità. Il dollaro digitale ha oltre quindici anni di vantaggio, coppie di trading ovunque e una profondità che nessun token in euro può eguagliare nel breve.
- Nessun interesse a chi detiene. MiCA (come il GENIUS Act statunitense) vieta di remunerare i titolari. Detenere una stablecoin in euro non rende nulla, e quando i titoli di Stato a breve dell’area euro offrono un rendimento, l’incentivo a tenere liquidità ferma in un token è basso.
- Domanda reale in dollari. Il mondo cripto fa trading, presta e specula in dollari. La domanda di una unità di conto in euro, fuori dall’Europa, è limitata.
- Frammentazione. Sei o sette piccoli emittenti in euro si dividono un mercato già piccolo, invece di concentrare la liquidità su un unico standard.
Il paradosso del modello di business è proprio qui. L’emittente guadagna dal rendimento delle riserve, cioè dagli interessi sui titoli di Stato e sui depositi, ma non può girarne nulla a chi detiene il token. In un contesto di tassi positivi, questo rende una stablecoin molto redditizia per chi la emette e poco attraente per chi la usa come riserva di valore, che potrebbe preferire un fondo monetario. È una delle ragioni per cui l’adozione cresce soprattutto sul lato dei pagamenti e del regolamento, non su quello del risparmio.
Il punto sulle riserve merita un approfondimento, perché è lì che la normativa incontra la finanza. Gli emittenti tengono le riserve in depositi bancari e in titoli di Stato a breve termine dell’area euro; il rendimento e la sensibilità ai tassi di quel portafoglio determinano i margini dell’emittente e, indirettamente, la stabilità del token. Chi vuole capire come duration e convessità dei titoli di Stato reagiscono ai movimenti dei tassi trova un quadro nel nostro pezzo su duration, convessità e MOVE index. La crescita, in ogni caso, c’è: gli otto token in euro conformi sono passati da 295,6 a 673,9 milioni di dollari in un anno, un balzo del 128%, secondo The Cryptonomist. Piccoli, ma in accelerazione.
A cosa servono davvero le stablecoin in euro
Se non pagano interessi e restano piccole, perché le banche ci investono? Perché il valore delle stablecoin in euro non sta nel rendimento, ma nella funzione. Il primo caso d’uso è il pagamento transfrontaliero e il regolamento tra imprese: spostare valore in euro tra due Paesi in pochi secondi, 24 ore su 24, festivi compresi, senza attendere le finestre dei sistemi bancari tradizionali. È esattamente il terreno su cui Qivalis dichiara di voler competere.
Il secondo campo è il regolamento di asset tokenizzati. Man mano che titoli, fondi e persino immobili vengono rappresentati su blockchain, serve una gamba di contante in euro altrettanto digitale per chiudere le operazioni in tempo reale, senza il rischio di regolamento tipico dei sistemi a due binari. Una stablecoin in euro conforme, o l’euro digitale all’ingrosso, è il candidato naturale per quel ruolo.
C’è poi la finanza decentralizzata. Oggi la DeFi è quasi interamente denominata in dollari, e questo espone gli utenti europei al rischio di cambio anche quando operano in prodotti che nulla hanno a che vedere con gli Stati Uniti. Una stablecoin in euro liquida e affidabile permetterebbe di prestare, prendere in prestito e fornire liquidità restando nella propria valuta. È un mercato ancora embrionale, ma è la ragione per cui molti emittenti puntano sulla presenza multi-chain fin dal primo giorno.
L’euro digitale e la posizione della BCE
Sopra la partita delle stablecoin private aleggia il progetto pubblico: l’euro digitale. Il percorso legislativo ha fatto un passo avanti quando la commissione ECON del Parlamento europeo ha approvato la propria posizione negoziale il 23 giugno (43 voti a 14, un astenuto), aprendo la fase di trilogo con Consiglio e Commissione, come segnalato da Digital Watch. L’obiettivo dichiarato è chiudere il testo entro la fine del 2026, con una possibile prima emissione nel 2029 e un pilota con 36 prestatori di servizi di pagamento a partire dal settembre 2027, come indicato dalla stessa BCE.
Il progetto ha caratteristiche precise che lo distinguono da una stablecoin: sarebbe moneta di banca centrale, con un tetto di detenzione per persona pensato per non svuotare i depositi bancari, funzioni offline oltre che online e un livello di riservatezza superiore a quello dei pagamenti con carta. Proprio il timore della disintermediazione bancaria, cioè che i cittadini spostino i risparmi dalle banche alla BCE, è uno dei nodi politici del trilogo, e spiega perché le stesse banche che promuovono Qivalis guardino all’euro digitale con una certa cautela.
Qui emerge la tensione di fondo del 2026. La BCE non è affatto una tifosa delle stablecoin in euro private. Christine Lagarde ha ripetutamente avvertito che il dominio delle stablecoin in dollari rischia di provocare una «dollarizzazione digitale» e di erodere la sovranità monetaria europea, descrivendole come strumenti dell’influenza monetaria statunitense più che come tecnologia neutra, in un intervento riportato da CoinDesk. Ma la presidente si è mostrata tiepida anche verso l’idea di usare stablecoin in euro come leva per rafforzare la moneta unica, preferendo un’infrastruttura costruita attorno alla moneta di banca centrale. In altre parole: le banche vogliono le stablecoin in euro, la banca centrale vuole l’euro digitale. Coesistenza o competizione, si deciderà nei prossimi mesi.
Il fronte italiano: Consob, Banca d’Italia e Panetta
In Italia MiCA è attuata dal decreto legislativo 5 settembre 2024, n. 129, che disegna un’architettura a due teste: la Consob vigila sulla condotta e sulla tutela degli investitori, mentre la Banca d’Italia presidia i profili prudenziali e proprio le stablecoin (EMT e ART). Al termine del periodo transitorio, il 1 luglio 2026, le due autorità hanno pubblicato l’elenco dei soggetti abilitati: otto CASP più Banca Sella, come indicato nel comunicato di Consob. Non è un caso che Banca Sella sia anche tra i soci di Qivalis: l’Italia partecipa alla costruzione dell’euro digitale privato dal lato bancario. Per il quadro completo dell’attuazione italiana e dei CASP autorizzati rimandiamo al nostro approfondimento su MiCA in Italia.
La Consob non si limita a tenere un registro. Utilizza tecniche di analisi automatica dei dati per la sorveglianza sugli abusi di mercato, con un principio di supervisione umana sulle segnalazioni, e insieme alle omologhe francese (AMF) e austriaca (FMA) ha spinto per una vigilanza europea più uniforme, arrivando a proporre una supervisione diretta dell’ESMA sui CASP di maggiori dimensioni. È un dibattito che tocca da vicino le stablecoin: un emittente autorizzato in un piccolo Stato membro può operare in tutta l’Unione grazie al passaporto, e non tutti ritengono che le vigilanze nazionali abbiano la stessa capacità di controllo.
Sul piano delle idee, la voce italiana più autorevole è quella di Fabio Panetta, governatore della Banca d’Italia ed ex membro del comitato esecutivo BCE. Panetta ha più volte ribadito che la moneta di banca centrale deve restare l’ancora ultima del sistema dei pagamenti e ha messo in guardia dal rischio che le stablecoin amplifichino le corse agli sportelli in versione digitale, in un intervento raccolto dalla Banca dei Regolamenti Internazionali. È la stessa logica che anima l’euro digitale: qualunque forma prenda il denaro tokenizzato, l’ultimo regolamento deve poter avvenire in moneta pubblica.
I rischi che restano e la revisione di MiCA
Le regole non sono scolpite nella pietra. Il Comitato europeo per il rischio sistemico (ESRB) ha segnalato il pericolo che le riserve delle stablecoin, concentrate nei depositi bancari, trasmettano shock al sistema creditizio, e ha raccomandato modifiche alle disposizioni di MiCA sulle riserve. La Commissione dovrebbe avviare una consultazione sul tema nel 2026, con una revisione complessiva del regolamento attesa entro la metà del 2027, come ricostruisce crypto.news. È lo stesso nodo sollevato da Ardoino, visto però dall’altro lato del cannocchiale: troppa riserva in banca può propagare instabilità, troppo poca mina la fiducia nel rimborso.
La storia recente offre un promemoria. Le rotture dell’ancoraggio, dai casi di stablecoin algoritmiche fino ai momenti di tensione di quelle collateralizzate durante lo stress bancario del 2023, sono arrivate quasi sempre dal lato delle riserve o della fiducia, non dal codice. Una stablecoin conforme a MiCA è progettata proprio per ridurre questi rischi con riserve segregate e rimborso garantito, ma nessuna regola elimina del tutto il rischio di controparte o quello operativo. La qualità dell’emittente resta la variabile decisiva.
Ci sono poi rischi più specifici che un investitore dovrebbe tenere a mente. Gli schemi multi-emittente, come un consorzio di 37 banche, sollevano la domanda di chi risponde davvero in caso di rottura dell’ancoraggio. La dipendenza da un unico fornitore tecnologico e da pochi custodi crea punti di concentrazione operativa. E il passaggio allo status di token «significativo», con la vigilanza diretta dell’EBA, impone requisiti più severi che potrebbero cambiare l’economia del progetto proprio nel momento del successo. Nessuno di questi rischi è fatale, ma nessuno è teorico.
Cosa cambia per l’investitore italiano
Per chi in Italia usa cripto, le implicazioni pratiche sono concrete. Primo: sui canali regolamentati europei, USDT non è più la scelta di default per il retail; USDC ed EURC sono le alternative conformi più accessibili tramite i CASP autorizzati. Secondo: una stablecoin conforme dà diritto al rimborso alla pari, una tutela che le versioni non vigilate non offrono. Terzo, e da ricordare sempre: nessuna stablecoin conforme paga interessi. Chi cerca rendimento sulla liquidità in euro deve guardare altrove, non al semplice possesso del token.
Prima di usare una stablecoin conviene verificare alcuni punti essenziali:
- Emittente e licenza: è una banca o un IMEL autorizzato nell’UE?
- Rimborso: è garantito il riscatto alla pari, e con quali tempi?
- Riserve: dove sono depositate e in quali strumenti sono investite?
- Accessibilità: il token è negoziato tramite un CASP autorizzato in Italia?
Restano da chiarire due fronti. Il primo è fiscale: conversioni e plusvalenze in cripto restano soggette alla disciplina italiana, in evoluzione, e conviene documentare ogni operazione. Il secondo è macro: il rendimento delle riserve, e quindi la solidità degli emittenti, dipende dai tassi della BCE, che a loro volta reagiscono ai dati su inflazione e crescita. Chi vuole leggere questi segnali trova un quadro nel nostro approfondimento sui dati di inflazione. La regola generale resta prudente: una stablecoin è uno strumento di pagamento e di parcheggio, non un investimento, e la sua sicurezza dipende interamente dalla qualità di chi la emette e dalla vigilanza a cui è sottoposta.
I prossimi mesi che contano
Il calendario del secondo semestre concentra diverse scadenze che decideranno l’assetto delle stablecoin in euro. L’autorizzazione della banca centrale olandese a Qivalis, con l’eventuale lancio del token, è la prova del nove: dimostrerà se un consorzio bancario europeo può passare dall’annuncio all’esecuzione. Il trilogo sull’euro digitale, che punta a chiudersi entro fine anno, definirà quanto spazio lascerà l’infrastruttura pubblica a quella privata. E la consultazione sulla revisione di MiCA misurerà quanto il legislatore vorrà allentare, o stringere, le regole sulle riserve.
Sullo sfondo resta il confronto transatlantico. Mentre l’Europa costruisce, gli Stati Uniti implementano il GENIUS Act, con tempi propri e un modello diverso. La domanda di fondo del 2026 non è più se le stablecoin saranno regolate, ma quale valuta le dominerà e chi le emetterà. Per la prima volta, l’Europa prova a rispondere non solo con un divieto, ma con un’alternativa. Con quattro banche italiane in prima fila, la posta in gioco riguarda anche noi.
Domande frequenti
Cosa sono gli EMT e gli ART secondo MiCA?
Gli EMT (token di moneta elettronica) sono stablecoin ancorate a una sola valuta ufficiale, come EURC o USDC, mentre gli ART (token collegati ad attività) fanno riferimento a un paniere di valute o beni. Sotto MiCA possono essere emessi solo da banche o istituti di moneta elettronica autorizzati, con riserve 1:1 segregate, diritto di rimborso alla pari e divieto di pagare interessi ai titolari.
Perché USDT è stata ritirata dagli exchange europei?
Perché Tether ha scelto di non chiedere l’autorizzazione MiCA. Senza lo status di emittente conforme, gli exchange che operano nello Spazio economico europeo hanno rimosso USDT per la clientela retail, spostando i volumi verso alternative conformi come USDC.
Cos’è Qivalis e quando lancerà la sua stablecoin in euro?
Qivalis è una società con sede ad Amsterdam creata da un consorzio di banche europee (37 istituti in 15 Paesi, quattro dei quali italiani) per emettere una stablecoin in euro. Ha chiesto una licenza di moneta elettronica alla banca centrale olandese e punta al lancio nella seconda metà del 2026.
Le stablecoin in euro pagano interessi a chi le detiene?
No. Sia MiCA in Europa sia il GENIUS Act negli Stati Uniti vietano agli emittenti di pagare interessi sui token. Una stablecoin resta uno strumento di pagamento e regolamento, non un deposito remunerato: per ottenere un rendimento sulla liquidità occorre guardare ad altri strumenti.
Che differenza c’è tra una stablecoin in euro e l’euro digitale?
Una stablecoin in euro è emessa da un soggetto privato (una banca o un istituto di moneta elettronica) ed è coperta da riserve. L’euro digitale sarebbe invece moneta di banca centrale emessa direttamente dalla BCE. Il primo è già realtà su piccola scala, il secondo è atteso non prima del 2029.
Di Marco Bellini, redazione regolamentazione di HOGE Wire.